IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens
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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

sabato 2 giugno 2012

ROSWELL: GLI UFO-CRASH FURONO DUE ?


SI E' DETTO E SCRITTO MOLTO RIGUARDO L' UFO CRASH DI ROSWELL NEL 1947.
IO STESSO NEGLI ANNI NOVANTA HO ANALIZZATO DIVERSI ASPETTI DELLA VICENDA, SPECIALMENTE QUELLA RIGUARDANTE IL CINEOPERATORE JACK BARNETT, SALITO ALL'ONORE DELLE CRONACHE CINQUANT'ANNI DOPO, GRAZIE AL COSIDDETTO "SANTILLI FOOTAGE". PER QUESTO NON MI DILUNGO E  VI RIMANDO AL MIO POST DEL 3 SETTEMBRE 2008 DAL TITOLO: "JACK BARNETT, MARIONETTA E FINTO TRADITORE",  PUBBLICATO A SUO TEMPO ANCHE SUL MENSILE "NOTIZIARIO UFO DEL CENTRO UFOLOGICO NAZIONALE" NOVEMBRE 1996.

Ray Santilli con la "pizza" originale del girato dal Cineoperatore militare Jack Barnett nel 1947

                                         Fotogrammi ripresi dal footage

QUESTA NEWS DEL DOPPIO CRASH, OTTIMAMENTE RICOSTRUITA DA SABRINA PIERAGOSTINI, GETTA NUOVA LUCE E RAFFORZA IL VALORE DELLE TESTIMONIANZE REITERATE NEL CORSO DI QUESTI SESSANT'ANNI E PIU'.
LA SPERANZA E' CHE POSSA SPINGERE ALTRI TESTIMONI, SE MAI SONO ANCORA VIVI, AD USCIRE ALLO SCOPERTO.

Marco La Rosa

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Di:  Sabrina Pieragostini
 Non uno, ma due crash sarebbero avvenuti a Roswell, nel giro di pochi mesi. è questa la verità raccontata da un ex militare, di stanza alla fine degli anni '40 presso la base dell'Air Force del New Mexico.
Una verità sconosciuta e tutta da dimostrare, ovviamente, che raddoppia però gli interrogativi su quanto successo ormai 65 anni fa in questo angolo di America. Se fosse veritiera questa inaudita versione dei fatti, il famigerato episodio (ritenuto il più importante e il più clamoroso dell'ufologia moderna) non sarebbe stato un unicum, ma avrebbe avuto una sorta di "fotocopia". A rivelarlo, a molti anni di distanza dalla testimonianza originale, è lo scrittore ed astrologo americano Ray Grasse. Solo ora confessa, in un articolo pubblicato di recente online, di essere stato depositario delle confidenze di un uomo che vide quel presunto, secondo disastro accaduto sempre nel deserto del New Mexico e sul quale aveva mantenuto fino a quel giorno il massimo riserbo.
Venuto in contatto con il sedicente testimone oculare, zio di un suo conoscente, Grasse era riuscito con grande pazienza a guadagnarsene la fiducia. Quell'uomo non cercava soldi, ne fama: anzi, desiderava solo condividere il peso del suo segreto, a patto però che rimanesse tale. In cambio della promessa di non parlare con nessuno delle sue rivelazioni, tra il 1989 e il 1990 l'astrologo aveva potuto intervistare l'ex soldato, ormai già avanti con l'età: due volte per telefono, altre due invece di persona, davanti ad un registratore.
Il suo nome era Irwin Fortman, ma tutti lo conoscevano con il soprannome di Tiny ( noi diremmo "Piccoletto"). Diceva di essere arrivato alla famigerata base del New Mexico nell'autunno del 1947 e di aver assistito ad un avvenimento sconvolgente poco tempo dopo, quando insieme ad altri soldati aveva dovuto ricomporre i cadaveri di strane creature precipitate nel deserto su un mezzo volante. Praticamente, quello che si racconta del famoso crash di Roswell, avvenuto però nel luglio di quell'anno e non in inverno.
Si aprivano così tre scenari: primo, il testimone si stava inventando la storia di sana pianta. Secondo: forse si confondeva semplicemente sulle date. Terzo, il più sconvolgente: era davvero a conoscenza di un altro, distinto incidente identico in tutto e per tutto a quello riportato dalle cronache ufologiche e di cui nessuno aveva mai parlato. La prima ipotesi appariva la più probabile: quel racconto incredibile sembrava privo di riscontri.
Eppure, una prima conferma arrivò a sorpresa da una foto, nella quale Irwin "Tiny" Fortman- recluta 18enne- era ritratto, alla fine del 1947, proprio nella base militare di Roswell. Su quel dettaglio, dunque, non aveva mentito: era stato davvero lì nel periodo indicato. E ciò bastò al suo intervistatore: Fortman gli sembrava un tipo sincero e poteva essere affidabile- o per lo meno, degno di attenzione- anche per quanto riguardava il resto dei suoi racconti.
Poco mesi dopo l'uomo morì. I nastri con le registrazioni dei colloqui tra Tiny e lo scrittore americano rimasero così chiusi in un cassetto, dimenticati. Fino a quando, oltre 20 anni dopo, parlando con un amico ufologo Grasse non si è ricordato di quell' enigmatico, secondo incidente occorso a Roswell ed è andato a "sbobinare" le cassette.
A distanza di due decenni, i nastri risultano un po' danneggiati ed alcune parole non sono più comprensibili, ma il senso è ben chiaro. E il contenuto è stupefacente. Quello che segue è una sintesi delle confidenze fatte, allora, da Irwin Fortman.
Ray: Prima di tutto, permettimi di chiederti di descrivere la notte nella quale tutto avvenne, a partire dal modo in cui voi foste informati dall'ufficiale al comando.
                             Veduta aerea della Base di Roswell nel 1947
Tiny: Mi sembra che eravamo appena andati a dormire e...boom! Eravamo rimasti fuori fino a tardi e loro svegliarono me, quest'altro mio compagno e altri due ragazzi nella baracca, ci dissero di vestirci e di radunarci nell'infermeria- che loro chiamavano "stanza preoperatoria", lontana da tutto il resto. Ci diedero il caffè, si sedettero e iniziarono a parlarci- sai, giusto per capire se eravamo abbastanza svegli e pronti mentalmente, insomma, per evitare che guidassimo le ambulanze fuori strada o cose del genere, capito...
Ray: Dunque era molto tardi?
Tiny: Oh sì, ci hanno svegliato nel pieno del sonno. Mi sembrava che fossero le 2 del mattino.
Ray: E fino a quel punto non stavano facendo nulla che fosse al di fuori dell'ordinario?
Tiny: No, finché non siamo andati sull'ambulanza e... conosci la porta nord? Quando l'abbiamo raggiunta, lui (probabilmente il Colonnello Blanchard, citato più volte nelle vicende legate a Roswell, N.d.T.) ci stava aspettando. E ci ha detto: Dovete tenere la bocca chiusa! Non dovete dirlo a nessuno!
(In una precedente conversazione, scrive in nota l'autore, Tiny aveva raccontato che un ufficiale aveva detto loro qualcosa del tipo: " Se dite una parola a qualcuno, getteranno le vostre ossa e quelle di tutti i vostri famigliari nel deserto.")
Ray: Sono curioso, voi lì eravate tutti ragazzi di 17, 18 anni...
Tiny: Certo, io non ne avevo ancora 19.
Ray: Deve essere stata un'esperienza sconvolgente.
Come avete reagito quando siete arrivati sul posto?
Tiny: Quando ho visto i corpi? Ero completamente sbigottito ed ero mezzo addormentato, e poi faceva un freddo polare, mi ricordo questo. Noi guardavano e vedevamo queste cose, ma io non le registravo. E poi quando alla fine ho capito cosa avevo visto, semplicemente non riuscivo a crederci, capisci, come se non fosse mai accaduto. Eppure stava accadendo, come se fosse un sogno. Sai, quante volte si vedono cose del genere?
Ray: Ma cosa hai pensato una volta che hai capito di cosa si trattava? Hai pensato automaticamente che dovevano provenire da qualche altro luogo?
Tiny: Assolutamente sì. Non sapevo cosa fossero, sembravano degli orientali, nel senso, erano molto piccoli. Io sapevo però che i Giapponesi non erano così piccoli. E non potevo pensare a nessun altro Paese, magari Bali o simili, magari lì erano più bassi, ma...
Ray: Le teste erano grosse?
Tiny: Molto grosse, come... insomma, erano completamente sproporzionate rispetto ai corpi. Capisci cosa intendo? Cioè, per dare un'idea, è come se la tua testa fosse una volta e mezza quella attuale, ecco più o meno quanto erano grosse.
Ray: C'era qualche altra caratteristica strana? Riguardo agli occhi, il naso o la bocca?
Tiny: Non c'erano capelli. E... Ho visto delle narici, ma per quanto riguarda il naso... se c'era, era molto molto piccolo. E le labbra... aspetta un secondo, non so se avessero le labbra, ma ho visto i denti, o almeno mi sembrava che li avessero. Orecchie? Caspita, se c'erano, erano piccolissime. Non me le ricordo.
Ray: Che dici del colore della pelle?
Tiny: Ah...tipo giallo, ma molto pallido. Sembrava la pelle di un pachiderma, con un sacco di rughe.
Ray: E mi hai detto qualcosa su uno dei corpi privo di casco, ma intero?
Tiny: Sì, era uno di quelli che abbiamo raccolto e non aveva il casco.
Ray: Come hai reagito, quando l'hai visto?
Tiny: L'unica cosa che posso ricordare è che uno che mi stava aiutando- non so se era Tommy- mi ha detto:"Deve aver perso il suo casco ed essere finito fuori da quell'apparecchio, qualsiasi cosa sia ".
 Perchétutti gli altri, invece, avevano il casco in testa. O meglio, non lo so, immagino che avessero gli elmetti in testa, tutti i corpi erano sparsi ovunque, a pezzi. Ma quello che abbiamo raccolto noi era integro. Cioè, non gli abbiamo tolto i vestiti, quindi non sappiamo se era lacerato- non ce lo avrebbero permesso. Ci dicevano solo:"Metteteli nei sacchi". Non abbiamo neanche messo i sacchi sull'aereo da trasporto che dove poi li hanno sistemati.
Ray: Cosa mi hai raccontato poche settimane fa a proposito degli abiti di quegli esseri, erano in tessuto?
Tiny: Era un tessuto, ma sembrava tipo alluminio. Non era qualcosa che avessi già visto prima. L'ho visto solo in seguito, sai, come il tessuto simil-metallico che si vede nell'abbigliamento femminile, nelle pubblicità e nelle sfilate di moda...
Ray: Ed erano abiti tutti di un pezzo o ricordi cuciture o cose del genere o cerniere...
Tiny: Non ricordo, questo non lo ricordo.
Ray: Ricordi se avevano le mani e i piedi ricoperti? Oppure erano nudi? Ricordi qualcosa su come erano fatti mani e piedi?
Tiny: I piedi indossavano un qualche tipo di scarpe. Le mani? Non erano fatte come le nostre.
Ray: Ma per la forma o per il numero di dita o per entrambi?
Tiny: Entrambi. Ora l'unica cosa che riesco a pensare del momento in cui ho visto quella scena è l'aria fredda e... semplicemente non sembravano umani. Non ricordo quante dita avessero, ma mi sembrava che fossero meno delle nostre...
Ray: Ma quando dici che non avevano una forma umana, ti ricordi se erano più grandi o più piccoli?
Tiny: Più piccoli, ma avevano corpi proporzionati. In altre parole, non avevano mani o piedi grandi. I piedi calzavano scarpe pesanti, come stivali. Sembravano...non erano in pelle, erano come stivali di stoffa.
Ray: Mi dicevi che i loro occhi erano chiusi... ma potresti ancora immaginare la loro forma?
Tiny: Sì....sembravano quelli di un vecchio orientale.
Ray: Quanto pesavano i corpi?
Tiny: Mah... All'epoca ero più robusto di un bue!
Ray: Ma erano leggeri, giusto?
Tiny: Oh sì, erano leggeri: 70 o 80 libbre (30-35 kg circa, NdA) a dir tanto. Li tiravamo su insieme, ma mi sembravano più leggeri di un sacco di patate da 100 libbre (45 kg, NdA), capisci?
Ray: E quello raccolto da voi era l'unico corpo intero in cima a tutti gli altri, giusto?
Tiny: Giusto. Ma gli altri ragazzi cercavano di lanciare quelli che pensavano fossero i pezzi di un corpo completo. Non penso che lanciassero teste o braccia o altre parti a caso, avrebbero potuto, ma io ho pensato che stavano cercando di conservare ciò che apparteneva all'uno e all'altro. Come abbiano fatto, non lo so, ma ci hanno messo molto tempo alla ricerca di queste cose.
Ray: E voi quanto tempo siete rimasti lì? è durato 5 minuti o mezz'ora?
Tiny: Potrei dire dai 15 ai 20 minuti. E il motivo per cui ci abbiamo messo tanto è che abbiamo dovuto aspettare gli ufficiali, che correvano per vedere lo spettacolo.
Ray: Quindi non potevate far niente finchè non si sono presentati?
Tiny: Esatto. E non ci hanno permesso di illuminare con le luci finchè siamo rimasti lì. E l'unico modo per capire dove fossimo era un tipo sulla jeep davanti a noi. Sono venuti, ci hanno detto cosa fare, di parcheggiare le auto lontane formando una U. Ci hanno detto di non usare i fanali alti, mi ricordo questo, ma usare solo le luci di posizione.
Ray: Era tutto così segreto?
Tiny: No, secondo me pensavano che gli abbaglianti sarebbero stati visti troppo in lontananza, perchè sai che quelli delle ambulanze sono molto alti. E ricordo che ci dissero qualcosa sui fanali bassi. Noi avevamo un piccolo riflettore ciascuno e ci hanno detto di tenerli spenti, di usare solo i fanali bassi delle auto.
Ray: Ogni veicolo trasportava un corpo o una serie di pezzi?
Tiny: Sì. Cioè, sto solo immaginando, ma direi... o magari hanno raccolto dei pezzi che ritenevano più importanti e li hanno caricati. Non posso dirlo perchè non lo so.
Ray: E quando ciò avveniva, quanti ufficiali stavano attorno mentre voi venivate condotti in questo luogo nel cuore della notte?
Tiny: Bè, so che c'erano pochi ufficiali là. Però non ho idea se altri stavano con il gruppo di Washington insieme ai generali. Ci hanno solo detto di prendere questi corpi e di muoverci. Non avevamo molto tempo per guardarci attorno e vedere chi c'era. E le luci, il modo in cui ci colpivano... Si erano posizionati come in un semicerchio con le ambulanze. Capisci cosa intendo? C'erano anche alcune auto. Non riuscivamo a vedere molto bene, a parte quello che c'era per terra. Ma per quanto riguarda le fisionomie e gli ufficiali presenti, non ho capito molto .
Ray: Mi sembra di ricordare che mi dicevi qualcosa riguardo un discorso tra ufficiali che avevi vagamente captato e che essi poi si spostarono perchè non volevano che tu sentissi. Ho capito male?
Tiny: Ho udito qualcuno parlare, ma mi parlava gente davanti e dietro, non so se fossero ufficiali di alto rango. Ero così sconvolto da quello che vedevo che le conversazioni non erano importanti. Guardi a terra e vedi quel genere di cose- io e Tommy ci fissavamo l'un l'altro- piuttosto che stare a sentire le conversazioni a 25-30 piedi da noi.
Ray: Che mi dici dell'astronave? Era un'astronave o c'erano dei pezzi o cosa esattamente?
Tiny: C'erano frammenti metallici tutt'attorno, intendo pezzi grossi, come un tavolo da bar. L'unica cosa che potevo distinguere era il contorno sul terreno e capivo che era circolare. Ma c'erano pezzi sparsi ovunque, anche al di fuori del cerchio. C'era un bel po' di metallo in frantumi.
Ray: Quanto era ampia l'area? La misura di un campo da football?
Tiny: Oh no, no, era come un terzo di un campo da football.
Ray: E voi non riuscivate a raccogliere tutti i pezzi, vero?
Tiny: No, loro ci controllavano da vicino. Personalmente non penso che... Ci hanno detto di indossare guanti chirurgici. Infatti io ne indossavo due paia, uno sopra l'altro. Era come del tipo:"State attenti, non raccogliete oggetti appuntiti e non tagliatevi". Perchè, in base a quello che percepivo all'epoca, neanche loro sapevano quanto fossimo esposti dal punto di vista biologico. Per questo ci hanno detto di indossare questi guanti di gomma, meglio due, e infatti ci aiutavamo l'un l'altro per infilarceli.
Ray: Ora, tu e gli altri raccoglievate i corpi, ma non è chiaro se erano già stati tolti anche i pezzi di metallo...
Tiny: Sì e no. Sembrava che ci fosse ancora un po' di metallo, eppure non sembrava che fosse a sufficienza...
Ray: Per fare un'intera astronave?
Tiny: Esatto. E ancora si poteva vedere la forma circolare.
Ray: A parte i pezzi di metallo, potevi distinguere altri elementi caratteristici di un luogo d'impatto, come seggiolini, pannelli di comando, fili?
Tiny: Veramente no. Aspetta un attimo... Ci poteva essere qualcosa tipo cristalli. Ma potevano anche essere effetto del clima freddo, potevano essere cristalli di neve, non so.
Ray: Hai notato un cratere? Qual era la tua impressione, che questa cosa si era schiantata a terra oppure era esplosa sopra il terreno?
Tiny: L'unica cosa che posso pensare, ora che l'hai menzionato, è che forse c'era un cratere un po' lontano e questa roba era schizzata fuori da là. è l'unica cosa che posso pensare. Ma non ho visto un vero cratere, vedevo un segno sul terreno, fatto da questi grossi pezzi. Non so perchè avessi l'impressione che fosse circolare...
Ray: Hai toccato il metallo?
Tiny: No, non volevano che lo toccassimo. Prima di tutto per via dei guanti in gomma, immagino. Mi ero accorto che la maggior parte del materiale aveva spigoli taglienti.
Ray: Penso che hai già citato una volta qualcosa di insolito riguardo questi spigoli. Aveva una qualche peculiarità questo metallo, per quello che mi puoi dire?
Tiny: Ti ho detto che sembrava come alluminio, ma sono sicuro che non venisse mosso dal vento. Eppure era molto sottile!
Ray: Dunque non sembravano pesanti travi metalliche o simili?
Tiny: Oh, no no no. Non c'erano pezzi pesanti, no.
Ray: Era più somigliante a lamine di metallo?
Tiny: Più come... non so, non riesco a spiegarlo. Non ho mai visto nulla del genere, era come se qualcuno avesse gettato dei pezzi di metallo in giro, è l'unica cosa che posso pensare. E le forme erano strane. Ma riguardo gli spigoli, non ricordo ciò di cui stai parlando.
Ray: Un dettaglio interessante della precedente conversazione cha abbiamo avuto poche settimane fa è il fatto che quando vi hanno informato prima di condurvi sul luogo, il discorso suonava come se l'avessero imparato bene a memoria o come se l'avessero già fatto in passato, insomma come se non fosse la prima volta... Ricordo bene?
Tiny: Sì. Mi sembrava che lo sapessero perfettamente... E anche dopo che abbiamo raccolto i corpi sparsi là e siamo tornati indietro, anche allora ci hanno ripetuto il discorso. Come se seguissero una procedura.
Ray: Cosa è accaduto ai corpi? Li hanno portati da qualche parte?
Tiny: Sì, li hanno portati da qualche parte, sono abbastanza sicuro, perchè non ne abbiamo più sentito parlare, nessuno li ha più menzionati.
Ray: Il Colonnello Blanchard non ha mai detto una parola a proposito?
Tiny: Niente, no. In effetti, era molto distaccato sull’intero argomento e il generale che era lì- un generale a 3 o a 4 stelle- è sparito quella stessa notte. Almeno così ho visto, magari invece stava attorno alla base.  Ma noi non siamo stati in servizio, il giorno dopo, me lo ricordo. Ci hanno detto di rimanere vicino alle baracche con la scusa che se succedeva qualcosa potevano aver bisogno di noi. Quindi siamo rimasti vicino alle baracche.
Ray: E avete parlato tra di voi?
Tiny: Bè, Tommy ed io ne abbiamo parlato mentre ci facevamo la barba la mattina dopo o nel pomeriggio, abbiamo dormito tutta la mattina. Siamo tornati indietro, abbiamo fatto colazione e poi siamo andati  a letto.
Ray: Non avete sentito nulla riguardo a dove potevano esser stati trasportati i rottami o i corpi ?
Tiny: Non ne ho idea. Non so neppure che tipo di aereo fosse, se fosse uno piccolo o uno grosso, tipo l’A-26, che faceva parte dei primi ATU, avevano anche una coppia di B-29 adatti al trasporto…
Ray: Sono curioso di capire come mai sei stato coinvolto nella missione. Insomma, come mai un 18enne è stato autorizzato ad una missione del genere?
Tiny: Non lo so. Avevo l’autorizzazione anche per entrare nell’area nucleare, avevano fatto controlli sulla mia famiglia e tutto il resto.
Ray: Tu intendi prima dell’incidente?
Tiny: Certo, avevo l’autorizzazione anche prima. Tutti quanti, per poter passare attraverso queste aree. Perchè lanciavano le bombe atomiche. Era nella parte nord del campo. In ogni equipaggio che stava sull’ambulanza o sugli aerei, almeno un ragazzo doveva essere autorizzato a passare dalla porta nord. Due miei commilitoni  hanno riportato delle ustioni per via delle radiazioni, abbiamo dovuto andare là per soccorrerli.
Ray: Mi piacerebbe parlare un po’ della discrepanza apparente tra l’incidente di cui tu stai parlando e quello di cui si parla di solito, accaduto in luglio. Tu mi hai detto che quello di cui sei stato testimone è avvenuto tra Natale e Capodanno… Non è avvenuto prima?
Tiny: So che non era prima di Natale.
Ray: E non dopo Capodanno?
Tiny: Potrebbe, magari uno o due giorni dopo. La base era molto silenziosa.
Ray: Mi sembra di ricordare che il motivo di quel silenzio era dovuto alle vacanze e tu avevi rinunciato a partire per le vacanze perchè eri ebreo e hai lasciato andare via gli altri.
Tiny: Esatto. Immaginavo di poter sempre andare a casa per la Pasqua ebraica. Non faceva nessuna differenza, per me, rimanere lì per Natale. E gli altri ragazzi che erano con me in quella missione erano praticamente appena arrivati alla base, per quello che erano lì.
Ray: Dicevi che avevi sentito dire qualcosa riguardo il precedente caso di Roswell quando sei arrivato per la prima volta alla base, in agosto o in settembre?
Tiny: I ragazzi di quel contingente che erano ancora lì, quelli che c’erano e che avevano visto, ne parlavano sempre. Raccontavano come si erano comportati con quel tipo, quel civile, ne parlavano come di un idiota, l’allevatore o il contadino, gli avevano fatto credere che era… Ma loro sapevano che non era mica pazzo.
Ray: Ma la linea ufficiale era farlo sembrare un idiota?
Tiny: Certo, un cretino. Non fu scritto nulla sull’argomento sui giornali quando io ero lì, ma qualche ragazzo aveva voglia di parlarne, capisci, rimanevano alzati fino a tardi quando uscivamo dal turno di notte, per bere un caffè, e dicevano: “Oh accidenti, mi domando che è successo di quell’Ufo...”
Ray: E queste conversazioni avevano luogo prima o dopo il tuo incidente?
Tiny: Oh, era prima! La seconda volta, nessuno parlava. Gli unici che ne hanno mai parlato eravamo io e il mio amico, e ne parlavamo in modo molto vago, tanto che se non sapevi di cosa stessimo parlando non avresti mai capito l’argomento. Senti, quando un generale a 3 o a 4 stelle ti dice che se apri la bocca lui fa fuori te e la tua famiglia, cosa devi pensare?
Ray: Allora perchè credi che quegli altri ragazzi invece parlassero del precedente incidente in quel modo? Non avevano subìto la stessa pressione?
Tiny: Io penso… Era un avvenimento sul quale il Governo non ha imposto un giro di vite fino a quando non ha capito bene di cosa si trattasse davvero. È l’unica idea che mi viene in mente. Ma la seconda volta- caspita! Hanno mantenuto il silenzio su quello! Probabilmente hanno preso apposta questi ragazzi… Te l’ho detto, la maggior parte dell’equipaggio sulle ambulanze era formato da ragazzi di 18, 19 anni…
Ray: Ma tu cosa pensavi, la prima volta che hai sentito parlare del primo incidente?
Tiny: Non gli ho mai prestato molta attenzione, perchè era prima che ne rimanessi coinvolto anch’io.  Non mi sono mai veramente appassionato di quello che quei tizi raccontavano, perchè non ne ero davvero interessato, fino a quando non l’ho visto coi miei occhi. Ne ero interessato più come una curiosità che non ad un Ufo, pensavo che i ragazzi se lo fossero inventato. Ma poi ho capito che non era un’invenzione. Vedi, alcuni di loro… non so se erano tutti presenti sul luogo dell’incidente, ma il modo in cui ne parlavano, sapevano che era tutto vero. Intendo il primo incidente.
Ray: Quindi, quando tu hai visto il luogo dello schianto, automaticamente hai fatto un collegamento nella tua testa con il precedente?
Tiny: Esatto.
Ray: Sono curioso: dove pensi che fosse avvenuto questo incidente che hai visto, rispetto alla base attuale? Dicevi che era oltrepassata la porta nord?
Tiny: Bè, loro erano laggiù, nell’area della porta nord. Non erano oltre la porta, ma solo vicino ad essa. Oltrepassarla, dall’altro lato- wow, era strettamente sorvegliata, c’erano bunker e tutto il necessario per impedire l’ingresso.
Ray: Adesso come ricostruisci la distanza e la direzione in cui ha viaggiato l’ambulanza?
Tiny: Bè, l’unica cosa che posso ricordare è che forse… Non è stato un percorso diretto, capisci che intendo? In altre parole, dovevamo seguire quella jeep, noi eravano la terza o la quarta ambulanza della fila, e ci fermavamo, poi andavamo, poi giravamo a destra, e poi a sinistra… L’unica cosa che posso pensare è che cercavano di disorientarci rispetto al luogo. Insomma, se qualcuno avesse voluto ritornarci per fare una visita in un secondo momento, avrebbe avuto parecchie  difficoltà a ritrovare il posto. Ed era pure notte. Mi è sembrato che lo facessero per  un’ unica ragione: così non avremmo mai potuto scoprire il luogo, da soli.
Ray: Quanto avete guidato?
Tiny: Il ritorno è stato molto più rapido, potrei dire al massimo 25-30 minuti l’andata e circa 10-15 il ritorno, quasi metà tempo. Forse era la mia immaginazione, ero così… forse guidavamo più veloci al ritorno, capisci che intendo? La jeep davanti a noi sembrava svoltare di meno e procedeva in modo più spedito.
Ray: In prospettiva, non posso immaginare che un evento del genere non abbia avuto un profondo impatto su quanti vi hanno assistito… Questo avvenimento ha in qualche modo condizionato le tue idee personali, la tua filosofia di vita?
Tiny: L’effetto che ha avuto su di me è che io credo fortemente negli Ufo (Grasse annota: “Durante la nostra prima conversazione non registrata, mi diceva in modo più dilungato dello shock indotto da questa esperienza, di come non avesse mai pensato prima alle realtà fuori dal nostro pianeta, ma in un battito di ciglia tutto era cambiato ed era stato costretto a comprendere che davvero non siamo soli). E persino quando Jim lavorava con me…
Ray: Jim Lorenzen? ( Spiega l’autore: “Lorenzen era un pioniere nel campo della ricerca ufologica”)
Tiny: Sì, ho iniziato a pensare alla promessa che avevo fatto che avrei tenuto la bocca chiusa, ero molto interessato, ma restavo alla larga. Quando Jim mi ha chiamato la notte prima di partire per White Sands in New Mexico- avevamo un ingaggio presso il vecchio El Dorado, avevamo una band che ha suonato lì per 17 anni e Jim era il bassista del mio gruppo- Jim mi ha detto: “Devo andare a White Sands, hanno avvistato un Ufo lì e hanno delle informazioni da darmi”, io gli dissi: “Guarda Jim, non c’è problema, troverò un sostituto”. In altre parole, se fossi stato del tutto ignaro dell’intera questione, avrei potuto dire:”Bè Jim, se davvero credi in quel tipo di cose…”. Ma io sapevo che non potevo dirgli quello che sapevo…
Ray: Ma dopo gli hai raccontato quello che è successo?
Tiny: Oh no! Non potevo rischiare! Jim aveva una rivista e lo sai, era un ragazzo molto sveglio. Se qualcuno gli dava delle informazioni e lui pensava che la cosa andasse pubblicata- come credo che sarebbe accaduto- avrei messo in pericolo la mia famiglia.
Ray: Considerando che era uno dei più famosi ricercatori ufologici del tempo, immagino che sia rimasto molto deluso dal fatto che non gliene hai mai parlato.
Tiny: Proprio così.
L’intervista registrata sui nastri termina così. Ovviamente, anche Ray Grasse si è posto il problema di verificare, quanto più possibile, la veridicità di questa storia pazzesca. Di tutto il racconto di Fortman, l’unica cosa certa è la sua presenza presso la base aerea di Roswell nell’inverno tra il 1947 e il 1948. Lo prova una foto dell’epoca che lo ritrae insieme ad altri militari. Tutto il resto, però, resta nell’ambito dei ricordi personali- veri o fittizi, non lo sappiamo.
UNA FOTO UFFICIALE DEI SOLDATI IN SERVIZIO A ROSWELL NEL'47: FORTMAN È QUELLO INDICATO DALLA FRECCIA
L’ex soldato ha più volte ribadito, nei suoi colloqui, che l’incidente di cui era stato testimone era avvenuto in inverno: allude ai cristalli di neve, al clima rigido. Non solo: dice di aver saputo del primo, famoso incidente Ufo grazie ai racconti dei commilitoni. Impossibile, dunque, che si confonda con quello di luglio. Potrebbe allora aver immaginato tutto quanto ?
Grasse non lo esclude, però si domanda: a che scopo? Non ha chiesto soldi in cambio delle sue rivelazioni. Non ha preteso le prime pagine dei giornali. Anzi, ha espressamente imposto il segreto più totale. Allora che interesse avrebbe mai avuto,    nell’ inventarsi una storia del genere, che poteva solo ricoprirlo di ridicolo, dalla quale poteva ricavare solo discredito e nessun vantaggio?
L’autore trae come conseguenza logica che questa testimonianza, per quanto assurda, sia affidabile. La sensazione personale di Ray Grasse- l’unico ad aver parlato con Fortman, l’unico ad aver visto le sue reazioni durante il racconto- è che Tiny fosse sincero. Doveva aver assistito ad un evento davvero choccante- dice- che si era tenuto dentro per tanti anni, combattuto tra il desiderio di condividere con qualcuno quell’esperienza e il timore delle possibili ripercussioni. In lui, mentre parlava, ha avvertito come un senso di sollievo, come se finalmente si fosse tolto un peso enorme.
PER I MILITARI, L'UFO CADUTO CADUTO A LUGLIO ERA IN REALTÀ UN PALLONE-METEO
Va detto, però, che in tutta questa vicenda mancano riscontri oggettivi. Non solo: nessuno ne ha mai sentito parlare prima, nessuno ne ha mai parlato prima. Eccetto lui. Eppure Tiny non era solo quella notte. Ecco il motivo per il quale lo scrittore, pur in assenza totale di prove a sostegno di questa storia, ha deciso comunque di pubblicare la lunga intervista, nella speranza che altri si facciano avanti. Altri ex soldati che- come Fortman- in quella lontana notte del ’47  si dovettero confrontare con una realtà più grande di loro, rimanendone schiacciati, ammutoliti, terrorizzati. Ammesso che siano ancora vivi. Ammesso che sia tutto vero.

Sabrina Pieragostini

da: antikitera.net
da: noiegliextraterrestri.blogspot.it

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