IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens
VIDEO TRAILER

VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO
VIDEO SINOSSI DELL' UOMO KOSMICO
Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

mercoledì 31 luglio 2019

RIVALUTIAMO LA PANSPERMIA?



Sempre più credibile l’ipotesi della PANSPERMIA !

Da Harvard uno studio che sembra avvalorare l'ipotesi della panspermia per la diffusione della vita nella galassia.

«Una volta che tutti i nostri tentativi di ottenere materia vivente da materia inanimata risultino vani, a me pare rientri in una procedura scientifica pienamente corretta il domandarsi se la vita abbia in realtà mai avuto un’origine, se non sia vecchia quanto la materia stessa, e se le spore non possano essere state trasportate da un pianeta all’altro ed abbiano attecchito laddove abbiano trovato terreno fertile.» – (Hermann von Helmholtz).

La Panspermia è una teoria secondo la quale la vita sarebbe stata importata sulla Terra e su altri pianeti da comete, meteoriti o per alcuni, accidentalmente o volutamente, da civiltà aliene evolute (panspermia guidata). Si tratta di un’idea abbastanza credibile, almeno su distanze cosmiche non troppo grandi, come ammette l’astronomo Seth Shostak, presidente del SETI. Questa teoria, è oggi avvalorata da un nuovo studio basato sull’espulsione di corpi come gli asteroidi che diffondono i germi della vita attraverso sistemi stellari vicini. Nuovi calcoli affermano che tale fenomeno potrebbe essere molto concreto. Lo studio, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto di Teoria e Computazione dell’università di Harvard,che comprendeva Idan Ginsburg e il solito Avi Loeb, oltre a Manasvi Lingam, è basato sul calcolo più completo che sia mai stato realizzato riguardo alle probabilità che questo evento si realizzi, almeno nella nostra galassia, la via Lattea, e i risultati ottenuti hanno sorpreso sia tutto il team di Idan. Lo strabiliante risultato ha dimostrato che possono esistere fino a 10 trilioni di corpi delle dimensioni di un asteroide in grado di trasportare nello spazio la vita sotto forma di microrganismi. A questi corpi andrebbero a sommarsi un numero pari a 100 milioni di oggetti delle dimensioni di Encelado, cioè con un diametro di circa 500 chilometri e almeno altri mille oggetti delle dimensioni della Terra che portano con loro la vita o comunque del materiale capace di generarla. Il risultato è quindi chiaro, la panspermia all’interno della nostra via Lattea “non solo è possibile, ma è probabile”, come suggerisce lo stesso Idan Ginsburg. L’ipotesi della panspermia si è sempre scontrata con vari problemi. uno di essi, le radiazioni ultraviolette, potenzialmente in grado di distruggere ogni forma di vita, non sarebbe poi un problema così insormontabile, in quanto, secondo il ricercatore, sarebbero sufficienti alcuni centrimetri di roccia per schermarla e fornire una adeguata protezione alla vita microbica stessa, senza contare che esistono forme di vita in grado di resistere a tali radiazioni senza necessitare di nessuna protezione, queste forme di vita particolari sono dette “estremofile”. Un’altra scoperta importante avvenuta negli ultimi anni è che molti batteri e microorganismi possono sopravvivere nello spazio e in teoria anche alla fase del “rientro”, ossia l’impatto del corpo celeste che trasporta la vita sulla superficie di un altro corpo astronomico dove potrebbero trovare terreno fertile per proliferare, tipicamente un pianeta. A seminare la vita in ogni dove nella galassia potrebbe essere lo stesso centro galattico ricco di corpi astronomici di ogni dimensione, planetesimi, comete, asteroidi, lune di ogni tipo, che, una volta espulse dalle vicinanze del centro galattico, potrebbero fungere da veicoli per il trasporto della vita nel resto della galassia, in particolare nei suoi bracci a spirale. La panspermia, quindi, potrebbe trasportare la vita tra le stelle e tra gli stessi pianeti di un sistema stellare che, in prospettiva, sarebbero culle dove la vita microbica esiste, si diffonde e potrebbe un giorno evolvere in forme più complesse come è successo qui sulla Terra. Questo potrebbe succedere, e forse è già successo, in molti sistemi stellari, alcuni dei quali scoperti da poco. Uno di essi, il sistema stellare chiamato Trappist-1 conta diversi esopianeti orbitanti attorno alla stella principale, Trappist appunto, una nana rossa a 40 anni luce dal nostro sistema solare.

Una ricerca effettuata su questo sistema analizza la possibilità che la vita, presente inizialmente su uno solo dei pianeti del sistema di Trappist-1, potrebbe poi essere stata trasportata, tramite il naturale scambio di materiali tra pianeti di uno stesso sistema stellare, da un pianeta all’altro secondo il fenomeno che abbiamo descritto, la panspermia. Autore della ricerca, Sebastiaan Krjit che ha svolto uno studio apparso poi su l’Astrophysical Journal Letters. Knijt è ricercatore dell’Università di Chicago, e pensa che lo scambio di materiale tra pianeti adiacenti nel sistema TRAPPIST-1 potrebbe essere reale e avvenire abbastanza di frequente. Gli scambi avverrebbero similmente agli scambi che avvengono nel nostro sistema solare, tra la Terra e Marte ad esempio quando un corpo colpisce la superficie di uno dei pianeti lanciando nello spazio frammenti di materiale a una velocità adeguata a superare l’attrazione gravitazionale del pianeta stesso. L’impatto non ucciderebbe le forme di vita batteriche che riuscirebbero cosi a viaggiare da un pianeta all’altro, viaggio abbastanza breve da permettere alle eventuali colonie di batteri di prosperare e riprodursi. Lo scambio di materiale biologico, secondo le stime fatte dai ricercatori avverrebbe in soli 10 anni.

Da:


SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:

LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs










sabato 27 luglio 2019

TELOMERI E LONGEVITA'...



La longevità è scritta nei telomeri...

Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa (ENEA)

In diverse specie di mammiferi e di uccelli c'è una correlazione tra la longevità media degli individui e la rapidità con cui si accorciano le estremità dei cromosomi.

La longevità è scritta nel DNA. Non nei geni come si potrebbe pensare, anche se essi hanno un’influenza fondamentale nel determinare la salute dell’individuo, ma nelle estremità dei cromosomi che non codificano per proteine, i telomeri, e più precisamente nella rapidità con cui si accorciano nei ripetuti cicli di replicazione cellulare. È quanto emerge da uno studio pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” da Maria A. Blasco, e colleghi dell’Università di Barcellona, che hanno analizzato diverse specie di animali. I telomeri sono le parti terminali dei cromosomi e sono costituiti dalla ripetizione continua di brevi sequenze di nucleotidi, le unità di base del DNA. Nel caso dei telomeri umani, per esempio, la sequenza che si ripete, per un numero di volte variabile tra 100 e 1000, è formata da sei nucleotidi: TTAGGG (dove T, A e G indicano rispettivamente le basi timina, adenina e guanina). I telomeri hanno la funzione di proteggere i geni dall’erosione, che si verifica nei cicli di replicazione del DNA. C’è anche un meccanismo basato sull’azione dell’enzima telomerasi, che compensa l’accorciamento progressivo dei telomeri, aggiungendo nuove sequenze ripetute. La telomerasi però è attiva solo nelle cellule germinali (spermatozoi e cellule uovo), nelle cellule staminali e in modo patologico nelle cellule tumorali, non quindi nelle cellule somatiche, che costituiscono quasi del tutto un organismo. Nella maggior parte degli organismi pluricellulari, in sostanza, i telomeri vanno via via accorciandosi nel corso della vita, per questo in passato si è ipotizzato che la loro lunghezza fosse correlata alla longevità, ma finora, come sottolineano gli autori, non era stata stabilita la validità universale di questa ipotesi per le specie. Blasco e colleghi hanno misurato la lunghezza dei telomeri in diverse specie di uccelli e mammiferi, con un’ampia gamma di dimensioni corporee e di longevità, tra cui topo comune (Mus musculus), capra (Capra hircus),  gabbiano corso (Larus audouinii), renna (Rangifer tarandus), grifone (Gyps fulvus), delfino tursiope (Tursiops truncatus), fenicottero (Phoenicopterus ruber) ed elefante di Sumatra (Elephas maximus sumatranus). I ricercatori hanno poi confrontato i dati raccolti con la lunghezza media della vita delle stesse specie, scoprendo che quest’ultima è correlata non con la lunghezza dei telomeri, ma con la rapidità con cui essi si accorciano nell’arco della vita: più è rapido l’accorciamento, minore è la longevità. Il risultato supporta l’idea che sia proprio l’accorciamento dei telomeri e il conseguente danno al DNA a determinare la senescenza delle cellule e quindi la longevità dell’individuo.

Da:

SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:

LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs













martedì 23 luglio 2019

SECONDA CONFERENZA A TORRIGLIA (GE): LA SINDONE TRA SCIENZA E FEDE,

PRESENTA: 
IL GIORNALISTA RINO DI STEFANO

RELATORI:
MARCO LA ROSA & GIORGIO PATTERA




LA SINDONE
ISTANTANEA DINAMICA DI UN FENOMENO STRAORDINARIO CHIAMATO “RESURREZIONE”
… TRA SCIENZA E FEDE…

a cura di Marco La Rosa & Giorgio Pattera


Abstract:

Un lenzuolo di lino di chiara origine antica, quattro metri e mezzo per uno. L’apparente, umile qualità del tessuto e le dimensioni ridotte sono inversamente proporzionali all’ampio e intenso dibattito che da sempre la Sindone suscita. L’uomo di cui è visibile l’immagine è il Cristo dei Vangeli? I segni delle torture corporali sono quelli subiti dal Nazareno durante la passione? Queste domande interrogano indistintamente comunità scientifica e persone comuni. L’arcivescovo Custode, Mons. Cesare Nosiglia, propone due criteri di riferimento: "scientificità" e "neutralità". Cioè: non si faccia ricerca sulla Sindone partendo da "ipotesi pregiudiziali", di cui inevitabilmente si vorrebbe avere conferma, ma si svolga invece un lavoro realmente scientifico, in modo da accrescere la conoscenza del Telo, mettendo a disposizione dell’intera comunità scientifica mondiale risultati di sperimentazioni che siano autorevoli e credibili. La "neutralità" della scienza dovrebbe essere il riferimento naturale per chi opera in tali contesti. La Sindone, infatti, non è dogma di fede, ma la tradizione e l’insegnamento della Chiesa guardano al Telo come “icona della Passione”, racconto impressionante di quelle sofferenza che i Vangeli descrivono nella crocifissione, morte e sepoltura di Gesù Cristo. Per questo, dice Nosiglia citando San Giovanni Paolo II, essa rimane “sfida all’intelligenza e specchio del Vangelo”.

“…l’energia è emanata dal corpo, ma proviene da una sorgente che si irradia da un punto non definito e sempre nella stessa direzione, ma interagisce con la materia su tutte le dimensioni…”

“…imprime l’immagine sotto e sopra… lo schema proiettivo si mantiene immobile, mentre il corpo si muove… Il fenomeno rilevato sulla Sindone è simile al risultato della fotografia stroboscopica, che consiste nell’impressione di più immagini, in rapidissima sequenza, di un corpo in movimento sulla stessa pellicola” (dal commento al video del Prof. G.M. Catalano)

“È già noto che le macchie di sangue sulla Sindone contengono livelli elevati di bilirubina: ci sono diverse analisi quantitative, eseguite sulla Sindone nel 1978 da parte del gruppo di scienziati statunitensi dello STuRP (Shroud of Turin Research Project, Progetto di Ricerca sulla Sindone di Torino) e confermate da analisi parallele del prof. Baima Bollone, medico e professore ordinario di Medicina legale nell’Università di Torino. La bilirubina è una sostanza presente in eccesso nel sangue umano in due casi: quando la persona è malata di ittero oppure quando la persona è stata duramente percossa. Sembra quindi assai probabile che l’uomo della Sindone sia stato torturato”…

“Le misure di radio-datazione della Sindone tramite C-14 eseguite n el 1988 hanno fornito come risultato un’età risalente al medioevo, ma da scienziato io vedo che ci sono molti dubbi su quella misura. In particolare, un approfondito studio statistico del prof.Riani dell’Università di Parma ha permesso sia di evidenziare una probabile contaminazione dei campioni della Sindone usati per la datazione, sia di svelare che uno dei 4 lembi dati ai Laboratori non fu mai datato. Quest’ultimo fatto è stato tenuto segreto per 22 anni e rivela un comportamento non trasparente e censurabile di almeno uno dei laboratori che hanno partecipato alle misurazioni del 1988. In un mio articolo su “Academia.edu” ho riassunto alcuni dei principali problemi di affidabilità della misura di datazione effettuata nel lontano 1988”… (dal commento del Prof. Paolo Di Lazzaro (ENEA) – Vice-Direttore Centro Internazionale di Sindonologia).
     
“Oggi sappiamo quello che la Sindone non è: non è un dipinto, non è una fotografia, non è una bruciatura del tessuto, non è ottenuta tramite sfregamento, ma non conosciamo nessun meccanismo che può realizzare un’immagine con le stesse caratteristiche chimiche e fisiche dell’immagine della Sindone. Spesso la gente mi chiede se è la prova della Resurrezione, ma la risposta ad una domanda di fede non si trova sulla Sindone, ma negli occhi e nel cuore di coloro che la guardano. Una sintesi perfetta, che condivido”. (dal commento di Barrie Schworz, membro del Gruppo STuRP - Shroud of Turin Research Project).

BIBLIOGRAFIA:

http://marcolarosa.blogspot.com/2012/07/sindone-nuovi-studi-confermano.html

http://marcolarosa.blogspot.com/2017/04/la-sindone-istantanea-dinamica-di-un.html

http://marcolarosa.blogspot.com/2009/12/sindone-gli-studi-di-barbara-frale.html

http://marcolarosa.blogspot.com/2009/04/nuove-rivelazioni-sulla-sindone.html

http://marcolarosa.blogspot.com/2016/12/annichilazione-materia-antimateria-ama.html

http://marcolarosa.blogspot.com/2011/12/lenea-smentisce-che-la-sindone-sia-un.html

http://marcolarosa.blogspot.com/2018/04/il-mistero-della-resurrezione.html

https://www.luoghimisteriosi.it/lazio/roma-sindone.html
https://agensir.it/chiesa/2018/07/17/nuovo-studio-sulla-sindone-nosiglia-torino-non-e-tanto-oggetto-di-scienza-ma-soggetto-di-pastorale/

  

CONTRIBUTI VIDEO:

Prof. Giuseppe Catalano (Istituto Internazionale Studi Avanzati di Scienze della Rappresentazione dello Spazio): “Analisi della Sindone attraverso restituzione fotogrammetrica”;
Prof. Paolo Di Lazzaro (ENEA): “La fisica e la Sindone”
Prof. Giuseppe Baldacchini (ENEA): “Gli studi radiativi sulla Sindone”
Prof.ssa Emanuela Marinelli (Sindonologa): “Tracce della Sindone nella storia antica”



SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:

LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs







sabato 20 luglio 2019

L'UOMO E LA LUNA...DOPO 50 ANNI...






                        https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&v=uzbquKCqEQY



SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:

LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs







mercoledì 17 luglio 2019

ALLA RICERCA DI VITA SU TITANO



Il drone della NASA Dragonfly per esplorare Titano, la luna ghiacciata di Saturno.



Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa (ENEA)

La NASA ha annunciato la pianificazione della prima missione di un drone a propulsione nucleare verso Titano, la più grande luna di Saturno, per cercare prove di vita. La nave automatizzata, sfrutterà l'atmosfera densa di Titano - quattro volte più densa di quella terrestre - per diventare il primo veicolo a portare l'intero carico utile scientifico in siti prestabiliti per l'accesso ripetibile e mirato ai materiali di superficie. La missione verrà lanciata nel 2026 e arriverà nel 2034; effettuerà numerose sortite esplorando ambienti che vanno dalle dune al pavimento di un cratere da impatto in cui acqua liquida e materiali organici complessi possono essere stati (e forse lo sono ancora) la chiave per la vita. Titano è di enorme interesse per gli scienziati perché ha molto probabilmente un materiale organico abbondante e un'atmosfera densa, che supporta un ciclo idrologico simile alla Terra di metano, nuvole, pioggia e liquido che scorre sulla superficie per riempire laghi e mari.


Gli scienziati sperano che studiare la superficie in modo più dettagliato possa far progredire la nostra comprensione di come la vita si sia evoluta sulla terra e persino di rilevare i segni della vita passata o esistente su Titano stesso. Visitare questo misterioso mondo oceanico potrebbe rivoluzionare ciò che sappiamo sulla vita nell'universo", ha detto l'amministratore della NASA Jim Bridenstine. "Questa missione all'avanguardia sarebbe stata impensabile anche solo pochi anni fa, ma ora siamo pronti per il fantastico volo di Dragonfly." La missione utilizzerà i dati della sonda Cassini della NASA, che è arrivata su Titano nel 2004 e ha fatto più di 100 voli ravvicinati, effettuando studi dettagliati sull'atmosfera e mappando gran parte della sua superficie. Il drone Dragonfly atterrerà inizialmente nei campi di dune equatoriali "Shangri-La", che sono simili alle dune lineari in Namibia nell'Africa meridionale. Esplorerà questa regione in voli brevi, , fermandosi lungo la strada per prelevare campioni da aree interessanti con una geografia diversa. Raggiungerà infine il cratere da impatto di Selk, dove si trovano tracce di acqua liquida e probabilmente sostanze organiche. Il lander alla fine volerà più di 108 miglia (175 km) - quasi il doppio della distanza percorsa fino ad oggi da tutti i rover Mars combinati. Il drone Dragonfly, sarà guidato dagli scienziati del  Johns Hopkins Applied Physics Laboratory, ed è stato selezionato come parte del programma New Frontiers della NASA, una serie di missioni mirate a far progredire la nostra comprensione del sistema solare. Altre missioni includono la missione New Horizons su Plutone e la Cintura di Kuiper, Juno su Giove e OSIRIS-REx sull'asteroide Bennu.

Da:

SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:

LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs









sabato 13 luglio 2019

BOTANICA E GENETICA...ANTE LITTERAM


SEGNALATO DA CRISTIAN VITALI E GIORGIO PATTERA


Le mandorle nate amare, rese dolci dall'uomo

Lo rivela la mappa del Dna

Pubblicazione su Science di un gruppo di ricercatori guidati dall'università di Copenahgen



Le mandorle che siamo abituati a gustare oggi sono ben diverse da quelle del passato: tutte le varietà selvatiche di questa pianta sono infatti amare e tossiche. E' stata una mutazione avvenuta naturalmente, e selezionata dall'uomo migliaia di anni fa, che le ha rese dolci, permettendone la coltivazione. Lo rivela la mappa del Dna della mandorla, pubblicata sulla rivista Science e frutto della ricerca coordinata da Raquel Sanchez-Perez, dell'università di Copenahgen, e Stefano Pavan, dell'università di Bari. Allo studio hanno contribuito l'università di Foggia e il Centro di edologia e biologia applicata di Murcia. "Tutte le mandorle selvatiche sono amare e tossiche per via di un composto, l'amigdalina, che con l'ingestione rilascia cianuro. Basta quindi mangiarne poche per rischiare la vita", spiega all'ANSA Stefano Pavan, uno dei ricercatori, nonchè docente dell'università di Bari. La domesticazione del mandorlo, e quindi la sua coltivazione da parte dell'uomo, è stata possibile grazie ad una mutazione avvenuta nel Dna di questo albero, che ha reso i suoi frutti dolci. "Noi abbiamo identificato questo cambiamento avvenuto in un suo particolare gene e in una proteina, che di fatto ha impedito la produzione di amigdalina. L'uomo ha selezionato questa mutazione favorevole che ha permesso la coltivazione della pianta, altrimenti impossibile", continua Pavan. Su quando e dove ciò sia avvenuto invece non c'è accordo tra i ricercatori. Alcuni fanno risalire la domesticazione del mandorlo al 3000 a.C., mentre altri al 10.000 a.C., periodo a cui risalgono i resti fossili di alcune mandorle, che però non si sa se fossero dolci o amare. Anche sul luogo da cui sia partita la coltivazione non c'è accordo: per alcuni è l'Asia centrale, per altri è invece la mezzaluna fertile, cioè la zona compresa tra i fiumi Tigri ed Eufrate. "Il dato sicuro - conclude Pavan - è che il mandorlo è una delle specie arboree più antiche ad essere state addomesticate dall'uomo".

Da:

SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:

LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs







martedì 9 luglio 2019

CATALHOYUK: MISTERO E...ATTUALITA'



Una città di 9000 anni fa che aveva i problemi urbani moderni: ambiente, sovraffollamento, violenza.

Nell’antica Çatalhöyük I bioarcheologi hanno scoperto le origini della nostra vita odierna

Lo studio “Bioarchaeology of Neolithic Çatalhöyük reveals fundamental transitions in health, mobility, and lifestyle in early farmers”, pubblicato su  Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) da un team internazionale di ricercatori guidato dall’antropologo Clark Spencer Larsen dell’Ohio State University, ha rivelato nuove scoperte fatte nelle antiche rovine di Çatalhöyük, nella moderna Turchia.



 I bioarcheologi dicono che « risultati dipingono un quadro di come gli esseri umani siano passati da uno stile di vita nomade, da quello della caccia e della raccolta, a una vita più sedentaria costruita intorno all’agricoltura». Infatti, il team di scienziati che da 25 anni studia l resti umani rinvenuti nelle rovine di Çatalhöyük, ha scoperto che i suoi abitanti – tra 3.500 e 8.000 persone al massimo ma che all’epoca costituivano un grande centro abitato – «hanno sperimentato sovraffollamento, malattie infettive, violenza e problemi ambientali». Le rovine di Çatalhöyük sorgono in quella che oggi è la Turchia centro-meridionale e la città fu abitata dal 7100 al 5950 aC. Scoperto per la prima volta nel 1958, il sito misura 13 ettari, con quasi 21 metri di depositi che ricoprivano i resti di 1150 anni di occupazione umana continua. Larsen spiega che «Çatalhöyük è stata una delle prime comunità proto urbane del mondo e i residenti hanno sperimentato quel che accade quando metti molte persone in una piccola area per un periodo prolungato. Ha posto le basi per dove siamo finiti oggi e per le sfide che affrontiamo nella vita urbana». Larsen, che ha iniziato il lavoro sul campo a Çatalhöyük nel 2004 e lo ha terminato nel 2017, è stato uno dei leader del team che ha studiato i resti umani come parte del più ampio progetto di ricerca su Çatalhöyük, diretto da Ian Hodder della Stanford University. Il coautore dello studio pubblicato su PNAS , Christopher Knüsel dell’Université de Bordeaux , è stato co-leader del team di bioarcheologia con Larsen che sottolinea:  «Lo studio su PNAS rappresenta il culmine del lavoro di bioarchaeologia nel sito». Çatalhöyük  venne fondata intorno al 7100 aC e, in quello che i ricercatori chiamano il periodo antico, era probabilmente un piccolo villaggio costituito da poche case di mattoni di fango. Raggiunse il suo apice nel periodo medio tra il 6700 e il 6500 aC, prima che la popolazione diminuisse rapidamente nel tardo periodo. Çatalhöyük fu abbandonato intorno al 5950 aC. L’agricoltura è sempre stata una parte importante della vita nella comunità e i ricercatori sono riusciti a determinare che i suoi abitanti avevano una dieta costituta soprattutto di grano, orzo e segale, insieme a una serie di piante non coltivate grazie all’analisi di una firma chimica nelle ossa umane, chiamata rapporto isotopico stabile del carbonio. All’Ohio State University  spiegano che gli antichi abitanti di  Çatalhöyük  mangiavano anche carne: «I rapporti isotopici di azoto stabili sono stati utilizzati per documentare le proteine ​​nelle loro diete, che provenivano da pecore, capre e animali non addomesticati. I bovini addomesticati furono introdotti nel tardo periodo, ma le pecore sono sempre state l’animale domestico più importante nella loro dieta». Larsen aggiunge: «Stavano coltivando e allevando animali non appena fondarono la comunità, ma hanno intensificando i loro sforzi man mano che la popolazione si espandeva. La dieta ricca di cereali ha fatto sì che alcuni residenti sviluppassero presto la carie, una delle cosiddette “malattie della civiltà”. I risultati hanno mostrato che circa il 10-13% dei denti degli adulti trovati nel sito mostrava tracce di carie dentali. I cambiamenti verificatesi nel tempo nelle sezioni trasversali delle ossa delle gambe dimostrano che i membri della comunità nel tardo periodo di Çatalhöyük camminavano molto più dei primi residenti. Questo suggerisce che col passare del tempo i residenti dovevano spostarsi ancora di più dalla comunità per coltivare e pascolare. Riteniamo che il degrado ambientale e il cambiamento climatico abbiano costretto i membri della comunità a spostarsi più lontano dall’insediamento verso le fattorie per trovare rifornimenti come la legna da ardere. Questo ha contribuito alla definitiva scomparsa di Çatalhöyük». Altre ricerche suggeriscono che in Medio Oriente il clima sia diventato più secco proprio durante la  storia di Çatalhöyük, il che ha reso l’attività agricola più difficile.
I risultati del nuovo studio suggeriscono che i residenti avessero un alto livello di infezioni, molto probabilmente a causa di affollamento e scarsa igiene: «Fino a un terzo dei resti del periodo iniziale mostrano segni di infezioni alle ossa – dicono gli scienziati – Durante il suo picco della popolazione, le case venivano costruite come appartamenti senza spazio tra loro: i residenti entravano o uscivano da scale che portavano sui tetti delle case. Gli scavi hanno dimostrato che le pareti e i pavimenti interni sono stati intonacati di nuovo molte volte con l’argilla. E mentre i residenti mantenevano i loro pavimenti per lo più privi di rifiuti, l’analisi dei muri e dei pavimenti delle case mostrava tracce di materia fecale animale e umana». Larsen spiega ancora: «Vivevano in condizioni molto affollate, con casse di immondizia e penne per animali proprio accanto ad alcune delle loro case, quindi c’era tutta una serie di problemi di igiene che potrebbero aver contribuito alla diffusione di malattie infettive». Secondo i ricercatori, le condizioni di sovraffollamento a Çatalhöyük potrebbero anche aver contribuito ad alti livelli di violenza tra i suoi abitanti: «In un campione di 93 teschi di Çatalhöyük, più di un quarto – 25 individui – hanno mostrato segni di fratture cicatrizzate. E 12 di loro sono stati vittime più di una volta, con 2-5 ferite durante la loro vita. La forma delle lesioni suggerisce che i colpi alla testa erano stati provocati da oggetti duri e tondeggianti e sul sito si trovavano anche sfere di argilla della giusta dimensione e forma. Più della metà delle vittime erano donne (13 donne, 10 uomini). E la maggior parte delle ferite erano in cima o dietro le loro teste, suggerendo che quando vennero colpite le vittime non stavano affrontando i loro aggressori». Larsen conferma: «Abbiamo riscontrato un aumento delle lesioni craniche durante il periodo di mezzo, quando la popolazione era più grande e più densa. Si potrebbe sostenere che il sovraffollamento abbia portato a livelli di stress elevati e conflitti all’interno della comunità». A Çatalhöyük la maggior parte delle persone veniva sepolta in fosse che sono state scavate nei pavimenti delle case, e i ricercatori credono che venissero sepolte sotto le case in cui vivevano. Questo ha portato a un risultato inaspettato: «La maggior parte dei membri di una famiglia non erano correlati biologicamente». I ricercatori lo hanno scoperto questo si sono accorti che «I denti delle persone sepolte sotto la stessa casa non erano così simili come ci si aspetterebbe se fossero stati parenti». Larsen ricorda che «La morfologia dei denti è altamente controllabile geneticamente. Le persone che sono imparentate mostrano variazioni simili nelle corone dei loro denti e non abbiamo trovato questo nelle persone seppellite nelle stesse case. Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare le relazioni delle persone che vivevano  insieme a Çatalhöyük. E’ ancora un po’ un mistero». Larsen sottolinea che l’importanza di Çatalhöyük sta nel fatto che sia stato uno dei primi “mega-siti” neolitici al mondo costruiti intorno all’agricoltura e conclude: «Possiamo conoscere le origini immediate delle nostre vite odierne, come ci siamo organizzati in comunità. Molte delle sfide che abbiamo di fronte oggi sono le stesse che avevano a Çatalhöyük, solo immensamente più grandi».

Da:

SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:

LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs