IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

venerdì 22 settembre 2017

ANTICHI MICRORGANISMI SU MARTE ?




I vulcani di Marte nascondono indizi su microrganismi esistiti in passato?

Uno studio intitolato Amazonian Volcanism Inside Valles Marineris on Mars della Czech Academy of Sciences ha esaminato la Valles Marineris, un famoso canyon lungo 4.000 Km per trovare segni di un'attività geologica recente, con la speranza di identificare fossili contenenti i segni di una vita passata sul suolo marziano. I ricercatori hanno cominciato ad esaminare il Coprates Chasma Canyon, uno dei punti più bassi della Valles Marineris che ospita oltre 130 vulcani e colate di lava solidificata. L'analisi è stata condotta grazie al Mars Reconnaissance Orbiter che ha permesso di concludere che i vulcani eruttavano lava e non fango. Inoltre è stata notata una certa somiglianza con i vulcani presenti sulla terra, in quanto comparivano in maggior numero sopra le fratture del suolo, dove era possibile un passaggio del magma dal sottosuolo alla superficie. Un grande sorpresa è stata la scoperta dell'età di questi vulcani: sarebbe stimata tra i 200 e i 400 milioni di anni, il che li classifica come molto giovani rispetto a vulcani più anziani del pianeta rosso risalenti a 3,7 miliardi di anni fa. Inoltre l'analisi delle rocce vulcaniche avrebbe evidenziato un alto contenuto di silice SiO2 che include sostanze simili all'opale (che è silice idrata, ovvero contiene fino al 20% di acqua). Sulla terra sono stati trovati microrganismi all'interno dell'opale, dunque la loro presenza nel Coprates Chasma Canyon potrebbe darci degli indizi su forme di vita passate sviluppatesi su Marte. Il Coprates Chasma Canyon sarebbe un ottimo posto per l'atterraggio di un futuro Mars Rover secondo questa recente ricerca sulla Valles Marineris e la speranza degli studiosi è che la regione venga presa in considerazione in una futura missione spaziale.

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PER APPROFONDIMENTI:











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"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
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lunedì 18 settembre 2017

LA COMPRENSIONE DEL LINGUAGGIO GIA' NEL GREMBO MATERNO


 
I primi segni del linguaggio nel grembo materno:

Lo sapevate che ancor prima della nascita, quando si è nel grembo materno, il linguaggio umano potrebbe iniziare a svilupparsi ? Tutto ciò sarebbe stato evidenziato da un recente studio pubblicato dalla rivista Neuro Report.  Un team di ricercatori dell'Università del Kansas di Lawrence (Usa), ha scoperto che un mese prima di venire al mondo i nascituri sarebbero già in grado di distinguere la lingua di chi parla con loro. È stato effettuato un esperimento su 24 donne che si trovavano all'ottavo mese di gravidanza. Con uno strumento di rilevazione chiamato MCG magneto - cardiogramma, gli studiosi hanno rilevato sui feti nel grembo materno,  diverse letture del ritmo cardiaco e movimenti del nascituro mentre facevano ascoltare alle partecipanti, tramite un altoparlante, le registrazioni della voce di una persona, che parlava prima in lingua inglese, a loro familiare, e poi in giapponese a loro sconosciuta. Durante l'esperimento la frequenza cardiaca dei feti subiva appunto delle variazioni appena si passava dall'inglese (lingua della madre) al giapponese (lingua sconosciuta alla madre). Contrariamente, con una registrazione inversa da giapponese ad inglese, le frequenze cardiache rimanevano inalterate. Gli esperimenti come questo  dimostrano come i nascituri siano in grado di distinguere i diversi tipi di linguaggio, rivelandolo  mediante la variazione del battito cardiaco, sicuramente stimolato da una reazione del cervello che già distingue la lingua nota e quella ignota. Quindi il feto sintonizza le sue capacità ricettive ancor prima della nascita, basandosi sui segnali vocali acquisiti nel tempo di gestazione e già udibili all'interno dell'utero.

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mercoledì 13 settembre 2017

IL PLASMA MARINO: SORGENTE DELLA VITA


Plasma Marino. Il più naturale ed efficace rigeneratore cellulare al mondo

“Il mare guarisce le malattie degli uomini” (Euripide, 2500 anni fa)

Il plasma marino è una speciale soluzione di acqua di mare purissima che contiene la quasi esatta combinazione e concentrazione di minerali ed elementi traccia del plasma sanguigno ed un contenuto di sodio che equivale a quello del sangue. Come risultato le nostre cellule ricevono tutti i nutrimenti di cui hanno bisogno nella perfetta misura con effetto di rigenerazione, depurazione e ringiovanimento profondo. Per questo motivo assumere il plasma marino è molto più efficiente rispetto al consumo di magnesio, zinco e qualunque altro minerale assunti singolarmente. Trova applicazione in moltissime condizioni di salute dato che il plasma marino permette e accelera la naturale autoguarigione del corpo. Le cellule vengono nutrite nella soluzione originaria che ha permesso la formazione della vita sul nostro Pianeta, avviene una naturale alcalinizzazione che elimina le scorie acide metaboliche e le tossine, si ripristinano gli elettroliti essenziali per gli scambi tra le cellule e le reazioni enzimatiche, le ghiandole endocrine tornano in equilibrio e si rinnova il plasma sanguigno “sporco” con un nuovo plasma. Il Dr. Alexis Carrel, è uno degli esempi più famosi a riguardo. Al Rockefeller Institute for Medical Research, mantenne in vita il cuore di un pollo per circa 30 anni in una soluzione salina (che conteneva minerali nelle stesse proporzioni di quelle del sangue del pollo) che egli rinnovava tutti i giorni. Arrivò alla conclusione che “la cellula è immortale” se sottoposta al giusto ambiente. Questo mostra l’enorme potere rigenerativo del plasma marino. Molti ricercatori, fra cui il Dr. Joel D. Wallach di fama internazionale, sostengono che l’assenza di un singolo minerale necessario all’organismo può determinare sino a 10 diversi sintomi patologici. Infatti René Quinton dimostrò che il plasma marino permette la completa rigenerazione del sangue nei mammiferi. In un primo esperimento osservò infatti che un cane quasi completamente dissanguato, dopo una iniezione di plasma sanguigno aveva una rapida ricostituzione del fluido sanguigno. Dopo l’iniezione, il cane era di nuovo in piedi. Due settimane più tardi, i risultati di sangue prelevati mostrarono che il sangue era normale e più ricco di prima dell’esperimento.   

plasma marino sanguigno:

E’ stato scoperto nel 1904 dal biologo e fisiologo francese René Quinton ed è chiamato così perché è molto simile al plasma sanguigno umano. Quinton, che lavorava al Laboratorio di Patologia Fisiologica al Collegio di Francia, studiò l’origine comune a tutte le forme di vita e iniziò a ipotizzare delle spiegazioni biologiche su alcune funzioni metaboliche dell’organismo umano. Dimostrò che l’acqua di mare, adeguatamente formulata e in determinate condizioni, è virtualmente identica al plasma sanguigno dei mammiferi. Quinton mostrò che il plasma marino è l’unica sostanza al mondo che insieme al sangue e i liquidi organici riesce a mantenere in vita i globuli bianchi. Nessun’altra sostanza chimica riprodotta in laboratorio è in grado di farlo. E’ inoltre assolutamente atossica sia bevuta che iniettata per endovena.

René Quinton:

Con l’assistenza di molti eminenti medici, agli inizi del ’900 René Quinton impiegò con successo l’acqua di mare come agente di guarigione su migliaia di pazienti in Francia, Belgio e in Egitto con enorme successo. Dopo 4 anni di studi clinici e di ricerca pubblicò i risultati in varie pubblicazioni scientifiche e nel suo libro “L’eau De Mer, Milieu Organique” (“L’acqua di mare, ambiente organico”), pubblicato nel 1904.

Fino al 1975 il plasma marino era incluso nel dizionario francese Vidal destinato ai medici per molte patologie tra cui:

Gastroenteriti

Tossicosi

Eczema

Psoriasi

Anoressia

Anemia

Stanchezza surrenale

Affaticamento

Trattamento prenatale (prevenzione degli aborti)

Parti prematuri

Vomito in gravidanza

Costipazione

Dissenteria

Tubercolosi polmonare

Sclerosi a placche

Infezione utero-genitale

Raffreddore

Rinite

Sinusite

Orticaria

Allergia

Uno studio del 2016 pubblicato sulla rivista Evidence Base Complementary Alternative Medicine dimostra che il plasma marino “può aiutare a superare specialmente problemi di salute correlati allo stile di vita come le malattie cardiovascolari, diabete, obesità, cancro e problemi della pelle.”

1. Nutre le ghiandole endocrine. Tiroide e surrenali sono ghiandole in stretta relazione tra loro e che sono molto sensibili alla carenza di minerali ed elettroliti nel corpo. Il plasma marino ripristina le scorte di minerali e permette il corretto ambiente in cui le ghiandole possono funzionare.

2. Alcalinizza. I minerali sono gli alcalinizzatori naturali per eccellenza. Quando il pH del corpo diventa troppo acido a livello cellulare, la membrana cellulare si chiude. Diventa ermetica. Il plasma marino aiuta a ripristinare l’equilibrio acido-basico del corpo e riequilibra la carica elettrica delle cellule che possono così cedere tossine, assorbire nutrienti e rigenerarsi.

3. Carenze nutrizionali. Lo stress continuo nella nostra società, l’impoverimento dei terreni e il consumo di zucchero raffinato ha portato ad una profonda privazione di minerali nell’organismo umano. Come conseguenza assistiamo ad una carenza nutrizionale diffusissima tanto che viene stimato che l’80% della popolazione è carente di minerali essenziali come magnesio e zinco. Il plasma marino contiene tutti i minerali nel corretto rapporto tra loro e quindi nutre le cellule in profondità. In particolare è utile, non solo per chi soffre di anoressia e astenia, ma anche per l’anemia dato che stimola la rigenerazione del sangue (grazie in particolare al ferro e rame). Inoltre alcuni minerali contenuti nel plasma marino sono costituenti di vitamine, come il cobalto nella vitamina B12 e la carenza di questa vitamina è molto diffusa nella popolazione (sia vegetariana che onnivora).

4. Sostiene gli sportivi. Coloro che fanno sport e attività fisica regolare devono reintegrare i minerali persi attraverso la sudorazione e la produzione di energia. Se questo non avviene si osserva un calo delle prestazioni dato che i mitocondri delle cellule e l’omeostasi non funzionano perfettamente. L’assunzione di plasma marino è ideale per la sua dimostrata azione sui mitocondri, la regolazione omeostatica e la remineralizzazione.

5. Anticancro. Gli scienziati hanno dimostrato che il plasma marino svolge una azione preventiva contro il cancro. E’ stato osservato in un altro studio che inibisce la propagazione delle cellule del cancro al seno.

6. Malattie cardiovascolari. E’ stato dimostrato che il plasma marino fornisce protezione dalle malattie cardiovascolari riducendo i livelli di colesterolo totale, trigliceridi, indice aterogenico e malondialdeide (MDA), aumentando la capacità antiossidante equivalente del trolox nel siero (TEAC). Il meccanismo molecolare della sua protezione cardiovascolare avviene attraverso la regolazione dei recettori delle lipoproteine a bassa densità epatica (recettori LDL) e sull’espressione del gene CYP7A1 [5].

7. Alzheimer. Uno studio internazionale eseguito nell’ospedale di Catanzaro guidato dal Dr. Lacava ha fatto assumere oralmente plasma marino isotonico a 36 pazienti con gravi disturbi cognitivi (Alzheimer, demenza) per un mese. I risultati hanno mostrato che la sintomatologia e la necessità di trattamenti medici erano notevolmente diminuiti. I ricercatori commentano che “L’acqua di mare isotonica, avente una composizione qualitativamente e quantitativamente identica al fluido extracellulare, può determinare un meccanismo di regolazione favorevole nello scambio tra il plasma, interstiziale e settore intracellulare partecipando al ripristino della stessa funzionalità cellulare. Un uso coerente e adeguato di plasma marino, nei pazienti anziani, può quindi contribuire a ripristinare una corretta omeostasi dell’organismo.”

8. Pressione e colesterolo alti. Diversi studi hanno dimostrato che il plasma marino può ridurre la pressione alta grazie alla particolare combinazione di minerali. Avviene anche una riduzione del colesterolo e degli accumuli lipidici nel fegato.

9. Eczema e psoriasi. Uno studio che ha coinvolto pazienti con sindrome da eczema / dermatite atopica, ha mostrato che se trattati con plasma marino si osserva un miglioramento dei sintomi cutanei quali infiammazione, lichenificazione e frattura della pelle. I ricercatori hanno commentato che solitamente i pazienti con questo tipo di problemi della pelle presentano uno squilibrio di diversi minerali essenziali nei capelli, e alcuni presentano metalli tossici. L’assunzione di plasma marino ha ripristinato i minerali essenziali come il selenio e ha ridotto i livelli di metalli tossici come il mercurio e il piombo nei pazienti trattati.

10. Osteoporosi. Gli organi hanno bisogno di minerali per funzionare e se non ci sono i minerali disponibili nella nostra alimentazione, il corpo li cerca nelle ossa e nei muscoli. Poiché le ossa hanno bisogno di un apporto bilanciato di magnesio calcio e fosforo, se questi mancano può verificarsi l’osteoporosi.

11. Soluzione più bilanciata e completa di minerali. Nessun sale minerale è indipendente dagli altri, tutti interagiscono direttamente o indirettamente con gli altri elettroliti. Ogni volta che assumiamo minerali isolati solleviamo problemi di opposizione tra minerale e minerale, e si accentua lo squilibrio interno. In natura non esistono elementi isolati. Il plasma marino contiene 76 elementi ovvero quasi tutti i minerali ed elementi traccia in forma perfettamente bilanciata e sinergica. Nel libro di Ariane D’Aragon intitolato “Eau de mer, eau de la vie Rien de mieux pour regénérer le corps” troviamo numerose testimonianze di medici naturopati e complementari sul plasma marino. “Questa è l’unica fonte di minerali che uso – spiega Johanne Béliveau, naturopata presso la Clinica di Naturopathie S.te-Thérèse in Quebec – C’è una grande varietà di vendita di minerali nei negozi di alimenti naturali e farmacie, ma molti di loro non possono essere assimilati dal corpo umano. Ad esempio, si vende la Dolomite, un tipo di roccia, come fonte di calcio. Ma anche se riduciamo questa roccia in polvere, il calcio non entra purtroppo nelle nostre cellule. Le sue molecole sono troppo grandi. Restano attorno alle nostre cellule. Questo crea depositi ed acidifica il corpo. Al contrario, i minerali contenuti nel plasma marino sono facilmente assimilati anche quando qualcuno ha grossi problemi di salute e una digestione fragile. Ho pazienti che avevano il cancro i quali, prendendo tre fiale al giorno per un lungo periodo di tempo hanno avuto risultati molto sorprendenti. C’è stata davvero una significativa riduzione delle metastasi. Non ho visto niente di meglio per rigenerare il corpo.”

12. Gravidanza. In gravidanza è utile, secondo gli studi di Quinton, per prevenire aborti, ridurre la nausea e partorire bambini in ottima salute.

Come viene prodotto il Plasma Marino:

René Quiton ha scoperto che il plasma marino si ottiene prelevando acqua di mare a dieci metri dal fondale e 30 metri dalla superficie in presenza di vortici e in condizioni di alta marea. Il plasma marino Sea-AquaCell viene raccolto al largo di Saint Malo in Bretagna (Francia) una delle più ampie maree d’Europa, fino a 12 metri, contraddistinta da un’attività di profondo “scuotimento” dell’acqua, che ne garantisce ovviamente una altissima qualità e vitalità.

L’acqua così prelevata viene filtrata a freddo a 22 micron in ambiente sterile senza aumento di temperatura e senza contatto con oggetti metallici né processi elettrici, al fine di conservare intatto “l’ambiente vivente” e l’altissima qualità vibratoria informazionale.

Controindicazioni:

Il plasma marino isotonico non apporta alcun effetto indesiderato. Il plasma marino ipertonico è invece controindicato in caso di insufficienza renale, disturbi cardiaci, negli anziani e in gravidanza.

Modo d’uso:

Esistono due preparazioni di plasma marino: quella isotonica che ha una concentrazione identica al plasma sanguigno e quella ipertonica che contiene una concentrazione tre volte maggiore di minerali e oligoelementi.

Acquistando la soluzione ipertonica si può produrre anche la soluzione isotonica diluendola in un rapporto 1:2 ovvero per ogni litro di plasma marino ipertonico si aggiungono due litri di acqua di fonte.

plasma marino isotonico:

Il modo d’uso consigliato del plasma marino è di 10ml al giorno nei bambini ed anziani, e 40ml al giorno negli adulti da bere direttamente o da diluire in un bicchiere d’acqua a stomaco vuoto 30 minuti prima dei pasti. Può essere assunto a breve termine per diverse settimane o mesi, o regolarmente durante l’anno, in base alle esigenze individuali. Per patologie gravi e ad esempio per l’ernia al disco si può bere anche 1000 ml di soluzione isotonica al giorno senza rischi per la salute. La scelta se usare la soluzione isotonica o ipertonica dipende dalla situazione di salute da trattare. Il plasma marino isotonico si usa per condizioni di iper-attività come pressione alta, ipertiroidismo, sport, anziani, bambini e gravidanza. Il plasma marino ipertonico si usa per condizioni di ipo-attività come debolezza, affaticamento surrenale, anziani. Va assunta al mattino e non alla sera. Per i problemi di pelle, si può imbevere una garza con il plasma marino isotonico e la si applica localmente nella zona da trattare. Va mantenuta umide e sostituite regolarmente. Il plasma marino isotonico può essere usato anche per via rettale o vaginale con un clistere. Ottimo per trattare le infezioni uro-genitali e per i lavaggi intestinali e idrocolonterapia. L’assunzione di plasma marino isotonico per via endovenosa può essere praticata solo da medici ed infermieri professionali. “Le leggi e i principi della fisiologia non hanno nulla a che spartire con questo commercio della salute, ci sono ben poche cose che bisognerebbe avere nella propria farmacia: argille, ortica, prodotti dell’alveare, plasma marino e piante medicinali, tutto il resto non é che commercio.”

Prof. Marc Henry dell’Università di Strasburgo

Riferimenti e Bibliografia:

 1. Ariane D’Aragon. Eau de mer, eau de la vie Rien de mieux pour regénérer le corps.

 2. Professeur Marc Henry Professeur des Universités à Strasbourg. Absorption des mineraux

 3. Samihah Zura Mohd Nani et al. Potential Health Benefits of Deep Sea Water: A Review. Evid Based Complement Alternat Med. 2016; 2016: 6520475.

 4. American Medical Directors Association (AMDA). Dehydration and fluid maintenance in the long term care setting. American Medical Directors Association 2009.

 5. Weinberg AD, Minaker KL. Evaluation and management in older adults. JAMA, 1995.

 6. Necessità di un corretto equilibrio idroelettrolitico nell’anziano con Demenza: R. Lacava et al. 58° Congressso Nazionale S.I.G.G. Nov 2013.

 7. Il Plasma marino come regolatore omeostatico nella demenza di Alzheimer; R. Lacava et al. 14° Congresso Nazionale di Psicogeriatria A.I.P. Aprile 2014.

 8. QUINTON, René. L’eau de Mer milieu organique (1912: Ed. Masson) Reprinted: Ed. ENCRE 1995

 9. QUINTON, René & Dr. Robert SIMON. Seawater: injected subcutaneously in the treatment of pulmonary tuberculosis. Paris, Éditions de la Revue des Idées 1906 Translated from the French by the Ocean Plasma Team

 10. Sheu MJ et al. Deep sea water modulates blood pressure and exhibits hypolipidemic effects via the AMPK-ACC pathway: an in vivo study. Mar Drugs. 2013 Jun 17;11(6):2183-202. doi: 10.3390/md11062183.

 11. Ha B. G. et al. Stimulatory effects of balanced deep sea water on mitochondrial biogenesis and function. PLoS ONE. 2015;10(6)

IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE – di Marco La Rosa (Ed. OmPhi Labs 2015) cap. IV – da pag. 78 a pag. 82: Il plasma marino sorgente della vita.



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venerdì 8 settembre 2017

TRA FANTASCIENZA E REALTA': LA RETINA ARTIFICIALE ORGANICA


E’ italiana la prima Retina Artificiale Organica e ridarà la vista a milioni di persone. Ecco come…
Non è sicuramente la prima retina ad essere progettata in laboratorio e che promette di ridare la vista a milioni di persone: ciò che ha reso virale la notizia della fabbricazione di questa nuova retina è il fatto di essere interamente organica. A differenza degli altri dispositivi finora progettati, fatti di silicio, elettrodi ed altre componenti elettroniche, quest’ultimo è costituito da strati polimerici, ovvero fatti essenzialmente di carbonio, lo stesso atomo che compone i nostri tessuti. Tutto questo si traduce in un concetto molto importante quando si parla di trapianti di organi e tessuti: maggiore compatibilità e minore probabilità di rigetto. L’origine dello studio è tutto italiano, dell’Istituto Italiano di Tecnologia in collaborazione con una molteplicità di altre Università italiane. La retina è stata studiata per risolvere in particolare una patologia degenerativa, la retinite pigmentosa, in cui sono solo i fotorecettori ad essere danneggiati e non i neuroni coinvolti nella visione: è questa una prerogativa per poter applicare la retina tecnologica. La struttura organica consta di tre parti: un substrato creato da una proteina della seta, un polimero conduttore ed uno semiconduttore. Il funzionamento è molto simile a quello dei pannelli solari in cui la luce viene convertita in impulso elettrico e trasmesso ai neuroni della retina. La sperimentazione sui topi colpiti da retinite pigmentosa ha portato ad un ottimo risultato e i ricercatori hanno la volontà di compiere la prima applicazione umana entro il 2018. La retina artificiale si è mantenuta perfettamente integra a distanza di 10 mesi dall’intervento: questo è in linea con le aspettative dei ricercatori che hanno scelto di progettare una struttura interamente organica proprio per eliminare il rischio di rigetto e di degradazione dei materiali. Lo studio pubblicato su Nature Materials, sottolinea tutti i vantaggi dei materiali organici: non solo abbattono le possibilità di infezioni, ma permettono un’ampia libertà nella scelta della forma del supporto. Gli studi stanno proseguendo sui maiali, ma nel momento in cui si dovrà procedere sull’essere umano si dovrà fare i conti con un ostacolo non indifferente: maggiore è la porzione di retina eliminata dall’occhio del paziente, maggiore è la possibilità di un distacco della retina stessa. Noi confidiamo che anche questa problematica verrà risolta dagli eccellenti ricercatori dell’Istituto di Tecnologia, e che la retina organica entrerà presto nello spettro degli interventi in grado di migliorare nettamente la vita delle persone.



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martedì 5 settembre 2017

IL MISTERO DELLE PIETRE SFERICHE



1)      I massi di Moeraki in Nuova Zelanda: il mistero del loro fascino, tra leggende Maori e scienza

 
 
Rigogliose vegetazioni, pascoli ovunque, interrotti piacevolmente da vigneti, spiagge lunghe decine di chilometri, in cui soffia un vento impetuoso; spiagge ricche di conchiglie, popolate da animali esotici. Tra foche, elefanti di mare ed albatros…nell’immensità dell’Oceano, troviamo delle indescrivibili stravaganze geologiche: i Moeraki Boulders, meglio noti come “ Massi di Moeraki”. Sulla spiaggia di Koekohe, poco distante da Moeraki, un piccolo villaggio di pescatori sulla costa di Otago, nell’Isola Sud  (Nuova Zelanda), in uno scenario da sogno, intorno al quale ruotano numerose leggende della popolazione aborigena dei Maori, si trovano più di 50 enormi sfere di pietra, alcune integre, altre frantumate; di color grigio, che variano dai 0,5 metri ai 2,2 metri di diametro e possono pesare fino a 7 tonnellate. Si tratta di accumuli in strati concentrici di sostanze depositate dall’acqua, protetti per legge tramite una serie di divieti (danneggiamenti, rimozione, campeggio ecc). La componente rocciosa dei Massi Moeraki è interrotta da grandi crepe che si snodano dal loro centro verso l’esterno, riempite per lo più da uno strato di calcite marrone e in seguito giallastra. Essi appaiono misteriosi, simili a gigantesche uova o a enormi gusci di tartaruga, paragonabili a biglie emesse dagli abissi oceanici. Il gruppo di Ngai Tahu, che viveva nell’area limitrofa, associa i Massi al naufragio della grande canoa Arai Te Uru a seguito di una tempesta, mentre navigava verso sud. Le enormi sfere sarebbero la trasfigurazione di parte del suo carico, come cesti tondi di cibo e zucche; ma altri elementi dell’evento tragico sono stati cristallizzati nel paesaggio circostante: lo scafo sarebbe diventato la scogliera che si estende fino a Shang point, e la grande roccia, Hipo, il navigatore. Molte delle colline tra Moeraki e Palmerston portano i nomi dei membri dell’equipaggio e una quello dell’onda che sommerse l’imbarcazione. Da studi scientifici effettuati sulla composizione dei Massi, in particolare dal contenuto di magnesio e ferro e dagli isotopi stabili di ossigeno e carbonio, è emerso che la loro struttura principale ha iniziato a formarsi nel fango situato in prossimità del fondale marino e la loro forma sferica indica che la quantità di calcio  era maggiore rispetto al contenuto di acqua. Le conchiglie, le ossa e i frammenti di piante agiscono come nuclei di condensazione intorno ai quali i minerali disciolti nell’acqua, iniziano gradualmente a cristallizzare. I massi più grandi (che misurano 2 metri di diametro), secondo una stima, hanno impiegato tra i 4,5 e i 5,5 milioni di anni per aumentare di dimensione e contemporaneamente su queste pietre si accumulavano dai 10 ai 50 metri di fango. In seguito si formarono le concrezioni, le grandi crepe note come septonia, e poi della calcite marrone, calcite gialla e piccole quantità di dolomite e quarzo riempirono progressivamente queste crepe quando, calato il livello del mare, l’acqua freatica riuscì ad attraversare il fango indurito che ora le avvolge.

da:


2)      Costa Rica: il mistero de las bolas, le sfere di pietra

 
 
Le misteriose sfere di pietra del Costa Rica, considerate tra i reperti archeologici più preziosi del paese. Queste misteriose sfere – chiamate Las Bolas a livello locale ed apparse anche nella famosa scena del film “I predatori dell’Arca perduta” della saga di Indiana Jones – sono state ritrovate a partire dal 1939 nel sud ovest del Costa Rica, nella zona del Pacifico meridionale, quasi esclusivamente nella zona del Delta del Diquís, tra le cittadine di Palmár Sur e Ciudad Cortés, oltre che nella Penisola di Osa e nell’Isola di Caño, al largo della Penisola stessa. Alcuni esemplari sono stati rinvenuti anche nella zona di Fila Costeña, attorno a San Vito de Java (o de Coto Brus) e Ciudad Neilly, e vicino alla località di Bolas. Negli anni, di sfere, ne sono venute alla luce circa 300 di grandi dimensioni, cioè con un diametro che va dai 50 ai 250 cm, ed un numero imprecisato di piccole dimensioni, di peso variabile tra il chilo e le 25 tonnellate. Gli studiosi non sono ancora riusciti a capire quale sia l’origine ed il significato di questi reperti. Le sfere, fatte di andesite, gabbro e granodiorite, rocce di origine vulcanica, sono infatti quasi tutte state spostate rispetto al luogo di ritrovamento. Inoltre, molte sono state anche sepolte da detriti alluvionali o spostate a causa di smottamenti del terreno, e non solo per colpa dell’uomo, dalla loro collocazione originaria. Questo non ha permesso agli studiosi di analizzare i loro eventuali allineamenti, se non in pochissimi e rari casi. Alcuni archeologi suppongono che le sfere stiano a rappresentare il Sole e la Luna o alcune costellazioni, quindi la loro posizione originale sarebbe stata fondamentale per supportare questa tesi. Il primo a studiare questi manufatti di pietra è stato il professore americano Samuel Lothrop, archeologo di Harvad che, seppure con qualche cautela, è riuscito a dare delle riposte ai tanti interrogativi. Secondo Lothrop i grandi sferoidi del Costa Rica avrebbero un’origine abbastanza recente e databile intorno al 400 d.c. (anche se altri studioso indicano il 600 d.c.), cioè nel periodo in cui nella zona arrivò la cultura dell’oro. Secondo Lothrop ed altri studiosi gli sferoidi erano considerati indicatori sociali o segnalatori di aree sacre. Per quanto si è potuto accertare, infatti, alcuni di essi erano posizionati ai lati delle rampe di accesso di mounds (monticoli) su cui etano state costruite le case dei capi o dei famosi shamani oppure sul piano di mound su cui si svolgevano cerimonie di culto o civili. Molti studiosi avvallano la teoria che furono gli indigeni di cultura Diquis (Diquis significa “grandi acque” o “grande fiume” in lingua Boruca) a creare queste sfere. Ancora oggi gli indios Boruca vivono nella zona. Come abbiano fatto a farle così perfette rimane un mistero irrisolto. Sono tante le ipotesi e le teorie sorte intorno a queste sfere – c’è anche chi sostiene che le abbiano fatte gli extraterrestri – ma nessuna è ancora stata supportata da prove certe. Mentre gli studi e le ricerche vanno avanti, il Governo del Costa Rica, ha chiesto all’Unesco di riconoscerle come patrimonio mondiale dell’Umanità e di approvare il progetto di un parco delle sfere chiamato “Plenitud bajo el cielo: el parque arqueológico de las esferas de piedra precolombinas” (Pienezza sotto il cielo: Parco archeologico delle sfere di pietra precolombiane). Per ora sono tre in Costa Rica i luoghi dichiarati dall’Unesco patrimonio naturale dell’Umanità: Isla del Coco, Parque Internacional La Amistad e Parque Nacional Guanacaste.

3)      Cina: la montagna delle uova di pietra


 
La recente scoperta di sfere di pietra di grandi dimensioni in Cina, richiama alla mente l'accumulo misterioso di sfere simili in altre parti del mondo. Prove sperimentali suggeriscono che potrebbero essere state create da archi elettrici ad alta energia. Antiche civiltà hanno attribuito alle sfere di pietra caratteristiche divine. Alcune di loro sono state elevate su plinti e adorate come messaggeri del cielo. Da antiche cronache, si può addirittura evincere che molte sfere siano "cadute dal cielo" o si siano formate in misteriosi e probabilmente catastrofici eventi. Un gruppo di lavoratori cinesi ha portato alla luce diverse sfere di pietra , situate nella provincia di Hunan, mentre scavavano le fondamenta per una nuova autostrada. Le pietre sono di varie dimensioni ed essendo anche piuttosto numerose la collina in cui sono state scoperte è stata denominata la "montagna delle uova di pietra." Altri depositi di queste pietre si trovano nella zona di  Shennongjia, Riserva Naturale della provincia di Hubei.  Naturalmente anche queste sfere di pietra sono assolutamente simili a quelle ritrovate nella struttura della piramide bosniaca del sole


 
 scoperta nel 2005 dal Dr. Semir Osmanagich, (Direttore del ‘Center for Anthroplogy and Archaeology at the American University’ in Bosnia-Herzegovina), e come precedentemente illustrato molto simili a quelle in Costa Rica e Nuova Zelanda. Quel può essere il  principio unificante in grado di fornire la spiegazione più plausibile per una comune genesi ? La maggior parte delle teorie convenzionali (come abbiamo visto) attribuisce la loro formazione al lento accumulo di minerali, considerando queste “concrezioni " composte da carbonato o altri elementi parzialmente solubili in acqua. Tuttavia, come il teorico del modello elettrico, Mel Acheson , ha sottolineato: "Quando ed in che situazione magneto-geologica si sono formate le concrezioni? E perché sono sferiche? Perchè la gravità non le ha schiacciate in una forma a cupola, come logicamente dovrebbe essere avvenuto? Se si fossero formate attraverso un mezzo resistivo, l'attrito avrebbe dovuto cambiare la loro forma! E’ assolutamente logico supporre che le forze che le hanno plasmate dovevano propagarsi attraverso una simmetria sferica. Quindi, dovremmo cercare altrove la causa - che tenga conto della loro struttura simmetrica”. Una descrizione di sferule vetrificate, create attraverso gli esperimenti del Dr. C.J. Ransom con scariche ad alta tensione, hanno avvallato la teoria secondo cui potenti scariche elettriche in atmosfera (fulmini) possono essere state fondamentali per plasmare le sfere. Infatti, è provato che archi elettrici tendono a raccogliere la materia al centro di un vortice e fonderla in una sfera. (foto sotto)
 
 



 

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