EVOCHIAMO LA VERITA'

EVOCHIAMO LA VERITA'
Matteo Zavattaro & Marco La Rosa

domenica 12 febbraio 2012

ATTENTATO AL PAPA? ANALISI E PROFEZIE


La visione di Suor Lucia a Fatima, il 13 Luglio 1917.


di: ADRIANO FORGIONE


Il FATTO QUOTIDIANO, ha pubblicato ieri la notizia dell’esistenza di un documento vaticano nel quale si parla della possibile morte dell’attuale papa, Benedetto XVI, entro un anno da oggi, cioè entro i primi mesi del 2013. Una notizia che ha fatto clamore, prima criticata, poi ratificata dalla stessa Santa Sede, che ha confermato l’esistenza del documento ma allo stesso tempo ha definito il tutto come “farneticazioni”. Farneticazioni che però sul documento portano i bolli vaticani e che vedono coinvolti alti prelati vicini al seggio di Pietro.


Qualcuno ha parlato di “attentato” al papa entro l’anno, ma il documento parla solo di morte, come fosse una previsione, e non accenna al modo in cui questi dovrebbe decedere, tanto meno a complotti tendenti ad assassinare l’attuale “sovrano”. Quest’ultima è stata avanzata dagli interlocutori cinesi del cardinale Romeo durante un suo viaggio in Cina. Vedremo però che l’ipotesi non è affatto campata in aria.

Di complotti però ce ne devono essere diversi in Vaticano. Basti pensare alla morte sospetta di Papa Giovanni Paolo I nel settembre 1978, alla scomparsa di Emanuela Orlandi nel 1983, che vede coinvolti lo IOR e la Banda della Magliana, allo strano assassinio plurimo della guardia svizzera Alois Estermann, di sua moglie e del caporale Cedric Tornay all’interno delle stesse mura vaticane nel maggio 1998, ai misteri del Banco Ambrosiano e del coinvolgimento di Roberto Calvi e dello IOR nella costituzione di fondi neri. Calvi fu trovato morto impiccato, certamente assassinato da mani ignote, nel giugno 1982, sotto un ponte di Londra.
Papa Giovanni Paolo I

 Questo documento, però, credo abbia relazioni con un altro evento oscuro che coinvolge il Vaticano: il mistero di Fatima e  suoi tre segreti, di cui l’ultimo, reso noto nel 2000 dalla Santa Sede, a nostro parere in modo incompleto. Nella parte non “ufficializzata” ma circolante in modo “apocrifo” da diverso tempo prima della presa di posizione ufficiale della Chiesa nel 2000, si faceva riferimento a una catastrofe planetaria generata da una guerra senza confini e a una crisi dottrinale della Chiesa, cose che sono sparite dalla versione ufficiale (divulgata proprio da Joseph Ratzinger), trasformata in una visione dai forti toni simbolici, con un un “Vescovo vestito di Bianco” che veniva assassinato, visione poi associata all’attentato di Giovanni Paolo II. Personalmente lo escludo, Papa Wojtyla non fu assassinato, sopravvisse all’attentato, e dunque la visione non si adatta a lui. La parte ufficializzata del Terzo Segreto a mio parere fa riferimento a fatti ancora da verificarsi e dunque, questo documento potrebbe essere l’anticipazione dell’uccisione di un Papa, proprio quella profetizzata dal Terzo Segreto di Fatima. Forse si tratterebbe proprio Papa Ratzinger? Avranno pensato così coloro che hanno generato il documento, rileggendo diversamente il testo rispetto all’associazione con Papa Wojtyla?
La terza pagina del terzo segreto di Fatima ufficializzata daal Santa Sede (quella con il Vescovo Bianco)

La nota sarebbe stata consegnata a Benedetto XVI lo scorso gennaio dal cardinale boliviano Castrillon con data 30 dicembre 2011. Il testo farebbe riferimento a una conversazione telefonica dell’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, che  parlerebbe di un grosso rischio corso dal Papa entro dodici mesi. Si fa il nome anche di colui che potrebbe essere il successore di Sua Santità, Angelo Scola, l’arcivescovo di Milano. La nota consegnata al Papa sarebbe stata scritta in tedesco, in modo da evitarne una grande diffusione. Ma la diffusione c’è stata, e io credo proprio per prevenire l’evento profetizzato nel Terzo Segreto.
Perchè e Chi?
Il “perché” un documento così riservato finisca sulla scrivania di un giornale libero è forse proprio per sventare questa possibilità. Se c’è un complotto, il fatto di renderlo noto, aumenta il livello di sicurezza di che deve subirlo. Una scelta mirata che, come è nei metodi dei servizi segreti di ogni grande potenza del mondo, e il Vaticano è certamente la più potente, ha voluto affidarlo ad un organo di informazione in grado di generare dubbi sull’affidabilità della fonte (“Il Fatto Quotidiano” non è legato a partiti, non riceve finanziamenti pubblici e dunque è libero nel vero senso della parola) e allo stesso tempo volesse assicurarsi che venisse pubblicato, by-passando le maglie dei grandi direttori dei quotidiani legati ai poteri forti e ai partiti politici e, quindi, in grado di censurarlo. Questo non è avvenuto e oggi il documento è confermato come autentico, sebbene, come era ovvio che avvenisse, è stato bollato come “farneticazioni” dagli stessi che lo hanno consegnato al Papa. Non ci si poteva mica aspettare che dicessero: “È tutto vero!”. Immaginate che caos! Certo è interessante che la Segreteria di Stato vaticana riceva un documento di questo tenore, ci si faccia quattro risate sopra e poi ci ponga un bollo per passarlo al Papa. Si sarà fatto quattro risate anche lui? Non credo. Che all’interno del Vaticano siano realmente preoccupati sembra trasparire dallo stesso fatto che tale documento avrebbe dovuto essere letto proprio dal Papa e dal suo entourage. Da lì in poi qualcosa è cambiato, e tutto questo sa di strategia.
Papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger)

Se abbiamo spiegato “il perché” c’è da ragionare ancora sul “Chi” ha fatto uscire un documento così dalle mure papali, consegnandolo ad un giornale indipendente. Si tratta certamente di qualcuno molto in alto, che ha accesso a documentazioni riservate, anche le più strettamente attinenti il Papa, quelle che maneggiano in pochissimi. Un cardinale certamente, ma non si sa chi. Essendo il documento in tedesco doveva essere in grado di tradurlo chiaramente per comprenderne il contenuto. Quindi qualcuno molto vicino al Papa, se non il Papa stesso, che infatti lo ha letto e ne è a conoscenza. D’altronde, chi potrebbe averne più paura se non lui, che conosce bene il segreto di Fatima relativo all’uccisione del vescovo bianco  e che, consapevole delle manovre interne ai diversi poteri  in Vaticano, avrebbe dunque potuto concertare con i suoi, una diffusione “anonima” a mezzo stampa al fine di cautelarsi. Assurdo? Io dico, possibile.

Dunque, sono certo che le paure nel Vaticano sono legate al testo del Terzo Segreto di Fatima e a quella visione da loro stessi ufficializzata della morte di un “Vescovo vestito di bianco”. Ma il Terzo Segreto, per la sua parte ancora non ufficializzata, è anche strettamente legato alla “fine di questo tempo”, cui è concatenata la fine della Chiesa Romana, anticipata nel testo apocrifo, da una sua profonda crisi dottrinale (e su questo oramai ne siamo tutti consapevoli, basti pensare alla pedofilia imperante), fatto confermatomi da Monsignor Corrado Balducci, nel 1999, durante un’intervista che gli feci al nostro primo incontro. Ma la cosa più oscura me la confidò durante una cena privata insieme alla giornalista Paola Harris, a Roma nel 2005 (Balducci è poi deceduto nel settembre 2008). Grande esperto di Fatima e studioso dei “segni degli Ultimi Tempi”, Balducci era demonologo ed esorcista, accreditato presso la Santa Sede, dunque ho sempre preso quelle parole seriamente: «Satana cammina nelle stanze Vaticane. Spesso quando entro quelle stanze mi trovo ad incrociare il saluto di alcuni cardinali e porporati che conosco e dentro di me, nella mia testa gli chiedo: buongiorno, come sta il cornuto?». Balducci si riferiva ad alcuni specifici cardinali di cui, però, non ha mai fatto nomi. Oggi però, con questo documento, emerge ancora una volta una strana e occulta lotta per i seggi del potere all’interno del Vaticano e lo conferma il direttore di Avvenire,  Marco Tarquinio 
Il mio primo incontro con Monsignor Corrado Balducci nel 1999 (al centro Paola Harris)

La Profezia di Malachia e la mia lettura possibile
Una “Fine del Tempo” che sembrerebbe essere sostenuta da un’altra profezia. Quella di Malachia del 1139 che predisse l’avvento di altri 112 papi prima della fine della Chiesa e della distruzione di Roma (forse da vedere come caduta della Chiesa Romana). I papi sinora sono 111, l’ultimo, il prossimo è definito da Malachia “Petrus Romanus”, Pietro il Romano. Lungi da me fare speculazioni senza fondamento, solo il tempo può fornire risposte affidabili, ma speculare in tal senso non è peccato, considerato il documento in esame. Questo fa infatti riferimento al nome del possibile successore di Papa Benedetto XVI, il cardinale Angelo Scola e dunque, anche se non dovesse essere lui e tutto quanto profetizzato non si avverasse, noi ci proviamo ugualmente. Il termine Scola deriva dall’antico termine sanscrito “Kala”, che significa “morte” o “pietra nera” (una pietra sacra nell’antichità) e da cui sono derivate anche i termini “Scuola”, “Scala” e l’inglese “Skull” (quest’ultimo si relaziona anche al nome di Pietro in aramaico, la lingua di Gesù, cioè “Kefa”, Cefalo, cioè “Testa”) . Ora è proprio Gesù a dire in Matteo 16.18: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa». Dunque il cognome Scola ha in sé il nome di Pietro, proprio quello che Malachia indica come ultimo papa. Il problema nasce sul termine “Romanus”. Ricordiamo che nel 1139, quando Malachia redasse il suo elenco di papi, l’Italia in quanto Stato non esisteva e dunque un “italiano”, da un uomo del 1139 sarebbe stato certamente definito “Romano”. In effetti se il prossimo papa fosse italiano, sarebbe il primo dopo ben 33 anni di “regno” straniero (Wojtlya era polacco, Ratzinger tedesco), cosa mai accaduta all’interno del pontificato romano dopo che Malachia scrisse il suo elenco dei papi (se si eccettua la parentesi avignonese). Dunque il nome Petrus Romanus si potrebbe adattare ad Angelo Scola. Inoltre, all’interno della storia di cui stiamo trattando, è coinvolto l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo. Il nome Romeo deriva dal latino “Romeus” cioè “Romano”. Che Malachia avesse previsto e codificato, all’interno degli eventi di riguardanti quest’ultimo papa, anche i nomi di coloro che ne avrebbero in un modo o nell’altro anticipato l’ascesa? A volte le visioni e le profezie sono una Cabala da dipanare e anche questa ne è una buona prova, ma in ogni caso. solo il tempo potrà dirlo. Quest’ultimo è stato solo un gioco per verificare l’adattabilità del nome anticipato nel documento con un’altra famosa profezia. Se poi il prossimo papa dovesse essere il Cardinale Bertone, come altri vociferano, allora non servirebbe alcuna Cabala. il suo nome completo è Tarcisio Pietro Evasio Bertone, nato a Romano Canavese nel 1934. Non serve aggiungere altro.
Restano gli sconosciuti disegni e le inquietanti ombre che si muovono all’interno del Vaticano, in una lotta intestina tra poteri occulti che hanno davvero tanto a che fare con il Terzo Segreto di Fatima e gli Ultimi Tempi.

mercoledì 8 febbraio 2012

IL FONDAMENTALE RUOLO DELL'ACQUA PER LA SALUTE DEL NOSTRO ORGANISMO



di Fereydoon Batmanghelidj

Un estratto dal libro "il Tuo Corpo Implora Acqua" del dott. Fereydoon Batmanghelidj, che già pubblicato su Scienza e Conoscenza n. 10, diventa oggi molto attuale grazie alle nuove recenti scoperte e sull'acqua informata.
Questo libro tratta della funzione dell’acqua nel corpo e illustra come una rapida comprensione di questo argomento possa trasformare i bisogni di salute della nostra società – e come la medicina preventiva possa divenire il principale approccio alla cura della salute in qualsiasi società. La protagonista è l’acqua. L’idea alla base di questo libro è che l’acqua è la sostanza fondamentale e l’agente principale in tutti i processi che si verificano normalmente nel corpo umano. Tenendo ben presente il ruolo primario dell’acqua, esaminiamo alcuni stati di malattia. Viene qui discussa l’influenza della mancanza d’acqua in condizioni fisiologiche che possono eventualmente diventare stati di malattia. Nelle “malattie” analizzate nelle pagine seguenti, bisogna anzitutto escludere la possibile alterazione del metabolismo dell’acqua, prima di stabilire che tali disturbi siano causati da altri processi. Questo è il vero senso di un approccio preventivo alla cura della salute. Dovremmo per prima cosa escludere le cause più semplici dell’insorgere di una malattia e poi prenderne in considerazione di più complesse. La verità pura e semplice è che la disidratazione può causare malattie. Tutti sanno che l’acqua è “buona” per il corpo, ma pochi sembrano capire pienamente quanto sia essenziale per il benessere di ciascuno o cosa accade all’organismo se non riceve il suo fabbisogno giornaliero di acqua. Dopo aver letto questo libro, avrete idee molto più chiare sull’argomento. La soluzione per la prevenzione e la cura delle malattie causate dalla disidratazione consiste nell’assunzione di acqua su basi regolari. Ciò è quanto viene descritto in questo libro. Io spiego perché, nella maggioranza dei casi, gli stati di infermità dovrebbero essere considerati come disturbi causati dalla disidratazione. Se, attraverso la semplice assunzione giornaliera di acqua potete stare meglio, non dovete preoccuparvi. Dovreste ricorrere a un medico specialista se l’adattamento ai bisogni dietetici del vostro corpo non funziona e problemi di salute continuano ad affliggervi. Ciò che qui vi viene offerta è la conoscenza necessaria per la prevenzione e la cura delle malattie dovute alla disidratazione. Alla fine del libro potete trovare informazioni sulle regole necessarie per l’assunzione giornaliera di acqua e la dieta complementare per prevenire “malattie da disidratazione”, o perfino curarle, se non si è ancora sviluppata una situazione irreversibile.

I principi fondamentali

Quando il corpo umano si sviluppò da specie che si erano formate nell’acqua, esso ereditò la stessa dipendenza dalle proprietà vitali dell’acqua stessa. Il ruolo dell’acqua nell’organismo delle specie viventi – razza umana inclusa – non è cambiato sin dalla creazione della vita nell’acqua marina e il suo successivo adattamento all’acqua dolce.

Quando la vita sulla terraferma divenne un obiettivo, fu necessaria la creazione di un sistema sempre più complesso di conservazione dell’acqua nel corpo per lo sviluppo di nuove specie. Questo processo di temporaneo adattamento a una disidratazione transitoria fu ereditato come un ben consolidato meccanismo nel corpo umano e costituisce ora l’infrastruttura di tutti i sistemi operativi nel corpo degli attuali esseri umani. Le prime specie che vivevano nell’acqua, l’avventura al di là dei confini conosciuti rappresentava un grande stress perché rischiavano di disidratarsi. Questo stress diede origine a una fisiologia dominante per la gestione di crisi da mancanza di acqua. Negli esseri umani “stressati”, si determina esattamente lo stesso cambiamento e la stessa fisiologia di gestione della crisi da carenza d’acqua. Il processo comporta in primo luogo un netto razionamento delle “riserve” idriche del corpo; viene accertato che la quantità di acqua disponibile per gli immediati bisogni del corpo è limitata la gestione delle riserve idriche disponibili nell’organismo viene affidata a un sistema complesso.

Questo complicato processo di razionamento e di distribuzione dell’acqua rimane in funzione finché il corpo non riceve segnali inequivocabili che ha di nuovo accesso a una scorta d’acqua adeguata. Dato che ogni funzione del corpo è controllata e stabilizzata dal flusso dell’acqua, la “gestione dell’acqua” è l’unico modo per essere sicuri che consistenti quantità di acqua e di sostanze nutritive che essa trasporta raggiungano per primi gli organi sommamente vitali che dovranno affrontare e trattare qualsiasi nuovo “stress”.  Questo meccanismo divenne sempre più stabilizzato ai fini della sopravvivenza contro i nemici naturali e i predatori. È l’estremo sistema operativo per la sopravvivenza nelle situazioni “o lotti, o fuggi”. È sempre lo stesso meccanismo nell’ambiente competitivo della vita moderna nella nostra società.

Uno degli inevitabili processi nella fase di razionamento dell’acqua nel corpo è la spietatezza con cui alcune funzioni sono controllate, in modo che un organo non riceva più della sua quota predeterminata di acqua. Ciò vale per tutti gli organi del corpo. All’interno di questo sistema di razionamento dell’acqua, la funzione cerebrale ha priorità assoluta su tutti gli altri sistemi. Il cervello costituisce circa il 2% del peso totale del corpo, tuttavia riceve dal 18 al 20% della circolazione sanguigna. Gli “addetti al razionamento” diventano sempre più attivi e mandano i loro segnali di allarme per mostrare che una particolare zona è a corto di acqua: proprio come il radiatore di un’automobile che emette vapore quando il circuito di raffreddamento non è adeguato allo sforzo della vettura. Nelle società avanzate, pensare che tè, caffè, alcool e bibite siano piacevoli sostituti per il naturale bisogno di acqua del corpo sottoposto a uno stress quotidiano è un errore elementare, ma catastrofico. È vero che queste bevande contengono acqua, ma esse contengono anche elementi disidratanti (quindi diuretici). Esse fanno espellere non solo l’acqua in cui sono diluite ma anche altra acqua presa dalle riserve del corpo! I moderni stili di vita rendono spesso le persone dipendenti da ogni specie di bevande prodotte per scopi commerciali.

I bambini non vengono educati a bere acqua e diventano dipendenti da bibite (gassate, con caffeina e dolcificanti) e succhi di frutta. Questa è un’ autorestrizione delle necessità di acqua del corpo. In linea generale, non è possibile bere bevande confezionate per rimpiazzare completamente l’acqua di cui abbiamo bisogno. Allo stesso tempo, una preferenza prolungata per il gusto di queste bibite riduce automaticamente l’impulso di bere acqua quando esse non sono disponibili, conducendo così alla disidratazione.

Gli esperti di medicina ignorano le numerose funzioni chimiche dell’acqua nel corpo. Poiché la disidratazione può causare la perdita di alcune funzioni, i diversi sofisticati segnali mandati dagli operatori del programma di regolazione idrica del corpo, mentre perdura una forte disidratazione, sono stati interpretati come indicatori di malattie sconosciute. Questo è l’errore fondamentale che ha fuorviato la medicina clinica. Esso ha impedito ai medici di riuscire ad adottare misure preventive o di fornire semplici cure idriche e fisiologiche per alcune delle principali malattie umane. 

Al primo apparire di questi segnali, il corpo dovrebbe essere rifornito di acqua perché sia distribuita dai sistemi di razionamento.

Invece ai medici è stato insegnato a far tacere questi segnali con prodotti chimici. Naturalmente, essi non comprendono il significato di questo errore grossolano. I vari segnali prodotti da questi “distributori d’acqua” sono indicatori di una sete regionale e della siccità del corpo. Sul nascere, possono essere cancellati semplicemente con una maggiore assunzione di acqua, ma vengono impropriamente trattati con l’uso di prodotti chimici commerciali finché la patologia non diviene stabile e nascono le malattie. Questo errore persiste con l’uso sempre più frequente di prodotti chimici per trattare altri sintomi insorgenti, le complicazioni della disidratazione diventano inevitabili e infine il paziente muore. L’ironia di tutto ciò è che i medici dicono che è morto per una malattia! L’errore di tacitare i diversi segnali di scarsità d’acqua con prodotti chimici è immediatamente nocivo per le cellule.

Il segnale, ormai fissato, che produce disidratazione cronica può avere un impatto permanente di danno anche sui figli. Sono lieto di sottoporre alla vostra attenzione questa scoperta nell’ambito della conoscenza medica che può evitare alle persone, in particolare agli anziani, di ammalarsi. In breve, la mia svolta paradigmatica nella scienza applicata all’uomo darà luogo a un approccio basato sulla fisiologia e semplificherà la pratica della medicina in tutto il mondo. Il risultato immediato di questo svolta paradigmatica andrà a vantaggio della salute della gente. Evidenzierà i sintomi della disidratazione in un’ottica nuova e inoltre ridurrà i costi della malattia.

Il paradigma che bisogna cambiare

Cosa è un paradigma e come fa a cambiare? Un paradigma è la comprensione basilare da cui ha origine la nuova conoscenza. Per esempio, una volta si credeva che la Terra fosse piatta. La nuova teoria è che la Terra è rotonda. La sfericità della Terra è il paradigma di base per delineare mappamondi, mappe, la posizione delle stelle nel cielo e i calcoli per i viaggi spaziali. Pertanto, il vecchio paradigma in base al quale si riteneva che la Terra fosse piatta era errato. È la corretta comprensione che la terra è una sfera che ha reso possibile il progresso in molti campi della scienza.

Questa svolta paradigmatica è fondamentale per il nostro progresso in molti ambiti scientifici. Il ribaltamento cui ha dato corso non si è verificato con facilità. L’adozione di un nuovo paradigma fondamentalmente signifi-cativo è più ardua in campo medico anche se il suo avvento è altamente auspicabile e disperatamente necessario per la società.

L’origine dell’errore in campo medico

Il corpo umano è costituito per il 25% di materia solida (il soluto) e per il 75% di acqua (il solvente). Il tessuto cerebrale è composto all’85% circa di acqua.

Quando iniziò la fase della ricerca sulle funzioni del corpo, i parametri scientifici e un’ampia conoscenza della chimica erano ben consolidati, così si suppose automaticamente che le stesse conoscenze acquisite nell’ambito della chimica potessero essere applicate alla composizione del soluto del corpo. Fu pertanto dato per scontato che il regolatore reattivo di tutte le funzioni del corpo fosse la composizione del soluto. Alle origini della ricerca fisiologica, si ritenne che l’acqua contenuta nel corpo fungesse solo da solvente, da riempitivo dello spazio e da mezzo di trasporto. Visioni analoghe furono generate dagli esperimenti nella chimica. Alla sostanza solvente (acqua) non fu attribuita alcuna altra proprietà funzionale. La concezione basilare nella medicina “scientifica” attuale, ereditata da un programma educativo stabilito all’alba dell’apprendimento sistematico, considera anch’essa i soluti come regolatori e l’acqua solo un solvente e un mezzo di trasporto nel corpo. Il corpo umano è, ancora oggi, considerato una “grande provetta” piena di solidi di diversa natura e l’acqua nel corpo un “materiale da imballaggio” chimicamente insignificante. In ambito scientifico si dà per scontato che i soluti (sostanze disciolte o trasportate nel sangue e nel siero del corpo) regolino tutte le attività del corpo. Ciò include la regolazione della sua assunzione di acqua (il solvente) che si presume sia ben soddisfatta. Si ritiene, dato che l’acqua è facilmente reperibile, che il corpo non abbia motivo di rimanere a corto di un qualcosa così largamente disponibile!

In base a questa erronea presunzione, la ricerca applicata al corpo umano è stata indirizzata all’identificazione di una “particolare” sostanza che possa essere ritenuta responsabile dell’insorgere della malattia. Perciò, possibili sospette fluttuazioni e variazioni di cambiamenti negli elementi sono stati esaminati senza fornire una chiara soluzione a un solo problema di salute.

Di conseguenza tutti i trattamenti sono dei palliativi e nessuno di essi sembra essere terapeutico (eccetto l’uso di antibiotici nelle infezioni batteriche). Generalmente l’ipertensione non è curata; è trattata per tutta la vita. L’asma non viene curata; gli inalatori sono la compagnia costante di coloro che ne sono affetti. Le ulcere peptiche non sono curate; gli antiacidi devono essere sempre a portata di mano. L’allergia non viene curata; chi ne è vittima deve sempre dipendere dalle medicine. L’artrite non è curata; essa alla fine deforma, e così via. Sulla base di questa affermazione preliminare del ruolo dell’acqua, è divenuta ora pratica consueta considerare la bocca arida come unico segno che il corpo ha bisogno di acqua. Si dà per scontato che questi bisogni siano ben soddisfatti se non è presente la sensazione della bocca secca, forse perché l’acqua è abbondante e disponibile. Questo punto di vista nella medicina attuale è assurdamente erroneo, generatore di confusione, nonché interamente responsabile per l’insuccesso nel trovare stabili soluzioni preventive all’insorgere delle malattie nell’organismo, nonostante la costosissima ricerca. Io ho già pubblicato un’anticipazione delle mie osservazioni cliniche, quando ho trattato più di 3.000 malati di ulcera peptica con la sola acqua. Ho scoperto, per la prima volta nella storia della medicina, che questa “malattia classica” reagisce automaticamente all’acqua. Clinicamente, è diventato ovvio che questa condizione assomiglia a una “malattia” da sete. Nelle stesse condizioni ambientali e cliniche, altri stati di “malattia” sembravano reagire automaticamente all’acqua. Una vasta ricerca ha provato la veridicità delle mie os-servazioni cliniche: il corpo ha una gamma di segnali di sete molto sofisticati – sistemi di segnali integrati attivi nella regolazione dell’acqua disponibile nei momenti di disidratazione. La combinazione della mia ricerca clinica e della letteratu-ra scientifica ha dimostrato che il paradigma che ha finora dominato tutta la ricerca applicata all’uomo deve essere cambiato, se vogliamo vincere la “malattia”. È diventa-to evidente che la pratica della medicina clinica è basata su un falso assunto e su una premessa non accurata. Altri-menti, come potrebbe un sistema di segnali per un distur-bo nel metabolismo dell’acqua essere stato tralasciato o ignorato così vistosamente per tanto tempo? Ad oggi, la bocca secca è l’unico sintomo riconosciuto della disidrata-zione del corpo.

Come ho già spiegato, questo segnale è l’ultimo sintomo esteriore di estrema disidratazione. Il danno si verifica a un livello di persistente disidratazione, che non si evidenzia necessariamente attraverso il sintomo della bocca arida. Precedenti ricercatori avrebbero potuto capire che, per facilitare l’atto della masticazione e della deglutizione del cibo, la saliva viene prodotta anche se il resto del corpo è parzialmente disidratato. Naturalmente, la disidratazione cronica del corpo indica una carenza di acqua persistente che è divenuta stabile per un certo tempo. Come ogni altro disturbo dovuto a carenze, come la carenza della vitamina C nello scorbuto, di vitamina B nel beriberi, di ferro nell’anemia, di vitamina D nel rachitismo e così via, il più efficace metodo di trattamento di disturbi associati consiste nel fornire l’elemento mancante. Parimenti, se riconosciamo le complicazioni per la salute dovute alla disidratazione cronica, la prevenzione e perfino la cura tempestiva diventa semplice. Le mie teorie medico-scientifiche sono state attentamente valutate da colleghi qualificati prima che io presentassi la mia relazione sul cambiamento di paradigma come ospite di una conferenza internazionale sul cancro nel 1987; la lettera del dott. Barry Kendler ( pubblicata in calce al libro con il suo permesso) dà un’ulteriore conferma della validità della mia visione scientifica sulla disidratazione cronica come agente di malattia. Egli ha approfondito alcuni degli importanti riferimenti da me riportati per spiegare che la disidratazione cronica è la causa delle più gravi malattie degenerative del corpo umano, le cui origini non sono attualmente conosciute. Esaminando qualsiasi testo di medicina, leggerete più di un migliaio di pagine di verbosità, ma quando si tratta di fornire le cause delle malattie principali del corpo umano, la conclusione è sempre uguale e molto breve: «EZIOLOGIA (origine) SCONOSCIUTA!».

da: Scienza e Conoscenza n. 10 

domenica 5 febbraio 2012

2012 LO STATO DELL’ARTE NEL FENOMENO “CERCHI NEL GRANO”. Terza ed ultima parte


TERZA ED ULTIMA PARTE.

RIEPILOGO E PREMESSA:

Alla luce delle ultime pubblicazioni sul fenomeno degli agro glifi, l’ago della bilancia, sembra di nuovo orientato verso il “DISBELIEVER” (incredulo - miscredente), quasi ridicolizzando il “BELIEVER” ( chi crede –credente),  e tutti gli studi scientifici di laboratorio, effettuati negli anni.
Questa “stupida” etichettatura, è lo specchio del perenne “infantilismo cerebrale” dell’uomo in continua competizione, divorato da uno spirito scientista aggressivo e fine a se stesso.
Noi, non ci riconosciamo in nessuna delle due categorie sopra menzionate perché aneliamo alla umile cooperazione e alla multidisciplinarità. Non siamo scettici, perché sarebbe solo da “scientisti” relegare un fenomeno ancora “inspiegato” nell’ambito umanissimo delle burle fantasiose; non siamo “credenti” o “creduloni” perché non riconosciamo con certezza, chi o cosa “crea” queste misteriose formazioni, però ci sentiamo “misticamente” attratti da qualcosa che ci “coinvolge” nel profondo. Piuttosto riteniamo sia molto più “affascinante” cercare di scoprire se e quale messaggio è eventualmente celato o non del tutto rivelato.
PERCHE’ QUINDI A TUTT’OGGI,  IL SUDDETTO FENOMENO NON PUO’ ESSERE SPIEGATO COME OPERA DI INGEGNO PURAMENTE E TOTALMENTE UMANO ?
A tal proposito abbiamo girato la domanda a tre studiosi , che hanno soddisfatto appieno, per ora, la nostra mai doma “curiosità”.
Pubblicheremo gli interventi di questi studiosi per tre puntate, anche per permettervi di assimilare bene le ragioni degli interventi di ognuno, che sono esaustivi ed articolati.

BUONA LETTURA.
Ultimo Intervento
Andy Thomas, è uno dei maggiori ricercatori sui misteri del mondo e autore del best seller ( The Truth Agenda: Making Sense of Unexplained Mysteries, Global Cover-Ups and Prophecies For Our Times – V.T.Pub. 2009-11):
Gli scettici o detrattori del fenomeno, sono sicuri che tutti i complessi disegni siano realizzati dall’uomo e che nulla vada oltre le loro possibilità, nonostante la loro continua incapacità di provarlo in una dimostrazione aperta. Oggi, ben pochi sarebbero disposti a dire che non ci sono formazioni fatte dall’uomo. Da molto tempo è chiaro che l’elemento umano è ora una parte integrante del fenomeno dei cerchi nel grano, anche se non ci sono mai state prove tali da permettere di stabilire in che proporzione. Fino a poco tempo fa, gli artisti del grano dichiarati sembravano accontentarsi di creare un po’ di mistero e lasciare che ognuno pensasse ciò che voleva. Ora, però, l’intenzione esplicita è di rivendicare completamente il fenomeno e attaccare chiunque la pensi diversamente. Eppure il loro strano rancore di fronte all’inevitabile realtà che altri sfruttino commercialmente quelli che, per loro natura, sono simboli di pubblico dominio crea un’atmosfera inutilmente cupa, che solleva più domande di quante trovino risposta. Dopotutto perché chi ci crede, non dovrebbe continuare a pensare che almeno qualcuno delle migliaia e migliaia di agro glifi che abbiamo visto nel corso degli anni possa giungere da un’”altrove”? I fatti parlano da soli. Se esistesse una prova innegabile che ogni cerchio mai prodotto sia opera di umani, allora questa prova dovrebbe essere presentata in modo chiaro  e definitivo, così che la si possa esaminare ed accettare. Nonostante non siano mancate le opportunità , nessuna prova di questo tipo è mai stata rivelata , e il fascino dei cerchi nel grano perdurerà almeno finché il fenomeno andrà avanti. Per quanto tempo lo farà, ovviamente, è l’interrogativo principale che ci poniamo”.


giovedì 2 febbraio 2012

2012 LO STATO DELL’ARTE NEL FENOMENO “CERCHI NEL GRANO”. Seconda Parte


SECONDA PARTE DI TRE

RIEPILOGO E PREMESSA:

Alla luce delle ultime pubblicazioni sul fenomeno degli agro glifi, l’ago della bilancia, sembra di nuovo orientato verso il “DISBELIEVER” (incredulo - miscredente), quasi ridicolizzando il “BELIEVER” ( chi crede –credente),  e tutti gli studi scientifici di laboratorio, effettuati negli anni.
Questa “stupida” etichettatura, è lo specchio del perenne “infantilismo cerebrale” dell’uomo in continua competizione, divorato da uno spirito scientista aggressivo e fine a se stesso.
Noi, non ci riconosciamo in nessuna delle due categorie sopra menzionate perché aneliamo alla umile cooperazione e alla multidisciplinarità. Non siamo scettici, perché sarebbe solo da “scientisti” relegare un fenomeno ancora “inspiegato” nell’ambito umanissimo delle burle fantasiose; non siamo “credenti” o “creduloni” perché non riconosciamo con certezza, chi o cosa “crea” queste misteriose formazioni, però ci sentiamo “misticamente” attratti da qualcosa che ci “coinvolge” nel profondo. Piuttosto riteniamo sia molto più “affascinante” cercare di scoprire se e quale messaggio è eventualmente celato o non del tutto rivelato.
PERCHE’ QUINDI A TUTT’OGGI,  IL SUDDETTO FENOMENO NON PUO’ ESSERE SPIEGATO COME OPERA DI INGEGNO PURAMENTE E TOTALMENTE UMANO ?
A tal proposito abbiamo girato la domanda a tre studiosi , che hanno soddisfatto appieno, per ora, la nostra mai doma “curiosità”.
Pubblicheremo gli interventi di questi studiosi per tre puntate, anche per permettervi di assimilare bene le ragioni degli interventi di ognuno, che sono esaustivi ed articolati.
BUONA LETTURA.
SECONDO INTERVENTO:

CLAUDIO DALL’AGLIO (Ricercatore del Centro Galileo di Parma, studia il fenomeno da quindici anni ed è autore del libro: “Cerchi nel grano, La Chiave. La scoperta del Mistero” – 2011). 

Rispondo volentieri a questa domanda perché si tratta proprio del motivo per cui gli esperti continuano la ricerca. Quando parlo di esperti mi riferisco a quelle persone che trattano il fenomeno da più di trent’anni.

Per rispondere citerò un episodio emblematico che tutti dovrebbero conoscere e che, dopo averlo letto, non dovrebbero più avere dubbi.   

Il 14 settembre del 1999 alcuni volontari del BLT Research furono chiamati a fare un sopralluogo ad Edmonton in Canada accompagnati dalla geologa Diane Conrad specialista in cristalli. Sul campo era apparsa una formazione composta da un cerchio centrale ed e sei cerchi satellite più piccoli intorno. Dopo aver prelevato diversi campioni di piantine e di terra i tre scoprirono che le spighe e la parte di suolo interessato avevano memorizzato un trauma, in particolare il terreno era molto arido e secco. In seguito, l’analisi sui campioni, fatta a San Diego (California) in un laboratorio specializzato in difrattometria, ha evidenziato che i cristalli di Mica, contenuti nel terreno e sottoposti a calore, avevano subito una modificazione come se fossero stati sottoposti, per diverse ore, ad una temperatura tra i 600 e gli 800 gradi centigradi. Di solito, però, la formazione di un crop circle non dura più di trenta secondi/un minuto!

Quale tecnologia è in grado di scaldare una porzione di terreno ad una temperatura così elevata da fare “accrescere” dei cristalli di Mica, che hanno un punto di fusione superiore ai 1000 gradi centigradi, senza incenerire all’istante l’intero raccolto?

In diversi casi, i testimoni che hanno assistito alla comparsa di un crop circle, hanno parlato di un calore latente una volta raggiunto il luogo interessato dalla piegatura delle spighe. Si è capito, però, di che temperatura si stava parlando quando il fenomeno ha interessato un terreno contenente argilla ricca di cristalli di Mica, la quale ha uno dei componenti base che è il silicio.

Nelle vetrerie industriali il silicio, componente base del vetro, viene fatto fondere ad oltre 1000 gradi centigradi per ottenere un impasto in grado di poter essere lavorato.

Come si può capire da questo caso, un calore molto intenso unito ad una forza intelligente sono i componenti base per la creazione di un pittogramma. Infatti poi, sulla piantine, si trova disciolta la paraffina che riveste il fusto con tutte le conseguenze dovute al calore: allungamento od esplosione dei nodi dovuta all’aumento della pressione interna ed il rinsecchimento delle cariossidi. 

Il caso di Edmonton è uno dei casi chiave nello studio dei crop circles, che ci ha fatto comprendere la complessità del fenomeno che ci troviamo di fronte. Inevitabilmente, quando si conosce questo episodio si esclude la piegatura delle spighe con metodi meccanici e si prova a considerare una tecnologia diversa da quella convenzionale. 

E POSSIBILE SCARICARE LA VERSIONE E-BOOK GRATUITA DEL LIBRO DI CLAUDIO DALL'AGLIO: "CERCHI NEL GRANO, LA CHIAVE" - ALL'INDIRIZZO SOTTOSTANTE.
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...fra tre giorni la terza ed ultima parte. 

mercoledì 1 febbraio 2012

OOPArt, OVVERO REPERTI FUORI POSTO :L'ASTRONAUTA DI ISTANBUL

di: Giuseppe Di Stadio
 A chi non è mai accaduto almeno una volta nella vita, di avere tra le mani un uomo "decapitato"? E' proprio quello che accadde ad un archeologo indiano agli inizi degli anni '70 a Toprakkale, antica capitale del regno di Urartu. Ma tranquillizzatevi, perché altro non si trattava che di una piccola statuetta di pietra, all'apparenza classificata come un comune reperto archeologico, classico degli scavi in essere in quella regione da ormai diversi anni. Nessuno avrebbe mai immaginato, il fastidio e la scomodità che quel piccolo pezzo di pietra avrebbe causato nel mondo della storiografia, da li a poco. Ma analizziamo il reperto nei suoi dettagli.
La statuina è lunga 23cm, alta9,5cm e larga 8cm. Rappresenta chiaramente un individuo dalla corporatura umanoide, seduto a gambe strette al petto, all'interno di una struttura che ricorda, o meglio, rappresenta un mezzo di navigazione aerea a reazione. Come si può notare benissimo, l'umanoide indossa stivali e guanti protettivi, e lungo la sua tuta sono presenti numerose scanalature, molto simili ad un rudimentale impianto di ossigenazione. L'aerodinamico velivolo è caratterizzato dalla parte terminale composta da 3 motori a reazione inseriti in un motore più grande. I dettagli sono incisi con precisione e cura del dettaglio e in questo caso la mano dell'uomo nella realizzazione del reperto è ben riconoscibile, unico PICCOLO dettaglio....manca la testa...e quindi anche un ipotetico casco!

Come cita il periodico britannico Fortean Times nel numero di ottobre/novembre 1993, all'interno dell'articolo di copertina "An Ancient Space Module", questo oggetto:
"E' stato riportato alla luce nella città di Toprakkale (conosciuta nell'antichità come Tuspa), e si ritiene che abbia 3.000 anni. All'occhio moderno sembra rappresentare un veicolo spaziale monoposto, senza la testa del pilota."
Facendo un rapido resoconto degli elementi che abbiamo a disposizione sul suo ritrovamento, ovvero una datazione storica che si aggira intorno al 1.000 a.C. e il sito dell'antica Tuspa, è doveroso riflettere su un evento storico/religioso ben noto a tutti...la leggenda dell'Arca di Noè. Tuspa capitale del regno di Urartu, meglio conosciuta dagli antichi come Ararat, fiorita sulle rive del lago Van ai piedi del maestoso monte Ararat. In base agli scritti cuneiformi rinvenuti nella regione di Urartu, possiamo affermare che, la civiltà che regnava nella zona era di ceppo sumero. Proprio dai famosi testi religiosi sumeri possiamo apprendere che parlando del Diluvio Universale, vengono descritti minuziosamente sul monte Ararat i continui atterraggi degli Annunaki, identificati come "dei spaziali" che orbitarono intorno al pianeta per anni, durante tutto il ciclo del diluvio. Potrebbe a questo punto avere una logica sensata il ritrovamento di un reperto con tali caratteristiche, guarda caso, proprio nelle zone minuziosamente descritte dagli antichi sumeri.
Il manufatto fu trasferito con curiosa urgenza al museo Archeologico Nazionale di Istanbul e gelosamente custodito. Lasciato momentaneamente da parte l'affascinante mistero della rappresentazione della statuetta in se stessa, la cosa ancora più curiosa è che per anni il reperto è stato volontariamente tenuto nascosto dagli occhi del pubblico e dei ricercatori interessati, all'interno di un armadietto blindato del vicedirettore del museo. L'interessamento all'episodio, da parte del noto ricercatore e scrittore Zecharia Sitchin, portò a parziali ma non soddisfacenti risultati.
Infatti, dopo numerose azioni e tentativi di mediazione politico scientifica, lo scrittore ottenne l'esposizione temporanea del reperto, in una sala remota del suddetto museo. Curiosa è la motivazione che venne ufficialmente data dal direttore del museo come giustificazione della mancata esposizione al pubblico:
"Non rispecchia lo stile dell'epoca alla quale, presumibilmente, appartiene. Sembra una navicella spaziale, ma naturalmente non esistevano cose del genere a quei tempi"
In altre parole fu ufficializzata la ridicola motivazione: RAPPRESENTA COSE CHE NON POTEVANO E NON DOVEVANO ESISTERE (tutto questo dopo le analisi sul materiale di realizzazione datato e certificato storicamente al 1.000 a.C)...non credo esistano parole per terminare questo pensiero!
Ma l'elemento più eccezionale della ricerca sull'astronauta di Istanbul è un altro.
Come detto durante la descrizione del reperto, l'astronauta di Istanbul si presenta decapitato non solo della testa ma anche della parte superiore del veicolo spaziale nel quale è collocato.
Per gli addetti ai lavori, l'immagine dell'astronauta di Istanbul, può suscitare una certa familiarità, un deja vu. Messico, piana di Tula, museo locale dell'Archeologia precolombiana. Un' antichissimo bassorilievo su una colonna di pietra nasconde su di esso un dettaglio stupefacente. In alto a sinistra della colonna è possibile osservare un umanoide, raggomitolato in una posizione perfettamente coincidente con il reperto di Tuspa, inserito nel medesimo contesto "volante", ma fortunatamente, in questa occasione munito di testa e casco.Ula, antica Tollan, capitale dei Toltechi, precolombiana civiltà centroamericana, che visse appunto nella penisola dello Yucatan in Messico intorno al 300 a.C, civiltà apparentemente non collegata con le popolazioni del Vecchio Continente...secondo la storiografia ufficiale.

Ma si sa, la curiosità degli archeologi è caratteristica ben nota a tutti, quindi, proviamo per un attimo a sovrapporre l'immagine di Tula con il reperto decapitato di Tuspa.
Il risultato è di seguito riportato e posto all'attenzione della vostra curiosità.
Da: Antikitera.net
Fonte: Centro Ufologico di Benevento.


lunedì 30 gennaio 2012

2012 LO STATO DELL’ARTE NEL FENOMENO “CERCHI NEL GRANO”. Prima Parte


Alla luce delle ultime pubblicazioni sul fenomeno degli "agro glifi", l’ago della bilancia, sembra di nuovo orientato verso il “DISBELIEVER” (incredulo - miscredente), quasi ridicolizzando il “BELIEVER” ( chi crede –credente),  e tutti gli studi scientifici di laboratorio, effettuati negli anni.

Questa “stupida” etichettatura, è lo specchio del perenne “infantilismo cerebrale” dell’uomo in continua competizione, divorato da uno spirito scientista aggressivo e fine a se stesso.
Noi, non ci riconosciamo in nessuna delle due categorie sopra menzionate perché aneliamo alla umile cooperazione e alla multidisciplinarità. Non siamo scettici, perché sarebbe solo da “scientisti” relegare un fenomeno ancora “inspiegato” nell’ambito umanissimo delle burle fantasiose; non siamo “credenti” o “creduloni” perché non riconosciamo con certezza, chi o cosa “crea” queste misteriose formazioni, però ci sentiamo “misticamente” attratti da qualcosa che ci “coinvolge” nel profondo. Piuttosto riteniamo sia molto più “affascinante” cercare di scoprire se e quale messaggio è eventualmente celato o non del tutto rivelato.
PERCHE’ QUINDI A TUTT’OGGI,  IL SUDDETTO FENOMENO NON PUO’ ESSERE SPIEGATO COME OPERA DI INGEGNO PURAMENTE E TOTALMENTE UMANO ?
A tal proposito abbiamo girato la domanda a tre studiosi , che hanno soddisfatto appieno, per ora, la nostra mai doma “curiosità”.
Pubblicheremo gli interventi di questi studiosi per tre puntate, anche per permettervi di assimilare bene le ragioni degli interventi di ognuno, che sono esaustivi ed articolati.
BUONA LETTURA.
PRIMA PARTE di tre:

 Adriano Forgione (Direttore Rivista Fenix – autore di : Scienza,Mistica e Alchimia dei Cerchi nel grano- studia il fenomeno da oltre 16 anni)

La stagione 2011 dei cerchi nel grano non va ricordata certamente per la bellezza delle sue formazioni, sebbene alcune di esse possano essere annoverate come capolavori.  Ho già avuto modo di esprimere l’idea che la fenomenologia sia caratterizzata da una fase discendente, in linea con le caratteristiche del campo magnetico terrestre di questo periodo, cui, in base alla mia teoria, è legato indissolubilmente. In effetti, negli ultimi anni in linea con la diminuzione del magnetismo terrestre c’è stata una sensibile riduzione nel numero delle formazioni autentiche. Addirittura qualcuno aveva affermato: “I  Cerchi nel Grano sono morti”. Motivati e ringalluzziti da tale situazione, gli scettici parevano marciare sulla depressione strisciante delle principali voci a favore del fenomeno e, ulteriormente aiutati da un’azione costante dei falsari che lasciavano qua e là le loro tracce nei campi, forse anche nelle formazioni autentiche per depistare gli studiosi e screditare l’intera fenomenologia, si sono affrettati a suonare un requiem all’intero mondo simbolico-cerealicolo. Un fatto del tutto normale, si dice che «il diavolo tenta sempre di entrare nella casa del sole nascente». Comunque sia, non sono affatto d’accordo. Non lo sono mai stato con gli scettici e, dopo 16 anni di studio, sono orgoglioso di averne sempre sostenuto l’autenticità. Così come non lo ero e non lo sono con i miei colleghi che sembravano e sono tuttora delusi, quasi abbattuti, da un fenomeno che negli ultimi anni si esprime “a sprazzi” e non vuole saperne di riprendere il vigore della fine degli anni ’90 e inizio XXI secolo. Non sono d’accordo perché, sebbene a partire dal 2004 le stagioni non siano da ricordare come straordinarie (se si escludono la stagione 2005 e 2009) e il trend, come già detto è caratterizzato da un decremento netto delle apparizioni di formazioni nei campi, vi sono comunque state in questi anni  alcune simbologie di notevole importanza, perlomeno dal mio punto di vista, fondamentali per confermare alcune letture esoteriche che da tempo discuto in conferenze e nel mio libro Scienza Mistica e Alchimia dei Cerchi nel Grano. In secondo luogo perché il fenomeno non agisce a comando, ma negli anni ha sempre operato quasi prendendosi gioco degli scettici. La “Fonte occulta” di questo fenomeno si muove, da una parte, secondo principi a noi sconosciuti, ma dall’altra è legata alle variazioni energetiche della mente collettiva e alle trasmutazioni dei campi elettromagnetici solari e terrestri. L’ho rimarcato più volte, ma non mi stancherò mai di dirlo: l’attività della “Fonte” è in stretta relazione con l’energia magnetica del Sole e sottolinea tale commistione realizzando gran parte delle simbologie nei campi con glifi “solari”. Nulla di preoccupante quindi, il fenomeno segue i suoi principi. Certo, un giorno tutto questo finirà, il ciclo temporale che sta per chiudersi lascerà il posto a uno nuovo e non ci sarà più bisogno di questi glifi energetici che, a quel punto, avranno completato la loro Grande Opera trasmutativa. Ma, da quanto credo di capire (se sono ovviamente nel giusto, e lo sa soltanto Iddio), per questo ci vorranno ancora alcuni anni.
Voyager, indagare per non capire
Intanto nello scorso mese di settembre più che la stagione inglese 2011 ha fatto parlare la prima puntata della nuova serie del programma Voyager, andata in onda lunedì 26 settembre, che ha nuovamente trattato dell’enigma dei Cerchi nel Grano, riproponendo lo squallido teatrino dei falsificatori come possibile spiegazione del fenomeno. Quello che è stato programmato era già andato in onda quasi cinque anni prima, il 27 novembre 2006 e come allora abbiamo osservato allibiti lo spettacolo. Mostrare l’opera falsificatrice di una squadra di circlemakers (per chi non ne conosca il significato, si tratta di gruppi organizzati di individui che sono impegnati a creare cerchi nel grano “handmade”, fatti a mano) nei termini espressi dal programma ha fatto sì che il messaggio che ne è scaturito è una soluzione definitiva dell’enigma, ma chi è all’interno del settore sa bene che le cose stanno diversamente. Tutti siamo consapevoli che un numero sempre maggiore di squadre di “artisti” si sta dedicando a fare cerchi nel grano e la stagione 2011 in Inghilterra ne è la prova, ma da qui a dichiarare, come ha fatto il capo squadra Matthew Williams, il “falsificatore” messo all’opera da Giacobbo, che si tratta sempre e solo di opera umana avendolo dimostrato, ce ne passa. Stiamo parlando di un fenomeno che dura da oltre 30 anni e posso confermare che nella notte diverse squadre di ricercatori tra giugno e agosto vanno per campi con visori ad intensificazione di luce notturna (cosa che ho fatto anch’io con colleghi come Nikola Duper, Andreas Müller e Wernher Anderhub) per scoprire i falsificatori. Possibile che questo non sia mai accaduto durante le nostre ronde? Eppure stiamo parlando oramai di decine di migliaia di formazioni. Inoltre, chi ha osservato bene il servizio di Voyager avrà notato che le misure di base per creare il cerchio sono state prese a riflettori accesi, cosa impossibile per i campi notturni del Wiltshire, immersi nella piena oscurità della notte, così come avrà notato anche che, sebbene a prima vista la formazione sembrasse ben fatta, a una ripresa più ravvicinata i particolari rivelavano un grossolano abbattimento delle spighe e diversi errori di realizzazione, il tutto completato in quattro ore, dalle 1.30 alle 5.30 del mattino. Con questi parametri la straordinaria formazione di Milk Hill del 2001 resta ancora una chimera. È quella che i falsari devono saper replicare in tutto e per tutto se vogliono dimostrare qualcosa, in ragione di un reale termine di paragone, ma è palese che non lo faranno mai, perchè va oltre ogni possibilità umana. Messaggi distorti come quelli emersi dal servizio della nota trasmissione, di cui sono stato consulente fino all’anno scorso, estromettono ogni tipo di risultato scientifico ottenuto dal BLT Research del dottor Richard Levengood e della dottoressa Nancy Talbott, venuta negli anni scorsi anche in Italia per presentare tutt’altri risultati, a conferma dell’origine anomala del fenomeno, ma nessuna televisione o giornalista si è presentato per volerci capire un po’ di più rispetto alla solita noia degli “schiacciatori notturni di spighe”. Insomma, ancora una volta si è mostrato il metodo per creare cerchi nel grano fasulli, ma non quelli autentici. Inoltre non mi è sfuggito che oltre all’inglese, almeno due degli altri tre componenti della squadra erano membri del CICAP, anche molto conosciuti. Trattasi di Francesco Grassi, a capo del gruppo di ricerca sui Cerchi nel Grano per il CICAP, e Marco Morocutti. Dunque membri del CICAP, anche se a solo titolo personale, sono coinvolti nella realizzazione dei cerchi nel grano, in quanto l’abilità mostrata non è certamente figlia dell’ultimo minuto, ma è conseguente all’esercizio che essi hanno acquisito con i circlemakers inglesi. E questo ci era noto: lo stesso Grassi, dietro le quinte della trasmissione di Italia1, “L’Incudine”, condotta dall’ex ministro Claudio Martelli nel maggio 2006, mi confidava di far parte di squadre esperte nel realizzare in Inghilterra i Cerchi nel Grano. Ma la cosa ancora più strana è un’altra: sappiamo che il CICAP e i suoi membri “vagliano” e “controllano” tutte le affermazioni sul paranormale, spiegando il tutto in modo razionalista, perché sono per loro stessa ammissione “al servizio della ragione”. È stato lo stesso Matthew Williams ad affermare al microfono di Roberto Giacobbo che di notte, durante la lavorazione delle loro opere, questi hanno spesso osservato sfere di luce e “insoliti bagliori nei campi oltre a cose piuttosto bizzarre”, proprio quello che molti testimoni affermano per i cerchi nel grano. Perché Grassi non ne ha mai fatto menzione? Certamente preferisce tacere perché “non è conveniente” che un membro CICAP parli, quale testimone, di cose che ufficialmente ha sempre negato. Ed infatti lo stesso Williams, ovviamente da falsificatore qual è, dice che non c’è relazione tra i fenomeni anomali, di cui è testimone nottetempo nei campi, e i cerchi nel grano. La malafede si palesa proprio all’inizio del lavoro, dato che Williams si cimenta in un rito cui dimostrano di essere ben addentro anche Grassi e Morocutti, ripetiamo, soci effettivi e volti televisivi del positivista e battagliero CICAP. Prima di iniziare il lavoro sul campo, davanti alle telecamere di Voyager, recitano un’invocazione, un rito propiziatorio, guidato dallo stesso Williams. Ecco la traduzione del rito andato in onda: «Grandi Intelligenze Creatrici di Cerchi che ci osservate dall’alto stanotte, per favore dateci l’ispirazione a completare questo cerchio e dateci protezione mentre facciamo il cerchio, e che possa ispirare la gente sulla verità della creazione dei cerchi. In uno spirito di buona creazione di cerchi, noi facciamo questo. Amen» (l’originale può essere visto e ascoltato al link: http://www.youtube.com/watch?v=oVCuAJy6wbU al minuto 9:19). Possibile che membri importanti del CICAP, così fermi nell’analizzare ogni credenza e fenomeno paranormale riduncendoli tutti, e sottolineo tutti, a mera superstizione, chiedano alle “Grandi Intelligenze Creatrici di Cerchi” mediante un rito, , di aiutarli nel lavoro di “falsificazione” attraverso una preghiera che ha molto di pagano? Se per loro il paranormale, il metafisico, il mistico non esiste, mi chiedo, allora cos’era quella, una pantomima? E se non lo era, allora devono spiegarci come mai si stavano rivolgendo a quelle “Grandi Intelligenze Creatrici di Cerchi” che loro stessi negano, chiudendo il rito con un “Amen” molto cristiano. In breve, i circlemakers si fanno volontari mediatori delle Intelligenze, assumendo su di sé lo stesso ruolo che hanno le sfere di luce per il fenomeno autentico. E questo conferma l’idea che avevo circa il fatto che fenomeno autentico e fenomeno imitatorio stanno emtrambi concorrendo, comunque, ad elevare la coscienza della gente, utilizzando i medesimi strumenti: i simboli e gli archetipi. Questi falsari credono in quello che fanno, sapendo che la loro opera sarà di ispirazione per molti, consapevoli che esistono altre intelligenze “che osservano dall’alto” , gerarchie spirituali, già impegnate nella stessa opera, cui questi si ispirano. È, dunque, solo una pantomima quella che queste persone fanno davanti alle telecamere e sui palchi delle loro conferenze, quando smentiscono ogni fenomeno inspiegabile.

  Foto aerea scattata in Germania nel 1959, sullo sfondo nei campi si vedono "strani" cerchi che assomigliano a quelli odierni. Alcuni hanno ipotizzato fossero "residui" di crateri da bombardamento.
Teoria curiosa ! Non ci pronunciamo.... proseguiamo il nostro cammino.
Abbeverarci alla Fonte
A proposito di inspegabilità e metafisica, non ho mai fatto segreto della mia convinzione che il fenomeno rappresenti una teofania, un’irruzione improvvisa e dirompente del divino nella nostra realtà, e in questo Metthew Williams un po’ mi somiglia, sebbene io sia dall’altra parte della barricata. Mentre  buona parte degli scettici e dei ricercatori più affini al lato tangibile del fenomeno si accaniscono a dibattere sul vero o sul falso di questo enigma, dopo oltre 30 anni di interesse mediatico, di discussioni interminabili, di dati acquisiti e contestati, non sono più interessato a comprendere i “se”, ma solo ed esclusivamente i “perché”. Qualche tempo fa il ricercatore inglese Michael Glickman scrisse in un suo articolo a sfondo antropologico sui cerchi nel gramo: «Il fenomeno ci lascia l'obbligo di riflettere più profondamente, di giudicare con più saggezza e, forse, di perdonare gli impauriti, ovvero i terrorizzati, con maggiore comprensione. Stiamo vivendo quanto mai prima il miracolo in terra e ognuno di noi reagisce nel miglior modo possibile». Dunque, data la bellezza e la grazia in gioco, con chi stiamo interagendo? Cosa sono le sfere di luce che sembrano danzare tra le spighe generando questi meravigliosi doni? Non si tratta di manifestazioni nuove, queste intelligenze sono testimoniate ovunque e da millenni nei luoghi energetici e spesso teatro di eventi associati alle apparizioni del sacro. Questi simboli sono una traccia, un percorso, stanno veicolando e favorendo una trasformazione che è in corso da tempo e che non soltanto agisce sul pianeta, ma sulla coscienza di tutti coloro che li osservano. Le leggi geometriche auree che sottintendono a queste architetture sono il linguaggio della natura e, come tali, sono espressione del linguaggio di Dio. Pertanto, oltrepassando le barriere della mente razionale, agiscono direttamente sul subconscio e veicolano senza errori il loro codice vibrazionale-evolutivo, essendo esse stesse il prodotto di una frequenza. Dunque, qual è la “Fonte”? Il divino, che scientificamente, oggi che è stata superata la velocità della luce, si può descrivere come “il substrato quantico della realtà” (entanglement), dove ogni cosa prende forma (si tratta infatti di “in-formazioni”). E il messaggio? Ne ho parlato nel mio saggio Scienza, Mistica e Alchimia dei Cerchi nel Grano. Ribadisco però che non vi è un solo messaggio, ma più comunicazioni a differenti livelli. Reputo fondamentale però una lettura su tutte: l’annuncio della fine del Kali Yuga, la chiusura di un vecchio modello vibrazionale per l’ingresso a un nuovo stato energetico. E collegato a questa, leggo nelle simbologie attraverso il loro significato originario, quello che tutte le tradizioni spirituali hanno sempre ad esse associato, l’invito attraverso la lingua simbolico-geometrica dei Saggi Maestri di ogni epoca, a favorire il nuovo passo evolutivo umano, “L’uomo di Luce”. Non è fantasia, del Corpo di Luce parla ogni grande tradizione spirituale dell’umanità sino alle religioni monoteistiche attuali, ma dietro a questo concetto si nasconde una scienza strettamente legata alla manifestazione, nell’Uomo, di un fenomeno quantico, di un apporto energetico che toccò lo stesso Gesù nei tre giorni nel sepolcro, quando tutto il suo corpo divenne luce. Questo fenomeno è davvero una teofania, il dono più grande che l’umanità potesse ricevere. Questo fenomeno è messianico, è il Meshia Meshishim, l’atteso Messia collettivo che sta aprendo l’era dell’Acquario, riversando sull’umanità inconsapevole la sua cascata di acqua viva. A noi decidere se voler bere da questa “Fonte” e sollevare il capo.
Per saperne di più: Adriano Forgione -  Scienza Mistica e Alchimia dei Cerchi nel Grano – HERAbooks. Il libro è ordinabile al tel/fax 06.9065049 oppure xpublishing@gmail.com
... fra tre giorni la seconda parte.

venerdì 27 gennaio 2012

LO ZUCCHERO FALSO

Quante cose false ci vengono dette,  ogni giorno, ora ve ne racconto una sul cibo , una delle tante...

c....te che ci vengono nascoste

CIO’ CHE STO PER DIRVI è una cosa che sapevo e si sapeva, ma nessuno lo ricorda mai, e poi...  ...non immaginavo che parecchi studi su questo erano stati fatti  già molti e molti anni fa.

Signori, poco tempo fa mi trovavo in una bibliotca dell’Università.

Tra le mani un testo di 2 kg, rigoroso e preciso, tradotto in italiano, inerente molte parti dello scibile della chimica: dall’entropia a diverse leggi quantitative e applicazioni pratiche .

In questo testo stra-riconosciuto  a livello ufficiale, vi era anche una tabella con le percentuali di rischio su determinati comportamenti umani.

Tabella derivata da parecchi studi, campioni statistici rappresentativi  a largo spettro ed esperimenti.

In questa tabella viene chiaramente indicato che L’USO DI  “ zuccheri artificiali “, cioè per capirci gli zuccheri “Light “ presenti nelle bibite, dolcificanti, torte e merendine light caramelle ecc... ovvero per comprenderci  praticamente tutti quegli “zuccheri”che non sono saccarosio ( lo zucchero da cucina ) , fruttosio o glucosio AUMENTANO L’INCIDENZA DI CANCRO .

Guardate, le formule sono infatti ben diverse:


(GLUCOSIO OK)



                                                  (SACCARINA NO)                                                       
           


                                                     (SACCAROSIO  OK)


Quindi state alla larga da tutte le cose light, l’uomo è fatto per mangiare lo zucchero di canna ( è quello bianco da essa derivato ) o il miele o gli zuccheri “ naturali “, agli altri il nostro corpo non obbedisce e lo si manda in OVERFLOW.

La cosa che sorprende è che questi studi erano già stati compiuti decine di anni fa: perchè molte cose risapute da anni si fa finta invece di non saperle e addirittura si vendono per “ sane “ ???

Considerate che nella tabella questo pericolo è a fianco a quello di abitare vicino a una centrale nucleare!!!

Aufidersen (-:


Dott. Matteo Zavattaro