IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

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LA NUOVA CONOSCENZA

domenica 16 aprile 2017

LA SINDONE, ISTANTANEA DINAMICA DI UN FENOMENO STRAORDINARIO CHIAMATO “RESURREZIONE”


 evidenze scientifiche in un’analisi “scomoda” e “ sconvolgente”, dove un’energia ancora sconosciuta ufficialmente, ma conosciuta e teorizzata da molti studiosi di confine, è l’unica spiegazione plausibile e credibile.

 di Marco La Rosa con la collaborazione, l’ausilio della documentazione ed il commento scientifico del Prof. Giuseppe Maria Catalano  dell’Istituto Internazionale Studi Avanzati di Scienze della Rappresentazione dello Spazio   

                   
“ …l’energia è emanata dal corpo ma proviene da una sorgente all’infinito che irradia sempre nella stessa direzione ma secondo due versi opposti…imprime l’immagine sotto e sopra…lo schema proiettivo si mantiene immobile mentre il corpo si muove…Il fenomeno rilevato sulla Sindone è simile al risultato della fotografia stroboscopica, che consiste nella impressione di più immagini in rapidissima sequenza di un corpo in movimento sulla stessa pellicola” (dal commento al video del Prof. G.M. Catalano)
     
                                              Foto di Giuseppe Enrie (1931)

Quello che voglio raccontare, o meglio commentare riguarda l’analisi del Telo Sindonico e del correlato Sudario di Oviedo da parte dell’Istituto Internazionale Studi Avanzati di Scienze della Rappresentazione dello Spazio, con sede a Palermo. Geometria proiettiva, geometria descrittiva, rilevamento, fotogrammetria, sono le specializzazioni dell’Istituto che nasce nel 2000 come espressione della intensa attività didattica e scientifica del Prof. Giuseppe Maria Catalano, iniziata nel 1984 nel Dipartimento di Rappresentazione dell'Università di Palermo. Lo scienziato ha pubblicato numerosi importanti studi scientifici, volumi, articoli su riviste internazionali e in congressi, realizzando teorie, teoremi, metodi e strumenti. E' autore del teorema fondamentale che unifica i metodi di rappresentazione. A lui si devono scoperte come la dimostrazione geometrica dell'espansione della Terra, la teoria sulle reali dimensioni dello spazio, già annunciata sul sito scientifico mondiale ResearchGate e da poco inviata per la pubblicazione alla rivista Science.

“SINDONE: UN NUOVO SCONVOLGENTE FENOMENO RINVENUTO SUL REPERTO”, è il titolo dello straordinario studio effettuato dal Prof. Catalano. La restituzione fotogrammetrica ha rilevato sulla Sindone di Torino un fenomeno sinora sconosciuto che spalanca uno straordinario orizzonte alla scienza. La solidità della scoperta è evidenziata dalla possibilità di verificare i dati geometrici, su cui è basata la restituzione, con strumenti ormai alla portata di tutti.  

PRIMA DI CONTINUARE LA LETTURA SI CONSIGLIA VIVAMENTE DI VISIONARE INTERAMENTE E ATTENTAMENTE IL VIDEO, ACCEDENDO PREFERIBILMENTE DALLA PRIMA PAGINA DEL SITO DELL’ISTITUTO, IN MODO DA FARE CONOSCENZA CON QUESTA IMPORTANTE REALTA’ SCIENTIFICA ITALIANA :




Quali sono le domande che emergono dallo studio?

Risponde il Prof. Catalano:

     1)   Cos’è la restituzione fotogrammetrica?

In geometria proiettiva per “restituzione” si intende il processo geometrico proiettivo che, partendo da 1, 2 o più proiezioni bidimensionali di un corpo, in generale da 1, 2 o più fotogrammi, risale alla conoscenza della forma, della grandezza e della posizione di tale corpo nello spazio rispetto ad un sistema di riferimento prestabilito. La restituzione viene applicata molto in ingegneria, architettura, archeologia e topografia. Esistono apparecchi sempre più sofisticati concepiti per operare la restituzione come i fototeodoliti, le bicamere, le monocamere, per la ripresa dei fotogrammi ed altri come gli stereorestitutori analogici o analitici, gli stereoscopi, per la restituzione stereoscopica. Nella restituzione stereoscopica mediante due fotogrammi viene ricreato in scala il modello ottico  simile a quello di ripresa  e  l’operatore identifica in tale modello il punto P ricreato dai fasci proiettanti dai due fotogrammi le immagini P’ e P” di P, permettendo all’apparecchio di fissare le coordinate spaziali di P. Nella restituzione da un solo fotogramma non occorre ovviamente l’aiuto dello stereorestitutore, ma si opera solo graficamente, mediante costruzioni geometriche realizzate con squadrette e compasso. La restituzione grafica da due o più fotogrammi è usata in casi molto difficili. Esistono vari metodi di restituzione grafica. Io mi sono occupato molto della restituzione grafica e  ho creato nuovi metodi di restituzione da due fotogrammi in casi in cui non sia nota la posizione di ripresa delle camere o il tipo di camera. La restituzione da un fotogramma si può applicare in molti casi particolari, in cui si ha la conoscenza della forma e della misura di un elemento del corpo fotografato. La restituzione può essere operata su un normale fotogramma, cioè su una proiezione centrale, oppure su una proiezione parallela. In questo ultimo caso rientra l’immagine della Sindone, anzi le immagini della Sindone. Alcuni oggetti dalla forma conosciuta, come il cubo dei tefillin [1], la cintura, la fibbia della cintura, gli anelli di catena, i chiodi, sono impressi in varie posizioni. Abbiamo non uno, ma tutti questi oggetti per rendere possibile la restituzione. Ogni posizione dell’oggetto X’ fornisce nella restituzione la stessa forma e dimensione X, lo stesso schema di proiezione, confermando ogni volta che l’identificazione e la restituzione sono corrette e la proiezione è parallela e ortogonale al piano di proiezione. Ciò può ripetersi per ogni oggetto e parte del corpo rilevati. La restituzione, che fornisce forme e misure per l’ingegneria e l’architettura, cartografie a più scale di città, continenti o corpi celesti, è una base solida su cui continuamente operiamo. La restituzione operata sulla Sindone è ancora più solida perché offre decine di immagini di ciascun oggetto ed altrettante possibilità di restituzione dello stesso. E’ importante che ciò sia chiarito. La restituzione, come tutte le tecniche della scienza, può essere ripetuta ottenendo sempre lo stesso risultato.

GRAPHIC RESTITUTION BY MEANS OF TWO FREELY ORIENTED PHOTOGRAMS, 1988

SURVEY AT A DISTANCE OF A BODY BY MEANS OF TWO PHOTOGRAMS, 1988

TWO METHODS GRAPHIC RESTITUTION BY MEANS OF TWO FREELY ORIENTED PHOTOGRAMS, 1989




[1] I tefillin (ebr. תפילין), detti anche filatteri secondo una traduzione grecizzante, sono due piccoli astucci quadrati - occasionalmente anche chiamati battim, che significa 'casa' - di cuoio nero di un animale kasher, cioè puro, con cinghie fissate su di un lato, che gli Ebrei usualmente portano durante la preghiera del mattino chiamata Shachrit.

2  2) Perché la scienza giunge solo ora, dopo più di un secolo dalle prime foto, alla identificazione delle decine di immagini di parti del corpo e di oggetti sulla Sindone di Torino e sul Sudario di Oviedo?

Per la prima volta, con enorme ritardo, la geometria proiettiva, che, in parole povere, studia gli schemi geometrici della radiazione d’energia e quindi la formazione di immagini dovute ad energia, si applica alla Sindone di Torino e al Sudario di Oviedo. Come accade negli altri campi di ricerca la geometria proiettiva doveva essere la prima scienza da applicare alla Sindone. Sui risultati da essa raggiunti, sui dati ottenuti operano poi le altre scienze. Invece ciò non è avvenuto. Una parte della geometria proiettiva permette, attraverso vari sistemi e metodi, di trarre da un qualsiasi corpo reale o virtuale tridimensionale un modello bidimensionale rappresentativo e viceversa di trarre da un modello rappresentativo il corpo reale o virtuale tridimensionale. Quest’ultimo processo si definisce restituzione.  La fase di restituzione è preceduta da  quella di identificazione. Qualsiasi indagine scientifica deve poggiare sull’identificazione degli elementi indagati. L’identificazione è preceduta dalla fase di percezione dell’oggetto. Queste due fasi sono parte fondamentale di qualsiasi procedimento scientifico. La natura ci permette di percepire un oggetto mediante le linee che separano due aree di differente tinta, luminosità e saturazione. Questo processo del sistema occhio cervello è più o meno sviluppato da soggetto a soggetto e viene migliorato notevolmente dall’addestramento, come avviene per l’udito dei musicisti, per l’olfatto dei  profumieri o degli chef, e, come è noto a chi opera nel campo del rilevamento, per la vista dei restitutoristi, i tecnici che eseguono le restituzioni fotogrammetriche. Inoltre la tecnica di variazione di luminosità e contrasto permette di evidenziare le linee e aiutare quindi il processo percettivo. Le linee che hanno permesso l’identificazione nell’indagine svolta sulla Sindone sono in alcuni casi nettissime e di facile percezione, in altri casi tenui e di ardua percezione e ciò dipende dalla natura degli oggetti, di cui comunque hanno permesso l’identificazione. L’identificazione ha bisogno della conoscenza approfondita delle caratteristiche dell’oggetto percepito ed è quindi proporzionata alla capacità percettiva e mnemonica del soggetto, alla quantità cioè di dati che è capace di cogliere e conservare. L’identificazione ha bisogno anche della conoscenza delle regole del processo proiettivo e dell’applicazione prolungata di queste nella fase di rappresentazione. Si pensi al numero elevatissimo di immagini distinte e notevolmente variabili di uno stesso oggetto fornite dal processo proiettivo del sistema visivo. Basti citare una forma semplice come la circonferenza che nel processo proiettivo su un piano può dar luogo, variando posizione, ad una ellisse, ad una parabola, ad un’iperbole, ad un segmento di retta, ad una retta o ad un punto. L’identificazione ha bisogno della conoscenza e applicazione prolungata, nei modelli rappresentativi, delle leggi su cui si basano i più svariati effetti creati dalla luce o da altre radiazioni percepibili con l’aiuto di particolari strumenti (infrarosso, ultravioletto, X, etc.). Perciò il radiologo sa identificare un elemento del corpo su una proiezione a raggi X, quanto un chimico sa identificare lo spettro di emissione di un dato elemento,  e così via.
L'identificazione avviene in due modi:

quella basata su un numero molto elevato di dati percettivi caratteristici forniti e memorizzati dal cervello in presenza di una complessità formale non riconducibile a forme geometriche elementari (non descrivibile mediante equazioni). Più sono le peculiarità emergenti, le irregolarità, in un oggetto, maggiore è la possibilità di accertare l’identità dell’oggetto raffigurato. Il confronto tra le immagini di una cicatrice, di un neo, adeguatamente ingrandite, può essere sufficiente a identificare un  intero corpo umano;

quella basata su un numero molto basso di dati percettivi in presenza di regole, quando cioè  il modello sia riconducibile a forme geometriche elementari (descrivibili mediante equazioni).


                                                 il sudario di Oviedo

3  3) Perché sono state scelte le foto di G. Enrie per operare la restituzione fotogrammetrica dall’immagine presente sulla Sindone?

Come è noto, la Sindone è un telo di lino spigato, ovvero tessuto a spina di pesce. Sulle fotografie questa trama crea l’effetto zebra, che alterna micro-striscie chiare a micro-striscie scure, offuscando l’immagine impressa sul telo. Per questo motivo allontanandosi  dalla Sindone, pur perdendo dei dettagli rispetto all’immagine che si sarebbe ottenuta se la Sindone fosse stata una grande lastra fotografica, la percezione dell’immagine migliora.
Per questo motivo il rilevamento è stato operato sulla negativa della lastra in bianco e nero, alla gelatina bromuro d’argento, cm 40 x 19 realizzata a distanza tale da comprendere l’intero telo, realizzata nel 1931 dal fotografo Giuseppe Enrie.
In tal modo si ha la perdita di dettagli lineari della stessa dimensione delle microstrisce scure, ma si evidenziano notevolmente tutti i tratti di dimensioni superiori e i passaggi netti di contrasto tra aree adiacenti di tinta diversa. Per ingrandire la foto si è operata la scansione di piccole e medie aree a risoluzione ottica tra 3200 e 6400 pixels/inch. Su queste immagini ingrandite si è operata l’identificazione e restituzione delle parti del corpo e degli oggetti mostrati nella sintesi sul sito e nel recente documentario.  

4    4)  A quali conclusioni giunge la scienza contemporanea in base ai risultati forniti dalla restituzione fotogrammetrica, dalla medicina legale, dalle analisi del sangue, dei pollini, delle muffe, della tela, etc.?

1 - La medicina legale dimostrò che l’immagine principale dell’uomo della Sindone, l’unica che ha la macchia di sangue reale sul polso sinistro, è quella di un uomo morto.
2- L’analisi delle fibrille intrise di sangue mostrò che, asportando il sangue, non vi è  alcuna traccia di erosione, le fibrille non sono ossidate. Asportando Il sangue solidificato è stata asportata l’infinitesima erosione superficiale delle fibrille intrise. Dunque l’immagine non si crea quando il corpo viene messo a contatto con la Sindone, ma in un secondo tempo, dopo che il sangue, separatosi nelle due componenti, corpuscolare e sierosa, è solidificato nella trama del tessuto.
 3 -  I risultati 1 e la 2 dimostrano che l’immagine si è formata dopo la morte dell’uomo della Sindone.
4 – La restituzione fotogrammetrica dimostra che le altre immagini dell’uomo della Sindone, dove la stessa macchia è “fotografata”, sono quelle,  in sequenza,  di successivi movimenti volontari dello stesso corpo. La parte di macchia di sangue aderente al polso sinistro ha emesso energia. Tali immagini sono certamente dovute ad energia, perché tutti i dati della restituzione dimostrano la presenza dello schema proiettivo di un’energia mai prima riscontrata in natura, ma scientificamente possibile.
5  - La 3 e la 4 dimostrano che l’uomo della Sindone è tornato in vita emettendo una radiazione di cui le immagini della Sindone sono sinora l’unica prova.

5   5)   Può la scienza rifiutare un fenomeno di cui si ha un’unica prova?
La scienza cresce proprio quando si studiano i fenomeni di cui si ha una prova o pochissime prove. La storia insegna che sono questi fenomeni che, talvolta osservati per caso da studiosi, aprono le porte alle grandi scoperte. Un pianeta abitato come la Terra appare sinora come un fenomeno unico nell’universo, ma la scienza non nega per questo l’esistenza della Terra, anzi considera la possibilità di altri pianeti abitati.

6    6)   Il fatto che la scienza moderna non abbia mai assistito al ritorno in vita di un essere umano si pone in contrasto col fatto che la stessa scienza moderna ha dimostrato il ritorno in vita dell’uomo della Sindone?

I due fatti non escludono l’uno l’altro. L’emissione di energia dimostrata dalla Sindone non si è mai verificata durante la morte di un uomo, né durante la vita. La radiazione che ha creato le immagini è un fenomeno sinora unico associato al fenomeno pure unico del ritorno in vita. Il fatto che la scienza moderna non abbia mai assistito al ritorno in vita di un essere umano non esclude che possa assistervi e che questo possa essere accaduto. Il fenomeno unico della vita sulla Terra, per la scienza non può escludere che esistano altri pianeti che accolgono la vita, anche se sinora miliardi di pianeti non danno segni di vita. La storia mostra che la scienza spesso sconcerta e sbalordisce chi per la prima volta si trova di fronte ad una scoperta che cambia la vita dell’intera umanità. Prima della scoperta dell’elettromagnetismo, un nostro antenato che avesse parlato tramite cellulare con un suo contemporaneo di un altro continente o che avesse visto un treno sospeso in aria su un cuscino elettromagnetico, avrebbe avuto lo stesso senso di sconcertante sgomento che pervade noi oggi. La guarigione ormai normale di tante malattie sarebbe sembrata impossibile alcuni secoli fa. Come ha dimostrato la storia, la ricerca scientifica non ha limiti, non può escludere nulla, non sarebbe scienza. Nella storia della scienza, quando si scopre un effetto in natura, se ne studia la causa, poi si tenta di ripetere in laboratorio il fenomeno. Lo scienziato non ha paura, anzi è felice quando scopre un fenomeno che sconvolge e illumina la conoscenza.

6   7)   Può il progresso della scienza smentire dei risultati precedenti?

La scienza non smentisce mai i risultati precedenti, ma perfeziona nel tempo le teorie che rappresentano ciascun fenomeno. L’uomo ha un modello dell’esistenza, una rappresentazione, fornita dagli organi sensoriali e dal cervello, che ha elaborato la geometria, perciò chiamata scienza della rappresentazione. Tutte le altre scienze a partire dalla fisica si basano da sempre sul modello geometrico. Questa rappresentazione della realtà si evolve grazie a tutte le scienze ed è sempre più approfondita ed estesa.

      8)    Come si pone questa scoperta in ambito epistemologico?

La scoperta è stata realizzata in accordo alla scienza moderna che opera secondo il metodo galileiano. Qualunque esperto di restituzione fotogrammetrica può ripetere le stesse operazioni e raggiungere gli stessi risultati. Le immagini furono create da una energia perfettamente rappresentata in geometria proiettiva. Il corpo che la emise si mosse volontariamente. La scienza in base ai risultati forniti dalla restituzione fotogrammetrica, dalla medicina legale, dalle analisi del sangue, dei pollini, delle muffe, della tela dimostra che l’uomo della Sindone è tornato in vita. Ho già detto che il fatto che la scienza moderna non abbia mai assistito al ritorno in vita di un essere umano non esclude che possa assistervi e che questo possa essere accaduto. Ma c’è un’altra ipotesi. Bisogna pensare che l’attuale capacità conoscitiva umana non permette ancora di raggiungere col metodo galileiano tante realtà che pure esistono. Il metodo galileiano può applicarsi solo a quei fenomeni che rientrano nel meccanicismo. La nostra capacità di scegliere non può spiegarsi col metodo galileiano, eppure esiste. L’uomo della Sindone mostra nella nostra realtà sperimentabile gli effetti di un fenomeno che per la scienza potrebbe anche avvenire in una realtà non attualmente sperimentabile.  Dopo la morte egli tornò in vita emettendo un’energia che lasciò degli effetti da noi oggi sperimentabili, ma questa nuova vita potrebbe essere diversa dalla prima e non essere per noi attualmente sperimentabile. La fotografia ci ha permesso di sperimentare tali effetti ed è probabile che nuove conoscenze e nuovi strumenti ci possano in futuro rendere sperimentabili altri effetti lasciati sulla Sindone. Come ho affermato, lo scienziato deve tener presente che la scienza si evolve, perché la rappresentazione della realtà si evolve grazie a tutte le scienze, portando alla evoluzione della epistemologia e in generale della gnoseologia. Quindi la mente dello scienziato, del ricercatore, deve essere particolarmente  aperta  a ipotizzare fenomeni che la conoscenza ancora ridotta non permette di sperimentare. La conoscenza si basa da sempre sulla osservazione diretta e indiretta della realtà. Alla conoscenza diretta, effettuata attraverso i nostri organi sensoriali, si è aggiunta infatti nel tempo la conoscenza ottenuta mediante mezzi costruiti dall’uomo sulla base della conoscenza diretta, ma in grado di ampliare le capacità degli organi sensoriali, sino a rilevare la presenza di fenomeni del tutto sconosciuti e inconoscibili attraverso la conoscenza diretta. Lo sviluppo della conoscenza è segnato dalla parola. La parola esprime la capacità dell’uomo di individuare delle regole nei fenomeni naturali rilevati attraverso i sensi, cioè delle sequenze immutabili di fatti, di fenomeni minori che compongono il fenomeno principale preso in osservazione. Ogni fenomeno quindi può essere scomposto in un certo numero di piccoli fenomeni componenti e questo numero non ha un limite, può svolgersi cioè all’infinito. L’osservazione, l’analisi diretta dei fenomeni naturali, la scomposizione e ricomposizione di essi, la stesura di regole, ossia di sequenze immutabili, ha portato l’uomo alla manipolazione della materia e quindi, come si è detto, alla costruzione di strumenti capaci di afferrare l’esistenza di altri fenomeni minori, di aumentare cioè sempre più il numero di componenti. Questo castello sempre più complesso di regole costituisce la rappresentazione della realtà in cui viviamo.
Che la realtà sia percepibile o no, rappresentiamo qualsiasi fenomeno naturale secondo un modello. Pensiamo alle onde elettromagnetiche o sonore, di cui sperimentiamo solo gli effetti. Le regole quindi, estratte grazie all’osservazione diretta e indiretta della realtà, si traducono in manifestazioni sensoriali, come le rappresentazioni matematiche, volute dall’uomo, forgiate dall’uomo e quindi ripetibili in ogni tempo e in ogni luogo. La rappresentazione va oltre la realtà percepibile e ritrova in sé degli interrogativi che travalicano l’osservazione sensoriale. La circonferenza, come luogo degli infiniti punti equidistanti da un punto fisso, non si è mai conosciuta con la vista o col tatto, perché neppure il punto si è mai conosciuto. Esso può rappresentarsi come ente di separazione nello spazio unidimensionale. Quando si enuncia il concetto di circonferenza per rappresentare migliaia di corpi di ogni grandezza, si parla di corpi reali ma ci si riferisce a un ente di cui non si ha avuto mai conoscenza per mezzo dei cinque sensi. Questo processo racchiude una straordinaria caratteristica dell’essere umano, quella di conoscere una realtà impercepibile ai cinque sensi. Non sperimentiamo due oggetti uguali, eppure concepiamo l'uguaglianza. Noi esseri umani operiamo secondo regole esistenti, ma non sperimentabili nelle dimensioni della materia e dell’energia elettromagnetica. L’uomo è cosciente di una realtà razionale, basata su regole  che egli non conosce attraverso i cinque sensi. La rappresentazione, il modello che l’uomo attraverso la mente conosce in se, è reale quanto la materia e l’energia che sostanziano tutto ciò che percepiamo attraverso i cinque sensi. La rappresentazione, quindi la scienza, non muore. Tutti i contenuti della geometria corrispondono ad una realtà. Durante l’atto di conoscenza è come se operassimo una traduzione simultanea da una lingua ad un’altra, una traduzione di ogni fenomeno disordinato in uno ordinato secondo una regola. La mente umana è capace di abbracciare irrazionalità e razionalità   e ciò può avvenire soltanto se l’essere umano non appartiene soltanto alla natura irrazionale.

      9)   Che rapporto c’è fra scienza e fede?

La scienza non può negare la fede. La fede non può negare la scienza. La scienza opera secondo il metodo galileiano, ma bisogna pensare che l’attuale capacità conoscitiva umana non permette ancora di raggiungere col metodo galileiano tante realtà che pure esistono. Il metodo galileiano può applicarsi solo a quei fenomeni che rientrano nel meccanicismo. La nostra capacità di scegliere non può spiegarsi col metodo galileiano, eppure esiste. Lo scienziato, più approfondisce la propria conoscenza della realtà, più sperimenta  una volontà che realizza l’esistenza di tutto. Lo sviluppo della ricerca scientifica permette di contattare sempre più questa volontà. Inoltre l’uomo è l’unico essere sulla Terra capace di interrogarsi sulla propria esistenza e questo interrogativo è già una conferma che egli appartiene ad una realtà più ampia di quella terrestre, di quella cioè sperimentata attraverso i cinque sensi. Una prima chiara certezza della scienza è la complessità graduale e crescente della realtà conosciuta, che dal microcosmo e dal macrocosmo arriva sempre all’uomo. Gli scienziati continuano a individuare particelle sempre più piccole di materia e di energia e raggiungere galassie sempre più lontane e ammassi sempre più grandi, ma nulla nell’universo sinora conosciuto è più complesso dell’essere umano. Alla complessità dell’uomo si giunge attraverso una enorme varietà di esseri viventi, in una scala di complessità in cui gli esseri di un gradino sono necessari all’esistenza di quelli del gradino superiore. Man mano che cresce la complessità, si ampliano le funzioni e le capacità degli organismi legate alla coscienza di sé e del mondo, si amplia così la conoscenza e conseguentemente la gioia ed il dolore, come possibilità o impossibilità di effettuare in sé o nel mondo ogni funzione vitale. La vita dunque si manifesta prepotentemente come il fine cui tende la complessità dell’esistente. La vita tende alla vita. La vita porta alla coscienza di sé stessa, alla difesa di sé stessa. Tuttavia l’esistenza stessa di questa coscienza, che porta alla difesa, implica l’esistenza di una volontà contraria alla vita. Ad un certo stadio dello sviluppo della complessità, sembra che questa scala di complessità bruscamente si concluda. L’ultimo gradino, il più elevato appare l’uomo. Anche l’uomo è soggetto alla volontà negativa che arresta la vita del nostro corpo. L’essere umano però arriva ad un punto tale di complessità da chiedersi  perché esista questa struttura degli esseri a complessità crescente e quale sia il fine di questa realtà mozza come un corpo privo di testa. Tutto ciò che ci circonda appare al ragionamento scientifico perfettamente finalizzato. Ogni essere vivente è necessario all’esistenza di uno più complesso. E l’essere umano a chi permette la vita? Ci si chiede allora che cosa distingua l’essere umano dagli altri esseri dell’universo. E’ infatti l’elemento di distinzione che alimenta il gradino successivo della scala della complessità. La risposta è racchiusa in questo stesso interrogativo, nell’esistenza della scienza. L’uomo è l’unico essere che si interroga sulla propria essenza, sulla propria esistenza, che ha la capacità di penetrare la realtà che si manifesta nell’universo. Se dunque l’essere umano permette la vita ad un ente successivo, con tale ente  ha in comune la propria capacità di conoscenza dell’universo, la scienza. Dunque questo ente superiore, cui porta per deduzione la scienza, avrebbe in comune con l’uomo qualcosa che non essendo materia, né energia elettromagnetica, non è soggetta alla volontà negativa che contrasta la vita.

      10)   Cosa sono i miracoli per la scienza?

La scienza, come ho detto, sviluppa un modello, una rappresentazione della realtà che è in continua evoluzione.  Essa comprende una conoscenza parziale della realtà. I miracoli non si inquadrano nell’attuale modello, ma la scienza non può negarne l’esistenza, come tanti altri fenomeni che non sappiamo ancora inquadrare nelle leggi sinora sviluppate. L’attuale capacità conoscitiva umana non permette ancora di spiegare col metodo galileiano tante realtà che pure esistono. Tale metodo può applicarsi solo a quei fenomeni che rientrano nel meccanicismo. La nostra capacità di scegliere non può spiegarsi col metodo galileiano, eppure esiste. Le attuali teorie della scienza non comprendono i miracoli, perché non comprendono l’assenza di determinismo nelle leggi della natura. Eppure la libertà umana di scegliere è la prova che la natura, di cui siamo parte, non obbedisce soltanto al principio di causa effetto, ma anche al principio di volontà. La scienza non può escludere dunque che fenomeni ritenuti sinora esclusivamente soggetti al principio di causa effetto, possano  essere soggetti al principio di volontà.


ANALOGIE CON L’ENERGIA ORGONICA TEORIZZATA DA Wilhelm Reich:

che cosa e’ l’energia “ORGONICA” ?

L'energia orgonica è l'energia vitale cosmica, quella forza creativa fondamentale che gli sciamani e gli uomini che non hanno perso il contatto con la natura da sempre conoscono, che è stata ipotizzata da molti scienziati nel corso dei secoli, e che ora, grazie agli studi di un coraggioso pioniere, è anche dimostrata fisicamente. L'orgone può essere visto, sentito, misurato e fotografato: è una vera e propria energia fisica, non qualche forza ipotetica. L'energia orgonica carica e irradia da tutti gli oggetti viventi e non, può penetrare tutte le forme di materia, sebbene a diversa velocità, e tutti i materiali influenzano l'energia orgonica, attraendola e assorbendola, o riflettendola ed espellendola. L'orgone è fortemente attratto dalla materia vivente, dall'acqua e da se stesso. Può fluire da un posto all'altro nell'atmosfera, ma generalmente mantiene un flusso da ovest verso est, muovendosi insieme e poco più rapidamente della rotazione terrestre. E' eccitabile, comprimibile e pulsa spontaneamente, è capace di espandersi o di contrarsi. La carica orgonica di un ambiente o di una sostanza non è statica, ma varia nel tempo, secondo onde cicliche. L'orgone esiste anche in forma libera nell'aria e nel vuoto dello spazio.

DIVERSI NOMI PER UN UNICO PRINCIPIO:

Come dicevamo prima nel corso del tempo molti studiosi sono arrivati alla scoperta di un unico principio “energetico” creatore del tutto: chi e prana per le filosofie orientali; il filosofo Anassimandro lo chiamò àperion, la scuola di Ermete Trismegisto la chiamava telesma; Ippocrate la denominò vis medicatrix naturae; Aristotele quintessenza; i popoli della Polinesia la chiamano mana; Paracelso munia; Keplerò parlava di facultas formatrix; Goethe scriveva della Gestaltung; Galvani energia vitale; lo scienziato Mesmer teorizzo il concetto di magnetismo animale; Il chimico Reichenback sperimentò l’energia odica; lo psicanalista Freud la chiamava libido; lo scienziato Lakhosky universione; il biologo Ruper Shaldrake lo definisce campo morfogenetico; gli studiosi Miller e Piccardi parlano di etere cosmico; i fisici russi Grishenko e Inyushin lo chiamano bioplasma; molti scienziati odierni parlano di ZPE ovvero energia del punto zero

E’ indubbio comunque che gli innumerevoli esperimenti effettuati dal medico Wilhelm Reich sulle proprietà dell’energia orgonica, poi portati avanti dai suoi “testimoni” ai giorni nostri, hanno sbalorditive analogie con lo studio effettuato dal Prof. Catalano sul telo Sindonico e sul Sudario di Oviedo. Infatti, a pagina 50 del libro scritto dal fisico James De Meo (Orgone Biophisical Research Lab – Oregon – USA) IL MANUALE DELL’ACCUMULATORE ORGONICO (OBRL 2013) leggiamo:

“… D) fotografie a raggi X; E) fotografie a luce visibile, bioni… la Dr.ssa Thelma Moss (UCLA – Università della California), ha dimostrato che si possono fare delle foto del campo energetico vitale (orgone), senza usare stimolazione elettrica (tipo Kirlian) degli oggetti viventi posti per pochi giorni direttamente su una pellicola in un accumulatore orgonico interamente buio, nelle condizioni adatte produrranno un’immagine !...”

E a pagina 69 leggiamo ancora:

“…E) cantine o tumuli funerari sembrano ottimi accumulatori orgonici (vedi sepolcro del Cristo nella grotta . ndr), gli antichi conoscevano bene questo tipo di energia?...”

Quale potenza energetica ha sprigionato il corpo che ha impresso il telo sindonico?

E’ la stessa energia che tanti studiosi hanno cercato (e forse trovato) ma che solo pochi sono in grado di comprendere ed utilizzare?

Il Cristo delle antiche scritture era uno di questi pochi ?

L’interdisciplinarietà sarà la chiave, poiché  come giustamente puntualizza il Prof. Catalano nel suo articolato studio: “La scienza cresce proprio quando  ha l’umiltà e il coraggio di studiare senza pregiudizi, senza paura,  i fenomeni di cui si ha una prova o pochissime prove”.

RINGRAZIO SENTITAMENTE IL PROF. GIUSEPPE MARIA CATALANO PER LA COLLABORAZIONE E LA SUPERVISIONE INTEGRALE DEL TESTO.

BIBLIOGRAFIA:

JAMES DE MEO, PhD - IL MANUALE DELL’ACCUMULATORE ORGONICO- OBRL 2013 - USA


PER APPROFONDIMENTI:






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DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs








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