IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
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LA NUOVA CONOSCENZA

giovedì 17 ottobre 2019

TELOMERI E ...CERVELLO



L'invecchiamento cellulare è accompagnato da cambiamenti nella nostra struttura del cervello.

Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa (ENEA)

Per determinare il ruolo della lunghezza dei telomeri sulla struttura del cervello, gli scienziati hanno misurato la loro lunghezza con il DNA dei leucociti dal sangue usando una reazione a catena della polimerasi. Inoltre, hanno calcolato lo spessore della corteccia cerebrale con scansioni MRI dei partecipanti allo studio. I telomeri sono cappucci protettivi alle estremità dei cromosomi che si accorciano con ogni divisione cellulare. Se diventano così brevi da danneggiare i geni che proteggono, la cellula smette di dividersi e rinnovarsi (senescenza replicativa – ndr – MLR). Di conseguenza, la cellula è sempre più incapace di svolgere le sue funzioni. Questo meccanismo è uno dei modi in cui invecchiamo. La lunghezza dei telomeri è quindi considerata un indicatore dell'età biologica di una persona, in contrasto con la sua età cronologica. Per due persone della stessa età cronologica, la persona con telomeri più corti ha un rischio maggiore di sviluppare malattie legate all'età come il morbo di Alzheimer o il cancro, e anche un'aspettativa di vita più breve.

E' possibile l'allungamento dei telomeri?

Una chiave per rimanere più giovani sembra quindi essere collegata alla domanda: come rallentare, fermare o addirittura invertire l'accorciamento dei telomeri? La genetica e lo stile di vita malsano contribuiscono in modo significativo all'accorciamento dei telomeri, insieme allo stress psicologico. Sulla base di queste conoscenze, i ricercatori hanno esaminato la quantità di stile di vita che può influenzare la lunghezza dei telomeri. Studi recenti suggeriscono che i telomeri possono cambiare più velocemente di quanto si pensasse in precedenza, probabilmente allungando da uno a sei mesi di allenamento mentale o fisico. La premessa eccitante è che l'allungamento dei telomeri può rappresentare un'inversione dei processi di invecchiamento biologico. Tuttavia, non è chiaro se l'allungamento dei telomeri rifletta effettivamente qualsiasi miglioramento nella traiettoria generale della salute e dell'invecchiamento di una persona. "Per scoprire se un cambiamento a breve termine della lunghezza dei telomeri, dopo solo pochi mesi, potrebbe effettivamente essere associato a cambiamenti nell'età biologica di una persona, l'abbiamo collegato a un altro biomarcatore di invecchiamento e salute: la struttura del cervello", spiega Lara Puhlmann, ora membro del gruppo di ricerca "Social Stress and Family Health" guidato da Veronika Engert presso il Max Planck Institute di Lipsia. Il progetto era stato avviato da Tania Singer nell'ambito del progetto ReSource. I partecipanti allo studio dei ricercatori sono stati sottoposti a quattro esami MRI, distanziati di tre mesi ciascuno, e hanno fornito campioni di sangue nelle stesse date. Usando il DNA dei leucociti dal sangue, gli scienziati sono stati in grado di determinare la lunghezza dei telomeri usando una reazione a catena della polimerasi. Le scansioni MRI sono state utilizzate per calcolare lo spessore della corteccia cerebrale di ciascun partecipante. Questo strato esterno di materia grigia diventa più sottile con l'età. È anche noto che alcune malattie neurologiche e legate all'età sono associate a un assottigliamento corticale più veloce in alcune regioni del cervello.

Rapidi cambiamenti nell'invecchiamento biologico

Il risultato:

Da questi studi, pare che l’ invecchiamento biologico cambi più rapidamente. Gli indici di invecchiamento possono variare significativamente in soli tre mesi", afferma Puhlmann. Durante l’esperimento, se i telomeri variavano di lunghezza, questo era associato a cambiamenti strutturali nel cervello. In un periodo in cui i telomeri dei partecipanti si allungavano durante lo studio, era anche più probabile che la loro corteccia si fosse ispessita allo stesso tempo. D'altra parte, l'accorciamento dei telomeri era associato alla riduzione della materia grigia. Questa associazione si è verificata in particolare in una regione del cervello chiamata precuneus, che è un centro metabolico e connettivo. Molte altre domande, tuttavia, rimangono aperte. "Non sappiamo, ad esempio, quale meccanismo biologico sia alla base dei cambiamenti a breve termine della lunghezza dei telomeri", spiega lo scienziato, "o se i cambiamenti a breve termine abbiano davvero un effetto a lungo termine sulla salute".

Allenamento mentale

Allo stesso tempo, il gruppo di ricercatori ha studiato se la lunghezza dei telomeri potesse essere modificata da nove mesi di allenamento mentale basato sulla consapevolezza e sull'empatia e se tale cambiamento sistematico nella lunghezza dei telomeri si riflettesse anche nell'ispessimento o nell'assottigliamento corticale. I dati precedenti del Progetto ReSource, che era supportato dal Consiglio europeo della ricerca (CER), avevano già dimostrato che alcune regioni della corteccia possono essere ispessite attraverso l'allenamento, a seconda dei rispettivi contenuti di allenamento mentale di tre moduli distinti, ciascuno della durata di tre mesi. La risposta allo stress fisiologico potrebbe anche essere ridotta dall'allenamento mentale con aspetti sociali. Contrariamente ai loro precedenti lavori e ai precedenti risultati di altri gruppi, questo non ha riscontrato alcun effetto di allenamento sui telomeri. Gli studi futuri dovranno continuare ad affrontare la questione di quali misure o comportamenti possano fermare o addirittura invertire in modo più efficace l'accorciamento dei telomeri e il processo di invecchiamento biologico.

Da:

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lunedì 14 ottobre 2019

ATTIVITA' ANTROPICA E RISCALDAMENTO GLOBALE: ABBAGLIO MONDIALE?



                      Prof. Franco Prodi: “Con Greta siamo di fronte a un abbaglio mondiale”


Per il fisico dell’atmosfera e climatologo di fama mondiale il movimento giovanile incanala “nella direzione sbagliata”. Intervista a Franco Prodi – –  www.huffingtonpost.it

Perché, Professore?

Perché questo movimento incanala nella direzione sbagliata, cioè la lotta al riscaldamento globale, quella che è in realtà un’urgenza giusta, ovvero la salvaguardia del pianeta.

Perché sarebbe la direzione sbagliata?

Perché, al momento, nessuna ricerca scientifica stabilisce una relazione certa tra le attività dell’uomo e il riscaldamento globale. Perciò, dire che siamo noi i responsabili dei cambiamenti climatici è scientificamente infondato.

Il cambiamento climatico è un falso?

No, io non nego affatto che ci siano i cambiamenti climatici. La storia del nostro pianeta è anche la storia dei cambiamenti climatici che si sono susseguiti nel tempo.

Quali, per esempio?

Nel tardo Medioevo, intorno all’anno 1200, è noto che la temperatura della Terra aumentò significativamente. Così come sappiamo che a metà del diciassettesimo secolo ci fu un fenomeno inverso, ovvero una piccola glaciazione. In entrambi i casi, l’uomo non aveva ancora sviluppato tutte quelle attività industriali che oggi sono considerate responsabili dei cambiamenti climatici. Come si può dire, dunque, che per il 95 per cento è colpa dell’uomo?

Ma il riscaldamento globale c’è o non c’è?

I dati che abbiamo a disposizione dicono che, dai primi anni dell’ottocento (quando sono state state impiantate le prime stazioni meteorologiche in diverse parti del mondo), la temperatura media globale è cresciuta ogni secolo di un decimo di grado. Questo è innegabile, nessuno lo contesta. Ciò che è in discussione, nella comunità scientifica, è la causa di questa crescita.

Cosa si sa per certo?

Che il clima terrestre è il risultato dello scambio di due flussi di fotoni: uno che dal Sole va verso la Terra, e l’altro che sale dalla Terra verso l’esterno. Come sa, il Sole è un corpo che misura quasi 6 mila gradi kelvin. La Terra, invece, ha una temperatura di 300 gradi kelvin, circa 25,5 gradi centigradi. È come se da una parte ci fosse una lampada, e dall’altra una palla di vetro. In mezzo a esse, l’atmosfera.

Cosa significa concretamente?

Che la temperatura della palla di vetro dipende da una molteplicità di fattori, tra cui la distanza che c’è tra la lampada e la palla di vetro. Una distanza che non è sempre costante, e che dipende da una molteplicità di fattori che non sono facilmente calcolabili. Per questo, non possiamo stabilire con esattezza quanto il riscaldamento climatico sia responsabilità dell’uomo e quanto, invece, dipenda da altri fattori.

Perché la scienza è così incerta?

Perché la scienza del clima è ancora nell’età dell’infanzia. È nata nel 1800. Prima non esisteva nulla di paragonabile. E con i modelli che ha a disposizione, può solo elaborare degli scenari incompleti. Incompleti, soprattutto, se qualcuno intende basare su di essi il destino dell’umanità. Farlo, non sarebbe un atto di coscienza ecologica. Piuttosto, di incoscienza scientifica.

Ma lei si allarma o no quando legge che una parte del Monte Bianco si sta sciogliendo?

Sinceramente no, non mi allarmo. Sono fenomeni che abbiamo già conosciuto. La pianura padana, per dire, era un’enorme ghiacciaio. Poi, la vita è ripresa.

Perché lei è uno dei pochi scienziati a dire queste cose?

Sono uno dei pochi, ma non sono l’unico: sia in Italia, sia nel mondo. Peraltro, non è nella mia natura essere controcorrente. Le confesso che, a volte, mi sento anche a disagio nel ruolo di grillo parlante.

Però?

Però non posso fare a meno, quando parlo, di parlare facendo riferimento alle conoscenze scientifiche che abbiamo a disposizione, e che non dicono quello che il regime catastrofista che domina il discorso pubblico vorrebbe che dicessi. Tutto qui.

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mercoledì 9 ottobre 2019

LO "SPAZIO" FUTURO...PROSSIMO?

Una gigantesca ruota panoramica in orbita intorno alla Terra: ecco l’hotel spaziale del futuro

Tecnicamente fattibile lo è. Se diventerà realtà è difficile da dire, ma la compagnia aerospaziale Gateway Foundation sostiene di poter aprire il primo hotel spaziale commerciale entro il 2025, cambiando definitivamente il significato del «giro del mondo in crociera».

L'albergo spaziale dovrebbe somigliare a una gigantesca ruota panoramica che orbiterà permanentemente intorno alla Terra e sarà in grado di ospitare inizialmente cento turisti a settimana, che potranno poi arrivare a tremila al mese. Un soggiorno di lusso con vista mozzafiato, dove sarà la rotazione costante della struttura interstellare a garantire un campo gravitazionale artificiale che permetterà agli ospiti di trascorrere le loro giornate con i piedi per terra mentre vanno al ristorante, in palestra o si fanno semplicemente la doccia. Tutto sarà organizzato proprio come una crociera. Non si sa ancora come gli ospiti potranno raggiungere la Von Braun Station, da dove e soprattutto quanto potrebbe costare. Ma la Gateway Foundation crede di poter offrire viaggi nello spazio accessibili alle masse. «Dato che i costi complessivi sono ancora elevati, la maggior parte delle persone pensa che il turismo spaziale sarà solo per super ricchi. Ma questo sarà vero solo per i primi anni. Alla fine andare nello spazio sarà solo un'altra opzione che le persone sceglieranno per le loro vacanze, proprio come andare in crociera o andare a Disney World», afferma Tim Alatorre, che sostiene che questo sia «il primo passo per colonizzare lo spazio e altri mondi», pensando alla Luna e poi a Marte. «L'umanità esplorerà e colonizzerà il nostro sistema solare. Ma ogni volta che i viaggiatori terrestri si avventureranno al di fuori dell'atmosfera verso mondi e destinazioni lontane, si potranno fermare a The Gateway proprio come se fosse una stazione di scambio: una porta verso le stelle e per il pianeta Terra». Una visione sicuramente affascinante, per coloro che «vogliono sperimentare la vita su una grande stazione spaziale con il comfort della bassa gravità e l'atmosfera di un bell'albergo».

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sabato 5 ottobre 2019

NUOVE TAVOLE PERIODICHE...



Una tavola periodica di molecole?

Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa (ENEA)

Nel quadro proposto, ci sarebbero serie di tabelle per ciascun tipo di simmetria organizzate secondo quattro parametri: gruppi e periodi (numero di elettroni), famiglie (numero di atomi costituenti) e specie (tipo di elementi costitutivi).

Gli scienziati del Tokyo Institute of Technology (Tokyo Tech) sviluppano tabelle simili alla tavola periodica degli elementi, ma per le molecole. Il loro approccio potrebbe essere utilizzato per prevedere nuove sostanze stabili e creare materiali utili. La tavola periodica degli elementi fu proposta nel 1869, e in seguito divenne una delle pietre miliari delle scienze naturali. Questa tabella è stata progettata per contenere tutti gli elementi (atomi) trovati in natura in una rappresentazione speciale che li raggruppa in righe e colonne in base a una delle loro caratteristiche più importanti, il numero di elettroni. Gli scienziati hanno usato la tavola periodica per decenni per prevedere le caratteristiche degli elementi allora sconosciuti, che sono stati aggiunti alla tabella nel tempo. Potrebbe esserci una tabella periodica per le molecole? Sebbene alcuni ricercatori abbiano pensato a questa possibilità e abbiano proposto regole periodiche per prevedere l'esistenza di determinate molecole, queste previsioni erano valide solo per gruppi di atomi con una simmetria quasi sferica. Ci sono molti gruppi di atomi con altre forme e altri tipi di simmetrie che dovrebbero essere spiegati con un modello migliore. Pertanto, un gruppo di ricerca di Tokyo Tech, tra cui il Dr. Takamasa Tsukamoto, il Dr. Naoki Haruta, la Prof. Kimihisa Yamamoto e colleghi, hanno proposto un nuovo approccio per costruire una tavola periodica per molecole con molteplici tipi di simmetrie. Il loro approccio si basa su un'attenta osservazione sul comportamento degli elettroni di valenza degli atomi che formano ammassi molecolari. Gli elettroni di valenza possono essere considerati come elettroni "liberi" negli atomi con un orbitale più esterno, e quindi possono interagire con gli elettroni di altri atomi per formare composti. Quando più atomi formano un ammasso con una forma simmetrica, i loro elettroni di valenza tendono ad occupare specifici orbitali molecolari chiamati "orbitali superatomici", in cui si comportano quasi esattamente come se fossero gli elettroni di un enorme atomo. Considerando questo fatto e analizzando gli effetti delle simmetrie strutturali per i cluster, i ricercatori hanno proposto "modelli orbitali adattati alla simmetria (SAO)", che sono in accordo con più molecole conosciute e lo stato dell'arte per i calcoli quantomeccanici. Le nuove tabelle periodiche, che verrebbero create per ciascun tipo di simmetria, sarebbero in realtà quadridimensionali perché le molecole sarebbero disposte secondo quattro parametri: gruppi e punti (basati sui loro elettroni "di valenza" , simile alla normale tavola periodica), specie (in base agli elementi costitutivi) e famiglie (in base al numero di atomi). L'approccio SAO è molto promettente nel campo della progettazione dei materiali. "Le moderne tecniche di sintesi ci consentono di produrre molti materiali innovativi basati sul modello SAO, come i materiali magnetici leggeri", afferma il prof. Yamamoto. La strada da percorrere per gli scienziati sta nell'ulteriore espansione di queste tabelle in cluster molecolari con altre forme e simmetrie e nella previsione di molecole stabili che non sono ancora state sviluppate. "Tra le infinite combinazioni di elementi costitutivi, la tavola periodica proposta fornirà un contributo significativo alla scoperta di nuovi materiali funzionali", conclude il prof. Yamamoto.

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mercoledì 2 ottobre 2019

RINGIOVANIRE E' POSSIBILE?




Portare indietro l’età biologica è possibile (?): test con nove persone ringiovanite.

La ricerca, condotta su volontari, è stata pubblicata sulla rivista Aging Cell dai ricercatori coordinati dal genetista Steve Horvath, dell'università della California. Ed ha dimostrato che i tessuti si sono rigenerati tornando a due anni e mezzo prima.

È possibile portare indietro l’età biologica: per la prima volta un sperimento ha mostrato che un cocktail di farmaci molto comuni ha ringiovanito di due anni e mezzo l’età biologica di individui sani e segni di ringiovanimento sono evidenti anche nel loro sistema immunitario. La ricerca, condotta su nove volontari, è stata pubblicata sulla rivista Aging Cell dai ricercatori coordinati dal genetista Steve Horvath, dell’università della California a Los Angeles.

NUMERO DI INDIVIDUI LIMITATO E NESSUN GRUPPO DI CONTROLLO

I risultati sono stati una sorpresa anche per gli organizzatori della sperimentazione, ma i ricercatori avvertono che sono preliminari perché l’esperimento è stato condotto su un piccolo numero di individui e non includeva un gruppo di controllo. «Mi aspettavo di vedere un rallentamento del tempo, ma non un’inversione», rileva Horvath. Lo studio era stato progettato principalmente per testare se l‘ormone della crescita potesse essere usato nell’uomo per ripristinare i tessuti nella ghiandola del timo, che si trova nel torace.

L’ORMONE DELLA CRESCITA RIGENERA IL TIMO

Questa ghiandola è cruciale per un’efficace funzione immunitaria, ma inizia a ridursi dopo la pubertà. Alcuni test sugli animali avevano mostrato che l’ormone della crescita stimola la rigenerazione del timo, tuttavia lo stesso ormone può anche promuovere il diabete, quindi lo studio ha incluso, oltre all’ormone della crescita, due farmaci contro il diabete nel cocktail che è stato testato per un anno su 9 uomini di età compresa tra 51 e 65 anni.

INDIETRO DI DUE ANNI E MEZZO E NUOVI TESSUTI

Alla fine del test, l‘età biologica dei partecipanti è stata portata indietro nel tempo di due anni e mezzo, misurati analizzando i segni dell’età sui geni di queste persone, e anche il loro sistema immunitario sembrava ringiovanito. In sette partecipanti, inoltre, il grasso accumulato nel timo era stato sostituito con il tessuto della ghiandola rigenerato.

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domenica 29 settembre 2019

IL PRIMO UOMO SULLA LUNA: I MISTERI DELL' APOLLO 11


di Marco La Rosa

Corcagnano (PR), 27 Settembre 2019

L'amico Claudio Balella, riesce sempre a stupirmi.

Esperto di astronomia, astronautica e anche di "UFO", anzi scusate di "UAP", oggi questo è il termine che bisogna utilizzare. 

Il termine UFO è diventato sinonimo di navi spaziali aliene nella cultura popolare e la maggior parte delle discussioni sugli UFO ruota attorno a questa tesi. Il concetto di UFO si è evoluto per i negazionisti/debunker in un mito di primo piano nella cultura moderna. Alcuni ricercatori ora preferiscono usare il termine più ampio di "Unidentified Aerial Phenomenon", appunto UAP, ovvero fenomeno aereo non identificato, per evitare, secondo loro, la confusione o le associazioni speculative con il termine UFO. Un altro noto acronimo di UFO in spagnolo, portoghese, francese e italiano è OVNI rispettivamente Objeto Volador No Identificado, Objeto Voador Não Identificado, Objet volant non identifié o appunto Oggetto Volante Non Identificato. Sono d’accordo con Claudio quando dice, cambiando acronimo siamo convinti di “sterilizzare” il passato o cancellare la lavagna per ripartire da capo, ma la sostanza di fatto non cambia. Come non cambia la realtà oggettiva che tutti, o quasi tutti i cosmonauti lassù ne hanno viste delle belle e, nella maggior parte dei casi, non hanno potuto raccontarle.

Venerdì sera ho apprezzato per l’ennesima volta, la precisione, puntualità ed obiettività di Claudio nell’esporre gli argomenti astronautici seri in occasione dei 50 anni dal primo passo umano sulla Luna, inframmezzati con aneddoti sempre nuovi ed intriganti, buttando qua e là qualche “sasso nello stagno”, non quello di Tito, ma quello delle apparentemente tranquille e assopite menti dell’individuo medio, che spesso, ha bisogno di un sano, equilibrato scossone.

Per tornare a Tito, lo Stagno quello in carne ed ossa, molti non sapevano, me compreso, che quando il modulo lunare "Aquila" toccò il suolo Lunare, nella lunghissima diretta televisiva della notte Italiana del lontano 20 Luglio 1969, al cronista fu imputato l'errore di aver anticipato di una manciata di secondi l'allunaggio, salvo conoscere dopo anni che l'appendice retrattile del modulo aveva indicato con un inequivocabile "bip" sonoro l'effettivo contatto con il suolo, percepito nettamente e correttamente dal nostro Tito, per primo.

Questo e tanti altri aneddoti, ci ha regalato Claudio venerdì sera: posso dire con certezza che pensavo di sapere tutto o quasi dei primi uomini sulla Luna...beh, mi sbagliavo.


Claudio Balella al Centro Galileo (Corcagnano PR)





Claudio Balella con Tito Stagno

         Claudio Balella con Eugene Cernan, l'undicesimo uomo a mettere il piede sulla Luna

PER CONOSCERE LE RICERCHE DI CLAUDIO BALELLA:
https://astrocalendario.it/astrocb/index.html



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sabato 28 settembre 2019

IL SEGRETO DEL “TRITONE”


C'è un doppio meccanismo all'origine della straordinaria capacità dei tritoni di rigenerare arti e organi. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori dell'Università di Tsukuba, che firmano un articolo pubblicato su "Nature Communications".

Molti anfibi hanno una buona capacità di rigenerazione, che è particolarmente spiccata negli urodeli e fra questi nella famiglia dei salamandridi. In generale però essa si riduce o scompare quando l'animale raggiunge la forma adulta e matura. Per esempio, l'axolotl (Ambystoma mexixanum ) è uno dei"campioni" della rigenerazione grazie al fatto che tendenzialmente passa tutta la vita allo stadio larvale, senza compiere la metamorfosi finale; se per caso la compie perde gran parte della capacità di rigenerarsi. Il tritone invece è in grado di rigenerare pressoché tutte le parti del corpo – dalla coda alle mascelle fino a parti dell'occhio come la retina e il cristallino - anche dopo la metamorfosi. Ora, in una serie di complessi esperimenti su tritoni della specie Cynops pyrrhogaster , Chikafumi Chiba e colleghi hanno dimostrato che il tritone sfrutta due differenti meccanismi di rigenerazione a seconda dell'età. Nella rigenerazione degli arti allo stadio larvale intervengono infatti cellule staminali progenitrici del muscolo, di cui in quella fase esiste ancora una nutrita scorta, che però si assottiglia notevolmente dopo la metamorfosi. Questo è probabilmente anche il meccanismo in atto negli altri urodeli. Nella forma adulta, invece, la rigenerazione è opera delle cellule delle fibre muscolari scheletriche, che regrediscono temporaneamente a uno stato meno differenziato, per iniziare a proliferare producendo numerose cellule che poi tornano a differenziarsi. In un certo senso,l'animale riesce a compiere in modo naturale una parte  del processo usato in laboratorio dai ricercatori per passare da cellule adulte a staminali pluripotenti indotte. La comprensione del meccanismo che permette al tritone di passare da un meccanismo di rigenerazione all'altro e la definizione dei suoi dettagli genetici e biochimici potrebbe avere interessanti ricadute nel campo della medicina rigenerativa.

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