IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

venerdì 25 luglio 2014

PROTOCRISTIANESIMO: UN PUNTO DI VISTA ALTERNATIVO


                                                   di: Marco La Rosa

1 - DALLA SETTA DEGLI ESSENI NASCONO I PROTO* - CRISTIANI

Nei suoi primi secoli di storia, la Chiesa romana, aveva già metabolizzato nella sua teologia molte tradizioni dei culti solari delle epoche precedenti, arrivando poi astutamente anche a sovrapporre il suo calendario di “festività” religiose a quelle celebrate dai popoli pagani ed altri culti che erano ancora vive nella memoria (Attis di Frigia, Mitra ecc..), causandone conseguentemente nel breve tempo, l’oblio. Anche per quanto concerne la figura del Messia giudaico Gesù, la Chiesa di Roma ha evidentemente attinto alle vicende di una setta di ribelli anti-romani realmente esistiti e che erano chiamati esseno-zeloti. Tutto questo si può facilmente ricavare dai reperti archeologici del Mar Morto e precisamente da una notevole quantità di originali manoscritti antichi, ovviamente precedenti la nascita del cristianesimo e che ci conducono agevolmente ad identificare nella setta gnostica israelita degli esseni, i primi “proto cristiani”.

*nota: pròto dal greco pròtos = primo, che sta innanzi a tutti, da pro=avanti.



Questa constatazione, corroborata da evidenti dati di fatto, è oggi condivisa dalla maggior parte degli studiosi laici confermando ciò che gli storici antichi hanno lasciato scritto e che,  nonostante gli innumerevoli tentativi di insabbiamento, è arrivato fino a noi.

Epifanio di Salamina (315-403) scrisse: “I seguaci di Cristo che vivevano nella regione della Mareotide (regione del lago salmastro Maryut nella parte occidentale del delta del Nilo nei pressi di Alessandria)

 erano gli esseni d’Egitto, a cui era stato dato il nome di “Terapeuti”.  Filone d’Alessandria (20 a.C. – 50 d.C.)

  ebreo con cultura ellenista, scrive di una comunità di Terapeuti che aveva conosciuto e che stanziavano sulle rive del lago Maryut e li collegava direttamente agli Esseni con un'unica differenza sostanziale: “nessuna visione apocalittica, assenza di regole scritte e nessun maestro di giustizia”. Lo storico Eusebio di Cesarea (263 – 339) nella “Storia ecclesiastica” ai capitoli 263 e 339, dice che le origini del cristianesimo ad Alessandria provenivano proprio dai Terapeuti , descrivendoli come monaci cristiani che però osservavano completamente le tradizioni giudaiche. Nel “ De vita contemplativa” (cap. 75-89) Filone descrive le convocazioni quotidiane di preghiera della comunità dei terapeuti di Alessandria:  alla sera si leggevano e commentavano brani biblici, dopo di che si celebrava una cena rituale (normalmente a base di pane e acqua). Era comunque omessa la  Birkat Hamazon (= benedizione del nutrimento), perché dopo il pasto faceva subito seguito una veglia di preghiera: si cantavano inni (tratti dalla Bibbia o composti dai monaci stessi) e si eseguivano danze rituali. Il modello tipologico al quale Filone collega questi canti e danze è l'inno di Mosè e la danza di Miriam di cui parla il libro dell'Esodo, che ci ricollegano indubbiamente alla tradizione dei sacerdoti  Yahùd del faraone Akhenaton, guarda caso vissuto contemporaneamente al biblico Mosè.

Il mattino successivo i terapeuti si mettevano a guardare verso oriente aspettando la prima luce del sole. A questo punto recitavano le benedizioni mattutine (non si dimentichi che questi ebrei erano comunque egiziani, e i miti egiziani collegavano il momento dell'alba con la grande gioia per la vittoria del sole contro i suoi nemici; nell'antico Egitto il momento principale del culto era proprio il mattino). Il culto solare del “Sole invitto”, ( guarda caso caratteristica del culto "Mitraico") era dunque segno della volontà dei primi cristiani di conformarsi al preesistente culto solare, e per questo il Cristo viene paragonato al “Sole di giustizia” che vince sempre sulla morte (notte).
 Anche l’imperatore Adriano a proposito del cristianesimo disse: “il Dio dei cristiani era Serapide ( il Sole) ed i suoi devoti erano i  loro vescovi ”.


2 – EVIDENZE ARCHEOLOGICHE A SOSTEGNO DELLA TESI ESSENO-ZELOTA

Negli ultimi duemila anni di storia, il cristianesimo ha subito una miriade di modificazioni ed adattamenti, poiché i vari contesti culturali, a partire dall’origine, sono mutati radicalmente e piuttosto repentinamente. Ecco perché la figura storica di Gesù Cristo deve essere stata molto diversa rispetto a quella che viene descritta oggi nei vangeli canonici. Prendendo quindi in esame il contesto culturale della Giudea sotto la dominazione romana, non stupisce affatto constatare che i concetti di schiavitù e ribellione armata erano considerati perfettamente normali dai primi cristiani. Grazie agli ultimi (ma non solo quelli) ritrovamenti archeologici, possiamo quindi agevolmente “scoprire” tutti i rimaneggiamenti  operati dalla Chiesa Romana sui Vangeli per adattarli di volta in volta ai propri interessi politici e sociali.
Nel 1958 lo studioso americano della Columbia University, Morton Smith (1915 - 1991) scoprì nel Monastero di Mar Saba  nei pressi di Gerusalemme, un antico manoscritto contenente le opere di S. Ignazio di Antiochia,

 tra gli scritti era custodita una lettera “riservata” del Vescovo Clemente di Alessandria (150-215) indirizzata al discepolo Teodoro, in merito alla controversia in atto con i Carpocraziani ( setta gnostica che divulgava una dottrina platonico-cristica) i quali usavano una loro versione del Vangelo secondo Marco impregnata di dottrina squisitamente gnostica. Nella lettera di Clemente,  si svelavano i metodi utilizzati dagli amanuensi della Chiesa per trascrivere ed epurare dai passi indesiderati i testi sacri. Nel documento in questione, Clemente ordina la soppressione di una parte del contenuto originale del Vangelo di Marco, che viene ritenuto “scandaloso” poiché non conforme ai precetti stabiliti:  “Giacchè, anche se dicessero qualcosa di vero, chi ama la verità non dovrebbe ugualmente convenire con loro. Giacchè non tutte le cose vere sono la Verità; né quella verità che sembra vera secondo le opinioni umane dovrebbe essere preferita alla Verità vera: cioè quella secondo la fede”. Naturalmente molti teologi cristiani hanno tentato in ogni modo di screditare Morton Smith, attribuendogli addirittura la falsificazione della lettera di Mar Saba ma nel 2010 la grafologa greca Venetia Anastasopoulou ha redatto per conto della Biblical Archaeology Review, un studio grafologico di confronto tra la lettera di Mar Saba e la scrittura di Smith, scagionandolo completamente.
Duemila anni sono passati e nulla o quasi è cambiato. La Verità ancora oggi, viene tenuta nascosta utilizzando mezzi simili dai media controllati e guidati dalle lobby di potere che indirizzano la conoscenza dove non può nuocere . La Chiesa, pensava ormai di aver messo al sicuro la “Verità scomoda” in oltre mille anni di cancellazioni, epurazioni e massacri, ma non aveva fatto bene i conti con i soliti ignoti, ovvero gli esseni. Nel 1947 nel bel mezzo del deserto della Cisgiordania  vicino alle rovine di Gerico

 e precisamente nelle grotte di Qumran, dalle quali si vede in lontananza il Mar Morto, furono rinvenuti i famosi rotoli manoscritti degli Esseni. Datati con il carbonio 14 ad un’epoca anteriore alla stesura del nuovo testamento , gli scritti in questione contengono i principi etici che riecheggiano nei vangeli, dimostrando così come il nocciolo delle sacre scritture neotestamentarie derivi inequivocabilmente dall’originaria teologia essena nel contesto della storia dei messianici ribelli zeloti, di cui il “vero” Gesù fu un membro di spicco.

Il Professor Robert Eisenman, è stato ordinario di Religioni e Archeologia del Medio Oriente e Direttore dell'Institute for the studies of Judeo-Christian Origins presso la California State University, Long Beach (CSULB). È visiting senior member del Linacre CollegeOxford University e membro del National Endowment for the humanities e dell'Albright Institute of Archaelogical Research a Gerusalemme. È stato inoltre membro dell'Oxford Centre per studi superiori sull'ebraismo. E’ uno dei principali sostenitori della campagna mondiale per il diritto d'accesso ai rotoli del Mar Morto, rimasti inaccessibili fin dalla loro scoperta nel 1947 ad opera di un gruppo di studiosi cattolici guidati dal padre domenicano Roland de Vaux.

Nel 1991-92, come consulente della Huntington Library in San Marino (California), presso la quale era conservata la raccolta completa delle fotografie dei rotoli, decise di aprire i suoi archivi e rendere accessibili gratuitamente alla comunità internazionale degli studiosi i rotoli fino ad allora inediti.
Eisenman contesta la tesi fornita dal gruppo di studiosi, guidati dal domenicano Roland de Vaux, che per primi studiarono i rotoli del Mar Morto, i quali, per le ovvie ragioni menzionate in precedenza,  rifiutano di ascrivere l'origine dei rotoli stessi al I secolo, ma anzi li datano molto più avanti nel tempo. Egli ritiene che i rotoli del Mar Morto siano documenti di ispirazione messianica redatti dalla setta degli Esseno-Zeloti strenui sostenitori dell’indipendenza giudaica dalla dominazione romana, da ottenere (se necessario) con la rivoluzione e le armi e che, infine, si ritirarono a Qumran. Eisenman identifica in Giacomo il Giusto, "fratello di Gesù", il "Maestro di Giustizia" a capo di questo movimento di opposizione fino alla sua morte per ordine del grande sacerdote Anano Ben Anano nel 62. Egli sostiene che la popolarità di Giacomo il Giusto ed i fatti che portarono alla sua morte possano aver scatenato la prima rivolta ebraica contro l'Impero romano, durata dal 66 al 73.
Eisenman, come altri studiosi, è giunto quindi alla conclusione che Giacomo il Giusto ed il suo movimento, fossero contrastati da un erodiano di nome Paolo di Tarso e dai suoi seguaci. La versione della cristianità, che più tardi ebbe la meglio nell'ambiente dei cristiani gentili (i non ebrei) guidati da Paolo, trasformò l'insegnamento militante e di opposizione degli esseno zeloti in una dottrina universale e pacifista denominata cristianesimo.
Le tesi di Eisenman si basano dunque, sugli elementi proto-cristiani  identificati nei rotoli di Qumran, tra cui si evidenziano i palesi contrasti tra i giudeo-cristiani e i seguaci di Paolo per arrivare poi alla dottrina autentica di Gesù e Giacomo.
Eisenman ritiene inoltre che,  la testimonianza fornita da Giuseppe Flavio dell'assassinio da parte di Erode di sua moglie Marianme (l'ultima rappresentante della stirpe dei Maccabei) e dei suoi due figli (di sangue reale ebreo e quindi reali minacce al suo potere), abbia ispirato il racconto della strage degli innocenti del Vangelo secondo Matteo (2:16-18).

3 – NELLE CRONACHE ANTICHE LE PROVE DELLA MANIPOLAZIONE DA PARTE DELLA CHIESA ROMANA

Tutte le fonti storiche indicate dalla chiesa romana a favore della realtà storica del Cristo menzionato nei vangeli canonici, sono arbitrariamente di parte e per nulla probanti. Come già ricordato, dopo la caduta dell’Impero Romano, tutta la conoscenza documentata finì nelle biblioteche della Chiesa, pertanto essa ha avuto modo di manipolare ed epurare tutto ciò che non rifletteva le dottrine da essa propugnate. Tutto ciò avvenne in modo rigoroso e sistematico a partire dal Concilio di Nicea del 325 d.C., epoca in cui l’Imperatore Costantino

 volle creare una dottrina cristiana unitaria ed omogenea, insomma cattolica = “universale”.  Tra le manipolazioni più celebri ed eclatanti, troviamo per esempio le “Decretali” di Isidoro Mercator del IX secolo, le quali vennero redatte allo scopo di accrescere il potere politico papale. Quindi, i documenti storici a cui si appella la Chiesa Romana quando intende sostenere l’autenticità dei propri vangeli poggiano su basi molto deboli come per esempio alcune affermazioni di Giuseppe Flavio, Tacito, Svetonio, Plinio il Giovane, Adriano, Trifone,Marco Aurelio,Epitteto e Publio Lentulo. Come esempio principe comunque si può citare il “Testimonium Flavianum”,

 poiché Giuseppe Flavio di etnia Giudea e profondo conoscitore del movimento esseno-zelota, avendone fatto parte, fu un cronista storico attento e soprattutto grato all’Imperatore Vespasiano che lo graziò dopo la sconfitta dei ribelli di cui faceva parte. Aggregato a Roma presso la corte dell’Imperatore Tito potè godere di agio e libertà fino alla sua morte. Grazie alla politica romana di tolleranza nei confronti di tutte le religioni, Giuseppe Flavio continuò a praticare la fede ebraica è morì quindi nella convinzione assoluta che il Messia dovesse ancora venire, come testimoniato in numerosi brani da lui scritti. Pertanto oggi è unanimemente ritenuto un palese falso da tutti i più importanti studiosi laici (e non solo), il brano a lui ascritto in “Antichità Giudaiche” ( XVIII, 63,64) in cui menziona Pilato, Gesù, la sua crocifissione ed i cristiani che aderirono a lui. (vedi argomentazioni in: Scoperte Archeologiche non autorizzate – di Marco Pizzuti, pag. 14-15-16).
"Quello che dolosamente viene omesso riguardo la storia di Gesù, riguarda le vicende dei suoi apostoli, che guarda caso presentano incredibili analogie con la vicenda di Giuda il Galileo e la famiglia reale asmonea. A rimarcare questa palese mancanza di trasparenza possiamo citare gli studiosi italiani Marcello Craveri, David Donnini, Giancarlo Tranfo, Emilio Salsi, Emilio Bossi, Mario Turone, Aldo Ficarra, Luigi Cascioli, Piero Martinetti ecc…" (Scoperte Archeologiche non autorizzate – di Marco Pizzuti)
Tra i parenti di Giuda il Galileo (i membri della cosiddetta banda dei “boanerghe” = figli del tuono) troviamo infatti alcuni dei nomi e dei soprannomi usati anche da due degli apostoli più vicini a Gesù. Si può quindi escludere un semplice caso di omonimia, perché è evidente che la Chiesa nel passaggio dall’ebraico al greco, ha alterato l’originario significato dei termini per nascondere ogni collegamento dei Vangeli con Gamala, la roccaforte dei rivoltosi e la famiglia di Giuda il Galileo. Non è un caso infatti che i ribelli zeloti vivessero negli stessi posti dei discepoli di Gesù, nello stesso periodo e fossero tutti perseguitati dai romani. I due figli di Giuda identificati con gli apostoli sono dunque Giacomo barjona (che significa “latitante” e non figlio di Jona) e  Simone lo zelota detto “Kefas” (roccia-pietra) per la corporatura robusta e massiccia che divenne poi  San Pietro per i cristiani. Essi erano quindi ribelli zeloti che facevano proselitismo tra la popolazione israelita promettendo l’avvento del regno di Dio ma poi vennero catturati e crocifissi nel 46 sotto il procuratore Tiberio.
Il nome proprio di “Gesù” fece la sua prima comparsa nei Vangeli dopo la traduzione greca del termine ebraico Joshua, un termine che originariamente significava semplicemente “colui che salva”. Con tale espediente è stato possibile nascondere il vero nome proprio del Messia ebraico, oggi universalmente conosciuto come Gesù. Ecco perché la maggior parte degli storici oggi propende per cercare la soluzione all’interno della famiglia di Giuda il Galileo e del clan reale asmoneo. In conclusione, poiché le manipolazioni effettuate dagli ecclesiastici sui documento storici e sui Vangeli non hanno consentito, per ora, conclusioni definitive possiamo aggiungere che il soprannome “nazareno” attribuitogli dalla Chiesa non  significa affatto che abitasse a Nazareth, ma bensì “nazir esseno” e che allo stesso modo quello di “Galileo” era in realtà sinonimo di “ribelle”. La Galilea infatti era la regione dei rivoluzionari controllata dai ribelli zeloti di Giuda, il quale non a caso era detto appunto il Galileo al pari di Gesù.

Bibliografia:

Marco Pizzuti: Scoperte Archeologiche non autorizzate – Ed. Il Punto d’Incontro 2014
 Ugo Zanetti. Les lectionnaires coptes annuels: Basse-Égypte. Louvain-la-Neuve: Publications de         l'Institut Orientaliste de Louvain, 1985.
 Enrico Mazza. La celebrazione eucaristica: Genesi del rito e sviluppo dell'interpretazione.  Cinisello Balsamo: San Paolo, 1996.
Morton Smith: Clement of Alexandria and a secret Gospel of Mark (1973)
Robert Eisenman: The Dead SeaScrolls and the first Christians 1996 – Wikipedia…

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