IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

lunedì 23 settembre 2013

COGENERAZIONE


di : Dott. Giuseppe Cotellessa (ENEA)

Anche nella “ cogenerazione”  l’applicazione del procedimento del brevetto può essere molto utile nell’ottimizzazione del relativo processo.



Cogenerazione

In qualsiasi ciclo termodinamico diretto che estrae lavoro utile, sotto forma di energia meccanica o elettrica, parte del calore a più elevata temperatura entrante nel ciclo deve necessariamente essere ceduta a più bassa temperatura. Tale quota di calore, non convertito in lavoro per limiti imposti dalle leggi della termodinamica, rappresenta una perdita.
Nel caso in cui esistesse un utilizzatore termico che richieda calore a bassa temperatura e se tale calore potesse essere realmente recuperato, si realizzerebbe un processo di “cogenerazione”, ossia un processo conproduzione congiunta di energia meccanica/elettrica e termica.
Il beneficio della cogenerazione risiede proprio nel minor consumo di energia primaria rispetto alla produzione separata delle medesime quantità di lavoro e calore.

Cogenerazione, piccola cogenerazione e micro cogenerazione:

Si definiva inizialmente impianto di micro generazione un impianto per la produzione di energia elettrica, anche in assetto cogenerativo, con capacità di generazione non superiore a 1 MW (Legge 239/04). In seguito (D.lgs 20/2007) la definizione di micro cogenerazione è stata modificata, suddividendo il campo 0-1MW in piccola e micro cogenerazione:
unità di micro cogenerazione, per capacità di generazione massima inferiore a 50 kWe;
unità di piccola cogenerazione, per capacità di generazione installata inferiore a 1 MWe.
Lo stesso decreto suggerisce la definizione di cogenerazione, attualmente in vigore, come "la generazione simultanea in un unico processo di energia termica ed elettrica o di energia termica e meccanica o di energia termica, elettrica e meccanica".

Legame tra piccola/micro cogenerazione e generazione distribuita sul territorio:

Un aspetto fondamentale di cui occorre tenere conto quando si analizzano le opportunità di risparmio energetico offerte dalla cogenerazione, è legato alle proprietà di trasporto dell'energia elettrica e del calore.
L'energia elettrica può essere trasporta per lunghe distanze (migliaia di km) con perdite relativamente contenute, mediante il moto di "cariche elettriche" all'interno di un mezzo conduttore.

L'energia termica può essere trasportata mediante la circolazione di un fluido termovettore all'interno di una condotta. Pur realizzando le opere di coibentazione lungo la condotta a regola d'arte, e secondo i criteri di minimizzazione economica del kWt trasportato, si osserverebbe una forte dispersione termica, da cui l'opportunità di consumare l'energia termica solo in prossimità del luogo di produzione.
Quando la domanda di calore è associata ad una produzione industriale (industria chimica, industria alimentare, della carta ecc.) può risultare possibile accoppiare alla generazione concentrata di energia elettrica in grossi impianti energetici la cogenerazione del calore richiesto, in quanto centrale elettrica e industria di produzione sono solitamente ubicate all'interno di uno stesso polo industriale. Quando invece la domanda di calore è associata ad utenze di tipo civili o ad industrie di piccole dimensioni, risulta più complesso accoppiare i sistemi di generazione elettrica concentrata alla cogenerazione di calore, in quanto i primi sono solitamente distanti dai centri urbani dove è concentrata la domanda di calore delle utenze civili e della piccola industria; in queste condizioni risulterebbe più semplice sfruttare le opportunità di risparmio energetiche offerte dalla cogenerazione mediante piccoli impianti ubicati in prossimità delle stesse utenze termiche. Questo spiega il motivo per cui, per applicazioni civili o industriali di piccola taglia, le opportunità della cogenerazione sono solitamente legate ad impianti di piccola/micro cogenerazione distribuiti sul territorio.
Le tecnologie più comunemente impiegate per applicazioni di cogenerazione su piccola scala sono basate sull'utilizzo massiccio di gas naturale in particolare queste tecnologie sono le micro turbine a gas e i motori alternativi a combustione interna.

BIOGAS:

Il biogas è una fonte rinnovabile di energia, composta da una miscela di gas (in particolare metano, in percentuali variabili dal 50 all’80%) prodotti in seguito ad un processo di digestione anaerobica del materiale organico.
Da quali biomasse? Il biogas può essere ricavato dalle discariche di rifiuti, dal trattamento delle acque fognarie, dai liquami zootecnici, da residui agricoli e da colture energetiche dedicate.
Anche se buona parte del biogas prodotto in Italia deriva da discariche, in realtà è il comparto zootecnico quello destinato ad avere un peso sempre maggiore, configurandosi già oggi come il settore trainante per una diffusione su larga scala delle tecnologie di digestione anaerobica.

Energia dal biogas: il principale utilizzo energetico del biogas avviene in impianti di cogenerazione che producono contemporaneamente calore ed elettricità. In particolare, la possibilità di accedere a incentivi specifici per vendita di elettricità alla rete, consente di ammortizzare l'investimento nel giro di pochi anni.
La produzione di elettricità e calore in impianti di biogas appare così una delle principali soluzioni capaci di risolvere i problemi di competitività del comparto agricolo e zootecnico, riqualificandolo al contempo in un’ottica di maggiore sostenibilità ambientale.
Infine gli aspetti ambientali  riguardano i benefici che si possono ottenere dal biogas, in termini di utilizzo agronomico della biomassa digestata e di minori emissioni in atmosfera di anidride carbonica.

 Cogenerazione, nasce il primo coordinamento made in Italy:

E' nato a Rimini, presso gli uffici del quartiere fieristico dove si terrà dal 6 al 9 novembre 2013 Ecomondo-Key Energy, il primo coordinamento italiano della coogenerazione. Le aziende di settore lavoreranno insieme per promuovere l'efficienza energetica.
Il coordinamento è stato realizzato grazie all'impegno di tre associazioni: Cib(Comitato italiano biogas e gassificazione), Cogena (Associazione italiana per la promozione della cogenerazione) e Italcogen (Associazione dei produttori e distributori di impianti di cogenerazione) che insieme rappresentano oltre cinquecento aziende. Le rispettive delegazioni hanno dato vita a un tavolo tecnico che ha posto al centro dell'attenzione il sostegno e la promozione dell'efficienza energetica e l'esigenza di elaborare un position paper di settore che possa rispondere ai principali quesiti degli operatori.
Tra le proposte emerse, innanzitutto l'importanza di un più vigoroso sostegno allo sviluppo dei Sistemi di Utenza nell'obiettivo di una sempre maggiore diffusione della generazione distribuita e l'esigenza di avviare una collaborazione tecnologica e scientifica per offrire non solo uno strumento di tutela per le imprese, ma anche di poter delineare una visione di strategia energetica più sostenibile per il futuro del nostro Paese.
Allo stato attuale gli impianti di cogenerazione, a gas naturale, biogas e biomasse, installati (dati 2012) si aggirano sui 10 mila MW, ma il vero potenziale è doppio, assicurano gli esperti. Inoltre, secondo un recente studio condotto dall'Eea, l'Agenzia europea per l'ambiente, nel 2020 l'Italia sarà uno dei paesi europei più ricchi di bioenergia, insieme a Francia, Germania, Spagna, Polonia e Romania. Per ciò che riguarda il biogas già oggi siamo al secondo posto in Europa dietro la Germania con una filiera attiva di circa mille impianti: di questi, il 70% realizzato da aziende italiane, con benefici economici, ambientali e di efficienza per l'intero sistema energetico.


Sfruttamento energetico di biomasse agroindustriali residue, presentati all’ENEA i risultati delle sperimentazioni
giovedì 19 settembre 2013
http://www.ecoreport.tv/immagini/Upload/BiomasseEnea.jpg
Sperimentazioni condotte nell’ambito del progetto V.E.R.O.BIO
ROMA - Lo sviluppo di processi tecnologici innovativi, basati sulla multidisciplinarietà per evidenziare come l’equilibrio tra ricerca di base e applicazioni tecnologiche possa favorire il raggiungimento degli obiettivi della sostenibilità ambientale nei processi di trasformazione e produzione. Sono stati presentati oggi a Roma, nel corso di un workshop tenutosi presso la sede dell’ENEA, i risultati delle sperimentazioni condotte nell’ambito del progetto V.E.R.O.BIO (Valorizzazione Energetica di Residui Organici di attività agroindustriali mediante utilizzo di celle a combustibile del BIOgas da digestione anaerobica). Il progetto offre una soluzione al problema della gestione dei rifiuti e, contemporaneamente, supporta le azioni per rispondere alle richieste della Commissione Europea sull’incremento della quota di consumi energetici da fonti rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni di CO2.
 LE ATTIVITA' DI RICERCA  - La finalità principale di V.E.R.O.BIO riguarda la fattibilità di accoppiare il processo di digestione anaerobica ad un sistema di cogenerazione ad alta efficienza come le Celle a Combustibile a Carbonati Fusi (MCFC), per la trasformazione di alcune tipologie di biomasse di scarto in energia elettrica e termica. Le attività di ricerca hanno offerto informazioni inedite sui processi di co-digestione, sulla compatibilità del biogas prodotto con l’alimentazione di celle a combustibile a carbonati fusi e, viceversa, sulla possibilità di adattare le celle a una diversa qualità di combustibile. Lo studio ha inoltre fornito indicazioni sulla possibilità di riutilizzare il “digestato” anche a fini energetici e ha contribuito ad approfondire la conoscenza degli aspetti meno noti della microbiologia dei processi di digestione, mettendo in luce nuove informazioni sulla composizione delle comunità microbiche che governano le fasi chiave del processo.


6 commenti:

Marco La Rosa ha detto...

DA DOTT. COTELLESSA

Non ha bisogno di acqua né di fertilizzanti, è sempre disponibile e abbondante e può aiutarci a diminuire le emissioni di CO2.
E’ la canna da fosso. Quella che tutti conosciamo e che vediamo crescere rigogliosa sui terreni abbandonati del Belpaese, sarà la materia prima del carburante del futuro.
Attraverso la “Steam Explosion”, un trattamento idrotermico innovativo a basso impatto ambientale, la canna comune, si trasforma in un carburante più economico della benzina: il bioetanolo.
ENEA che si occupa da 20 anni di ricerca e sviluppo sui biocarburanti di seconda generazione, ha realizzato l’impianto pilota “Stele”, presso il centro ricerche della Trisaia.
Intervista a Egidio Viola, ENEA
“La steam explosion in pratica cuoce la biomassa come in una pentola a pressione, la sfibra meccanicamente attraverso il passaggio dal reattore ad alta pressione alla pressione atmosferica. La steam explosion trasforma materiale il ligno-cellulosico come legno o paglia, in un prodotto altamente sfibrato che si può vedere qui; questo prodotto adesso ha le capacità di essere trasformato in alcol etilico che è un combustibile proveniente da fonti rinnovabili”.
Attraverso un nastro trasportatore, le biomasse vengono caricate nell’impianto e triturate. Una volta dentro appositi reattori, avviene l’idrolisi: il vapore saturo ad alta pressione rende la biomassa solubile. La decompressione esplosiva che si ottiene riportando la pressione al valore atmosferico, provoca la separazione delle tre frazioni che compongono la biomassa. Emicellulosa, lignina e cellulosa, così sfibrate, potranno essere utilizzate in numerosi settori dell’industria e della chimica verde.
Intervista a Francesco Zimbardi, ENEA
“E’ un impianto un procedimento che ha avuto diverse applicazioni, in diversi campi sia biotecnologico che di materiali tipo quello cartario e anche alimentare e sarà senz’altro il cuore della raffineria di domani in cui, accanto all’etanolo, si produrranno diversi prodotti chimici, diversi materiali, sia di interesse economico e anche scientifico”.
Un vero e proprio ciclo tutto “bio”.
Attraverso il processo naturale della fermentazione, infatti si ottiene lignina, che può essere riutilizzata come combustibile, e un liquido che opportunamente distillato, con l’aggiunta di lievito naturale, diviene etanolo.
Ma non è finita qui: dalle acque reflue, contenenti carbonio, si possono ricavare metano e biogas.
Dopo anni di ricerca, dunque, la canna ma anche altre biomasse non alimentari, potranno giocare un ruolo fondamentale verso il traguardo del 10% di carburanti da fonti rinnovabili entro il 2020.
Intervista a Francesco Zimbardi, ENEA
“Ci sono diversi progetti attivi sia in ambito nazionale, parlo di industria 2015, sia anche in ambito europeo, come Biolyfe, in cui stiamo sviluppando sia il pretrattamento che così com’è può essere ulteriormente migliorato, sia anche il trattamento del substrato ottenuto per la produzione ottimale di biocarburanti e biocombustibili”
Riferimento per l’industria nazionale e internazionale, Stele è il padre del mega-impianto da 45.000 tonnellate targato “Mossi & Ghisolfi” nato dalla collaborazione tra ricerca ed impresa, che produrrà bioetanolo di seconda generazione e che verrà inaugurato in primavera a Crescentino.

Marco La Rosa ha detto...

DA DOTT. COTELLESSA

Non ho mai visto niente di simile
Ma è tutto di ferro, naviga ?
Velocità massima in immersione 50 nodi
E’ incredibile !
Ma che razza di macchine ha?
E quale energia riesce ad imprimere loro tanta forza.
L’energia del futuro Smith, che solo io conosco.



"L'acqua sarà un giorno un combustibile. L'idrogeno e l'ossigeno di cui è costituita, utilizzati isolatamente, offriranno una sorgente di calore e di luce inesauribile"

Jules Verne, 1874 da "L'isola misteriosa".


Quella che un tempo era una visione fantastica è oggi condivisa da molti settori della scienza, delle autorità pubbliche e dell’industria che lavorano per la nascita di una nuova società basata su un’economia ad idrogeno.

L’idrogeno e le celle a combustibile costituiscono soluzioni promettenti per produrre l’energia per un futuro rispettoso dell’ambiente e compatibile con lo sviluppo della società.
Se dunque il diciannovesimo secolo è stato il secolo del carbone e il ventesimo quello del petrolio, il ventunesimo secolo sarà il secolo dell’idrogeno.

Per soddisfare una domanda di energia in continua crescita, l’uomo continua ad utilizzare i combustibili fossili.
Questi, bruciando non producono solamente energia ma anche gas che danneggiano l’ambiente.
Le scorte di petrolio, gas e carbone sono destinate ad esaurirsi e le crisi internazionali influenzano la stabilità dei prezzi e delle forniture.

L'idrogeno è l'elemento più leggero in natura. Come gas è presente sulla Terra in quantità estremamente piccole, ma combinato con altri elementi è diffusissimo. Basti pensare all’acqua, agli idrocarburi e agli organismi vegetali e animali che ne contengono grandi quantità nelle loro strutture molecolari.

L’idrogeno che attualmente viene utilizzato nell’industria chimica e in quella alimentare è prodotto a partire dagli idrocarburi e dal carbone. In questo modo viene prodotta anche anidride carbonica, che è il gas maggiormente responsabile dell’aumento dell’effetto serra.
Ma l’idrogeno può essere prodotto anche a partire dall’acqua, attraverso l’elettròlisi, cioè la scissione dell’acqua nei suoi componenti idrogeno e ossigeno.

Per far avvenire questa reazione c’è bisogno di energia elettrica che, se derivata da fonti rinnovabili, consentirà, la produzione di idrogeno senza emissioni inquinanti.

La scissione dell’acqua può essere effettuata anche ad alta temperatura, dai 700 ai 900 gradi centigradi. E l’ENEA, Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente, sta mettendo a punto processi termochimici di produzione dell’idrogeno che prevedono l'uso di zolfo e iodio o ossidi metallici, in cui l’alta temperatura è ottenuta concentrando la radiazione solare.

Marco La Rosa ha detto...

DA DOTT. COTELLESSA

SECONDA PARTE

Anche con le biomasse è possibile produrre idrogeno. Nel Centro Ricerche della Trisaia, l’ENEA ha in sperimentazione un impianto di gassificazione, cioè di conversione, in assenza di ossigeno, di biomasse in un gas ad alto tenore di idrogeno per l’alimentazione di celle a combustibile.

L’idrogeno può essere accumulato e trasportato sia in forma gassosa che liquida.
In forma liquida viene conservato ad una temperatura di –253 gradi centigradi in serbatoi criogenici a doppia parete, di forma sferica o cilindrica. Questi serbatoi possono essere trasportati su autocarri.

Altri sistemi di accumulo sono in fase di sperimentazione. Il sistema ad idruri metallici sfrutta la capacità che hanno alcuni metalli di intrappolare idrogeno nel loro reticolo cristallino e di liberarlo poi al variare di temperatura e pressione.

Una delle più promettenti applicazioni dell’idrogeno come vettore energetico pulito è il suo impiego nelle celle a combustibile.

Una cella a combustibile è un dispositivo elettrochimico che converte direttamente l’energia di un combustibile in elettricità e calore, senza passare attraverso la combustione.
Essa funziona in modo analogo ad una batteria: è composta da due elettrodi separati da un elettrolita. Le reazioni che avvengono agli elettrodi consumano idrogeno e ossigeno e attivano un passaggio di corrente elettrica nel circuito esterno.

L’elettrolita, che ha la funzione di condurre gli ioni prodotti da una reazione e consumati dall’altra, chiude il circuito elettrico all’interno della cella.
La trasformazione elettrochimica è accompagnata da produzione di calore. E l’unico prodotto della reazione è il vapore d’acqua, quindi non si ha nessuna emissione di gas inquinanti.

Le celle sono disposte in serie a mezzo di piatti bipolari a formare il cosiddetto “stack”. Gli stack a loro volta sono assemblati in moduli per ottenere generatori della potenza richiesta.

Esistono diversi tipi di celle che differiscono sia per il tipo di elettrolita utilizzato, che per la temperatura di esercizio: le celle alcaline, ad elettrolita polimerico, ad acido fosforico, a carbonati fusi e ad ossidi solidi.

Le celle di tipo polimerico sono le più adatte per l’installazione su veicoli a trazione elettrica. Anche se il costo rimane ancora superiore a quello dei motori tradizionali, è facile prevedere una drastica riduzione con la produzione in serie.

Tutte le principali case automobilistiche stanno realizzando prototipi ed hanno fissato al 2010 l’uscita sul mercato delle prime automobili ad idrogeno rifornite da una prima rete di distribuzione.

A Torino, presso l'Environment Park, centro di ricerca all'avanguardia in Europa, sono in sperimentazione celle stazionarie costruite dall'industria italiana, in grado di produrre energia e calore per utenze domestiche, come un condominio.

SEGUE TERZA PARTE

Marco La Rosa ha detto...

DA DOTT. COTELLESSA

TERZA PARTE

Intervista Prof. Vellone

Quindi è probabile che delle nicchie di mercato si affermino prima dell’automobile, che sono quelle della produzione di energia elettrica e calore, applicando alle case, ai condomini,ai supermercati, agli ospedali, cioè avere quella che comunemente si dice la generazione e cogenerazione distribuita.
Fra l’altro ha una grande opportunità, che riduce i rischi di black out e migliora l’efficienza del sistema di distribuzione energetica.

Anche l’ENEA, fin dai primi anni ’90, conduce ricerche e studi nel settore delle celle a combustibile, in collaborazione con partners industriali, università ed altri enti di ricerca.

Presso i suoi laboratori si sperimentano prototipi per migliorare la tecnologia e l’ingegneria dello stack al fine di ridurre i costi e migliorare le prestazioni.

A Milano nel quartiere della Bicocca è previsto un sistema integrato di produzione, distribuzione e impiego dell’idrogeno all’interno di un area urbana.
A Torino è in sperimentazione un autobus alimentato ad idrogeno, realizzato da IVECO/IRISBUS. Il veicolo è dotato di celle a combustibile alimentate da idrogeno immagazzinato in bombole collocate sul tetto.

L’ENEA è impegnato anche in campo internazionale in diversi progetti finanziati dalla Comunità Europea. Significativa è la realizzazione di una centrale elettrica da 500 chilowatt in costruzione a Guadalix a pochi chilometri da Madrid in Spagna, che prevede l'impiego di celle a combustibile a carbonati fusi, costruite interamente in Italia.

In tutto il mondo, risorse sempre più ingenti vengono destinate alla ricerca per migliorare le tecnologie e rendere l’idrogeno competitivo con i combustibili fossili.
Nel giugno 2003, a Bruxelles, l’Unione Europea ha presentato la sua road map per un’economia basata sull’idrogeno.

• entro il 2010 troveremo sul mercato le prime automobili ad idrogeno e alcune applicazioni di microgenerazione.
• Nel 2020 vi sarà una larga diffusione delle stazioni di rifornimento per autoveicoli e inizierà la produzione di idrogeno con le biomasse.
• Nel 2030 una parte consistente dell’idrogeno sarà prodotto a partire dalle fonti rinnovabili.
• Nel 2040 le celle a combustibile diventeranno una tecnologia di largo impiego per il trasporto, la generazione di potenza e si diffonderanno gli impianti di micro co-generazione per usi residenziali.
• Per l’Europa l’anno 2050 segnerà il passaggio ad una economia basata sull’idrogeno.
Il viaggio è iniziato.
La strada non è breve, ma è già tracciata.
Il XXI secolo apre le porte ad un futuro finalmente sostenibile: un futuro ad idrogeno.

Marco La Rosa ha detto...

DAL DOTT. COTELLESSA

Biocarburanti di seconda generazione, è italiana la prima bioraffineria al mondo

Si tratta della prima bioraffineria al mondo per la produzione di bioetanolo di seconda generazione da biomasse non alimentari ed è stata inaugurata oggi a Crescentino, in provincia di Vercelli.

http://www.nextville.it/deposito/Immagini-2011/news/biomasse/biocarburanti-liquidi/Crescentino.jpg

L'impianto appartiene a Beta Renewables, una joint venture tra Biochemtex, società di ingegneria del gruppo italiano Mossi-Ghisolfi, il fondo americano TPG (Texas Pacific Group) e la danese Novozymes ed è frutto di un investimento di 150 milioni di euro grazie anche al sostegno della Commissione Europea nell'ambito del Settimo Programma Quadro per la ricerca e lo sviluppo. Sorge su uno spazio di 15 ettari e impiegherà circa 100 addetti direttamente e 200 indirettamente.

La raffineria è entrata in funzione a gennaio 2013 e quando sarà a pieno regime avrà una capacità produttiva di 75 milioni di litri all'anno di bioetanolo di seconda generazione destinato al mercato europeo. Lo stabilimento è totalmente autosufficiente per quanto riguarda i consumi energetici (13 MW di energia elettrica prodotti utilizzando la lignina) e non produce reflui derivanti dalla produzione industriale, assicurando un riciclo dell'acqua pari al 100%.

L'aspetto rivoluzionario della bioraffineria risiede nella piattaforma tecnologica impiegata per ottenere il bioetanolo. L'innovativa tecnologia PROESA®(PROduzione di Etanolo da biomasSA), combinata con gli enzimi Cellic® prodotti da Novozymes, utilizza infatti gli zuccheri presenti nelle biomasse lignocellulosicheper ottenere alcol, carburanti e altri prodotti chimici, con minori emissioni di gas climalteranti e a costi competitivi rispetto alle fonti fossili. Inoltre, PROESA® produce biocarburanti che assicurano una riduzione delle emissioni di gas serra vicina al 90% rispetto all'uso di combustibili di origine fossile, notevolmente superiore alla riduzione raggiunta dai biocarburanti di prima generazione.

SEGUE SECONDA PARTE

Marco La Rosa ha detto...

DA DOTT. COTELLESSA

SECONDA PARTE

La tecnologia PROESA® è stata sviluppata da Biochemtex, società d'ingegneria del Gruppo Mossi Ghisolfi, nel Centro Ricerche di Rivalta Scrivia (Alessandria), dove a partire dal 2009 è entrato in funzione un impianto pilota per produrre biocarburanti. I risultati ottenuti nell'impianto pilota hanno portato il Gruppo ad entrare nella fase di produzione su scala industriale con la costruzione dell'impianto di Crescentino.

La bioraffineria sorge su un territorio a forte vocazione agricola che permette di sfruttare un'ampia varietà di biomasse disponibili a basso costo in un raggio di 70 km dallo stabilimento: principalmente paglia di riso, di cui l'area è ricca, ma l'azienda sta sviluppando anche una filiera dedicata per avere disponibile la canna gentile (Arundo Donax), che può essere coltivata su terreni marginali, senza sottrarre spazio alla produzione agricola ad uso alimentare.

"Stiamo facendo una serie di valutazioni preliminari su alcune aree in Italia che potrebbero rivelarsi strategiche per costruire nuovi impianti" ha dichiarato Guido Ghisolfi, amministratore delegato di Beta Renewables. "Apriremo a Modugno, vicino a Bari, un nuovo Centro Ricerche e un impianto dimostrativo per produrre intermedi chimici a partire da lignina, un co-prodotto della produzione di etanolo. Parallelamente continueremo ad esportare la nostra tecnologia nel mondo attraverso accordi commerciali, perché la richiesta di biocarburanti di nuova generazione è in continua espansione".

Già da qualche anno, infatti, Beta Renewables sta esportando nel mondo questa tecnologia all'avanguardia tutta italiana. Diversi sono gli accordi già sottoscritti con società internazionali per l'utilizzo di PROESA®: l'americana Genomatica, leader tecnologico dell'industria chimica, la brasiliana GranBio, che grazie a questo accordo realizzerà la prima raffineria di bioetanolo di seconda generazione del Brasile, con una capacità produttiva di 82 milioni di litri/anno e la californiana Canergy, che costruirà un impianto da 25 milioni di galloni negli Stati Uniti.