IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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* MISTERI DELLA STORIA *

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LA NUOVA CONOSCENZA

venerdì 2 giugno 2017

IL MIRAGGIO (PER ORA) DELLA FECONDAZIONE ASSISTITA NELLO SPAZIO


da:
http://www.lescienze.it/news/2017/05/25/news/topi_nati_spermatozoi_conservati_spazio-3541283/?refresh_ce

Topi sani nati da spermatozoi conservati nello spazio

Embrioni di topo fecondati con spermatozoi rimasti per nove mesi sulla Stazione spaziale internazionale hanno portato a cuccioli che non hanno mostrato anomalie genetiche né malattie di rilievo rispetto alla norma. Questo risultato rappresenta una prima indicazione dell'affidabilità delle tecniche di procreazione assistita che potrebbero diventare la norma nella futura colonizzazione umana dello spazio. In un laboratorio di ricerca biologica del Giappone è nata una nuova cucciolata di topi. Non ci sarebbe ovviamente nulla di eccezionale in questo evento, se non fosse per il fatto che questi roditori sono nati da spermatozoi conservati per nove mesi nello spazio, a bordo della Stazione spaziale internazionale, e che nonostante ciò non mostrano né anomalie genetiche né malattie di rilievo. L’annuncio è stato dato in un articolo su "Proceedings of the National Academy of Sciences" da Sayaka Wakayama dell'Università di Yamanashi e colleghi.

Un'immagine della Stazione spaziale internazionale (Credit: NASA/Wikimedia Commons)

Si tratta di un risultato per nulla scontato, considerato che la dose media di radiazione sulla Stazione spaziale internazionale, dovuta ai raggi cosmici, le particelle cariche che provengono dallo spazio esterno, è 100 volte maggiore che sulla Terra e che questa radiazione potrebbe creare notevoli problemi riproduttivi agli organismi che permangono nello spazio per lungo tempo. Compresi gli esseri umani.  Wakayama e colleghi hanno usato campioni di spermatozoi di topo disidratati, congelati e conservati nello spazio per 288 giorni, tra agosto 2013 e maggio 2014. Una volta rientrati, li hanno confrontati con un campione di spermatozoi conservato sulla Terra in condizioni simili, rilevando un numero di danni a carico del DNA degli spermatozoi spaziali superiore a quelli degli spermatozoi terrestri.  In seguito, gli autori hanno fecondato in vitro alcuni embrioni con i due tipi di spermatozoi e li hanno poi impiantati in alcune femmine per la gravidanza. I tassi di natalità nei due casi sono risultati confrontabili, senza anomalie di rilievo per gli spermatozoi tornati dallo spazio.  Successive analisi genetiche hanno rivelato solo minime differenze rispetto ai piccoli nati da spermatozoi controllo, ovvero quelli conservati sulla  Terra. Infine, i piccoli generati da spermatozoi conservati nello spazio hanno a loro volta generato adulti normalmente fertili, il che indica che il danno al DNA rilevato in precedenza era stato (presumibilmente ? – ndr -MLR) riparato negli embrioni dopo la fecondazione.  Il risultato dimostra così la possibilità di applicare in modo affidabile le tecniche di fecondazione assistita nello spazio (??? – ndr - MLR); si tratta di un risultato importante considerando le prospettive a lunga scadenza della colonizzazione umana dello spazio. In questo contesto, è probabile che le tecniche di riproduzione assistita debbano diventare la regola, ed è perciò essenziale avere una conoscenza approfondita della capacità di ovociti e spermatozoi conservati di resistere alle difficili condizioni ambientali presenti al di fuori dell'atmosfera terrestre.

da:


 COMMENTO:
 Ritengo importante commentare l’ultima parte dell’articolo sopra esposto, quella sottolineata, semplicemente citando un paragrafo dello studio che ho pubblicato insieme con il Dr. Giorgio Pattera dal titolo: IL VINCOLO PLANETARIO che potrete trovare qui sotto:

GdM n. 530 Marzo- Aprile 2017 (rivista cartacea)


e per ulteriori approfondimenti qui:

cito: 

…” Gli esperimenti di genetica molecolare sui cosiddetti “organismi modello” in bassa gravità (per intenderci, quelli effettuati sulle stazioni spaziali orbitanti) ci hanno dimostrato che la morfogenesi delle strutture viventi è stata pensata, generata e calibrata da “qualcuno”, che ha predisposto nei minimi dettagli i confini specifici (i pianeti adatti), oltre i quali nessuna Vita sarebbe possibile: “Esperimenti di riproduzione animale eseguiti nello spazio possono in parte aiutarci a trarre conclusioni sugli umani. La maggior parte degli animali si riproduce per uova (noi compresi) e la struttura dell’uovo o dell’ovulo contiene una grande quantità di acqua e una simmetria rispetto ad un asse. In alcuni animali, quali ad esempio la rana Xenopus Laevis utilizzata per gli esperimenti nello spazio, l’asse polare anticipa l’asse principale del corpo dell’embrione e la direzione di arrivo della piccola cellula spermatica contribuisce ad indicare la direzione in cui si svilupperà il dorso o il ventre dell’embrione stesso. Quando queste simmetrie vengono disturbate, come appunto in microgravità, anche dopo la fertilizzazione il tuorlo può spostarsi determinando cambiamenti nella struttura dell’embrione. Sulla base degli esperimenti realizzati, embrioni di Xenopus allevati nello spazio mostrano la loro perdita di simmetria, sviluppando una spina dorsale distorta e varie altre anomalie…” (citazione da: Astrobiologia: le frontiere della vita. La ricerca della vita extraterrestre – Giuseppe Galletta e Valentina Sergi – Hoepli, 2009). “

A tutt’oggi quindi è quanto mai azzardato parlare di FECONDAZIONE ASSISTITA NELLO SPAZIO (senza un simulatore di gravità). Ritengo pertanto che lo studio sopra citato, per il momento, si debba fermare alla possibilità di fecondazione assistita ma a gravità 9,80665 m/s² (media convenzionale a livello del mare lat. 45,5), poi delle proprietà di riparazione del DNA danneggiato possiamo anche parlare…

MLR

BIBLIOGRAFIA:

“IL PRNCIPIO DELL’IMMORTALITA’, neo-eso-biologia” di Marco La Rosa & Giorgio Pattera  (CreateSpace Edition USA 2016).

“ASTROBIOLOGIA: LE FRONTIERE DELLA VITA”: La ricerca della vita extraterrestre – Giuseppe Galletta e Valentina Sergi (Hoepli, 2009).

“CRESCITA E FORMA”  di D'Arcy Wentworth Thompson, (J. T. Bonner, Bollati Boringhieri, Torino 1992).

“LA VITA NELLO SPAZIO” Scienza e Rivoluzione I Vol. (Pubblic. Enne più uno quinterna.org).





PER APPROFONDIMENTI:






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DI MARCO LA ROSA
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