IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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LA NUOVA CONOSCENZA

martedì 28 marzo 2017

DNA, CREAZIONISMO "NON RELIGIOSO" E IMPLICAZIONI SCIENTIFICO - RELIGIOSE


SEGNALATO DAL DR. GIORGIO PATTERA (BIOLOGO)
1)
'Gli alieni potrebbero aver programmato il nostro DNA'
Due scienziati del Kazakistan hanno individuati la ripetizione del numero 37 nel codice genetico e non credono si tratti di un processo naturale.

Chi siamo, da dove veniamo, perché siamo qui? Sono le classiche domande che qualcuno si pone costantemente cercando di dare un senso alla propria esistenza. Nei ritmi frenetici della nostra società purtroppo, poche sono le persone che realmente si fermano a riflettere sulle proprie origini e sul percorso evolutivo che ci ha portato ad essere ciò che siamo oggi. La teoria che esseri alieni siano intervenuti per aiutarci nella nostra evoluzione non è qualcosa di nuovo, soprattutto tra ufologi e teorici della cospirazione. Si è sempre discusso aspramente su come questa teoria non avesse nessun riscontro scientifico concreto, ma due scienziati credono di aver trovato una prova per dimostrare l’esistenza di una “firma intelligente” all’interno del nostro codice genetico.
Il numero 37 nel nostro codice genetico:

Maxim Makukov, ricercatore presso il Fesenkov Astrophysical Institute in Almaty, Kazakhstan, crede di aver individuato una sequenza genetica che non è affatto casuale e che potrebbe dimostrare come siamo stati realmente “programmati”. Esiste una teoria, conosciuta come “Panspermia”, secondo cui la vita sul nostro pianeta sarebbe iniziata grazie a microbi presenti su un asteroide. Makukov, insieme al suo collega matematico Vladmir shCherbak, non crede però che questo processo sia stato casuale. Stando alla loro ricerca, all’interno del nostro codice genetico il valore 37 sarebbe ripetuto moltissime volte. Inoltre ci sarebbero valori multipli di questo numero, come i 28 codoni con massa atomica di 1665 e una catena laterale di massa atomica combinata di 603. “È stato chiaro fin da subito che il codice genetico non ha una struttura casuale. I modelli che stiamo descrivendo non sono semplicemente non-casuali, hanno caratteristiche che sono difficili da attribuire a processi naturali. Forse se ne sono andati da tempo, o forse sono ancora vivi”, ha dichiarato il professor Makukov alla rivista New Scientist.

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2)
Sensazionale affermazione di una esponente dell'Agenzia Spaziale Italiana:

'Potremmo essere un esperimento extraterrestre'

Gli ufologi hanno da sempre sostenuto, tra le varie tesi per spiegare l'origine e la provenienza degli #ufo, nel caso in cui si accertasse in modo inequivocabile la loro matrice extraterrestre intelligente e tecnologica, che la specie umana sia stata creata da creature provenienti da 'altrove', in grado di manipolare il DNA e capaci di 'giocare' facilmente con la genetica, sperimentando nuove specie intelligenti e, quanto meno, simili ai loro 'creatori'. Lo scopo da parte di questi esseri, ipoteticamente #extraterrestri, sarebbe quello di produrre manovalanza su vari corpi celesti, con obiettivi al momento ignoti. Si tratta ovviamente di tesi non comprovate, ma che hanno avuto, col tempo, lo scopo di provare ad 'abbattere' quel 'muro' di scetticismo che ancora vige all'interno della comunità scientifica nazionale e internazionale nel campo delle origini della vita e, in special modo, in quello dell'apparizione 'improvvisa' della specie umana sulla Terra. E a quanto pare, finalmente, quell'abbattimento è accaduto per davvero.

L’ipotesi di Barbara Negri dell'Agenzia Spaziale Italiana:

La 'rivelazione', se così dobbiamo definirla, è stata fatta in diretta nel corso di una puntata della trasmissione televisiva 'C'è Spazio', andata in onda su 'Tv2000' il giorno 23 marzo 2017, dal titolo 'Primo Contatto'. Alla domanda fatta dalla conduttrice Letizia Davoli, che oltre ad essere giornalista è anche astrofisica, sulla possibilità di entrare in contatto con una civiltà extraterrestre, Barbara Negri, responsabile 'Unità e Esplorazione e Osservazione dell'Universo' dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), risponde in questo modo: "Io vorrei ribaltare la situazione. Noi potremmo essere un esperimento di 'vita-forming' di qualcun altro. Questa è una delle ipotesi. Se noi vediamo lo sviluppo dell'uomo, con la sua capacità anche intellettuale, cerebrale, è avvenuto in uno spazio molto piccolo, quindi quasi come se ci fosse stata una, diciamo, 'programmazione' a questa evoluzione, che sta veramente procedendo in maniera veloce. Quindi, una delle teorie, forse veramente legate più alla fantascienza che alla scienza, è che noi potremmo essere stati un esperimento di civiltà superiori, che hanno impiantato sulla Terra, proprio perché c'erano delle condizioni ambientali particolari, l'Esperimento Uomo, e quindi prima o poi potremmo essere anche visitati per vedere a che punto è la nostra evoluzione. È una teoria anche questa". Dopo questa clamorosa dichiarazione, anche l'astrofisica e conduttrice Letizia Davoli non fa altro che affermare che 'la scienza non esclude niente'. La dichiarazione fatta quindi da Barbara Negri 'certifica', una volta per tutte, che molti ufologi non erano affatto degli sprovveduti o dei 'pazzoidi' quando affermavano cose del genere. Ciò dimostra che, da qualche tempo a questa parte, è in atto nell'ambiente scientifico un 'cambio di paradigma' che ci porterà, probabilmente tra qualche decennio, a rispondere a quella domanda che non solo 'non siamo soli', ma che civiltà extraterrestri intelligenti e tecnologiche ci visitano, e che ci abbiano visitato anche nel passato storico e che abbiano influito, in un modo o nell'altro, sull'evoluzione biologica e intellettuale della specie umana.

da:

3)
 Astrobiologia e teologia unite alla ricerca della vita extraterrestre

La Civiltà Cattolica sulle implicazioni della "nuova scienza"

“Quale ricerca astrobiologica potrebbe promuovere una comprensione teologica della creazione e della vita umana fondata sull’Incarnazione e animata da essa?”. E ancora, “come possono sostenersi a vicenda teologia e astrobiologia?”. Sono le due domande che il gesuita Andrea Vicini, docente al Boston College, pone in un lungo articolo che compare nell’ultimo numero della Civiltà Cattolica. Prima di dare una risposta ai quesiti, è utile spiegare cosa sia l’astrobiologia e già qui sorge il primo problema, visto che essa “sta ancora definendo la propria specificità scientifica, i propri ambiti di ricerca, il proprio statuto disciplinare”. A ogni modo, si può convenire con la definizione di David Catling, secondo cui “l’astrobiologia studia l’origine e l’evoluzione della vita sulla Terra e la possibile varietà della vita altrove”. Precisava l’astrobiologo e teologo Lucas Mix che “l’astrobiologia non studia la vita aliena”, anche se è del tutto contemplata l’esistenza della vita “in un contesto cosmico”. A complicare la questione, osserva Vicini, ci s’è messa la Nasa, la quale nel 2008 sosteneva che “l’astrobiologia include la ricerca di pianeti potenzialmente abitati oltre il nostro sistema solare, l’esplorazione di Marte e dei pianeti più distanti, gli studi di laboratorio e le investigazioni per indagare l’origine e l’evoluzione iniziale della vita e gli studi sulla capacità potenziale della vita di adattarsi alle sfide future, sia sulla Terra sia nello spazio”. Insomma, il campo di ricerca è amplissimo e ancora in gran parte inesplorato. Proprio per questo è necessario considerare le implicazioni sociali e politiche di questa “scienza nuova”, attraverso una regolamentazione che, possibilmente, dovrebbe richiamarsi ai princìpi propri della dottrina sociale della chiesa, e cioè la democratizzazione, la trasparenza, l’accessibilità e la diffusione. Lucas Mix invitava a non confondere l’astrobiologia con la ricerca di intelligenza extraterrestre, anche se – ammetteva – “esiste un’enorme sovrapposizione tra i due ambiti di ricerca”. Non che la chiesa sia chiusa all’ipotesi di considerare l’esistenza di forme di intelligenza extraterrestri. Tutt’altro. Il direttore della Specola vaticana, l’astronomo statunitense Guy Consolmagno, spiegava qualche anno fa che “l’idea che nello spazio ci siano altre forme di vita intelligente non è in contrasto con il pensiero tradizionale cristiano. Per noi credenti, lo studio dell’universo è una meravigliosa avventura che ci riempie di stupore. Non possiamo pensare che Dio sia così limitato da aver creato esseri intelligenti solo sulla Terra. L’universo potrebbe benissimo contenere altri mondi con esseri creati dal suo stesso amore”. Risposta che fa il paio con quella che dà Vicini, quando ricorda che secondo alcuni “se l’astrobiologia scoprisse altre forme di vita nello spazio, l’esistenza stessa delle attuali religioni ne risulterebbe gravemente minacciata”. Il punto è di chiarirsi su quale sia questa religione. Infatti, “nel cristianesimo, il mistero dell’Incarnazione, avvenuto in Gesù Cristo in un momento preciso del tempo e in un luogo determinato dello spazio, manifesta l’ospitalità accogliente e inclusiva del divino nei confronti della creazione e dell’umanità”. E’ chiaro dunque che – scrive ancora la Civiltà Cattolica – “niente e nessuno è escluso dall’abbraccio amorevole di Dio in Gesù e con lo Spirito Santo”. Dunque, nessuna contraddizione. Alla fine, a risolvere la questione è ancora Consolmagno, che commentando sull’Osservatore Romano la scoperta di sette nuovi pianeti extrasolari scriveva: “Credete che ci sia vita in qualche altra parte dell’universo? E’ una domanda che agli astronomi viene posta in continuazione. Ed è la domanda giusta: la vita nell’universo è, finora, una questione di fede. Non abbiamo dati a indicare che una tale vita esista. Ma la nostra fiducia nel fatto che la vita esiste è abbastanza forte da renderci disponibili a fare lo sforzo di cercarla”.
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DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs








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