IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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LA NUOVA CONOSCENZA

lunedì 29 luglio 2013

LE MALATTIE INVENTATE PER PROFITTO: SMASCHERATA LA "ADHD"


PER LA RUBRICA: ATTUALITA SCOMODE, POSSIAMO TRANQUILLAMENTE INCLUDERE QUELLE NOTIZIE SCIENTIFICHE DI MEDICINA CHE DIFFICILMENTE TROVANO SPAZIO SUI MEDIA UFFICIALI, CONTROLLATI DAL POTERE POLITICO-FINANZIARIO.  IN QUESTO SPECIFICO CASO, LINTERESSE MAGGIORE E DELLE MULTINAZIONALI FARMACEUTICHE, CHE OVVIAMENTE PROSPERANO SOLO SE LUMANITA E AMMALATA. ECCO PERCHE, LINVENZIONE PURA E SEMPLICE DI MALATTIE INESISTENTI, E UNO DEI TANTI ARGOMENTI TABU , DI CUI NON BISOGNA PARLARE.

MLR


ADHD: la verità sul deficit di attenzione e iperattività
L'ADHD ovvero il deficit di attenzione e iperattività è davvero una malattia? Le ultime ricerche dicono di no...

Di: Fabio Sinibaldi


La sindrome da deficit dellattenzione e iperattività (in inglese Attention Deficit e Hyperactivity Disorder, da cui la sigla ADHD) ha creato grande confusione negli ultimi anni. Il numero di diagnosi è cresciuto vertiginosamente, circa un bambino su cinque sembrerebbe affetto da questa sindrome (dato rilevato dal Federal Centers for Disease Control and Prevention). I genitori si sono disperati, alcuni insegnanti coscienziosi sono entrati in crisi sul da farsi, altri hanno trovato una comoda etichetta per liberarsi dei bambini difficili da gestire. I professionisti del settore hanno cominciato a cercare di curare il fenomeno, ma spesso con scarsi risultati. In un quadro caotico del genere ha fatto scandalo, di recente, la dichiarazione di Leon Eisenberg, la persona che aveva ideato e definito lADHD come una patologia. Oggi il dottor Leon Eisenberg si è pentito è ha confessato che tale patologia non esiste, si tratta solo di uninvezione (Dal settimanale tedesco Der Spiegel, 2 febbraio 2012).
A questo punto per fare chiarezza sul tema conviene fare un passo indietro. Le diagnosi mediche e psicologiche nascono come etichette rapide per capire di cosa si sta parlando. Purtroppo, storicamente, le etichette tendono a vivere di vita autonoma, diventano un marchio indelebile che accompagna la persona. Un esempio tratto dalla vita quotidiana può rendere bene il concetto: se conosciamo una persona che sia chiama Marco e diciamo che è sovrappeso stiamo mettendo unetichetta riduttiva che non tiene conto di quanti chili è sovrappeso, se questo gli crea problemi fisici o mentali, se ha preso quei chili perché pensa erroneamente che il fritto sia un cibo dietetico e lo mangia tutti i giorni oppure perché è molto stressato e non metabolizza bene i carboidrati (o altro ancora). Quando parleremo di Marco con altre persone ci riferiremo a lui come chi? quello sovrappeso?, fissando per sempre unimmagine parziale della persona, come se fosse la cosa più sicura al mondo. Pensate che lo stesso fenomeno avviene quando si dice che un bambino ha un deficit dellattenzione o che è iperattivo. Magari al tempo in cui è stato etichettato così - posto che lo fosse veramente - era solo agitato perché i genitori litigavano spesso, oppure era un bambino molto vivace in una classe di bambini tranquilli. I confronti sono spesso la fonte di tanti inganni e fraintendimenti.

Avete presente Gillian Lynne, la coreografa di Cats, The Phantom of the Opera e altri famosi musical firmati da Andrew Lloyd Webber? Quando era bambina era stata sottoposta alla valutazione di un professionista perché era sempre vivace e facilmente distraibile a scuola. Per fortuna non avevano ancora inventato la definizione di ADHD e il professionista che la visitò era una persona di grande intelligenza e intuito: disse alla madre che questa bambina aveva bisogno di muoversi e di fare qualcosa di appassionante. Così la mamma la iscrisse a una scuola di danza... e il resto è storia. Questa è la storia di una persona soddisfatta, che ha fatto ciò per cui era portata, ma cosa sarebbe successo se la diagnosi fosse stata fatta ai giorni nostri e le avessero dato un farmaco per tranquillizzarla?
Oggi per fortuna sono tante le evidenze che la maggior parte di bambini classificati con deficit dellattenzione e disturbo di iperattività in realtà non hanno nessun problema mentale o fisico. Se un problema c’è, spesso è transitorio e dovuto a fattori esterni molto facilmente individuabili e governabili.
Real Way of Life, istituto internazionale di ricerca, formazione e divulgazione, ha appena pubblicato uno studio condotto nell'arco di due anni che ha coinvolto 720 bambini tra i 5 e 16 anni (www.realwayoflife.com/bambini). È stato messo sotto la lente dingrandimento il fenomeno dellADHD (deficit dellattenzione e iperattività), ma anche alcune altre diagnosi oggi molto diffuse e con caratteristiche affini: disturbi dellapprendimento come dislessia, disgrafia, ma anche solo difficoltà con materie specifiche; difficoltà emotive e relazionali come, elevata ansietà, paura, timidezza, chiusura relazionale. Inoltre è stata prestata attenzione alla condizione di salute generale dei bambini, osservando la forza o debolezza del sistema immunitario (che si manifesta attraverso allergie, intolleranze, facilità ad ammalarsi). Lo scopo dello studio era duplice: di verificare se si trattasse di diagnosi corrette o di etichette generalizzate; individuare modalità semplici ed efficaci per attenuare o eliminare i sintomi fastidiosi per i bambini, indipendentemente da come erano stati valutati. La ricerca si inserisce nel filone ottimistico e promettente della PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia), delle NeuroScienze e della Neurologia Funzionale, discipline altamente scientifiche e innovative che stanno cambiando i paradigmi della scienza.
Tutti i bambini hanno seguito un piano denominato Real Kids ©, ci spiega Sara Achilli - coordinatrice del progetto - consistente nel fornire 3 semplici accorgimenti alimentari, alcune informazioni e suggerimenti rispetto alle proprie emozioni, due esercizi per sviluppare autopercezione e consapevolezza corporea, tre esercizi da fare per ottimizzare la lateralizzazione degli emisferi cerebrali. I cambiamenti sono stati valutati a 3, 6 e 12 mesi di distanza.

Tra i risultati più rilevanti:
    dopo un anno l'87% dei bambini ha riscontrato miglioramenti significativi rispetto alle proprie difficoltà iniziali e la maggior parte dei cambiamenti è avvenuta entro 6 mesi;
    il miglioramento dei risultati scolastici è stato sostenuto, in particolare, dall'assunzione regolare di Omega 3 e dagli esercizi con i movimenti oculari;
   lalimentazione delle madri in gravidanza e in allattamento influisce direttamente sulle capacità cognitive dei figli;
    la gestione delle emozioni (come iperemotività, reazioni ansiose eccessive, comportamenti aggressivi) è migliorata per il 68% dei casi nel primo mese;
    il maggior effetto sulla riduzione dellansia si è avuto grazie allo sblocco della respirazione diaframmatica e a una spiegazione di unora delle emozioni dal punto di vista etologico (luomo visto come animale da branco);
    la riduzione degli zuccheri raffinati ha portato al buon miglioramento di tutti i bambini, indipendentemente dalla problematica evidenziata;
    tutti i bambini, anche i più piccoli, sono stati consapevoli dei cambiamenti avvenuti, dimostrando una capacità riflessiva di solito inaspettata in certe fasce di età ed evidenziando come un bambino si accorga immediatamente quando viene eliminato un elemento di blocco o di disagio.

Questi risultati sono incoraggianti e confermano quelle teorie per cui tutte le risorse per stare bene sono già dentro di noi e in quello che la natura ci offre, basta sapere come attivarle e come rimettersi in fisiologia.



Riferimenti bibliografici e sitografici
Swanson J, Baler RD, Volkow ND. Understanding the effects of stimulant medications on cognition in individuals with attention-deficit hyperactivity disorder: a decade of progress. Neuropsychopharmacology. 2011 Jan;36(1):207 26. Epub 2010 Sep 29. Review.
Lakes KD, Swanson JM, Riggs M. The Reliability and Validity of the English and Spanish Strengths and Weaknesses of ADHD and Normal Behavior Rating Scales in a Preschool Sample: Continuum Measures of Hyperactivity and Inattention. J Atten Disord. 2011 Aug 1. [Epub ahead of print]
Langberg JM, Molina BS, Arnold LE, Epstein JN, Altaye M, Hinshaw SP, Swanson JM, Wigal T, Hechtman L. Patterns and predictors of adolescent academic achievement and performance in a sample of children with attention-deficit/hyperactivity disorder. J Clin Child Adolesc Psychol. 2011;40(4):519-31. doi: 10.1080/15374416.2011.581620.
Lakes KD, Vaughan E, Jones M, Burke W, Baker D, Swanson JM. Diverse Perceptions of the Informed Consent Process: Implications for the Recruitment and Participation of Diverse Communities in the National Children's Study. Am J Community Psychol. 2011 Jun 14. [Epub ahead of print]
Vaughn AJ, Epstein JN, Rausch J, Altaye M, Langberg J, Newcorn JH, Hinshaw SP, Hechtman L, Arnold LE, Swanson JM, Wigal T. Relation between outcomes on a continuous performance test and ADHD symptoms over time. J Abnorm Child Psychol. 2011 Aug;39(6):853-64.
Swanson JM, Wigal TL, Volkow ND. Contrast of medical and nonmedical use of stimulant drugs, basis for the distinction, and risk of addiction: Comment on Smith and Farah (2011). Psychol Bull. 2011 Sep;137(5):742-8.
Murray-Close D, Hoza B, Hinshaw SP, Arnold LE, Swanson J, Jensen PS, Hechtman L, Wells K. Developmental processes in peer problems of children with attention-deficit/hyperactivity disorder in the Multimodal Treatment Study of Children With ADHD: developmental cascades and vicious cycles. Dev Psychopathol. 2010 Nov;22(4):785-802.
Volkow ND, Wang GJ, Newcorn JH, Kollins SH, Wigal TL, Telang F, Fowler JS, Goldstein RZ, Klein N, Logan J, Wong C, Swanson JM. Motivation deficit in ADHD is associated with dysfunction of the dopamine reward pathway. Mol Psychiatry. 2010 Sep 21. [Epub ahead of print]
Langberg JM, Epstein JN, Simon JO, Loren RE, Arnold LE, Hechtman L, Hinshaw SP, Hoza B, Jensen PS, Pelham WE, Swanson JM, Wigal T. Parental Agreement on ADHD Symptom-Specific and Broadband Externalizing Ratings of Child Behavior. J Emot Behav Disord. 2010 Mar;18(1):41-50.












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GRAZIE A: http://www.scienzaeconoscenza.it/

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