IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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LA NUOVA CONOSCENZA

venerdì 23 ottobre 2015

ANCHE I NON VEDENTI SOGNANO…


“La Verità è sotto gli occhi di tutti,
ma solo chi ha l’animo libero
è in grado di riconoscerla”.

del  Dr. Giorgio Pattera (Biologo e Giornalista)


Nella letteratura occidentale, Omero (seconda metà del secolo IX a.C.) è il primo autore che ci parla del sogno. Più tardi, Eràclito (535-475 a.C.) sullo stesso argomento scrive: "Chi è desto, possiede un mondo unico e comune; ma nel sonno ciascuno si volge a un suo mondo particolare".

Ma chi è nato cieco cosa sogna? Appurato che anche i non vedenti congeniti sognano esattamente come i vedenti, è normale porsi un'altra domanda: come fanno i ciechi a vedere (seppur in sogno) cose che non hanno mai visto nella realtà? Chi è cieco dalla nascita, come può raccontare le immagini dei propri sogni e descriverle dettagliatamente? E le immagini stesse, sono elementi linguistici trasformati in sensazioni visive o nel patrimonio genetico della specie umana è racchiuso una sorta di archivio iconico? Dare una risposta a questi interrogativi non è facile, anche perché significherebbe riuscire a scrutare in profondità i meccanismi percettivi e indagare su ciò che di immateriale potrebbe essere trasmissibile dai genitori ai figli, la cosiddetta “ereditarietà della memoria parentale” (cfr. “Parental origin”, in “American Journal of Medical Genetics”). (1)

Per il non vedente congenito, quindi, anche di giorno c’è solo il buio: non c’è il mare, non ci sono le montagne, gli alberi, il cielo o i volti di madre e padre. Eppure di notte, con gli occhi chiusi, affiorano forme, colori, figure umane e paesaggi naturali, immagini del mondo reale fino ad allora nascoste in qualche luogo misterioso: tutto quello, cioè, che i normodotati hanno visto, vedono e sognano…

Dell'interrogativo riguardante le modalità in cui sognano le persone non vedenti si sono occupati i ricercatori del “Laboratorio del Sonno” della Facoltà di Medicina dell’Università di Lisbona. Gli studiosi sono giunti ad un’incredibile ed inaspettata conclusione, scoprendo che, durante la fase REM del sonno, i sogni delle persone non vedenti dalla nascita… sono uguali a quelli dei vedenti!

Lo studio dell’Università portoghese, pubblicato sulla rivista scientifica inglese "Cognitive Brain Research" e premiato al congresso della Società Europea di ricerca sul Sonno, ha integrato e superato con nuovi metodi di analisi i precedenti studi in materia, che trattavano l’argomento solo dal punto di vista psicologico. I ricercatori, infatti, hanno utilizzato strumenti di misurazione dell’attività onirica sia qualitativi che quantitativi, arrivando a stabilire che i non vedenti, nei loro sogni, visualizzano le immagini proprio come noi, seppur non ne abbiano mai avuto esperienza tangibile. L’inconscio onirico – questo il nome ufficiale dell’universo iconografico che popola i nostri sogni – è uguale per tutti, vedenti e non. Se fino a qualche tempo fa si riteneva che coloro che sono ciechi dalla nascita non disponessero dello stesso “repertorio” delle persone vedenti, la ricerca portoghese ha provato il contrario. Helder Bértolo, biofisico responsabile dello studio, afferma che, come per i vedenti, anche nella fase REM del sonno dei non vedenti si attiva la corteccia visuale occipitale, ovvero quella parte del cervello deputata all’elaborazione delle immagini. Ciò significherebbe che, anche nei ciechi, l'attività onirica è visuale.

Altra "prova" del carattere visuale dei sogni dei soggetti non vedenti dalla nascita è scaturita, sempre nello stesso studio, dalla cosiddetta analisi grafica dei disegni sui sogni, realizzati dai volontari (sia ciechi che non) subito dopo il risveglio. I ricercatori hanno verificato che, presa come esempio la “silhouette” della figura umana, disegnata da vedenti e non, l'analisi grafica mostra come, su ben 51 linee comuni d’identificazione, l'unico elemento discordante si ritrova nel dettaglio delle orecchie, che i non vedenti disegnano nettamente più grandi (probabilmente perché toccate nel processo di riconoscimento di una persona).

Si tratta di un risultato sorprendente, ma solo in apparenza, se si ricorda che già nel 1978 il ricercatore americano Michael Jacobson spiegava che, dal punto di vista neurofisiologico, nei ciechi congeniti il processo di “validazione funzionale” non procede alla specializzazione dei neuroni, che quindi rimangono potenzialmente audio/tattilo/visivi. Ed è proprio questa facoltà neotenica (= capacità biologica di conservare i caratteri non specializzati e immaturi di una specie) che consente la sinestesia, cioè la possibilità di percepire simultaneamente uno stesso oggetto per mezzo di sensi diversi.

Si pensa, infatti, che le immagini possano generarsi dalla "cooperazione" tra l'attività della corteccia visuale con l'attività degli altri organi sensoriali, quali tatto, udito, olfatto e gusto. Tuttavia non si esclude che l'essere umano possieda una sorta di banca dati di immagini "innate", utilizzate per preservare la specie.

La comunità scientifica, per ora, si limita a formulare ipotesi. Ma le ricerche proseguono…

Giorgio Pattera

nota: (1)    – Questo argomento richiama i concetti dell’Epigenetica (dal greco επί, epì = "sopra" e γεννετικός, gennetikòs = "relativo all'eredità familiare"), termine coniato nel 1942 da Conrad Waddington (1905-1975), ma già ipotizzato da  Aristotele (384-322 a.C.). Si riferisce ai cambiamenti che influenzano il fenotipo, senza alterare il genotipo. L’Epigenetica, infatti, è la branca della Genetica che studia tutte le modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica, pur non alterando la sequenza del DNA. Si tratta, quindi, di fenomeni ereditari, in cui il fenotipo è determinato non tanto dal genotipo ereditato in sé, quanto dalla sovrapposizione al genotipo stesso di "un'impronta", che ne influenza il comportamento funzionale.

FONTI:



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