IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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LA NUOVA CONOSCENZA

domenica 13 novembre 2011

L'ESPERIMENTO PHILADELPHIA : a volte ritornano ? 70 anni dopo con il laser un nuovo tentativo di bucare lo "SPAZIO TEMPO".

UN VOLO PINDARICO......... FORSE (?)

L'Esperimento di Philadelphia è un presunto test condotto nel corso del Progetto Arcobaleno dalla United States Navy che sarebbe avvenuto il 28 ottobre del 1943 sotto la guida di un certo Franklin Reno (a volte indicato anche come "Dott. Rinehart") al quale avrebbero partecipato anche scienziati rinomati quali Albert Einstein. Secondo la "storia" (?) alle ore 17:15 il cacciatorpediniere USS Eldridge (DE-173) ormeggiato nei pressi del molo di Philadelphia sarebbe svanito nel nulla per diversi istanti, ricomparendo dopo pochi minuti a Norfolk in Virginia per poi rimaterializzarsi nuovamente presso lo stesso molo di Philadelphia. La storia è ampiamente ritenuta una bufala.


Il Progetto Arcobaleno (Project Rainbow) sarebbe stato un ipotetico esperimento scientifico che avrebbe visto il coinvolgimento di Albert Einstein, al fine di deformare tramite un campo elettromagnetico il flusso della luce in una determinata area e rendere invisibile un oggetto. Diversi sostenitori dell'esistenza del progetto (smentito dalle fonti ufficiali degli enti che lo avrebbero portato a termine) attribuiscono al progetto stesso anche numerosi altri scopi, spesso poco probabili o irrealistici dal punto di vista scientifico, come la  contrazione del "tessuto spazio temporale" per esempio.
Secondo tale ipotesi, installando nello scafo cavi elettrici lungo tutto il perimetro si sarebbe creato un campo magnetico funzionante in maniera simile al processo di degauss. L'esperimento si sarebbe basato sulla non comprovata teoria del campo unificato di Albert Einstein, che presuppone una relazione reciproca tra le forze di radiazione elettromagnetica e quelle della gravità, sfruttando per la generazione del campo magnetico delle bobine di Tesla. Sempre secondo i sostenitori di tale tesi l'invisibilità sarebbe dovuta al campo magnetico, che avrebbe curvato la luce riflessa dall'oggetto, facendola passare oltre lo stesso.
Altre ipotesi attribuiscono all'ipotetico esperimento lo scopo di misurare le distorsioni magnetiche e gravitazionali: anche dando credito a tale ipotesi, anche esse scientificamente infondate, rimarrebbe oscuro il fine di tale progetto. Infine un' ulteriore ipotesi che non ha nessun riscontro scientifico ma che in passato è stata ampiamente divulgata, è quella secondo la quale il Progetto Arcobaleno sarebbe stato un programma di ricerca per mettere a punto una tecnologia con la quale teletrasportare oggetti a grandi distanze.

Intrigante vero ? Allora leggetevi ed approfondite con : " The Philadelphia Experiment: Project Invisibility"-  di Charles Berlitz e William L. Moore. (1979 - Grosset & Dunlap).
Ma non prima di aver preso visione dell'articolo che segue, riguardante il prossimo esperimento in programma, quasi 70 anni dopo, e guarda caso con evidenti analogie.

Buona lettura

Marco La Rosa



UN LASER TENTERA' DI BUCARE LO SPAZIO - TEMPO



Un laser da 200 “petawatt” può risultare utile in molte applicazioni, dalla fisica al settore militare. Ma il laser "ELI" (Extreme Light Infrastructure), progettato all' Ultra-High Field Facility, ha in programma qualcosa di molto più ambizioso: creare una frattura nel tessuto spazio-temporale.

Giusto per dare un'idea della potenza coinvolta, 200 petawatt (10 alla 15 esima watts) corrispondono bene o male a 100.000 volte la produzione di energia su tutto il pianeta. Anche se può sembrare un controsenso il fatto di poter generare una quantitativo così estremo di energia rispetto a quanta se ne produca sulla Terra, occorre specificare che quella potenza verrà sprigionata da un sistema di laser che concentrerà i 200 petawatt in uno spazio minuscolo, emettendo un lampo della durata di un trilionesimo di secondo.



Il sistema laser ELI prevede la costruzione di 10 laser puntati contro un piccolo volume di materia. Questo, secondo gli scienziati, consentirebbe di ricreare le condizioni del nucleo del nostro sole, concentrando l'equivalente dell'energia che la Terra riceve dalla nostra stella in uno spazio grande quanto una capocchia di spillo. La speranza è che questa immensa energia concentrata in un singolo punto possa creare uno strappo nello spazio-tempo, aprendo il campo ad una nuova era della fisica.

Quello che intriga gli scienziati è la possibilità che possano esistere delle "particelle fantasma", particelle virtuali che potrebbero essere in qualche modo "domate" dalla frattura nel tessuto spazio-temporale e fornirci una prova dell'esistenza di dimensioni extra.

"Ci hanno sempre insegnato a pensare che il vuoto sia sostanzialmente spazio senza materia, ma anche nel vero e proprio vuoto sembra ci siano coppie di molecole che appaiono nel nostro universo per un brevissimo periodo di tempo" spiega Wolfgang Sandner, coordinatore del Laserlab Europe network. "Un laser estremamente potente potrebbe separare queste particelle e mantenerle in vita più a lungo".


Per dirla in soldoni, pare che nel vuoto si generino spontaneamente delle coppie di particelle composte da materia e antimateria. Se suona strano parlare di generazione spontanea nel XXI° secolo, queste coppie pare nascano effettivamente dal nulla, specialmente in presenza di enormi fonte di energia o perturbazioni gravitazionali.

Ma trattandosi di materia e antimateria, è naturale che l'annichilazione sia sempre dietro l'angolo: queste particelle collidono e scompaiono in tempi brevissimi, impedendo agli scienziati di studiarle a fondo.

L'unico modo per fermare l'annichilazione è tentare di separare la materia dall'antimateria attraverso un potentissimo campo gravitazionale o energetico, come quello di un buco nero.

Attorno ai buchi neri si verificherebbero fenomeni estremamente curiosi: materia e antimateria verrebbero creati dal nulla tramite sottrazione di energia dal buco nero, ma dato che tra loro interferisce l'enorme campo gravitazionale, alcune di queste particelle riuscirebbero a sfuggire all'annichilazione, facendo pian piano evaporare il buco nero e diventando delle particelle reali, non più virtuali o "fantasma".

L'esperimento ELI non vuole ricreare un buco nero, ma per lo meno avvicinarsi al campo gravitazionale di uno di questi mostri cosmici, per poter permettere agli scienziati di studiare a fondo le particelle fantasma. "Ci sono molte sfide che dobbiamo ancora superare per trasformarlo in realtà, ma è principalmente questione di scalare la tecnologia che abbiamo ora per produrre la potenza necessaria" spiega Sandner.

I primi prototipi sono in fase di costruzione in Repubblica Ceca, Ungheria e Romania, ma solo nel 2015 si saprà se l'ambizioso progetto da oltre 1, 6 miliardi di euro sarà portato a termine, e la location definitiva del sistema ELI.

"Eli ci porterà in zone della fisica non ancora esplorate. Potrebbero esserci molte soprese" conclude Thomas Heinzl, professore di fisica teorica della Plymouth University.

Da: ditadifulmine.com

Antikitera.net

Wikipedia

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