IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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LA NUOVA CONOSCENZA

martedì 12 giugno 2018

LE PIANTE E L'ESPLORAZIONE DELLO SPAZIO


Le piante sono intelligenti? ‘Sì, e imitarle ci permetterà di esplorare altri pianeti’

Qualche giorno fa un gruppo di scienziati svedesi ha pubblicato un nuovo studio su Plus One, nel quale si faceva luce su alcuni meccanismi messi a punto dalle piante che vivono in un ambiente “affollato” da specie vegetali. Le piante secernono in questi contesti particolari sostanze chimiche, che spingono i vicini vegetali a crescere in modo più “aggressivo”, con l’obiettivo (presunto) di non essere lasciate nell’ombra. Ci sono infatti piante che, in ambienti ricchi di vita vegetale, rallentano i propri ritmi di crescita e altre che mettono in atto un approccio più dinamico. Da oltre dieci anni si discute di intelligenza vegetale, ma a oggi il mondo accademico è diviso: c’è chi parla della forte capacità di interazione che le piante hanno col proprio ambiente e chi, invece, riconosce agli organismi vegetali una vera e propria intelligenza. Abbiamo incontrato Camilla Pandolfi, ricercatrice del LINV(Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) dell’Università di Firenze, per chiarire alcuni punti del dibattito. Camilla Pandolfi, ricercatrice del LINV(Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) dell’Università di Firenze

Cosa intendiamo per intelligenza vegetale?

Il concetto di intelligenza è legato alla capacità di risolvere determinati problemi. Nel caso delle piante, i problemi sono legati all’ambiente. Possiamo affermare quindi che ogni organismo è intelligente nella misura in cui esso si è adattato per risolvere i problemi legati alla sopravvivenza, rispondendo al sopraggiungere di situazioni avverse, come un evento ambientale avverso o un attacco di predatori (ad esempio insetti erbivori). Gli aspetti dell’intelligenza che indaghiamo all’interno del nostro laboratorio sono legati alla capacità delle piante di percepire e utilizzare segnali provenienti da altre specie vegetali per aumentare la capacità di sopravvivenza (plant communication). Recentemente, abbiamo pubblicato un articolo dimostrando come una pianta sottoposta a uno stress ambientale (nell’esperimento condotto, il terreno nel quale si trovava il vegetale aveva una concerntrazione salina molto alta) riuscisse ad allertare tramite l’emissione di composti volatili, le piante vicine. Le piante cresciute in prossimità di piante stressate infatti, mettono in atto una serie di modifiche fisiologiche del proprio metabolismo, che le prepara qualora quello specifico stress ambientale dovesse espandersi fino alla parte di terreno ove esse si trovano. Alcuni ricercatori sono scettici rispetto al termine intelligenza utilizzato nei confronti del mondo vegetale, assumendo che questo dovrebbe essere utilizzato solo in riferimento all’uomo e agli animali. Come commenta questa posizione? Dobbiamo distinguere tra intelligenza e coscienza. Uno dei preconcetti principali è dato dal fatto che le piante non abbiano un sistema nervoso centrale, ma esse mettono in campo una serie di strategie di adattamento che non possono essere ignorate. Diversi studi, ad esempio, sono riusciti a dimostrare la capacità delle piante di memorizzare degli stimoli, riconoscendo quelli non dannosi. In particolare le piante di Mimosa pudica, una pianta che risponde al tatto chiudendo istantaneamente le proprie foglioline, sottoposte ogni giorno ad uno stimolo tattile, imparano dopo qualche settimana che tale stimolo non necessita una repentina chiusura. Sottoponendole ad uno stimolo non noto invece, ripristinano il comportamento della chiusura veloce delle foglie.

                   Foglie di Mimosa pudica prima e dopo essere state toccate. Agf/Veo

Questo semplice ma fondamentale esperimento dimostra che un organismo privo di sistema nervoso centrale è in grado di capire quando vale la pena investire le proprie energie per mettere in atto dei meccanismi di difesa, e quando invece questo non è necessario.

Quali saranno le principali linee di ricerca per il futuro, in questo ambito?

Ci sono studi che stanno cercando di capire come poter prendere ispirazione da questi comportamenti intelligenti. Le piante devono spesso risolvere compiti complessi, mettendo in atto strategie di funzionamento semplici. Lo studio sulla dispersione dei semi, ad esempio, ha aiutato gli scienziati a progettare i primi alianti. Noi stiamo studiando una particolare tipologia di dispersione di semi messa in atto da alcune specie vegetali: questi semi sono in grado di sotterrarsi in maniera totalmente passiva, sfruttando i cambiamenti di umidità presenti in atmosfera e senza alcun bisogno di energia. Questo grazie a fibre idroscopiche, che cambiano la propria forma a seconda dell’idratazione presente nell’ambiente esterno. Stiamo provando a mimare questa particolare capacità dei semi, nell’ambito di uno studio condotto con l’Agenzia spaziale europea e volto allo sviluppo di tecnologie utili all’esplorazione di altri pianeti.


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DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs





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