IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

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GdM

sabato 16 gennaio 2021

IL CERVELLO E L'ORIENTAMENTO NELLO SPAZIO FISICO

 


Movimenti nello spazio, ecco come il nostro cervello li percepisce

Lo hanno compreso nel dettaglio i ricercatori dell'Università della California a Los Angeles (UCLA), coinvolgendo un gruppo di partecipanti con epilessia resistente ai farmaci, di età compresa tra i 31 ed i 52 anni. Uno studio che “ci aiuta a comprendere come il nostro cervello possa registrare le informazioni derivate dalla realtà spaziale; le onde fluiscono secondo uno schema distinto, il che suggerisce che il cervello di ogni individuo sembra in grado di mappare le pareti e i confini dello spazio circostante". Così Nanthia Suthana, dell'Università della California a Los Angeles (UCLA) ha raccontato il lavoro di ricerca che ha visto protagonista un team di studiosi dell’ateneo americano, pubblicato sulla rivista “Nature”, da cui è emerso come il nostro cervello sia in grado di orientarsi attraverso lo spazio fisico tenendo traccia della posizione degli altri. E come la sua attività si caratterizzi attraverso onde cerebrali specifiche dell'orientamento.

Il ruolo delle onde cerebrali

A sottolinearlo, come detto, i ricercatori dell’UCLA, in collaborazione con il National Institutes of Health's - Brain Research through Advancing Innovative Neurotechnologies Initiative (NIH BRAIN), un progetto di ideato con l'obiettivo di supportare lo sviluppo e l'applicazione di tecnologie innovative utili per una comprensione dinamica più approfondita della funzione cerebrale. Per arrivare alle loro conclusioni, gli esperti hanno coinvolto un gruppo di partecipanti con epilessia resistente ai farmaci, di età compresa tra i 31 ed i 52 anni, ai quali sono stati applicati una serie di elettrodi per controllare le loro crisi. I partecipanti allo studio, poi, hanno indossato anche alcuni zaini speciali, pensati per analizzare e monitorare le loro onde cerebrali, mentre camminavano e si muovevano all’interno di una stanza vuota. "Le onde cerebrali di ogni partecipante scorrevano in modo simile quando si sedevano in un angolo della stanza e guardavano qualcun altro camminare, questo potrebbe suggerire che le onde venivano usate anche per tracciare i movimenti delle altre persone", ha spiegato Suthana, secondo cui questo lavoro conferma l’idea che “in determinati stati mentali alcune cellule possano reindirizzare le funzioni dell'organismo, aiutando il cervello a sapere dove si trovano i confini e gli ostacoli nell'ambiente".

Un codice comune

Dai risultati dello studio, ha sottolineato ancora l’esperta, è stato possibile comprendere che il nostro cervello “può utilizzare un codice comune per sapere dove siamo noi e dove siano gli altri nei vari contesti sociali. “Abbiamo scoperto che le onde a bassa frequenza dell'attività neurale possono aiutare i partecipanti a sapere dove si trovano i loro compagni attraverso un labirinto". Secondo Matthias Stangl, primo firmatario del lavoro di ricerca, "diverse prove indirette supportano il ruolo del lobo temporale mediale nel modo in cui ci orientiamo, ma testare queste idee è stato tecnicamente difficile”, ha detto, spiegando come questo studio fornisca “le prove più dirette fino ad oggi a sostegno dell'ipotesi che gli esseri umani siano in grado di orientarsi e di mappare lo spazio circostante per conoscere la posizione degli altri".

Lo studio dei movimenti naturali

Come detto, la ricerca è rientrata nell’ambito del progetto NIH BRAIN, che vuole portare i ricercatori a creare nuovi strumenti e utilizzarli per rivoluzionare quanto si conosca attualmente sul cervello e sui disturbi cerebrali. "Finora gli unici modi per studiare direttamente l'attività del cervello umano richiedevano che un soggetto fosse fermo e sdraiato in un enorme scanner cerebrale o collegato a un dispositivo di registrazione elettrico”, ha concluso John Ngai, direttore dell’iniziativa accademica. Ora però, “possiamo monitorare l'attività del paziente osservando i movimenti naturali".

Da:

https://tg24.sky.it/scienze/2020/12/31/cervello-movimenti-spazio

https://www.nature.com/articles/s41586-020-03073-y

https://braininitiative.nih.gov/

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martedì 12 gennaio 2021

SPILLOVER=ZOONOSI : PANDEMIE ANNUNCIATE ...NELL'INDIFFERENZA QUASI ASSOLUTA!

 


      Le sconcertanti verità del libro “Spillover” di David Quammen

 

                                             Quasi tutte di provenienza animale

                                            le pandemie che devastano il mondo

                   Dai ratti alla griglia allo spezzatino di pipistrello numerose infezioni

                  sono causate dalle abitudini alimentari di certe popolazioni autoctone

                 L’influenza aviaria, invece, è portata ovunque soprattutto dalle anatre

 

                                                   di Rino Di Stefano

Un antico proverbio cinese recita: “Tutto ciò che ha quattro zampe si può mangiare, tranne il tavolo”. Oggi anche in Cina molte abitudini sono cambiate, soprattutto nelle grandi città. Ma è un fatto che quelle alimentari persistono e nei mercati popolari, dove spesso si può assistere di persona all’uccisione e alla macellazione di diversi animali, si trova di tutto: scimmie, ratti, topi, pipistrelli, manguste, scoiattoli, pangolini, toporagni, istrici, antilopi, tartarughe e serpenti. Ultimamente il governo cinese ha vietato la vendita a scopo alimentare di cani e gatti. Perché anche quelli, in un modo o nell’altro, finivano nelle pentole dei cinesi. Si potrebbe pensare, appunto, che questo tipo di “gastronomia” sia dovuta ad un retaggio culturale, ma sarebbe riduttivo. Di fatto, per una certa borghesia cinese il “mangiare selvatico” è una specie di moda e sono in milioni a considerare una vera squisitezza, tanto per portare un paio d’esempi, le mani di scimpanzé arrosto o i ratti del bambù alla griglia. Senza parlare dello spezzatino di pipistrello… In una situazione di questo genere, come ci si può sorprendere se di tanto in tanto qualche virus passa dall’animale all’uomo, innescando pandemie che possono diventare mondiali? Ed è proprio di questo che parla David Quammen, giornalista di National Geographic, nel suo libro “Spillover” (New York Times Bestseller), edito in Italia da Adelphi Edizioni. Il titolo, nella sua traduzione letterale, significa rovesciarsi, traboccare. Ma diventa più chiaro nel suo sottotitolo inglese: Animal Infections and the Next Human Pandemic (Infezioni animali e la prossima pandemia umana). Il termine scientifico italiano è zoonosi, cioè la trasmissione di un’infezione animale all’uomo. La prima edizione inglese è uscita nel 2012, la traduzione italiana (con l’ottimo lavoro di Luigi Civalleri) nel 2014. Dunque è ormai da otto anni che questo giornalista americano ci sta spiegando con quale facilità avvengono queste zoonosi e come sarebbe stata la prossima pandemia umana. Quella che stiamo vivendo, appunto.  Perché, al di là del fatto che qualcuno sostenga che siamo in presenza di un virus scappato da un laboratorio (professor Luc Montagnier e University of New Dehli), la zoonosi è talmente diffusa che non c’è alcun bisogno di ricorrere a vaghe teorie complottiste per spiegare la gravità della situazione attuale. Basti pensare che dal 1981 ad oggi le pandemie hanno causato oltre trenta milioni di morti nel mondo.

…continua a leggere qui:

https://www.rinodistefano.com/it/rubricaletteraria/spillover.php

 

sabato 9 gennaio 2021

LA ROTAZIONE TERRESTRE E...IL 2020

 ...nel 2020 battuto il record dei giorni più veloci

 

                                           Credito: Gerd Altmann, Pixabay, 4369845

La Terra sta ruotando più velocemente rispetto ai decenni passati tanto che i 28 giorni più veloci mai registrati dal 1960 sono tutti nel 2020. Non c’è bisogno comunque di allarmarsi dato che la rotazione della Terra varia periodicamente soprattutto a causa della pressione atmosferica ma anche in base ad altri fattori quali i venti, il movimento del nucleo interno e le correnti marine o anche fattori esterni come l’influsso gravitazionale degli altri corpi del sistema solare.

Questa piccolissima differenza, misurabile in millisecondi, anche se è impercettibile e che non causa (apparentemente) alcun problema alle nostre vite quotidiane, produce comunque una sua influenza sui sistemi di misurazione più precisi del mondo, ossia quelli degli orologi atomici.

OROLOGIO ATOMICO DEL NIST: a differenza dei dispositivi al cesio, funziona con un reticolo di atomi di stronzio. Ha una precisione superiore a un secondo su cinque miliardi di anni.

National Institute of Standard and Technology (Nist) -Gaithersburg - contea di Montgomery, Stato del Maryland

Di solito si fa una correzione quando la rotazione terrestre va rallentando, come sta succedendo dagli anni 60 del secolo scorso. In pratica si aggiunge un “secondo intercalare” all’anno troppo “lento”, aggiunta che si fa a giugno o a dicembre. In questo modo si ricalibrano l’ora astronomica e l’ora atomica.

Dal 1972, come fa notare Live Science, sono stati per esempio aggiunti un secondo intercalare ogni circa un anno e mezzo, in media. L’ultimo secondo intercalare è stato aggiunto il 31 dicembre 2016 alle ore 23:59:59.

Nel corso del 2020, però, secondo quanto riporta il sito Time and Date, ci sarebbe stata invece un’accelerazione della rotazione terrestre e per la prima volta potrebbe essere necessario, invece di aggiungere un secondo, sottrarne uno.

Nel 2020 il record del giorno astronomico più breve è stato battuto ben 28 volte con il giorno più corto registrato il 5 luglio quando la Terra ha completato una rotazione che è stata 1,0516 millisecondi più veloce del tempo di 86.400 secondi che è la durata media di un giorno.

I ricercatori hanno infatti calcolato che nel corso del 2021 ci sarà un ritardo di 19 millisecondi in totale nel tempo atomico.

Anche se è troppo presto per dire se questa sarà la soluzione, la possibilità che si dovrà sottrarre un secondo, invece di aggiungerlo come si fa dagli anni 60, è quasi certa perché la rotazione della Terra sta aumentando in maniera netta: “Ci sono anche discussioni internazionali in corso sul futuro dei secondi intercalari, ed è anche possibile che la necessità di un secondo intercalare negativo possa spingere la decisione verso l’interruzione dell’utilizzo di questo sistema di “aggiustamento”, spiega Peter Whibberley del National Physics Laboratory nel Regno Unito al Telegraph.

Qualcuno ha infatti suggerito che, invece di usare i secondi, forse è meglio lasciare che il divario tra il tempo atomico e quello astronomico tenda a distanziarsi sempre di più fino a quando non potrà essere “rattoppato” con un’ora bisestile. L’utilizzo dei “secondi intercalari” provoca infatti non pochi problemi ad alcuni operatori di vari settori, ad esempio quelli della registrazione dei dati o quelli relativi alle infrastrutture della odierna telecomunicazione.

Da:

https://notiziescientifiche.it/terra-sta-girando-troppo-velocemente-nel-2020-battuti-record-dei-giorni-piu-veloci/

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sabato 2 gennaio 2021

IL GIORNALE DEI MISTERI : N. 553 GENNAIO - FEBBRAIO 2021

 “Il Giornale dei Misteri”, nato nel 1971 a Firenze da un’idea di Corrado Tedeschi editore, ancora oggi il più attendibile giornale specializzato in ricerca spirituale, parapsicologia, scienza, esoterismo, antropologia, simbolismo, linguistica, ufologia...



...TRA I MOLTI ED ESCLUSIVI ARTICOLI INEDITI, INIZIA CON QUESTO NUMERO LA RUBRICA: "NOETIC SCIENCE", CURATA DAL SOTTOSCRITTO.

...BUONA LETTURA E BUON 2021

                                                                                                   MARCO LA ROSA


https://www.ilibridelcasato.it/pubblicazione/il-giornale-dei-misteri-553-gennaio-febbraio-2021/


giovedì 31 dicembre 2020

METEORITI E...MOLECOLE ORGANICHE...

 

Scoperta sui meteoriti molecola chiave per generare la vita

Nei meteoriti è presente una molecola organica chiave per generare la vita. È il risultato della ricerca di un gruppo di scienziati giapponesi e americani guidati da Yasuhiro Oba dell'Università di Hokkaido i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications:

https://www.nature.com/articles/s41467-020-20038-x


Il team ha scoperto la presenza di una molecola organica prebiotica chiamata esametilentetrammina (HMT) in tre diversi meteoriti ricchi di carbonio. La scoperta convalida modelli e teorie che propongono l'HMT come molecola chiave nella formazione di composti organici negli ambienti interstellari. Confermando per la prima volta la presenza di HMT nei meteoriti, questo lavoro supporta l'ipotesi che il composto fosse presente negli asteroidi, i corpi genitori di molti meteoriti. All'inizio della storia del sistema solare, molti asteroidi potrebbero essere stati riscaldati da collisioni o dal decadimento di elementi radioattivi.

Se alcuni asteroidi fossero abbastanza caldi e avessero avuto acqua liquida, l'HMT potrebbe essere scomposto per fornire elementi costitutivi che a loro volta hanno reagito per creare altre importanti molecole biologiche che sono state trovate nei meteoriti, compresi gli amminoacidi. Alcuni tipi di amminoacidi sono usati dalla vita per produrre proteine, che vengono utilizzate per costruire strutture come capelli e unghie, o per accelerare e regolare le reazioni chimiche.

Sebbene la diversità dei composti organici nei meteoriti sia ben documentata, rimangono molte domande sui processi mediante i quali si sono formati questi composti. I meteoriti più importanti in quest'area di ricerca sono le condriti carboniose, meteoriti pietrosi che contengono alte percentuali di acqua e composti organici. Modelli sperimentali hanno dimostrato che una combinazione di acqua, ammoniaca e metanolo, se sottoposta a condizioni fotochimiche e termiche comuni negli ambienti extraterrestri, dà origine a una serie di composti organici, il più comune dei quali è l'HMT. Il ghiaccio interstellare è ricco di metanolo.

Ipoteticamente, l'HMT dovrebbe essere comune nei materiali extraterrestri contenenti acqua, ma, fino a questo studio, non era stato rilevato. L'HMT è suscettibile alla degradazione se esposto a processi comunemente utilizzati nell'analisi dei composti organici nei meteoriti. Gli scienziati hanno sviluppato un metodo che estraeva specificamente l'HMT dai meteoriti con una degradazione minima. Questo metodo ha permesso loro di isolare quantità significative di derivati ​​HMT e HMT dai meteoriti Murchison, Murray e Tagish Lake. Gli scienziati hanno anche esaminato il ruolo che i derivati ​​HMT possono aver svolto nella formazione di amminoacidi nei meteoriti.

Sebbene non siano stati in grado di trarre conclusioni definitive in questo studio, la scoperta di HMT e dei suoi derivati ​​in questi meteoriti porterà a futuri esperimenti per comprendere l'origine e i processi di formazione chimica degli amminoacidi e di altri composti prebiotici in ambienti extraterrestri.

Da:

https://www.agi.it/scienza/news/2020-12-07/scoperta-sui-meteoriti-molecola-chiave-per-generare-la-vita-10580179/

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domenica 27 dicembre 2020

SEGNALI RADIO ANOMALI E...PROXIMA CENTAURI

 

                                                          Stella Proxima Centauri

Scienziati in cerca di alieni studiano segnale radio anomalo dalla stella Proxima Centauri

Come riporta il Guardian, la misteriosa emissione è stata rivelata grazie alle osservazioni condotte con il telescopio Parkes, in Australia, nei mesi di aprile e maggio 2019. Da allora gli esperti stanno analizzando la provenienza e le caratteristiche del segnale

I ricercatori del progetto Breakthrough Listen, impegnati in un'ampia ricerca di forme di vita extraterrestri, hanno rivelato uno strettissimo fascio di onde radio che sembra provenire dalla direzione di Proxima Centauri, la stella più vicina al Sole, una nana rossa a 4,2 anni luce dalla Terra. Come riporta il Guardian, la misteriosa emissione è stata rivelata grazie alle osservazioni condotte con il telescopio Parkes, in Australia, nei mesi di aprile e maggio 2019. Da allora gli esperti stanno studiando la provenienza e le caratteristiche del segnale, che ha fin da subito catturato l'attenzione dei "cacciatori di alieni" perché occupa una banda molto ristretta dello spettro radio, intorno 982 megaheartz, uno spazio apparentemente privo di segnali trasmessi da satelliti e veicoli spaziali creati dall'uomo.

"Il team di Breakthrough Listen ha rilevato diversi segnali insoliti e sta indagando attentamente. Questi segnali sono probabilmente interferenze che non possiamo ancora spiegare completamente. Sono attualmente in corso ulteriori analisi", commenta Pete Worden, direttore esecutivo di Breakthrough Initiatives, sottolineando che per saperne di più bisognerà attendere che il team di ricerca concluda i propri studi.

Anche l’astrofisico Amedeo Balbi dell’Università di Tor Vergata ha commentato su Twitter la notizia, trapelata in un articolo sul Guardian.

"In sintesi: c’è un segnale che ha passato una serie di test preliminari e che viene quindi considerato degno di ulteriori indagini. Il segnale, osservato nel 2019, sembra essere concentrato in una singola frequenza (982 MHz), caratteristica più tipica dei fenomeni artificiali che di quelli naturali. La cosa più probabile è che sia stato prodotto da attività umana non ancora identificata. Conosco i colleghi coinvolti nello studio e sono sicuro che stanno facendo le verifiche necessarie per capire l’origine del segnale, nel modo più rigoroso possibile", spiega l’astrofisico in diversi Tweet. "La mia previsione è che la pubblicazione degli articoli con i risultati dello studio (nei primi mesi del 2021) lascerà la questione aperta, e ci vorranno altre osservazioni e analisi per capire come stanno le cose. Ad ogni modo, è una faccenda da seguire con attenzione. Quanto scommetterei sul fatto che proprio il sistema planetario più vicino al nostro ospiti una civiltà tecnologica? Al momento, nemmeno un euro. Ma sarei felice di sbagliarmi!", conclude  Balbi.

Sebbene non sia abbastanza luminosa per essere vista ad occhio nudo, Proxima Centauri negli ultimi anni è stata oggetto di un intenso studio da parte degli astronomi. Stando alle ultime scoperte, la stella ha almeno due pianeti che le orbitano attorno. Uno è un gigante gassoso e l'altro, chiamato Proxima b, è un pianeta roccioso circa il 17% più massiccio della Terra, che si trova nella cosiddetta “zona abitabile”.

Tuttavia, come precisa la fonte, "questo non significa che l'acqua sia presente su Proxima b. Nonostante la sua posizione apparentemente accogliente, il pianeta potrebbe essere ostile alla vita".

Da:

https://tg24.sky.it/scienze/2020/12/21/segnale-radio-proxima-centauri

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sabato 19 dicembre 2020

AYAHUASCA: MISTERI E...PROPRIETA' DI UNO STRAORDIANARIO ELISIR

 


Uno studio mette in evidenza, tra le altre proprietà, che l’ ayahuasca degli antichi indigeni dell’Amazzonia, sia anche in grado di stimolare la formazione dei neuroni…

L’ayahuasca è un infuso a base di diverse piante amazzoniche in grado di indurre un effetto psicotropo, oltre che purgante. Il suo utilizzo, risale a diverse forme di sciamanismo amazzonico praticate nei territori a cavallo di Perù, Colombia, Ecuador, Brasile, Bolivia e Venezuela. Oggi alcuni ricercatori hanno dimostrato che questo potente allucinogeno possiede la straordinaria capacità di favorire la formazione dei neuroni e delle altre tipologie di cellule cerebrali.

A dimostrare queste proprietà dell’ ayahuasca è uno studio pubblicato sulle pagine dell’ autorevole rivista Translational Psychiatry. Lo studio in questione è paternità di un team di ricercatori dell’Universidad Complutense de Madrid e del CIBERNED. Nello specifico, gli scienziati hanno condotto degli esperimenti  durante i quali hanno scoperto le proprietà incredibili di questa pianta. Quest’ultima, infatti, oltre ad agevolare la formazione di cellule neurali come gli astrociti e gli oligodendrociti, attiva la zona subgranulare del giro dentato dell’ippocampo. Ciò, garantisce la modulazione della plasticità cerebrale.

Gli esperimenti, condotti per quattro anni, hanno previsto sia studi in vitro che studi in vivo sui topi. Proprio questi animali, dopo aver assunto ayahuasca, mostravano una migliore capacità cognitiva ottenendo punteggi migliori nei test di memoria. Il tè ayahuasca, in realtà, è il risultato della mescolanza di due piante diverse endemiche dell’Amazzonia: la Banisteriopsis caapi e la Psychotria viridis. Un particolare componente naturale presente nell’ayahuasca, la dimetiltriptamina (DMT), sarebbe il vero responsabile degli effetti neuronali benefici. Tale sostanza, infatti, riuscirebbe a legarsi ad un recettore serotoninergico di tipo 2A, amplificando anche l’effetto allucinogeno. Durante gli esperimenti, per poter saggiare gli effetti sul cervello della DMT, i ricercatori hanno modificato il recettore in modo che non avesse effetti allucinogeni.

FONTE:Translational Psychiatry

DA:

https://www.tecnoapple.it/2020/11/19/te-ayahuasca-un-allucinogeno-in-grado-di-stimolare-la-formazione-dei-neuroni-29926

PRECISAZIONI SU AYAHUASCA E DMT DA WIKIPEDIA:


Nel suo celebre studio del 2001, Rick Strassman ha riconsiderato questo privilegio della DMT, assieme al suo carattere endogeno, suggerendo che la sua presenza nel corpo umano assolva una funzione specifica: la DMT sarebbe la «molecola spirituale», la base biologica delle esperienze spirituali che talvolta accadono spontaneamente nella vita di un essere umano, come quelle descritte dai mistici di ogni epoca, e che appaiono straordinariamente affini agli stati psichedelici che la somministrazione per via endovenosa di DMT è in grado di indurre. Tale meccanismo sarebbe localizzato nella ghiandola pineale, «the most reasonable place for DMT formation to occur», considerata già da Cartesio come la sede dell'anima, il luogo ove si incontrano e comunicano res cogitans e res extensa, il fisico e lo spirituale. Strassman nota innanzitutto come la ghiandola pineale sia chimicamente in grado di produrre DMT dal momento che possiede i più alti livelli di serotonina di tutto il corpo umano, la capacità di convertire la serotonina in triptamina, ed un'altissima concentrazione di enzimi altamente specializzati, detti metiltransferasi, i soli in grado di convertire serotonina, melatonina e triptamina in composti psichedelici. In secondo luogo, la pineale possiede anche una specie di "sistema di sicurezza" anti-DMT, cioè un alto livello di una particolare proteina a sua volta in grado di ostacolare l'attività degli enzimi che formano la DMT, e proteggere così l'organismo da un'eccessiva produzione del composto psichedelico in condizioni normali e ordinarie.

La DMT in genere è rapidamente inattivata dagli enzimi endogeni monoamino ossidasi (MAO); gli alcaloidi armalinici invece sono degli inibitori della MAO e quindi evitando la rapida degradazione della DMT ne potenziano gli effetti. Sono strutturalmente simili alla serotonina, agiscono bloccandone i recettori, e mostrano attività incrociata con LSD e psilocibina.

Proprietà

La particolarità dell'ayahuasca consiste nel fatto che, grazie agli inibitori della Banisteriopsis, la dimetiltriptamina resta in circolo nel corpo per un tempo decisamente maggiore rispetto all'assunzione dei vapori. L'effetto della DMT dura circa 10-15 minuti se fumata, mentre ingerita sotto forma di bevanda la DMT rimane in circolo per 2, anche 3 ore, rendendo l'esperienza decisamente più mistica e impegnativa. L'ayahuasca non è un narcotico, infatti il suo componente principale è la DMT, medesima sostanza prodotta nel cervello umano dalla ghiandola pineale ogni notte, durante la fase REM del sonno, dalla nascita fino a 24 ore dopo il decesso. Terence McKenna sostenne che la dimetiltriptamina non fosse una molecola pericolosa per la salute, a meno che uno non muoia dallo stupore. Effettivamente, non ci sono ad oggi prove di danni fisici causati da questa sostanza, ma è possibile che un utilizzo continuato possa indurre psicosi e altre disfunzioni difficilmente prevedibili, data la sua bassa diffusione.

Storia

Negli altopiani delle Ande sono stati trovati residui di β– carboline e DMT in una borsa di oggetti rituali di un migliaio di anni fa. La prima volta che gli europei sono stati testimoni dell'uso dell'ayahuasca fu nel XVI secolo.

Uso terapeutico

Numerosi studi attualmente riportano che l'ayahuasca è un valido supporto al trattamento delle dipendenze da sostanza nella riduzione dei sintomi, nel miglioramento della condizione generale e nella cessazione d'utilizzo della sostanza d'abuso Nel 2014 tredici terapisti operanti nel settore delle dipendenze da sostanza accettarono assieme ai loro pazienti di partecipare a un esperimento in cui si supportava la terapia con l'ayahuasca, lo studio riporta miglioramenti della condizione di tutti i pazienti. Uno studio psichiatrico del 2018 su 1947 persone membri della Uniao do Vegetal ha constatato una riduzione nel consumo di alcol e tabacco da parte dei membri da quando hanno preso parte alle cerimonie. Un altro studio sui membri del Santo Daime ha riportato una riduzione dei sintomi dei disturbi d'ansia a seguito del periodo d'assunzione dell'infuso. Nel 2018 quaranta persone con dipendenza da crack hanno assunto ayahuasca nel corso di uno studio scientifico riportando una riduzione dei sintomi e generali miglioramenti a seguito della terapia. In uno studio condotto all'interno di un gruppo di praticanti della chiesa brasiliana União do Vegetal l'ayahuasca si è mostrata efficace nel trattamento dell'alcolismo e della dipendenza indotta dall'abuso di sostanze stupefacenti. Inoltre è stato suggerito che l'ayahuasca possa essere utile per il trattamento dei disturbi mentali nei quali si sospetta un deficit del metabolismo della serotonina, quali depressione, autismo, schizofrenia, sindrome da deficit di attenzione e iperattività. L'armina possiede proprietà anti-parassitarie che potrebbero farne ipotizzare l'uso nella profilassi della malaria e di varie altre parassitosi.


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