IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens
VIDEO TRAILER

VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO
VIDEO SINOSSI DELL' UOMO KOSMICO
Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

LA NUOVA CONOSCENZA

GdM

mercoledì 28 aprile 2021

CRISPRoff: INGEGNERIA GENETICA 2.0


Nuova Crispr reversibile, regola i geni senza alterare il Dna

Utile per curare malattie e per studiare l'ereditarietà

(fonte: J. Cook-Chrysos/Whitehead Institute)

Da:

https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/biotech/2021/04/13/nuova-crispr-reversibile-regola-i-geni-senza-alterare-il-dna_e002c27a-c5e6-41ba-a368-119cd42b6d3e.html

Dopo la tecnica da Nobel CRISPR-Cas9, che 'taglia e incolla' il Dna per modificarlo in maniera ultra precisa, arriva ora la CRISPRoff, un nuovo metodo più sicuro che permette di spegnere i geni in maniera reversibile: questo è possibile perché non altera la sequenza del Dna, ma vi appone delle 'etichette' removibili che ne impediscono la lettura. Pubblicata sulla rivista Cell dai ricercatori del Whitehead Institute for Biomedical Research di Cambridge (Usa), la CRISPRoff potrebbe essere impiegata a scopo terapeutico e nello studio dell'epigenetica, ovvero delle modificazioni chimiche con cui le cellule rivestono il Dna per regolarne l'espressione: ereditabili e influenzate da ambiente e stile di vita, sono coinvolte nella genesi di molte malattie, compresi alcuni tumori.

“Ora abbiamo un semplice strumento che può silenziare la maggior parte dei geni”, spiega il biologo Jonathan Weissman. “Possiamo agire su più geni contemporaneamente senza danneggiare il Dna, con grande omogeneità e in modo reversibile”. Uno strumento dell'ingegneria genetica 2.0 in grado di riprodurre in laboratorio il naturale meccanismo di metilazione del Dna, che consiste nell'aggiunta di un'etichetta chimica (chiamata 'gruppo metile') per impedire a certe sequenze di essere lette. Nel caso della tecnica CRISPRoff, l'operazione viene svolta da una macchina proteica che attacca gruppi metile in punti precisi del Dna. In questo modo è possibile silenziare i geni, ma non solo: si può agire anche su sequenze di Dna non codificanti che regolano l'espressione di altri geni. Per cancellare le modifiche, basta utilizzare degli enzimi (CRISPon) che vanno a staccare i gruppi metile dal Dna.

La tecnica CRISPRoff è stata sperimentata per silenziare un gene in cellule staminali pluripotenti indotte (cioè riprogrammate a partire da cellule adulte): la modifica epigenetica si è dimostrata stabile anche dopo molte divisioni cellulari ed è stata mantenuta dal 90% delle cellule una volta trasformate in neuroni.

Per valutare l'eventuale applicazione terapeutica della CRISPRoff, i ricercatori l'hanno utilizzata per modificare l'espressione del gene della proteina Tau coinvolta nell'Alzheimer: come risultato sono riusciti a ridurne la produzione, anche se non l'hanno spenta del tutto. Resta ancora da capire se questo risultato possa avere un impatto effettivo sulla malattia. Bisogna poi escogitare un modo per somministrare una simile terapia in modo mirato nei tessuti di un individuo adulto: i ricercatori pensano che la cassetta degli attrezzi molecolare potrebbe essere veicolata tramite Dna o Rna, usando in pratica la stessa tecnologia alla base dei vaccini anticovid di Moderna e Pfizer-Biontech.

SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:


LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs





   

  

 

venerdì 23 aprile 2021

IL MUONE, QUESTO SCONOSCIUTO?

 

                                                         L'acceleratore del Fermilab

Da:

https://www.repubblica.it/cronaca/2021/04/07/news/l_anomalia_del_muone_perche_un_risultato_inatteso_puo_aprire_le_porte_a_una_nuova_fisica-295425405/

L'anomalia del muone: l'esperimento che suggerisce l'esistenza di nuove forze della natura

L'acceleratore di particelle del Fermilab, a Chicago, ha misurato un'anomalia nel valore del momento magnetico del muone. Sembrerebbe un dettaglio riservato agli appassionati di fisica. Invece è una notizia che apre la porta alla presenza di nuove particelle. Perfino di un secondo bosone di Higgs

Procede a piccoli passi la conoscenza di come funziona la materia e gli ultimi risultati, comunicati dal Fermilab, il principale laboratorio statunitense che interroga le particelle elementari, sembrano indicare solo una direzione: quella di una nuova fisica. Necessaria a interpretare le evidenze ottenute dall'esperimento Muon g-2, i cui risultati non sono previsti dal Modello Standard, finora la teoria fisica considerata la migliore spiegazione di ciò che avviene nell'infinitamente piccolo. Perciò era tantissima la fibrillazione della comunità scientifica per la divulgazione dei calcoli avvenuta al Fermi national accelerator laboratory (FermiLab) di Batavia, vicino a Chicago. Dietro a questa rivelazione potrebbero nascondersi nuove particelle o nuove forze, in grado di cambiare o completare la comprensione della natura. Tra questi, anche un secondo "Bosone di Higgs" che tolga il velo sulla materia oscura.

L'anomalia del muone

Piccoli passi, si diceva, perché questo è un grosso punto interrogativo appeso sulla testa degli scienziati da almeno 20 anni. Era il 2001, infatti, quando al Brookhaven National Laboratory, vicino a New York, si concluse il primo esperimento studiato per calcolare il cosiddetto "momento magnetico anomalo del muone", condotto a partire dagli anni '90. Da quello si rilevarono le prime discrepanze, che però attendevano nuove e più precise misurazioni. Si arriva così al FermiLab di Chicago, oggi. Il magnete usato per l'esperimento Muon g-2 (15 metri di diametro) è stato trasportato fino in Illinois per sfruttare la potenza dell'acceleratore di particelle del FermiLab. A quanto pare i risultati, pubblicati in quattro articoli sulla rivista Physical Review Letters non hanno deluso le aspettative.

Come funziona il Muon g-2

Semplificando succede questo: l'acceleratore di particelle del FermiLab produce un fascio di protoni che viene diretto verso un bersaglio. Le collisioni (parliamo di migliaia di miliardi di particelle prodotte ogni secondo) creano dai protoni altre particelle: neutrini (che non interagiscono quasi per nulla con la materia) e pioni. Questi ultimi decadono molto velocemente in muoni. Il fascio di muoni viene quindi diretto verso il magnete dell'esperimento Muon g-2. Al suo interno, trovano un campo magnetico ben definito e, in base a come si comportano, gli scienziati inferiscono il loro momento magnetico.

Vent'anni fa, le prime sorprese. I muoni (particelle con una massa pari a 200 volte quella di un elettrone) hanno all'interno quello che possiamo immaginare come un piccolo magnete, in virtù di questo, possiedono un campo magnetico simile a quello dell'ago di una bussola, e un "momento magnetico" per via della loro rotazione. Immersi un altro campo magnetico (quello dell'esperimento), la loro rotazione genera una "precessione", che è un movimento simile a quello che osserviamo nel "polo nord e polo sud" di una trottola (oppure della Terra, il che dà origine, appunto, alla precessione degli equinozi). L'esperimento, spiegano dall'Infn in una nota, misura con altissima precisione la frequenza di questo moto di precessione dei muoni. È qui che arriva il contributo italiano.

Si tratta di misure molto sofisticate perché l'eroe di questa storia, il muone, muore prestissimo: un paio di milionesimi di secondo dopo essersi formato. Ma lascia dopo di sé qualcos'altro: neutrini (e abbiamo visto che sono poco utili) ed elettroni. Ad attenderli ci sono dei calorimetri che calcolano energia e tempo di arrivo degli elettroni di decadimento e da questi dati si estrae la frequenza di precessione grazie a una tecnologia realizzata in Italia: un sistema di calibrazione laser, in collaborazione con l'Istituto Nazionale di Ottica del Cnr, e finanziato dall'Infn. "La misura di precisione richiede una sofisticata, continua calibrazione dei calorimetri, ovvero l'iniezione di brevi impulsi laser che ne garantiscano la stabilità della risposta, fino a 1 parte su 10.000", spiega Michele Iacovacci, ricercatore della collaborazione Muon g-2 e della sezione Infn di Napoli.

Una grande (quasi) scoperta

I nuovi calcoli mostrano un effettiva discrepanza tra i valori attesi (quelli predetti dal Modello Standard) e quelli effettivamente misurati. E confermano i risultati dell'esperimento condotto a New York, 20 anni fa, con precisione maggiore. La prima domanda da porsi è: possiamo parlare di nuova scoperta? Gli scienziati hanno un numero anche per questo: σ (sigma). Un valore di 5σ è indice di sicurezza che c'è qualcosa di nuovo. Combinando i risultati dei due esperimenti, si arriva a 4.2.

Siamo quasi alla frontiera: "Quello che stiamo osservando indica qualcosa di non compreso, nuove forze e nuove particelle che non conosciamo e cominciamo a scoprire ora - spiega Alberto Lusiani, fisico sperimentale della Scuola normale superiore e dell'Infn di Pisa, che partecipa alla collaborazione Muon g-2 - 4.2σ è una deviazione molto grande, è difficile che si tratti di un errore".

L'esperimento era così delicato che i risultati sono stati criptati anche agli stessi ricercatori, un processo simile alla sperimentazione "doppio cieco" sui vaccini, per evitare qualsiasi condizionamento, anche involontario. E svelati a tutto il team (200 fisici in tutto il mondo, con il contributo principale da Usa, Italia e Regno Unito) in un meeting online. La decrittazione è avvenuta proprio sul pc di Lusiani, che ha condiviso lo schermo con tutti gli altri.

E ora che succede? Bisognerà ripetere gli esperimenti fino a che non si arriverà a 5σ. E cominciare a pensare a nuove spiegazioni. Le ipotesi che si affacciano sono quelle che prevedono particelle o forme di energia sconosciute. La cosa entusiasmante, per i fisici, è che nessuna di queste è prevista dal Modello Standard. Parliamo di una nuova fisica, e chissà che non sia quella che, un giorno, potrà dare corpo al sacro graal, la Teoria del tutto:

"Ci sono sostanzialmente due possibilità - riprende Lusiani - quella di particelle molto massive, che l'Lhc del Cern non ha ancora scoperto perché hanno massa oltre i limiti di energia delle collisioni prodotte, oppure hanno effetti molto piccoli e quindi sfuggiti finora ad ogni investigazione. Oppure una particella con massa piccola e che, come i neutrini, interagisce poco con la materia e potrebbe anche essere la particella della materia oscura: per esempio il dark photon, il fotone oscuro, che però è stato cercato in altri esperimenti e non se ne è trovata traccia. L'ipotesi che esista un secondo bosone di Higgs è anche una possibilità. Si cercano continuamente ulteriori bosoni di Higgs, che in alcuni modelli potrebbero anche spiegare la materia oscura. È una possibilità alla pari con diverse altre".

Gli esperimenti, intanto, vanno avanti: "Il progetto di ricerca è finanziato in misura tale da migliorare la misura fino ad osservare una deviazione di 7 − 8σ, nel caso siano in azione veramente nuove particelle o forze non previste dal Modello Standard - continua il fisico - abbiamo già raccolto dati pari a circa 3 volte quelli finora analizzati, e in tempi dell'ordine di un anno e mezzo possiamo completare una seconda misura 2 volte più precisa di quella annunciata ora".

Da:

https://www.repubblica.it/cronaca/2021/04/07/news/l_anomalia_del_muone_perche_un_risultato_inatteso_puo_aprire_le_porte_a_una_nuova_fisica-295425405/

SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:


LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs





   

 

domenica 18 aprile 2021

LE PROFEZIE DI UN NAUFRAGO DEL TEMPO: NIKOLA TESLA E LA TRASMISSIONE DI ELETTRICITA’ WIRELESS

 



Da:

https://notiziescientifiche.it/trasmissione-di-elettricita-wireless-su-lunghe-distanze-start-up-neozelandese-ci-crede/

Trasmissione di elettricità wireless su lunghe distanze: start-up neozelandese ci crede.

Energia elettrica trasmessa in maniera sicura e senza fili su lunghe distanze: è quella cui sta lavorando una start-up neozelandese che ha sviluppato un nuovo metodo per la trasmissione wireless di energia elettrica su lunghe distanze. Non si tratta di una novità in assoluto dato che la trasmissione di elettricità senza fili è stata scoperta da Nikola Tesla che già nel 1890 dimostrò di poter alimentare delle lampadine da più di due km di distanza tramite una grossa bobina. Lo stesso Tesla ci credeva e pensò di poter posizionare delle enormi torri in tutto il globo per trasmettere energia elettrica praticamente ovunque e senza l’onere costoso di installare fili dappertutto.



Ora l’idea ritorna di moda e a crederci è anche la Powerco, che è il secondo più importante distributore di energia elettrica della Nuova Zelanda, che ha appena annunciato di aver investito quote in Emrod. Quest’ultima è una start-up che ha creato una tecnologia per trasferire grandi quantità di elettricità tra due punti qualsiasi a patto che i due punti possano essere uniti con relè che abbiano la stessa linea di vista.

Gli stessi tecnici della Emrod prevedono di poter utilizzare questa tecnologia per fornire elettricità in luoghi impervi, remoti o comunque non raggiungibili, ad esempio quelle separate da un terreno sul quale non è possibile stendere dei fili o effettuare lavori di alcun tipo. E questo senza parlare dei vantaggi con eventuali parchi eolici al largo del mare per i quali vengono di solito installati costosissimi cavi sottomarini.

Attualmente l’azienda ha costruito un dispositivo di dimensioni limitate ma prevede di costruirne uno più grande e più funzionale per la Powerco entro ottobre.

Il dispositivo poi sarà testato per diversi mesi prima di una prova sul campo. Almeno inizialmente, il dispositivo sarà in grado di fornire solo pochi kilowatt di potenza ma è costruito in modo da poter essere ridimensionato tanto che Greg Kushnir, fondatore di Emrod, parla di un trasferimento di elettricità 100 volte maggiore su distanze molto lunghe.

Il sistema vanta un’antenna trasmittente, diversi relè e una antenna ricevente che converte l’energia delle microonde in elettricità. Una barriera di sicurezza laser a bassa potenza, poi, interrompe immediatamente la stessa trasmissione di elettricità nel momento esatto in cui qualsiasi oggetto, ad esempio un uccello o un drone, attraversa il raggio. Lo stesso sistema funziona con qualsiasi condizione atmosferica, anche con pioggia, neve e polvere e ciò che serve è solo una linea di vista libera e continua tra i relè collegati tra loro. Potenzialmente, il sistema può trasmettere elettricità anche per migliaia di km ad una frazione dei costi che si avrebbero con una normale infrastruttura.

Fonti:

https://emrod.energy/press-release-nz-start-up-launches-world-first-long-range-wireless-power-transmission/

SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:


LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs





   

  

mercoledì 14 aprile 2021

L'IMPORTANZA DELLA ROTAZIONE TERRESTRE

 


Spazio:  qual è la velocità di rotazione della Terra?

La velocità di rotazione del pianeta è di... un giro al giorno! Ma un giorno non dura sempre un giorno, e per viaggiare nello Spazio è un problema.

Per quanto ci piaccia crederlo, i moti della Terra sono tutt'altro che un orologio svizzero, e il moto di rotazione attorno al suo asse, quello che determina la lunghezza della giornata, non fa eccezione.

Spedire un oggetto nello Spazio per fargli raggiungere un obiettivo - che sia la Luna, Marte, un asteroide o qualunque altra destinazione - è un'operazione decisamente molto, molto complessa, e che, tra i tanti parametri da considerare (a partire dalla posizione nel tempo dell'oggetto e della sua destinazione), necessita di un'informazione che potrebbe sorprendere: la velocità di rotazione della Terra. Velocità che, a questo punto potete ben immaginarlo, non è costante.

Vi sono, è vero, degli elementi regolari che influiscono sulla velocità di rotazione del pianeta. Per esempio le forze gravitazionali esterne al nostro Pianeta, indotte prevalentemente dal Sole e dalla Luna, agiscono in modo prevedibile: l'enorme gravità del Sole tiene la Terra ben ancorata alla sua orbita, mentre l'azione della Luna, nel corso di miliardi di anni, è stata quella di rallentare la rotazione, aumentando la durata del giorno terrestre. Subito dopo la formazione della Terra il giorno durava sei-otto ore: un anno consisteva in più di 1.000 albe e tramonti, e non 365 come oggi. Se fosse tutto qui sarebbe relativamente facile trasformare il tutto in un software capace di tenere un'antenna sempre correttamente puntata verso un corpo lontanissimo nello Spazio. Ma non è tutto qui.

 Attorno, sopra e dentro il pianeta ci sono forze che agiscono su di esso con effetti rapidi e talora inaspettati. I terremoti, i venti atmosferici, le correnti oceaniche e ora anche le attività umane agiscono spesso in modo imprevedibile, ridistribuendo le masse attorno al pianeta, e ciò altera la velocità di rotazione della Terra e l'orientamento del suo asse di rotazione.

La conservazione del momento angolare è una legge della fisica di non facile intuizione, ma, anche senza doverla spiegare, ricordiamo che spiega (per esempio) perché un pattinatore che gira con le braccia distese all'infuori può improvvisamente accelerare la rotazione tirando le braccia verso il corpo. Può succedere qualcosa del genere anche alla Terra, se interviene qualcosa a ridistribuire delle masse (terrestri, oceaniche, d'aria) sulla superficie del pianeta: per esempio un terremoto, che in un istante vede spostarsi grandi porzioni di crosta terrestre. Di solito porta a un'accelerazione della rotazione del nostro pianeta, accorciando (in modo piccolo ma non insignificante) la giornata. Nel 2011, il terremoto di magnitudo 9.0 che colpì il Giappone durò sei minuti durante i quali la ridistribuzione delle masse terrestri accorciarono di 1,8 microsecondi (milionesimi di secondo) la durata del giorno, e spostò di circa 17 cm la posizione dell'asse della figura della Terra - quella linea immaginaria attorno alla quale è bilanciata la massa del pianeta in rotazione e che differisce di poco dall'asse di rotazione.

I sismi non sono gli unici eventi in grado di alterare la velocità di rotazione della Terra: i venti atmosferici, le correnti oceaniche, lo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari hanno ricadute ancora più marcate. Per fare un esempio, quando i ghiacci continentali si sciolgono il livello del mare aumenta e la massa della Terra deve trovare un nuovo punto di equilibrio rispetto all'asse della figura. Anche questo riduce la durata della giornata - e per fortuna che al punto in cui siamo si tratta ancora di variazioni impercettibili, senza conseguenze per la vita quotidiana.

Il problema diventa invece significativo quando si tratta di seguire una sonda nello Spazio o di sincronizzarsi con i satelliti in orbita, perché anche i più piccoli cambiamenti nella velocità di rotazione della Terra possono fare la differenza nel riuscire a comunicare o meno con questi oggetti. La buona riuscita delle missioni spaziali dipende perciò anche dalla nostra capacità di prevedere l'influenza di una serie di fenomeni a cui, complessivamente, è stato dato il nome di Earth Orientation Parameters (EOP).

Spiega Werner Enderle, capo dell'Ufficio di supporto alla navigazione dell'ESA, che «le nostre stazioni di terra sono in comunicazione con veicoli spaziali a milioni di chilometri di distanza da noi: le antenne devono essere puntate con estrema precisione se si vuole mirare a quegli oggetti molto piccoli». Questo perché la differenza anche solo di una frazione di grado di puntamento dalla Terra può corrispondere a un errore di migliaia di chilometri nello Spazio. Insomma, se non ci sono valori precisi per l'orientamento della Terra, può essere impossibile trovare la sonda nello Spazio.

Attualmente questi parametri sono forniti dallo United States Naval Observatory (USNO), con una precisione variabile in base ai contributi delle istituzioni di tutto il mondo, inclusa l'ESA. Tuttavia, proprio l'ESA sta lavorando allo sviluppo di uno strumento per determinare un set di valori EOP, così da garantire l'accesso indipendente dell'Europa allo Spazio, mettendo fine alla dipendenza da un fornitore esterno. Questi valori di orientamento, ai quali lavora un gruppo di ricercatori dell'Ufficio di supporto alla navigazione, saranno resi disponibili gratuitamente dall'autunno di quest'anno.

Lo strumento stima e prevede l'orientamento e la rotazione della Terra fino a 90 giorni in anticipo. Per Erik Shoenemann, a capo del progetto per l'European Space Operations Centre (ESOC), «il nostro algoritmo utilizza le condizioni atmosferiche e meteorologiche, l'attività sismica, la velocità con cui il livello del mare si sta innalzando e il ghiaccio terrestre si sta sciogliendo e una miriade di altre variabili, che interagiscono in modi complessi e difficili da prevedere; è facile dare questi valori per scontati, ma tutta l'attività dei voli spaziali si basa su di essi e per ottenerli è necessaria un'enorme mole di lavoro. Siamo davvero felici di avere ora la nostra fonte di questi dati, assicurandoci la capacità di condurre missioni complesse in orbite diverse e di ricevere gli incredibili dati che le missioni stesse inviano a Terra».

Finora i test dimostrano che il nuovo strumento dell'ESA supera in modo significativo quelli attualmente in uso, segnando un passo in avanti importante per garantire l'accesso indipendente dell'Europa allo Spazio.

Da:

https://www.focus.it/scienza/spazio/velocita-rotazione-terra

 SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:


LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs





  

domenica 11 aprile 2021

I SEGRETI DELLA MUMMIFICAZIONE

 

I segreti della mummia svelati: un nuovo approccio paleoproteomico rivela informazioni sul processo di mummificazione egizia

Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa (ENEA)

I ricercatori hanno utilizzato un nuovo approccio paleoproteomico (1) non invasivo per estrarre proteine ​​antiche da una mummia egiziana di 4000 anni. I risultati suggeriscono che la tecnica potrebbe essere utilizzata per analizzare campioni di altri manufatti antichi senza compromettere l'integrità del campione.

Gli scienziati hanno estratto con successo antichi campioni di collagene e cheratina dal corpo di una giovane donna che risiedeva nell'Alto Egitto più di 4000 anni fa. Il lavoro - pubblicato di recente sul Journal of Archaeological Science - fa luce anche su alcuni dei materiali utilizzati durante il processo di mummificazione.

Il gruppo ha utilizzato una nuova tecnica in cui una piccola membrana di etilene-vinilacetato (EVA) con resine cromatografiche incorporate viene posta a contatto con la superficie del campione. Le proteine ​​estratte utilizzando questo metodo sono state successivamente analizzate mediante cromatografia liquida-spettrometria di massa.

La mummia è stata scoperta negli anni '20 e da allora è stata conservata presso il Museo di Antropologia ed Etnografia dell'Università di Torino (MAET; Italia), dove è stato condotto lo studio. Il gruppo ha avuto accesso a campioni di pelle staccati per questo studio pilota; tuttavia, sottolineano che non è necessario disturbare le mummie dai loro attuali luoghi di riposo poiché il campionamento EVA può avvenire  in situ.

L'analisi ha rivelato la presenza di resina Pinaceae sulla pelle della mummia e sugli strati di materiale utilizzati per avvolgere il corpo, un'osservazione fondamentale in quanto in precedenza si è avuta una scarsità di informazioni disponibili sul processo di mummificazione delle prime dinastie dell'Antico Regno d'Egitto.

I campioni ottenuti hanno anche fornito un'istantanea del microbioma presente sulla superficie della pelle della mummia, scoprendo potenziali biodeteriogeni, che potrebbero avere implicazioni vitali per i futuri sforzi di conservazione.

La scoperta di biodeteriogeni con la capacità di degradare gli oli presenti negli agenti conservanti potrebbe anche avere future applicazioni di "tecnologia verde". Sono necessari ulteriori studi per scartare batteri precedentemente non caratterizzati che possono abbattere la plastica e gli idrocarburi.

Il gruppo ha in corso una serie di altri progetti che utilizzano EVA, tra cui la proiezione dei manoscritti originali del conte Vlad Tzepesh - l'ispirazione dietro Dracula - oltre all'esplorazione dei dipinti di Leonardo da Vinci. Un importante progetto che sperano di avviare presto è un'analisi dei registri di navigazione delle navi mercantili di schiavi.

Gli autori hanno spiegato: “Gli olandesi erano tra i maggiori commercianti di schiavi e hanno una vasta collezione di questi documenti storici. Riteniamo di poter rilevare quali patologie hanno portato a bordo e trasmesse in America e possibilmente che potremmo trovare semi e pollini di piante trasportate accidentalmente a bordo e quindi apparse nel Nuovo Mondo ".

L'attenzione tornerà anche alle mummie, la tecnica EVA sarà utilizzata per campionare l'intera collezione MAET nella speranza di riesumare importanti informazioni sia sulla vita che sulla morte degli antichi egizi.

Da: 

https://www.biotechniques.com/proteomics/the-mummys-secrets-unraveled-novel-paleoproteomic-approach-reveals-insight-into-the-egyptian-mummification-process/?utm_campaign=BioTechniques%20-%20Tech%20NL&utm_medium=email&_hsmi=120473955&_hsenc=p2ANqtz-9FLjfQxI9Qs_RXmxKhQHH024Dh2RSKw1tuIDnxGksNq1L4jdv5p3xc8msxBncPTLjiFIwXuA2VBiNGEKEPpQSoih4EPPIYYLB6xPxjuzxFJNYcMOM&utm_content=120476887&utm_source=hs_email

1)     1)  La paleoproteomica è un campo della scienza molecolare relativamente giovane e in rapida crescita in cui la tecnologia di sequenziamento basata sulla proteomica viene utilizzata per risolvere l'identificazione delle specie e le relazioni evolutive dei taxa estinti.

SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:


LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs





  

martedì 23 marzo 2021

PROGETTO MARTE ANNO 2039

 

La propulsione nucleare è fondamentale per le future missioni umane su Marte

DA:

https://www.astronautinews.it/2021/03/la-propulsione-nucleare-e-fondamentale-per-le-future-missioni-umane-su-marte/

  Un possibile veicolo di transito Terra-Marte spinto con tecnologie NEP - Credits: NASA

Uno nuovo studio dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti (National Academy of Science), commissionato dalla NASA al suo Space Nuclear Propulsion Technologies Committee e di prossima pubblicazione, sostiene che per portare esseri umani su Marte nel 2039 è necessario iniziare quanto prima un aggressivo programma di ricerca e sviluppo della propulsione nucleare.

La divisione NASA dedicata alle tecnologie delle missioni spaziali ha richiesto all’Accademia la formazione di un gruppo di lavoro ad hoc, con il compito di identificare le principali sfide tecnologiche e programmatiche per lo sviluppo di tecnologie di propulsione nucleare di interesse per future missioni di esplorazione umana di Marte. Il comitato, co-presieduto da Robert Braun del Jet Propulsion Laboratory e Roger Myers, ex responsabile dei programmi spaziali avanzati di Aerojet Rocketdyne, è stato anche incaricato di definire le tappe fondamentali per lo sviluppo di tali tecnologie, di stabilire un cronoprogramma di massima, nonché di delineare eventuali altri profili di missione resi possibili dallo sviluppo di tali sistemi.

Le due tecnologie esaminate dallo studio sono la Nuclear Thermal Propulsion (NTP – Propulsione Nucleare Termica) e la Nuclear Electric Propulsion (NEP – Propulsione Nucleare Elettrica), nel contesto di una missione di esplorazione di Marte, andata e ritorno, con un equipaggio di quattro persone. Lo studio si limita volutamente ad affrontare l’aspetto delle tecnologie di propulsione nucleare, e non include fattori quali la gestione e il finanziamento del programma o altri elementi, per quanto necessari a rendere una missione umana su Marte una realtà.


                   Lo spaccato di un propulsore di tipo NTP (NERVA) – Credits: NASA

La missione marziana di riferimento

A partire dallo scenario delineato nel libro Das Marsprojekt di Von Braun, le interminabili discussioni sui dettagli tecnici legati all’esplorazione umana di Marte hanno riempito milioni di pagine, cartacee o virtuali. Varie agenzie spaziali hanno analizzato strategie, problematiche e tecnologie, attuali o futuribili, legate a uno dei viaggi più annunciati dell’astronautica, ma che con il passare impietoso degli anni vede la possibile data di partenza alla distanza costante di 15–20 anni.

Le ragioni di questo continuo procrastinare sono molteplici e complesse, ma possono essere ricondotte a due fattori comuni: si tratta di un’impresa molto costosa che richiede un solido commitment politico, e l’orizzonte temporale per la sua preparazione è pluridecennale, quindi il progetto deve sopravvivere per lungo tempo a tagli dei finanziamenti e imprevisti contingenti. Per quanto concerne la NASA, i cui vertici e le cui priorità sono un riflesso delle amministrazioni in carica, varie spending reviews e cambi di obiettivi hanno rivoluzionato più e più volte la declinazione pratica dell’idea di portare esseri umani su Marte.

Il render in computergrafica di un possibile veicolo di transito Terra-Marte – Credits: NASA

In questo senso l’ente spaziale americano ha realizzato un documento di riferimento in costante aggiornamento, lo Human Exploration of Mars – Design Reference Architecture, pubblicato nel 2009 e arrivato oggi alla versione 5. Questo tomo digitale può essere liberamente scaricato dal sito NASA insieme alle due addenda più aggiornate. È in questo contesto che NASA ha chiesto alla National Academy of Science di approfondire gli aspetti di una missione marziana che faccia uso di tecnologie propulsive nucleari.

L’attrattiva dei sistemi di propulsione nucleare è legata alla loro alta efficienza: confrontati con motori a propulsione chimica (quelli fino ad oggi utilizzati da razzi e sonde), quelli nucleari possono offrire prestazioni anche doppie (in termini di impulso specifico), consentendo di ridurre i tempi di viaggio o di aumentare la quantità di carico utile trasportato, a parità di massa di propellenti.

I parametri di riferimento della missione marziana utilizzati nello studio, la cosiddetta baseline mission, sono:

lancio nel 2039;

durata complessiva del viaggio non superiore a 750 giorni;

tempo di permanenza sulla superficie di Marte di 30 giorni;

equipaggio di quattro astronauti, di cui due destinati ad atterrare su Marte;

veicoli distinti per il trasporto di carichi ed equipaggio ma utilizzanti lo stesso sistema di propulsione, con i cargo che arrivano su Marte prima della prima partenza dell’equipaggio dalla Terra;

veicoli destinati al viaggio marziano, carico e propellenti spediti verso un “punto di raccolta” su un’orbita terrestre bassa o cislunare con l’ausilio di diversi lanciatori.

Il viaggio

Un veicolo spaziale in partenza dalla Terra verso Marte può essere lanciato con la massima efficienza solo quando i due pianeti sono allineati in modo corretto. Le opportunità di congiunzione Terra-Marte sono a 26 mesi di distanza tra loro, e hanno il vantaggio di minimizzare il lavoro (delta V o ∆V) del sistema di propulsione. Tutte le missioni robotiche inviate verso Marte fino ad oggi sono state di “lunga permanenza” (riferita al periodo trascorso sulla superficie di Marte), identificate anche come di “classe congiunzione”. Una missione può essere lanciata dalla Terra verso Marte anche con un profilo diverso, che prevede una “breve permanenza” sul pianeta rosso nota anche come una missione di “classe opposizione”, a condizione di aggiungere un flyby di Venere alla traiettoria. Le missioni di breve permanenza richiedono maggiori prestazioni al sistema di propulsione ma riducono il tempo di viaggio totale, un fattore importante quando sono in gioco la salute e la sicurezza dell’equipaggio.

                          Il profilo di missione di classe “congiunzione” – Credits: NASA

Le missioni di lunga permanenza beneficiano invece dell’allineamento planetario Terra-Marte sia per il viaggio di andata che per quello di ritorno, minimizzando il ∆V totale richiesto. Questo profilo di missione vede dunque tempi di percorrenza relativamente ridotti ma lunghe permanenze presso Marte, nell’ordine di 400–600 giorni sul totale di circa 1000 della missione.

Le missioni di breve permanenza si avvantaggiano dell’allineamento planetario Terra-Marte solo in una delle due parti del viaggio. Tipicamente, una missione di questo tipo utilizza una traiettoria ottimizzata per il viaggio di andata, mentre quello di ritorno richiede più energia (∆V). In questo caso, il tempo trascorso in viaggio è più lungo se comparato alle missioni di lunga permanenza, a fronte di un periodo massimo di lavoro sulla superficie di circa 90 giorni. Il risultato netto è che le missioni di breve permanenza esporranno gli equipaggi a un periodo di lontananza dalla Terra più breve, anche se la durata precisa della missione è legata al ∆V richiesto dal viaggio di ritorno. Una specifica sottoclasse delle missioni di categoria “opposizione” può avvalersi della fionda gravitazionale di Venere.

                        Il profilo di missione di classe “opposizione” – Credits: NASA

Come scegliere dunque tra i due profili di missione? I fattori di demerito delle missioni di breve permanenza si riassumono in consumo di propellenti più elevato e minor tempo da dedicare alle attività scientifiche in superficie, e per questo sono spesso scartate negli studi di fattibilità. Ma anche le missioni di lunga permanenza non hanno solo fattori positivi. Queste ultime, infatti, prolungano l’esposizione dell’equipaggio agli ambienti ostili dello spazio profondo. Viaggi di durata maggiore, inoltre, richiedono anche veicoli spaziali che restino sicuri, funzionanti e affidabili per più tempo. Queste componenti vanno dunque ad aggiungersi al rischio complessivo della missione.

In questo video dello scienziato e divulgatore scientifico Amedeo Balbi vengono ottimamente riassunte le problematiche attuali di una missione abitata su Marte:

https://www.youtube.com/watch?v=eO6cQgRDeEs

Secondo il rapporto dell’accademia, una missione che partisse in concomitanza con la congiunzione Terra-Marte del 2039 richiederebbe 916 giorni complessivi: 210 giorni per raggiungere Marte, 496 giorni di lavoro sulla superficie, necessari affinché i due pianeti siano di nuovo allineati correttamente, e 210 giorni per il viaggio verso casa. Una missione di classe “opposizione” potrebbe invece essere lanciata nel 2037 e durare 650 giorni: 217 giorni per il viaggio di andata, 30 giorni di lavoro in superficie e 403 giorni per il ritorno casa, sfruttando l’effetto di fionda gravitazionale di Venere.

NEP vs NTP

La Nuclear Electric Propulsion (NEP – Propulsione Nucleare Elettrica) è una tecnologia propulsiva dove l’energia termica di un reattore nucleare è convertita in energia elettrica grazie all’accoppiamento con sistemi quali, ad esempio, turbine basate sul Ciclo di Brayton-Joule. L’elettricità così generata viene utilizzata per alimentare un motore a ioni o altri tipi di propulsione elettrica. Questo sistema non va confuso con gli RTG (Radioisotope thermoelectric generator – Generatore termoelettrico a radioisotopi), dispositivi che generano energia elettrica esponendo delle termocoppie al calore sprigionato dal decadimento di elementi radioattivi. Di fatto il motore a razzo non ha nulla di nucleare in sé, in quanto utilizza semplicemente energia elettrica per generare la spinta. Il ruolo del reattore nucleare del veicolo spaziale è assimilabile a quello di una centrale nucleare qui sulla Terra: produrre energia per alimentare i vari sistemi di bordo.

La Nuclear Thermal Propulsion (NTP – Propulsione Nucleare Termica) vede invece il reattore nucleare come protagonista diretto della generazione della spinta: un fluido/propellente di qualche tipo viene fatto circolare in prossimità del nocciolo atomico, che lo surriscalda causandone l’espansione per poi essere espulso dall’ugello del motore.

Per ottenere i tempi di percorrenza previsti dalla baseline, un sistema NEP dovrebbe essere affiancato da un sistema di propulsione chimica (metano liquido e ossigeno liquido), mentre un sistema NTP sarebbe autosufficiente. Una notevole ricerca venne condotta sulla tecnologia NTP negli anni ’60 con i programmi Rover e NERVA, ma gran parte di tale esperienza è ormai obsoleta e molte problematiche di progettazione rimangono ancora irrisolte.

Lo studio analizza punti di forza e svantaggi di NEP e NTP. La sfida principale per la NEP è poterne scalare la potenza al punto da generare sufficiente elettricità da alimentare non solo il sistema propulsivo ma anche tutti gli altri sistemi di un ipotetico veicolo spaziale interplanetario. Al momento la potenza necessaria stimata supera di un ordine di grandezza le capacità dei reattori sperimentali ad oggi realizzati. Inoltre, dato che la tecnologia del motore a ioni non è adeguata alle fasi di accelerazione e decelerazione in prossimità di Terra e Marte, va studiato un sistema di propulsione chimica da affiancargli.

Per la NTP le sfide sono principalmente quattro: il riscaldamento del propellente a circa 2.700 K, lo stoccaggio a lungo termine dell’idrogeno liquido (il propellente da scaldare) nello spazio con perdite minime, il raggiungimento rapido e sicuro della piena temperatura di esercizio (entro un minuto dall’accensione o meno) e la realizzazione di adeguate strutture di prova a terra, oggi inesistenti, che contengano il rischio di inquinamento ambientale.

 https://www.youtube.com/watch?v=U1g2aSj9ZTc

Per quanto concerne l’impiego di energia nucleare in ambito spaziale, a parte le sfide tecnologiche e di sicurezza, esistono anche implicazioni politiche. L’ESA, per esempio, si è sempre tenuta a debita distanza da queste tecnologie, seppure l’uso di energia atomica sia diffuso tra molti dei suoi paesi membri. Nel caso di missioni come Rosetta o la futura JUICE, per le quali l’uso di energia atomica sarebbe stata un’opzione valida, si è infatti optato per enormi pannelli fotovoltaici.

Il rapporto suggerisce la necessità di svolgere ulteriori studi per analizzare pro e contro di ciascuno dei due sistemi, oltre che a sfruttare la necessità di inviare veicoli cargo prima di quello con astronauti per testare sul campo il sistema di propulsione nucleare prescelto.

I sistemi NEP e NTP mostrano un grande potenziale per facilitare l’esplorazione umana di Marte. L’utilizzo di uno qualunque tra i due sistemi per la missione baseline entro il 2039 richiederà un programma di ricerca e sviluppo che il rapporto definisce “aggressivo”. La NASA dovrebbe, ad esempio, individuare al più presto i connotati fondamentali dell’architettura di missione e quantificare i relativi investimenti. In particolare, l’ente spaziale statunitense dovrebbe sviluppare criteri e competenze tecniche per consentire un confronto oggettivo della capacità dei sistemi NEP e NTP di soddisfare i requisiti della missione baseline.

Uranio, un elemento che scotta

Quando si parla di reattori nucleari a uso spaziale, indipendentemente dalla natura del sistema prescelto, si deve affrontare il nodo della produzione e del lancio nello spazio di ragguardevoli quantità di uranio. Le preoccupazioni politiche internazionali riguardanti la produzione di uranio altamente arricchito (HEU – Higly Enriched Uranium, un materiale non adatto per ordigni nucleari ma che potrebbe essere usato per costruire una “bomba sporca”) hanno spinto gli Stati Uniti a raccomandare l’impiego di uranio HALEU (High-assay Low Enriched Uranium, uranio ad alto dosaggio e basso arricchimento). L’HEU è arricchito con uranio 235 oltre il 20%, contro l’1% di quello in natura. L’HALEU è invece arricchito tra il 5 e il 20 percento. La Space Policy Directive-6 (SPD-6) promulgata dall’amministrazione Trump nel dicembre 2020 esprime un forte supporto a sistemi di propulsione spaziale basati su HALEU, affermando che l’uranio HEU dovrebbe essere utilizzato solo quando indispensabile per la praticabilità di una determinata missione.

https://www.youtube.com/watch?v=Kgw7FEkIwBo

Il rapporto dell’accademia non si sbilancia in merito, affermando che al momento non vi siano informazioni sufficienti per prendere una decisione rispetto a quale, tra HEU e HALEU, sia la scelta più adeguata per le missioni marziane. Per questo gli autori chiedono alla NASA e al Dipartimento dell’Energia di «condurre una valutazione completa e rapida» entro la fine del 2021, se l’obiettivo è davvero di essere pronti a lanciare nel 2039.

Dove trovare i fondi?

Il Congresso degli Stati Uniti ha accantonato notevoli somme di denaro negli ultimi anni per lo sviluppo di NTP. Il disegno di legge di bilancio per l’anno fiscale 2021, ad esempio, stanzia 110 milioni di dollari per NTP, vincolandone non meno di 80 milioni alla progettazione di esemplari di prova per consentire una dimostrazione in volo. Di fatto si tratta di un passo indietro rispetto all’anno fiscale 2020, in quanto la cifra totale stanziata è identica e non compensa le perdite dovute all’inflazione.

La sottile differenza, vantaggiosa rispetto allo scorso anno, è che la nuova legge di bilancio non impone più di includere negli 80 milioni la dimostrazione in volo (e quindi i costi di lancio), ma solo la progettazione di esemplari di prova. Questo significa che il grosso del tesoretto, se la bozza sarà approvata senza cambiamenti, potrà essere speso totalmente per la realizzazione di prototipi.

Con tante ambizioni (il ritorno alla Luna e il Gateway, tra tutte) e relativamente pochi fondi per concretizzarle, resta da vedere come NASA integrerà le raccomandazioni della National Academy of Science nel suo bilancio, e quante di queste sarà possibile realizzare nelle stringenti tempistiche delineate dal rapporto.

Un balzo negli anni ’60

In chiusura proponiamo ai nostri lettori un balzo negli anni ’60, un’epoca pionieristica dove il contesto storico e sociale consentiva esperimenti come quelli del progetto NERVA, uno studio sulle tecnologie NTP. Durante le accensioni di questi motori, spaventosi e magnifici al tempo stesso, la potenza della fissione nucleare veniva scatenata in appositi siti sperimentali nel deserto, creando veri e propri geyser artificiali di… idrogeno condito da residui di materiali radioattivi. È in sella a un moderno successore di questo nuovo dono di Prometeo che potremmo vedere degli astronauti cavalcare verso Marte entro un paio di decenni.

https://www.youtube.com/watch?v=eDNX65d-FBY

Fonti:

NASA

National Academy of Science

Space Policy Online

DA:

https://www.astronautinews.it/2021/03/la-propulsione-nucleare-e-fondamentale-per-le-future-missioni-umane-su-marte/


SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:


LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs