IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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LA NUOVA CONOSCENZA

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GdM

mercoledì 6 giugno 2018

E' POSSIBILE TRASFERIRE LA MEMORIA DA UN CERVELLO AD UN ALTRO?



Una scoperta senza precedenti quella di alcuni ricercatori americani che hanno tentato di condurre un esperimento che ha dell’incredibile. La loro idea era quella di provare a trasferire un ricordo da un essere vivente ad un altro. Al momento i primi test sono stati condotti su cavie animali, ma se il tutto verrà confermato, un giorno la tecnica potrebbe essere utilizzata per migliorare le stato di salute mentale di pazienti che hanno subito gravi traumi.

In Linea di principio  nessuno potrebbe mai rubarci sensazioni e ricordi. Chiunque può conoscere alcuni tratti della nostra vita, ma solo dentro di noi conserviamo i momenti più intimi, quelli che ci rendono persone uniche. Tuttavia la nostra mente racchiude anche ricordi dolorosi collegati a traumi. Ed è proprio su questi che vorrebbero agire i ricercatori dell’University of California. Per farlo, hanno sfruttato l’RNA, ovvero l’acido ribonucleico, da tempo riconosciuto come un messaggero cellulare in grado di produrre proteine ed eseguire le istruzioni impartite dal DNA in varie parti della cellula. Ora, però, si è scoperto che l’RNA è anche in grado di eseguire funzioni completamente differenti relative alla codifica di alcune proteine, compresa la regolazione di processi cellulari coinvolti nello sviluppo di una malattia.


Le lumache marine chiamate Aplysia, forse sono la chiave. Attraverso brevi scosse elettriche intervallate , alle lumache veniva provocato il riflesso di “ritiro”. La differenza tra le lumache a cui erano stati effettuati i micro-traumi con scossa elettrica e quelle non traumatizzate è stato evidente. Le prime, infatti, evidenziavano una contrazione difensiva della durata di 50 secondi, mentre le seconde, mostravano una contrazione di solo un secondo.

Come si fa a trasferire un ricordo?
Allo scopo di trasferire il ricordo del trauma/scossa da una lumaca all’altra, gli scienziati hanno estratto l’RNA del sistema nervoso sia dalle lumache marine che avevano ricevuto le scosse elettrica che da quelle che non avevano ricevuto niente. Dopodiché l’RNA del gruppo sottoposto a shock è stato iniettato in sette lumache marine non sensibilizzate. La stessa cosa è avvenuta con l’RNA delle altre lumache.

I risultati:
Dai risultati è emerso che le sette lumache che hanno ricevuto l’RNA delle loro parenti sensibilizzate si sono comportate esattamente come se avessero avuto lo shock causato da scosse elettriche. La contrazione difensiva naturale, infatti, è durata mediamente 40 secondi anziché uno. «È come se avessimo trasferito la memoria», ha dichiarato David Glanzman, professore presso UCLA. Al contrario, le lumache che hanno ricevuto l’RNA da lumache non sensibilizzare non hanno mostrato una contrazione difensiva diversa dalla norma.

Lo studio continua:
Nonostante gli scienziati avessero già ottenuto eccellenti risultati, hanno deciso di proseguire con i loro test. Hanno pensato, quindi, di aggiungere l’RNA alle piastre di Petri che contenevano neuroni estratti dalle lumache che non avevano ricevuto la scossa elettrica. Alcuni  contenevano motoneuroni e altri neuroni sensoriali. Questi ultimi erano proprio quelli che avevano evidenziato una maggiore eccitabilità a causa dello shock elettrico. Mentre i motoneuroni inseriti nella piastra di Petri derivanti da lumache non sensibilizzate non erano eccitati.

Pagine di medicina da riscrivere?
Fino a ieri le neuroscienze ci dicevano che i ricordi vengono immagazzinati nelle sinapsi. Mentre Glanzman ritiene che vengano stoccati nel nucleo dei neuroni. Ma «se i ricordi fossero conservati nelle sinapsi, il nostro esperimento non avrebbe funzionato in alcun modo. Penso che in un futuro non troppo lontano, potremmo potenzialmente utilizzare l'RNA per migliorare gli effetti del morbo di Alzheimer o del disturbo da stress post-traumatico», ha concluso Glanzman il quale ritiene che esista un modo per risvegliare i ricordi silenziati che si evidenziano nei pazienti affetti da Alzheimer. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista della Society for Neuroscience.

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DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs






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