IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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* MISTERI DELLA STORIA *

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LA NUOVA CONOSCENZA

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GdM

sabato 19 luglio 2014

I CRANI DOLICOCEFALI DI PARACAS: DNA E POLEMICHE ...

UNA STRANA STORIA, CHE SCORRE SUL CONFINE E CHE SCATENA SEMPRE ASPRE POLEMICHE. SARA' UNA BUFALA CHE IL DNA MITOCONDRIALE (QUANDO SALTERA' FUORI IL BENEDETTO REFERTO) DIA UN RESPONSO TOTALMENTE ANOMALO ? UN RESPONSO CHE GIUSTIFICHEREBBE APPIENO, SECONDO IL RICERCATORE INDIPENDENTE BRIEN FOERSTER, UN'IPOTESI EVOLUTIVA ALTERNATIVA E/O "PALEOASTRONAUTICA". AL MOMENTO, PERSONALMENTE, SOSPENDO IL GIUDIZIO E  NON AVENDO NESSUN PREGIUDIZIO SUI RICERCATORI INDIPENDENTI, CHE SEMPRE PIU' SPESSO CI "AZZECCANO" DIMOSTRANDOSI ARGUTI ED INTUITIVI, POICHE' LIBERI DA DOGMI ABLUBINANTI, DICO CHE VALE LA PENA APPROFONDIRE E NON LIQUIDARE SEMPLICISTICAMENTE COME "BUFALA". ANCHE SE SCOMODO, IL MISTERO ESISTE, COME ESISTONO LE ANTICHE CRONACHE SPARSE PER IL MONDO CHE NARRANO DI ALTRE CREATURE VENUTE DA LASSU'... DA MOLTO LONTANO NEL TEMPO E NELLO SPAZIO...

 PER PAR CONDICIO, VI PRESENTO LA STORIA DEI TESCHI DI PARACAS COSI' COME DIVULGATA DA "ANCIENT ORIGINS" (TRADUZ. DA: "IL NAVIGATORE CURIOSO") E POI COME TRATTATA E LIQUIDATA SCETTICAMENTE DA "WIRED.IT" .  BUONA LETTURA

MLR


Esiste una curiosa usanza che sembra accomunare culture distanti nel tempio e nello spazio: la pratica dell'allungamento del cranio. Perchè le culture precolombiane del centro america e quella egizia condividono questa stessa tradizione? Sembra chiaro che questa curiosa tradizione sia stata molto importante per i nostri antenati, tanto da tramandarla fino all’epoca moderna. In un articolo interessante, Brien Foerster cerca nuove risposte ad un enigma che affonda le radici nella notte dei tempi.
A poche ore d’auto a sud di Lima, in Perù, si trova la penisola di Paracas, di cui parte è diventata una riserva ecologica dove è possibile vedere animali selvatici come i leoni marini, e una miriade di specie di uccelli marini. La zona è incredibilmente ricca di frutti di mare e c’è abbondante acqua fresca appena sotto la superficie delle sabbie del deserto, aspetto che la rende particolarmente adatta per l’irrigazione agricola. Tutte queste caratteristiche ne fanno un luogo molto vivibile per gli insediamenti umani. Infatti, numerosi strumenti in pietra databili a circa 8 mila anni fa sono stati rinvenuti nella zona. Uno dei più autorevoli archeologi peruviani che ha studiato il sito è Julio Tello, che nel 1928 ha eseguito diversi scavi nell’area settentrionale della penisola. Il suo lavoro consentì la scoperta di un grande ed elaborato cimitero, nel quale ogni tomba conteneva intere famiglie mummificate, ogni membro delle quali era avvolto in ricche stoffe di cotone finemente lavorate. Tello portò alla luce anche i resti di diverse abitazioni sotterranee, rivelatesi poi così numerose da estendere il villaggio per quasi 2 chilometri sulla costa.
Ma i reperti più interessanti furono i teschi, alcuni dei quali enormemente allungati. Il nome scientifico di tale caratteristica è “dolicocefalia”. La maggior parte dei crani che presenta questa condizione,  riscontrabile  in diverse altre culture antiche sparse per il mondo,  si otteneva attraverso la compressione costante del cranio (in tenera età) con bendaggi molto stretti.
Esempi di questa tecnica, di cui si hanno notizie recenti anche su bambini nel Congo e nell’Isola di Venatu, sono state osservati nell’antico Egitto, in Sudan, Iraq, Siria, Russia, Isola di Malta, ma anche in luoghi come il Perù e la Bolivia, e addirittura tra gli antichi Olmechi del Messico.
Come spiega Brien Foerster nell’articolo pubblicato dal Ancient Origins, la caratteristica di questa tecnica è quella di cambiare la forma del cranio modificandone la struttura ossea, ma non il volume effettivo. Tuttavia, Tello rinvenne circa 300 teschi che presentavano un volume cranico maggiore rispetto al normale, fino al 25 per cento in più. Come è possibile?

E’ evidente che ci si trova di fronte a due tecniche di allungamento differenti: una ottenuta per via meccanica, applicando un condizionamento alla crescita del cranio duttile di un neonato, e una ottenuta per via genetica. Come spiegare le dimensioni maggiorate dei teschi di Paracas? Qualcuno ha ipotizzato che si tratti di idrocefalia, o di qualche altra condizione clinica.
L’ipotesi è del tutto inaccettabile secondo Foerster, dato che l’idrocefalia tende a espandere il cranio in maniera uniforme, rendendolo più sferico che allungato. Inoltre, l’elevato numero di teschi sfida ogni ragionevole statistica sulla frequenza di tale disturbo. Inoltre, i teschi di Paracas, in media, pesano il 60 per cento in più dei teschi umani contemporanei provenienti dalla stessa zona.

Tello riteneva che i Paracas fossero legati al popolo della cultura Chavin, lo stesso che ha realizzato il famoso sito megalitico di Chavin de Huantar, basando la sua supposizione sulle somiglianze nei disegni e nei motivi decorativi della ceramica, in particolare nelle figure dei felini.
Tuttavia, Brien Foerster, che studia da anni queste antiche popolazioni, presentando i suoi risultati sul sito hiddenincatours.com, sottolinea che nessun cranio allungato è mai stato trovato nella zona in cui i Chavin vivevano, a nord di Lima e che quindi i Paracas non possono essere con essi imparentati.  Ma dal momento che Tello era considerato uno dei massimi esperti in Perù,  datò la cultura Chavin collocando la sua esistenza tra il 900 e il 200 a.C., e applicò la stessa cronologia alla cultura Paracas ponendola tra il 700 a.C. e il 100 a.C, nessuno mai ha avuto l’interesse e il coraggio di confutare la linea temporale proposta dal famoso archeologo, almeno fino ad ora.

Il test del DNA eseguito nel 2010 da un team tedesco su alcuni teschi, indica definitivamente che i Chavin e Paracas non erano geneticamente correlati. Anzi, i Paracas non sembrano imparentati con nessun altra popolazione passata esistita in Perù.

Dato che non sono stati ritrovati crani allungati nelle zone occupate dalla cultura Chavin e che il test del DNA sembra confermare che Paracas e Chavin non sono correlati geneticamente, Foerster ipotizza che i Paracas siano i discendenti di una cultura precedente, molto più antica, dalla quale avrebbero ereditato la tecnica di allungamento del cranio.
Come hanno rivelato alcuni ritrovamenti recenti, la popolazione Paracas sembra aver occupato l’area di Nazca prima dell’arrivo delle popolazioni tribali, e potrebbero essere stati i creatori dei famosi geoglifi (Linee di Nazca) della pianura. A sostegno di questa tesi ci sarebbe l’enigmatico Candelabro delle Ande (anche conosciuto come il Candelabro di Paracas),

 un gigantesco geroglifo (183 metri di altezza e più di 100 di larghezza) realizzato sul pendio di una grande collina nella parte settentrionale della penisola, ottenuto asportando lo strato più superficiale del terreno per 50-60 centimetri.
Il mistero sull’origine e sullo scopo del manufatto è ancora da svelare, non essendo chiara neanche la sua antichità. Sono in molti a ritenere che il geoglifo sia da porre in relazione con le vicine Linee di Nazca, spesso interpretate come segnali di antichissime “piste di atterraggio” per misteriosi mezzi volanti di origine aliena. Se così fosse, il Candelabro, orientato verso Nord-Ovest, avrebbe avuto la funzione di indicatore di direzione per i mezzi volanti. (?)
Altri ricercatori, invece, lo considerano un antico simbolo dei Cabeza Larga (Testa Larga), la misteriosa popolazione scoperta sulla penisola di Paracas nel 1960 da Frédéric Engel e che risalirebbe al Periodo Arcaico Andino, circa 3 mila a.C. In tal caso il Candelabro sarebbe la testimonianza delle scomparse e poco conosciute culture sviluppatesi oltre 5 mila anni fa in America centrale.
Ad avvalorare l’antichità della cultura Paracas, ci sarebbe lo sconcertante legame con le usanze dell’antico Egitto. Quando il faraone Akhenaton salì al potere, intorno al 1350 a.C., numerose effige lo ritraggono con un’evidente allungamento del teschio. La stessa consorte Nefertiti è raffigurata con la stessa deformazione cranica.



 E’ possibile che la cultura Paracas e la cultura Egizia siano le dirette discendenti di un’unica cultura arcaica caratterizzata dal pronunciato allungamento del cranio? In alcune culture si tramanda che la pratica della deformazione cranica sia stata comandata dagli dèi discesi sulla Terra. Un’antica tradizione polinesiana ci informa chiaramente che questa pratica è stata insegnata loro da un gruppo di persone dalla pelle chiara la cui casa era nel cielo.

In America Centrale ci sono racconti analoghi, secondo i quali gli dèi discesi dal cielo comandarono questa pratica agli antenati dei nativi americani. In Perù si tramanda che il dio Manco Capac ordinò di praticare le deformazioni in modo che i figli potessero essere deboli, sottomessi ed obbedienti. Comunque, sembra chiaro che questa curiosa tradizione è stata molto importante per i nostri antenati, tanto da tramandarla fino all’epoca moderna, perdendone, tuttavia, il significato originario.

http://www.ilnavigatorecurioso.it/2013/12/28/crani-umani-allungati-possibili-prove-di-una-perduta-stirpe-umana-oppure-di-qualcun-altro/

VIDEO INTERVISTA A BRIEN FOERSTER:



IL PUNTO DI VISTA SCETTICO: 

da:

"Gli strani crani ritrovati nella penisola peruviana apparterrebbero a una specie di ominide sconosciuta. Peccato sia tutta una montatura

 di: Stefano Dalla Casa

Dopo il genoma del bigfoot, preparatevi al genoma degli alieni di Paracas. … è partito dal sito Ancient Origins un fitto tam tam su nuovi dati che proverebbero gli strani crani trovati nell’omonima penisola peruviana come appartenenti a una specie di ominide sconosciuta. Forse la prova di una razza aliena?
Prima un po’ di storia: alla fine degli anni ‘20 del secolo scorso gli scavi dell’archeologo Julio Tello portarono alla luce i resti di una società andina fiorita tra l’VII e il I secolo avanti Cristo. La cultura Paracas, imparentata con quella di Nazca immediatamente successiva, è interessante per diversi aspetti, per esempio per gli elaboratissimi tessuti, ma il suo nome è ora indissolubilmente legato agli strani crani allungati rinvenuti nella necropoli.
I crani, che oggi si trovano al Museo Regional de Ica accanto agli altri reperti, sono effettivamente impressionanti da guardare, ma la loro spiegazione è molto terrena: come tante culture mesomericane, tra cui Maya, Inca e naturalmente Nazca, i Paracas oltre a praticarne regolarmente la trapanazione si dilettavano a modificare artificialmente la forma dei crani, intrappolando la testa ancora in crescita con elaborate fasciature.
La modifica deliberata del cranio, come di altre parti del corpo, ha un valore simbolico-culturale ed è nota, a partire già dal neolitico, anche in molte altre società sia del Vecchio che del Nuovo Mondo.
Nessun mistero quindi, ma come per i disegni di Nazca le spiegazioni più prosaiche non hanno tanto appeal quanto quelle pseudoscientifiche, e in particolare il ricercatore indipendente Brien Foerster (privo naturalmente di qualunque qualifica accademica) si è fatto pubblicamente portavoce della teoria secondo cui la deformazione cranica veniva praticata per assomigliare ad antichi esseri superiori provenienti dalle stelle, mentre i crani di Paracas in particolare sarebbero diversi da tutti gli altri in quanto con un volume cranico sensibilmente maggiore: che si tratti forse di veri e propri resti alieni, almeno in parte? Foerster, regolare esperto nella risibile serie di History Channel Enigmi Alieni (quella da cui è nato questo spassosissimo meme), nel 2012 ha anche dato alle stampe con una casa editrice altamente specializzata il libro “The Enigma of Cranial Deformation: Elongated Skulls of the Ancients”.
E pochi giorni fa Foerster ha sganciato un’altra bomba: secondo quanto afferma “un genetista statunitense” (mai nominato) uno dei teschi “ha il mtDna (dna mitocondriale) con mutazioni sconosciute in qualsiasi uomo, primate o animale a noi noto” che ci metterebbero di fronte a “un nuovo tipo di essere umano, molto distante da Homo sapiens, Neanderthal e Denisova”.
La blogger scettica Sharon Hill sul sito Doubtuful News ha cercato di ricostruire i retroscena dell’annuncio, evidenziando come la faccenda si stia evolvendo in modo del tutto simile a quella della pubblicazione del genoma del bigfoot.
Prima di tutto, nessuna reale istituzione scientifica è stata coinvolta: circa due anni fa il museo ha affidato i campioni (resti di capelli, pelle, denti e osso) a Lloyd Pye, un altro celebre ricercatore indipendente con idee simili a quelle di Foerster, convinto fino alla sua morte nel 2013 che il teschio deforme (probabilmente di un individuo idrocefalo) soprannominato Starchild (lo avrete senz’altro visto a Voyager, non negate) fosse appartenuto a un ibrido umano-alieno, nonostante test genetici (veri) avessero smentito ulteriormente la bislacca ipotesi.

Pye avrebbe poi affidato almeno qualche campione a Melba Ketchum, la genetista che si è appunto auto-pubblicata il paper sul genoma del bigfoot fondando una rivista ad hoc, anche se, sempre stando a Foerster, non sarebbe lei la fonte degli entusiasmanti “risultati preliminari” e il misterioso genetista è ancora senza nome.
Sarebbe insomma un nuovo caso da manuale di scienza per conferenza stampa, dove deliberatamente ci si costruisce una credibilità coi media scavalcando lo scomodo processo della revisione paritaria, e il tutto reso ancor più paradossale dal fatto che la banda delle persone coinvolte è ben nota.
Foerster in questa intervista per la radio The People Voice è già sulla difensiva: “sfortunatamente gli scienziati convenzionali hanno un sacco di difficoltà a confrontarsi con una varietà di cose… stiamo anche cominciando a mettere in discussione tutta questa idea del paradigma dell’evoluzione darwiniana…è una teoria così frammentaria… e credo ci siano troppe persone che pensano che sia solida scienza, provata, cosa che io non penso nonostante sia di formazione biologo”.
Rimaniamo nella fiduciosa attesa di uno speciale di Voyager e Mistero sulle nozze tra creazionismo e ufologia: parafrasando le cronache di un vecchio dibattito, saremo alieni per parte di madre o per parte di padre?





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