IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

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GdM

martedì 16 settembre 2014

MEETING: IL MONDO CAPOVOLTO, PERCHE?

SABATO 20 SETTEMBRE 2014, si terrà nella sala convegni di Villa Ione a Vetralla (VT) il meeting: IL MONDO CAPOVOLTO.

L'idea di realizzare questo convegno e stata cullata per molto tempo da me e da Massimo Corbucci.
La nostra collaborazione è culminata con la pubblicazione del saggio: "L'UOMO KOSMICO, teoria di un'evoluzione non riconosciuta", di cui Massimo ha scritto l'introduzione alla seconda parte.

IL MONDO CAPOVOLTO è l'apice della realtà che stiamo vivendo oggi ed ho cercato di evidenziarlo nel mio libro partendo da molto, molto lontano. Gli studi di lunghi anni mi hanno permesso di acquisire pian piano una visione sempre più chiara ed ampia di questa realtà. Oggi è palese che una volontà "oscura" ha tramato nel tempo perchè la verità apparisse falsità e viceversa.

Qualche mese fa in una mail Massimo mi ha scritto: "Riuscire a toccare una massa critica, significherebbe sensibilizzare tante persone, al punto da far loro aprire gli occhi. La gente beve tutto e si affida ciecamente alle istituzioni, che aspettano la preda come il lupo aspetta l'agnello, per mangiarselo."
Ho deciso poi di metterlo come "motto" introduttivo del Meeting, lo potete rileggere nella locandina.
Raggiungere la MASSA CRITICA, è questo il punto su cui dobbiamo giocare la partita.
Come disse un famoso saggio pellerossa Capo Apache: "...la questione non è se noi facciamo una "differenza", perchè tutti noi facciamo una differenza, ognuno a modo suo. E' la differenza che facciamo ad essere importante." 

Chi parteciperà al meeting avrà modo di ascoltare importanti (non il sottoscritto) e preparati  studiosi che hanno fatto della giusta e corretta informazione (oggi "controinformazione" ndr) un cavallo di battaglia ed una ragione di vita. Sarà presente come ospite Marco Columbro, tra le altre cose, qualificato studioso delle dottrine spirituali orientali.

I RELATORI DEL MONDO CAPOVOLTO:

MASSIMO CORBUCCI
E’ nato a Viterbo nel 1954, è Fisico e Medico. Ha collaborato con il GSI di Darmstadt per la questione atomo 113, indicando un limite a 112. Ha avuto l'ardire di suggerire alla più grande autorità della Fisica Nucleare mondiale, il Direttore Maiani, di spegnere tutto riguardo al Bosone di Higgs, per non andare incontro a un fallimento inglorioso… e ad oggi, nonostante i proclami e gli sforzi del CERN, i fatti gli danno ragione.
Dirigente della Medicina Legale dell’ASL 04 Viterbo; Medico e Fisico Nucleare, Elettronico. Laureato in Medicina e Chirurgia alla “Sapienza” di Roma il 6 Aprile 1984, discutendo una Tesi sperimentale di Elettro-Fisiologia sulle caratteristiche vettor-cardiografiche della sindrome di Wolff.Parkinson-White. Ha recentemente messo a punto una rivoluzionaria metodica di neuro-microchirurgia mininvasiva (Metodo DMC), che funziona su un principio di neuro-elettronica basato sulla Teoria Fisica del “ Tutto”.  Questo metodo permette applicazioni cliniche molto importanti, consentendo di poter intervenire con successo in patologie normalmente non curabili, allo stato attuale dell’arte in medicina e in chirurgia. E’ il fisico che ha scoperto il Vuoto Quantomeccanico.
Ha scritto:
Cosa Sono e Quanti Sono gli Elementi Chimici -  Edizioni Scientifiche Mondiali - Settembre 2008; Alla Scoperta della particella di Dio  - Macro Remainders - Gennaio 2009; La Fisica dell'Intenzione -  Terre Sommerse - Aprile 2010; Le particelle mancanti sono due - Macro Edizioni - Ottobre 2012; La Fisica del Caso - I Libri Del Casato - Novembre 2013.

GIANCARLO PAVAT
è nato a Trieste il 20/06/1967. Appassionato di alpinismo e speleologia, è in possesso del brevetto di subacqueo. Pavat si occupa della ricerca nel campo dei misteri della storia e dell’arte. Collabora con musei, istituzioni ed enti culturali. Ha scritto numerosi articoli per giornali e riviste, ha partecipato a trasmissioni televisive della televisione nazionale pubblica italiana. Ha pubblicato i seguenti libri: “Valcento. Gli Ordini monastico-cavallereschi nel Lazio meridionale” (Edizioni Belvedere, Latina - 2007). “Il Cristo nel labirinto. Il mistero dell’affresco” (Nuova Stampa, Frosinone – 2009) che ha avuto una nuova edizione aggiornata nel 2010. “Nel segno di Valcento” (Edizioni Belvedere - 2010), a questo libro si sono ispirate le puntate del programma di Rai2 “Voyager” andate in onda il 24 gennaio e 7 febbraio 2011. “Templari ad Alatri” con Claudio Imperatore (Nuova Stampa, Frosinone – 2011). “Gotland. Viaggio alle origini del labirinto” in italiano ed inglese, con Fabio Consolandi e Luca Pascucci (Blurb edizioni - 2013). “Il Raggio della Morte” con Gerardo Severino (X-Publishing - 2013). “Fino all’ultimo Labirinto” con G. Marovelli, F. Consolandi, L. Pascucci e F. Ponzo (Youcanprint - 2013).
Inoltre ha scritto la sezione dedicata all’affresco con il “Cristo nel labirinto” del libro in italiano ed inglese “Alatri. L’acropoli e di suoi misteri” (Tofani edizioni 2010). Dal 2011, ha pubblicato diversi articoli dedicati alle proprie ricerche sui labirinti sulla la prestigiosa rivista in lingua inglese “Caerdroia”, edita in Gran Bretagna e dedicata ai labirinti di tutto il mondo. Nel marzo del 2012 nell’ambito del “Premio Nazionale Italiano Ricerca nel Mistero” ha ricevuto il “Riconoscimento Speciale Terra Incognita. Per la scienza oltre la scienza” proprio per la sua ricerca sull’affresco del “Cristo nel labirinto” di Alatri. Nello stesso anno, nell’ambito del premio culturale “Megal(m)iti e Megal(m)itiche”, ha ottenuto un ulteriore riconoscimento per la sua opera di divulgazione culturale da parte dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone. Pavat è uno dei maggiori esperti italiani di labirinti e ha organizzato numerosi viaggi e spedizioni sul Mare del Nord, in Scandinavia e nel Baltico, proprio alla ricerca degli antichi labirinti. Ricerche che hanno ottenuto l’attenzione ed il plauso dei media e degli enti culturali svedesi.

GIORGIO PATTERA
È nato nel 1950 a Parma. Laureato in Scienze Biologiche e in Tecniche di Laboratorio bio-medico, è rimasto in servizio per oltre 35 anni presso l’Ospedale Maggiore di Parma, dopo aver iniziato la carriera all’Ospedale “GEMELLI” di Roma; è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti di Bologna. Coordinatore per l’Emilia del C.U.N. (Centro Ufologico Nazionale), ne fa parte inoltre come esperto della Commissione Scientifica, nel settore delle analisi chimico-fisiche. Socio fondatore (1998) dell’Associazione parmense “GALILEO” (Centro Culturale di Ricerche Esobiologiche), ne riveste attualmente la carica di vice-Presidente. Instancabile conferenziere sulle tematiche legate alla ricerca di forme di vita extraterrestre, il 9 Aprile 2013 ha presenziato presso l’Europarlamento di Bruxelles alla formulazione della petizione mondiale dal titolo "Oltre le Teorie di Modificazione Climatica". A tal proposito, è ritenuto uno dei maggiori esperti nazionali circa il discusso e controverso fenomeno delle “chemtrails”. Annovera al suo attivo la pubblicazione del libro “UFO: vent’anni di indagini e ricerche… (…e qualcosa abbiamo scoperto!)”, le cui due edizioni sono andate esaurite.

MARCO LA ROSA
Nato a Parma nel 1969 è uno studioso di antiche civiltà. In oltre venticinque anni di ricerche, perseguendo tenacemente il principio della "interdisciplinarità", ha raccolto, studiato e divulgato attraverso riviste specializzate  ed internet ,  scoperte scientifiche, archeologiche e della conoscenza in generale. Dal 2008, attraverso il blog marcolarosa.blogspot.it  ha creato una rete di esperti di ogni campo che si comunicano e scambiano informazioni sulle ultime frontiere della conoscenza, da distribuire e condividere con  chiunque lo desideri, Il tutto seguendo un filo di pace e di comprensione auspicato tra gli uomini. Nell’Aprile 2014 ha pubblicato per la casa editrice OmphiLabs il saggio: L’ UOMO KOSMICO, teoria di un’evoluzione non riconosciuta.

ALESSANDRO MORICCIONI
E’ nato a Roma nel 1980, da sempre grande studioso  di storia ed archeologia  ha iniziato a lavorare per la testata Mystero, diretta da Luigi Cozzi, nel 2002. Dal 2004 collabora anche con la rivista Archeologia Proibita. Un suo articolo scritto insieme ad Andrea Somma  è stato tradotto e pubblicato in Germania nel 2004. Nel marzo del 2005, sempre insieme ad Andrea Somma ha tenuto una conferenza a Terni dal titolo: “ Le mappe impossibili, dalle tesi di Hapgood ai giorni nostri”. Nel dicembre 2006 è uscito il libro, edito da Profondo Rosso: “ Le piramidi hanno 10.000 anni” di Stephen Mehler di cui Moriccioni e Somma  hanno curato la traduzione in italiano e scritto l’introduzione. Nel settembre del 2008, la stessa casa editrice ha pubblicato il libro “Gesù l’uomo”,  di Barbara Thiering, di cui Moriccioni ha redatto la postfazione a quattro mani con Somma. Nel corso di quest’anno è uscito: ”C'era una volta: Riti, Miti e Vicende storiche che hanno ispirato le Fiabe e le Favole di tutto il Mondo” scritto da Alessandro Moriccioni insieme ad Andrea Musio, Michele Rossi e Andrea Somma. Ed infine è di imminente uscita il libro: “Pionieri degli Oceani, viaggi intorno al mondo dall’alba dell’uomo a Cristoforo Colombo”, edito da Profondo Rosso  che vede la firma congiunta di Moriccioni e Somma.



sabato 13 settembre 2014

TECNOLOGIE PERDUTE NELL'ANTICO EGITTO


IL RITROVAMENTO DELLA PIRAMIDE PERDUTA DI SAQQARA PROVA (ANCORA UNA VOLTA) CHE GLI ANTICHI EGIZI ERANO IN POSSESSO DI UTENSILI TECNOLOGICAMENTE AVANZATI?

Gli antichi egizi erano molto abili nella creazione di bellissime opere in legno, come i sarcofagi ritrovati in varie tombe dell'Egitto antico. Ma quando ci si imbatte in manufatti in pietra che sfidano la precisione delle moderne apparecchiature tecnologiche, sorge una domanda: come hanno fatto? Uno di questi sconcertanti oggetti è stato trovato a Saqqara, in una piramide recentemente ri-scoperta.




Quando si parla di un sarcofago, solitamente si pensa ad una bara in legno nella quale gli antichi egizi custodivano i loro nobili defunti. Tuttavia, la storia dell’arte ci ha insegnato che il sarcofago può essere anche in pietra, di solito ornato con una scultura o un’iscrizione, così come si era soliti fare in Egitto, in Grecia e nell’Impero Romano. Gli antichi egizi erano molto abili nel creare bellissime opere in legno, tra cui per l’appunto sarcofagi mortuari. Tuttavia, le indagini archeologiche hanno permesso il ritrovamento di particolari manufatti che lasciano perplessi e che sfidano per precisione e bellezza ciò che è possibile realizzare con la moderna tecnologia che abbiamo a disposizione.

Gli esempi sarebbero tantissimi, nelle immagini in alto sono immortalate tre di quelle che sembrano le opere più incredibili, dal punto di vista tecnico, di tutto l’antico Egitto: il sarcofago custodito nel Kunsthistorisches Museum di Vienna, il sarcofago di Nectanebo II del British Museum, e il maestoso sarcofago trovato nel Serapeum di Saqqara.
Si tratta di opere realizzate in granito o in altra pietra molto dura come il basalto, intagliate con superfici incredibilmente lisce e angoli estremamente precisi. La vulgata ufficiale ritiene che tali splendide opere siano state realizzate con il set di attrezzi disponibili almeno fino all’8° secolo a.C.: martelli di pietra con manici in legno e altri strumenti in bronzo o rame, ved i foto sotto.

È possibile intagliare con tale precisione il granito e il basalto con questa attrezzatura? Non solo: gli strumenti illustrati sarebbero serviti anche per l’estrazione della pietra dalle cave, oltre che scavare, lisciare e inscrivere l’interno e l’esterno dei sarcofagi.
Il sarcofago del Serapeum di Saqqara è davvero il più sorprendente. Il granito è stato ricavato presumibilmente da una cava situata ad Assuan, a circa 800 chilometri di distanza. Il coperchio è stato tagliato dallo stesso blocco utilizzato per il sarcofago: il peso complessivo delle due unità è pari a circa 80 tonnellate. Per sollevarle oggi, servirebbe una gru come quella della foto sotto.
                                          autogru-100-tonnellate

Un manufatto simile in complessità e precisione è stato documentato dall’Isida Project  a seguito della recente scoperta di una nuova piramide, non a caso proprio a Saqqara. Scoperta nel 2008, si pensa che la piramide ospitasse la tomba di re Menkauhor, faraone dalla 5° dinastia che a governato per otto anni intorno al 2400 a.C.
Da tempo ridotta alle sue sole fondamenta, la struttura era precedentemente conosciuta come “Number 29” o “Headless Pyramid”. È stata menzionata nella metà del 19° secolo dall’archeologo tedesco Karl Richard Lepsius. Poi, la piramide è sparita sotto la sabbia di Saqqara, un complesso di sepoltura regale tentacolare nei pressi dell’odierna Cairo.

Come spiegato dal National Geographic, c’è  voluto circa un anno e mezzo per rimuovere tutta la sabbia sopra la piramide, e quanto emerso dagli scavi è davvero sorprendente: alcuni artefatti senza iscrizione dal design estremamente moderno.

Si tratta di vari pezzi di un sarcofago. Il numero dei frammenti sopravvissuti è molto piccolo, ma sufficiente per capire il meccanismo di bloccaggio del coperchio.
L’angolo di chiusura del coperchio del sarcofago ha un angolo positivo, mentre il sarcofago ha un forte angolo negativo. Questa combinazione fornisce una forte chiusura verticale del coperchio, una perfetta tenuta stagna.

Il coperchio del sarcofago presenta due fori precisi che forse ospitavano due aste di bloccaggio: quando i fori del coperchio coincidevano con i fori del sarcofago, le aste sigillavano il tutto.
La precisione della realizzazione non era nelle possibilità degli Egizi dinastici, né più tardi dei Greci o dei Romani. Nonostante ciò, si tratta di un lavoro anteriore a tutti loro, prodotto da persone in possesso di una tecnologia avanzata di cui non sappiamo assolutamente nulla.

http://www.ilnavigatorecurioso.it/2014/08/30/il-ritrovamento-della-piramide-perduta-di-saqqara-indica-che-gli-antichi-egizi-erano-in-possesso-di-utensili-tecnologicamente-avanzati/

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"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA
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mercoledì 10 settembre 2014

L'UMANITA' ANTICA E L'ENERGIA DELLA TERRA


ANALOGIE  TRA GLI INCREDIBILI CERCHI DI PIETRA DI  “SENEGAMBIA” (GAMBIA-SENEGAL) E  CARNAC IN BRETAGNA (FR).

MLR


Mentre in Italia l’estate era addormentata, il nord della Francia mi ha concesso la possibilità di girovagare piacevolmente senza problematiche di clima pazzo. Belle giornate fresche e ventilate come quella passata tra i dolmen ed i menhir della bretone Carnac.
Questo post nasce dal suggerimento della mia compagna, che al rientro in Italia, mi mostra le fotografie del sito di Senegambia.

“Cerchi di pietra di Senegambia”  è il nome con cui è noto un sito inserito dal 2006 nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità “UNESCO”  che si trova sul confine fra il Gambia ed il Senegal. Questa regione, che si estende su di una superficie di circa 35.000 chilometri quadrati nella zona del fiume Gambia, è anche conosciuta col nome di Wassu in Gambia e col nome di Sine-Saloum in Senegal.

Nel corso della storia, l’uomo ha sentito la costante necessità di erigere maestosi monumenti. Molto spesso, l’esigenza era quella di costruire qualcosa che fosse più grande, costosa e imperitura di qualsiasi altra cosa realizzata in precedenza. Tuttavia, esistono alcuni monumenti meno importanti che raramente attirano la stessa attenzione, che però sono esempi di grande progettazione architettonica e tecnologica.
Tra questi ci sono i Cerchi di Pietra di Senegambia.

In media, le pietre che compongono i cerchi sono alte circa 2 metri e possono pesare fino a 7 tonnellate ciascuna. Anche se non si tratta di strutture massicce come quelle di Stonehenge in Inghilterra, o come le Piramidi d’Egitto, di queste incredibili realizzazioni monolitiche se ne contano più di 1000, sparse su una superficie di 100 km per 350 km.

A mio parere il sito di Senegambia  ha spiccate analogie con gli allineamenti di Carnac in Bretagna.
Vediamole:

SENEGAMBIA:

Dei 1000 cerchi di pietra, 93 sono stati inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Questi includono in complesso Sine Ngayène in Senegal, così come i complessi Wanar, Wassu e Kerbatch in Gambia.
Oltre ai cerchi di pietra, i complessi contengono anche numerosi tumuli funerari (proprio come a Carnac – ndr). Dal materiale ottenuto dagli scavi archeologici, si desume che i cerchi sono stati realizzati tra il 3° secolo a.C. e il 16° secolo d.C. , ma come nel sito di Carnac, questo non è incontrovertibile, infatti le popolazioni successive ai costruttori possono aver popolato e sfruttato l’area. Molto probabilmente questi allineamenti risalgono all’epoca neolitica di molto precedente. Ciò non toglie che i cerchi siano stati eretti gradualmente nel corso di un lungo periodo di tempo, facendo riferimento ad una tradizione che è stata mantenuta per diversi millenni.
Per la realizzazione dei cerchi di pietra, gli antichi costruttori hanno dovuto identificare gli affioramenti rocciosi più adatti per l’intaglio delle pietre. Sebbene si tratti di una pietra abbastanza comune nella regione, era comunque necessaria una grande conoscenza geologica della zona.
Una volta identificata la cava più adatta, cominciava il taglio e l’estrazione della pietra, operazione non facile dato che l’obiettivo era quello di ricavare un unico grande monolito. Nei siti di estrazione non è stato trovato nessun attrezzo. Certamente era necessaria una grande abilità per tirare fuori i monoliti dalla cava, ma le tecniche estrattive sono ancora del tutto ignote.
Infine, i monoliti estratti venivano trasportati e eretti in vari siti lungo il fiume Gambia. Questo processo suggerisce che le antiche popolazioni dell’Africa occidentale fossero socialmente molto organizzate, riuscendo a mobilitare un gran numero di operai per la realizzazione del progetto. Basti immaginare che l’intero processo si è ripetuto per migliaia di monoliti.
La funzione dei Cerchi di Pietra di Senegambia rimane sconosciuta, al pari di quella di Carnac. È stato suggerito che avessero una funzione principalmente funeraria. In alcuni scavi, sono state scoperte sepolture di massa, in cui i corpi sono stati gettati alla rinfusa nelle fosse. Forse si trattava di vittime di un’epidemia o di guerre tribali successive.
Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che la posizione dei vari cerchi di pietra rifletta la configurazione di alcune costellazioni. Quello che è certo è che sono necessarie ulteriori ricerche per comprenderne meglio la funzione.

CARNAC :

I caratteri comuni dei grandi allineamenti presenti a Carnac portano a pensare che potrebbero essere stati luoghi dediti alla celebrazione di culti. Le file potrebbero rappresentare grandi viali che portano ai cerchi costruiti in posizioni sopraelevate, e quindi privilegiate, che racchiudono il complesso megalitico. La presenza di uno spazio religioso aperto (le file di menhir) insieme a quella di un luogo di culto chiuso (il cerchio) rappresenterebbe, quindi, la pianta dei più antichi templi conservatisi fino ai giorni nostri.
Queste costruzioni di pietra consistono in menhir allineati o disposti in cerchio, che si ergono in un paesaggio megalitico insieme a menhir isolati, tombe individuali (tumuli) e collettive (dolmen).



Le Ménec. Situato a ovest di Carnac, è attualmente formato da 1.050 pietre allineate su una lunghezza di 950 metri.
Il villaggio di Le Ménec sorge all’interno del cerchio formato da 71 massi che si ergono uno a fianco all’altro. Tale complesso, di forma ovale, è spostato verso sud rispetto alle undici file di menhir che vi confluiscono. Uno di questi massi, il Gigante di Le Ménec, alto 3,50 metri, è sicuramente più antico rispetto all’allineamento stesso.
Toul-Chignan è il prolungamento orientale del gruppo di Le Ménec e si interrompe in prossimità di un cerchio tuttora visibile su entrambi i lati. Più a est, si possono scorgere alcuni monoliti isolati.
Kermario è forse il sito di Carnac maggiormente frequentato, grazie alle dimensioni gigantesche dei suoi monoliti. Tale fama ha però alimentato un fenomeno di erosione dovuto alla presenza umana, che ha portato alla chiusura dell'accesso al sito. A ovest è presente una curva della strada che si suppone fosse il luogo in cui sorgeva il cerchio megalitico che delimitava l’estremità dell’allineamento. Vi è inoltre un dolmen privo del cairn originario. Il dolmen, un sepolcro collettivo, era un tipo di sepoltura molto utilizzato nel Neolitico.

Luogo di riposo per molti defunti, si presenta sotto forma di un cairn (non più presente) che ricopre l’architettura megalitica dei corridoi e della camera funeraria. Dopo aver attraversato la Petite Métairie, le file di menhir risalgono sul pianoro di Le Moulin de Kermaux per poi discendere di nuovo verso lo stagno di Kerloquet, scavato nel XIX secolo.

La località di Le Manio presenta file di menhir che scavalcano un tumulo funerario a loro antecedente e in cima al quale si erge un menhir alto ben 3,50 metri. Nel 1922 gli scavi condotti in questo tumulo, hanno portato alla luce arredi molto importanti attualmente esposti al Museo della Preistoria di Carnac.
Il quadrilatero di Le Manio, situato più a est, è stato restaurato all’inizio del XX secolo.
È formato da blocchi di granito locale alti un metro che si ergono uno accanto all’altro. Secondo le antiche descrizioni, la sua funzione era quella di delimitare un tumulo individuale. Il Gigante di Le Manio, si erge più a sud, con i suoi sei metri circa di altezza è il monolito più alto del sito.
Kerlescan è formato da tredici file di menhir ancora in ottime condizioni.
Questi allineamenti convergono a ovest verso i resti di un cerchio quadrangolare chiuso, a nord, da un lungo tumulo sul quale si erge un alto menhir posto sull’estremità occidentale. Le depressioni artificiali presenti al centro fanno supporre saccheggi di questo tumulo. Infatti, essendo il contenuto di questo tipo di tomba molto pregiato, suscitava l’avidità degli “antiquari” del XVIII secolo e XIX secolo.Le Petit Ménec, sorge nel comune di La Trinité sur-Mer e prolunga con i suoi allineamenti il sitodi Kerlescan.

LA TEORIA DELLA GENESI  ENERGETICO-VIBRATORIA:

Sin dai primordi dell'umanità l'uomo si è avvalso delle sue capacità extrasensoriali per individuare i punti della terra che avessero delle caratteristiche speciali sotto il profilo energetico-vibratorio, questo al fine di poter interagire con la Divinità in tutti i suoi aspetti, e stabilire con essa un contatto diretto. Questa connessione, attivata poi attraverso la ritualità e la preghiera, gli ha permesso l’opportunità sia di relazionarsi ai cicli della natura e a quelli astrali (come per la semina, la germogliazione, la maturazione e conservazione del raccolto) sia di elevarlo spiritualmente dandogli in alcuni casi la chiave di lettura della vita stessa.
La classe Sacerdotale di ogni epoca è sempre stata costituita da uomini iniziati anche all'arte della rabdomanzia, cioè alla capacità di individuare con esattezza vene acquifere sotterranee, e nel caso di veri professionisti stabilirne senso di scorrimento, larghezza, profondità, qualità minerali ed energetico-vibrazionali. Questa tecnica permette tutt’oggi di rilevare, oltre all’acqua nel sottosuolo, fonti naturali di emissione energetica, reticoli tellurici o cosmici e linee energetiche proiettate sulla terra dall’universo. Ne abbiamo testimonianza già nel neolitico dove Cromlech, Dolmen e Menhir si trovano appunto ubicati sopra uno o più frequentemente sull’intersezione di due o più corsi d'acqua sotterranea, compattazioni di linee e nodi Hartmann o Curry o su linee Sincroniche (Ley Lines). Enormi massi del peso di centinaia di tonnellate sono stati spostati anche per chilometri fino al punto topico di energia da dove avrebbero poi svolto, una volta attivati, la funzione di antenne riceventi-emettitrici…”.

“I luoghi di potere sono quei luoghi in cui gli uomini incontrano la Divinità. Sia che essa, a seconda della occasioni e dei contesti, venga riconosciuta come potenza cosmica-astrale, o come potenza di natura, propria del luogo stesso. La funzione di questi “canali di energia” non è solo quella di collegare il cielo alla terra e gli uomini alla Divinità, ma anche la vita terrena e l’aldilà”

Bibliografia e citazioni:
wikipedia

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martedì 9 settembre 2014

PICCOLO ASTEROIDE HA SFIORATO LA TERRA


Segnalato dal Dr. Miguel Lunetta

Asteroide vicino alla Terra nel weekend del 6 – 7 Settembre 2014


la Nasa: "Domenica 7 Settembre la distanza minima"


Il picco massimo di avvicinamento si è toccato domenica 7 Settembre scorso quando l'asteroide è passato a 25 mila miglia - un decimo della distanza Terra-Luna - dalla Nuova Zelanda, oltre l'orbita dei servizi di comunicazioni e satelliti meteo. La Nasa ha detto che il masso, denominato 20214 RC, non ha rappresentato una minaccia nè alla terra nè ai veicoli spaziali. Lungo circa 60 piedi (9,14 m), era stato rilevato il 31 agosto scorso dagli astronomi in Arizona. Una roccia della stessa dimensione è  passata sopra gli Urali nel 2013 causando, al contrario, diversi danni.

giovedì 4 settembre 2014

HANNO UCCISO LA SCUOLA ! LA SCUOLA E' MORTA !

QUELLO CHE STATE PER LEGGERE E' UNA LUCIDA, CRUDA E VERA DISAMINA DEL PIU' TRAGICO FALLIMENTO DELLA NOSTRA SOCIETA' CIVILE.
L'UCCISIONE DELLA SCUOLA ...OVVERO DELLA CULTURA E DELLA CONSAPEVOLEZZA.

E PROPRIO IN QUESTI GIORNI,  IL TRAGICOMICO GOVERNO RENZI, STA CHIUDENDO CON UNA LAPIDE MUTA IL SEPOLCRO DELLA CULTURA ITALIANA.

MLR

Chi ha ucciso il liceo classico?         

di Adolfo Scotto - Roberto I. Zanini
Fonte: Avvenire

Tutto è cominciato quando hanno ucciso il liceo classico; quando si è cominciato a pensare che il principale compito della scuola fosse di fornire uno sbocco lavorativo ai giovani e, di seguito, quando si è pensato che la scuola dovesse essere pensata in funzione delle esigenze dei giovani, dei loro gusti, delle loro aspettative. È limmagine del fallimento del sistema scolastico italiano che emerge leggendo "La scuola che vorrei"(Bruno Mondadori, pp. 122, ), lultimo libro di Adolfo Scotto di Luzio, docente di Storia della Pedagogia allUniversità di Bergamo, nonché esperto dei problemi della scuola e dellinsegnamento. E non si tratta di un semplice grido dallarme. È come se si dicesse che lintero sistema culturale e formativo italiano è allultima spiaggia e se non si cambia registro c’è il più che probabile rischio del fallimento totale della nostra società civile.

Eppure sono decenni che si parla di riforma...
«Ed è giunto il momento di sfatare questo mito così per come si è costituito. A partire dagli anni 60 si è cominciata a diffondere lidea che la scuola fosse in crisi. Unidea di crisi permanente che è stato lespediente per smantellare le buone basi sulle quali si era retta la scuola e che si erano andate formando fra lunità dItalia e la Riforma Gentile».

Smantellare?
«Sì. Un vero e proprio sovvertimento progressivo, tanto che la scuola oggi è caduta in una crisi di senso, che mette in gioco la sua essenziale funzione politica e civile».

Ma qual è il ruolo della scuola nella società?
«Ciò che conta non è il ruolo nella società, ma la sua funzione politica e civile. La scuola è chiamata ad assolvere un ruolo nel progetto di costruzione della comunità politica».

Può essere più esplicito?
«La scuola deve saper porre le basi della convivenza civile, del nostro essere comunità. Invece si pensa che la scuola serva ad assecondare gli interessi dei singoli, le loro ambizioni di carriera e di guadagno economico creando sbocchi di lavoro. Ma se non c’è la scuola non c’è la nazione e viceversa».

Vuol dire che se il suo obiettivo diventa creare sbocchi di lavoro la scuola fallisce?
«Bisogna distinguere due aspetti. Ogni singolo studente va a scuola perché persegue interessi personali. Ma la scuola non può essere pensata per quegli interessi perché altrimenti perde il suo ruolo di istituzione essenziale che ha a che fare con le ragioni della Polis. Compito della scuola è di educare la persona attraverso la cultura».

In una società come la nostra se ne è perso il significato: cosa significa educare?
«Significa formare la persona, nutrirne la personalità, dare la capacità al giovane di stare autonomamente nel mondo, educandolo al giudizio, cioè a quella capacità che ci permette di distinguere fra ciò che è bello e meritevole della nostra ammirazione e ciò che deve essere senzaltro rifiutato».

Il relativismo dominante impedisce un simile approccio.
«Se nessuno ha più il coraggio di dire quali sono i valori che contano tutto diventa relativo. Ma possiamo senzaltro affermare che la scuola italiana è stata capace di assolvere alla sua funzione fino a quando si è fondata sulla cultura umanistica».

Perso quel punto di riferimento si è persa anche la scuola?
«Una crisi che è cominciata negli anni 60 e si è acuita con la crisi della Repubblica degli anni 90, quando sono state messe in discussione le basi culturali della Repubblica tirandosi dietro le eredità che ci venivano dal passato».

Lei scrive che bisogna liberare la scuola dalla tirannia dei giovani.
«In questo Paese i giovani sono diventati un pretesto, un artificio retorico. Ma lidea che la scuola si debba costruire sulle preferenze dei giovani, su ciò che piace a loro è un vero assurdo che si è trasformato nel pregiudizio ideologico della scuola aperta al nuovo, alla tecnologia. Ma in questo modo non fa che aggravare la sua crisi, perché abdica dalla sua funzione educativa. I giovani vanno educati e sono gli adulti gli unici abilitati a educare».

Ma la crisi educativa parte proprio dallincapacità di almeno un paio di generazioni di adulti di assolvere a questo ruolo.
«Ed è giunto il momento che gli adulti si assumano la responsabilità della loro crisi culturale, che è spaventosa. Quando si parla di scuola non è in gioco un ingranaggio burocratico, una tecnica pedagogica da mettere a punto, ma occorre partire da una seria riflessione su cosa significhi essere italiani e su cosa significhi educare giovani italiani».

Insomma, manca un progetto culturale.

«Abbiamo mortificato il liceo classico che era il fiore allocchiello del nostro sistema scolastico e sono nati tanti licei con percorsi di studio sempre più generici. Abbiamo abolito la scuola di eccellenza sostituendola con unidea vaga e patetica di licealità. Il liceo classico era il frutto di unidea di scuola alla quale avevano contribuito sia lidentità laica e liberale che lidentità cattolica; unidea di scuola che garantiva che le élite del Paese si potessero formare sul piano della scuola pubblica e allo stesso tempo consentiva a chiunque non avesse altra ricchezza che il proprio talento di frequentare una scuola di qualità. La falsa ideologia democratica che ha guidato le riforme degli ultimi trentanni ha tolto ai poveri una scuola di grande valore autorizzando i ricchi a comprarsi la scuola migliore. E il discorso sulla meritocrazia non ha alcun senso perché non ci sono i luoghi dove applicarla, non ci sono i contenuti. Gli stessi docenti venendo da un simile percorso depotenziato finiscono per aggravare la situazione. È il risultato paradossale di un Paese che ha demolito il proprio sistema di istruzione. La riprova sono i flussi scolastici con sempre più giovani del Sud che vanno a scuola e alluniversità al Nord e i giovani del Nord che se possono vanno allestero».

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martedì 2 settembre 2014

PIRAMIDI IN GIAPPONE


 GIAPPONE: UN TUMULO FUNERARIO A FORMA DI PIRAMIDE  ALIMENTA IL MISTERO DI ASUKA

da: http://www.ilnavigatorecurioso.it/2014/08/18/lincredibile-scoperta-di-una-tomba-a-forma-di-piramide-in-giappone-alimenta-il-mistero-di-asuka/

Un team di archeologi giapponesi ha scoperto nel villaggio di Asuka, nella prefettura di Nara, un grande tumulo che contiene una rarissima tomba a forma di piramide. La datazione preliminare colloca la tomba intorno al 6° secolo. La scoperta va ad aggiungersi al mistero di Asuka, luogo nel quale sono state scoperte megaliti di granito dalle forme insolite, come la Nave di Roccia si Masuda.

L’Asahi Shimbun riporta l’incredibile scoperta di un gruppo di archeologi giapponesi nei pressi di Asuka, prefettura di Nara: un tumulo con all’interno una tomba a forma di piramide.
Secondo i ricercatori, la tomba risalirebbe al 6° secolo d.C. e un tempo conservava i resti del potente capo clan Soga no Iname, un leader della dinastia Yamato che morì nel 570 d.C. A lui si devono i grandi progressi culturali e tecnologici del Giappone.
Scavi precedenti presso il sito avevano chiarito ben poco la struttura della tomba, ma i ricercatori del Kansai Archaeological Research Institute sono riusciti a portare alla luce i gradoni esterni di quella che sembra una vera e propria piramide. 

“I ricercatori hanno controllato per capire se ci sono tombe con una struttura analoga in Giappone, ma non c’è nulla di simile”, ha detto un funzionario comunale di Asuka al Wall Street Journal. “La tomba è unica”.
La tomba a forma di piramide è stata sepolta sotto un tumulo di terra alto 7 metri e largo 40 metri. Strutture simili sono state ritrovate nell’antico regno di Koguryo (1° secolo a.C. – 7° secolo d.C.), un regno della Manciuria che si espandeva dal nordest della Cina fino alla parte settentrionale della penisola coreana. In base all’altezza del tumulo, i ricercatori stimano che la tomba sia composta di sette o otto strati di pietra.



Il territorio di Asuka è una terra ricca di interesse storico e affonda le sue origini nel periodo della storia giapponese definito Jidai Kofun (250-552 d.C.), caratterizzato dalla realizzazione di numerosi tumuli funerari, ma la piramide a gradoni scoperta di recente è decisamente diversa da quelli già trovati.
La zona è conosciuta anche per i suoi numerosi templi buddisti, santuari e statue, ma ci sono anche dei monumenti di pietra sulle colline circostanti  che non si adattano allo stile della scultura buddista e che nessuno sembra sapere che li abbia realizzati, o quando. Il più grande ed enigmatico dei monoliti di Asuka è certamente quello denominato Masuda no Iwafune (La Nave di Roccis di Masuda), lungo 11 m, largo 7 m, ed alto circa 5 m, pesa quasi 800 tonnellate ed è completamente scolpito nel granito.



La parte superiore della scultura risulta completamente appiattita, su cui insistono due cavità quadrate ampie un metro con una lastra di pietra ad esse parallela. Alla base del megalite vi sono delle rientranze a forma di reticoli che alcuni ritengono essere correlate al processo utilizzato dai costruttori per appiattirne i lati. Lo scopo, il metodo e il periodo di costruzione sono un completo mistero. Tuttavia, sono state avanzate numerose ipotesi sullo scopo di questa struttura unica e insolita.
Una di esse viene proprio dal nome della roccia stessa, Nave di Roccia di Masuda. Si ritiene che la pietra sia stata scolpita in commemorazione della costruzione del lago di Masuda, uno specchio d’acqua che una volta si trovava nelle vicinanze e che poi è stato prosciugato diventando parte della città di Kashiwara.



Altri storici, invece, suggeriscono che la roccia sia parte di una tomba progettata per i membri della famiglia reale. Tuttavia, questo non spiega le caratteristiche insolite della costruzione, né mai sono stati trovati corpi o oggetti nelle vicinanze del megalite. Forse, dicono gli studiosi, si tratta di una tomba incompiuta. Sebbene sia attualmente integrato nel santuario dedicato al dio shintoista Oshiko Jinja, nessuno sa quando sia stato costruito  e soprattutto perché. Una delle poche conclusioni condivise è che l’intera regione su cui insistono gli enigmatici megaliti deve essere molto più antica dell’epoca Jidai Kofun, data la grande quantità di pietre scolpite presenti nell’area, e comunque, anche in questo caso, non c’è nessuna prova definitiva che possa confermare questa prospettiva.
Alla fine, la vera origine e lo scopo di queste enigmatiche sculture del Giappone antico rimangono avvolte dal mistero e, forse, perduti per sempre nelle pagine della storia antica del nostro pianeta.


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