IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

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LA NUOVA CONOSCENZA

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GdM

lunedì 15 aprile 2019

VERSO IL PIANETA ...DELLE SCIMMIE?



Gli scienziati hanno modificato geneticamente le scimmie per rendere il loro cervello più simile agli uomini.

Il cervello di alcune scimmie geneticamente modificate è più simile a quello umano. L'ingegneria genetica fa passi da gigante che fanno paura, forzando i tempi dell'evoluzione naturale. L'intelligenza umana è una delle "invenzioni" più consequenziali dell'evoluzione. È il risultato di uno sprint iniziato milioni di anni fa, che ha portato a cervelli sempre più grandi e all'acquisizione di nuove abilità da parte dell'uomo. Al culmine di questo percorso evolutivo, gli umani si alzarono in piedi, presero l'aratro e in un certo senso crearono la civiltà, mentre i nostri cugini primati rimasero a vivere tra gli alberi. Oggi un team di scienziati nel sud della Cina ha rivelato di aver parzialmente colmato questo divario evolutivo, creando diversi macachi transgenici con copie extra di un gene umano che avrebbe un ruolo chiave nella formazione dell'intelligenza. 


Il team ha generato 11 scimmie transgeniche Rhesus (8 di prima generazione e 3 di seconda generazione) che trasportano copie umane di MCPH1, un importante gene per lo sviluppo e l'evoluzione del cervello. "È il primo tentativo di comprendere l'evoluzione della cognizione umana usando un modello di scimmia transgenica", ha detto orgoglioso Bing Su, il genetista dell'Istituto di Zoologia di Kunming che ha guidato lo studio. Secondo la ricerca, le scimmie geneticamente modificate hanno condotto meglio un test di memoria che coinvolge colori e immagini a blocchi rispetto a quelle non transgeniche. In particolare, stando agli esperimenti, il team cinese si aspettava che le scimmie transgeniche potessero avere maggiore intelligenza e dimensioni del cervello. Questo è il motivo per cui hanno sottoposto gli animali a risonanza magnetica per misurare la loro materia bianca e hanno dato loro test di memoria computerizzati. Secondo il loro rapporto, le scimmie transgeniche non avevano cervelli più grandi, ma hanno fatto meglio in un quiz di memoria a breve termine, un risultato che la squadra considera notevole. Gli esperimenti, descritti il 27 marzo su National Science Review, e riportati per la prima volta dai media cinesi, rimangono lontani dall'individuare i segreti della mente umana o condurre a una rivolta di primati intelligenti ma fanno comunque paura, sollevando numerose questioni etiche. Se i cinesi vanno tanto fieri dei loro risultati e dell'aver manipolato il codice genetico delle scimmie, non lo sono altrettanto i colleghi di tutto il mondo. "L'uso di scimmie transgeniche per studiare i geni umani legati all'evoluzione cerebrale è una strada molto rischiosa da intraprendere", ha detto James Sikela, un genetista che conduce studi comparativi tra i primati all'Università del Colorado. Lo scienziato teme che l'esperimento mostri disprezzo per gli animali e si spinga fino a modifiche più estreme. La ricerca che sfrutta i primati, per fortuna, è sempre più difficile in Europa e negli Stati Uniti, ma la Cina si è affrettata ad applicare gli ultimi strumenti di DNA ad alta tecnologia agli animali. Il paese è stato il primo a creare scimmie geneticamente modificate con lo strumento di modifica genetica CRISPR, una tecnica di precisione che consente la correzione mirata di una sequenza di DNA. Inoltre, a gennaio un istituto cinese ha annunciato di aver prodotto mezza dozzina di cloni di una scimmia con un grave disturbo mentale. Lo scoglio più grande rimane quello dell'intelligenza. Il cervello dei nostri antenati umani si è sviluppato rapidamente in dimensioni e potenza. Per trovare i geni che hanno causato questo cambiamento, gli scienziati hanno cercato le differenze tra gli umani e gli scimpanzé, i cui geni sono circa il 98% simili ai nostri. L'obiettivo, dice Sikela, era di individuare "i gioielli del nostro genoma", cioè il DNA che ci rende straordinariamente umani.

Diversi scienziati pensano che l'esperimento cinese non abbia prodotto nuove informazioni. Uno di questi è Martin Styner, informatico della University of North Carolinam, tra i coautori del rapporto cinese:

"Non penso che sia una buona direzione. Ora abbiamo creato questo animale che è diverso da come dovrebbe essere. Quando facciamo esperimenti, dobbiamo avere una buona comprensione di ciò che stiamo cercando di imparare, di aiutare la società, e non è questo il caso. Un problema è che le scimmie geneticamente modificate sono costose da creare e curare. Con solo cinque scimmie modificate, è difficile arrivare a conclusioni definitive sul fatto che siano realmente diverse dai loro simili in termini di dimensioni del cervello o abilità di memoria. Stanno cercando di capire lo sviluppo del cervello. E non credo che ci stiano arrivando" sono le sue parole. Anche se ci vorrà del tempo per capire fino in fondo gli esiti di questi esperimenti, la prospettiva è davvero inquietante. 

Il pianeta delle scimmie sembra più vicino...

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sabato 13 aprile 2019

"VON DANIKEN" E GLI ANTICHI ASTRONAUTI



Erich von Däniken: Il governo ci nasconde l’esistenza degli alieni.

Erich von Däniken scrittore svizzero e fervido sostenitore degli antichi astronauti ne è sicuro: il governo nega sistematicamente l’esistenza degli extraterrestri, ma loro torneranno. L’anziano autore spiega in una lunga intervista al prestigioso quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine che “gli alieni hanno già visitato la Terra in tempi biblici e che l’intelligenza umana non è il risultato dell’evoluzione, ma della riproduzione tra gli alieni dell’epoca con scimmie femmine.” Tesi ardita per molti ma non per Daniken, che aggiunge: “durante la costruzione delle piramidi esseri di pianeti alieni hanno aiutato le persone. Questi esseri si sono avvicinati più volte alla Terra, ma con discrezione”. Dove lo avevamo già sentito? Diventato famoso con il volume Gli extraterrestri torneranno (1969), autentico best seller internazionale tradotto in numerose lingue, Erich von Däniken è in queste settimane in giro per l’Europa a presentare i suoi nuovi lavori. Quindi ne approfitta per rilanciare le sue tesi e ammonire “fra vent’anni ci visiteranno di nuovo”. L’uomo ha sostenuto tra le altre cose che creature aliene, provenienti da un altro sistema solare, visitarono il nostro pianeta circa diecimila anni fa e crearono uomini intelligenti a loro somiglianza alterando il genoma delle scimmie. Di queste creature adorate come divinità dal genere umano per le loro immense conoscenze tecniche, resterebbe una traccia nelle tradizioni e nei miti. Oggi però anche a causa dei governi e della chiesa cattolica sarebbe in atto un gigantesco cover up, di cui ovviamente Daniken sa tutto, come spiega fiero ai suoi interlocutori venuti ad ascoltarlo.

Non mi interessa l’ufologia:

Nonostante la bibliografia di Erich von Däniken si inserisca nel solco di altri autori che hanno teorizzato la presenza aliena nei testi sacri, per esempio Mauro Biglino e Zecharia Sitchin, lo scrittore svizzero dice di non essere interessato al tema ufologico in quanto tale, ma di essere concentrato sull’aspetto religioso e fideistico. Il suo interesse primario rimangono reperti archeologici e libri religiosi del passato analizzati secondo una luce diversa, da una prospettiva che lui considera scomoda.

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mercoledì 10 aprile 2019

EXODUS E NUOVE CONFERME STORICHE?



Mar Rosso: gli archeologi scoprono i resti dell’esercito egiziano dell’esodo biblico?

Nel Mar Rosso una squadra di archeologi sottomarini ha scoperto i resti di un grande esercito egiziano del XIV secolo aC, nella parte inferiore del Golfo di Suez, a circa 5 chilometri dalla moderna città di Ras Gharib. Il team stava cercando i resti di antiche navi e manufatti relativi all’età della pietra e all’età del bronzo nella zona del Mar Rosso, quando si imbattono in una gigantesca massa di ossa umane oscurate dal tempo.

Che sia lesercito egiziano dell’esodo Biblico?

Gli scienziati guidati dal professor Abdel Muhammad Badia e associati con la Facoltà di Archeologia all’Università del Cairo, hanno già recuperato un totale di oltre 400 scheletri diversi e centinaia di armi e pezzi di armatura, sparsi in un’area di circa 200 metri quadrati. Stimano che più di 5000 corpi potrebbero essere sparpagliati su un’area più ampia. Molti indizi sul sito hanno portato il professor Gader e il suo team a concludere che i corpi potrebbero essere collegati al famoso episodio di Exodus. Sembra che i vecchi soldati siano morti sulla terraferma, poiché nella zona non sono state trovate tracce di possibili imbarcazioni. Il gran numero di cadaveri, il luogo e le cause di morte, coincidono con la versione biblica della traversata del Mar Rosso, quando l’esercito del faraone egiziano è stato distrutto dalle acque che Mosè aveva separato. Questa nuova scoperta dimostra senza dubbio che un grande esercito egiziano fu sterminato nelle acque del Mar Rosso durante il regno di Akhenaton.

…Le ricerche continuano…

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sabato 6 aprile 2019

LE "VELOCITA' " DELLA LUCE



Controllare la velocità della luce per accelerarla e rallentarla.

Alcuni ricercatori americani sono riusciti a controllare la velocità luce: l'hanno fatta accelerare fino a 30 volte e rallentare, utilizzando una nuova tecnica che non utilizza un mezzo intermedio attraverso la quale farla passare, come materiali e gas che ne rallentano la velocità. Questa volta è tutto fatto nel vuoto e la tecnica si basa solo sul controllo del suo "spettro spazio temporale". Nessuna violazione della Relatività speciale di Einstein, niente può viaggiare più veloce della luce, nemmeno la luce. Questo effetto "superluminare", infatti, non comporta trasporto di informazione. La nuova tecnica è descritta in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications da H. Esat Kondakci e Ayman F. Abouraddy della Central Florida University. Modificare la velocità della luce è un risultato già ottenuto più volte in laboratorio. Quello che sono riusciti a fare i due scienziati è controllare la velocità di un impulso luminoso lavorando sull'impulso stesso, senza doverlo rallentare o accelerare facendolo attraversare materiali differenti. Ci sono riusciti attraverso un dispositivo (Phase-only spatial light modulator) piuttosto comune nella tecnologia informatica. Lo hanno usato per "mescolare le proprietà spaziali e temporali della luce". Questo gli ha permesso di controllare la velocità dell'impulso facendolo accelerare "fino a 30 volte la velocità della luce", rallentare fino alla metà e tornare indietro. "Siamo stati in grado di controllare la velocità dell'impulso entrando nello stesso impulso e riorganizzando la sua energia così che i suoi gradi di libertà dello spazio e del tempo fossero mischiati - spiega Abouraddy professore del Collegeof Optics and Photonics - siamo molto felici di questi risultati e siamo fiduciosi che sia il punto di partenza per future ricerche". Secondo gli autori dello studio è un passo in avanti per le tecniche di comunicazione ottica, per prevenire la congestione di dati e la perdita delle informazioni, soprattutto in un periodo in cui i dispositivi online sono sempre più numerosi e il flusso di dati sempre in crescita: "È la prima dimostrazione di controllo della velocità di un impulso luminoso nello spazio libero - conclude Abouraddy - e apre le porte a molte applicazioni tra cui anche un "buffer ottico" (dispositivo in grado di immagazzinare temporaneamente la luce). Ma la cosa più importante è che stato realizzato in un modo semplice, è ripetibile e affidabile".

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mercoledì 3 aprile 2019

NUOVI STRUMENTI PER L’ASTROBIOLOGIA: SPETTROPOLARIMETRO TREEPOL



Ricercatori olandesi dell'Università "Vrije" di Amsterdam hanno messo a punto un dispositivo in grado di rilevare la vita vegetale dal modo in cui essa riflette la luce. Funziona anche a chilometri di distanza. Installato su una sonda, in futuro potrebbe aiutare gli scienziati a scovare la vita su mondi lontani.

Una “firma” non confondibile con quella di materiali abiotici – come le rocce – e che dunque potrebbe essere equipaggiata su sonde spaziali per la ricerca di vita aliena su mondi lontani. Il dispositivo rivoluzionario si chiama “spettropolarimetro TreePol” ed è stato sottoposto a diverse revisioni da parte del suo creatore, il biologo olandese Lucas Patty dell'Università Vrije di Amsterdam. Il ricercatore, assieme ai colleghi dell'ateneo olandese, iniziò a sviluppare la tecnologia nel 2015, basandosi su strumenti di laboratorio che erano già in grado di rilevare la peculiarità della luce riflessa dalle piante. Ma l'ambiente controllato è ben diverso dal “mondo reale”, a causa dei disturbi legati agli agenti esterni, ai movimenti del bersaglio e anche alle variazioni di illuminazione. Patty iniziò a testarlo negli ambienti esterni del suo ateneo e scoprì che non era in grado di “intercettare” il verde del campo sportivo; credette che il suo prototipo avesse dei problemi, ma scoprì ben presto che era ricoperto da erba sintetica: aveva la prova che era sulla strada giusta. Dopo ulteriori lavori di perfezionamento lo spettropolarimetro TreePol adesso riesce a individuare la vita vegetale anche a chilometri di distanza. Ma come funziona esattamente? Il segreto è nella chiralità, che negli organismi biologici fa riflettere la luce in modo specifico determinando una cosiddetta polarizzazione circolare. È proprio questa la “firma” che il super dispositivo riesce a individuare.  Come indicato, una volta perfezionata questa super tecnologia potrebbe essere installata su sonde inviate attorno a pianeti extrasolari lontani, verificando così la potenziale presenza di organismi biologici in tutta sicurezza dall'orbita. “I nostri risultati sottolineano il potenziale significato della polarizzazione circolare sia come mezzo accessibile a distanza per rilevare la presenza di vita extraterrestre, sia come un prezioso strumento da remoto per il monitoraggio della vegetazione sulla Terra”, hanno spiegato gli studiosi. Secondo Patty e colleghi, infatti, si potrebbe usare lo spettropolarimetro TreePol per monitorare i terreni agricoli e le foreste dall'alto, oltre che gli effetti dell'urbanizzazione. I dettagli sul dispositivo sono stati pubblicati in un nuovo articolo su arXiv.


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sabato 30 marzo 2019

LA "NUOVA FISICA": LEZ. - N. 8



SCOPERTA DEL POTENZIALE MECCANICO DI ROTAZIONE E DEL PRINCIPIO DELLA SUA TRASFORMAZIONE IN POTENZIALE MECCANICO DI TRASLAZIONE.

Dott. Giuseppe Cotellessa

Il procedimento del brevetto ENEA RM2012A000637 del Dott. Giuseppe Cotellessa,ha permesso di scoprire anche dei nuovi originali principi di trasformazione delle forze di rotazione in forze di traslazione.
E' noto per esperienza diretta quotidiana l'importanza delle grandezze di potenziale ed energia nel campo elettrico. Sappiamo che i nostri cellulari per funzionare devono essere alimentati non solo da energia elettrica ma è indispensabile non sbagliare il valore del potenziale. Non possiamo alimentare il cellulare direttamente con il potenziale della corrente diretta. Ormai conosciamo benissimo gli effetti sul nostro corpo quando entriamo in contatto con il potenziale elettrico. nel mondo meccanico esiste un concetto simile di potenziale meccanico definito teoricamente nella legge di gravitazionale universale.
Pur essendo stata definita nei problemi di meccanica questa grandezza non è presa in considerazione, ma al suo posto Newton ha preferito utilizzare la grandezza di quantità di moto perchè per essa era valido il principio di conservazione e perchè era legata direttamente  alla definizione di forza come f = ma = dq/dtIn  nei post precedenti ho spiegato il motivo di questa scelta.
Per far comprendere l'importanza della grandezza potenziale basti pensare che il gioco dell'oscillazione delle onde del mare  è dovuta alla variazione del potenziale meccanico tra le particelle d'acqua. I corpi rigidi possono essere soggetti a variazione di potenziale ma non abbiamo il modo di accorgercene se non in casi estremi quando avviene la rottura o frattura del materiale, appunto quando i valori di potenziale meccanico all'interno raggiungono valori critici. In futuri post affronterò l’utilizzo del calcolo matematico per spiegare gli urti tra i corpi introducendo la grandezza di potenziale meccanico invece della grandezza di quantità di moto. Per il momento affronto l'importante scoperta della relazione della trasformazione dell'energia traslazionale in energia rotazionale e viceversa.
La teoria di Newton ha “scambiato” i due mondi della traslazione e rotazione in due mondi differenti non intercomunicanti che rispettano leggi proprie. Conservazione della quantità di moto e del momento della quantità di moto sono un mondo; conservazione dell'energia di traslazione e di energia di rotazione un altro mondo ancora. Con l'introduzione della grandezza di potenziale meccanico il Dott. Giuseppe Cotellessa ha intuito e dimostrato la possibilità di conversione di energia di rotazione in energia di traslazione e viceversa.
Consideriamo l'esempio pratico della bicicletta:
Quando le ruote della bicicletta girano non cadiamo perchè viene generata una forza di direzione perpendicolare al piano delle ruote della bicicletta che ci sostiene. La fisica classica spiega questo fenomeno come la generazione di un momento della forza M = Fxr con la relazione di perpendicolarità tra M, F ed r.
In che modo il Dott. Giuseppe Cotellessa interpreta questo fenomeno?
Egli ipotizza che per il moto circolatorio valga la relazione:
1) Er = IVr
dove:
Er energia di rotazione
I = mr2 momento di inerzia
Vr è il potenziale di rotazione la cui esistenza è stata intuita per primo proprio dal Dott. Giuseppe Cotellessa.
In modo analogo abbiamo:
2) Et = mVt
dove:
Et = energia di traslazione
m è la massa del corpo
Vt è il potenziale di traslazione.
Per il principio di conservazione dell'energia abbiamo
Er = Et
IVr = m Vt
mr2Vr = m Vt
r2Vr = Vt
Cosa significa questa importante relazione?
Significa che una piccola tensione meccanica di rotazione genera una elevata tensione meccanica di traslazione. Abbiamo una amplificazione nella trasformazione da potenziale di rotazione in potenziale di traslazione. Teoricamente la conversione tra potenziale di rotazione e traslazione è reciproca, ma viene favorita la conversione da rotazione a traslazione e non viceversa. Un moto di traslazione dovrebbe generare un moto di rotazione ma questa conversione è sfavorita perchè un valore alto di tensione di traslazione viene convertito in un basso valore di rotazione.
Infatti bisogna ricordare che il valore dell'accelerazione dipende da V
a = V/d.
Ecco un primo esempio dell'importanza dell'uso della grandezza potenziale V nel campo della meccanica. I libri di testo non utilizzano mai la grandezza potenziale meccanica V seguendo rigorosamente l'orientamento impostato da Newton.
Il concetto del potenziale meccanico V è importante nella progettazione delle costruzioni civili.
Immaginate cosa succederebbe se i progettisti di dispositivi elettronici ed i fabbricatori di pile non specificassero i valori di tensione dei loro dispositivi. Se consideriamo gli eventi naturali come venti, uragani, piogge, contatto meccanico delle ruote delle automobili, pile e costruzioni civili senza tenere in  considerazione ne i potenziali generati ne i valori critici degli stessi valori ci si rende conto che si sta procedendo alla cieca nel valorizzare la loro stabilità.
Non bisogna illudersi.
Quando si riducono le masse nei componenti delle costruzioni significa aumentare i loro valori potenziali  meccanici in quanto:
V = E/m
Inoltre
Quando si riducono le dimensioni nei componenti delle costruzioni significa aumentare i valori delle accelerazioni a parità di potenziali meccanici in quanto:
a = V/d
Così notiamo che il ponte S. Angelo di Roma con grande massa ed elevate dimensioni rimane stabile nel tempo e le costruzioni che non rispondono a questi criteri possono crollare improvvisamente.
L'uso del cemento armato porta a ridurre le masse e le dimensioni dei componenti delle costruzioni ma a discapito della generazione di potenziali meccanici più elevati e generazioni di maggiori valori nelle accelerazione con rischio di crolli.
BIBLIOGRAFIA



mercoledì 27 marzo 2019

ALTRI…PRINCIPI DI IMMORTALITA’ ?



In una pianta giapponese la molecola di lunga vita: funziona in lievito, vermi, moscerini e cellule umane.

Scoperta una nuova molecola anti-invecchiamento nelle foglie di una pianta molto comune in Giappone: in laboratorio ha dimostrato di allungare la vita di lievito, vermi, moscerini e cellule umane. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Communications, si deve ai ricercatori guidati da Frank Madeo, dell'università austriaca di Graz. I ricercatori hanno analizzato le molecole antiossidanti presenti nelle foglie dell'angelica keiskei, una pianta da fiore della famiglia delle carote usata dalla medicina tradizionale asiatica per gli effetti benefici sulla salute, e hanno identificato un flavonoide che riduce il declino cellulare associato all'età. E' stato scoperto che la molecola attiva il meccanismo di riciclaggio cellulare scoperto dal biologo giapponese Yoshinori Ohsumi e che gli è valso il Nobel per la medicina del 2016. Questo meccanismo, chiamato autofagia, rimuove e degrada i componenti cellulari danneggiati, come proteine e organelli, generando materia prima per costruire nuove molecole. Il cattivo funzionamento di questo meccanismo è all'origine sia di malattie molto diffuse, come infezioni, infiammazioni e tumori, sia di disturbi legati all'invecchiamento, a causa dell'accumulo di molecole tossiche nella cellula. Nei test di laboratorio la sostanza ha allungato la vita di lievito, vermi e moscerini della frutta di circa il 20% e ha ridotto il declino cellulare associato all'età nelle cellule umane in coltura. La molecola è stata sperimentata anche nei topi con problemi al cuore, soggetti a riduzione del flusso sanguigno (ischemia miocardica prolungata), e il trattamento ha avuto l'effetto di proteggere i tessuti. Il risultato, secondo gli autori, conferma il ruolo dell'autofagia nella protezione delle cellule e rappresenta un passo nell'identificazione di terapie anti-invecchiamento. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se questa è una strategia promettente per prevenire il declino correlato all'età negli esseri umani.


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