IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

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LA NUOVA CONOSCENZA

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GdM

mercoledì 15 gennaio 2014

IL FUTURO NON E' PER TUTTI...MA SOLO DI COLORO CHE LO PIANIFICANO SENZA EGOISMO


di: Sergio di Cori Modigliani

da: "CIASCUNO SCEGLIE LAZZARDO CHE VUOLE"

A Las Vegas, in questi giorni, si è svolto un motor-show internazionale, come ce ne stanno tanti. Ma questo ha un sapore molto ma molto particolare per un annuncio ufficiale di grande impatto che ci spiega che cosa accade in nazioni come il Giappone, la Germania, gli Usa, dove l'investimento (sia dello Stato che dei privati) nell'innovazione e nella ricerca sta producendo risultati che cambieranno i parametri della nostra vita.

La Toyota, multinazionale dell'automobile nipponica, aveva annunciato due giorni fa, di aver chiuso un accordo con la California Energy Commission per iniziare la vendita di automobile a idrogeno che verranno vendute nell'ordine di 5.000 vetture nel Gennaio 2015, praticamente domani. Nelle prime 24 ore seguenti questo annuncio, sono arrivate alla sede della Toyota a Sacramento (la capitale della California) circa 100.000 e-mail di persone che sostenevano di voler acquistare la vettura. Va da sè che sono state tutte pre-vendute in pochissimi minuti essendo la produzione limitata.
Era ciò che i californiani e i giapponesi volevano: un test sulla mentalità di mercato.
In seguito a questa reazione, i responsabili del consiglio statale della California hanno annunciato di aver deciso di accelerare da subito il proprio programma avviando la costruzione "immediata" della prima grande fabbrica di automobili a idrogeno, in modo tale da poter offrire al consumatore, già nel marzo 2015, almeno altre 50.000 vetture. Caroline Quinn (consulente del governatore della California)  responsabile dell'azienda Chemenergy, con sede a San Francisco, che si occupa di produrre energia a idrogeno dai batteri delle acque reflue, ha dichiarato "stiamo finalmente entrando nella zona attiva della trasformazione della nostra vita, abbiamo accelerato tutti i programmi e siamo pronti al salto; entro il 2030" ovvero la prossima generazione " la California userà energia a idrogeno, pulita ed equo-sostenibile, e sarà completamente sufficiente, autonoma e indipendente dal punto di vista energetico, applicando i principii del territorio zero".

Hanno spiegato anche che in California hanno costruito negli ultimi due anni 9 grandi stazioni di servizio a idrogeno, ne stanno realizzando altre 19 e contano di averne almeno 100 per la fine di questo decennio. Hanno investito nella Silicon Valley e nella zona intorno a Los Angeles circa 30 milioni di dollari e sono riusciti a strappare dal governo federale la sovvenzione di ben 200 milioni di dollari alle quali si sono aggiunti altri 300 milioni di dollari di imprenditori locali californiani che considerano l'idrogeno l'energia del futuro. Contano di poter avvalersi di un finanziamento di circa 2 miliardi di dollari entro il 2016 e sono in partnership con la Toyota, leader -tra le grandi firme dell'auto- nella produzione di automobili a idrogeno. La nuova vettura giapponese avrà un'autonomia di 500 chilometri con un pieno di idrogeno, avrà una potenza di 130 cv, e ci si impiegherà soltanto 5 minuti a riempire il serbatoio. Il nuovo modello consentirà di passare da O a 100 chilometri in 10 secondi. Il prezzo al litro sarà all'incirca intorno a 75 centesimi di euro.
Anche la sudcoreana Hyundai ha annunciato di entrare nel mercato statunitense (per il momento soltanto in California dove c'è una forte domanda collettiva da parte della cittadinanza per uscire dal fossile, e il governo di quello Stato ha scelto una politica industriale puntando all'applicazione del territorio zero e del chilometro zero per ciò che riguarda energia e agricoltura) ed è quindi scattato subito un  meccanismo concorrenziale che finirà per accelerare questo trend. Subito dopo, infatti, la tedesca BMW ha detto di essere pronta ad aprire in California una grande fabbrica per costruire un modello sportivo "allegro" 100% ad idrogeno…”


LEGGI IL POST INTEGRALE DI  SERGIO DI CORI MODIGLIANI QUI:


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domenica 12 gennaio 2014

LA GRANDE PIRAMIDE DI CHEOPE: RICERCATORI TEDESCHI FANNO INFURIARE LE AUTORITA' EGIZIANE



LA GRANDE PIRAMIDE E LA DIATRIBA PER LA SUA  DATAZIONE, SI ARRICCHISCONO DI UN ULTERIORE E ROCCAMBOLESCO EPISODIO CHE E’ ACCADUTO NELL’APRILE DELLO SCORSO ANNO.
RINGRAZIAMO L’AMICO ADRIANO FORGIONE CHE NEL NUMERO ATTUALMENTE IN EDICOLA (63-1-2014) DELLA RIVISTA FENIX RIASSUME IN BREVE LA VICENDA.

di: Adriano Forgione




Tra le news di questo numero, a pag. 9, abbiamo pubblicato la notizia che alcuni archeologi tedeschi avrebbero vandalizzato la Grande Piramide di Cheope al fine di retrodatarla. Trattandosi di un argomento sensibile, tutto questo ha generato un vespaio di polemiche tra gli addetti ai lavori. Fino a poco prima di andare in stampa le notizie erano molto vaghe. Alcuni parlavano di studenti, altri che si trattasse di archeologi appartenenti a istituzioni accademiche. Tutto questo ha generato una quantità di domande sulla vicenda, che ad oggi sono ancora senza risposta. Tuttavia siamo in grado di gettare un po’ di luce su quanto accaduto. I due personaggi coinvolti sono Dominique Görlitz e Stefan Erdmann (insieme al regista Frank Höfer), ricercatori alternativi che sembrano aver ricevuto regolare permesso per accedere alla Grande Piramide il 17 aprile 2013, tra le ore 06:00-08:00. I due non sembrano essere ufficialmente affiliati a nessuna istituzione, piuttosto sono, come noi, studiosi di “storia occulta” e, da quanto si apprende tramite diverse fonti internet, sono convinti (e non sono gli unici in tal senso) che la Grande Piramide sia molto più antica rispetto a ciò che attualmente si crede e si dichiara ufficialmente (2750 a.C. ca). Sia Dominique Görlitz che Stefan Erdmann sembrano essere interessati ad aspetti quali antichi astronauti e società segrete. Il loro viaggio in Egitto era apparentemente parte della produzione di un documentario, attualmente ancora in lavorazione, intitolato Das Projekt Cheope (Il Progetto Cheope), per il quale hanno instaurato una raccolta volontaria di fondi. Ecco quanto da loro dichiarato recentemente: «Il gruppo di ricerca intorno al dr. Dominique Goerlitz , Stefan Erdmann e il regista Frank Hoefer (NuoViso) sta lavorando in modo indipendente e senza grandi sponsor alle spalle. Fino ad ora una parte del budget è stata finanziata privatamente. Esso prevedeva le riprese per diversi giorni in Egitto, così come gli esami della Camera del Re e delle camere di scarico al di sopra di essa.

Questo ci ha già permesso di prelevare campioni dal cartiglio con il nome del re presente in una delle camere. 


Inoltre, rimaniamo in contatto con un istituto di prestigio per le analisi di laboratorio in Germania, che sta esaminando i campioni del cartiglio (...) Grazie alle costose e difficili autorizzazioni per poter filmare in Egitto abbiamo potuto ottenere gli importanti campioni, come documentato dai nostri filmati». Molti dei video associati al progetto su Youtube sono stati oscurati da quando la controversia è esplosa, ma nel momento in cui scrivo è ancora attivo il link di un filmato (http://www.youtube.com/watch?v=a-8E8hShPbI#t=97) che mostra le riprese del danneggiamento (in alto) che è stato perpetrato ai danni del monumento. Ci sono un paio di cose da sottolineare. In primo luogo, il prelievo di materiale nel video sembra non avvenire dal famoso cartiglio di Cheope, come è stato contestato dalle autorità egizie, ma un po’più a destra. Forse sono state grattate più aree? In secondo luogo, immediatamente prima della scena citata vengono mostrati i due studiosi salire una scala nella Camera del Re. Il cartiglio grattato però non è accessibile dall'interno di tale camera, quindi non so cosa stessero facendo lì con quella scala, a meno che non stessero “posando” per una ripresa più sensazionalistica. Ciò che però è più interessante è che i due sono stati in grado di portare la scala nella Grande Piramide, cosa impossibile senza concessioni e ciò sembra confermare il fatto che abbiano ottenuto davvero dei permessi ufficiali (li hanno avuti anche per prelevare il materiale?). Sono state già arrestate 6 persone per questo e l’Interpol ha già chiesto alle autorità egizie di espellere per sempre dall’Egitto i tre tedeschi, che così non potranno portare a termine quanto iniziato. Ho tanto la sensazione che qualcuno stia preparando il ritorno del faraone Hawass che ha già delirato, accusando assurdamente Robert Bauval attraverso l’Al Masry Al Youm, di essere la mente “sionista” (!) di questa organizzazione. Aborrendo tali affermazioni del redivivo Hawass, allo stato delle cose attendiamo di sapere anche il punto di vista dei coinvolti, dato che spesso in Egitto “si rigira la frittata” su argomenti come questi. Sono stato sempre in prima linea nel credere che la Piramide (come altri monumenti in Egitto) sia più antica e spero che questo venga davvero provato quanto prima.


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lunedì 6 gennaio 2014

MODERNI PROFETI INASCOLTATI "2"



SANDOR MARAI

Sándor Márai, in origine Sándor Károly Henrik Grosschmid de Mára (Košice, 11 aprile 1900 – San Diego, 22 febbraio 1989), è stato uno scrittore e giornalista ungherese che si è imposto nel panorama letterario europeo negli anni ’30 grazie al suo stile chiaro, preciso ma soprattutto realista e oserei dire profetico. Ha vissuto in Italia per molti anni ma le sue opere sono state tradotte in italiano all’ inizio degli anni ’90 del secolo scorso.


da: “ IL GABBIANO” (1942)
Ed. Adelphi 2011


".....aveva immaginato accanto a lei un austero scienziato, una sorta di celebrità che gioca a tennis, presiede varie associazioni scientifiche, ha solide conoscenze nei giri che contano e abita in una villa con terrazzo sulla collina Gellert da cui si vede snodarsi il Danubio. Invece, ascoltandolo in quell'aula gremita, si accorse che quell'uomo sembrava vivere molto al di sotto della sua posizione sociale, e per giunta infischiarsene allegramente di tutto ciò che la posizione sociale rappresenta, e ancora di più ciò che la gente immagina di uno scienziato come lui. Tipi del genere non meritano di solito rispetto, dormono beati alle prime ore del mattino nel retro dei caffè bohemiennes, chini sulle pagine spiegazzate dei giornali esteri, ex rivoluzionari, confusi geni degli scacchi, preti spretati, gente che trascorre le sere a fumare sigari in un locale. Il chimico pareva uno di loro. Ma dalla sua voce rauca e soffocata trapelava la passione, così come dietro a un paesaggio sereno e assolato si intuisce il cupo ruggito di un lontano terremoto. Descriveva sostanze chimiche e anche un profano poteva rendersi conto che non diceva una parola di troppo; citava numeri e formule ed era come se, mentre parlava di realtà oggettive e controllabili, in lui ruggisse una belva, come se dietro quel che faceva e raccontava e diceva ci fosse sempre qualcosa d'altro. Quell'uomo era pieno di passione. Può darsi che la passione sia una condizione del genio, pensò, ormai capiva la folla nella sala, quella moltitudine che lo ascoltava attenta e che, verosimilmente, in quel momento, non era interessata soltanto alle formule chimiche, quanto piuttosto, e soprattutto, alla persona del relatore. Quel professore burbero, trasandato, non più giovane, dotato di pochi capelluzzi arraffati, dai modi scontati, sapeva qualcosa: c'era un motivo per il quale il suo nome era rinomato. Ma sapere qualcosa significa avere passione: il senso originario di ogni fenomeno umano è la passione con la quale un uomo risponde al mondo. Ascoltandolo, si accorse perchè l'Europa stava andando incontro alla catastrofe. Travolta dal proprio nichilismo, dalla propria vanagloria narcisistica, dalla ricerca del profitto finanziario a tutti i costi, aveva dimenticato di coltivare le passioni: senza di esse, inevitabilmente, ci si innamora della morte al fronte. Quei giovani lo ascoltavano, nel tremendo e vano tentativo di sentire di nuovo qualcosa di vero, prima di essere ingoiati dalla ferocia della guerra che sarebbe piombata di lì a pochi giorni. Mentre scendeva l'ampio scalone del grande edificio, non gli sembrava più impossibile o assurdo che Ilona amasse quell'ometto, proprio lui. Ma allora Ilona, chi e che cosa sono io per lei? si domandò sul portone. Sono un uomo a caccia di passioni, tutto qui. Il chimico, invece, è la passione in tutto il suo essere e i giovani lo sentono: è l'unico antidoto certo alla guerra. Fece cenno a un taxi e andò da lei. Erano le ultime ore di pace, adesso lo sapeva anche lui".



sabato 4 gennaio 2014

OPERE D'ARTE E TERREMOTI, LA SOLUZIONE DELL'ENEA


di: DOTT. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

Il procedimento del brevetto può risultare molto utile nello studio globale antisismico, non solo per opere d’arte come statue, sculture e bassorilievi  ma anche per edifici.
Infatti, durante un evento sismico è importante che le opere d’arte siano protette e custodite all’interno di edifici  a loro volta  adeguati.

“Le basi antisismiche dell’ENEA per la massima sicurezza dei Bronzi di Riace presso il Museo Archeologico di Reggio Calabria”


I Bronzi di Riace, dopo una lunga opera di restauro sono di nuovo esposti nel Museo Archeologico di Reggio Calabria, poggiati su basi antisismiche che ne garantiscono la massima sicurezza, progettate e fatte realizzare dall’ing. Gerardo De Canio, che ha anche coordinato il gruppo di esperti che si è occupato delle varie e complesse fasi della loro ricollocazione.


Le nuove basi antisismiche sono realizzate in marmo di Carrara e assicurano il massimo isolamento delle statue nei confronti delle sollecitazioni dei terremoti nelle direzioni orizzontali e verticali. Per ciascuna statua è stata realizzata una base costituita da due blocchi di marmo sovrapposti; su entrambe le superfici interne dei due blocchi sono state scavate - in modo speculare - quattro calotte concave, nel mezzo delle quali sono collocate quattro sfere, anch’esse di marmo. Le calotte concave e le sfere di marmo svolgono la funzione antisismica e la loro dimensione viene definita in fase di progettazione in rapporto al grado di protezione sismica necessaria.  Nel blocco di marmo superiore sono inseriti elementi dissipativi per l’isolamento sismico da oscillazioni nella direzione verticale. I dispositivi installati richiedono una manutenzione minima.
In presenza di un terremoto sarà la parte sottostante della base a subire l’azione sismica e si potrà muovere con il terreno senza trasmettere alla parte superiore le sollecitazioni, in quanto completamente assorbite dal movimento delle sfere all’interno delle cavità ricavate nel marmo. Il movimento delle sfere conferisce al sistema la capacità di spostamenti rigidi e con un attrito molto ridotto, caratteristiche che minimizzano o rendono quasi nulle le sollecitazioni.


Il sistema è particolarmente adatto per le statue sviluppate in verticale, come i Bronzi di Riace, o il David di Michelangelo, che hanno una base di appoggio molto ridotta e che quindi presentano nelle gambe il loro punto di maggiore vulnerabilità anche alle minime oscillazioni, che ne possono compromettere l’integrità strutturale e causare il ribaltamento.
Per effettuare le verifiche di funzionalità e sicurezza, sono state realizzate delle copie in scala reale delle statue dei Bronzi di Riace, che sono state poi poggiate sulle nuove basi di marmo, e poi messi sulle “tavole vibranti” che simulano i terremoti presso il Centro Ricerche ENEA della Casaccia. Le tavole vibranti sono impianti sperimentali complessi, di grandi dimensioni, in grado di riprodurre i terremoti reali nelle componenti orizzontali e verticale, e che per le prove di qualificazione delle basi hanno simulato  terremoti anche superiori al livello massimo previsto per il sito del Museo a Reggio Calabria, senza che le copie delle statue abbiano subito alcuna sollecitazione.

La realizzazione di queste basi deriva da una convenzione stipulata dall’ENEA e la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria. L’esigenza di un più adeguato e sicuro isolamento sismico dei Bronzi di Riace è stata determinata dalla loro nuova  collocazione all’interno del Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria.
Per queste basi sono stati utilizzati gli isolatori sismici sviluppati dall’ENEA per la protezione di strumentazioni delicate, sistemi di comunicazione e di gestione dei dati rilevanti ai fini della sicurezza, sale operatorie, gasdotti, apparecchiature in centrali di produzione e/o  trasformazione dell’energia elettrica, sistemi di sicurezza di impianti a rischio, e per il patrimonio culturale.
L’ENEA è impegnata a sviluppare ampie sinergie tra il mondo della ricerca e il settore dei beni culturali, mettendo a disposizione del nostro patrimonio storico e artistico tutte le migliori tecnologie realizzate nei nostri laboratori.

http://titano.sede.enea.it/Stampa/skin2col.php?page=comunicatodetail&id=437

http://titano.sede.enea.it/Stampa/skin2col.php?page=comunicatodetail&id=626

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martedì 24 dicembre 2013

BUON NATALE



"NOI  NON CONOSCIAMO LE PERSONE QUANDO VENGONO DA NOI; DOBBIAMO ANDARE NOI DA LORO PER SAPERE QUEL CHE SONO"

Johann Wolfang Von Goethe

domenica 22 dicembre 2013

LA LUCE PER USCIRE DAL BUIO ARRIVA SEMPRE DAL PASSATO


UNA PLACIDA DOMENICA MATTINA PROSSIMA AL NATALE; UN PALLIDO SOLE FREDDO E ASSONNATO SEMBRA AIUTARMI A FARE CHIAREZZA NEI PENSIERI CHE VOGLIO SCRIVERE…

ACCENDO IL COMPUTER E L’OCCHIO CADE SU UNA CARTELLA CHE AVEVO MESSO IN UN ANGOLO COME PROMEMORIA: “ITALO CALVINO SU CHE GUEVARA”.

QUARANTESEI ANNI SONO PASSATI EPPURE LE PAROLE DI CALVINO MI SEMBRANO SCRITTE OGGI, PER IL MONDO DI OGGI…

LA LUCE PER USCIRE DAL BUIO ARRIVA SEMPRE DAL PASSATO.

MLR



“Qualsiasi cosa cerchi di scrivere”  -  ottobre 1967

di Italo Calvino

“ Pensando a Che Guevara

Qualsiasi cosa io cerchi di scrivere per esprimere la mia ammirazione per Ernesto Che Guevara, per come visse e per come morì, mi pare fuori tono. Sento la sua risata che mi risponde, piena d'ironia e di commiserazione. Io sono qui, seduto nel mio studio, tra i miei libri, nella finta pace e finta prosperità dell'Europa, dedico un breve intervallo del mio lavoro a scrivere, senza alcun rischio, d'un uomo che ha voluto assumersi tutti i rischi, che non ha accettato la finzione d'una pace provvisoria, un uomo che chiedeva a sè e agli altri il massimo spirito di sacrificio, convinto che ogni risparmio di sacrifici oggi si pagherà domani con una somma di sacrifici ancor maggiori.
Guevara è per noi questo richiamo alla gravità assoluta di tutto ciò che riguarda la rivoluzione e l'avvenire del mondo, questa critica radicale a ogni gesto che serva soltanto a mettere a posto le nostre coscienze.
In questo senso egli resterà al centro delle nostre discussioni e dei nostri pensieri, così ieri da vivo come oggi da morto. E' una presenza che non chiede a noi né consensi superficiali né atti di omaggio formali; essi equivarrebbero a misconoscere, a minimizzare l'estremo rigore della sua lezione. La "linea del Che" esige molto dagli uomini; esige molto sia come metodo di lotta sia come prospettiva della società che deve nascere dalla lotta. Di fronte a tanta coerenza e coraggio nel portare alle ultime conseguenze un pensiero e una vita, mostriamoci innanzitutto modesti e sinceri, coscienti di quello che la "linea del Che" vuol dire -una trasformazione radicale non solo della società ma della "natura umana", a cominciare da noi stessi- e coscienti di che cosa ci separa dal metterla in pratica.
La discussione di Guevara con tutti quelli che lo avvicinarono, la lunga discussione che per la sua non lunga vita (discussione-azione, discussione senz'abbandonare mai il fucile), non sarà interrotta dalla morte, continuerà ad allargarsi. Anche per un interlocutore occasionale e sconosciuto (come potevo esser io, in un gruppo d'invitati, un pomeriggio del 1964, nel suo ufficio del Ministero dell'Industria) il suo incontro non poteva restare un episodio marginale. Le discussioni che contano sono quelle che continuano poi silenziosamente, nel pensiero. Nella mia mente la discussione col Che è continuata per tutti questi anni, e più il tempo passava più lui aveva ragione.
Anche adesso, morendo nel mettere in moto una lotta che non si fermerà, egli continua ad avere sempre ragione.”


 Granma del 25/09/2007