IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

LA NUOVA CONOSCENZA

GdM

mercoledì 7 giugno 2017

UNA MOLECOLA PRIMORDIALE ALL'ORIGINE DELLA VITA?



Come già ampiamente illustrato da me e dal Dr. Pattera nel nostro saggio:
IL PRINCIPIO DELL'IMMORTALITA', NEO-ESO-BIOLOGIA
altri studi riprendono ed estendono il concetto fondamentale della "panspermia".

Una molecola primordiale all'origine della vita, avrebbe generato i 'mattoni' del Dna e dell'Rna

Ci sarebbe un'unica molecola primordiale alle origini della vita sulla Terra, un progenitore comune dal quale si sarebbero formati sia i 'mattoni' del Dna che quelli dell'Rna attraverso un processo chimico del tutto simile. A ricostruirne i passaggi, approdando ad una nuova teoria unificatrice inseguita da oltre mezzo secolo, sono i ricercatori dello University College di Londra in collaborazione con i colleghi dell'Università di Harvard e del Massachusetts General Hospital, che pubblicano i risultati sulla rivista Nature Communications.  Quando la vita è comparsa sulla Terra, le sue 'istruzioni' erano probabilmente scritte in una molecola di Rna. Per produrla erano necessari due tipi di 'mattoni': i nucleotidi purinici e i nucleotidi pirimidinici. "Entrambi dovevano essere simultaneamente presenti", sottolinea Matthew Powner dello University College di Londra. Tutte le teorie proposte fino ad oggi, però, prevedevano che le due classi di nucleotidi si fossero formate separatamente, in condizioni mutualmente incompatibili. "La soluzione a questo problema - aggiunge Powner - è stata elusiva per più di 50 anni". Ora, però, potrebbe emergere grazie ad un radicale cambio di prospettiva suggerito da questo nuovo studio, che formula la 'ricetta' più semplice che sia mai stata proposta per la produzione simultanea di nucleotidi purinici e pirimidinici: la soluzione starebbe in un'unica molecola primordiale progenitrice, comparsa prima della vita, che avrebbe generato tutti i componenti dell'Rna e del Dna nelle stesse condizioni chimiche.

 
PER APPROFONDIMENTI:






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LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
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venerdì 2 giugno 2017

IL MIRAGGIO (PER ORA) DELLA FECONDAZIONE ASSISTITA NELLO SPAZIO


da:
http://www.lescienze.it/news/2017/05/25/news/topi_nati_spermatozoi_conservati_spazio-3541283/?refresh_ce

Topi sani nati da spermatozoi conservati nello spazio

Embrioni di topo fecondati con spermatozoi rimasti per nove mesi sulla Stazione spaziale internazionale hanno portato a cuccioli che non hanno mostrato anomalie genetiche né malattie di rilievo rispetto alla norma. Questo risultato rappresenta una prima indicazione dell'affidabilità delle tecniche di procreazione assistita che potrebbero diventare la norma nella futura colonizzazione umana dello spazio. In un laboratorio di ricerca biologica del Giappone è nata una nuova cucciolata di topi. Non ci sarebbe ovviamente nulla di eccezionale in questo evento, se non fosse per il fatto che questi roditori sono nati da spermatozoi conservati per nove mesi nello spazio, a bordo della Stazione spaziale internazionale, e che nonostante ciò non mostrano né anomalie genetiche né malattie di rilievo. L’annuncio è stato dato in un articolo su "Proceedings of the National Academy of Sciences" da Sayaka Wakayama dell'Università di Yamanashi e colleghi.

Un'immagine della Stazione spaziale internazionale (Credit: NASA/Wikimedia Commons)

Si tratta di un risultato per nulla scontato, considerato che la dose media di radiazione sulla Stazione spaziale internazionale, dovuta ai raggi cosmici, le particelle cariche che provengono dallo spazio esterno, è 100 volte maggiore che sulla Terra e che questa radiazione potrebbe creare notevoli problemi riproduttivi agli organismi che permangono nello spazio per lungo tempo. Compresi gli esseri umani.  Wakayama e colleghi hanno usato campioni di spermatozoi di topo disidratati, congelati e conservati nello spazio per 288 giorni, tra agosto 2013 e maggio 2014. Una volta rientrati, li hanno confrontati con un campione di spermatozoi conservato sulla Terra in condizioni simili, rilevando un numero di danni a carico del DNA degli spermatozoi spaziali superiore a quelli degli spermatozoi terrestri.  In seguito, gli autori hanno fecondato in vitro alcuni embrioni con i due tipi di spermatozoi e li hanno poi impiantati in alcune femmine per la gravidanza. I tassi di natalità nei due casi sono risultati confrontabili, senza anomalie di rilievo per gli spermatozoi tornati dallo spazio.  Successive analisi genetiche hanno rivelato solo minime differenze rispetto ai piccoli nati da spermatozoi controllo, ovvero quelli conservati sulla  Terra. Infine, i piccoli generati da spermatozoi conservati nello spazio hanno a loro volta generato adulti normalmente fertili, il che indica che il danno al DNA rilevato in precedenza era stato (presumibilmente ? – ndr -MLR) riparato negli embrioni dopo la fecondazione.  Il risultato dimostra così la possibilità di applicare in modo affidabile le tecniche di fecondazione assistita nello spazio (??? – ndr - MLR); si tratta di un risultato importante considerando le prospettive a lunga scadenza della colonizzazione umana dello spazio. In questo contesto, è probabile che le tecniche di riproduzione assistita debbano diventare la regola, ed è perciò essenziale avere una conoscenza approfondita della capacità di ovociti e spermatozoi conservati di resistere alle difficili condizioni ambientali presenti al di fuori dell'atmosfera terrestre.

da:


 COMMENTO:
 Ritengo importante commentare l’ultima parte dell’articolo sopra esposto, quella sottolineata, semplicemente citando un paragrafo dello studio che ho pubblicato insieme con il Dr. Giorgio Pattera dal titolo: IL VINCOLO PLANETARIO che potrete trovare qui sotto:

GdM n. 530 Marzo- Aprile 2017 (rivista cartacea)


e per ulteriori approfondimenti qui:

cito: 

…” Gli esperimenti di genetica molecolare sui cosiddetti “organismi modello” in bassa gravità (per intenderci, quelli effettuati sulle stazioni spaziali orbitanti) ci hanno dimostrato che la morfogenesi delle strutture viventi è stata pensata, generata e calibrata da “qualcuno”, che ha predisposto nei minimi dettagli i confini specifici (i pianeti adatti), oltre i quali nessuna Vita sarebbe possibile: “Esperimenti di riproduzione animale eseguiti nello spazio possono in parte aiutarci a trarre conclusioni sugli umani. La maggior parte degli animali si riproduce per uova (noi compresi) e la struttura dell’uovo o dell’ovulo contiene una grande quantità di acqua e una simmetria rispetto ad un asse. In alcuni animali, quali ad esempio la rana Xenopus Laevis utilizzata per gli esperimenti nello spazio, l’asse polare anticipa l’asse principale del corpo dell’embrione e la direzione di arrivo della piccola cellula spermatica contribuisce ad indicare la direzione in cui si svilupperà il dorso o il ventre dell’embrione stesso. Quando queste simmetrie vengono disturbate, come appunto in microgravità, anche dopo la fertilizzazione il tuorlo può spostarsi determinando cambiamenti nella struttura dell’embrione. Sulla base degli esperimenti realizzati, embrioni di Xenopus allevati nello spazio mostrano la loro perdita di simmetria, sviluppando una spina dorsale distorta e varie altre anomalie…” (citazione da: Astrobiologia: le frontiere della vita. La ricerca della vita extraterrestre – Giuseppe Galletta e Valentina Sergi – Hoepli, 2009). “

A tutt’oggi quindi è quanto mai azzardato parlare di FECONDAZIONE ASSISTITA NELLO SPAZIO (senza un simulatore di gravità). Ritengo pertanto che lo studio sopra citato, per il momento, si debba fermare alla possibilità di fecondazione assistita ma a gravità 9,80665 m/s² (media convenzionale a livello del mare lat. 45,5), poi delle proprietà di riparazione del DNA danneggiato possiamo anche parlare…

MLR

BIBLIOGRAFIA:

“IL PRNCIPIO DELL’IMMORTALITA’, neo-eso-biologia” di Marco La Rosa & Giorgio Pattera  (CreateSpace Edition USA 2016).

“ASTROBIOLOGIA: LE FRONTIERE DELLA VITA”: La ricerca della vita extraterrestre – Giuseppe Galletta e Valentina Sergi (Hoepli, 2009).

“CRESCITA E FORMA”  di D'Arcy Wentworth Thompson, (J. T. Bonner, Bollati Boringhieri, Torino 1992).

“LA VITA NELLO SPAZIO” Scienza e Rivoluzione I Vol. (Pubblic. Enne più uno quinterna.org).





PER APPROFONDIMENTI:






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lunedì 29 maggio 2017

I CAMBIAMENTI COSMICI E...LA MIGRAZIONE DEGLI ALBERI


Usa, la migrazione degli alberi. "Si stanno spostando verso ovest"

E’ SOLO UNA QUESTIONE DI CAMBIAMENTO DELLE PRECIPITAZIONI OPPURE LA NATURA, CHE SI ACCORGE DEI MUTAMENTI COSMICI MOLTO PRIMA DI NOI, CI STA AVVERTENDO DI QUALCOSA CHE E’ ORMAI IMMINENTE?
                          Il professor Songlin Fei - (Purdue University photo/Tom Campbell

Una ricerca indica che le piante degli States orientali sono in cammino verso una nuova e inusuale direzione. "Si sono spostati di 15,4 chilometri in 10 anni" nella direzione sbagliata?

 In America sta avvenendo una lenta e strana marcia degli alberi verso ovest. Fatto che stupisce scienziati e ricercatori: dovrebbero muoversi verso i poli, in particolare a nord, alla ricerca di temperature più familiari rispetto a quelle che il cambiamento climatico sta modificando. Eppure, spiegano gli ecologisti della Purdue University di West Lafayette, Indiana, negli ultimi 30 anni la migrazione degli alberi orientali sembra aver cambiato direzione. La causa, secondo i ricercatori, è legata al mutamento delle precipitazioni. Per questo motivo alcune specie di alberi della parte orientale degli Stati Uniti avrebbero intrapreso un lento spostamento verso ovest.

                            Treepedia, l'atlante degli alberi nelle città del mondo

A Science, il professor Songlin Fei ha raccontato che osservando il "cammino" di 86 tipi di alberi attraverso i dati del servizio Forestale degli Stati Uniti (nel periodo 1980-1995 e 2013-2015) su piante di Maine, Minnesota e Florida, "c'è stata una grande sorpresa. Gli alberi rispondono ai cambiamenti del clima, alla disponibilità di acqua e alle variazioni della temperatura. Ma anziché andare verso nord, lontano dai tropici e dal suolo più caldo, come da sempre osservato e ipotizzato, vanno verso ovest. Il che resta per molti aspetti ancora un mistero". Secondo lo studio questo processo graduale sta avvenendo "più velocemente di quanto si possa pensare" e gli alberi che si muovono verso il "west" si stanno spostando ad una velocità di 15,4 chilometri per decennio, mentre quelli in cammino verso nord si sono spostati "solo" a 11 chilometri per decennio. Rispetto a molte conifere, gli angiosperme e gli alberi in fiore hanno dunque preso "una nuova direzione, probabilmente legata alla pioggia" anche se Fei spiega che "è ancora complesso determinare il motivo di questi spostamenti, ci sono molti fattori da considerare". Fra questi, ad esempio, l'iterazione uomo-natura, con l'insediamento di molti residenti in quelle aree a partire dal 1920, il diffondersi di parassiti, la presenza di incendi e altre conseguenze che potrebbero aver influito sulla vita delle piante. "Quello che è certo è che le foreste odierne hanno un aspetto diverso rispetto a 10, 20 o 30 anni fa. Un altro fatto rilevante è che spesso a 'partire' sono gli alberi più giovani". Chiaramente, sottolinea il ricercatore, "non è che alzano le radici e camminano, ma gli alberi più giovani cominciano a nascere o migrare più verso ovest. Spostano gradualmente i loro "centri abitati" a seconda delle condizioni migliori che possono trovare per crescere". Gli alberelli possono espandersi più facilmente in una nuova regione mentre i più anziani muoiono.

 
 Dai dati osservati quasi nessuna specie si è spostata verso sud o est e "la temperatura media annua degli ultimi 35 anni negli Stati Uniti orientali è aumentata di 0,16 gradi Celsius". Tutti fattori che "non possono farci pensare che questi spostamenti siano colpa del cambiamento climatico al 100%, ma di sicuro è gran parte del problema e gli alberi si adattano a questo andando a cercare l'umidità altrove" chiosa Fei. In attesa di approfondire il fenomeno, senza sapere se la tendenza continuerà verso ovest, gli studiosi temono che si verificherà una spaccatura nelle più importanti comunità arboree degli States orientali.  "Le conifere vanno a nord, gli altri a ovest: ci sarà una frattura a est. Se diverse specie migrano in direzioni opposte, la comunità potrebbe iniziare a crollare. E' un po' come vedere la fine di un gruppo di amici che si dividono per andare in diverse Università. Dobbiamo continuare a monitorarli".






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mercoledì 24 maggio 2017

VACCINI: IL VERO PROBLEMA E' IL GRADO DI CONOSCENZA E CONSAPEVOLEZZA DELL'UOMO MEDIO


con la collaborazione e consulenza del Dr. Giorgio Pattera (biologo)

QUALI SONO LE COSE DA CONOSCERE?

PERCHE’ I VACCINI (FORSE) SONO STATI FONDAMENTALI (OPPURE PER NULLA !) PER L’UMANITA’ E PERCHE’ OGGI RISCHIANO DI DIVENTARE UN PROBLEMA PER  CHI GOVERNA SENZA CRITERIO?

 
Thimerosal:

Etil(2-mercaptobenzoato-(2-)-O,S) mercurato(1-) sodio C9H9HgNaO2S tossicità acuta tossico a lungo termine pericoloso per l'ambiente.

Thimerosal o Thiomersal o sodio-etilmercurio-tiosalicilato (C9H9HgNaO2S) è un composto organo-mercuriale, strutturalmente correlato a nitromersolo. Nell'organismo viene metabolizzato in etilmercurio e tiosalicilato. Non contiene metilmercurio, un derivato mercuriale i cui effetti tossici sull'uomo sono ben studiati. In virtù del suo potere antisettico, fin dagli anni '30 viene utilizzato come conservante dei vaccini, nelle preparazioni di immunoglobuline, sieri anti-veleno, soluzioni disinfettanti per uso oftalmologico e nasale e negli inchiostri per tatuaggi. Sintetizzato per la prima volta da Morris Kharasch, il composto fu commercializzato negli Stati Uniti con il nome di Merthiolate dalla Eli Lilly and Company. Negli Stati Uniti, nell'Unione europea e in alcuni altri paesi tale composto viene progressivamente eliminato dai vaccini a uso pediatrico, a scopo precauzionale, per ridurre la potenziale sovra-esposizione al mercurio nei bambini.

La presunta correlazione con l'autismo:

Nonostante numerosi studi e ricerche scientifiche non rilevino alcuna correlazione tra thimerosal e autismo alcuni soggetti attivi nell'ambito medico, ritengono che il thimerosal potrebbe avere una presunta correlazione con l'autismo. Il consenso scientifico "ufficiale" internazionale, incluse le più importanti istituzioni scientifiche e mediche mondiali, come il National Institute of Health statunitense e l'Organizzazione Mondiale della Sanità, e così anche le agenzie governative come la Food and Drug Administration e la CDC, ad oggi escludono espressamente che il thimerosal possa avere un qualunque ruolo nell'autismo o nei disordini neurologici. Nonostante ciò, una notevole mole di studi scientifici indipendenti, alcuni li potrete trovare qui:

http://www.mednat.org/vaccini/effetto_gregge.htm


e qui:


sono davvero una grossa spina nel fianco per i signori della medicina che purtroppo sono anche a salvaguardia degli interessi economici delle lobby farmaceutiche. Se davvero quindi non ci fosse alcun rischio non sarebbe necessario ridurre la sovra-esposizione da mercurio e altre non precisate sostanze (vedi sopra l'esposto Codacons), come invece si sta facendo ufficialmente dal 1999 (?). E’ palese che dietro a ciò ci sia ben altro che l' incondizionata salvaguardia della salute pubblica.

Oggi assistiamo praticamente impotenti, alle isteriche prese di posizione della medicina ufficiale e dei politici con gli ultimi decreti legge, che oltre ad imporre ben 12 vaccini obbligatori (solo in Italia),  demonizzano ed inquisiscono tutti coloro che, BADATE BENE, non obiettano la necessità dei vaccini tout court, ma chiedono semplicemente che sia fatta una volta per tutte chiarezza sulla necessità di vaccinazioni a tappeto anche quando non necessario e certamente di rendere i vaccini, quelli davvero importanti, totalmente sicuri non a spese del contribuente ma a totale carico del produttore, nonché evitare la censura di tutti gli studi alternativi che presentano evidenze importanti riguardo l'efficacia delle vaccinazioni, con screening ultradecennali ed approfondite analisi scientifiche assolutamente degne di fede.

 Purtroppo, questo logico ragionamento non fa ancora parte della nostra cultura. Essere correttamente istruiti ed informati è controproducente per chi vuole detenere il controllo delle masse, ecco perché la pigrizia dell’individuo medio nel voler essere “consapevole” gioca a favore di coloro che si ergono a detentori del sapere e del potere, favorendo questo clima isterico, oscurantista, totalitario e di anacronistica "caccia alle streghe". 

MLR


GLI AMISH - LA COMUNITA' CHE RIFIUTA I VACCINI CON TASSI DI AUTISMO PARI A ZERO! COINCIDENZE?



A cura del Dott. Massimo Pandiani:
Negli Stati Uniti, 1 bambino su 166 è autistico.

Un giornalista ha deciso di analizzare la percentuale di bambini autistici presso le comunità Amish, per ricavare indizi eziologici sulla malattia. L’autismo è una patologia difficile da gestire, poiché è caratterizzato da uno sviluppo anomalo o alterato dell’interazione e comunicazione sociale, e da una notevole limitazione delle attività e degli interessi del soggetto. E mentre l’ambiente scientifico afferma che la prevalenza dell’autismo sia rimasta generalmente la stessa per millenni, ora, negli Stati Uniti, siamo arrivati ad una percentuale di un caso ogni 166 bambini nati. Con questa devastante statistica in mente, un giornalista ha pensato di analizzare la percentuale di autistici presenti nelle comunità Amish, perché forse questa ricerca avrebbe potuto rivelare vari indizi eziologici dell’autismo. Essendo stati per centinaia di anni non a contatto con la cultura americana e col progresso scientifico, gli Amish avrebbero potuto avere meno contatti con qualche nuovo fattore in grado di stimolare lo sviluppo dell’autismo nel resto della popolazione. E la causa più probabile sarebbero i vaccini. Viaggiando nel cuore della comunità olandese della Pensylvania, alla ricerca di bambini Amish autistici, il giornalista – basandosi sulle statistiche nazionali – avrebbe dovuto trovare almeno 200 bambini autistici nella comunità, ma al contrario, ne ha trovati soltanto tre, con un’età massima di 9-10 anni: La prima era una ragazzina giunta in adozione dalla Cina, (la Cina, l’India e l’Indonesia, sono fra i paesi che si stanno attivando più in fretta per i programmi di vaccinazione di massa). Il secondo bambino Amish autistico, era stato sottoposto sicuramente a vaccinazione, sviluppando subito dopo autismo. Il giornalista non ha potuto stabilire lo stato delle vaccinazioni del terzo bambino.

Effetti pericolosi del Thimerosal:

In alcuni vaccini, si utilizza un preservante a base di mercurio, denominato Thimerosal, che serve a impedire che le fiale con dosi multiple vengano contaminate dalle ripetute perforazioni dell’ago. Quando i funzionari sanitari Usa si sono resi conto della quantità di mercurio che neonati e bambini erano costretti ad assorbire attraverso i vaccini, la tossina è stata eliminata dai vaccini, a cominciare dal 1999. Vaccini pericolosiTuttavia, per problemi di errori nelle etichette e altri, il thimerosal è ancora presente nei vaccini e sempre più bambini stanno soffrendo a causa di ciò. C’è ancora qualcuno che ha bisogno di ulteriori prove del nesso fra vaccini e autismo? Evidentemente, quanto descritto precedentemente non è una prova scientifica controllata in doppio cieco e con placebo, ma un’analisi basata sull’evidenza dei fatti che, per quanto mi riguarda, fornisce un collegamento irrefutabile tra vaccini contenenti mercurio e autismo. Non è necessario essere medico, avere una specialità in epidemiologia o insegnare genetica molecolare per capire questo collegamento. Quanto ovvio deve essere di più? Il collegamento fra l’autismo e i vaccini non è certamente una idea nuova. Infatti, l’informazione parla di questa questione da almeno sei anni. L’anno scorso uno studio ha rivisto i dati dei Centers for Disease Control and Prevention’s (CDC) Vaccine Data Link, concludendo che i bambini che ricevono vaccinazioni contenenti thimerosal, hanno 27 volte più probabilità di sviluppare autismo, rispetto ai bambini che non hanno subito questa prassi. Ciò significa un aumento di rischio del 2.700 per cento. I numeri non mentono. E’ impressionante come il giornalista abbia trovato solo tre bambini con autismo fra gli Amish. Uno era adottato e vaccinato precedentemente, un altro era uno dei pochi bambini Amish vaccinati ed il terzo ha avuto una storia poco chiara di vaccinazioni. Quindi, tutt’al più, solo un bambino autistico rispetto ai 200 previsti (stando alle statistiche nazionali americane). Le probabilità che queste siano pure coincidenze è praticamente impossibile. A causa della loro credenze religiose, la Comunità Amish non somministra ai propri bambini nessun vaccino. Naturalmente, molti di voi non possono scegliere un metodo così radicale. Tuttavia, se doveste scegliere un vaccino, vi consiglierei di guardare le numerose informazioni sul vaccino dell’epatite B. La versione multidose di questo vaccino, che è somministrato tipicamente ai neonati prima che lascino l’ospedale, contiene, infatti, ancora il thimerosal. Ciò è la massima espressione di negligenza e irresponsabilità, poiché il sistema nervoso centrale immaturo di questi neonati indifesi, è particolarmente suscettibile agli insulti tossici del thimerosal. Se siete giovani genitori che valutano i pro e contro dei vaccini, vi invito vivamente a informarvi circa la tossicità del thimerosal, che è purtroppo ancora presente nei vaccini multidose per l’epatite B e in quasi tutti i vaccini antinfluenzali (!!!) per bambini.

Chi è il Dott. Massimo Pandiani:

Ha conseguito la Laurea in medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano nel 1977. Si è specializzato in Urologia (MCL) nel 1980. 

Ha conseguito i seguenti attestati negli Stati Uniti:

Fellow of the International College of Nutrition (La Habra- California) 1982
Diplomate in Applied Kinesiology by IKAK on 1983 Milano, Dr. D. Leaf
Master in N.O.T. (Neuro organizational Tecnique) on 1984 Bern, Dr. K. Ferreri
Master in S.O.T. (Sacro-Occipital-Tecnique) 1985 Omaha, Dr. De Jarnette
Master in N.E.T. (Neuro Emotional Tecnique) 1986 Chicago, Dr. S. Walker
Course on Trace Minerals 1989 Boston, Dr. D. Watts
Course on Trace Minerals 1990 San Diego, Dr. D. Watts
Diplomate by ACAM for Chelation Therapy 1995, Los Angeles
Diplomate by IFM in Functional Medicine, Seattle, 1995-1996, Dr. J. Bland

Che cosa è la Medicina biomolecolare:


La Medicina biomolecolare è una metodologia medica che interviene da un punto di vista diagnostico-terapeutico principalmente, come dice il nome, a livello biochimico cellulare. Poiché la biochimica umana è un unico network composto da sistemi interdipendenti, profondamente influenzati da fattori interni ed esterni ambientali, l’approccio deve vertere su una valutazione dell’insieme di tutti questi sistemi (olismo) focalizzando l’attenzione sul paziente e non etichettando un individuo col nome di una malattia. I sintomi sono il risultato finale di uno squilibrio delle reazioni biochimiche presenti in quel dato individuo. Poter intervenire a livello biomolecolare significa non limitarsi a tamponare i sintomi bensì correggere gli squilibri, ancora disfunzionali, il più a “monte” possibile agendo quindi a livello di causa. Le reazioni biochimiche si verificano grazie alla presenza e utilizzo di numerosissime sostanze che fungono da catalizzatori. La maggior parte di queste sostanze sono vitamine, minerali e altri fattori nutrizionali. Riconoscere gli squilibri nutrizionali consente di assemblare una terapia a base di supplementi in base alle necessità del paziente. La regolazione dei livelli di questi catalizzatori permette di riportare una normale funzione biochimica. Quindi una supplementazione mirata di nutrienti insieme ad indicazioni dietetiche personalizzate, permette di agire nel vero e unico modo preventivo possibile. Per poter completare l’approccio olistico, regolarizzando le disfunzioni anche a livello strutturale e psichico, la medicina biomolecolare si avvale anche di altre metodiche complementari come la Kinesiologia Applicata, la Chiropratica, Protocolli di detossicazione, Terapia Chelante e varie metodiche psicologiche.


PER APPROFONDIMENTI:






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                             http://marcolarosa.blogspot.it/p/come-fare-per.html 






sabato 20 maggio 2017

CAR - T CELL: NUOVA FRONTIERA DELLA RICERCA ANTICANCRO

                     Immagine delle Car-T Cells – Fonte: Istituto Giannina Gaslini (GE)


Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa ( ENEA)

Le Car-T Cell al centro della ricerca anti-cancro

Il convegno di Genova “Stem Cells, Cancer, Immunology and Aging”  sulle nuove terapie anti-cancro ha presentato alcune delle più importanti novità scientifico-terapeutiche in Onco-Ematologia.

Il trapianto di cellule ematopoietiche (trapianto di midollo osseo, in origine) ha rappresentato il primo modello di terapia cellulare. E’ stata un’innovazione terapeutica formidabile che ha salvato e salva tuttora molte vite. Tuttavia, tale pratica clinica ancora oggi è associata ad importanti complicanze a lungo termine. Gli effetti del trapianto sono legati ad una reattività delle cellule trapiantate contro l’organismo del ricevente che permette di combattere il tumore ma che talvolta può anche essere diretta verso organi sani. È quindi necessario lo sviluppo di una terapia cellulare più mirata, cercando di togliere dall’inoculo le cellule che possono generare danni, lasciando espandere solamente quelle efficaci nell’eliminare le cellule neoplastiche. Da anni si lavora su progetti relativi allo studio ed alle applicazioni terapeutiche basate sulla generazione di popolazioni cellulari in grado di esercitare una potente azione antitumorale.

Le Car-T Cell al centro della ricerca anti-cancro:

Gli studi recenti dimostrano che la terapia cellulare è entrata a far parte dell’arsenale terapeutico, andando progressivamente ad occupare un posto sempre più rilevante nella pratica medica e quindi nelle risorse che il SSN dovrà mettere in campo. Oggi tuttavia c’è concreta evidenza che ingegnerizzando i T linfociti si ottengono risultati formidabili in pazienti ormai refrattari a tutte le terapie a disposizione. I Centri di Philadelphia, di New York e di Houston hanno fornito negli ultimi due anni una solida documentazione di questa portentosa innovazione. Questo approccio potrebbe in futuro sostituire il trapianto. Segnalata come Breakthrough of the Year 2013 dalla rivista Science, la terapia cellulare con linfociti geneticamente modificati è una branca della medicina traslazionale dalla storia non recente, ma solo ultimamente assurta alla cronaca scientifica e non per i risultati eccezionali ottenuti già nelle fasi precoci della sperimentazione clinica in tumori ematologici resistenti a terapie convenzionali (risposte complete e durature nel 90% dei bambini ed adulti con leucemia linfoblastica B sottoposti al trattamento – (Maude et al, NEJM, 16 Ottobre 2014).

Processo di trasferimento delle cellule Car-T nel paziente:

Tale approccio è finalizzato a migliorare il riconoscimento delle cellule tumorali da parte dei T linfociti del paziente, rendendoli così in grado di distruggere il tumore. Ciò si ottiene attraverso l’aggiunta di recettori “artificiali” (definiti chimerici – da cui il termine CAR: Chimeric Antigen Receptor) attraverso la manipolazione in laboratorio dei T linfociti estratti dal paziente e reintrodotti nello stesso al termine della procedura. Questo approccio, essendo basato sull’utilizzo di cellule self (ossia già appartenenti al soggetto, non estranee), minimizza al massimo l’eventualità di rigetto.

Le Car-T Cell al centro della ricerca anti-cancro:

Questi risultati straordinari sono il frutto di decenni di innovazioni tecnologiche che hanno reso possibile il superamento degli iniziali ostacoli all’applicazione di questa strategia, ed in particolare hanno permesso: l’ottimizzazione dei già esistenti recettori chimerici o CAR, lo sviluppo di vettori virali per il trasferimento genico sempre più efficaci e sicuri e la messa a punto di protocolli per l’espansione ex vivo dei linfociti T che ne preservino al meglio le caratteristiche funzionali. Quest’esperienza, originariamente nata in centri accademici nordamericani, ha risvegliato un interesse senza precedenti da parte della grande industria farmaceutica (Novartis, GSK, Pfizer) e ha favorito la nascita di start-up biotecnologiche ad hoc dalla capitalizzazione iniziale da capogiro (Juno Therapeutics, Kite Pharma, partnership Bluebird-bio-Celgene). Forti di ingenti finanziamenti, in questo delicato momento, queste stesse realtà stanno instaurando una complessa rete di collaborazioni con gruppi accademici, anche europei, attivi nel campo, al fine di assicurarsi un vantaggio competitivo di know-how e proprietà intellettuale, in quella che si sta profilando come una vera e propria corsa all’oro. E’ iniziata una collaborazione con i principali Centri che hanno sviluppato queste tecnologie. La collaborazione prevede sia l’invio di giovani in questi Centri, sia una attiva partecipazione del Gaslini al futuro sviluppo ed impiego di queste nuove tecnologie.

Da:
 

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