IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

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GdM

martedì 16 maggio 2017

PERCHE’ SICURAMENTE NON SIAMO SOLI NELL’UNIVERSO

Sabato e domenica scorsi, si sono svolti a San Marino gli annuali simposi sull'esplorazione dello spazio, la vita nel cosmo e sopratutto la ricerca della vita extraterrestre.
Sabato mattina all'interno del 18° Simposio Mondiale sull'esplorazione dello spazio e la vita nel cosmo, il sottoscritto ed il Dr. Giorgio Pattera sono stati invitati a tenere una relazione inerente gli argomenti trattati nell' ultimo saggio: "IL PRINCIPIO DELL'IMMORTALITA', NEO-ESO-BIOLOGIA, pubblicato nel 2016.

di seguito potrete leggere una sintesi dei concetti esposti, corredati da alcune foto dell'evento e dei relatori italiani ed esteri che hanno portato i loro contributi.

Un doveroso ringraziamento all'amico Dr. Roberto Pinotti, al Presidente del CUN Vladimiro Bibolotti ed a tutto il Consiglio Direttivo per l'invito, l'organizzazione ed il successo dell'evento che ha visto la cornice del teatro Titano, gremita in ogni ordine di posti per tutta la due giorni dei simposi.
Un ringraziamento per il patrocinio e l'eccellente ospitalità alla Segreteria di Stato per il Turismo, Territorio e Ambiente, la Segreteria di Stato per gli Affari Esteri e Politici , Istruzione Cultura e Università della Repubblica di San Marino.

Marco La Rosa & Giorgio Pattera
          
“La vita è un fenomeno naturale, normale, addirittura inevitabile. Quindi, presto o tardi, inizierà su ogni pianeta abitabile…”
                                          (Isaac Asimov, 1979)

UNIVERSO ED ORDINE “KOSMICO”: 

L’IMPORTANZA DEL DNA UNIVERSALE NELLA COSTANTE COSMOLOGICA

di: Marco La Rosa



 Isaac Asimov (biochimico-scrittore):

…”possiamo metterla in questo modo: la prima legge della termodinamica stabilisce che il contenuto in energia dell’universo è costante. La seconda legge della termodinamica stabilisce che il contenuto di entropia dell’universo aumenta. Se la prima legge della termodinamica sembra implicare che l’universo è immortale, la seconda legge mostra che questa immortalità è, in un certo modo, priva di valore. L’energia sarà sempre lì, ma non sarà sempre capace di produrre cambiamenti, moto e lavoro. Un giorno l’entropia dell’universo raggiungerà un massimo e tutta l’energia sarà livellata. Allora, benché tutta l’energia sia ancora presente, non saranno possibili variazioni, moto,lavoro, vita ed intelligenza. L’universo esisterà ancora ma solo come una statua congelata. Il film avrà cessato di girare e staremo guardando per sempre un fotogramma fisso”.

…”talvolta il processo dell’aumento di entropia viene descritto immaginando l’universo come un orologio enorme ed indescrivibilmente complicato che sta lentamente rallentando. Ebbene gli esseri umani posseggono orologi che possono rallentare, e spesso lo fanno, ma possono sempre ricaricarli. Non potrebbe esservi un processo analogo anche per l’universo? In effetti, non dobbiamo immaginare che una diminuzione di entropia avvenga solo attraverso azioni deliberate di esseri umani. La vita stessa, a prescindere completamente dall’intelligenza umana, sembra sfidare la seconda legge della termodinamica. Gli individui muoiono, ma nuovi ne nascono e la gioventù è sempre comunque in maggioranza. La vegetazione muore d’inverno ma cresce nuovamente in primavera. La vita si è mantenuta sulla terra per più di tre miliardi di anni e non mostra alcun segno di volersi estinguere; in effetti , sembra voglia arricchirsi, poiché in  tutta la sua storia sulla terra la vita è diventata più complessa sia nel caso dei singoli organismi sia nelle rete ecologica che li avvolge insieme. La storia dell’evoluzione biologica rappresenta una vasta diminuzione di entropia. A causa di ciò, si è cercato di definire la vita come un meccanismo per la diminuzione dell’entropia. Se ciò fosse vero, allora l’universo non andrebbe mai incontro alla cosiddetta “morte termica”, in quanto dovunque la vita eserciti la sua influenza essa agirà automaticamente per diminuire l’entropia”.

L'evoluzione cosmica procede quindi  per progressivi aumenti del disordine ma, in tutto questo caos, localmente si formano “campi” che violano la seconda legge della termodinamica permettendo lo sviluppo di strutture altamente organizzate ed ordinate come quelle biologiche, senza violare la legge generale. Si può dire che la costruzione dell’ ordine locale viene fatta a spese dell' "ordine esterno" e quindi l'entropia generale (disordine) del sistema aumenta, mentre quella locale (ad esempio la vita sulla Terra) diminuisce tendendo all’ordine. Pertanto l'aumento dell’ ordine che si vede nel nostro mondo è ottenuto sfruttando l'energia che riceviamo dal Sole in forma di fotoni ordinati (energia cinetica) che, dopo l'uso, sono ri-emessi “disordinatamente” come radiazione infrarossa, cioè calore che è una forma  più "disordinata" di quella cinetica dei fotoni incidenti. La seconda legge (forse),  ha valenza universale e domina  il comportamento della materia, ma proprio l'evoluzione termodinamica permette alla materia di strutturarsi in forme altamente organizzate (e quindi altamente ordinate) come appunto quelle che danno origine alla vita cosciente.  

Il premio Nobel per la chimica (1977) Ilya Prigogine fu uno strenuo sostenitore della teoria che il cosmo si evolve verso un progressivo aumento della complessità e dell’ordine. La vita, secondo  lo scienziato russo, non è nata per caso, non è una fatalità; al contrario, è conseguenza di una logica immanente all’universo, organizzato in modo da generare forme di vita sempre più complesse e organizzate. Il cosmo ha ospitato i gas primordiali, poi le prime particelle viventi, le forme di vita inferiori, gli animali e infine la vita intelligente e cosciente.

Quindi siamo in presenza di  una logica,  di una legge superiore che organizza ed amministra l’universo. Qualcosa di  più forte del caso che sarebbe alla base delle mutazioni che consentono l’evoluzione. È la legge cosmica fondamentale che non possiamo dimostrare, ma di cui l’uomo ha intuizione fin dall’Antichità e che ha chiamato Logos (i Greci), Hokmà (gli Ebrei), Maat (gli Egiziani), Dhamma (gli Indù), Tao (i Cinesi), Shinto (i Giapponesi). Un ordine universale che procede lungo la linea del tempo e arriva  all’uomo. In questo senso, filosofia greca e sapienza orientale sono in perfetto accordo: Lao-Tzu guarda al Tao per dare un ordine alla vicenda umana, e Platone, nelle Leggi, scrive: “Anche quel piccolo frammento che tu rappresenti, o uomo meschino, ha sempre il suo intimo rapporto con il cosmo… Non per te infatti questa vita si svolge, ma tu, piuttosto, vieni generato per la vita cosmica”.

<< La Vita consapevole , è la Scienza più potente e perfetta dell’Universo, non ha nulla di casuale, fin dall’inizio. >>. (Marco La Rosa).

FONTI E CITAZIONI:

“Civiltà extraterrestri” – Isaac Asimov – Mondadori 1994
“Catastrofi a scelta” – Isaac Asimov – AME 1979
http://www.estropico.com/id268.htm
“fili d’aquilone n. 20” – filidaquilone.it
“L’altra Genesi” – Marco La Rosa – 2012
“L’Uomo Kosmico”  - Marco La Rosa  - 2014
“Il Risveglio del Caduceo dormiente” – Marco La Rosa - 2015
“Il Principio dell’immortalità” – Marco La Rosa & Giorgio Pattera - 2016
 












Foto: CHIERICI CRISTIANA
PER APPROFONDIMENTI:






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"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
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sabato 13 maggio 2017

ALTRE VITE... ALIENE ...

               Encelado, visto dalla sonda Cassini, nel 2015 (Credit: NASA/JPL-Caltech)

SEGNALATO DAL DR. GIORGIO PATTERA (BIOLOGO)

La vita aliena? Potrebbe essere basata sul silicio

Dopo la scoperta di Trappist-1, la Nasa ha annunciato che l’oceano sotto la superficie ghiacciata di Encelado, un satellite di Saturno, potrebbe ospitare forme di vita. Ma di che tipo?

Questa prima parte del 2017 è stata caratterizzata da annunci eclatanti da parte della Nasa. A febbraio la scoperta di Trappist-1, un sistema solare a circa 40 anni luce dalla Terra, formato da sette pianeti. Tre di questi si troverebbero nella cosiddetta fascia di abitabilità, una zona in cui è possibile teoricamente la presenza di acqua in forma liquida necessaria allo sviluppo della vita così come la conosciamo. È di aprile, invece, la notizia che su Encelado, un satellite di Saturno, potrebbero esserci le condizioni e gli ingredienti adatti allo sviluppo della vita. È inevitabile che queste scoperte abbiano puntato i riflettori sugli astrobiologi, coloro che si occupano di cercare la vita al di fuori dei confini della Terra. Ma come? Ne abbiamo parlato con Angela Ciaravella, ricercatrice presso INAF-Osservatorio astronomico di Palermo.

Dott.ssa Ciavarella, perché l’acqua è così importante nella ricerca di forme di vita extraterrestri?

“L’esistenza di acqua liquida è un requisito per la presenza di vita come noi la conosciamo. I primi organismi che si sono sviluppati sulla Terra l’hanno fatto nelle ‘pozze’. Questo perché in quel periodo le condizioni sulla Terra erano abbastanza estreme. Si pensi ad esempio a due aspetti fondamentali: la mancanza di un’atmosfera capace di isolare e proteggere la Terra dalle componenti più nocive della radiazione solare, e la mancanza di ossigeno, elemento fondamentale per la vita. Nei bacini lo strato di acqua ha rivestito il duplice ruolo di agente schermante delle radiazioni nocive e di ingrediente basilare, insieme all’argilla, nello sviluppo della vita”.

Perché Encelado è un buon candidato nella ricerca di forme di vita aliene?

“La Terra è l’unico pianeta del Sistema solare che possiede oceani sulla sua superficie, una caratteristica su cui è basata la definizione di zona di abitabilità che estendiamo ad altri pianeti extrasolari. Encelado, ma anche Europa, satelliti rispettivamente di Saturno e di Giove, tuttavia hanno oceani sotto la loro superficie; di conseguenza questi due oggetti sono diventati buoni candidati per la ricerca della vita al di fuori della Terra”.

Su Encelado, o altrove, potrebbero esistere forme di vita che non si basino sul carbonio?

“La chimica degli esseri viventi è la chimica del carbonio, che è il quarto elemento più abbondante nell’Universo dopo l’idrogeno, l’elio e l’ossigeno. Speculando su altri elementi diversi dal carbonio su cui si potrebbe basare la vita, il silicio è l’elemento più comunemente citato. Benché sia circa cinque volte meno abbondante del carbonio, come questo si organizza in catene di molecole grandi abbastanza per svolgere processi biologici, ma è meno flessibile. Ad esempio si lega con meno tipi di atomi e, rispetto al carbonio, ha maggiori limitazioni sul tipo di strutture che può formare. Le sue molecole voluminose non si legano facilmente in gruppi come avviene nella chimica organica (del carbonio). Ciononostante il silicio è un elemento importante nelle strutture scheletriche e protettive di molti esseri viventi basati su una chimica del carbonio. Il silicio è poi un elemento fondamentale delle argille che, per il loro ruolo nell’organizzare i composti di carbonio, si pensa siano uno degli ingredienti fondamentali per l’origine della vita. Infine gli zuccheri del silicio sono solubili a basse temperature in azoto liquido. Quindi, in principio, in ambienti molto diversi da quelli terrestri il silicio potrebbe giocare un ruolo di primo piano”.

Tornando al carbonio, nello Spazio sono state trovate delle molecole organiche?

“Sì. Circa il 75% delle molecole trovate nello Spazio sono di tipo organico; sono costituite da elementi sintetizzati nelle stelle e dispersi nello Spazio, come la glicolaldeide, uno zucchero molto semplice scoperto intorno al 2000. Nel 2008 è stato trovato invece l’aminoacetonitrile, un precursore della glicina, che è un amminoacido molto diffuso nelle proteine animali. E poi l’acetamide, la più grande molecola osservata nello Spazio con un legame peptidico. Queste molecole molto complesse sono di notevole interesse astrobiologico. Infatti ottenere indicazioni sulla possibilità di sopravvivenza di materiale organico in ambienti diversi da quello terrestre è importante anche per la comprensione degli effetti dello Spazio sugli esseri umani e, in particolare, sugli astronauti”.

Articolo prodotto in collaborazione con il Master SGP della Sapienza Università di Roma

da:


LA VITA ALIENA A BASE SILICIO E’ STATA AMPIAMENTE TRATTATA DAL DR. PATTERA DIVERSI ANNI FA:

https://marcolarosa.blogspot.it/2016/02/silicio-alieno-o-alieni-al-silicio.html
 

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giovedì 11 maggio 2017

SAN MARINO 2017: ESPLORAZIONE DELLO SPAZIO, VITA NEL COSMO E LA RICERCA CONTINUA...

IL PROGRAMMA DEGLI EVENTI
 
13-14 MAGGIO 2017
 
18° Simposio Mondiale Sulla Esplorazione Dello Spazio E La Vita Nel  Cosmo  
 Sabato 13 maggio sul tema: Gli Extraterrestri e Noi
 
25° Simposio Mondiale Sugli Oggetti Volanti Non Identificati E I Fenomeni Connessi  
Sabato e Domenica: 13 e 14 maggio  sul tema: 70 anni di UFO e di ufologia
 
 
PER APPROFONDIMENTI:






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lunedì 8 maggio 2017

ANIMALI CHE DIVENTANO PIANTE QUANDO MANCA L'OSSIGENO

Segnalato dal Dott. Giuseppe Cotellessa (ENEA)

Sono le talpe senza pelo, consumano fruttosio come i vegetali.



Sopravvivere in assenza di ossigeno 'trasformandosi' in una pianta: riescono a farlo le talpe senza pelo, piccoli roditori che vivono in grandi colonie sotterranee sovraffollate. In caso mancanza di ossigeno cominciano a consumare fruttosio, proprio come fanno i vegetali. La scoperta, pubblicata sulla rivista Science e coordinata da Thomas Park, dell'università dell'Illinois a Chicago, potrebbe aiutare a sviluppare trattamenti e farmaci per proteggere le cellule cerebrali in caso di infarto o ictus. Le talpe senza pelo (eterocefalo glabro) sono dei sorprendenti roditori che vivono in grandi colonie organizzate in modo molto simile a quelle delle api e le formiche; vivono molto a lungo, sono quasi immuni dai tumori e sono insensibili al dolore. Studiando in laboratorio la loro incredibile capacità di vivere in ambienti molto poveri di ossigeno, i ricercatori hanno osservato che le talpe nude sono in grado di attivare un 'sistema di emergenza' anche quando l'ossigeno scende a zero. In tutti i mammiferi, uomo compreso, la morte arriva dopo pochi minuti, ma queste talpe riescono invece a entrare in una sorta di letargo sopravvivendo diverse ore. Quando l'ossigeno nel sangue scende oltre la soglia critica, questi roditori attivano un metabolismo alternativo che sfrutta il fruttosio, una molecola usata come fonte di energia dalle piante. Se l'ossigeno torna ai livelli normali, viene ripristinato il metabolismo tradizionale. Si tratta di una caratteristica mai osservata prima nel mondo dei mammiferi e potrebbe aiutare a sviluppare terapie per proteggere la morte delle cellule cerebrali dovuta alla carenza di ossigeno duranti gli arresti cardiaci o gli ictus.

Da:

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venerdì 5 maggio 2017

GALASSIE E PONTI DI MATERIA OSCURA


Due scienziati della Royal Astronomical Society hanno catturato un'"immagine" della materia oscura, simile a un collante che tiene unite due galassie. Per 'vederla' hanno sfruttato una lente non ottica ma gravitazionale


Come un ponte fra due galassie:

così viene definita la materia oscura, la cui "immagine" è stata catturata da un team di ricerca dell'Università di Waterloo in Canada. Lo studio è stato pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. La materia oscura, come si evince già dal suo nome, non emette alcun tipo di radiazione e pertanto non è visibile. Ma oggi, gli scienziati sono riusciti a riprodurne un'''immagine'' attraverso un processo di ricostruzione basato su un complesso fenomeno fisico. Si tratta della prima immagine della materia oscura, riportano gli scienziati in un comunicato della Royal Astronomical Society (RAS).

Gli indizi della materia oscura:

la materia visibile, che comprende tutti gli oggetti che conosciamo, compone soltanto il 4% di tutta la materia esistente nell’universo, mentre la materia oscura e l'energia oscura costituiscono la restante parte della composizione dell'universo. Misteriosa e sfuggente, la materia oscura può essere rintracciata mediante misurazioni degli effetti gravitazionali che la sua massa genera sulla materia ordinaria, cioè sui corpi celesti e sulla luce nello spazio: dunque solo attraverso questi corpi è possibile rilevare tracce della sua presenza.
Secondo le teorie fisiche, la materia oscura rappresenterebbe dunque una sorta di collante dell'universo, tenendo insieme le galassie, che altrimenti 'volerebbero' via.  Di questa somiglianza con una rete collante dà prova anche lo studio odierno. Nella mappa dell’immagine ricostruita dagli scienziati, infatti, si "vedono" due galassie molto luminose, di colore bianco, e del materiale di colore rosso, appunto la materia oscura, che le connette. Si trova riportato nella figura anche un parametro delle distanze, in cui il segmento indica una lunghezza pari a ben 50 milioni di anni luce, dove un anno luce è la distanza che la luce percorre in un anno solare (pari a 9,46x1015 metri, ovvero quasi 10mila miliardi di chilometri). Ecco come hanno fatto a catturare l'immagine. L'autore Mike Hudson, professore di astronomia presso l'Università di Waterloo, e il coautore Seth Epps, che al momento della realizzazione della ricerca era studente della laurea di secondo livello all’Università di Waterloo, hanno impiegato una complessa tecnica basata sul “weak gravitational lensing”, il lensing gravitazionale debole. Questo fenomeno fa sì che le "immagini" delle due galassie distanti risultino leggermente deformate per effetto di una massa non visibile, che può essere un pianeta, un buco nero o materia oscura, come in questo caso. In generale, tale fenomeno si fonda su un effetto fisico, descritto dalla relatività generale di Einstein, per il quale, osservando la luce proveniente da un corpo celeste a grande distanza, tale luce viene deflessa dalla presenza di un altro oggetto di grande massa posto fra l’osservatore e la galassia. Questo secondo corpo, che si ‘intromette’ fra l’osservatore sulla Terra e la galassia nello spazio, provocandone dunque la deformazione dell’immagine, può essere un pianeta oppure materia oscura, come in questo caso. Il fenomeno è simile a quello che avviene con una lente ottica, tuttavia, questa volta, a provocare la deflessione, non è il vetro della lente ma la grande massa dei corpi che si frappongono tra l’osservatore sulla Terra e le galassie che si desidera osservare. Grazie a questa deformazione, combinando le immagini di oltre 23mila coppie di galassie e mediante complesse elaborazioni, gli scienziati hanno potuto ottenere la ricostruzione dell'"immagine" della rete di materia oscura fra le due galassie considerate. Tale effetto è stato misurato dai ricercatori attraverso un’osservazione pluriennale della volta celeste presso il Canada–France–Hawaii Telescope.

Il commento degli autori:

"Per decenni, i ricercatori hanno effettuato previsioni dell’esistenza fra le galassie di filamenti di materia oscura che agiscono come una ‘superstruttura’, simile a una rete che collega le galassie insieme" ha dichiarato il professor Hudson. "Questa immagine ci fa andare oltre alle previsioni ottenendo qualcosa che possiamo vedere e misurare". Nella pubblicazione gli autori parlano di un ponte di materia oscura, che risulta il più solido in assoluto fra sistemi - le due galassie appunto - posti fra loro a distanza minore di 40 milioni di anni luce, spiegano gli autori. Mediante questa tecnica, "non solo siamo riusciti a vedere che questi filamenti di materia oscura sono presenti nell’universo”, ha aggiunto il coautore Seth Epps, “ma siamo riusciti ad osservare l’estensione di tali filamenti che connettono le due galassie".

Da:


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martedì 2 maggio 2017

GOBEKLI TEPE: ULTERIORE CONFERMA ALLE TEORIE DI VELIKOVSKY


 SEGNALATO DA CRISTIAN VITALI (http://ufoealtrimisteri.blogspot.it/)
“La fine del mondo c’è gia stata: lo svela la stele dell’Avvoltoio”
Trovata la prova che una cometa colpì la Terra nell’11.000 a.C. La scoperta dell’università di Edimburgo a Gobekli Tepe, in Turchia, considerata il più antico osservatorio astronomico dell’umanità

Undicimila anni prima di Cristo uno sciame di comete colpì la Terra devastandola, modificando l’inclinazione dell’asse di rotazione del pianeta, provocando l’estinzione di molte specie come quella dei mammut e causando un’era glaciale che durò mille anni. Lo afferma un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo, che ha trovato la narrazione di questo cataclisma nel più antico libro di storia esistente: i bassorilievi portati alla luce nel 1995 nel sito archeologico di Gobekli Tepe, nel Sud della Turchia. All’annuncio della scoperta, i sostenitori della teoria secondo la quale antiche civiltà avanzate sono state distrutte da eventi catastrofici hanno esultato, e sono pronti a scrivere nuovi libri di successo. Una stele in particolare, quella chiamata «dell’avvoltoio» ha attratto l’attenzione degli scienziati di Edimburgo. Riproduce attraverso simbolismi animali una serie di costellazioni, indicandone la posizione nel cielo. Grazie all’aiuto di un computer, è stato possibile stabilire che le stelle si trovavano in quel punto esattamente nel 10.950 a.C., alla fine del Pleistocene. 



 Altri bassorilievi riproducevano la caduta dello sciame di comete e un uomo senza testa indicava la perdita di molte vite umane. La stele è importante perché conferma eventi che già conoscevamo, come il periodo glaciale noto come Dryas recente (dal nome di un fiore della tundra) e l’anomalia dell’iridio osservata in Nord America, risalente all’11-10.000 a.C.: l’iridio è poco presente nel suolo e quando in uno strato geologico se ne trova molto di più, vuol dire che un meteorite o una cometa lo hanno portato sulla Terra, come avvenne nell’estinzione dei dinosauri. Per il prof. Martin Sweatman, direttore della ricerca pubblicata su Mediterranean Archaeology, «questa scoperta, insieme all’anomalia dell’iridio, chiude il caso in favore dell’impatto di una serie di comete».  

  
 Il tempio  
Gobekli Tepe è il tempio più antico dell’umanità e pare fosse dedicato all’osservazione delle comete e dei meteoriti. I bassorilievi che narrano la catastrofe dell’11.000 a.C. erano tenuti in grande considerazione e conservati con cura, come se fosse importante non perderne la memoria. Inspiegabilmente, in epoca preistorica, il sito venne abbandonato e completamente ricoperto di terra, perché nessuno lo potesse individuare. Archeologi e antropologi collocano nel Dryas recente l’inizio della civiltà umana, con le prime coltivazioni e i primi villaggi del Neolitico. Ma per altri ricercatori, che il mondo accademico non tiene in alcuna considerazione, la caduta delle comete ha causato la fine di una civiltà che già esisteva sulla Terra e ha costretto gli esseri umani sopravvissuti a un nuovo e faticosissimo inizio.Graham Hancock, nato a Edimburgo, ha scritto molti libri su questo tema e nell’ultimo, «Maghi degli dei: la saggezza dimenticata delle civiltà perdute», ha sostenuto proprio la tesi che intorno al 12.000 a.C. l’impatto di una cometa abbia posto fine a una società molto evoluta, che ha lasciato tracce di sé nella perfezione delle piramidi di Giza e in altri inspiegabili monumenti ciclopici sparsi per il pianeta. Se l’asse della Terra si è davvero spostato a causa di quella catastrofe, forse l’Antartide era all’epoca libera da ghiacci e nasconde segreti che non tarderemo a scoprire, vista la progressione del riscaldamento globale.



 I grandi misteri  
Hancock ha visitato il sito di Gobekli Tepe, giudicandolo uno dei grandi misteri dell’antichità. Se uno sciame di comete era in arrivo sulla Terra, gli astronomi del tempio le hanno sicuramente individuate in anticipo e forse quelle scie luminose arrivate nel Sistema solare interno sono state una presenza costante nel cielo per molti anni prima del loro devastante impatto. Forse da allora ci è stata tramandata la convinzione che tutte le comete (ma per lo meno bisogna salvare quella di Natale) portino sfortuna e siano messaggere di lutti e devastazioni. La teoria che grandi civiltà del passato siano state distrutte da eventi catastrofici è suggestiva e spiegherebbe le grandi costruzioni le cui rovine sono state trovate sui fondali dell’Oceano, dove Platone collocava Atlantide, così come la «piramide» sommersa che si trova vicino all’isola di Yonaguni, in Giappone. Ma c’è da sperare che i cultori delle civiltà perdute non abbiano ragione: gli sciami di comete sono infatti periodici e secondo Hancock quello descritto nella stele di Gobekli Tape potrebbe tornare nell’arco di qualche decennio. Meglio che l’autorevole e più rassicurante mondo accademico si affretti a rimettere ogni pietra, e ogni data, al suo posto.

da:
http://www.lastampa.it/2017/04/24/societa/la-fine-del-mondo-c-gia-stata-lo-svela-la-stele-dellavvoltoio-TOxijdfnnONWbSaHClP69K/pagina.html

MONDI IN COLLISIONE E CATACLISMI COSMICI A MEMORIA D'UOMO, PROPRIO COME SCRIVEVA IMMANUEL VELIKOVSKY SESSANT'ANNI FA ! BEN P'RIMA DI MOLTI AUTORI SUCCESSIVI CHE HANNO ATTINTO A PIENE MANI DALLE SUE RICERCHE...PURTROPPO SENZA IL DOVUTO RISPETTO.



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