IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

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GdM

giovedì 13 agosto 2015

LAOS: L’ENIGMA DELLA ‘PIANA DELLE GIARE’ E LE LEGGENDE DEGLI ANTICHI GIGANTI.


Migliaia di enormi giare giganti di pietra sono sparse per la pianura di Khouang Xien, nel Laos, formando una delle collezioni archeologiche più bizzarre ed enigmatiche del pianeta, con formazioni che vanno dal singolo vaso a raggruppamenti di diverse centinaia.
Spesso definita come la versione sud-est asiatica di Stonehenge, la Piana delle Giare non smette di affascinare e interrogare archeologi e scienziati fin dalla sua scoperta nel 1930. “La Piana delle Giare è uno dei più grandi misteri archeologici del mondo”, spiega il dottor Dougald O’Reilly della School of Archaeology and Anthropology, Australia. “Sorprendentemente è stata condotta poca ricerca sul posto, a causa di conflitti nella regione. La zona dei vasi megalitici è ancora disseminata di ordigni inesplosi”. Tra il 1953 e il 1973, infatti, nel Laos è stato combattuto un conflitto che coinvolse diverse fazioni dell’aristocrazia del Laos, che già dalla fine del XVII secolo si contendevano il controllo del potere. Fu conosciuta anche come Guerra Segreta, per il ruolo che vi ebbero gli Stati Uniti, costretti ad agire nell’ombra nel Laos dopo che la Conferenza di Ginevra del 1954 ne sancì l’indipendenza e ne dichiarò la neutralità nel vicino conflitto vietnamita. L’aviazione militare statunitense sganciò più di 2 milioni di tonnellate di bombe a grappolo sul territorio laotiano (molte delle quali rimasero inesplose), la più grande serie di bombardamenti dai tempi della seconda guerra mondiale. Mentre gran parte della storia recente della Piana delle Giare è nota, il passato remoto del sito rimane un enigma per gli archeologi. Le indagini sulla Piana sono cominciate nel 1930. Gli archeologi del tempo ritennero che gli enormi vasi megalitici fossero associati a pratiche di sepoltura preistoriche, ipotesi che si rafforzò successivamente, quando un gruppo di archeologi giapponesi rinvenne resti umani e oggetti di sepoltura intorno ad alcune giare di pietra. Si pensa che la Piana risalga al 500 a.C., rappresentando un interessante sito per lo studio della preistoria nel sud-est asiatico. I ricercatori hanno individuato almeno 90 raggruppamenti, con un numero di giare che varia dal singolo vaso fino a 400. Le giare variano in altezza e diametro, con dimensioni comprese tra 1 e 3 metri, tutte scavate direttamente nella roccia. La maggior parte delle giare presenta un coperchio in pietra. Ciò lascia presumere che tutti i vasi ne dovevano avere uno. Esse non sono decorate, ad eccezione di un singolo reperto individuato nel sito numero 1. Questo vaso presenta un bassorilievo antropomorfo che è stato definito ‘Uomo Rana’. I ricercatori hanno intravisto un parallelismo con le pitture rupestri della roccia di Huashan, nel Guangxi, in Cina. I disegni, databili tra il 500 a.C. e il 200 a.C., rappresentano grandi esseri umani con le braccia alzate e le ginocchia piegate. Le giare sono state scolpite in diversi materiali rocciosi, quali l’arenaria, il granito e la pietra calcarea. La maggior parte dei vasi in arenaria è stata prodotta con una tecnica di modellazione molto avanzata, ma comunque compatibile con le conoscenze dell’età del ferro. Tuttavia, rimane l’enigma della modellazione del granito, materiale notoriamente molto difficile da lavorare e praticamente impossibile da modellare con uno scalpello in ferro.



Ipotesi scientifiche e leggende:

Buona parte degli archeologi ritiene che la Piana delle Giare sia stata creata e utilizzata come luogo di sepoltura, soprattutto per i ritrovamenti di corpi umani attorno ai vasi e di varie suppellettili funerarie. Secondo l’ipotesi del professor Eiji Nitta, docente all’Università di Kagoshima che ha condotto le indagini nel 1993, le giare non sono altro che un monumento funerario simbolico per contrassegnare le sepolture circostanti.  
Anche l’archeologa Julie Van Den Bergh ritiene che la Piana delle Giare sia stato un sito adibito a pratiche funerarie. Ma, a differenza di Nitta, la Van Den Bergh ritiene che le giare potessero fungere da ‘vasi di disidratazione’ dei cadaveri. Solo in un secondo momento venivano sepolti attorno ad essi. Ma non tutti sono d’accordo su questa ipotesi. Perchè creare dei vasi in pietra così elaborati da richiedere tantissime ore di lavoro? E come spiegare la tecnica di lavorazione così sofisticata? Alcuni ricercatori ritengono che i vasi in pietra sono molto più antichi e che fungessero da deposito per alimenti o altri materiali. Solo molto tempo dopo sono state riutilizzate dalle popolazioni locali come strumento funerario. Ma anche in questo caso non vi sono conferme a questa ipotesi. Un altra spiegazione possibile è che le giare servissero per raccogliere l’acqua piovana dei monsoni per dissetare le carovane di viaggiatori lungo il loro cammino. Dato che in quelle zone le piogge sono solo stagionali, le giare rappresentavano uno preziosa riserva d’acqua prontamente disponibile sui sentieri commerciali. Le carovane accampate attorno alle giare nel corso del tempo potrebbero aver messo oggetti votivi come offerta, accompagnandoli con preghiere per la pioggia. Ma potrebbe anche trattarsi di semplici oggetti smarriti. Sono interessanti, inoltre, le leggende tramandate dalle popolazioni del Laos, secondo le quali una razza di giganti abitava la zona ed era governata da un re chiamato Khun Cheung. A seguito di una vittoria ottenuta in battaglia contro un suo acerrimo nemico, Khun Cheung avrebbe ordinato di creare le giare per produrre enormi quantità di ‘lau hai’ (‘lau’ significa alcool, presumibilmente ‘birra di riso’) e celebrare degnamente la sua vittoria. Un altra tradizione locale tramanda che le giare sono state modellate utilizzando materiali naturali come l’argilla, la sabbia, lo zucchero e prodotti di origine animale, in una sorta di ‘cemento’ modellabile. La gente del posto ritiene che la grotta indicata come ‘sito numero 1′. in realtà fosse un forno dove venivano prodotte le giare.

La situazione attuale:

Il governo del Laos sta prendendo in considerazione l’applicazione dello status di ‘Patrimonio mondiale dell’UNESCO’ per la Piana di Giara, anche per facilitare il reperimento di finanziamenti destinati allo sminamento dell’area. La grande quantità di ordigni inesplosi, soprattutto delle bombe a grappolo, limita fortemente la libera circolazione dei ricercatori e dei turisti. Attualmente, per visitare il sito è necessario attenersi ad un percorso sicuro segnalato dai curatori dell’area archeologica.





lunedì 10 agosto 2015

HIV: MISTERI E NOVITA' DEL VIRUS PIU' DISCUSSO DELLA STORIA


SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

Il virus Hiv regredisce dopo 12 anni senza terapia: è una 18enne francese

La storia di una ragazza francese di 18 anni nata sieropositiva. L’annuncio dell’Istituto Pasteur: «Primo caso al mondo di regressione così prolungata». Gli altri episodi «deludenti». L’esperto italiano: «Non si può parlare di guarigione»

di Cristina Marrone


È nata sieropositiva nel 1996 ma oggi, a 18 anni di età e a 12 anni dalla sospensione dei trattamenti anti-retrovirali non presenta più il virus dell’Aids. È la prima volta che si registra una regressione del virus dell’Hiv in un tempo così prolungato, a 12 anni dall’interruzione delle cure. L’annuncio di questo caso, definito come «unico al mondo» dai medici dell’Institute Pasteur di Parigi, è stato fatto lunedì a Vancouver . «Se da un lato vuole proteggere la sua privacy, la ragazza ha capito benissimo che vive una situazione eccezionale sul piano medico», spiega Pierre Frange, pediatra e ricercatore all’ospedale Necker di Parigi, nonché autore dello studio presentato alla conferenza dell’International Aids Society .

L’annuncio:

«Non sappiamo ancora il motivo per cui questa ragazza è in grado di controllare l’infezione» spiegano gli esperti. «Lo stop alle cure non è comunque raccomandato negli adulti e nei bambini al di fuori di studi clinici» aggiunge Asier Saez-Cirion, dell’Istituto Pasteur di Parigi. «L’osservazione della remissione della malattia in un bambino nato sieropositivo sta aprendo nuove prospettive per la ricerca», sottolinea sul sito dell’Istituto Pasteur Jean-François Delfraissy, direttore del National Agency for Aids Research (Anrs) francese. «Questo risultato non deve tuttavia essere considerato come una guarigione, è impossibile prevedere l’evoluzione della sua condizione. Il caso della ragazza è comunque un ulteriore argomento a favore del trattamento antiretrovirale il più presto possibile per tutti i bambini nati da madri sieropositive».

L’esperto: «Non è un caso isolato, i pazienti non sono guariti»

«Non è un caso eccezionale, questa ragazza fa parte di un gruppo speciale, gli “elite controller”, di pazienti con Hiv in cui però l’infezione non riesce a riprendere il suo corso quando viene interrotta la terapia antiretrovirale. Parliamo di decine di casi sparsi in diversi Paesi, circa 25 in Francia» chiarisce Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e uno dei maggiori esperti di Aids in Italia che precisa: «Questi pazienti non sono guariti - precisa Vella - ma il loro organismo, per motivi ancora non chiari, è in grado di controllare l’infezione anche senza un trattamento in corso. Le ipotesi sono che abbiano un virus “fiacco”, non particolarmente virulento, o che ci sia stata una particolare evoluzione del sistema immunitario, che è riuscito a difendersi impedendo la replicazione dell’Hiv».

La storia clinica della ragazza:

I medici dell’Istituto Pasteur di Parigi hanno seguito la storia clinica della ragazza sieropositiva dalla nascita nel 1996. Si era infettata nel pancione della mamma, che aveva una carica virale non controllata. La piccola ha ricevuto per sei mesi un trattamento con l’Azt, il primo farmaco a essere introdotto per il trattamento dell’Aids, e poi una combinazione di quattro antiretrovirali. Questa terapia è durata fino all’età di 6 anni quando la famiglia ha deciso di interrompere l’assunzione dei farmaci. Dopo un anno, la carica virale della bambina era quasi non rilevabile, perciò i medici hanno deciso di non proseguire più alcuna cura. Dodici anni più tardi la notizia della remissione.

I due precedenti che hanno deluso:

Ma casi precedenti suggeriscono cautela perché è ancora forte la delusione della storia di quella bambina nata con l’Hiv in Mississippi che gli scienziati pensavano di aver guarito con un trattamento precoce, e che per due anni e mezzo non aveva avuto bisogno di terapie. L’anno scorso, un anno dopo il trionfale annuncio i medici avevano dovuto ammettere la triste sconfitta perché il virus si era ripresentato e la notizia aveva rappresentato una rilevante battuta d’arresto per impedire l’infezione permanente. I medici si erano mostrati sorpresi e avevano spiegato di non sapere perché il virus fosse riemerso. E anche Milano ha il suo «Mississippi baby»: un bambino in cura all’ospedale Sacco di Milano, nato nel 2009 da una donna positiva al virus Hiv e anche lui infetto fin dalla nascita. Immediata la terapia d’urto, che ha abbattuto la carica virale fino ad azzerarla. Per tre anni nessuna traccia di Hiv, ma dopo lo stop delle cure il virus è tornato. Certo, il caso della ragazza francese fa ben sperare perché la remissione del virus si è rilevata decisamente più lunga, il virus più che scomparso non ha ripreso a replicarsi. E allora la sfida sarà scoprire che cosa ha di diverso e particolare l’organismo di questa diciottenne francese.

La centralità della terapia precoce: parla l’infettivologo del Bambin Gesù:

«Il concetto alla base della remissione del virus è lo stesso: la centralità della terapia precoce, che determina una serie di fattori virologici e immunologici che favoriscono il controllo del virus» spiega Paolo Rossi, direttore del Dipartimento Pediatrico Universitario Ospedaliero del Bambino Gesù di Roma. Rossi è anche coordinatore del consorzio EPIICAL, che riunisce i più grandi centri che si occupano di HIV pediatrico al mondo: «C’è da dire che i fattori che sono responsabili di questo controllo - spiega l’esperto - non sono ancora completamente conosciuti. Possiamo immaginare che quando nascono dei bambini infetti e vengono trattati precocemente, si realizza uno spettro variabile di situazioni. Nella maggior parte dei casi, i bambini trattati precocemente all’interruzione della terapia avranno una ripresa più o meno veloce della replicazione virale. In altri casi, come quelli del Mississipi baby e della ragazza francese, si risconterà un periodo più lungo di remissione se non una vera e propria cura funzionale nonostante la sospensione della terapia antiretrovirale». Questi pazienti, conclude l’infettivologo, «rappresentano infatti il modello ideale per generare dati virologici e immunologici che possano favorire interventi terapeutici basati su vaccini o farmaci in grado di indurre tali condizioni biologiche eccezionali in tutti i pazienti che iniziano la terapia precoce, al fine di sospenderla e mantenere una remissione clinica e virologica». L’obiettivo del consorzio EPIICAL è rendere replicabili i casi eccezionali come «Mississippi baby», la ragazza francese o il bimbo di Milano e sospendere in modo controllato la terapia per un periodo più lungo possibile per evitare sia gli effetti collaterali, che inevitabilmente questi farmaci provocano, sia i fallimenti terapeutici, ai quali si va incontro dopo che è molto tempo che si assume lo stesso mix di farmaci o se si saltano cicli in modo ingiustificato.



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mercoledì 5 agosto 2015

ANTICHI ESPLORATORI CINESI GIUNSERO IN NORD AMERICA?


Ancient Origins, 19 Maggio 2015




Il ricercatore John Ruskamp, membro dell’ESCONI (Earth Science Club of Northern Illinois) riferisce di aver identificato un eccezionale tesoro nascosto in bella vista. Sopra un camminamento presso l’Albuquerque’s Petroglyph National Monument, Ruskamp ha identificato dei sorprendenti petroglifi. Dopo essersi consultato con esperti di scrittura rupestre dei Nativi Americani e caratteri cinesi antichi per corroborare le sue analisi, egli ha concluso che il messaggio leggibile preservato da questi petroglifi venne probabilmente iscritto da un gruppo di esploratori cinesi migliaia di anni fa. Al margine dell’archeologia  vi sono state a lungo dichiarazioni secondo cui i Cinesi raggiunsero il Nord America molto prima degli Europei. Con alcuni esperti che hanno riacquistato interesse nella scoperta di Ruskamp, tali dichiarazioni potrebbero spostarsi dal margine fino al centro. Ogni sorta di scoperta e di reliquia asiatica o villaggio americano potrebbe fallire nel convincere quegli archeologi che hanno dogmaticamente respinto l’evidenza di un’antica presenza cinese nel Nuovo Mondo. Eppure, i disparati e diffusi simboli che egli ha trovato mostrano molte indicazioni di autenticità e hanno il potere di ispirare un’investigazione molto più seria nelle antiche interazioni trans-pacifiche. A oggi, Ruskamp ha identificato 82 petroglifi corrispondenti ai caratteri antichi cinesi non solo in siti multipli ad Albuquerque, New Mexico, ma anche vicino all’Arizona e in Utah, Nevada, California, Oklahoma e Ontario. Genericamente egli crede che la maggior parte di questi manufatti venne realizzata da una spedizione di antichi esploratori cinesi, sebbene alcune appaiano riproduzioni dei Nativi per i loro scopi. Lo stile è quello di scritti divinatori, che in Cina scomparve intorno al 1046 a.C., su decreto reale per la caduta della Dinastia Shang, rimanendo sconosciuto fino alla riscoperta nel 1899. Secondo Ruskamp gli scritti cinesi trovati in Arizona indicano un periodo di transazione di tale stile, forse tra il 1046 e il 475 a.C., suggerendo scambi tra popolazioni cinesi e nordamericane.


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lunedì 3 agosto 2015

L'INUTILITA' DEL VACCINO HPV (ANTIPAPILLOMA VIRUS)



“Vaccino anti HPV, vi spiego perché è inutile”

 di:  Gioia Locati


Abbiamo intervistato Michele Grandolfo, l’epidemiologo che, nel 2006 – quando il governo italiano decise di promuovere la vaccinazione antipapilloma virus sulle bambine – era dipendente dell’Istituto superiore di sanità (ora è in pensione).

Con Michele Grandolfo, che è stato per decenni dirigente di ricerca al Centro nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della salute dell’ISS (Istituto superiore Sanità), abbiamo parlato dell’utilità di far vaccinare le bambine o le giovani donne.

G.L.: È vero che sconsigliò il ministro Livia Turco dal comprare i costosi vaccini e dal promuovere una campagna simile?
M.G.: “Non parlai con lei direttamente, ma misi per iscritto il mio pensiero di epidemiologo dell’istituto in una relazione richiestami da una sua consulente”.
G.L.: Qual era il suo pensiero? E ci dica se, negli anni, è cambiato.
M.G.: “La vaccinazione contro il papilloma virus non aveva senso nel 2006 e non ha senso oggi per svariati motivi. Primo: l’efficacia dei vaccini in commercio è stata testata solo considerando la riduzione delle displasie gravi e non del tumore del collo dell’utero”.
G.L.: Cosa significa?
M.G.: “Le displasie gravi sono le lesioni che possono portare al cancro ma in tempi molto lunghi. Spesso le displasie regrediscono da sole, per questo si preferisce aspettare a rimuoverle. Per sapere se questi vaccini prevengono veramente i tumori bisogna attendere 30 o 40 anni”.
G.L.: Ma allora l’efficacia di cui si parla è solo teorica?
M.G.: “Sì”.
G.L.: E tutta l’informazione, sull’anti HPV?
M.G.: “È stata sempre ingannevole, le autorità competenti hanno la responsabilità e l’obbligo di intervenire”.
G.L.: Ma lei è stato in passato il consulente di riferimento per le strategie vaccinali.
M.G.: “Come può un ministro della Salute dare retta a un solo epidemiologo quando la stragrande maggioranza del mondo accademico sostiene a spada tratta l’utilità della vaccinazione?”.
G.L.: Per prima cosa non si sa il vaccino serve allo scopo, e poi?
M.G.: “Purtroppo si è visto che in Australia le giovani vaccinate sono meno propense a fare il pap test. Cliccate qui. Direi che questo è un effetto perverso gravissimo perché il pap test è l’unico mezzo efficace per prevenire il tumore del collo dell’utero. È grazie al pap test che incidenza e mortalità di questo cancro si sono ridotte progressivamente (al momento 2 decessi ogni centomila donne). Consideriamo che chi è vaccinato deve fare comunque il pap test, ma se questo strumento è già adeguato non si capisce perchè i sistemi sanitari scelgano di spendere tanti soldi in vaccini di cui si sa pochissimo. E poi bisogna considerare anche un altro aspetto: la donna vaccinata si sente inconsciamente protetta dalle malattie a trasmissione sessuale e tende a non prendere le adeguate precauzioni per evitarle (ad esempio non usando il preservativo)”.
G.L.: È vero che inibendo alcuni ceppi si rischia di dare più spazio ad altri ceppi oncogenici di virus?
M.G.: “Sì. È il rimpiazzamento ecologico dei ceppi circolanti,  è un rischio reale, già evidenziato in altre circostanze: la vaccinazione di alcuni ceppi lascia spazio ad altri implicati nello sviluppo tumorale. I virus conquistano nuovi spazi e non tutti circolano con la stessa intensità. Se devio un’eruzione vulcanica non so più dove la lava va a finire. Gli addetti ai lavori lo sanno e avrebbero dovuto tenerne conto…!”
G.L.: Ma allora questo ragionamento va fatto per tutti i vaccini…
M.G.: “Certo. Infatti, Sabin coprì la popolazione con tutti i ceppi di polio il più velocemente possibile per non lasciare i ‘suscettibili’, le persone che avrebbero potuto ammalarsi”.
G.L.: Se una bambina si vaccina a 12 anni per quanti anni è protetta?
M.G.: “Perché questo vaccino sia efficace dovrebbe garantire un’immunità per 30 o 40 anni ma è difficile da sostenere un’ipotesi simile con un vaccino ingegnerizzato (i vaccini formati da parti antigeniche non vitali hanno una capacità ridotta di stimolare il sistema immunitario). E non ci sono ancora studi a riguardo”.
G.L.: Insomma, ci hanno presentato un vaccino dalla portata stratosferica, il “primo contro un cancro” e poi non si sa ancora nulla?
M.G.: “È così, purtroppo. Per promuovere una vaccinazione di massa occorre informare in maniera capillare la popolazione ma si documentano le persone quando gli studi ci sono, sennò è solo marketing”.
G.L.: Perché oggi si raccomanda il test per verificare la presenza del virus HPV alle giovani?
M.G.: “Dico subito che questo esame non deve sostituire il pap test. Perché il 70% delle donne durante la vita si infetta con un ceppo di papilloma ma non se ne accorge nemmeno, il suo corpo lo combatte. Mentre il pap test segnala subito le eventuali lesioni, il test di cui mi ha chiesto segnala solo la presenza del virus”.
G.L.: Allora, in prima linea, non serve a niente.
M.G.: “Esatto. A meno che non si voglia incoraggiare a fare il vaccino anche le 30-40 enni che risultano negative al test del virus”.

Concludiamo con due notizie di cronaca.

L’interrogazione parlamentare:

È di ieri la notizia che alcuni senatori del gruppo misto (primo firmatario Maurizio Romani) hanno presentato un’interrogazione al ministro della Salute chiedendo di sospendere la vaccinazione antipapilloma “in attesa sia dei risultati che potrebbero emergere dagli studi sulle reazioni avverse al vaccino avviati in altri Paesi sia del completamento della sperimentazione, secondo i tempi stabiliti dalla procedura ordinaria”. (In Finlandia non è stata accolta la proposta di vaccinare tutte le adolescenti ma è partita una sperimentazione di fase III che si concluderà nel 2020: a 12mila ragazze è stato dato il vaccino, ad altrettante un placebo).

Lo studio dell’Ema:

L’Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha appena avviato un’indagine sul rapporto tra la vaccinazione antipapilloma e due patologie, la sindrome da dolore regionale complesso (Crps), una condizione di dolore cronico agli arti, e la sindrome da tachicardia posturale ortostatica (Pots), in cui la frequenza cardiaca aumenta in maniera anomala dopo che ci si siede o ci si alza. Entrambe le malattie potrebbero essere correlate al vaccino.

Ps. Però:

Sergio Pecorelli, presidente Ema è stato consulente sia della Sanofi Pasteur che della GlaxoSmith, le due big pharma produttrici dei vaccini.



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giovedì 30 luglio 2015

UN'ALTRA "TERRA"...



SEGNALATO DAL DR. MIGUEL LUNETTA (ASTROFISICO)

La missione Kepler è una missione spaziale della NASA parte del programma Discovery, il cui scopo è la ricerca e conferma di pianeti simili alla Terra in orbita attorno a stelle diverse dal Sole, tramite l'utilizzo del telescopio spaziale Kepler. Il veicolo spaziale, chiamato in onore dell'astronomo tedesco del diciassettesimo secolo Johannes Kepler, è stato lanciato con successo il 7 marzo 2009. Il telescopio Kepler è stato "specificatamente progettato per monitorare una porzione della nostra regione della Via Lattea e scoprire dozzine di pianeti simili alla Terra vicino o nella zona abitabile e determinare quante delle miliardi di stelle della nostra galassia posseggano pianeti". Per fare ciò, un fotometro monitora costantemente la luminosità di più di 145 000 stelle di sequenza principale nel suo campo di vista fissato, presso le costellazioni del Cigno, della Lira e del Drago. I dati sono trasmessi a terra, dove vengono analizzati in cerca di periodiche diminuzioni di luminosità delle stelle causate da pianeti extrasolari che transitano di fronte alla loro stella. Nell'aprile 2013 il team di Kepler aveva individuato 2 740 candidati pianeti e confermato altri 121. Nel gennaio 2013 un gruppo di astronomi dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics ha stimato dai dati di Kepler che nella Via Lattea risiedano "almeno 17 miliardi" di esopianeti simili alla Terra. (da: Wikipedia)



24 Luglio 2015:

Un'altra Terra, un pianeta cugino, forse gemello, "vicino" e con tutte le condizioni potenziali necessarie per aver ospitato o ospitare a tutt'oggi la vita: un sole simile al nostro, un anno lungo quanto quello terrestre, una forza di gravità, temperatura, clima e terreno favorevoli alla presenza di acqua.

Siamo soli nell'universo?

Questa la storica scoperta annunciata oggi dai dirigenti della Nasa con parole cariche d'emozione. "Siamo più vicini a rispondere alla domanda che l'umanità si fa da millenni se siamo soli nell'universo. Siamo alla vigilia di poter osservare un pianeta simile alla Terra", ha detto Jon Grunsfeld, direttore delle Missioni Scientifiche della Nasa. "Abbiamo scoperto il pianeta più vicino gemello o almeno cugino della Terra", ha precisato Grunsfeld. Si tratta di 'Kepler 452-b' - questo il nome dato dagli astrofisici - e si trova a 1.400 anni luce da noi, eppure orbita attorno alla sua stella ogni 385 giorni. Quasi come la terra.

Stelle lontane

Ad individuarlo è stato il mitico telescopio 'Kepler' lanciato in orbita nel 2009 proprio con lo scopo di individuare stelle lontane, simili al sole, con i loro possibili pianeti. Nonostante un guasto nel 2013 abbia mandato Kepler in pensione anticipata, le centinaia di miliardi di dati che ha raccolto continuano ad essere analizzati dai laboratori a terra della Nasa con l'aiuto anche del telescopio Hubble: ecco allora che Kepler ha portato all'identificazione non solo di circa 5.000 'candidati' pianeti, ma di una dozzina di questi - tra cui '452-b' - con i loro sistemi solari simili alla Terra. 'Kepler 452-b' - è stato spiegato durante il briefing della Nasa - è di dimensioni una volta e mezza la terra e riceve dalla sua stella energia doppia della nostra, il che fa presumere la possibile esistenza di piante e quindi del processo di fotosintesi che sostiene la vita.



Sei miliardi di anni

"Questo pianeta ha sei miliardi di anni ed è la cosa più vicina ad un posto che qualcun altro potrebbe chiamare 'casa', è il primo pianeta potenzialmente abitabile che abbiamo individuato, ha trascorso sei miliardi di anni nella zona abitabile della sua stella, più della terra", ha detto Jon Jenkins, capo analista del telescopio Kepler. "Possiamo pensare a '452-b' come un cugino più vecchio della terra, che ci dà l'opportunità di osservare come il nostro pianeta potrebbe evolversi". Nel 2017 - ha annunciato Grunsfeld - la Nasa lancerà un nuovo telescopio con l'unico scopo di studiare i pianeti vicini con similitudini alla terra. (ANSA).

"Gli anni su Kepler 452B sono della stessa lunghezza che qui sulla Terra" ha spiegato Jon Jenkins, capo analista dei dati provenienti dal telescopio della Nasa "e il pianeta ha trascorso miliardi di anni intorno alla zona abitabile della sua stella. Il che significa che potrebbe aver ospitato vita sulla sua superficie ad un certo punto, o potrebbe ospitarla ora". "Kepler 452B - hanno spiegato ancora gli esperti - ha un'età di 6 miliardi di anni e riceve il 10% in più di energia dalla sua stella rispetto alla Terra". La sua dimensione è compatibile con quella della Terra - ossia una volta e mezza il nostro globo - ed il suo sistema solare anche. Sebbene la composizione del pianeta non sia stata ancora determinata, gli scienziati non escludano che possa essere di origine rocciosa. La sua straordinaria importanza, spiegano alla Nasa, è che potrebbe darci indicazioni su come potrà evolversi il nostro pianeta nei secoli futuri. Il sistema solare scoperto da Kepler si trova a una distanza di 1.400 anni luce dalla Terra, nella galassia del Cigno.




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lunedì 27 luglio 2015

ENDOGAMIA E DISCENDENZA DIVINA


L’ARTICOLO CHE SEGUE, FA PARTE DELL’INTRICATO PUZZLE DELLE EVIDENZE RIGUARDO L’UTILIZZO DI BIOINGEGNERIA CLONANTE NEL PASSATO REMOTO DELLA NOSTRA SPECIE. NON E’ UN MISTERO CHE QUESTO SIA UN MIO CAVALLO DI BATTAGLIA, VEDI: IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE, LA VERA GENESI DELL’HOMO SAPIENS (Ed. OmPhi Labs 2015).

PERCHE’ I REGNANTI DELL’ANTICHITA’ (SUMERI, EGIZI, INDU’, PRECOLOMBIANI) ERANO TUTTI ASSOLUTAMENTE CONVINTI DI DISCENDERE DAGLI DEI CREATORI?

PERCHE’ NELLE CRONACHE ANTICHE (CONSIDERATE MITI ED ALLEGORIE), SI DICE ESPLICITAMENTE CHE GLI DEI CREATORI ERANO INFLESSIBILE SULLA REGOLA DI NON “MESCOLARE” IL SANGUE?

SE VOLETE SAPERNE DI PIU’ LEGGETE:




L’ALTEZZA DELLE MUMMIE EGIZIE RIVELA ENDOGAMIA.

Discovery News, 11 Maggio 2015

L’altezza dei faraoni che governarono l’antico Egitto conferma i documenti storici che attestano la consuetudine delle unioni tra consanguinei. Ciò sarebbe confermato da una nuova ricerca condotta su 259 mummie. È infatti noto da fonti storiche che i matrimoni cosiddetti “incestuosi” erano comuni tra i reali egizi, (come per altro nell’antichità presso quasi tutti i regnanti delle varie etnie – ndr MLR – vedi: IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE, LA VERA GENESI DELL’HOMO SAPIENS- di Marco La Rosa Ed. OmPhi Labs 2015 – cap. IV IL GRUPPO SANGUIGNO – PAG. 76 GENERAZIONE INBRED E OUTBRED). I faraoni ed i regnanti antichi in genere, erano fermamente convinti di discendere dagli dei quindi l’endogamia era necessaria per conservare la sacra linea di sangue. Risulta però difficile provare l’incesto nei matrimoni reali attraverso i test genetici, in quanto sarebbe necessario prelevare campioni di tessuto che verrebbero inevitabilmente distrutti durante il processo di laboratorio, con rammarico e quindi veto da parte delle autorità preposte alla conservazione dei corpi mummificati. Frank Ruhli, direttore dell’Istituto di Medicina Evoluzionistica all’Università di Zurigo, ha quindi ovviato al problema usando il  marcatore di carattere altamente ereditario dell’altezza del corpo, appunto per evidenziare la prova della consanguineità in 259 mummie. Il team di  ricercatori associati a Ruhli,  ha studiato la variazione (differenza tra individui) dell’altezza del corpo dei reali, comparandola con le variazioni tra persone comuni. «I faraoni variarono meno in altezza rispetto agli uomini comuni. Questo è un indicatore di endogamia» ha commentato Ruhli. Dettagliando i risultati nell’American Journal of Physical Anthropology, Ruhli e colleghi hanno visto che i faraoni erano più alti dei maschi non reali dello stesso periodo, mentre vi era poca differenza nella statura tra donne reali e comuni. L’altezza media della popolazione maschile variava tra 161 cm nel Nuovo Regno (1550-1070 a.C.) e 169.6 nel primo periodo dinastico (2925-2575 a.C.), con una media totale di 165.7 cm tra tutti i periodi dell’epoca. Le donne avevano un’altezza media di 155.6 cm nel Tardo Periodo (712-332 a.C.) fino a 159.5 cm nel Primo Periodo dinastico, con una statura media di 157.8 cm. Il faraone più alto sembra essere stato Ramses II (1303-1212 a.C.), che misurava almeno 173 cm ed era sposato alla regina Nefertari-merjem-Mut, anch’ella alta per l’epoca, 165 cm, più alta della media maschile nel Nuovo Regno. Re Amenhotep I fu probabilmente il risultato di tre generazioni di matrimoni tra consanguinei. Il professore di antropologia biologica Barry Bogin ha trovato simili evidenze anche in Guatemala, in ragazzi e ragazze viventi. La scarsa variazione di altezza media riflette anche una buona qualità dell’ambiente, in cui non è necessaria una grande variabilità genetica.


venerdì 24 luglio 2015

LA RICERCA DI VITA ...OLTRE LA TERRA: NUOVA INIZIATIVA


SEGNALATO DAL DR. MIGUEL LUNETTA

C’è vita oltre la Terra? 100 milioni di dollari (e Hawking) per scoprirlo

Il magnate russo Milner ha investito in un programma scientifico senza precedenti per la ricerca di altre forme di vita nell’universo. Il celebre fisico coinvolto nell’iniziativa.

Cento milioni di dollari (circa 92 milioni di euro) in dieci anni: è questa la cifra record messa sul piatto dal tycoon russo Yuri Milner per cercare la vita nell’universo, oltre a quella sulla Terra. Il programma, chiamato Breakthrough Listen, non ha precedenti nella storia della ricerca scientifica ed è stato svelato lunedì a Londra, nella sede della Royal Society, con scienziati del calibro di Stephen Hawking, Martin Rees, astronomo reale britannico, e Frank Drake, fondatore di Seti (Search for Extraterrestrial Intelligence Institute).

Il programma:

Il progetto di ricerca prevede totale trasparenza e interscambio dei dati (soprattutto sui social network visto che il magnate è uno dei maggiori investitori di Facebook), oltre all’utilizzo di nuovi potenti software e di alcuni telescopi tra i più potenti al mondo, il Green Park di 100 metri della West Virginia, negli Stati Uniti, e il Parkes di 64 metri del New South Wales, in Australia. Tutto questo permetterà di incrementare gli sforzi fatti da Seti con l’ultimo programma del 1990: si potrà captare una maggiore quantità di frequenze radio in minor tempo e coprire un’area di cielo dieci volte maggiore. Saranno esplorate milioni di stelle, tutta la Via Lattea e 100 galassie.



Hawking: «Dobbiamo sapere»

«La tecnologia attuale ci offre una reale possibilità di rispondere a una delle più grandi domande dell’umanità: siamo soli?», ha detto durante la presentazione Milner , la cui convinzione è che altre civiltà potrebbero insegnarci, ad esempio, come gestire la sfida delle risorse naturali. Per Stephen Hawking, presente alla conferenza, «non c’è dubbio più grande» a cui non è ancora stata data risposta e ora «è tempo di impegnarsi per trovarla». Lo scienziato britannico ha poi concluso:«Siamo vivi, siamo intelligenti. Dobbiamo sapere».