IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

LA NUOVA CONOSCENZA

GdM

giovedì 4 settembre 2014

HANNO UCCISO LA SCUOLA ! LA SCUOLA E' MORTA !

QUELLO CHE STATE PER LEGGERE E' UNA LUCIDA, CRUDA E VERA DISAMINA DEL PIU' TRAGICO FALLIMENTO DELLA NOSTRA SOCIETA' CIVILE.
L'UCCISIONE DELLA SCUOLA ...OVVERO DELLA CULTURA E DELLA CONSAPEVOLEZZA.

E PROPRIO IN QUESTI GIORNI,  IL TRAGICOMICO GOVERNO RENZI, STA CHIUDENDO CON UNA LAPIDE MUTA IL SEPOLCRO DELLA CULTURA ITALIANA.

MLR

Chi ha ucciso il liceo classico?         

di Adolfo Scotto - Roberto I. Zanini
Fonte: Avvenire
​

Tutto è cominciato quando hanno ucciso il liceo classico; quando si è cominciato a pensare che il principale compito della scuola fosse di fornire uno sbocco lavorativo ai giovani e, di seguito, quando si è pensato che la scuola dovesse essere pensata in funzione delle esigenze dei giovani, dei loro gusti, delle loro aspettative. È l’immagine del fallimento del sistema scolastico italiano che emerge leggendo "La scuola che vorrei"(Bruno Mondadori, pp. 122, ), l’ultimo libro di Adolfo Scotto di Luzio, docente di Storia della Pedagogia all’Università di Bergamo, nonché esperto dei problemi della scuola e dell’insegnamento. E non si tratta di un semplice grido d’allarme. È come se si dicesse che l’intero sistema culturale e formativo italiano è all’ultima spiaggia e se non si cambia registro c’è il più che probabile rischio del fallimento totale della nostra società civile.

Eppure sono decenni che si parla di riforma...
«Ed è giunto il momento di sfatare questo mito così per come si è costituito. A partire dagli anni ’60 si è cominciata a diffondere l’idea che la scuola fosse in crisi. Un’idea di crisi permanente che è stato l’espediente per smantellare le buone basi sulle quali si era retta la scuola e che si erano andate formando fra l’unità d’Italia e la Riforma Gentile».

Smantellare?
«Sì. Un vero e proprio sovvertimento progressivo, tanto che la scuola oggi è caduta in una crisi di senso, che mette in gioco la sua essenziale funzione politica e civile».

Ma qual è il ruolo della scuola nella società?
«Ciò che conta non è il ruolo nella società, ma la sua funzione politica e civile. La scuola è chiamata ad assolvere un ruolo nel progetto di costruzione della comunità politica».

Può essere più esplicito?
«La scuola deve saper porre le basi della convivenza civile, del nostro essere comunità. Invece si pensa che la scuola serva ad assecondare gli interessi dei singoli, le loro ambizioni di carriera e di guadagno economico creando sbocchi di lavoro. Ma se non c’è la scuola non c’è la nazione e viceversa».

Vuol dire che se il suo obiettivo diventa creare sbocchi di lavoro la scuola fallisce?
«Bisogna distinguere due aspetti. Ogni singolo studente va a scuola perché persegue interessi personali. Ma la scuola non può essere pensata per quegli interessi perché altrimenti perde il suo ruolo di istituzione essenziale che ha a che fare con le ragioni della Polis. Compito della scuola è di educare la persona attraverso la cultura».

In una società come la nostra se ne è perso il significato: cosa significa educare?
«Significa formare la persona, nutrirne la personalità, dare la capacità al giovane di stare autonomamente nel mondo, educandolo al giudizio, cioè a quella capacità che ci permette di distinguere fra ciò che è bello e meritevole della nostra ammirazione e ciò che deve essere senz’altro rifiutato».

Il relativismo dominante impedisce un simile approccio.
«Se nessuno ha più il coraggio di dire quali sono i valori che contano tutto diventa relativo. Ma possiamo senz’altro affermare che la scuola italiana è stata capace di assolvere alla sua funzione fino a quando si è fondata sulla cultura umanistica».

Perso quel punto di riferimento si è persa anche la scuola?
«Una crisi che è cominciata negli anni ’60 e si è acuita con la crisi della Repubblica degli anni ’90, quando sono state messe in discussione le basi culturali della Repubblica tirandosi dietro le eredità che ci venivano dal passato».

Lei scrive che bisogna liberare la scuola dalla tirannia dei giovani.
«In questo Paese i giovani sono diventati un pretesto, un artificio retorico. Ma l’idea che la scuola si debba costruire sulle preferenze dei giovani, su ciò che piace a loro è un vero assurdo che si è trasformato nel pregiudizio ideologico della scuola aperta al nuovo, alla tecnologia. Ma in questo modo non fa che aggravare la sua crisi, perché abdica dalla sua funzione educativa. I giovani vanno educati e sono gli adulti gli unici abilitati a educare».

Ma la crisi educativa parte proprio dall’incapacità di almeno un paio di generazioni di adulti di assolvere a questo ruolo.
«Ed è giunto il momento che gli adulti si assumano la responsabilità della loro crisi culturale, che è spaventosa. Quando si parla di scuola non è in gioco un ingranaggio burocratico, una tecnica pedagogica da mettere a punto, ma occorre partire da una seria riflessione su cosa significhi essere italiani e su cosa significhi educare giovani italiani».

Insomma, manca un progetto culturale.

«Abbiamo mortificato il liceo classico che era il fiore all’occhiello del nostro sistema scolastico e sono nati tanti licei con percorsi di studio sempre più generici. Abbiamo abolito la scuola di eccellenza sostituendola con un’idea vaga e patetica di licealità. Il liceo classico era il frutto di un’idea di scuola alla quale avevano contribuito sia l’identità laica e liberale che l’identità cattolica; un’idea di scuola che garantiva che le élite del Paese si potessero formare sul piano della scuola pubblica e allo stesso tempo consentiva a chiunque non avesse altra ricchezza che il proprio talento di frequentare una scuola di qualità. La falsa ideologia democratica che ha guidato le riforme degli ultimi trent’anni ha tolto ai poveri una scuola di grande valore autorizzando i ricchi a comprarsi la scuola migliore. E il discorso sulla meritocrazia non ha alcun senso perché non ci sono i luoghi dove applicarla, non ci sono i contenuti. Gli stessi docenti venendo da un simile percorso depotenziato finiscono per aggravare la situazione. È il risultato paradossale di un Paese che ha demolito il proprio sistema di istruzione. La riprova sono i flussi scolastici con sempre più giovani del Sud che vanno a scuola e all’università al Nord e i giovani del Nord che se possono vanno all’estero».

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LA VERA STORIA EVOLUTIVA DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

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martedì 2 settembre 2014

PIRAMIDI IN GIAPPONE


 GIAPPONE: UN TUMULO FUNERARIO A FORMA DI PIRAMIDE  ALIMENTA IL MISTERO DI ASUKA

da: http://www.ilnavigatorecurioso.it/2014/08/18/lincredibile-scoperta-di-una-tomba-a-forma-di-piramide-in-giappone-alimenta-il-mistero-di-asuka/

Un team di archeologi giapponesi ha scoperto nel villaggio di Asuka, nella prefettura di Nara, un grande tumulo che contiene una rarissima tomba a forma di piramide. La datazione preliminare colloca la tomba intorno al 6° secolo. La scoperta va ad aggiungersi al mistero di Asuka, luogo nel quale sono state scoperte megaliti di granito dalle forme insolite, come la Nave di Roccia si Masuda.

L’Asahi Shimbun riporta l’incredibile scoperta di un gruppo di archeologi giapponesi nei pressi di Asuka, prefettura di Nara: un tumulo con all’interno una tomba a forma di piramide.
Secondo i ricercatori, la tomba risalirebbe al 6° secolo d.C. e un tempo conservava i resti del potente capo clan Soga no Iname, un leader della dinastia Yamato che morì nel 570 d.C. A lui si devono i grandi progressi culturali e tecnologici del Giappone.
Scavi precedenti presso il sito avevano chiarito ben poco la struttura della tomba, ma i ricercatori del Kansai Archaeological Research Institute sono riusciti a portare alla luce i gradoni esterni di quella che sembra una vera e propria piramide. 

“I ricercatori hanno controllato per capire se ci sono tombe con una struttura analoga in Giappone, ma non c’è nulla di simile”, ha detto un funzionario comunale di Asuka al Wall Street Journal. “La tomba è unica”.
La tomba a forma di piramide è stata sepolta sotto un tumulo di terra alto 7 metri e largo 40 metri. Strutture simili sono state ritrovate nell’antico regno di Koguryo (1° secolo a.C. – 7° secolo d.C.), un regno della Manciuria che si espandeva dal nordest della Cina fino alla parte settentrionale della penisola coreana. In base all’altezza del tumulo, i ricercatori stimano che la tomba sia composta di sette o otto strati di pietra.



Il territorio di Asuka è una terra ricca di interesse storico e affonda le sue origini nel periodo della storia giapponese definito Jidai Kofun (250-552 d.C.), caratterizzato dalla realizzazione di numerosi tumuli funerari, ma la piramide a gradoni scoperta di recente è decisamente diversa da quelli già trovati.
La zona è conosciuta anche per i suoi numerosi templi buddisti, santuari e statue, ma ci sono anche dei monumenti di pietra sulle colline circostanti  che non si adattano allo stile della scultura buddista e che nessuno sembra sapere che li abbia realizzati, o quando. Il più grande ed enigmatico dei monoliti di Asuka è certamente quello denominato Masuda no Iwafune (La Nave di Roccis di Masuda), lungo 11 m, largo 7 m, ed alto circa 5 m, pesa quasi 800 tonnellate ed è completamente scolpito nel granito.



La parte superiore della scultura risulta completamente appiattita, su cui insistono due cavità quadrate ampie un metro con una lastra di pietra ad esse parallela. Alla base del megalite vi sono delle rientranze a forma di reticoli che alcuni ritengono essere correlate al processo utilizzato dai costruttori per appiattirne i lati. Lo scopo, il metodo e il periodo di costruzione sono un completo mistero. Tuttavia, sono state avanzate numerose ipotesi sullo scopo di questa struttura unica e insolita.
Una di esse viene proprio dal nome della roccia stessa, Nave di Roccia di Masuda. Si ritiene che la pietra sia stata scolpita in commemorazione della costruzione del lago di Masuda, uno specchio d’acqua che una volta si trovava nelle vicinanze e che poi è stato prosciugato diventando parte della città di Kashiwara.



Altri storici, invece, suggeriscono che la roccia sia parte di una tomba progettata per i membri della famiglia reale. Tuttavia, questo non spiega le caratteristiche insolite della costruzione, né mai sono stati trovati corpi o oggetti nelle vicinanze del megalite. Forse, dicono gli studiosi, si tratta di una tomba incompiuta. Sebbene sia attualmente integrato nel santuario dedicato al dio shintoista Oshiko Jinja, nessuno sa quando sia stato costruito  e soprattutto perché. Una delle poche conclusioni condivise è che l’intera regione su cui insistono gli enigmatici megaliti deve essere molto più antica dell’epoca Jidai Kofun, data la grande quantità di pietre scolpite presenti nell’area, e comunque, anche in questo caso, non c’è nessuna prova definitiva che possa confermare questa prospettiva.
Alla fine, la vera origine e lo scopo di queste enigmatiche sculture del Giappone antico rimangono avvolte dal mistero e, forse, perduti per sempre nelle pagine della storia antica del nostro pianeta.


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venerdì 29 agosto 2014

IL MONDO CAPOVOLTO


Quando penso e poi dico che viviamo in un “MONDO CAPOVOLTO” mi accorgo di essere pesantemente ripetitivo ed ormai monotono. Me ne dispiace ma ormai le conferme sono assolutamente evidenti per chiunque. Nonostante questo non percepisco nella società nemmeno il più piccolo segno di controtendenza. Anzi, perfino nelle situazioni che paiono più banali, come l’andare al cinema per guardare un film, si riconoscono le azioni dei burattinai che adattano lo scenario per fare apparire il falso come vero e viceversa. Voi obietterete che il cinema è così, finzione mascherata da realtà…quindi tutto normale.
Io rispondo no, perché la cosa è più complicata di così. Per esempio i film in lingua originale che vengono doppiati  quasi sempre subiscono “stravolgimenti” radicali fatti apposta perché il pubblico segua fluidamente e distrattamente una trama senza porsi troppe domande.
Perché?
Vi è un disegno occulto di “addomesticazione” e “plagio” della popolazione?
Vi è forse la convinzione che la stragrande maggioranza della popolazione sia culturalmente di bassissimo livello per cui è inutile fornire dettagli culturali che in pochi comprenderebbero?
Ecco perché alla fine ricado sempre li: conoscenza = consapevolezza.
Investiamo in cultura su noi stessi  perché questo mondo possa davvero cambiare ! La consapevolezza è l’arma migliore contro qualsiasi tipo di tirannia.
Vi lascio alla lettura di un post dell’amico Mike Plato, potrete comprendere come sia facile manipolare, plagiare e nascondere anche attraverso la banale traduzione di sceneggiature cinematografiche.

MLR

da:
http://mikeplato.myblog.it/2014/08/15/baudrillard-matrix/

di Mike Plato

“QUESTO L’HO SCOPERTO SBIRCIANDO DALLA SCENEGGIATURA DI MATRIX IN LINGUA ORIGINALE.
COME SEMPRE, TRADUZIONI (volutamente?) IGNOBILI, ANZI, STRAVOLGIMENTO QUASI RADICALE.

VERSIONE ITALIANA:
MORPHEUS: "SEI VISSUTO IN UN MONDO FITTIZIO, NEO. QUESTO è IL MONDO CHE ESISTE OGGI".

VERSIONE INGLESE:

MORPHEUS
"You have been living inside
Baudrillard’s vision, inside the
map, not the territory. This is
Chicago as it exists today".

VISIONE DI BAUDRILLARD?
SI VEDE CHE L’ITALIA è UN PAESE DI STUPIDI E NON AVREBBE CAPITO LA VISIONE DI BAUDRILLARD…

VEDIAMOLA:
Dagli anni ottanta il sociologo tentò di integrare la visione marxista con la teoria del segno-valore. In base alla sua visione, i prodotti commerciali non sono caratterizzati dal valore d’uso, ovvero dalla funzionalità intrinseca all’oggetto, e dal valore di scambio, ovvero gli ulteriori significati astratti associati al bene, come sostenuto da Marx nella propria teoria dei beni, ma dal segno-valore, concetto interpretabile come espressione di significati e marchio di prestigio, acquisiti dal soggetto tramite il prodotto commerciale. Il fenomeno del segno-valore, nella visione di Baudrillard, è elemento essenziale e peculiare del prodotto, nell’attuale società consumistica, che orienta ed influenza il comportamento d’acquisto del consumatore. Nella società moderna il soggetto sociale si appropria di beni per ampliare la propria personalità e creare un’immagine di sé fittizia, da ostentare, che comprometterebbe, secondo Baudrillard, le relazioni sociali, causando un’implosione della società stessa, caratterizzata, nell’epoca contemporanea, dall’alienazione, dalla diffusione del conformismo e dell’omologazione sociale e valoriale e dalla fine della trascendenza, come impossibilità del soggetto di percepire bisogni autentici.

IMMAGINE FITTIZIA DI SE’..QUESTO IL CORE DELLA FILOSOFIA DI BAUDRILLARD, CHE MATRIX MUTUA.
MA SIAMO SICURI CHE UNA CERTA QUAL IMMAGINE FITTIZIA DI SE’ NON ESISTEREBBE ANCHE AL DI FUORI DI UN CONTESTO CAPITALISTICO?
AD ES. SIAMO CERTI CHE IN UN REGIME COMUNISTA, CHE PUNTA ALL’OPPOSTO, OVVERO NON ALL’ESALTAZIONE DELLA PERSONALITA’ E RELATIVA COMPETIZIONE TRA I MILIONII DI IO, MA ALL’OMOLOGAZIONE E SCHIACCIAMENTO PERVERSO DELLA PERSONALITA’ PER GIUNGERE AD UNA IDENTIFICAZIONE COLLETTIVA, NON VI SIA LO STESSO PROBLEMA SE NON ANCORA PIU GRAVE?

e ancora su BAUDRILLARD:
Negli anni Ottanta, Baudrillard postulò un “capovolgimento immanente”, un rovesciamento di fronte dei significati e degli effetti, in cui le cose si trasformassero nei loro opposti. Per cui, secondo lui, la società della produzione stava andando verso la simulazione e la seduzione; il potere onnicomprensivo e repressivo teorizzato da Michel Foucault stava diventando il potere cinico e seduttivo dei media e della società dell’informazione; la liberazione sostenuta negli anni Sessanta era diventata una forma di schiavitù volontaria; la sovranità era passata dalla parte del soggetto a quella dell’oggetto; e la rivoluzione e l’emancipazione erano diventate i loro opposti, intrappolando gli individui in un ordine di simulazione e virtualità. Il concetto di Baudrillard di “capovolgimento immanente” era quindi una variante della “dialettica dell’illuminismo” di Horkheimer e Adorno, dove tutto diventa l’opposto. Per Adorno e Horkheimer, all’interno delle trasformazioni del capitalismo organizzato e all’avanguardia, i modi dell’illuminismo diventano una dominante, la cultura diventa l’industria culturale, la democrazia una forma di manipolazione di massa, e la scienza e la tecnologia una parte cruciale di un apparato di dominio sociale.
Ne Il crimine perfetto, egli afferma che la negazione di una realtà trascendente nella presente società mediatica e tecnologica è un “crimine perfetto” che implica la “distruzione del reale”. In un mondo di apparenza, immagine e illusione, la realtà scompare anche se le sue tracce continuano a nutrire un’illusione del reale. Guidate verso la virtualizzazione in una società altamente tecnologica, tutte le imperfezioni della vita umana e del mondo sono eliminate nella realtà virtuale, ma questa è l’eliminazione della realtà stessa, il Crimine Perfetto. Questo stato ‘post-critico’ e ‘catastrofico’ rende il mondo concettuale precedente irrilevante, costringendo il criticismo a diventare ironico e a trasformare la scomparsa del reale in una forma d’arte.
Baudrillard si era introdotto in un mondo di pensiero lontano dalla filosofia accademica, un mondo che metteva in discussione i tradizionali modi di pensiero e di discorso. La sua ricerca di nuove prospettive filosofiche gli aveva procurato un pubblico globale leale, ma anche critiche per la sua eccessiva ironia, i suoi giochi di parole e i suoi svaghi intellettuali. Ad ogni modo, il suo lavoro è una provocazione alla filosofia tradizionale e contemporanea e sfida i pensatori ad affrontare antichi problemi filosofici quali la verità e la realtà in modi nuovi, all’interno del mondo contemporaneo.

QUESTO è SPARITO DAL DOPPIAGGIO ITALIANO..

QUANDO MORPHEUS DICE…"BENEVENUTO NELLA TUA NUOVA DESERTICA REALTA’"…in realtà in inglese dice velocemente:

THE DESERT OF THE REAL seguito da

MORPHEUS: "We are, right now, miles below the earth’s surface. The only place
humans can survive outside the Matrix is underground".

IL DOPPIATORE ITALIANO ALLUNGO’ DI MOLTO LA RECITA DI:
“BENVENUTO NELLA TUA NUOVA DESERTICA REALTA’”
e NON CI FECE CAPIRE ALL’EPOCA CHE LA RESISTENZA ERA UNDERGROUND, NEL SOTTOSUOLO.
POI QUEL CHE SEGUE è DA DELIRIO..
VERSIONE DOPPIATA IN ITALIANO e subito sotto QUELLA ORIGINALE

NEO CHIEDE: "CHE COSA SUCCESSE? (What happened?)"

MORPHEUS: "SAPPIAMO SOLO CHE ALL’INIZIO DEL XXI SECOLO L’UMANITA’ INTERA SI RITROVO ‘ UNITA DAI FESTEGGIAMENTI. GRANDE FU LA NOSTRA MERAVIGLIA UNITA ALLA NOSTRA MAGNIFICENZA MENTRE DAVAMO ALLA LUCE I.A. (It started early in the twenty first century, with the birth of artificial intelligence)"

NEO: "I.A. INTELLIGENZA ARTIFICIALE? (Artificial Intelligence)"
MORPHEUS: "LA CUI SINISTRA COSCIENZA PRODUSSE UNA NUOVA GENERAZIONE DI MACCHINE (a singular consciousness that spawned an entire race of machines.At first all they wanted was to be treated as equals, entitled to the
same human inalienable rights. Whatever they were given, it was not enough). ANCORA NON SAPPIAMO CHI COLPI’ PER PRIMO. SE NOI O LORO (We don’t know who struck first.Us or them ). SAPPIAMO PERO’ CHE FUMMO NOI AD OSCURARE IL CIELO ( But sometime at the end of the twenty-first century the battle was joined.). A QUELL’EPOCA LORO DIPENDEVANO DALL’ENERGIA SOLARE, E SI PENSO’ CHE FORSE NON SAREBBERO RIUSCITI A SOPRAVVIVERE, SENZA UNA FONTE ENERGETICA ABBONDANTE COME IL SOLE. NEL CORSO DELLA STORIA IL GENERE UMANO è DIPESO DALLE MACCHINE PER SOPRAVVIVERE. AH AH…AL DESTINO COME SAPPIAMO, NON MANCA IL SENSO DELL’IRONIA (The war raged for generations and
turned the face of our planet from green and blue to black and red.It scorched and burned the sky.Without the sun, the machines sought out a new energy source to survive. They discovered a new form of fusion. All that was required to initiate the reaction was a small electric charge. Throughout human history we have been dependent on machines to survive. Fate, it seems, is not without a sense of irony….SFRUTTANDO CONTEMPORANEAMENTE QUESTE DUE FONTI, LE MACCHINE SI ASSICURARONO INDEFINITAMENTE DI TUTTA L’ENERGIA DI CUI AVEVANO BISOGNO. CI SONO CAMPI, CAMPI STERMINATI, IN CUI GLI ESSERI UMANI NON NASCONO, VENGONO COLTIVATI. A LUNGO NON CI HO VOLUTO CREDERE, POI HO VISTO QUEI CAMPI CON I MIEI OCCHI. HO VISTO MACCHINE LIQUEFARE I MORTI PERCHE NUTRISSERO I VIVI PER VIA ENDOVENOSA (We are, as an energy source, easily renewable and completely recyclable, the dead liquified and fed intravenously to the living. Huge farm-like reapers are harvesting the crop. All they needed to control this new battery was something to occupy our mind. And so they built a prison out of our past, wired it to our brains and turned us into slaves)."


… A PROPOSITO DEL MONDO CAPOVOLTO…
VI INVITO AL MEETING DEL 20 SETTEMBRE 2014 … PARLEREMO PROPRIO DI QUESTO



martedì 26 agosto 2014

SLA (SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA): ECCO LA DIAGNOSI PRECOCE !

SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

La disponibilità della tecnica utilizzata dal gruppo del CNR, associato con l’applicazione del  procedimento innovativo depositato nel brevetto ENEA RM2012A000637 ,  consentiranno di conseguire significativi risultati positivi per la cura della SLA.”  G.C.

SLA, la speranza arriva dall'Italia: ecco la diagnosi precoce

http://www.today.it/scienze/sla-ricerca-diagnosi.html


Arriva la possibilità di una diagnosi precoce della Sla. Il risultato, pubblicato su Neurology, è di un gruppo di ricerca italiano che coinvolge l'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Istc-Cnr) di Roma e apre la strada allo sviluppo di nuove terapie.
"E' stata dimostrata - ha reso noto il Cnr - per la prima volta la possibilità di diagnosticare precocemente la Sla con un esame di tomografia ad emissione di positroni (Pet) mediante un tracciante analogo al glucosio, utilizzato nella pratica clinica dai centri di medicina nucleare".
"Questa tecnica permette di raggiungere un'accuratezza diagnostica del 95% e rappresenta un passo importante per lo sviluppo nella diagnosi precoce della malattia", ha spiegato Marco Pagani, primo autore dello studio e ricercatore dell'Istc-Cnr che è giunto a questo risultato in collaborazione con Angelina Cistaro, ricercatrice del Centro Pet Irmet di Torino e con Adriano Chiò, direttore del Centro Sla, Azienda ospedaliero universitaria Città della salute e della scienza e Dipartimento di neuroscienze dell'Università degli Studi di Torino.
"Finora - ha sottolineato il ricercatore - la Sla poteva essere diagnosticata esclusivamente attraverso l'indagine clinica e con il supporto di metodiche neurofisiologiche e pertanto richiedeva un lungo periodo di osservazione. L'accelerazione e la maggiore accuratezza della diagnosi di Sla sono fondamentali oltre che per la certezza di reclutare nei trial clinici pazienti con diagnosi confermata anche per lo sviluppo di nuove terapie e per l'identificazione di possibili familiarità sulle quali intervenire precocemente".

da: http://www.today.it/scienze/sla-ricerca-diagnosi.html


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PARTO NATURALE: NUOVA TECNICA PER EVITARE FORCIPE E CESAREO


SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/24/parto-ecco-lodon-device-per-evitare-luso-di-forcipe-e-il-cesareo-demergenza/1073243/

Parto, ecco “l’Odon device” per evitare l’uso di forcipe e il cesareo d’emergenza

Jorge Odón è un meccanico argentino, ma questa storia non ha niente a che vedere con macchine e motori. Quest’uomo, infatti, ha inventato un dispositivo che potrebbe semplificare i parti vaginali operativi. In un caso su dieci, infatti, la fase espulsiva del feto si prolunga eccessivamente, favorendo l’insorgere di complicazioni. I ginecologi possono allora adottare due soluzioni: il parto operativo, attraverso l’utilizzo del forcipe o della ventosa, oppure il cesareo d’emergenza.
L’Odón device, questo il nome dell’apparecchio, potrebbe essere una novità assoluta qualora si decida di procedere con il parto operativo, trattandosi di uno strumento che agisce in maniera meno invasiva sulla madre e sul bambino. Il dispositivo è realizzato da un sacchetto di polietilene e da un manico in teflon, al termine del quale è situata una piccola ventosa che viene appoggiata sulla testa del feto. A quel punto sia il ginecologo che l’ostetrica possono provvedere a pompare una quantità minima di aria attraverso l’apposito condotto, garantendo una presa sicura e delicata intorno alla testa del bambino e una trazione più facile attraverso il canale del parto.
Quest’idea è venuta a Jorge Odón osservando il modo in cui due colleghi estraevano un tappo di sughero caduto dentro una bottiglia di vino attraverso l’utilizzo di un sacchetto di plastica. I due, infatti, avevano infilato la busta nel collo di vetro, lasciandone fuori soltanto i manici. Inclinando la bottiglia, il tappo entrava in contatto con il sacchetto, che veniva poi gonfiato d’aria. A quel punto bastava tirare i manici e il gioco era fatto.
Odón, che aveva già assistito ai parti dei suoi cinque figli, pensò che quel metodo poteva essere una soluzione efficace anche nella fase espulsiva del parto, qualora le spinte della madre non bastassero a far venire fuori il bambino. Con caparbietà il meccanico si mise a fare delle prove con un utero di vetro e una bambola e gli esperimenti sembravano dargli ragione. Ma farsi ascoltare da un medico non era facile; Odón, tuttavia, ebbe la fortuna di incontrare Javier Schvartzman, un ostetrico del Cernic che, dopo un momento di smarrimento, comprese il potenziale di quell’idea. Da quel giorno la strada è diventata tutta in discesa. Al momento, infatti, il dispositivo è sottoposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a un test su 100 donne con gravidanze senza complicazioni in Argentina e in Sudafrica.
Ma il condizionale è ancora d’obbligo; come spiega Serena Donati, ricercatrice dell’Istituto Superiore della Sanità, al fattoquotidiano.it: “Bisogna chiarire che il dispositivo non si trova negli ospedali e che è ancora in fase di sperimentazione. Gli studi di validazione sono necessari a dimostrarne l’efficacia e la sicurezza, sia per la madre che per il bambino”.
Qualora fornissero delle risposte positive, l’apparecchio potrebbe essere la risposta ad alcuni problemi: “È uno strumento che sembra comportare minori rischi per il bambino e per la mamma – spiega -; talvolta il forcipe può causare danni al tratto genitale della donna e, come anche la ventosa, può essere responsabile di danni neonatali”. 
Sicuramente il dispositivo avrebbe maggiore successo nei paesi più poveri, dove spesso mancano le attrezzature e il personale è carente: “Una volta verificata la sicurezza e l’efficacia dell’apparecchio, questo potrebbe trasformarsi in uno strumento molto prezioso per i paesi più svantaggiati, dove il rapporto di mortalità materna è ancora altissimo”, conferma la Donati. Secondo gli ultimi dati dell’OMS, infatti, in Africa1 donna su 40 rischia la vita per complicanze durante la gravidanza o il parto, mentre in Europa i numeri parlano di 1 donna ogni 3300.

Inoltre, l’Odón device dovrebbe ridurre il rischio di trasmissione del virus dell’Hiv – altissimo in alcune zone dell’Africa – dalla madre al bambino, limitando il contatto con le mucose del canale del parto. A questo si aggiunge il basso costo di produzione dell’apparecchio, stimato intorno ai 50 dollari, che favorirebbe la diffusione dello strumento nei paesi del Terzo Mondo.
La questione cambia quando veniamo in contatto con le realtà più vicine a noi: “Per quanto riguarda il nostro Paese, lo strumento potrebbe essere un ausilio durante i parti operativi, che tuttavia riguardano soltanto il 3-5% dei nati totali. Per questo è difficile che lo strumento rappresenti una soluzione per l’eccesso dei cesarei in Italia. I professionisti sanitari hanno difatti perso competenze nell’arte ostetrica e preferiscono ricorrere al taglio cesareo che nella maggior parte dei casi viene programmato prima dell’inizio del travaglio”, conclude la Donati.
Anche se nei paesi sviluppati l’apparecchio non dovesse segnare un grande cambiamento, in quelli meno avanzati potrebbe essere di aiuto sia alle donne che ai bambini. Motivo per cui Jorge Odón ha concesso il brevetto a una condizione: nel Sud del mondo il dispositivo dovrà essere venduto al suo prezzo di costo, non un dollaro di più.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/24/parto-ecco-lodon-device-per-evitare-luso-di-forcipe-e-il-cesareo-demergenza/1073243/

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