IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

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LA NUOVA CONOSCENZA

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GdM

venerdì 5 agosto 2016

LE MISSIONI "APOLLO" E I RISCHI CARDIOVASCOLARI



SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)


Scientific Reports 6, Article number: 29901 (2016) doi:10.1038/srep29901

Apollo Lunar Astronauts Show Higher Cardiovascular Disease Mortality: Possible Deep Space Radiation Effects on the Vascular Endothelium

Michael D. Delp, Jacqueline M. Charvat, Charles L. Limoli, Ruth K. Globus & Payal Ghosh

Le missioni Apollo oltre l'orbita terrestre hanno esposto gli equipaggi a un livello di radiazione cosmica in grado di danneggiare il sistema cardiovascolare. Lo rivela uno studio che ha scoperto una percentuale elevata di decessi per eventi cardiaci tra gli astronauti che hanno partecipato a quelle missioni e ha documentato l'effetto nocivo delle radiazioni su topi.

Gli astronauti che hanno partecipato al programma di missioni spaziali Apollo della NASA mostrano un tasso di problemi cardiovascolari più alto del normale, probabilmente a causa dell'esposizione alla radiazione cosmica. È quanto emerge da uno studio pubblicato su “Scientific Reports” da Michael Delp della Florida State University e colleghi. Il programma spaziale Apollo è noto soprattutto aver portato per la prima volta l'uomo sulla Luna il 20 luglio del 1969. Tuttavia fu inaugurato nel 1961 e concluso nel 1972 e, le missioni con equipaggio, a partire dal 1968, furono ben 11, nove delle quali oltre l'orbita terrestre. Ora, per la prima volta, sono stati studiati gli effetti sulla salute degli astronauti dell'esposizione alla radiazione cosmica, composta da elettroni e protoni o anche ioni di elementi pesanti, che provengono dalla galassia o direttamente dal Sole e per i quali nello spazio ben oltre l'orbita terrestre non c'è la protezione del campo magnetico della Terra. Si tratta di particelle molto energetiche in grado di danneggiare molecole essenziali per il funzionamento delle cellule, compreso il DNA.

“Sappiamo poco sugli effetti della radiazione sulla salute umana, e in particolare sul sistema cardiovascolare”, ha spiegato Delp. “Questo studio ci ha permesso di avere le prime informazioni”.

I rischi cardiovascolari delle missioni Apollo:
Una delle celebri immagini dello sbarco dell'uomo sulla Luna: l'astronauta è Buzz Aldrin (Cortesia NASA)

I risultati sono importanti perché le agenzie spaziali di diversi paesi hanno in programma missioni con equipaggio nei prossimi decenni. La NASA punta a missioni in orbita attorno alla Luna tra il 2020 e il 2030, in preparazione di un futuro sbarco su Marte. Anche l'Agenzia spaziale europea (ESA), quella russa e quella cinese, stanno considerando missioni per la Luna. E la società privata SpaceX del magnate Elon Musk, intende portare l'uomo su Marte nel 2026.
Gli astronauti rappresentano una categoria di persone abbastanza privilegiata dal punto di vista sanitario. Sono stati selezionati anche per le loro eccellenti condizioni di salute e hanno mantenuto pure dopo la fine della loro vita professionale uno status socio-economico elevato con un accesso a cure mediche di elevata qualità rispetto alla media dei cittadini statunitensi. Dall'analisi dei dati relativi ai 24 astronauti che parteciparono alle missioni Apollo oltre l'orbita terrestre è risultato che il 43 per cento di quelli già deceduti è morto per problemi cardiovascolari. Si tratta di una percentuale cinque volte maggiore rispetto a quella dei comuni cittadini e di quella degli astronauti che hanno partecipato a missioni in orbita terrestre.



Per verificare l'ipotesi del ruolo della radiazione cosmica su questo tasso di mortalità cardiovascolare, gli autori hanno esposto topi di laboratorio agli stessi livelli di radiazione degli astronauti. Dopo sei mesi, equivalenti a vent'anni per gli esseri umani, i topi hanno manifestato un danno alle arterie che negli esseri umani predispone allo sviluppo di placche aterosclerotiche e di conseguenza a eventi cardiovascolari. “Lo studio sui topi dimostra che la radiazione cosmica è pericolosa per la salute cardiovascolare”, ha concluso Delp.


PER APPROFONDIMENTI SU QUESTO SPECIFICO ARGOMENTO LEGGI:
CAP. 26 DE: IL PRINCIPIO DELL’IMMORTALITA’ DA PAG. 90 A PAG. 97 : “IL VINCOLO PLANETARIO”:







SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:

LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
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martedì 2 agosto 2016

ANTICHI PASTORI E ... DIETA A BASE DI CEREALI


SEGNALATO DA CRISTIAN VITALI (http://ufoealtrimisteri.blogspot.it/)

Il Dna riscrive l'origine dell'agricoltura: E' nata dall'attività di più gruppi, diversi fra loro

Il Dna riscrive l'origine dell'agricoltura e indica che la coltivazione dei campi, nella Mezzaluna fertile, non è stata iniziativa di un unico gruppo di uomini: circa 10.000 anni fa è nata dall'attività di più gruppi, geneticamente distinti, dall'aspetto diverso e che parlavano lingue diverse. Lo dimostra sulla rivista Science, la ricerca coordinata da Joachim Burger, dell'università tedesca Johannes Gutenberg. I ricercatori hanno analizzato il Dna di quattro pastori, sulla base dei resti trovati in Iran, nei monti Zagros. Uno di essi è vissuto 9.000 anni fa e altri tre risalgono invece a circa 10.000 anni fa. L'analisi dei loro denti ha dimostrato che avevano una dieta ricca di cereali, che sono una firma dell'agricoltura. Lo studio del genoma di questi contadini e pastori neolitici ha mostrato che il loro Dna è simile a quello delle persone che vivono oggi in Afghanistan, Pakistan, e Iran, ma è molto diverso dai quello degli altri agricoltori che vivevano nell'area e da quelli che vivevano sul Mar Egeo. Questo dimostra che la transizione da cacciatori-raccoglitori ad agricoltori nella Mezzaluna fertile, che si estendeva dal Golfo Persico alla Turchia, fino al Nord dell'Iran, è avvenuta per opera di più gruppi di popolazioni e non grazie a un solo gruppo. Era noto che le tecniche di coltivazione e addomesticamento degli animali sono nate in tutta la Mezzaluna Fertile, senza un particolare centro, ma scoprire che questa regione era popolata da persone geneticamente così diverse è stata una sorpresa.
''Abbiamo stimato che questi gruppi si siano separati nel periodo compreso tra 46.000 e 77.000 anni fa'', ha detto il genetista Mark Thomas, dello University College di Londra. Il passaggio all'agricoltura ha portato a profondi cambiamenti nella società: dalla maggiore densità della popolazione a nuove malattie, fino all'ascesa delle antiche civiltà. Di come questa pratica sia nata e si sia diffusa si discute da più di 100 anni e adesso ci sono le prove, ha osservato Burger, che la rivoluzione agricola ''è stata molto complessa e opera di gruppi molto diversi''.


PER APPROFONDIMENTI:

I primi cereali di Homo sapiens:







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sabato 30 luglio 2016

SE DIO E' MORTO...L'ANTICRISTIANESIMO DELLE ELITE


INVITO TUTTI COLORO CHE SEGUONO IL MIO BLOG A DEDICARE DIECI MINUTI DI LETTURA CONCENTRATA SUL SEGUENTE POST. CON L’AMICO EMILIO DISCUTIAMO SPESSO DI QUESTI ARGOMENTI STRETTAMENTE INERENTI LE NOSTRE “RICERCHE”, E SE SUPERFICIALMENTE PUO’ SEMBRARE QUANTOMENO “STRANO” ESSERE D’ACCORDO CON QUELLO CHE SCRIVE ANTONIO SOCCI, NON MI STANCHERO’ MAI DI RIBADIRE CHE, PORTARE AVANTI LA RICERCA SUL “CREAZIONISMO NON RELIGIOSO”,  NON ESCLUDE AFFATTO L’EVIDENZA DELL’ESISTENZA DI UN'INTELLIGENZA = DIO UNIVERSALE CHE STA AL DI SOPRA DI TUTTO.

BUONA LETTURA

SEGNALATO DAL PROF. EMILIO SPEDICATO (UNIVERSITA’ DI BERGAMO)

Da: Lo Straniero - Il blog di Antonio Socci

SE DIO E’ MORTO…. ALCUNE VOCI AUTOREVOLI DENUNCIANO L’ANTICRISTIANESIMO DELLE ELITE. DA CUI DERIVA L’ATTUALE AGONIA (ANCHE ECONOMICA) DELL’EUROPA E DELL’OCCIDENTE

L’Italia, con l’Europa, si dibatte in un’impotenza e un’angoscia molto più profonde e gravi della stessa crisi economica. Certo, questa crisi da noi sembra senza via d’uscita (aumenta la povertà, la disoccupazione giovanile è devastante, il sistema bancario trema) e si aggiunge all’aggressione del terrorismo, all’esplosione politica della Ue e alla marea migratoria. Tuttavia è sempre più forte la convinzione che all’origine di tutto questo ci sia una crisi di civiltà. Che nasce da una disfatta spirituale, da una perdita di radici culturali e di identità religiosa.L’altro ieri un intellettuale laico e liberale come Ernesto Galli della Loggia lo scriveva nell’editoriale del Corriere della sera.

ELITE ANTICRISTIANE

Fra le cause di questa disfatta indicava la “delegittimazione ideologico-culturale” del Cristianesimo e “più in generale” del “nesso religione-società” (insieme ad altri fattori relativi alla decadenza dello Stato). Questa, sostiene Galli, “è stata per gran parte l’opera di élite superficialmente progressiste, di debolissima cultura storica e politica, succubi delle mode, le quali hanno così creato un vuoto culturale e sociale enorme”. Praticamente è l’identikit dello stesso Corriere della sera e di tutti i giornaloni del pensiero unico (è stato, giustamente, Massimo Bordin a far notare il paradosso di questa requisitoria contro le élite pubblicata sul giornale stesso delle élite). Infatti fuori dal Palazzo, fuori dai salotti del pensiero unico, questa giusta intuizione di Galli (un pensatore intelligente e libero) è una certezza ormai da molto tempo. Perfino fra persone che non sono abitualmente dedite allo studio dei fatti sociali, ma all’azione.

COSA SIAMO?

Mi ha colpito, ad esempio, l’intervista, uscita due giorni fa, del generale di Corpo d’Armata Marco Bertolini, un uomo consapevole della cupezza dei tempi tanto da aver dichiarato il 2 luglio scorso: “Ad altri toccheranno sfide che alla mia generazione sono state risparmiate”. Molto stimato nel suo mondo, il generale (ora in congedo) che è stato Comandante del Centro operativo interforze e ha guidato tante missioni militari italiane all’estero, nell’intervista ha dichiarato: “Ritengo che una società che voglia sopravvivere, debba preservare con tutte le forze la propria identità e le proprie tradizioni. Poi, sarà ovvia, per ogni nuovo venuto, la necessità di adeguarsi alla nostra cultura. Ma se pensiamo che la nostra identità possa esclusivamente basarsi sul ‘Made in Italy’, sulle eccellenze della nostra cucina e sui centimetri di pelle nuda che esponiamo in pubblico, stiamo freschi. Senza radici cristiane, cosa ci resta da difendere, il nostro benessere? Quanto ai diritti, faccio parte di una generazione che era stata educata al rispetto dei propri doveri, vale a dire di quanto, come individui, si doveva alla comunità. I diritti, intesi come atti che la comunità deve all’individuo, non ci salveranno. Anzi”. Parole lucide, profonde e coraggiose. Difficili da sentire in Italia. All’estero invece sì. Leggiamo sempre più spesso riflessioni analoghe.

SE DIO E’ MORTO

Per esempio Pat Buchanan, alcune settimane fa, ha pubblicato un articolo dal titolo eloquente: “If God is Dead…”.
Buchanan è un intellettuale e un politico conservatore ed è stato consigliere di Nixon e di Reagan. Oggi sostiene Trump. In quell’articolo – riprendendo alcune considerazioni di Dennis Prager – biasima il laicismo delle élite: “Essi non si rendono conto del  disastro a cui l’ateismo ha portato in Occidente”. Buchanan sostiene che l’America (e con essa l’Occidente) non può sopravvivere alla morte di Dio: “La religione di un popolo, la sua fede, crea la sua cultura, e la sua cultura crea la sua civiltà.  E quando una fede muore, muore la cultura, muore la civiltà  – e anche quel popolo comincia a morire. Non è questa la storia attuale dell’Occidente?”. La diagnosi di Buchanan si allarga alle cause del fenomeno, reperibili nella storia del Novecento. Sintetizzata in una celebre battuta di Chesterton: “quando gli uomini cessano di credere in Dio, non è che non credano più in nulla; credono a tutto”. In effetti – spiega Buchanan – “le elites europee, abbandonato il Cristianesimo, cominciarono a convertirsi alle ideologie, quelle che Russel Kirk chiamava ‘religioni secolari’.  Per un certo tempo, queste religioni laiche (marx-leninismo, fascismo, nazismo) hanno conquistato i cuori e le menti di milioni.  Ma sono oggi tra gli dèi che hanno fallito nel XX secolo. Così ora l’Occidente abbraccia le fedi più nuove: egualitarismo, democratismo, capitalismo, femminismo, ambientalismo, mondialismo.  Anche queste danno  significato alle vite di milioni; ma anche queste sono sostituti inadeguati della fede che partorì l’Occidente.  Infatti manca  ad esse la cosa che il cristianesimo ha dato all’uomo:  una causa per la quale vivere e per la quale morire, ed anche un codice morale ‘con cui vivere’ tutti i giorni – con la promessa che,  al termine di una vita vissuta secondo quel codice,  viene la vita eterna. L’Islam fornisce questa promessa. Il secolarismo non ha niente da offrire che eguagli una simile speranza”. Buchanan rivendica i valori di libertà e dignità dell’uomo che l’America “ha insegnato al mondo”, ma – aggiunge – quei valori “risalgono alla cristianità” e oggi “con il cristianesimo morto in Europa, e lentamente morente in America, la cultura occidentale  diventa sempre più corrotta e decadente, e la civiltà occidentale è visibilmente in declino”. Per Buchanan, fra tutti i leader, solo Vladimir Putin “che ha visto da vicino la morte del marxismo-leninismo, sembra capire l’importanza cruciale del cristianesimo per la Madre Russia”.

LA LEZIONE DI RATZINGER

Il tema delle radici religiose, necessarie all’Occidente, è di una tale evidenza che perfino sul Wall Street Journal, qualche mese fa, in un editoriale di Bret Stephens, si è potuto leggere che “la morte dell’Europa è all’orizzonte” non tanto “a causa della sua sclerotica economia o della sua stagnante demografia o delle sue disfunzioni statali”. Ma per ragioni morali. Per la “superficialità” della sua cultura che ha scordato le radici giudaico-cristiane. L’editorialista citava la mente più illuminata di oggi, cioè Joseph Ratzinger: “È encomiabile che l’Occidente cerchi di essere più aperto, più comprensivo dei valori degli estranei, ma ha perso la capacità di amarsi. Nella sua stessa storia riesce solo a vedere ciò che è disprezzabile e distruttivo; non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. Ciò di cui l’Europa ha bisogno è una nuova accettazione di se stessa, se davvero vuole sopravvivere”. Se l’Europa “non sarà fedele al suo patrimonio essenziale”, alle sue radici spirituali, “non potrà più esistere come Europa”, la quale è sempre stata caratterizzata “dal matrimonio tra ragione e rivelazione”. Così “la tradizione politica liberale europea non potrà sopravvivere all’afflusso massiccio degli immigrati musulmani”. Le considerazioni qui esposte non sono confessionali. Ma derivano da consapevolezza culturale e storica.

UN SAGGIO

Jonathan Sacks, rabbino capo del Regno Unito dal 1991 al 2013, un mese fa, ricevendo il Premio Templeton, ha tenuto un discorso che ha fatto clamore, dove esprimeva preoccupazioni simili: “Il futuro dell’occidente, l’unica forma che ha aperto la strada alla libertà negli ultimi quattro secoli, è a rischio. La civiltà occidentale è sull’orlo di un crollo”. Il sintomo di questa crisi, per il Rabbino, è il crollo demografico che “ha portato a livelli senza precedenti di immigrazione”. Ma – ricordato che l’immigrazione di massa non può essere la risposta – ha spiegato che la crisi demografica deriva dalla crisi spirituale: “Senza memoria, non vi è identità. E senza identità, siamo solo polvere sulla superficie dell’infinito”. Così anche l’integrazione degli immigrati diventa impossibile “perché quando una cultura perde la memoria perde l’identità e quando una cultura perde l’identità non c’è niente in cui far integrare le persone”.

Antonio Socci

Da “Libero”, 28 luglio 2016
http://www.antoniosocci.com/


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giovedì 28 luglio 2016

SESTO SENSO E ...BIOLOGIA


SEGNALATO DA CRISTIAN VITALI (http://ufoealtrimisteri.blogspot.it/)

Lo scienziato Joe Kirschvink: "Ho la prova dell'esistenza del sesto senso"

Secondo Joe Kirschvink, scienziato e ricercatore presso il California Institute of Technology, un nuovo tipo di esperimento avrebbe finalmente consentito di trovare prove a carico del fatto che anche gli esseri umani possiedono il sesto senso. Come riporta il sito Sciencemag, il sesto senso di cui parla Kirschvink non è un'abilità paranormale ma biologica, e diffusa nel regno animale, ad esempio tra gli uccelli, gli insetti e altri mammiferi che la utilizzano durante le fasi migratorie o per costruire i propri nidi. Una sorta di sesto senso magnetico, di cui non esisteva prova scientifica.  

Una magnetoricezione anche per gli esseri umani?

Nel caso di animali e insetti questa è una facoltà ormai assodata, anche se non è chiaro come funzioni la cosiddetta magnetoricezione. Secondo una scuola di pensiero il campo magnetico terrestre innescherebbe delle reazioni a livello atomico in proteine chiamate criptocromi. Altri invece suggeriscono la presenza nel corpo di cellule che contengono piccoli "compassi" formati da molecole di magnetite, un minerale noto in natura. In nessuno dei due casi è stata però fino ad ora travata evidenza scientifica. Kirschvink propende più per la seconda ipotesi, ma il suo obiettivo di ricerca era soprattutto di provare l'esistenza di questa capacità negli esseri umani, visto che in passato gli esperimenti non sono mai risultati replicabili a causa di interferenze magnetiche.  


Il ruolo della gabbia di Faraday,

Nel nuovo esperimento, che si è svolto sottoterra, due piani sotto l'edificio del California Institute of Technology, Kirschvink ha dunque costruito una gabbia di Faraday, una sorta di piccola stanza in alluminio che elimina tutte le interferenze magnetiche secondarie. All'interno della gabbia è stato quindi posto un soggetto collegato a una macchina per EEG (elettro-encefalo-gramma). Lo scopo infatti era di rilevare la presenza di reazioni alla rotazione dei campi magnetici. Applicando un campo magnetico e facendolo ruotare sono stati rilevati crolli nelle onde alfa. "La soppressione di onde alfa, in ambito EEG, è associato all'elaborazione da parte del cervello: alcuni neuroni reagivano in risposta al campo magnetico, l'unica variabile dell'esperimento", ha spiegato Kirschvink. Inoltre la risposta neurale arrivava con un ritardo di alcune centinaia di millisecondi, che secondo lo scienziato suggerirebbe una risposta attiva del cervello. "Un campo magnetico può indurre correnti elettriche nel cervello che potrebbero mimare un segnale EEG, ma questa reazione sarebbe immediata", ha spiegato.


 Risposte di questo tipo sono state rilevate ruotando il campo magnetico in senso antiorario oppure verso il basso, mentre una rotazione in senso orario o una torsione verso l'alto non hanno prodotto alcuna reazione, un comportamento che potrebbe dipendere dalla polarità della nostra bussola magnetica interna, stando a quanto affermato da Kirschvink. C'è comunque ancora molto da lavorare: queste sono solo alcune spiegazioni basate su risultati preliminari raccolti su 24 soggetti, ma lo staff di ricercatori dovrà effettuare molti altri esperimenti ed elaborare i dati in un vero articolo scientifico, inoltre Kirschvink sta collaborando con altri laboratori in Giappone e Nuova Zelanda proprio per verificare la replicabilità di questi risultati, ma potremmo essere sulla strada buona per provare finalmente l'esistenza di quello che secondo lo scienziato potrebbe addirittura essere stato il nostro primo senso.

Fonti: Repubblica - Sciencemag


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lunedì 25 luglio 2016

LA TRASMISSIBILITA' DEL CANCRO: UN PROBLEMA SOTTOVALUTATO?


SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

Scoperto (nei bivalvi) un altro tumore trasmissibile

La trasmissione naturale di un cancro da un individuo all'altro è considerata un fenomeno rarissimo che interessa pochissime specie, fra cui il diavolo della Tasmania. Ma la scoperta che nei molluschi acquatici bivalvi, come vongole e cozze, è relativamente frequente e può addirittura passare da una specie all'altra, suggerisce che il fenomeno è stato sottovalutato.

Vari tipi di cancro direttamente trasmissibili da individuo a individuo – anche se appartenenti a specie o addirittura generi differenti - sono stati identificati da un gruppo di ricercatori della Columbia University e delle Università della British Columbia a Vancouver e di Alcalá, in Spagna, che ne riferiscono in un articolo pubblicato su "Nature". Anche se questi nuovi tumori interessano solo alcuni molluschi acquatici – i bivalvi (vongole, cozze ecc.) - la scoperta è di grande interesse perché dimostra che la possibilità di trasmissione naturale diretta dei tumori è stata sottovalutata e che le cellule tumorali hanno una notevole capacità di adattarsi, sopravvivere e propagarsi. Finora erano note solo quattro forme di tumore trasmissibile in modo naturale: due riguardano il diavolo della Tasmania, una il cane e una le vongole. Negli altri casi in cui si è osservata  la trasmissione di tumori in natura, era sempre mediata da un virus. Stephen P. Goff e colleghi hanno però dimostrato che in quei tumori dei bivalvi non è implicato alcun virus: l'analisi e il confronto del DNA delle cellule tumorali e degli esemplari colpiti ha mostrato che in molti casi le cellule maligne non hanno alcuna somiglianza genetica con i loro ospiti, ma sono molto simili a quelle di altri esemplari della stessa specie. In alcuni casi, è addirittura risultato che le cellule tumorali erano cloni di una cellula tumorale appartenente a un esemplare di una specie differente. Dato questi invertebrati filtratori sono immobili, è verosimile che le cellule tumorali possano galleggiare nell'ambiente marino e introdursi nei loro ospiti attraverso il tratto digerente o quello respiratorio.

Più enigmatico è il modo in cui le cellule tumorali abbandonano gli ospiti malati: potrebbe trattarsi di un processo passivo, legato a un trauma o a un atto di predazione, ma non si può escludere che le cellule tumorali migrino attivamente fuori dal corpo dell'ospite in un modo analogo a quello in cui si disseminano le metastasi. La potenziale capacità delle cellule tumorali di trasformarsi  in agenti infettivi a vita libera solleva la questione delle implicazioni per la trasmissione del cancro negli esseri umani.

Anche se sono noti casi di trasmissione da persona a persona – e sopravvivenza nel nuovo ospite - di cellule tumorali in seguito a trapianto di organi, gravidanza, trattamenti sperimentali e incidenti chirurgici, si tratta di eventi molto rari e la propagazione del tumore non è mai andata al di là delle due persone direttamente interessate. Tuttavia, di recente è stato osservato che le cellule neoplastiche di un tipico tumore della tenia possono diffondersi e proliferare in un essere umano gravemente immunocompromesso, una scoperta che suggerisce che la trasmissibilità dei tumori riscontrata da Goff e colleghi nei bivalvi sia la spia di un problema di portata più ampia.

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giovedì 21 luglio 2016

LEMURI ED EVOLUZIONE...UMANA (?)



"Sono i lemuri l'anello mancante nell'evoluzione del comportamento umano"

E' questa la tesi dei ricercatori dell'Università di Pisa, che fanno il punto su 20 anni di ricerche in un volume pubblicato dall'Università di Cambridge.

Sono l'anello mancante (o semplicemente dimenticato) per capire l'evoluzione del comportamento umano. Si tratta dei lemuri, primati che condividono con noi un lontano antenato comune e che per la loro peculiarità rappresentano il modello ideale per far luce su comportamenti finora ritenuti esclusivi delle scimmie, delle grandi antropomorfe (e nostri). È questa la tesi centrale del volume "The Missing Lemur Link" appena pubblicato dalla Cambridge University Press. Gli autori, Elisabetta Palagi e Ivan Norscia, ricercatori del Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa, fanno il punto su venti anni di ricerche che hanno in buona parte condotto in prima persona, sia su esemplari in natura che in cattività.  Se infatti i lemuri sono stati studiati estesamente dal punto di vista biologico ed ecologico, altrettanto non si può dire per l'etologia e il comportamento sociale, che in alcuni casi si dimostra "inaspettatamente" sofisticato e complesso. Questi primati ad esempio sono capaci di riconoscimento individuale utilizzando anche il canale olfattivo, sanno gestire i conflitti attraverso meccanismi di riconciliazione e si scambiano servizi (come lo spulciamento) seguendo la regola di mercato della domanda e dell'offerta. "Riscontrare l'esistenza di questi comportamenti nei lemuri - spiegano Elisabetta Palagi e Ivan Norscia - ci permette non solo di affermare che la loro capacità cognitiva e il loro grado di socialità siano molto più complesse di quanto si credesse finora, ma anche di unire i puntini che ci legano ad essi, mettendoli in continuità con gli altri primati".


Il libro "The Missing Lemur Link" è composto da nove capitoli, ciascuno dei quali affronta una tematica etologica diversa, secondo un approccio comparativo, mettendo a confronto il comportamento dei lemuri con quello delle scimmie e delle grandi antropomorfe, uomo incluso. Ogni capitolo contiene inoltre dei box informativi a firma di esperti internazionali che espandono i concetti trattati.
Da:


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