IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

LA NUOVA CONOSCENZA

GdM

mercoledì 8 ottobre 2014

UN CIELO "C IE L-ESTE"...PER RIPRENDERCI IL NOSTRO "SPIRITO"



“…Terra antica, mai domata fino in fondo.

…All'orizzonte la terra, il tuo desiderio di terra, è là immota pronta a riceverti, a calmare la tua aspettativa di pace, di riposo, di calore.

…Il vento sempre presente a ricordarti che questa vita va vissuta, affrontata, goduta nonostante le intemperie, perché alla fine ritornerai a casa.”

Barbara




Grazie a Barbara, Cristiana, Martina, Veronica, Andrea, Emanuele, Lorenzo e Giacomo

…i miei compagni di viaggio

martedì 7 ottobre 2014

CANCRO: INDIVIDUATA UNA MOLECOLA IN GRADO DI RALLENTARE E FORSE BLOCCARE LE METASTASI


SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

Cancro, trovata la molecola che blocca le metastasi
da:


Potrebbe trattarsi di una rivoluzione in campo oncologico, capace di portare i medici a non puntare in primo luogo sulla distruzione delle masse tumorali, ma sul loro arresto. Un tumore in stato avanzato, infatti, tende a produrre metastasi, ossia cellule del tumore che si “staccano” dalla neoplasia e vanno ad attaccare altri organi e tessuti. Un meccanismo che in genere viene combattuto con il ricorso alla chemioterapia. La terapia alternativa potrebbe essere stata trovata dai ricercatori dell’Università di Stanford, che hanno individuato il meccanismo che porta alla diffusione delle metastasi. La molecola Axl, che si trova sulle cellule tumorali, si lega alla proteina Gas6, dando origine all’impulso che causa la metastasi.
Gli studiosi hanno riconosciuto la molecola che meglio “ingannava” Gas6, portandola a legarsi con essa e, in questo modo, a neutralizzarla. Hanno poi sperimentato questa tecnica su alcuni topi malati di tumore al seno e alle ovaie. E nel caso del tumore al seno si sono contati il 78% di noduli metastatici in meno. Percentuale che è arrivata al 90% per i tumori all’ovaio. La molecola che attrae Gas6, inoltre, resta nel flusso sanguigno per un periodo sufficientemente lungo.



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sabato 4 ottobre 2014

EUROPA "FORMAT": VIETATO AVERE UNA PERSONALITA' DIVERSA


Il Nuovo Ordine dell'Europa: distruggere ogni differenza



di:  Ida Magli (*)

(*) Ida Magli è stata la prima ad adoperare il metodo antropologico per analizzare la società europea e in particolare quella italiana, dall’antichità al medioevo fino a quella attuale, con gli stessi strumenti adoperati dall’antropologia per le società“primitive”. Tutti i suoi scritti, quindi, libri, saggi, articoli, rispecchiano il risultato di questo metodo e pertanto danno ampio spazio a fenomeni e a fatti di solito passati sotto silenzio: la storia delle donne non come mondo a parte ma come intrinseca al potere maschile, la predicazione popolare e la devozione mariana come importantissimo documento storico, il rapporto fra il Sacro e il Potere negli avvenimenti politici. Comunque Ida Magli è nota in particolare, come forte polemista nei confronti dell'Unione Europea. Fin dal 1994 ha denunciato, a suo avviso, l’impossibilità dell'unificazione europea e ha cercato, inutilmente, di convincere i politici a desistere da un progetto fallimentare e che, sempre secondo lei, segnerà la fine della civiltà europea.

"All'inizio degli anni Novanta le scienze umane sono state fatte sparire dall'orizzonte dell'informazione di massa, semplicemente con il silenzio, non parlandone più. Dato l'enorme entusiasmo che avevano suscitato nel periodo che va dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni Novanta, il fatto che nessuno abbia fatto rilevare questa sparizione sarebbe «strano» se non rappresentasse la conferma che la sparizione è stata voluta.
Le cattedre ovviamente sussistono, ma le loro scienze non fanno più notizia. Contemporaneamente sono state eliminate dalle scuole, per ordine dell'Ue, antiche, nobilissime e essenziali discipline come la geografia, la letteratura latina e greca con le lingue corrispondenti, riducendole tutte a fantasmi, innocui brandelli di un sapere inesistente. Perfino la storia, privata di tutti i contributi metodologici di cui l'epoca moderna l'aveva arricchita, sembra diventata un residuo d'altri tempi, impotente a dare agli uomini quella consapevolezza di se stessi che ne è il frutto principale, conquista fondamentale della civiltà europea. Anche questo è stato deciso e messo in atto nel più completo silenzio.
Sembra di vivere in una società di analfabeti, dove nessuno è in grado di valutare e di esprimere un giudizio su simili provvedimenti. Eppure anche soltanto il corpo insegnanti italiano (ma il decreto riguarda tutte le scuole dell'Ue) è costituito da circa un milione di persone. Come mai non hanno protestato, non hanno espresso il loro parere su una decisione così grave? Di fatto i governanti, provvedendo a educare tutti con le scuole di Stato, hanno dettato anche il tipo di insegnamento cui i sudditi debbono essere sottoposti, tipo d'insegnamento che possiamo riassumere nel dato che segue: gli studenti debbono studiare in modo da non imparare nulla, o quasi.
Per prima cosa non debbono imparare a «pensare», a che cosa serva «pensare», a che cosa serva «conoscere»; di conseguenza, debbono imparare tutto senza imparare nulla su di sé, sulla propria vita, sul proprio ambiente, sul proprio gruppo, sulla propria storia, sulle istituzioni e sul potere che le regge. Sembra evidente che tutto questo sia stato programmato in vista dell'ideologia di chi comanda in Europa, o almeno di quello che si suppone sia questa ideologia: l'omogeneizzazione mondiale, la formazione di persone tutte uguali: i «cittadini del mondo».
È obbligatorio, pertanto, insegnare ai ragazzi quale sia la verità sul sesso stabilita dal Potere. Non quella che il bambino vede, sente, tocca su di sé da quando è nato, quella della natura che ha fornito il pene e l'utero per la prosecuzione della specie, Dna diversi fra maschi e femmine, così come ha fornito gli occhi per vedere, i polmoni per respirare, ma quella del gender (termine che non viene mai tradotto vista la sua ambiguità). Che poi è ovviamente quella imposta dagli omosessuali «maschi» e che l'Italia ha approvato: si è maschi o femmine, o anche trans, se l'individuo crede o pensa o desidera, o «sente» di esserlo. Il Consiglio d'Europa ha fornito la traccia obbligatoria per tutti. Al Policlinico di Bari si effettuano cambiamenti di sesso con 170mila euro a intervento forniti dalla Regione Puglia, stanziamento che naturalmente serve a incrementarli.
Perché si vogliono rendere più frequenti e «normalizzare» i cambiamenti di sesso caricandone la spesa sulle spalle della società? La spiegazione va cercata nel loro desiderio di integrazione. Le tecniche chirurgiche odierne facilitano questo scopo, anche se si tratta di operazioni di per sé molto complesse, e che lasciano sempre, o quasi sempre, conseguenze negative fisiche e psicologiche.
Una cosa, però, la si può dedurre con sicurezza da questi comportamenti: nella direzione di senso impressa all'Europa dal Laboratorio per la Distruzione l'uguaglianza finale non sarà soltanto quella delle idee, della lingua, della religione, della Patria, ma anche fisica. L'uguaglianza che si persegue, però, è il più possibile «indistinta», di cui il modello è il «trans».
Quello che abbiamo davanti oggi, dunque, in Occidente, è il mondo della non-forma che pretende di diventare modello prevalente sulla forma. È ciò cui tende il Laboratorio per la Distruzione: nulla è più debole della non-forma. Come è ovvio, sul grigio cui si sta riducendo l'Europa, debolissimo di per sé, vincerà il «nero».
Si tratta, dunque, di preparare i giovani a non appartenere a nulla, a non identificarsi in nulla, a non sapere orientarsi sessualmente ma anche geograficamente, come è stato affermato con semplicità eliminando la geografia dagli insegnamenti scolastici: a che servirebbe visto che il pianeta appartiene a tutti? Perfino della psichiatria e del problema dei malati di mente, di cui si era discusso in Italia con grande passione dal '68 in poi a causa delle teorie di Franco Basaglia sulla necessità di chiudere i manicomi e di liberare i pazienti da una vita presso a poco carceraria, adesso non si sente più parlare. Non esistono più malati di mente? Come si curano? Come se la cavano i parenti nell'assisterli? Non lo sappiamo. È evidente che l'informazione in proposito è stata messa a tacere."

Articolo pubblicato sul sito de Il Giornale

Link diretto: http://www.ilgiornale.it/news/cultura/970003.html

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giovedì 2 ottobre 2014

LE MISTERIOSE ORIGINI DEGLI INDIANI HOPI...ED EGIZI IN NORD AMERICA


LE LEGGENDE HOPI SUGLI SCUDI VOLANTI E GLI UOMINI-FORMICA CHE RISIEDONO AL CENTRO DELLA TERRA



'Hopituh Shi-nu-mu' è il nome con il quale una delle tribù native americane chiama se stessa e che significa il 'popolo pacifico'. La storia degli Hopi risale a migliaia di anni fa, il che li rende una delle culture più antiche del pianeta. Al contrario di altre mitologie che parlano di dèi discesi dal cielo, nelle loro antiche leggende gli Hopi tramandano la storia di divinità che risiedono al centro della Terra. Chi erano costoro? In maniera simile a quasi tutte le culture precolombiane, gli Hopi credono fermamente che un giorno, non troppo lontano, gli dei che hanno dato il via alla cultura umana torneranno sulla Terra. Essi hanno da sempre vissuto secondo gli insegnamenti consegnati loro da Masauwu, Maestro del Quarto Mondo, i cui concetti etici sono profondamente radicati nella loro cultura. Tuttavia, al contrario di molte mitologie, gli Hopi sono convinti che i loro dèi non abitano gli infiniti spazi cosmici, ma vivano nel cuore della Terra, tramandando l’idea di una Terra Cava ante litteram. Essi parlano delle loro divinità come ‘uomini formica’. Infatti, alcuni petroglifi rinvenuti nei pressi di Mishongnovi, Arizona, che rappresentano le più antiche incisioni rupestri degli Hopi, raffigurano degli enigmatici esseri con le ‘antenne’ che danno l’idea di uomini-formica.


Secondo la mitologia Hopi, all’inizio del tempo, Taoiwa, il Creatore, creò Sotuknang, suo nipote, dandogli il compito di creare nove universi o mondi: uno per Taiowa, uno per se stesso e altri sette per sovrabbondanza di vita. In una concezione ciclica del tempo, in maniera simile alla mitologia azteca, questi mondi si sarebbero succeduti ciclicamente. I primi tre di questi mondi, Tokpela, Tokpa e Kuskurza, già sono stati abitati e successivamente distrutti a causa della corruzione e della malvagità degli uomini. Gli Hopi tramandano che la fine di ogni ciclo è segnato dal ritorno degli dèi, e l’approssimarsi del nuovo mondo è annunciato dalla comparsa della Stella Blu Kachina, il segno del ‘Giorno della Purificazione’, in cui il vecchio mondo è distrutto e ne comincia uno nuovo. Esiste davvero il centro della Terra?

Gli uomini formica
Ogni volta che uno dei mondi viene distrutto, gli Hopi fedeli sono presi e condotti dalle divinità in città sotterranee per sfuggire alla distruzione. In ogni distruzione ciclica, per la mitologia Hopi gli ‘uomini-formica’ assumono un ruolo cruciale per la loro sopravvivenza. Il cosiddetto ‘Primo Mondo’ (Tokpela) è stato apparentemente distrutto da un incendio di proporzioni globali, forse una specie di vulcanismo massivo, oppure l’impatto con un asteroide o, ancora, un’espulsione di massa coronale dal Sole di dimensioni catastrofiche. Il ‘Secondo Mondo’ (Tokpa), invece, fu distrutto dal freddo. Probabilmente, uno spostamento dei poli ha innescato una Era Glaciale che ha distrutto la vita sul pianeta Terra.
Nel corso di questi due cataclismi globali, i membri virtuosi della tribù Hopi sono stati guidati durante il giorno da una nube dalla forma strana e da una stella in movimento durante la notte, conducendoli alla presenza di un ‘uomo formica’ chiamato Anu Sinom. La creatura ha poi scortato gli Hopi in grotte sotterranee dove hanno trovato rifugio e sostentamento.

Nella leggenda, gli uomini formica vengono descritti come creature generose e laboriose, disposte a fornite cibo agli Hopi e ad insegnare loro i metodi di conservazione degli alimenti. Secondo i teorici degli Antichi Astronauti, è interessante notare che la descrizione fisica di questi esseri corrisponde a quella che noi attribuiamo ai moderni ‘alieni grigi’.

Ogni febbraio, gli Hopi celebrano il Powanu, un rituale per commemorare il momento in cui Anu Sinom ha insegnato loro come germogliare i fagioli all’interno delle caverne per sopravvivere. Gli Hopi per indicare la formica usano anche la parola ‘anu’, che unita alla parola ‘naki’, che vuol dire ‘amici’ e curiosamente forma la parola ‘Anu-Naki’, ovvero ‘amici delle formiche. (ma sappiamo anche bene che la parola Anunnaki in sumero accadico indica l’insieme degli dei – ndr)

An, in lingua sumerica, (Anum o Anu in accadico) era il dio celeste della mitologia mesopotamica e vuol dire “colui che appartiene ai cieli”. Artefice del creato, gli era sacro il numero 60, massima cifra del sistema sessagesimale mesopotamico. Il dio An/Anum presiede l’assemblea degli Anunnaki, ed inoltre compone la triade cosmica insieme agli dei Enlil ed Enki. Fa anche parte dei quattro Dei creatori, che comprende la triade precedente insieme alla dea Ninhursag. Il luogo principale del suo culto si trovava ad Uruk, rappresentato dall’antichissimo Tempio di An.

Gli ‘uomini formica’ degli Hopi potrebbero essere gli stessi Annunaki dei Sumeri? Se così fosse, due mitologie così distanti nel tempo e nello spazio potrebbero essere il ricordo ancestrale dei nostri antenati di un evento unico avvenuto sul nostro pianeta?

Gli scudi volanti
Secondo Frank Waters, autore del libro Mexico Mystique: The Coming Sixth World of Consciousness (1975), quando nella mitologia si parla del Terzo Mondo, gli Hopi introducono il concetto di patuwvotas, ovvero ‘scudi volanti’. Nel terzo ciclo si dice che l’umanità ha costruito una civiltà altamente avanzata, tanto da sviluppare gli ‘scudi volanti’, mezzi in grado di viaggiare rapidamente diversi luoghi del mondo e di radere al suolo intere città. Il Terzo Mondo è stato distrutto da Sotuknang, il nipote del Creatore, con una grande alluvione. Anche in questo caso c’è un’evidente parallelo con la tradizione sumera, nella quale si parla del grande diluvio che ha cancellato tutta la civiltà precedente. Questo racconto è riportato nell’Epopea di Gilgamesh, testo che poi è stato ripreso dalla tradizione biblica nel racconto del Diluvio Universale e dell’Arca di Noè. Secondo le tradizioni Hopi, i superstiti del diluvio si sono sparsi in diversi luoghi del pianeta sotto la guida di Masauwu, lo Spirito della Morte e Maestro del Quarto Mondo. Un petroglifo Hopi rappresenta Masauwu come un essere a cavallo di una ‘nave senza ali’ a forma di cupola. La somiglianza tra gli ‘scudi volanti’ e quelli che oggi noi consideriamo aeroplani o dischi volanti è sconcertante. Siano essi ‘scudi volanti’ o ‘navi senza ali’, il messaggio è chiaro: gli antenati degli Hopi usavano queste descrizione per riferirsi a qualcosa che era capace di volare e di trasportare delle persone. Gli Hopi moderni credono che l’umanità si trovi attualmente a vivere nel Quarto Mondo, detto Túwaqachi. Come i mondi precedenti, anche Túwaqachi verrà distrutto a causa della malvagità degli uomini e vedrà il ritorno delle divinità sulla Terra. I teorici degli Antichi Astronauti interpretano la profezia della Stella Blu Kachina come un riferimento al ritorno degli extraterrestri sul nostro pianeta.
Oltre agli apparenti paralleli tra la cultura Hopi e quella Sumera, Waters intravede una connessione anche tra le leggende hopi e la mitologia dei Maya. In entrambe le culture i riferimenti alla creazione e alla distruzione del mondo sono molto simili. Entrambe, inoltre, affermano la futura distruzione del mondo attuale. Questa uniformità nella mitologia culturale delle due culture, ha portato Waters ad affermare che gli Hopi e i Maya erano ancestralmente legati.


EGIZI NEL GRAND CANYON ?

Un’altra interessante misteriosa scoperta (?) sarebbe stata occultata per oscure ragioni accademiche.

Vediamola:

QUANDO LO SMITHSONIAN INSTITUTION SCOPRÌ  UN’ANTICA COLONIA EGIZIANA NEL GRAND CANYON



Secondo un articolo pubblicato su un quotidiano dell'inizio del ventesimo secolo, all'interno del Gran Canyon, Arizona, esisterebbe un enigmatico sistema di gallerie, prova di un'antica presenza egizia in Nord America. Tuttavia, le indagini e i riferimenti a questa incredibile scoperta sono caduti nel dimenticatoio. Cosa hanno trovarono realmente gli archeologi? È tutto falso, o c'è qualcosa di vero che è stato nascosto all'opinione pubblica?
Un tempo è esistita una fiorente civiltà di matrice egizia in Arizona, Nord America?

Per quanto bizzarra possa sembrare questa domanda, essa si inserisce in una serie di questioni poco chiare che sono causa di acceso dibattito tra i ricercatori, come il motivo per il quale gli antichi popoli mesoamericani rappresentassero le loro divinità con la pelle chiara o il perché gli olmechi avessero raffigurato teste gigantesche con sembianze africane.
La domanda suggestiva nasce da una notizia riportata il 5 aprile 1909 sulla prima pagina dell’Arizona Gazette, nella quale si legge di una spedizione archeologica nel cuore del Gran Canyon finanziata dalla Smithsonian Institution che avrebbe portato alla scoperta di numerosi reperti egiziani. L’articolo originale riporta il ritrovamento di una rete sotterranea di tunnel, con accesso in una parete rocciosa che costeggia il fiume Colorado, all’interno della quale ci sarebbero manufatti, statue e persino mummie.
I responsabili della scoperta furono due archeologi finanziati dalla Smithsonian, il prof. S.A. Jordan e il prof. G.E. Kinkhaid. Come scritto nell’articolo:
“La scoperta mostra quasi definitivamente che una civiltà abitava questa misteriosa grotta scavata nella roccia, e che era di origine orientale, forse egiziana, risalente al governo di Ramses.

Secondo le teorie dei due ricercatori saranno confermate dalla traduzione delle tavolette incise con geroglifici, il mistero dei popoli preistorici del Nord America – chi erano e da dove sono venuti – sarà risolto”.

Una scoperta importante, non c’è che dire. Eppure, questa storia sembra essere caduta maliziosamente nel dimenticatoio. Lo stesso Smithsonian Institution riferirà di non aver nessuna notizia del genere in archivio. Allora, che cosa è successo?
Alcuni autori sostengono che l’intera vicenda è il centro di un grande insabbiamento, apparentemente nel tentativo di mantenere la teoria tradizionale secondo la quale gli antichi Egizi non si sono mai avventurati fuori dalle tranquille acque del Nilo.
La storia diventa ancora più strana quando la Smithsonian addirittura nega l’esistenza di documentazione riguardante Kinkaid e Jordan. In una richiesta fatta nel 2000, così risponde l’istituzione:

“La Smithsonian Institution ha ricevuto molte domande su un articolo del 5 aprile 1909, nel quale si parla di G.E. Kincais e della sua scoperta di una ‘grande cittadella sotterranea’ nel Gran Canyon, scavata da una civiltà di origine orientale, forse egiziana.

Il dipartimento di Antropologia della Smithsonian ha cercato i file senza trovare alcuna menzione del professor Jordan, Kincaid o di una civiltà perduta in Arizona. Tuttavia, la storia continua ad essere ripetuta in libri e articoli”.

Dunque, esiste un articolo di giornale, ma non esistono i riferimenti ufficiali che ne confermino l’autenticità. È possibile che l’Arizona Gazette si sia inventata tutto? Se è così, quale sarebbe la ragione?
Secondo i teorici della cospirazione, ne abbiamo abbastanza per ipotizzare che la Smithsonian abbia distrutto le prove documentali e occultato le scoperte per mantenere intatta la visione storica tradizionale. Gli esponenti di questa teoria citano diversi tumuli artificiali sparsi in tutto il Midwest, il cui accesso sarebbe impedito da mura realizzate di recente.
Si potrebbe obiettare che ogni anno più di cinque milioni di turisti visitano il Gran Canyon. È possibile che nessuno abbia mai notato queste cavità sotterranee. Come spiega Philip Coppens, la maggior parte dei turisti si intrattiene nel sito al massimo per 3 ore, solitamente visitando il leggendario South Rim, dove si trovano la maggior parte delle strutture geologiche migliori.

È un fatto che il Gran Canyon presenti molte grotte e cavità, la maggior parte delle quali sono state scoperte da escursionisti. Un elemento a favore di una connessione con l’Antico Egitto sono i nomi di alcuni siti nei pressi delle aree di Mile Creek e Trinity Creek, come Tempio di Isiede, Torre di Set, Torre di Ra, Tempio di Horis, Tempio di Osiride, ecc…
L’origine delle denominazioni esoteriche è misteriosa quasi quanto il Gran Canyon, il quale ha dato luogo a diverse speculazioni su ciò che i primi esploratori trovarono nella regione. Tuttavia, potrebbe essere una memoria perfetta del suo tempo, rivelando una remotissima connessione tra nativi americani e antichi egizi.
Allora, dove ci porta tutto ciò? Coppens ritiene che la verità potrebbe trovarsi nel mezzo. Con così tante grotte, non è improbabile che alcune di esse contengano qualcosa. Kinkaid non ha mai detto che i reperti fossero egiziani, ma solo fatto paragoni. Potrebbe trattarsi di reperti di una cultura nativa.
La prima cultura ad occupare la valle fu quella degli Anasazi. Secondo l’archeologo italiano Giulio Magli, gli Anasazi sono gli antenati degli odierni nativi americani Hopi/Zuni, tribù che vivono oggi lungo il Rio Grande, nel Nuovo Messico e l’Arizona.
Tracce archeologiche di questa cultura si ritrovano già nel 1500 a.C., ma la civiltà fiorì nel X secolo d.C., in tutta la zona che corrisponde oggi al confine incrociato di Utah, Colorado, Arizona e Nuovo Messico. Riuscirono a costruire un’economia florida basata sulla caccia e su un’efficiente pianificazione agricola.
Vivevano in villaggi caratterizzati spesso dall’architettura monumentale. Nel 1250 d.C. molti villaggi vengono abbandonati e altri vengono costruiti in posizioni più difficilmente raggiungibili. Erano privi della scrittura. Le cronache ci consegnano grandi edifici, come il sito archeologico di Sand Canyon, con una struttura di 420 stanze, e che fu realizzato, abitato e abbandonato nell’arco di soli cinquant’anni intorno al 1200.

Dunque, è possibile che Kinkaid abbia scambiato le vestigia di una cultura locale con quelle di una cultura che si trova dall’altra parte dell’oceano? Tuttavia, se così fosse, rimane l’enigma di come sia possibile che culture tanto distanti siano anche così simili…

RIFERIMENTI E FONTI:




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martedì 30 settembre 2014

ETERE ED ENERGIE SOTTILI: LA RICERCA PRATICA E' REALTA' !

DURANTE IL MEETING "IL MONDO CAPOVOLTO", ABBIAMO AVUTO MODO DI PARLARE E CONFRONTARCI ANCHE SULLO STATO DELLA RICERCA PRATICA NEL CAMPO DELLE "ENERGIE SOTTILI".
NONOSTANTE IL  "MURO DI GOMMA" CHE LA SCIENZA UFFICIALE HA SEMPRE MESSO A PROTEZIONE DEI PROPRI DOGMI, OGGI MOLTI UOMINI DI SCIENZA HANNO CAPITO CHE BISOGNA NECESSARIAMENTE INTRAPRENDERE VIE NUOVE E SCONOSCIUTE AI PIU'. MA LA SORPRESA E' GRANDE QUANDO INASPETTATAMENTE, CI SI TROVA A CONFRONTARSI CON I "CANI SCIOLTI" CHE HANNO PERSEVERATO NELLA RICERCA DI CONFINE ED HANNO PORTATO AVANTI, NEL SILENZIO,  SCOPERTE INCREDIBILI (PER GLI SCETTICI) E TUTTAVIA CLAMOROSAMENTE E CONCRETAMENTE "VERE".
MARCO VECCHI, RICERCATORE, SPERIMENTATORE ED EDITORE, MI HA DIMOSTRATO TUTTO QUESTO. VOGLIO CONDIVIDERLO CON CHIUNQUE SI SENTA PRONTO A NON PENSARE QUELLO CHE "TUTTI" PENSANO.

NON TROVERAI MAI LA VERITÀ, SE NON SEI DISPOSTO AD ACCETTARE ANCHE CIÒ CHE NON TI ASPETTAVI (ERACLITO)


OmPhi Labs® conduce attività di ricerca privata nell'ambito delle tecnologie per la generazione / misurazione / dimostrazione / utilizzazione dell'energia del campo ZPE (zero-point energy).
Come casa editrice, OmPhi Labs® inoltre pubblica libri a carattere tecnico e/o divulgativo, anche in traduzione, sempre riguardo l'energia del campo ZPE.

Vengono anche offerti strumenti utili per la sperimentazione e la dimostrazione concreta dell'esistenza delle "energie sottili" quali:


• V.I. – Vitality Indicator – Indicatore di Vitalità

Questo semplice strumento permette di VERIFICARE l'esistenza dell'energia vitale, o bioplasma, e farsi un'idea del proprio stato energetico. Avvicinando la mano allo strumento, la ruota gira con velocità e direzione dipendenti dalla emissione bioenergetica. In ambienti naturali o sufficientemente permeabili al flusso energetico terrestre, la ruota può girare anche da sola, con variazioni specifiche nell'arco della giornata. Creato dal ricercatore ungherese George Egely, il V.I. ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti nelle esposizioni internazionali.
(clicca il seguente link per andare alla descrizione completa e agli esperimenti possibili)


• M3 - Disco Energetico  - da Dan A. Davidson

Dalla ispirata ricerca tecnologica dello scienziato di frontiera autore del libro SHAPE POWER, un concentrato di tecnologia al servizio dello sviluppo spirituale e umano. Solo per i Ricercatori Spirituali. Ci azzardiamo a proporre l'M3 dopo averlo lungamente e ampiamente testato su noi stessi e su diverse altre persone. Da portare indosso o da tenere sotto il cuscino. Il suo effetto è potente, a detta di quasi tutti quelli che lo hanno provato. Si tratta, in sostanza, di un attivatore del campo ener­ge­tico dell'aura, ma ha anche una chiara e positiva azione sul piano spirituale. Non acquistate questo dischetto se non avete letto, compreso e accettato i meccanismi fisici e spirituali attraverso i quali agisce!
(clicca sul seguente link per andare alla descrizione completa)


• e-Acu-Pen - Agopuntura Elettronica - Trova e tratta i punti di agopuntura


Questo strumento portatile permette a chiunque di trovare con precisione e in pochi secondi tutti i principali punti dell'Agopuntura, vale a dire, i punti in cui i flussi interni di energia sottile dei meridiani emergono in superficie proseguendo nell'aura. Ciò costituisce già di per sé una spettacolare dimostrazione che là nei punti c'è qualcosa di molto speciale, del tutto invisibile sia all'occhio nudo che al microscopio, e che la Scienza ufficiale non sa spiegare. . Normalmente usato anche da molti agopuntori (per chi ha paura degli aghi) e per l'auto-trattamento di piccoli disturbi come mal di denti, emicrania, ecc., questo strumento viene qui proposto solo come dimostrazione delle energie sottili… (segue)
(clicca sul seguente link per andare alla descrizione completa)


• Barometro Fitzroy - sensibile all'etere

Per esperimenti sul principio ordinatore dell'energia eterica. Un effetto fondamentale dell'energia eterica (o orgone, prana, chi, ecc.) è il suo principio organizzante che favorisce la vita e la crescita dei cristalli. Il semplice "barometro" qui proposto è un tubo di vetro contenente una speciale soluzione supersatura, che crea cristalli di svariate forme e consistenze a seconda della densità e qualità eterica locale e della temperatura. Ciò permette di usarlo come rivelatore di "energia organizzante", cioè di etere, e naturalmente di fare anche interessanti osservazioni sul suo singolare comportamento secondo le condizioni meteo… (segue)
(clicca sul seguente link per andare alla descrizione completa)

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lunedì 29 settembre 2014

L'EUROPA ATTUALE E I SINISTRI RIVERBERI DI ANTICHE ED OSCURE PRESENZE


L'EURO? LO HA INVENTATO ADOLF HITLER


da:

Albert Speer, l'allora ministro nazista degli armamenti, aveva teorizzato singole economie inserite in un sistema tariffario unico per realizzare una produzione industriale su larga scala. Senza dazi, senza tariffe e con una sola valuta. Vi ricorda qualcosa? Tipo l'euro o la Cee? 1942. Terzo Reich. Il ministro dell'economia della Berlino nazista, Walter Funk, organizza una conferenza con economisti, politici e i vertici delle maggiori industrie. La questione sul tavolo è che uso fare dei territori conquistati e da conquistare. Albert Speer, l'allora ministro degli armamenti, suggerisce la necessità di coinvolgere le altre economie europee.
Nasce un progetto dal nome inequivocabile: Europaische Wirtschaftgesellschaft. Che tradotto in italiano suona più o meno così: "Società economica europea". Un sistema di scambi commerciali, di trattati industriali basati sull'utilizzo di una sola moneta. Speer, durante gli interrogatori condotti dagli Alleati dopo la guerra, aveva dichiarato che per il nazismo il mero sfruttamento sarebbe stato insufficiente.
"Meglio risollevare", aveva aggiunto, "singole economie e inserirle in un sistema tariffario unico per realizzare una produzione industriale su larga scala". Senza dazi, senza tariffe e con una sola valuta. Vi ricorda qualcosa? Tipo l'euro o la Cee?
La risposta nel corso degli anni è arrivata da molti complottisti, ma anche da lucidi politici. Nel 2002 Boris Johnson, quando era giornalista per lo Spectator e prima di diventare sindaco di Londra, scrisse un lungo editoriale per affiancare l'euro ad Adolf Hitler.
"Oggi, per noi, la prospettiva di revanscismo tedesco sembra ridicola e le difficoltà di integrazione europea sembrano molto preoccupanti. Può essere vero che ciò ci turbi di più", ebbe a scrivere, "proprio per il fatto che non siamo stati conquistati da Hitler. Ma dire che l'euro non ha nulla a che fare con la guerra, o Hitler, è assurdo".

La frase - un po' fortina - trae la sua origine da alcuni libri pubblicati nel decennio precedente. Uno di quelli che fece più scalpore è da attribuire allo storico John Laughland. The Tainted Source (La sorgente infetta), ovvero le origini antidemocratiche dell'idea europea. Lo storico arriva a capovolgere la tradizione e cerca di dimostrare che il progetto di un'Europa unificata non è figlio del pensiero liberale, ma delle ideologie totalitarie. E che lungi dal rappresentare una conquista di libertà, il superamento della sovranità nazionale mina alle basi stesse dello Stato di diritto. Ovviamente, l'idea dell'Europa comune targata Hitler sarebbe stata più che un'utopia irrealizzabile un incubo indescrivibile, il fatto è che, secondo alcuni storici, il progetto nato da quella terribile Conferenza del 1942 avrebbe poi dato ai padri fondatori della Cee una serie di spunti. La guerra avrebbe insegnato a Jean Monnet e Jacques Delors come addomesticare il potere economico di Berlino. Non a caso i due padri fondatori si sono dimostrati così determinati nel costruire un progetto ampio, e creare la Comunità europea del carbone e dell'acciaio, alla quale in un certo senso Francia e Germania hanno ceduto la sovranità su due settori vitali per l'economia dell'epoca. Che l'euro possa essere figlio di Hitler non è nulla di così eccezionale, se si pensa che una buona fetta della tecnologia nazista è poi stata riutilizzata dall'Occidente.

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venerdì 26 settembre 2014

IL CAMMINO DEL LABIRINTO


LA SIMBOLOGIA DEL LABIRINTO.

MISTERICA ED ARCANA, FIN DALLA PIU’ PROFONDA PREISTORIA.  POSSIAMO PARLARE DI SIMBOLOGIA “ARCHETIPA” CHE E’ INSITA NELLA COSCIENZA DELL’UOMO KOSMICO.
ARCHETIPO: ARCHE’= ORIGINALE , TIPOS= MODELLO. E’ LA FORMA PREESISTENTE E PRIMITIVIA O PRIMIGENIA DEL PENSIERO.
HO TRATTATO MOLTO DI SIMBOLISMO E SIMBOLOGIA SU QUESTO BLOG, MA MAI DEL “LABIRITNTO”.
DI SEGUITO, UN'ILLUMINANTE INTERVISTA DE "IL PUNTO SUL MISTERO" (http://www.ilpuntosulmistero.it/) ALL’AMICO GIANCARLO PAVAT CHE INSIEME A GIANCARLO MAROVELLI, FABIO CONSOLANDI, LUCA PASCUCCI E FABIO PONZO HA SCRITTO UN TRATTATO CHE E’ ORMAI DIVENUTO UNA PIETRA MILIARE PER LO STUDIO DI QUESTA SIMBOLOGIA ARCHETIPA.
VOGLIO DOVEROSAMENTE PUNTUALIZZARE CHE GIANCARLO PAVAT E’ ATTUALMENTE CONSIDERATO UNO DEI MAGGIORI ESPERTI INTERNAZIONALI DI QUESTA MATERIA.

BUONA LETTURA

MLR

DA:

FINO ALL’ULTIMO LABIRINTO. Dalla scoperta del labirinto di Santa Sinforosa ai Trojaborgar del Baltico.

 IL LIBRO CHE STA RIVOLUZIONANDO LE CONOSCENZE SUI LABIRINTI DI TUTTO IL MONDO.

FINO ALL’ULTIMO LABIRINTO



Dalla scoperta del labirinto di Santa Sinforosa ai Trojaborgar del Baltico.
di Giancarlo Pavat & Giancarlo Marovelli, Fabio Consolandi, Luca Pascucci e Fabio Ponzo.

“Il labirinto è un modello molto preciso che ci aiuta a comprendere l’universo. Non rappresenta solo ritmi cosmici ben definiti, ma anche le altre proporzioni sacre che simboleggiano la nostra relazione con “il viaggio di ritorno” verso l’integrità spirituale”.
(Keith Critchlow)

“Solvitur ambulando”
(Si risolve camminando).
(Sant’Agostino)

•             Prefazione Jeff Saward
•             a cura di Giancarlo Pavat
•             da un idea di Giancarlo Pavat e Fabio Consolandi
•             Consulenza tecnico-scientifica: Giancarlo Marovelli
•             Grafica e impaginazione: Fabio Consolandi.

Copertina a colori (Le immagini utilizzate in I° di copertina ritraggono il labirinto di S. Sinforosa in Abruzzo e la chiesa di St. Klemens di Visby, isola di Gotland);

Un volume in brossura, formato 17 x 24, di 390 pagine, di cui 57 tutte di disegni e foto a colori, arricchito dalla prefazione di uno dei massimi esperti mondiali di labirinti, l’inglese Jeff Saward. Un lavoro di ricerca su tutti i labirinti italiani (che non esisteva in lingua italiana nel panorama delle ricerche su questa affascinante tematica) e sui principali esemplari europei, frutto di anni di ricerche sul campo, con viaggi in tutta Europa sino alla Scandinavia.

IL PUNTO SUL MISTERO
Da dove nasce l’idea di questo libro e perché sta affascinando molti appassionati ed esperti ricercatori non solo in Italia ma pure in Europa?

GIANCARLO MAROVELLI:
“L’idea nasce da una sinergia congiunta, resa comune dall’interesse su questo antico simbolo, molti di noi avevano iniziato un proprio percorso personale alla scoperta del labirinto, lungo le antiche vie di pellegrinaggio che dal nord Europa giungevano a Roma e/a Gerusalemme. Questo cammino di ricerca è culminato con la pubblicazione di quest’opera di 390 pagine, in essa si racchiudono esperienze, percorsi, luoghi che porteranno i lettori all’ individuazione di un cammino che nasce in primis all’interno di noi stessi fino a giungere al segreto più nascosto nel labirinto racchiuso nella nostra anima.”

FABIO CONSOLANDI:
“Il padre dell’idea, che ha dato origine al libro, è indiscutibilmente Giancarlo Pavat. Grazie alla sua grande esperienza, nel campo di questa particolare simbologia, è stato possibile strutturare, in un progetto organico, tutto il materiale presente nel volume. Non solo: a Pavat va anche riconosciuto il merito di aver svolto non solo il coordinamento dei ricercatori in ambito nazionale ed europeo, ma anche di avere svolto il ruolo di supervisione e regia di tutte quelle attività che, nell’arco di un lungo periodo di tempo, hanno portato alla concretizzazione di questo libro. Probabilmente, l’interesse che questo volume sta suscitando in campo internazionale, è dovuto proprio all’ampio arco geografico delle argomentazioni riportate, la loro esposizione chiara e seria e al fascino della simbologia stessa. Tutti questi elementi sono stati mirabilmente integrati fra loro, concorrendo a rendere il libro degno dell’attenzione d’oltreconfine.”

GIANCARLO PAVAT:
“Per quanto mi riguarda nasce da anni di ricerche sui simboli e sul loro utilizzo nel corso della Storia umana, in particolare su quello del labirinto. Gli studi su questo simbolo antichissimo e diffuso in tutto il Mondo mi hanno portato ad organizzare, negli ultimi anni, diversi viaggi; alcuni dei quali ci hanno portato sino in Scandinavia, sul Mare del Nord e sul Mar Baltico. Ebbene, questo libro è pure un primo resoconto proprio di quanto emerso da queste spedizioni. Quanto al fatto che queste nostre ricerche e il libro stiano interessando numerosi ricercatori è dovuto in primis all’argomento stesso che abbiamo affrontato, e, in seconda battuta, alle novità ed alle scoperte che abbiamo effettuato.

IPSM:
Come siete riusciti a coordinare il lavoro di ben cinque autori e ricercatori?

GM: Necessario ed insostituibile è stato il lavoro fatto sul campo da alcuni di noi, sommato alI’uso dei moderni mezzi della tecnologia che ci hanno permesso di scoprire in alcuni casi, particolarità ben celate da questi antichi costruttori di labirinti. La rete ci ha dato la possibilità di scambiare dati, quasi in tempo reale, con ognuno di noi, in modo da confrontarci ed arricchire la ricerca con il nostro background personale acquisito in anni di ricerche.

FC: Non è stato difficile: internet, telefonia mobile, Giancarlo Pavat e l’architetto Giancarlo Marovelli come referenti di progetto. Per quanto mi riguarda, mai nessuna esperienza di lavoro precedente è stata più coinvolgente ed interessante. Inoltre è stato per me formativo, in quanto ho avuto modo di imparare dalla loro grande professionalità e serietà intellettuale.

GP: E’ stato uno degli aspetti che più mi ha entusiasmato. Normalmente i libri li scrivo da solo (ad esempio “Nel segno di Valcento” del 2010), in questo caso però, sebbene in “Fino all’ultimo labirinto” siano confluiti anni di ricerche anche personali, ho ritenuto che fosse opportuno realizzare un’opera corale. Sia per la vastità della tematica, sia perché molti dei viaggi di ricerca sul labirinto sono state fatte assieme ad altri amici. Quindi è stato semplicemente spontaneo e logico che questo libro vedesse la luce con addirittura cinque nomi sulla copertina. Non ci sono stati grossi problemi per coordinarci, anche grazie alle nuove tecnologie. Il continuo scambio di idee, informazioni, conoscenze, è stato davvero stimolante ed esaltante. Si tratta di una esperienza formativa certamente da ripetere. Si è creato un ottimo team e abbiamo altri progetti all’orizzonte.

IPSM:  Alcuni di voi sono da tempo noti come scrupolosi ricercatori sul tema dei labirinti, quindi avete utilizzato anche dati e informazioni raccolti in vostre precedenti ricerche? Hanno collaborato con voi anche altri ricercatori internazionali?

GP:  Le mie ricerche sul Labirinto, come ho già accennato precedentemente, nascono come logica prosecuzione di quelle sulle simbologie (soprattutto medievali) che da anni (da almeno oltre un decennio) sto portando avanti. Giova ricordare, ad esempio, le mie scoperte sul celebre affresco del “Cristo nel labirinto” di Alatri. Ebbene, sono state proprio queste ricerche che mi hanno permesso di entrare in contatto con ricercatori internazionali. Inglesi, svedesi, tedeschi ecc.. Con i quali è nato un proficuo scambio di informazioni. In particolare con Jeff Saward, uno dei massimi esperti mondiali in fatto di labirinti, che da tempo segue i miei studi. Tanto da pubblicare nel 2012, sulla rivista da lui duretta e fondata, “Caerdroia” (vera e propria “Bibbia” in lingua inglese sui labirinti) un mio articolo in lingua inglese dedicato al labirinto alatrense. Tutta questa congerie culturale traspare anche dal nostro libro. Un opera davvero di respiro internazionale, lontana da provincialismi e steccati ideologici. D’altronde non poteva essere altrimenti; visto che il Labirinto appartiene a tutta l’Umanità.

GM:  E’ un tema che ho a cuore da oltre 15 anni, questo simbolo mi ha donato moltissimo sia dal punto di vista umano che durante i miei viaggi di ricerca, ho incontrato ricercatori che stavano compiendo i miei stessi studi tra cui i coautori di questo volume. Ho utilizzato dati, informazioni, esperienze delle mie ricerche sul campo cercando di inserirle all’interno del volume in modo da condividere con tutti questo meraviglioso cammino.

FC:  Non posso rispondere alla prima domanda in quanto mi considero un discente in materia di labirinti, per definirmi “ricercatore scrupoloso” ho ancora molta strada da percorrere ed esperienza da accumulare. Mi è d’obbligo quindi far rispondere Pavat e Marovelli in merito. Per quanto riguarda le collaborazioni con i ricercatori internazionali, la risposta è un orgoglioso “SI”! Abbiamo avuto l’onore di avere una prefazione da quella che è internazionalmente riconosciuta, sia dalle università che dagli istituti di ricerca, una delle massime autorità del campo: Jeff Saward. Il quale non solo ha fregiato il nostro libro con una bella prefazione, ma ha anche supportato attivamente il nostro lavoro. Tutto ciò grazie ai frequenti scambi con l’illustre studioso e ricercatore coltivati da Pavat nel suo lungo periodo di ricerca sui labirinti.

IPSM: La vostra non sembra essere stata una mera ricerca archeologica o storica. Ma c’è dell’altro. Ce ne potete parlare?

GP:  Le mie ricerche non sono mai meri ed aridi studi eruditi ma vere e proprie esperienze di vita. Ci muoviamo sul campo, spesso affrontando situazioni davvero avventurose, spesso ci rechiamo in luoghi e siti di cui la maggior parte delle persone (anche cosiddetti a detti ai lavori) ignorano persino l’esistenza. E’ chiaro quindi, che questo libro è qualcosa che va aldilà della semplice (per quanto profonda e documentata) ricerca storico-archeologica. Abbiamo intrapreso un percorso, imboccato un sentiero, che vogliamo condividere con altri ma che è soprattutto di ricerca e crescita personale. Il Passato, le antiche conoscenze di chi ci ha preceduto, non vanno rinchiuse in un museo ma vissute, giorno per giorno.

GM:  Esatto, non è una mera ricerca archeologica o storica, questo è uno studio organico della valenza del simbolo, dal punto di vista alchemico, geobiologico, radioestesico, simbolico, una miscellanea di discipline che porta ad un cammino, ad un messaggio profondo volto alla scoperta di una via, un percorso energetico al suo interno, un canale per raggiungere l’anima, in modo da attivare la “Monade” (il “Sé”) attraverso le funzioni psicologiche, sensoriali, intuitiva, intellettiva ed affettiva, fino a caricarsi di un’energia spirituale intensa. Questo è il grande patrimonio che è stato lasciato al Pellegrino e a tutti coloro che ricercano, questo abbiamo ereditato noi; il recupero delle leggi che regolano l’architettura sacra, l’utilizzo consapevole dell’energia geomagnetica unito alla preghiera, ci permette oggi di crescere in maniera consapevole, grazie alla riscoperta dell’antico sapere proveniente dal nostro passato.

FC:  E’ vero: c’è dell’altro. Dell’altro sul quale si potrebbero utilizzare i proverbiali “fiumi di inchiostro” nel mero tentativo di descrivere (non riuscendo in pieno…) la dimensione trascendentale ed ultima alla quale tende il simbolo del labirinto. Proprio questa sua peculiarità lo rende un simbolo misterioso ed affascinante. Proprio la “tensione” che genera nell’animo di colui che si accinge a contemplarne le geometrie ed il messaggio, potrebbe sinteticamente definire quel concetto di “altro” che va oltre l’archeologia e la storia. E’ però molto soggettivo. Una delle finalità del libro è proprio questa: mettere il luce gli aspetti trascendentali del simbolo stesso, che non hanno mai abbandonato la nostra ricerca e che, anzi, ne hanno composto la struttura portante.

IPSM:  Un simile libro comporta un enorme impegno sia economico che soprattutto intellettuale e culturale, senza parlare dei viaggi che avete fatto sulle tracce dei vari labirinti. Come ci si sente ora, che avete raggiunto brillantemente il vostro obiettivo?

GM:  La soddisfazione è immensa, ampiamente ripagata dallo spessore del nostro volume, ma quello che arricchisce maggiormente: l’aver donato a colui che sa cercare, un valido strumento, una traccia, un percorso che darà emozioni immense, le stesse emozioni che io ho provato nel mio cuore attraverso il cammino del labirinto.

FC:  Personalmente sono soddisfatto. Ma, allo stesso tempo, consapevole che si può fare ancora molto e meglio: le tematiche che orbitano intorno al simbolo del labirinto e le interazioni che esse implicano, sono vastissime e, sebbene la grande capacità di Pavat e Marovelli ha permesso di sintetizzarle al meglio nel nostro libro, l’indagine ha ancora ampi margini di sviluppo. Di conseguenza, penso di esprimere un concetto condiviso anche dagli altri autori, abbiamo intrapreso un vero e proprio “cammino” ( non a caso il titolo del libro…) attraverso un campo della conoscenza che sicuramente porterà ad altro e altrove…

GP:  Una volta ho detto che il vero scopo di una ricerca non è raggiungere un obiettivo ma la ricerca stessa. Quindi non posso che ritenermi soddisfatto di questa “fatica”. Soprattutto per il fatto che mi ha permesso di arricchirmi, assieme agli amici, compagni di viaggio, coautori, in fatto di esperienze, emozioni, valori, sentimenti… Ma, come lasciamo intendere nel libro, il “cammino” è ancora lungo e la ricerca non è affatto finita…quindi…

IPSM: Sin dal titolo invitate il lettore a seguire un determinato percorso, un cammino “FINO ALL’ULTIMO LABIRINTO”, ma voi siete riusciti a raggiungere “L’ULTIMO LABIRINTO” oppure la vostra ricerca continua?

GP:  L’ho già detto…il “cammino” è ancora lungo….

GM: La ricerca è in continua evoluzione, penso che ognuno di noi debba ancora percorrere molto di quel cammino, in ogni modo averlo iniziato è un grande passo che dona luce immensa, mi piace ricordare queste frasi di SAN Agostino:  ” solvitur ambulando” si risolve camminando…Una valida indicazione che unita ad un altra citazione “Non uscire fuori di te, rientra in te stesso, la verità sta nell’intimo dell’anima umana” danno una precisa direzione sul cammino di ricerca che ognuno di noi, attraverso il labirinto deve compiere.

FC:  “L’ultimo labirinto” è il concetto ideale che rappresenta la tensione alla ricerca stessa intesa nel suo senso più lato e multidisciplinare possibile… Il giorno in cui arriveremo all’ultimo labirinto quest’ultima si concluderà. Per ora vedo questa meta lontana, molto lontana… Inevitabilmente la “Ricerca” deve continuare: è necessario. Mi piace pensare che qualcuno prima o poi riuscirà a raggiungere, questa meta ideale dell’ultimo labirinto, e tornare con un bagaglio di consapevolezza e di esperienza capace di rispondere alle più urgenti ed importanti domande che oggi insistono nella nostra civiltà. Sarebbe bello scoprire che questa esperienza appartenga alla dimensione che trascende la nostra realtà materiale… Vedremo!

IPSM: Quali sono i vostri prossimi obiettivi e i vostri progetti futuri?

GM:  Attualmente sto studiando le valenze simboliche di un’antica pieve a schema basilicale a tre navate, del 722, posta nel Comune di Bagni di Lucca, entro la fine di quest’anno dovrei completare la mia ricerca; Per quanto riguarda “In cammino fino all’ultimo labirinto” l’obbiettivo è di renderlo fruibile a livello internazionale mediante la traduzione in lingua Inglese, in modo da raggiungere e far conoscere i vari labirinti situati in tutta Europa ad una moltitudine di persone.

FC:  La situazione socio/politica italiana mi preoccupa molto. In un contesto come quello che stiamo vivendo oggi, qualsiasi attività, anche quella apparentemente più semplice, diventa una sfida insormontabile. Diventa così molto difficile, almeno dal mio esclusivo punto di vista, riuscire a pianificare dei progetti da dichiarare realizzabili con cognizione di causa. Per ora stiamo lavorando intorno a questo libro con la ferma volontà di proseguire studi e ricerche nella nostra meravigliosa penisola. Tutto ciò sarà possibile se l’attuale classe politica lo consentirà, altrimenti, sto pensando seriamente di andarmene e continuare le ricerche altrove, in contesti più civili ed organizzati, dove la cultura è una risorsa e non è soggetta alle dinamiche obsolete e cristallizzate dell’ignoranza e dell’arroganza del potere oligarchico che attualmente governa il nostro paese.

GP:  Per prima cosa desidero proseguire sulla strada che abbiamo tracciato in merito alle ricerche ed alla diffusione della conoscenza del simbolo del Labirinto. Inoltre, come già detto, abbiamo creato un ottimo team e ci sono ancora tanti misteri da svelare…..vi posso assicurare che altre soprese sono in arrivo. Continuate a seguirci.

IPSM:  Grazie e in bocca al lupo per le vostre ricerche.

http://www.ilpuntosulmistero.it/2014/01/07/esclusiva-intervista-a-tre-degli-autori-di-fino-allultimo-labirinto/


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