IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

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GdM

lunedì 11 ottobre 2010

LE MINIERE DI RE SALOMONE


10 Ottobre 2010
da: AGI News On

EQUIPE ITALIANA SCOPRE LE MINIERE DI RE SALOMONE

Le ricchissime miniere di re Salomone, da cui proveniva l'oro portato in dono dalla regina di Saba, sono state localizzate in Etiopia da due archeologi italiani, Alfredo e Angelo Castiglioni, i quali le hanno documentate con un filmato presentato oggi all'ultima giornata della XXI Rassegna internazionale del Cinema Archeologico, a Rovereto.

"Abbiamo compiuto cinque missioni, tra il 2004 e il 2008, per cercare le antiche zone di estrazione" dell'oro di re Salomone, raccontano i due gemelli varesini che hanno dedicato la vita alle ricerche di archeologia, soprattutto in Africa, "Una zona aurifera fu probabilmente rivelata al sovrano ebraico dalla regina di Saba, quando si reco' a Gerusalemme portando in dono 120 talenti d'oro", come si legge sulla Bibbia. Il Libro dei Re racconta che "la quantita' d'oro che affluiva ogni anno nelle casse di Salomone era di 666 talenti": una ricchezza immensa, sottolineano i Castiglioni, poiche' un talento corrispondeva a poco meno di 30 chilogrammi d'oro.

Pur evitando di esprimere certezze assolute, i due archeologi italiani pensano di avere individuato le mitiche miniere sulle montagne dell'Etiopia sud-occidentale, nel Paese di Beni Shangul, lungo l'itinerario forse percorso dalla regina di Saba nel suo viaggio verso Gerusalemme.

"Le nostre prime tre missioni nel Beni Shangul - raccontano i Castiglioni - fruttarono la scoperta di enormi zone aurifere, sfruttate nell'antichita'; ancora oggi vi si lavora con gli stessi metodi e utensili di allora, e alcune profonde gallerie sono tutt'ora chiamate dalla gente locale 'le antiche miniere di re Salomone'". Un'altra regione aurifera, anch'essa probabile fornitrice di oro al re di Israele, si trova nell'Etiopia sud-orientale, sui monti dell'etnia Guji: i due gemelli archeologi l'hanno esplorata nel 2007-2008.

E' improbabile, commentano Alfredo e Angelo Castiglioni, che la missione a Gerusalemme della sovrana avesse la motivazione citata dalla Bibbia: "La regina, sentita la fama del re, venne a mettere alla prova la sua sapienza". Piu' verosimilmente si tratto' di una missione commerciale, intesa a scambiare oro con rame (nelle Storie di Erodoto si legge che "il rame presso gli Etiopi e' il metallo piu' raro e pregiato di tutti", sicuramente piu' dell'oro, tanto che in Etiopia i prigionieri sono "incatenati con ceppi d'oro"). In Israele, per contro, erano sfruttate a nord di Eilat miniere di rame, che ancora oggi vengono chiamate "miniere di Salomone".

I Castiglioni, che insieme ad altri studiosi non concordano con quanti localizzano il regno di Saba in Yemen, ipotizzano che la biblica regina di Saba fosse un'antenata delle Candaci, le fortissime sovrane-guerriere del regno di Kush (corrispondente all'odierna Nubia sudanese, l'Etiopia dell'antichita'), il paese della dinastia dei Faraoni neri. Oltre a combattere al fianco dei loro uomini, le Candaci pare fossero in grado di effettuare anche lunghe e importanti missioni commerciali.

La prossima missione, annunciata alla rassegna roveretana dai fratelli Castiglioni, sara' lo scavo archeologico del porto di Adulis, in Eritrea, che proseguira' il lavoro iniziato dall'archeologo italiano Paribeni, ai primi del secolo scorso.

Si tratta del porto che in antico collegava i traffici marittimi fra l'Oriente e il Mediterraneo: la missione dei due archeologi italiani, che partira' a gennaio 2011 in collaborazione con l'Universita' Orientale di Napoli, punta a verificare l'ipotesi che la costa eritrea fosse la Terra di Punt, dalla quale Hatshepsut (il faraone donna della storia egizia, della XVIII dinastia) porto' a corte, a Tebe, merci rarissime e preziose, tra cui piante di incenso che avevano un valore sacro.

sabato 2 ottobre 2010

ECCO COME SONO STATE PROGETTATE E COSTRUITE LE PIRAMIDI: NUOVA INTERESSANTE TEORIA !


29 Settembre 2010
Ole J. Bryn - Liutprand.it

PIRAMIDI EGIZIE Un ricercatore norvegese risolve i segreti di costruzione.

Gli scienziati da tutto il mondo hanno cercato di capire come gli Egiziani abbiano eretto le loro gigantesche piramidi . Ora un architetto, ricercatore presso l'Università norvegese della scienza e della tecnologia (NTNU), dice di aver trovato la risposta a questo antico interrogativo, sinora irrisolto.

I ricercatori sono stati così preoccupati dal peso delle pietre che hanno teso a trascurare due importanti problemi: come hanno fatto gli egiziani a sapere esattamente dove posare i blocchi, estremamente pesanti? E come è stato in grado l'architetto principale di comunicare piani e progetti particolareggiati, di alta precisione, ad una forza lavoro di 10.000 uomini analfabeti?

Una struttura di sette milioni di tonnellate:
Questi sono stati tra gli interrogativi che si è posto Ole J. Bryn, un architetto e professore associato presso la Facoltà di Architettura e Belle Arti della NTNU, quando si è dedicato all'esame della Grande Piramide di Khufu (Cheope) di Giza, che è composta di 2, 3 milioni di blocchi di calcare, per un peso di circa 7 milioni di tonnellate. Con i suoi 146, 6 metri di altezza, essa ha detenuto il record della struttura più alta mai costruita per quasi 4000 anni.

Bryn ha scoperto una cosa piuttosto semplice. Egli ritiene che gli egizi avessero inventato la griglia caratteristica di progettazione come si usa per un moderno edificio, separando il sistema di misurazione della struttura dalla forma dell'edificio stesso, e introducendo in tal modo la tolleranza, come viene chiamata oggi nelle professioni dell'ingegnere e dell'architetto.

La chiave è il punto di vertice:
Bryn ha studiato gli schemi delle trenta più antiche piramidi egiziane, e ha scoperto un sistema di precisione che ha reso possibile agli Egizi l'identificazione precisa nello spazio della posizione dell'ultimo punto, il vertice più alto, con un grado impressionante di precisione. Dallo studio dello schema della piramide, è possibile predisporre la documentazione di un progetto in modo moderno, non solo per una, ma per tutte le piramidi di ogni dato periodo.

Basta che l'architetto conosca le dimensioni principali di una piramide, e può proiettare l'edificio come farebbe con un edificio moderno, ma seguendo i metodi costruttivi e le misure noti nell'antico Egitto, dice Bryn.

In un articolo scientifico pubblicato in maggio 2010 nel Nordic Journal of Architectural Research, Bryn discute aspetti che possono spiegare la costruzione di molte delle piramidi egiziane con l'uso della griglia di costruzione, e non tratta della costruzione fisica in se stessa, come punto di partenza per le sue analisi.Una nuova mappa progettuale

Se i principi alla base dei disegni presentati da Bryn sono corretti, allora gli archeologi avranno a disposizione una nuova "mappa progettuale", che dimostra con chiarezza che le piramidi non sono un "mucchio di pietre pesanti, posto a formare strutture sconosciuto" ma, piuttosto, strutture incredibilmente precise.

I risultati ottenuti da Ole J. Bryn saranno presentati e spiegati nell'esposizione Il Punto di Vertice a Trondheim dal 13 settembre al 1 ottobre. La mostra è parte ufficiale del programma per celebrare il centenario (1910-2010) dell'Università norvegese di Scienza e Tecnologia.

L'autore:

Ole J. Bryn è un ex professionista, architetto, e occupa attualmente un posto di Professore Associato presso la Facoltà di Architettura e Belle Arti all'Università norvegese della scienza e della tecnologia (NTNU) di Trondheim, Norvegia.

Lo sviluppo delle teorie di Bryn sulle griglie geometriche usate nelle piramidi egiziane ha beneficiato della collaborazione del Dr. Michel Barsoum, Preside e Professore Distinto presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali e Ingegneria della Drexel University di Philadelphia.

Articolo segnalato dall'amico Cristian Vitali (Centro Studi Fortiani).

Fonte: http://www.sciencedaily.com/releases/2010/09/100924084615.htm

giovedì 23 settembre 2010

NUOVA RICERCA ONCOLOGICA




CON ESTREMA SODDISFAZIONE E "SPERANZA", MI PREGIO DI DIVULGARE E LINKARE LA RICERCA E GLI SVILUPPI CORRELATI, CHE IL DOTT. ARMANDO VECCHIETTI MI HA SEGNALATO. TROVERETE SULLA DESTRA NELLA SEZIONE DEI LINK FISSI IL "BOTTONE" RELATIVO PER RIMANERE AGGIORNATI E "PASSARE PAROLA". LA VERA RICERCA NON E' MORTA.....ECCOVI LA PROVA!!!!

Marco LA Rosa


" Fare ricerca scientifica significa fare domande alla natura.
Guarda ed ascolta solo ciò che la natura ha da dirti e non quello che vuole il tuo sponsor.
Dimentica per un istante anche quello che hai imparato a scuola e sii pronto a riesaminare le tue vecchie “certezze”.
Confronta le nuove conoscenze con le vecchie e non cercare di essere acuto o intelligente.
E’ sufficiente che tu sia umile.
Se hai timore di ciò che i tuoi colleghi potrebbero dire sulla tua ricerca non potrai mai essere un vero ricercatore.
Non cercare di “indirizzare” gli esperimenti, prima cerca di comprenderli e poi eseguili fedelmente.
Abbi fiducia delle tue sensazioni ma poi controlla i risultati con strumenti che siano indipendenti dai tuoi sensi.
Non cercare di sviluppare idee su qualcosa che non hai mai visto.
Non nascondere gli errori, parla di essi in modo franco e sii orgoglioso di conoscerli.
Essi sono i più sicuri indicatori della tua strada.

Una ragionevole domanda che possiamo porci in campo oncologico è: “Com’è possibile che la ricerca oncologica nonostante tutti questi anni di intense ricerche e miliardi di dollari spesi non è ancora riuscita a scalfire nemmeno un pò l’enigma del cancro?
Possiamo anche chiederci: “…ma la ricerca oncologica sta veramente cercando nella direzione giusta oppure e’ necessario ed opportuno cambiarla ?”
Tutti sappiamo che tra i problemi irrisolti dell’oncologia quello più indagato è come si forma la cellula cancerosa.
Per la ricerca oncologica classica non c’e’ dubbio che essa si formi da una mutazione genetica della cellula sana.
Per spiegare la sua origine, i ricercatori hanno indagato in numerosi settori cercando cause virali, immunologiche o genetiche ma fino ad oggi non sono mai approdati a nulla di definitivo.
Nonostante il bilancio non proprio soddisfacente, molti credono ancora che un vaccino, le cellule staminali o i farmaci “intelligenti” prima o poi risolveranno il problema.
Ma come è possibile che una cellula sana diventi cancerosa e sia capace di distruggere un organismo per altri versi sano?
In fondo, la cellula cancerosa è un organismo molto fragile, si uccide con un soffio e quando è aggredita è incapace di opporre una resistenza efficace.
In verità le cellule dei tessuti colpiti, molto prima delle manifestazioni più visibili della malattia, subiscono delle modificazioni che solo in seguito portano alla formazione della cellula cancerosa.
Vedremo tra breve come sia un errore credere che la cellula cancerosa si sviluppa direttamente dalla mutazione genetica di una cellula sana.
Molto probabilmente se la lotta contro il cancro non ha raggiunto gli obiettivi che si era proposta di raggiungere è perché ha continuato a considerare la cellula cancerosa come l’oggetto della ricerca senza rendersi conto che il cancro non è la malattia di una cellula ma la malattia di tutto l’organismo.



Dr. Armando Vecchietti.




martedì 14 settembre 2010

GUERRA AL "CANCRO": LA NUOVA FRONTIERA !


Un gruppo di ricercatori ha trovato molecole di Rna capaci di innescare la morte selettiva nelle cellule tumorali, e solo in quelle. Sarebbe una svolta per le cure oncologiche.

CRONACA – Da tempo la ricerca medica va a caccia di terapie mirate contro i tumori. Farmaci, cioè, che agiscano in maniera oculata, eliminando solo e soltanto le cellule malate senza sfiorare quelle sane. I farmaci chemioterapici convenzionali, per quanto abbiano “raddrizzato il tiro” rispetto al passato, non riescono a essere così precisi: colpiscono le cellule che si riproducono velocemente, una caratteristica che non è prerogativa esclusiva del tumore, ma anche per esempio dei follicoli piliferi, da cui deriva l’effetto collaterale della perdita dei capelli. Un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology ha messo a punto un’arma che punta dritto al cuore del tumore e potrebbe virtualmente eliminare le ripercussioni dannose e pesanti della chemioterapia.

Si tratta di molecole che agiscono come un programma del computer: se trovano una mutazione nel Dna, che indica la trasformazione maligna, spingono il pulsante di autodistruzione cellulare, attivando il meccanismo di difesa insito nella cellula stessa. Se non la trovano, lasciano tutto com’è. Gli scienziati le hanno battezzate “conditional small Rna”, proprio per specificare che il loro agire è condizionato da un certo segnale. “Quando rilevano una mutazione all’interno della cellula, cambiano conformazione attivando una risposta terapeutica salvifica, altrimenti restano inattive”, ha spiegato Niles Pierce co- autore dello studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Il trattamento sviluppato da Pierce mima l’azione di piccole molecole di Rna (acido ribonucleico) normalmente presenti nella cellula e coinvolte in molti processi vitali. L’Rna è una molecola simile al Dna, che non ha la capacità di replicarsi e svolge funzioni di messaggero, interruttore e controllo dell’informazione genetica. In questo caso sono state utilizzate due piccole molecole di Rna, composte da meno di 30 paia di basi (un gene è mediamente lungo centinaia di paia di basi). Il meccanismo è questo: se la prima molecola trova una mutazione cancerosa, si apre in due come una forcina e apre la strada al “complice”. Entra in gioco, quindi, la seconda molecola che si lega alla prima, e insieme innescano una reazione a catena per cui queste molecole di Rna continuano a legarsi fra loro, a due a due, formando un cordone sempre più lungo. Questo “intruso” induce la cellula a pensare di essere invasa da un virus e azionare il meccanismo di morte programmata.

La sperimentazione in vitro su cellule tumorali del cervello, prostata e ossa ha dato risultati sorprendenti: i “cecchini” a base di Rna eliminavano solo le cellule malate e lasciavano vivere indisturbate quelle sane. Ma i ricercatori preferiscono esser cauti: la ricerca è ancora all’inizio e molta strada resta da fare prima di arrivare a una nuova chemioterapia.

Da: Oggi Scienza 6 sett. 2010

mercoledì 25 agosto 2010

DJEDI E I MISTERI DI CHEOPE


Un team di tecnici dell'universita' di Leeds sta per lanciare 'l'attacco' decisivo ai segreti della piramide di Cheope, l'unica superstite tra le meraviglie del mondo antico.

L'arma segreta dell'equipe britannica, che lavora in partnership con il Consiglio Supremo delle Antichita' egiziane, e' un piccolo robot chiamato Djedi, ovvero come il mago che il faraone Cheope consulto' durante la progettazione della piramide.

Suo sara' il compito di oltrepassare le porte che sigillano i condotti irradianti dalla Camera della Regina. E provare a svelare il mistero della loro funzione. ''Abbiamo lavorato su questo progetto per cinque anni'', ha detto all'Independent il professor Robert Richardson.

''Non abbiamo preconcetti. Il nostro compito e' quello di raccogliere dati in modo che altri studiosi possano tirare le loro conclusioni''.

Nel 2002, infatti, una precedente spedizione uso' una sonda per perforare una delle due porte di pietra poste a protezione dei due condotti che partono dalla Camera della Regina.

Dietro il masso, a una distanza di circa 20 centimetri, comparve un'altra porta, questa volta simile a uno schermo. Ovvero l'ostacolo che Djedi e' chiamato a sorpassare.

''Stabiliremo quanto e' profonda questa porta e se si puo' perforare'', ha spiegato Richardson.

''Stiamo ultimando il robot in questi giorni e contiamo di spedirlo la' sopra entro la fine dell'anno. Speriamo di ottenere tutte le informazioni necessarie a risolvere l'enigma''.

fonte ANSA
25-08-2010
da: Antikitera.net

martedì 24 agosto 2010

IL "CERCHIO" DI GIZA: rivoluzionaria scoperta di Diego Baratono !


«Ne sono assolutamente certo: le tre piramidi Gizah, alla periferia ovest del Cairo, la Sfinge e in generale i più importanti monumenti vicini ad esse sono stati costruiti seguendo una coerenza geometrica, disponendoli in base a precise figure circolari e a enormi triangoli equilateri». A fare un’affermazione destinata ad aggiungere elementi decisivi alla comprensione della piana di Gizah, l’area archeologica più famosa al mondo, è Diego Baratono, egittologo «fuori contesto», dalle posizioni a volte non in linea con l’ortodossia egittologica, ma già in passato apripista per studi e conclusioni condivisi anche da luminari del settore. Baratono, fornito di robusta preparazione accademica e supportato da cattedratici di livello quali Paolo Trivero (Università di Alessandria) e Maurizio Gomez (Politecnico di Torino), da anni esplora con regolari prospezioni la zona di Gizah e completa le proprie ricerche con l’ausilio di foto satellitari, a disposizione da parte dell’Esa (l’Agenzia Spaziale Europea).

Professor Baratono, cosa ha notato esattamente dall’analisi capillare di questo abbondante materiale?
«Ho passato al setaccio foto e planimetrie topografiche della zona con sofisticati programmi informatici e una cosa è risultata evidente: i punti di alcuni angoli delle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino, insieme a uno degli angoli della Sfinge e ad altri punti-cardine di monumenti ancora conservati, se uniti, risultano appartenere alla circonferenza di un cerchio. Si tratta dell’evidenza di un rigore geometrico, rispettato man mano che nuovi monumenti venivano eretti».

Oltre all’esame di materiale fotografico e di planimetrie ci sono elementi ancora più dirimenti, vero?
«Certamente. Abbiamo riscontrato sul terreno e su foto a infrarossi la presenza di tracce, quasi di solchi circolari che coincidono con la circonferenza, lungo la quale erano disposti piramide e Sfinge. Inoltre sono rimaste ben visibili qua e là tracce di lati di triangoli equilateri e di esagoni, ad indicare una capillare attenzione geometrica, che ha regolato l’area sepolcrale e sacra di Gizah in ogni sua costruzione e che è rimasta in vigore per parecchie dinastie. Ma c’è di più».

Ci dica.
«Se prolunghiamo la linea della circonferenza ricavata a occidente, dalla parte opposta della Sfinge conservata, andiamo a raggiungere una zona dove ci sono resti di impiantiti e basamenti di quella che fu un’altra enorme statua. Tutto lascia pensare a una seconda Sfinge, diametralmente opposta a quella visibile e in perfetta coerenza con il sapere mitologico degli egizi, che parlano di due leoni, Duau e Sef, guardiani, guarda caso, del cerchio solare».

A proposito di mito, la disposizione circolare dei monumenti di un’area importante in fondo riflette la centralità che aveva il cerchio nella fantasia mitografica degli egizi. Non è così?
«Certo. Basta pensare al Testo dei sarcofagi n. 6000: "Fui colui che nacque come cerchio..."; è un’affermazione riferita alla dea Maat, la Giustizia, che dunque viene pensata come un cerchio. Anche questo è un elemento che ben si combina con le capacità di architetti ed ingegneri egizi di riprodurre figure geometriche nell’edificare imponenti monumenti, come templi, tombe o statue colossali; o con la fantasia dei pittori, che hanno affrescato questi edifici con figure dall’evidente schematizzazione geometrica. Ecco perché la paleogeometria risulta fondamentale per capire la "ratio" della disposizione delle costruzioni nel Paese del Nilo».

E come conciliare questi risultati con la teoria, abbracciata da molti, che gli egizi costruirono piramidi e templi orientandoli secondo costellazioni astronomiche, di cui erano insuperabili conoscitori?
«Le due cose vanno insieme: in fondo anche le costellazioni celesti riproducono linee rette e figure geometriche, che cambiano continuamente secondo l’orbita. Proprio le costellazioni degli astri funsero da modello per gli architetti dei faraoni: con prossimi studi cercherò di indicare quali costellazioni hanno ispirato l’erezione dei singoli monumenti e che figure geometriche riproducevano».

Aristide Malnati
Da: Avvenire.it – 7 Ago 2010

lunedì 23 agosto 2010

GLI UFO DI CHURCHILL


L'apertura di documenti secretati oltre 50 anni fa mostra l'interesse del Governo Britannico per gli Unidentified Flying Object...


L’estate è un periodo in cui escono sui giornali notizie relative agli UFO (dall’acronimo inglese Unidentified Flying Object); i malvagi ritengono che questo argomento, di solito non molto trattato durante l’anno, abbia, per sua intima natura, una stretta connotazione estiva perché durante tale periodo canicolare, come è noto, i giornali dimagriscono ed hanno poche pagine causa ferie dei collaboratori e quindi è più facile che certi argomenti, per così dire, emergano anche su quotidiani prestigiosi. Quindi, non smentendosi, anche quest’anno è stata tirata fuori una notizia di tale fatta che io ritengo comunque interessante perché coinvolge aspetti storici, politici e sociali non indifferenti e che non sono stati ancora trattati in maniera esauriente.La notizia è quella della recente apertura (primi di agosto) in Gran Bretagna dell’Archivio Nazionale di Stato che contiene molti documenti che erano stati secretati 50 anni fa. Uno di questi riguarda appunto l’interesse mostrato dal governo britannico per gli “oggetti volanti non identificati”, cioè quelli che sono chiamati comunemente “Ufo” che destarono l’interesse dei militari nello scorso secolo (ed anche dell’attuale).Il primo coinvolgimento di Churchill, che guidò la Gran Bretagna alla vittoria della Seconda Guerra mondiale, è del 1912 quando il cielo del Sheerness nell’Essex fu solcato da un misterioso ordigno che luccicava sopra una base militare della Royal Navy; la cosa fece clamore e il parlamento ordinò all’allora Primo Lord dell’Ammiragliato, cioè Winston Churchill di indagare e riferire. Se ne occuparono i servizi segreti, ma senza risultati apprezzabili e la cosa finì lì.Tuttavia, nel 1945 il fenomeno si ripeté in maniera anche più eclatante; si era sul finire della Seconda guerra Mondiale e dei piloti della Raf, di ritorno da una missione sulle coste meridionali del Regno Unitosi erano trovati di fronte un “oggetto metallico” che poi era improvvisamente sparito. Churchill fu abbastanza impressionato dal fatto tanto da parlarne con il generale americano Dwight Eisenhower che allora comandava le forze alleate in Europa. I due ritennero che dato il periodo mondiale molto delicato non fosse il caso di dare troppa pubblicità al fatto ed incaricarono una commistione mista USA – UK dei servizi segreti di studiare il fatto. I risultati della commissione esclusero che si potesse trattare di ordigni sperimentali tedeschi (Hitler aveva parlato più volte di misteriose armi segrete che avrebbero cambiato il corso della guerra), ma non riuscirono comunque a spiegare cosa fossero. Tuttavia, questa seconda volta, Churchill era deciso ad affrontare la cosa con più determinazione e ancora in una nota del 28 luglio 1952 chiedeva al viceministro dell’aereonautica militare di fornire informazioni su i tanti avvistamenti di oggetti volanti che erano segnalati in tutto il mondo (tanto che il famoso psicanalista Carl Gustav Jung scrisse un saggio su di essi intitolato “Sulle cose che si vedono in cielo”) ed anche, nel Regno unito. I risultati delle indagini esclusero che fossero “dischi volanti”, ma non spiegarono, ancora una volta, cosa fossero realmente. La pubblicazione dei documenti di Stato finora segreti non ha mostrato rivelazioni particolari, ma è interessante notare, anche dal punto di vista storico, che per diversi decennio i servizi segreti britannici e il ministero della difesa seguirono la vicenda con attenzione.Anche l’ex Presidente Usa, Jimmy Carter (1977 – 1981) asserì di aver visto un Ufo sui cieli della Georgia, nel 1969, mentre si stava preparando a fare un discorso presso il locale Lion Club.Fatte le debite proporzioni storiche, è interessante notare che l’ on. Borghezio della Lega Nord insieme al prof. Massimo Teodorani, astrofisico, hanno fatto, lo scorso giugno, una petizione al Parlamento europeo per richiedere l’apertura dei documenti ancora riservati e di instaurare un osservatorio europeo su tali fenomeni.Comunque lo studio più accurato fatto sul fenomeno Ufo, a livello di sicurezza nazionale, è stato quello denominato Progetto “Blue Book” condotto dall’aereonautica statunitense dal 1951 al 1969 in cui furono indagati ben 12618 casi dei quali 701 erano più propriamente “Ufo”; il rapporto conclusivo, il cosiddetto “Rapporto Condon”concluse che gli “Ufo” non presentavano una minaccia per gli USA né vi erano prove di una loro origine extraterreste. Tuttavia, gli Ufo, al di là della loro origine, continuano ad essere visti…

Di: Giuseppe Vatinno
Da: Scienza e Conoscenza 11-08-2010