IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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VIDEO SINOSSI DELL' UOMO KOSMICO
Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

LA NUOVA CONOSCENZA

GdM

mercoledì 25 agosto 2010

DJEDI E I MISTERI DI CHEOPE


Un team di tecnici dell'universita' di Leeds sta per lanciare 'l'attacco' decisivo ai segreti della piramide di Cheope, l'unica superstite tra le meraviglie del mondo antico.

L'arma segreta dell'equipe britannica, che lavora in partnership con il Consiglio Supremo delle Antichita' egiziane, e' un piccolo robot chiamato Djedi, ovvero come il mago che il faraone Cheope consulto' durante la progettazione della piramide.

Suo sara' il compito di oltrepassare le porte che sigillano i condotti irradianti dalla Camera della Regina. E provare a svelare il mistero della loro funzione. ''Abbiamo lavorato su questo progetto per cinque anni'', ha detto all'Independent il professor Robert Richardson.

''Non abbiamo preconcetti. Il nostro compito e' quello di raccogliere dati in modo che altri studiosi possano tirare le loro conclusioni''.

Nel 2002, infatti, una precedente spedizione uso' una sonda per perforare una delle due porte di pietra poste a protezione dei due condotti che partono dalla Camera della Regina.

Dietro il masso, a una distanza di circa 20 centimetri, comparve un'altra porta, questa volta simile a uno schermo. Ovvero l'ostacolo che Djedi e' chiamato a sorpassare.

''Stabiliremo quanto e' profonda questa porta e se si puo' perforare'', ha spiegato Richardson.

''Stiamo ultimando il robot in questi giorni e contiamo di spedirlo la' sopra entro la fine dell'anno. Speriamo di ottenere tutte le informazioni necessarie a risolvere l'enigma''.

fonte ANSA
25-08-2010
da: Antikitera.net

martedì 24 agosto 2010

IL "CERCHIO" DI GIZA: rivoluzionaria scoperta di Diego Baratono !


«Ne sono assolutamente certo: le tre piramidi Gizah, alla periferia ovest del Cairo, la Sfinge e in generale i più importanti monumenti vicini ad esse sono stati costruiti seguendo una coerenza geometrica, disponendoli in base a precise figure circolari e a enormi triangoli equilateri». A fare un’affermazione destinata ad aggiungere elementi decisivi alla comprensione della piana di Gizah, l’area archeologica più famosa al mondo, è Diego Baratono, egittologo «fuori contesto», dalle posizioni a volte non in linea con l’ortodossia egittologica, ma già in passato apripista per studi e conclusioni condivisi anche da luminari del settore. Baratono, fornito di robusta preparazione accademica e supportato da cattedratici di livello quali Paolo Trivero (Università di Alessandria) e Maurizio Gomez (Politecnico di Torino), da anni esplora con regolari prospezioni la zona di Gizah e completa le proprie ricerche con l’ausilio di foto satellitari, a disposizione da parte dell’Esa (l’Agenzia Spaziale Europea).

Professor Baratono, cosa ha notato esattamente dall’analisi capillare di questo abbondante materiale?
«Ho passato al setaccio foto e planimetrie topografiche della zona con sofisticati programmi informatici e una cosa è risultata evidente: i punti di alcuni angoli delle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino, insieme a uno degli angoli della Sfinge e ad altri punti-cardine di monumenti ancora conservati, se uniti, risultano appartenere alla circonferenza di un cerchio. Si tratta dell’evidenza di un rigore geometrico, rispettato man mano che nuovi monumenti venivano eretti».

Oltre all’esame di materiale fotografico e di planimetrie ci sono elementi ancora più dirimenti, vero?
«Certamente. Abbiamo riscontrato sul terreno e su foto a infrarossi la presenza di tracce, quasi di solchi circolari che coincidono con la circonferenza, lungo la quale erano disposti piramide e Sfinge. Inoltre sono rimaste ben visibili qua e là tracce di lati di triangoli equilateri e di esagoni, ad indicare una capillare attenzione geometrica, che ha regolato l’area sepolcrale e sacra di Gizah in ogni sua costruzione e che è rimasta in vigore per parecchie dinastie. Ma c’è di più».

Ci dica.
«Se prolunghiamo la linea della circonferenza ricavata a occidente, dalla parte opposta della Sfinge conservata, andiamo a raggiungere una zona dove ci sono resti di impiantiti e basamenti di quella che fu un’altra enorme statua. Tutto lascia pensare a una seconda Sfinge, diametralmente opposta a quella visibile e in perfetta coerenza con il sapere mitologico degli egizi, che parlano di due leoni, Duau e Sef, guardiani, guarda caso, del cerchio solare».

A proposito di mito, la disposizione circolare dei monumenti di un’area importante in fondo riflette la centralità che aveva il cerchio nella fantasia mitografica degli egizi. Non è così?
«Certo. Basta pensare al Testo dei sarcofagi n. 6000: "Fui colui che nacque come cerchio..."; è un’affermazione riferita alla dea Maat, la Giustizia, che dunque viene pensata come un cerchio. Anche questo è un elemento che ben si combina con le capacità di architetti ed ingegneri egizi di riprodurre figure geometriche nell’edificare imponenti monumenti, come templi, tombe o statue colossali; o con la fantasia dei pittori, che hanno affrescato questi edifici con figure dall’evidente schematizzazione geometrica. Ecco perché la paleogeometria risulta fondamentale per capire la "ratio" della disposizione delle costruzioni nel Paese del Nilo».

E come conciliare questi risultati con la teoria, abbracciata da molti, che gli egizi costruirono piramidi e templi orientandoli secondo costellazioni astronomiche, di cui erano insuperabili conoscitori?
«Le due cose vanno insieme: in fondo anche le costellazioni celesti riproducono linee rette e figure geometriche, che cambiano continuamente secondo l’orbita. Proprio le costellazioni degli astri funsero da modello per gli architetti dei faraoni: con prossimi studi cercherò di indicare quali costellazioni hanno ispirato l’erezione dei singoli monumenti e che figure geometriche riproducevano».

Aristide Malnati
Da: Avvenire.it – 7 Ago 2010

lunedì 23 agosto 2010

GLI UFO DI CHURCHILL


L'apertura di documenti secretati oltre 50 anni fa mostra l'interesse del Governo Britannico per gli Unidentified Flying Object...


L’estate è un periodo in cui escono sui giornali notizie relative agli UFO (dall’acronimo inglese Unidentified Flying Object); i malvagi ritengono che questo argomento, di solito non molto trattato durante l’anno, abbia, per sua intima natura, una stretta connotazione estiva perché durante tale periodo canicolare, come è noto, i giornali dimagriscono ed hanno poche pagine causa ferie dei collaboratori e quindi è più facile che certi argomenti, per così dire, emergano anche su quotidiani prestigiosi. Quindi, non smentendosi, anche quest’anno è stata tirata fuori una notizia di tale fatta che io ritengo comunque interessante perché coinvolge aspetti storici, politici e sociali non indifferenti e che non sono stati ancora trattati in maniera esauriente.La notizia è quella della recente apertura (primi di agosto) in Gran Bretagna dell’Archivio Nazionale di Stato che contiene molti documenti che erano stati secretati 50 anni fa. Uno di questi riguarda appunto l’interesse mostrato dal governo britannico per gli “oggetti volanti non identificati”, cioè quelli che sono chiamati comunemente “Ufo” che destarono l’interesse dei militari nello scorso secolo (ed anche dell’attuale).Il primo coinvolgimento di Churchill, che guidò la Gran Bretagna alla vittoria della Seconda Guerra mondiale, è del 1912 quando il cielo del Sheerness nell’Essex fu solcato da un misterioso ordigno che luccicava sopra una base militare della Royal Navy; la cosa fece clamore e il parlamento ordinò all’allora Primo Lord dell’Ammiragliato, cioè Winston Churchill di indagare e riferire. Se ne occuparono i servizi segreti, ma senza risultati apprezzabili e la cosa finì lì.Tuttavia, nel 1945 il fenomeno si ripeté in maniera anche più eclatante; si era sul finire della Seconda guerra Mondiale e dei piloti della Raf, di ritorno da una missione sulle coste meridionali del Regno Unitosi erano trovati di fronte un “oggetto metallico” che poi era improvvisamente sparito. Churchill fu abbastanza impressionato dal fatto tanto da parlarne con il generale americano Dwight Eisenhower che allora comandava le forze alleate in Europa. I due ritennero che dato il periodo mondiale molto delicato non fosse il caso di dare troppa pubblicità al fatto ed incaricarono una commistione mista USA – UK dei servizi segreti di studiare il fatto. I risultati della commissione esclusero che si potesse trattare di ordigni sperimentali tedeschi (Hitler aveva parlato più volte di misteriose armi segrete che avrebbero cambiato il corso della guerra), ma non riuscirono comunque a spiegare cosa fossero. Tuttavia, questa seconda volta, Churchill era deciso ad affrontare la cosa con più determinazione e ancora in una nota del 28 luglio 1952 chiedeva al viceministro dell’aereonautica militare di fornire informazioni su i tanti avvistamenti di oggetti volanti che erano segnalati in tutto il mondo (tanto che il famoso psicanalista Carl Gustav Jung scrisse un saggio su di essi intitolato “Sulle cose che si vedono in cielo”) ed anche, nel Regno unito. I risultati delle indagini esclusero che fossero “dischi volanti”, ma non spiegarono, ancora una volta, cosa fossero realmente. La pubblicazione dei documenti di Stato finora segreti non ha mostrato rivelazioni particolari, ma è interessante notare, anche dal punto di vista storico, che per diversi decennio i servizi segreti britannici e il ministero della difesa seguirono la vicenda con attenzione.Anche l’ex Presidente Usa, Jimmy Carter (1977 – 1981) asserì di aver visto un Ufo sui cieli della Georgia, nel 1969, mentre si stava preparando a fare un discorso presso il locale Lion Club.Fatte le debite proporzioni storiche, è interessante notare che l’ on. Borghezio della Lega Nord insieme al prof. Massimo Teodorani, astrofisico, hanno fatto, lo scorso giugno, una petizione al Parlamento europeo per richiedere l’apertura dei documenti ancora riservati e di instaurare un osservatorio europeo su tali fenomeni.Comunque lo studio più accurato fatto sul fenomeno Ufo, a livello di sicurezza nazionale, è stato quello denominato Progetto “Blue Book” condotto dall’aereonautica statunitense dal 1951 al 1969 in cui furono indagati ben 12618 casi dei quali 701 erano più propriamente “Ufo”; il rapporto conclusivo, il cosiddetto “Rapporto Condon”concluse che gli “Ufo” non presentavano una minaccia per gli USA né vi erano prove di una loro origine extraterreste. Tuttavia, gli Ufo, al di là della loro origine, continuano ad essere visti…

Di: Giuseppe Vatinno
Da: Scienza e Conoscenza 11-08-2010

mercoledì 26 maggio 2010

ARCA DI NOE' : NEWS !






03/05/2010
La Scoperta dell'Arca di Noè assume connotati reali!
In relazione alla scoperta presunta dell'Arca di Noè sull'Ararat, in molti l'hanno messa in dubbio. Io stesso non sono convinto che quella sia l'Arca ma la mia posizione di giornalista mi costringe a mantenere la mente aperta. Ho proseguito le mie piccole indagini e la cosa si fa seria.
Sono in contatto con il team che ha realizzato la scoperta, che mi ha comunicato che non si tratta di una bufala, dichiarando che il Prof Ahmet Ozbek, geologo della Kahramanmras Sutcu Iman University e il prof Oktai Belli, archeologo della Istanbul University sono coinvolti nella scoperta e hanno garantito l'autenticità della stessa.
Ho appena scritto al prof. Belli per chiedere conferme, mentre posso dichiarare che sia Belli che Ozbek sono davvero parte del gruppo docente della Istanbul University e della Kahramanmras Sutcu Iman University. Inoltre entrambi erano realmente presenti alla conferenza stampa di annuncio della scoperta.
Certo non è una garanzia al 100% che quella sia l'Arca di Noè (ho idee un po' diverse al riguardo) ma è un ottimo indizio che, essendo presenti membri accademici, la cosa non è comunque una bufala e assume connotati più seri e confermabili. Vado avanti nelle ricerche e presenterò un corposo articolo su FENIX.

Adriano Forgione
(FONTE: Blog di Adriano Forgione)

venerdì 15 gennaio 2010

L'ARCA DI NOE' : nuove scoperte dalle tavolette cuneiformi sumere !




Una nuova tavoletta tradotta dà istruzioni per la costruzione. La scoperta di uno storico dilettante era rimasta quasi ignorata

E' ben noto che gli animali furono raccolti in coppie a bordo della enorme imbarcazione. Meno nota, tuttavia, è la possibilità che gli animali raccolti Noè nella sua arca potessero girarvi intorno e dentro.

Secondo le istruzioni di recente tradotte, scritte in antico babilonese su una tavoletta di argilla che racconta la storia dell'Arca, la nave che ha salvato un uomo virtuoso, la sua famiglia e gli animali dall'acqua provocata dall'ira di Dio, non aveva la prua appuntita, come immagina la fantasia popolare, ma era piuttosto una gigantesca zattera circolare.

La tavoletta, di circa 3.700 anni, è stata trovata da qualche parte in Medio Oriente da Leonard Simmons, un londinese autodidatta che sviluppòla sua passione per la storia mentre era in servizio presso la RAF, negli anni 1945-1948.

Essa fu ereditata da suo figlio Douglas, che lo portò a una delle poche persone al mondo che potesse leggerla, e la diede a Irving Finkel, un esperto del British Museum, che ha tradotto le sue 60 righe di scrittura cuneiforme.

Ci sono dozzine di antiche tavolette ritrovate che descrivono la storia del Diluvio, ma Finkel dice che questo è la prima a descrivere la forma della nave.

"In tutte le immagini si è sempre considerato che l'arca fosse fatta, in effetti, come una nave per l'oceano, con una prua appuntita e una chiglia per cavalcare le onde - e così è stata raffigurata", ha detto Finkel. "Ma l'Arca non doveva andare da nessuna parte, doveva appena rimanere a galla, e le istruzioni sono per un tipo di imbarcazione che gli artefici conoscevano molto bene. Questo tipo è ancora a volte utilizzato in Iran e in Iraq oggi, una specie di "coracle" rotonda che si sapeva esattamente utilizzare per il trasporto di animali su un fiume o in caso di inondazioni".

La ricerca di Finkel getta nuova luce sulla storia, familiare in Mesopotamia, che è diventata il racconto della Genesi, nell'Antico Testamento, di Noè e l'arca che salvò il suo serraglio dalle acque che coprivano ogni altro essere vivente sulla terra.

Nella sua traduzione, il dio che ha deciso di risparmiare un solo uomo parla a Atram-Hasis, un re sumero vissuto prima del diluvio, che ricopre la figura di Noè nelle antiche versioni della storia arca. "Costruisci, costruisci! Costruisci una zattera di canne! Atram-Hasis, presta attenzione al mio consiglio, e potrai vivere in eterno! Distruggi la tua casa, costruisci una barca, disprezza i beni e salvare la vita! Disegna la barca che sarà costruita con un disegno circolare. Fa' in modo che la sua lunghezza e la larghezza siano uguali".

La tavoletta prosegue con il comando di usare fibre di palma intrecciati, impermeabilizzate con bitume, e poi di costruire cabine per le persone e gli animali selvatici.

Si conclude con il drammatico comando di Atram-Hasis allo sfortunato costruttore della barca, che egli manda incontro al suo destino, a sigillare la porta una volta che tutti gli altri sono al sicuro dentro: "Quando anche io sarò salito in barca, sigilla la cornice della porta!"

Fortune sono state spese nel XIX secolo da appassionati ricercatori dell'archeologia biblica per ritrovare la prova del diluvio universale. Il mito del diluvio, elaborato nella Mesopotamia, fu incorporato nella grande epopea poetica di Gilgamesh, e Finkel, curatore della recente mostra al British Museum su Babilonia, ritiene che è stato durante la cattività babilonese che gli ebrei esiliati impararono questa storia, che riportarono a casa con loro, per inserirla nell'Antico Testamento.

Nonostante la sua unicità, la tavoletta studiata da Simmons - che è stata datata intorno al 1.700 a.C. ed è solo qualche secolo più recente della più antica nota - è stata quasi ignorata.

"Quando mio padre tornò, spedì una cassa intera di questo tipo di cose a casa - sigilli, tavolette, frammenti di ceramica", ha detto Douglas. "Le aveva forse raccolte nei bazar, e quando la gente sapeva che lui era interessato a questo genere di cose, glie le portava e lui le acquistava per pochi soldi".

Simmons senior divenne un lavoratore di scenario alla BBC, ma mantenne il suo amore per la storia, ed era molto deluso quando gli accademici respinsero i suoi tesori, come cose banali e inutili. Suo figlio portò la tavoletta a un open day del British Museum, dove Finkel "diede un'occhiata e quasi cadde dalla sedia" con entusiasmo.

"E 'la cosa più straordinaria", ha affermato Simmons della tavoletta. "Si tiene in mano, e si ha da subito una sensazione di essere collegati direttamente ad un passato molto antico - e ti dà un brivido lungo la schiena".

I predatori dell'Arca perduta

Il fascino per l'uomo del diluvio e la curiosità sul luogo in cui l'arca giace mostrano pochi segni di cedimento.

La storia ha viaggiato nei secoli dagli antichi babilonesi e continua ad affascinare nel XXI secolo.

Innumerevoli spedizioni hanno viaggiato al monte Ararat in Turchia, dove l'arca di Noè si dice che sia arrivata a fermarsi, ma la prova scientifica della sua esistenza è ancora da trovare.

Recenti sforzi per trovarla sono state guidate dai creazionisti, che sono desiderosi di mostrare la prova della verità letterale della Bibbia.

"Se il diluvio di Noè infatti spazzò via l'intero genere umano e la sua civiltà, come insegna la Bibbia, l'arca costituisce il restante collegamento importante con il mondo antidiluviano", spiega John D Morris dell'Institute for Creation Research.

"Nessun manufatto significativo potrebbe mai essere di maggiore antichità o importanza".

In epoca vittoriana alcuni rimasero ossessionati con la storia arca. George Smith - un umile assistente del British Museum che, nel 1872, decifrò la Tablet Flood, che reca scritta la versione assira del racconto dell'arca di Noè - a quanto pare non poteva contenere la sua eccitazione di fronte alla propria scoperta.

Secondo gli archivi del museo: "Egli balzò in piedi e si precipitò nella stanza in un grande stato di eccitazione e tra lo stupore dei presenti cominciò a spogliarsi".

Da: La Porta del Tempo

(1 Gennaio 2010)
link: http://www.guardian.co.uk/uk/2010/jan/01/noahs-ark...

mercoledì 13 gennaio 2010

"ORDINE IMPLICATO": da qui origina il tutto !


L'ORDINE IMPLICATO
di David Peat

"Tutto quello che vediamo intorno - affermò Bohm - la provincia della fisica Newtoniana altro non è che la superficie del mondo, il suo ordine esplicato. Lì giace qualcosa di molto più profondo dal quale si dispiega il nostro ordine esplicato".


Il catalizzatore, di quella che fu la maggiore trasformazione della vita e del lavoro di Bohm, fu scoperto da Saral Bohm, durante una delle loro visite in libreria. Lì, lei venne a contatto con un libro che conteneva la frase “l'osservatore è l'osservato”. Questo suonava esattamente come quel tipo di cose di cui, sempre, Bohm parlava nel contesto della teoria quantistica.

Saral gli mostrò The first and last freedom, (La prima e ultima libertà - Astrolabio 1969 - ndt) scritto dal maestro indiano Jiddu Krishnamurti. Bohm lo lesse il più velocemente possibile, poi prese in prestito altri libri dello stesso autore.

Testimoniavano l'esistenza di un pensatore che aveva visto profondamente e autenticamente nell'essenza del problema umano. […] Avendo sognato a lungo sulla trascendenza, si apriva ora per Bohm un passaggio verso ciò che giace oltre i pensieri. […] Entrò appassionatamente e con tutto il cuore dentro questo irruente mondo esoterico. Nei libri di Krishnamurti trovava un'analisi chiara della natura della coscienza e del meccanismo grazie al quale il pensatore separa se stesso - se stessa, quale entità distaccata, indipendente. […] Le osservazioni di Krishnamurti che “il pensatore è il pensiero” e “l'osservatore è l'osservato” colpirono Bohm in quanto somiglianti con la sua stessa - e di Niels Bohr - meditazione sul ruolo dell'osservatore nella teoria quantistica. Bohm aveva sperimentato personalmente il modo in cui l'osservazione di un determinato pensiero cambia il movimento del pensiero stesso. […]

Il maestro indiano indicava una consapevolezza diretta del piano universale, lo stesso piano che Bohm stava cercando di descrivere nella sua fisica. Non appena ebbero modo di parlare, l'energia focalizzata di Bhom lo rese capace di penetrare e rimanere nell' “indicibile”, allo stesso tempo sollecitando il maestro indiano a chiarire ed espandere il suo insegnamento. […] Le sue conversazioni con il maestro indiano erano così importanti per Bohm che ogni anno lui e Saral andarono a Saanen, in Svizzera, dove Krishnamurti teneva i sui discorsi. Fu durante questo periodo che Bohm gli parlò di fisica. Krishnamurti non si soffermava molto sulla scienza, o su ciò che riguarda la musica, l'arte, la filosofia o la letteratura. In ogni caso avvisò Bohm di “cercare di cominciare dallo sconosciuto”. Per Bohm il tema cruciale era come dissolvere i compartimenti stagni della conoscenza e permettere che operasse qualcosa di nuovo e creativo.

Il pensiero è lo strumento grazie al quale la scienza va avanti, tuttavia, anche, il pensiero controlla il pensatore. La più profonda intuizione scientifica si manifesta, credeva Bohm, solo quando la mente raggiunge uno stato di così intensa energia che gli abituali modelli di pensiero sono dissolti. Il momento creativo di un Archimede, di un Newton o di un Einstein includono la stessa trasformazione di cui parlava Krishnamurti. […]

Egli chiedeva che il pensiero fosse spinto al suo limite, fino a quel punto in cui apre la strada a qualcosa d'altro. Bohm, in ogni caso, credeva che il pensiero avesse ancora un ruolo significativo da giocare. Quando “era portato all'interno dell'ordine”, poteva essere un valido strumento. Pensare era il centro della sua vita, come avrebbe potuto portare avanti la fisica senza? Questa domanda continuava a confonderlo. […]
Bohm era consapevole di un'intensa, attenta capacità di osservazione in Krishnamurti. In particolare aveva notato l'attenzione che Krisnhamurti dava ai movimenti degli occhi. […]

Nel 1974, quando veniva a farmi visita da Ottawa, abbiamo passato diversi giorni a parlare di Krishnamurti. A quel tempo lo provocavo, nello spirito amabile della nostra conversazione, che fino a quando egli stesso non avesse sperimentato lo stato di cui Krishnamurti parlava, la sua discussione sulla trasformazione era ipotetica e vuota. A questo replicò: "beh, lasciamelo dire, ho visto alcune delle cose di cui parla Krishnamurti. Ho guardato la realtà e ho visto che è un'illusione.”
Molti si sono meravigliati dell'estensione del coinvolgimento con il maestro indiano. La sua comprensione di Krisnamurti era puramente “intellettuale” o dovette anch'egli entrare in uno stato di trasformazione?" […].

Bohm da parte sua arrivò a chiedersi perché tale trasformazione era accaduta solo a Krishnamurti…[…] era davvero libero dai condizionamenti? […]. Perché intorno a lui nessuno aveva sperimentato una trasformazione radicale della coscienza? Per Bohm la mente è “non locale”, perché la trasformazione non si era trasmessa? Nessuno dei suoi ascoltatori lo aveva ascoltato come si doveva? C'erano dei problemi nella sua comunicazione? C'era qualcosa d'incompleto nel suo messaggio? […]

Guardando al passato è difficile determinarlo, ma è certo che mentre alcuni dettero il benvenuto alla vicinanza tra Bohm e Krishnamurti, altri sarebbero stati felici di vedere il crearsi di un dissapore tra i due. […]

Verso la fine della sua vita per esempio[Bohm], parlò delle umiliazioni che aveva subito per mezzo di Krishnamurti il quale in sua presenza faceva delle battute taglienti sui “professori” e non aveva compreso l'importanza del lavoro di Bohm. Se solo, pensava Bohm, Krishnamurti avesse avuto la volontà di ascoltare le sue idee sull'ordine implicato, avrebbero magari trovato un modo di indagare ancora più approfondito. Forse l'idea dell'ordine implicato avrebbe aiutato le persone a comprendere quello che diceva Krishnamurti.

Tuttavia il maestro indiano non sembrò mai prendere troppo sul serio tali cose, definendole probabilmente un altro prodotto del pensiero. Se da un lato i confini del suo ego talvolta si dissolvevano in un'essenza o in piano ben più grandi, dall'altro l'immagine di Se impoverita di Bohm doveva essere difesa.

“Ora sono essenzialmente libero dai miei dolori [al petto ndt] così come sono libero, su K. e quello che dice, di prendere ciò che giusto e lasciare ciò che è sbagliato”
(da una lettera di Bohm del gennaio 1980)

Il pezzo è un mosaico di stralci tratti dal libro:
David Peat, Infinite Potential - The life and time of David Bohm - Perseus Publishing 1997
cura e traduzione di: Elsa Nityama Masetti

DA: Scienza e conoscenza 25-02-2009

martedì 12 gennaio 2010

MITOLOGIA E SCIENZA.......correlazioni non trascurabili !


SHIVA al CERN
di www.fritjofcapra.net

La danza cosmica di Shiva al CERN

Il 18 giugno del 2004, fu disvelata un'insolita pietra miliare al CERN - il Centro europeo per la ricerca in Fisica delle Particelle a Ginevra - una statua di 2m di altezza della divinità indiana Shiva Nataraja, il Signore della Danza. La statua, simbolo della danza cosmica di creazione e distruzione di Shiva, è stata donata al CERN dal governo indiano per celebrare il centro di ricerca, da lungo tempo associato con l'India.

Nella scelta dell'immagine di Shiva Nataraja, il governo indiano ha riconosciuto il significato profondo della metafora della danza di Shiva quale danza cosmica delle particelle subatomiche, osservata e analizzata da fisici del CERN. Il parallelo tra la danza di Shiva e quella delle particelle subatomiche è stato discusso per la prima volta da Fritjof Capra in un articolo intitolato "La danza di Shiva: “La visione Hindu della materia alla luce della fisica moderna", pubblicato su “Main Currents in Modern Thought”(Correnti principali nel pensiero contemporaneo, ndt) nel 1972. La danza cosmica di Shiva è poi diventata la metafora centrale del best-seller internazionale di Capra: Il Tao della Fisica, pubblicato per la prima volta nel 1975 e tuttora stampato in oltre 40 edizioni diverse in tutto il mondo.

Una speciale targa accanto alla statua di Shiva al CERN, spiega il significato della metafora della danza cosmica di Shiva con diverse citazioni da Il Tao della Fisica. Ecco il testo della targa:

Ananda K. Coomaraswamy, vedendo al di là del ritmo incontenibile, della bellezza, della potenza e della grazia di Nataraja, una volta ha scritto: "E' la più chiara immagine dell'attività di Dio, che qualsiasi arte o religione possano vantare".

Più di recente, Fritjof Capra ha spiegato che "la fisica moderna ha dimostrato che il ritmo della creazione e della distruzione non è solo palese nel ciclo delle stagioni, nella nascita e nella morte di tutte le creature viventi, è anche l'essenza stessa della materia inorganica” e che “Per la fisica moderna, quindi, la danza di Shiva è la danza della materia subatomica".

E', infatti, come Capra ha concluso: "Centinaia di anni fa, gli artisti indiani crearono immagini visive di Shiva danzante in una bella serie di bronzi. Nel nostro tempo, i fisici hanno utilizzato la tecnologia più avanzata per ritrarre i modelli della danza cosmica. La metafora della danza cosmica quindi unifica la mitologia antica, l'arte religiosa e fisica moderna ".

Fonte: http://www.fritjofcapra.net/shiva.html, Fritjof Capra©
Scienza e Conoscenza 28-04-2009