IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

sabato 31 dicembre 2016

I CAMBIAMENTI CLIMATICI E LA “CONFUSIONE” SCIENTIFICA IN PROPOSITO, ALCUNI ESEMPI



1) COSA HA PROVOCATO LO STRANO CERCHIO NEI GHIACCI DELL’ANTARTIDE?


Finalmente svelata l’origine di un misterioso cratere avvistato dall’alto tra i ghiacci antartici orientali: la soluzione dell’enigma è più preoccupante del previsto
Sorvolando la piattaforma di ghiaccio dell’Est Antartide, nel 2014, un gruppo di scienziati avvistò una formazione circolare di 2 km di diametro di colore più scuro. A lungo si è pensato potesse trattarsi della cicatrice lasciata da un meteorite precipitato nel continente ghiacciato nel 2004. Ma un nuovo studio sul campo, ora pubblicato dagli scienziati della Delft University of Technology (Olanda) racconta una storia diversa. Quando nel gennaio 2016 gli scienziati hanno visitato il cratere, hanno scoperto che si trattava di una depressione nei ghiacci profonda circa 3 metri, con i bordi rialzati. Al suo interno, hanno trovato tre canali verticali da cui scolava acqua di fusione. L’ipotesi è che il cratere sia stato lasciato da un lago di ghiaccio “sciolto”, che sarebbe poi colato verso il fondo attraverso i mulinelli, come in un lavandino.

 I venti discendenti, l’aria calda che risale, il ghiaccio esposto e il conseguente scioglimento. Lo schema di formazione dei laghi antartici. Venti discendenti a più di 35 km orari di velocità avrebbero spazzato via la neve dalla superficie della piattaforma, lasciando esposto lo strato blu di ghiaccio sottostante, che si riscalda più facilmente. Il maggiore assorbimento della luce solare e i venti sferzanti avrebbero contribuito a innalzare la temperatura della superficie, portando alla formazione di un lago, la cui pressione avrebbe fatto collassare parte del letto, favorendo lo scolo dell’acqua. L’erosione di vento e neve avrebbe reso il cratere ancora più visibile. Quando hanno scavato sul fondo del cratere, i ricercatori hanno trovato diversi altri laghi sotterranei, una prova ulteriore del fatto che la fusione dei ghiacci con la formazione di pozze di scioglimento è in atto anche nell’Antartide orientale, e non solo in quello occidentale e in Groenlandia, come si pensava finora. Nuovi punti caldi, dove sono in atto simili fenomeni di scioglimento, sono stati individuati nella stessa area di continente ghiacciato. Occorrerà tenerne conto nella valutazione dell’impatto del riscaldamento globale al Polo Sud.

da:

2) PARADOSSO: IL RISCALDAMENTO GLOBALE CAUSERÀ INVERNI SUPER-FREDDI


Sembra una situazione paradossale, ma il riscaldamento globale potrebbe essere la causa di inverni sempre più freddi. Uno studio pubblicato su Nature rivela che lo scioglimento dei ghiacci sta destabilizzando il “vortice polare”.
Il riscaldamento globale potrebbe aver innescato un ciclo nel quale gli inverni, in alcune parti del del mondo, saranno sempre più freddi. A sostenerlo è un gruppo di ricercatori guidato da Baek-Min Kim, del Korea Polar Research Institute, i quali hanno confrontato i dati delle recenti tendenze climatiche con alcuni modelli realizzati al computer. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, ha rivelato un legame tra l’aumento delle temperature oceaniche e la grande area di bassa pressione che staziona in quota in modo semi-permanente sopra il Polo nord, nota come ‘vortice polare‘. Il riscaldamento globale infatti sta causando lo scioglimento dei ghiacci polari, innescando un effetto a catena: l’acqua ghiacciata che si riversa negli oceani altera le correnti oceaniche del Golfo, che percorrono l’oceano dal Messico fino alle regioni al nord della Scandinavia, creando forti instabilità che si ripercuotono sull’atmosfera.


 E mentre l’aria continua a riscaldarsi, le temperature oceaniche scendono, causando così sbalzi termici e violente perturbazioni. Questo contrasto termico provoca venti veloci attorno al vortice polare, spingendo raffiche di aria fredda verso sud.  L’effetto è stato già sperimentato nell’inverno scorso, soprattutto in Nord America. A causa della loro posizione geografica, Canda e Stati Uniti, in particolare, dovranno affrontare inverni più rigidi. Ma anche l’Eurasia potrebbe assistere ad una diminuzione delle temperature invernali. Secondo i ricercatori, se il riscaldamento globale continua ad innalzare le temperature oceaniche, anche la probabilità di inverni glaciali aumenterà. All’inizio di quest’anno, il riscaldamento globale sembrava aver causato la scomparsa irreversibile dei ghiacciai occidentali dell’Antartide. Ma gli scienziati hanno recentemente affermato che il riscaldamento del pianeta è in realtà responsabile di una paradossale crescita media del ghiaccio al Polo Sud. I rapporti divulgati ad inizio settimana hanno mostrato che la copertura di ghiaccio marino in Antartide è ora al livello più alto da quando sono cominciate le osservazioni. Le immagini satellitari hanno rivelato la presenza di 20 milioni di km² di ghiaccio che circondano il continente. Ma piuttosto che smentire il riscaldamento globale, gli scienziati sostengono che questa crescita possa essere innescata proprio da esso. L’ipotesi è che i venti occidentali che soffiano intorno all’Antartide stiano accelerando, dirigendosi verso sud. L’effetto è forse collegato all’aumento dei gas serra.

da:

3) PERCHÈ IL RISCALDAMENTO GLOBALE SI È PRESO UNA PAUSA?


Nell'ultimo secolo, il trend sembrava mostrare che la temperatura del pianeta Terra era destinata a salire senza sosta, attribuendone la causa soprattutto all'utilizzo di combustibili fossili da parte dell'uomo. Eppure, alla fine del 20° secolo si è registrato un rapido cambiamento, segnando una pausa nel Global Warming. Uno scienziato dell'Università di Washington ritiene di avere la spiegazione al fenomeno.
Il riscaldamento globale cominciato nel secolo scorso sembrava, agli occhi della scienza, un trend inesorabile. Eppure, dalla fine del 20° secolo, il Global Warming sembra essersi preso una pausa. In un primo momento, l’inaspettata scoperta ha cominciato a dividere la comunità scientifica. Più di una dozzina di teorie sono state proposte per spiegare la “pausa” nel riscaldamento globale, dall’attività vulcanica alle macchie solari. “Ogni settimana c’è una nuova spiegazione al fenomeno”, spiga il professor Ka-Kit Tung dell’Università di Washington. “Molti lavori precedenti si sono necessariamente focalizzati sui sintomi registrati sulla superficie terrestre, dove vediamo molti fenomeni diversi e specifici. Noi, invece, abbiamo guardato nelle profondità dell’oceano per trovarne la causa”. Secondo lo studio di Tung, pubblicato su Science, la controversa battuta d’arresto nel riscaldamento globale potrebbe essere dovuta all’inabissamento delle correnti oceaniche calde nelle profondità dell’Atlantico e degli oceani meridionali. Ciò sarebbe dovuto ad un improvviso cambiamento di salinità nell’Atlantico settentrionale che ha reso l’acqua più salata e densa. Il team del professor Tung ha analizzato le recenti registrazioni di temperatura nelle acque profonde rilevate dai sensori oceanografici, fino ad una profondità di 2 mila metri. I dati mostrano un aumento del calore cominciato intorno al 1999, anno in cui il riscaldamento globale è improvvisamente rallentato. Gli scienziati ritengono che la migrazione verso il basso delle acque calde, fenomeno non riscontrato nel Pacifico, faccia parte di un ciclo naturale. Infatti, si pensa che il riscaldamento globale possa riprendere nuovamente entro i prossimi 15 anni, quando le correnti calde torneranno in superficie. I dati suggeriscono che eventi simili nel passato hanno avuto la durata di 20-35 anni. Il fenomeno potrebbe essere stato responsabile del periodo di freddo registrato tra il 1945 e il 1975, quando si temette l’inizio di una nuova era glaciale. “Ci sono cicli ricorrenti legati alla salinità in grado di immagazzinare il calore nelle profondità dell’Atlantico e degli oceani meridionali”, spiega Tung. “Dopo 30 anni di rapido riscaldamento, ora siamo nella fase di raffreddamento”.  
Il ciclo comincia quando la densa acqua salata comincia ad affondare in prossimità dell’Islanda. Questo cambia la velocità della corrente atlantica che porta calore in tutto il mondo. “Lo studio suggerisce che la scomparsa del calore nelle profondità dell’Atlantico e degli oceani meridionali sia la causa dominante”, commenta Andrew Watson, climatologo britannico dell’Università di Exeter. “Le loro conclusioni sembrano buone, ma sono convinto che ci sia dell’altro”. “La cosa più importante è che questo lavoro suggerisce che le nostre proiezioni del cambiamento climatico a lungo termine hanno bisogno di una revisione verso il basso”, conclude Watson.

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martedì 27 dicembre 2016

VOSTOK, IL LAGO DEL MISTERO


POLO SUD: I MISTERI DEL LAGO VOSTOK ANCORA DA SVELARE

da:

Dopo trent'anni di studi, ricerche e trivellazioni, il lago subglaciale Vostok conserva gelosamente i suoi misteri: forme di vita primordiali, temperature tropicali e strane anomalie magnetiche
Mistero, è quello racchiuso nel lago Vostok, subglaciale e grande come l’Ontario, lungo quasi 250 chilometri e largo 50, profondo 1000 metri, il più grande delle centinaia di bacini sotto il Polo sud. Forse gli strati che ricoprono il lago sono più recenti, nell’ordine delle decine di migliaia di anni. Ma tradotti in misure, equivalgono comunque a tre chilometri e oltre di spessore glaciale. La zona di Vostok è ammantata di mistero oltre che di ghiaccio, da sempre, compresa la sparizione nel 2012 di un team di scienziati impegnati nei lavori di trivellazione, di cui hanno dato notizia network importanti come la Fox, poi riapparsi improvvisamente dopo una settimana di comunicazioni interrotte.


Misteri e anomalie

L’enorme bacino subglaciale, scoperto negli anni ’70, nasconde un tesoro tutto da stimare per quantità e qualità. Di sicuro c’è che l’acqua che contiene è purissima, incontaminata dall’ambiente terrestre, e così è rimasta per venti milioni di anni. L’ecosistema è quindi quello di quell’epoca, con tutto ciò che può comportare per forme di vita vegetali, animali, microbiali. Ma c’è molto di più. Il lago è sovrastato da una cava di ghiaccio, che contiene ossigeno e esercita pressione. A questo si aggiunge la temperatura dell’acqua, che verso la superficie è più fredda, ma che in alcune zone arriva intorno ai 30 gradi. Un posto piacevole per nuotare, se non fosse tremila metri sotto l’Antartide. Il fenomeno viene spiegato con un’ipotesi suggestiva: il bacino che ospita il lago sarebbe in una zona in cui la crosta terrestre è più sottile, da qui l’acqua temperata. E a questo punto si aprono gli scenari più incredibili. Quali forme di vita contiene il lago, che tipo di ambiente è? E comunque la si metta, si tratta di forme di vita da noi oggi considerabili completamente aliene, al mondo di oggi e al nostro ambiente. Tanto che la scienza considera Vostok come un campo di allenamento per comprendere Europa, satellite di Giove dalla composizione ambientale molto simile a questo tesoro chiuso nello scrigno dell’Antartide.

I pericoli del mondo perduto

Il bacino del lago Vostok potrebbe essere un vero e proprio endopianeta, un mondo sconosciuto e autonomo all’interno del pianeta Terra, rimasto a venti milioni di anni fa. Secondo ipotesi non prive di fascino, il ciclo dell’acqua potrebbe essere completo, la conca della caverna ospitare fenomeni meteo, piogge e temporali e spostamenti d’aria. E forse forme di vita complesse. Sicuramente, ci sono i batteri. Un aspetto che crea più di un problema, perché il nostro mondo e quello dimenticato del lago Vostok potrebbero essere incompatibili. Un agente proveniente dalla Terra potrebbe contaminare e sterminare la biologia del lago in pochi minuti. Così come un agente proveniente dal lago, sconosciuto per il nostro ambiente e potenzialmente pericoloso potrebbe provocare problemi imprevedibili per tutto il pianeta.


Attività magnetica inspiegabile

Ma i misteri di Vostok non sono finiti. Ce n’è un altro, ugualmente importante ma dai contorni ancora meno definibili. Nella zona sud-occidentale del lago, i team di ricerca hanno individuato e verificato per anni la presenza di una fortissima anomalia magnetica, ritenuta di origine inspiegabile, che si estende 105 km per 75. Alcuni ricercatori pensano che anche questo fenomeno sia da attribuirsi all’assottigliamento della crosta terrestre in quel punto.  
Ma alcuni rilievi effettuati da rilevatori sismici hanno individuato la presenza di un elemento metallico di forma circolare o forse cilindrica che appare dal diametro molto esteso, alla base del lago. L’ipotesi è che possa essere questa non specificata struttura a generare l’alterazione di 1000 nanotesla nel campo magnetico di una zona così estesa. Un elemento che ha aperto scenari da X-Files, che vedono già i sostenitori della presenza di un gigantesco Ufo seppellito di ghiacci, contro chi parla di un elemento meteorico. Di certo c’è che la forma dell’oggetto misterioso appare particolarmente regolare. Voci non confermate riportano che l’agenzia nazionale per la sicurezza degli Usa (NSA) abbia perimetrato la zona, secretato le comunicazioni sull’area e impedisca l’accesso per chiunque, per “evitare contaminazioni”. Cosa nasconde il lago e in che modi e tempi la scoperta inciderà sul pianeta Terra è tutto da vedere. Vostok è stato appena raggiunto, e i misteri che contiene prima o poi arriveranno in superficie.



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venerdì 23 dicembre 2016

PROLIFERAZIONE TUMORALE: NUOVE SCOPERTE...



SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

Identificato un nuovo meccanismo molecolare che regola la crescita tumorale.


Due proteine sono le protagoniste di uno studio firmato dal team di ricercatori di Oncogenomica ed epigenetica dell’Istituto Regina Elena di Roma, diretto da Annamaria Biroccio. Si chiamano Trf2 e Sirt6, la seconda è un oncosoppressore che ‘blocca’ l’espressione della prima che, invece, ad alte concentrazioni favorisce la formazione del cancro. I risultati del lavoro, finanziato dall’Airc (Associazione italiana ricerca cancro), sono pubblicati su ‘Nucleic Acid Research’. L’équipe che studia da tempo le ‘code’ dei cromosomi, i telomeri, come potenziali bersagli terapeutici per il trattamento dei tumori ha identificato e chiarito la rilevanza funzionale di una nuova interazione molecolare della proteina telomerica Trf2, la cui espressione è alterata in molte neoplasie.
L’attività telomerasica è regolata da un insieme di sei proteine, che proteggono il telomero da ricombinazioni anomale. Una di queste è Trf2, che da tempo viene studiata per il suo ruolo nella formazione dei tumori: nei mammiferi, infatti, una sua quantità elevata sembra essere correlata alla carcinogenesi, anche se i meccanismi molecolari non sono del tutto conosciuti. “Proprio in questa direzione è orientata la nostra ricerca – spiega Biroccio – In particolare, abbiamo identificato l’oncosoppressore Sirt6 quale nuovo partner molecolare di Trf2, perché ne regola la sua funzione nei tumori”. “Lo studio, portato avanti con successo da due ricercatrici del mio gruppo, Angela Rizzo e Sara Iachettini – sottolinea Biroccio – ha il merito di aver identificato l’importante interazione molecolare che vede l’oncosoppressore Sirt6 in grado di modificare la proteina Trf2. Nei tumori la quantità di Sirt6 non è sufficiente a contrastare l’alta concentrazione di Trf2, che si trasforma in un’oncoproteina in grado non solo di favorire la carcinogenesi, ma anche di alterare la risposta ai farmaci anti-cancro”. Questa ricerca, conclude Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell’Ire, “delinea nuove frontiere terapeutiche che potrebbero essere potenzialmente trasferite al trattamento di diversi tipi di neoplasie”.

Da:

COMMENTO:

Rinagrazio l’amico Dr. Cotellessa di ENEA che, sempre puntuale sulle nuove ricerche, non casualmente mi ha segnalato questo importante studio a paternità italiana. Infatti, nel mio ultimo libro scritto insieme con l’amico e maestro, il biologo Giorgio Pattera, nei capitoli dal 12 al 16 trattiamo precisamente questo argomento. Per chi fosse interessato ad approfondire.

MLR

PER APPROFONDIMENTI:





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martedì 20 dicembre 2016

IL FRACKING O FRATTURAZIONE IDRAULICA


SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

Cosa sono il fracking e lo shale gas, quali sono gli aspetti positivi per i governi e quali quelli negativi per l’ambiente.

Fracking è il termine inglese usato per definire la tecnica controversa della fratturazione idraulica (hydraulic fracturing) inventata già agli inizi del Novecento per estrarre gas naturale e petrolio dalle rocce di scisto (shale gas), cioè quelle presenti nel sottosuolo che si sfaldano più facilmente.

Fracking, come si estrae il petrolio con fratturazione idraulica:

La tecnica della fratturazione idraulica consiste nel perforare il terreno fino a raggiungere le rocce che contengono i giacimenti di gas naturale e successivamente iniettare un getto ad alta pressione di acqua mista a sabbia e altri prodotti chimici per provocare l’emersione in superficie del gas. Il processo può essere intrapreso sia sfruttando fori già esistenti ed estendere la loro lunghezza, sia creandone di nuovi.



Cosa c’è che non va:

L’uso massiccio del fracking negli Stati Uniti ha rivoluzionato il settore energetico, ma ha anche destato preoccupazioni sul fronte ambientale. Il primo è l’enorme quantità di acqua che deve essere trasportata nei siti di esplorazione e usata per l’estrazione del gas causando sprechi e costi ambientali significativi. Fuoriuscite, incidenti, perdite e lo scarico di acque reflue tossiche nei corsi d’acqua rappresentano problemi del fracking tutt’altro che infrequenti e rappresentano una seria minaccia per le piccole comunità rurali. Il secondo è l’utilizzo di sostanze chimiche potenzialmente dannose per la salute umana che potrebbero contaminare le falde acquifere presenti intorno all’area di estrazione. Solo l’80 per cento del liquido iniettato nel foro torna in superficie come acqua di riflusso, il resto rimane nel sottosuolo. Il terzo è la possibilità che esista una correlazione tra il fracking e il verificarsi di scosse di lieve entità. Un caso che viene spesso citato è quello del 6 novembre 2011 quando un terremoto di magnitudo 5,7 ha colpito lo stato americano dell’Oklahoma dopo che un impianto aveva iniettato acqua ad alta pressione nel sottosuolo. Le organizzazioni ambientaliste pensano che questa tecnica, che ancora una volta sfrutta i combustibili fossili, sia l’ennesima trovata delle compagnie petrolifere per costringere i governi a ritardare l’adozione di politiche energetiche basate sulle fonti rinnovabili, le uniche considerate sicure, pulite e inesauribili.

Perché i governi ci credono:

Stati Uniti e Canada hanno trovato nel fracking una tecnica per aumentare la produzione energetica interna e ridurre la dipendenza da paesi terzi poco stabili. Secondo le previsioni, il gas estratto in questo modo potrebbe aumentare l’autosufficienza energetica dell’America del Nord e tagliare la domanda di altre fonti più sporche come il carbone per circa cento anni.

Il fracking in Italia, in Europa:

Il gas di scisto è presente in molti stati occidentali oltre a Stati Uniti e Canada. In Europa, si trova soprattutto nei paesi orientali, dai Balcani alla Polonia, per non parlare della Germania. Alcuni giacimenti sono presenti anche in Spagna e in Italia, in particolare in Emilia Romagna. Pozzi già attivi si trovano in Ucraina e da poco anche nel Regno Unito. Nel nostro paese, la commissione Ambiente della Camera dei deputati ha approvato una risoluzione che esclude ogni attività legata al fracking. La decisione, assunta in base al principio di precauzione, è simile a quella presa da altri paesi europei in attesa di conoscere meglio le conseguenze ambientali di questa forma di estrazione del gas.

Da:
http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/fracking-fratturazione-idraulica

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giovedì 15 dicembre 2016

PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO 2016...LA CRONACA



“ I MILLE VOLTI DEL MISTERO”

LA CRONACA DELL'EVENTO:


PER GENTILE CONCESSIONE DI:



ALCUNE FOTO...
(di Cristiana C.):

                 ROBERT BAUVAL INTERVISTATO DA DARIO MORETTI

                RINO DI STEFANO INTERVISTATO DA DINO COPPOLA

                        MASSIMO CORBUCCI INTERVISTATO DA MARCO LA ROSA


    GIORGIO PATTERA E MARCO LA ROSA INTERVISTATI DA GIANCARLO PAVAT


LEGGI LA CRONACA COMPLETA QUI:

PER APPROFONDIMENTI:





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martedì 13 dicembre 2016

LEVITAZIONE ACUSTICA: RISCOPERTA MODERNA?


SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

Levitazione acustica: un’antica “tecnologia” ritrovata?

Nel mare d’informazioni in cui ci troviamo immersi e nel quale spesso annaspiamo, ci sono notizie straordinarie che passano in secondo piano con una facilità estrema. Come è successo, ad esempio, con la scoperta di un nuovo metodo di levitazione acustica “in movimento”. L’esperimento, descritto sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas, è stato sviluppato dal gruppo di ricerca del Politecnico di Zurigo, guidato dall’italiano ventinovenne Daniele Foresti. Le proprietà del suono, come la pressione esercitata dalle onde acustiche, erano già state sfruttate per mantenere in aria piccoli oggetti , ma si è sempre trattato di levitazione statica. Daniele Foresti, invece, è riuscito a manipolare e muovere piccole quantità di oggetti solidi e  liquidi, senza alcun tipo di contatto con altri strumenti. Evitando così interazioni o contaminazioni come quelle che avvengono in chimica e nella produzione di farmaci. Per “muovere” gli oggetti sospesi il ricercatore italiano ha utilizzato “tanti levitatori, l’uno vicino all’altro,  come per far passare la palla da uno all’altro, guidando in questo modo il movimento di un oggetto”. Sfruttando le vibrazioni del suono è dunque possibile levitare, trasportare in aria e ruotare oggetti di qualsiasi materiale con una sezione fino a 7 millimetri, senza limiti di lunghezza. Il levitatore può muovere gocce di leghe metalliche fuse, che possono essere mescolate insieme per formare nuovi materiali oppure per l’incapsulamento del solido-liquido. 


Oppure si può eseguire la trasfezione del DNA  (inserimento di materiale genetico nelle cellule) evitando in questo modo  problematiche che insorgono con le tecniche tradizionali. “La levitazione acustica non l’abbiamo di certo inventata noi, – afferma Daniele Foresti– strumenti per la levitazione acustica, ossia l’utilizzo di onde sonore per mantenere in aria piccoli oggetti, esistevano da decenni”. E’ possible allora che fin dai tempi più remoti la levitazione acustica fosse conosciuta e sperimentata?



I monaci tibetani e il progetto di costruzione delle mura attraverso la scelta degli strumenti, le specifiche distanze e gli angoli, il posizionamento dei blocchi di pietra

Già nella Bibbia in effetti si narra che gli ebrei, dopo aver girato per una settimana intera attorno alle mura della città di Gerico, suonando le loro trombe, fecero crollare le ciclopiche mura della città. Anche uno dei complessi di templi Maya più misteriosi, quello di Uxmal,  sarebbe stato realizzato sfruttando le levitazione acustica. Una leggenda maya narra che “il lavoro di costruzione era facile, non dovevano far altro che un fischio e le pesanti pietre andavano al loro posto”.


Anche i mistero che circonda gli antichi Egizi e la costruzione delle piramidi, considerate dei giganteschi diapason, rimanda al concetto di levitazione sonora. I sacerdoti egizi erano depositari delle “Parole del Potere” che, se pronunciate correttamente, producevano un modello tridimensionale in risonanza con l’Etere, generando l’effetto desiderato o un’ energia in grado di spostare gli oggetti.
Anche in India e Tibet la levitazione è ancora oggi praticata dagli yogi e dai monaci buddisti . Si narra che nel 527 A.D., il fondatore Hindu del Buddhismo Zen, Bodhidharma, visitò il Monastero Tibetano Shaolin e insegnò ai monaci a controllare l’energia del corpo allo scopo di praticare la levitazione. Anche Santa Teresa D’Avila fu soggetta a fenomeni di levitazione, alcuni di essi documentati ( duecentotrenta sacerdoti cattolici l’hanno vista volare) e descritti nel volume “Libro de Su Vida”. La santa ha descritto così il fenomeno: “la levitazione arriva come un colpo, improvvisamente e chiaramente, prima di raccogliere i pensieri e prenderne coscienza, ti senti portare via da una nuvola e una grande aquila…sapevo di essere in aria…devo dire che quando finiva la levitazione, mi sentivo stranamente leggera nel corpo come se non avessi peso.”
Fino ad oggi la scienza moderna ha ottenuto la levitazione attraverso diversi principi fisici, soprattutto magnetici, elettrostatici e ottici, in grado di contrastare la forza di gravità. Tuttavia l’aspetto affascinate di questo nuovo esperimento di levitazione acustica è che la manipolazione non dipende dal materiale con cui sono costituiti gli oggetti. E questo può aprire la strada a varie applicazioni nel campo della gestione di materiali tossici, pericolosi o radioattivi. Ma esperimenti come questo ci ricordano anche che le leggende del passato sono meno misteriose di quanto immaginavamo. E che la scienza, spiegando e dimostrando quei fenomeni cosiddetti “inspiegabili”, può divenire uno strumento in grado di collegarci con la parte più divina che è in noi.

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venerdì 9 dicembre 2016

L’ENIGMA DELLE SCIE CHIMICHE



di: RINO DI STEFANO


 Recentemente mi è capitato di assistere ad una conferenza che Giorgio Pattera (biologo, giornalista e responsabile scientifico del Centro Ufologico Nazionale) ha tenuto a Genova Pontedecimo insieme al suo amico Domenico Azzone, primo maresciallo in congedo del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare Italiana, sul tema delle scie chimiche. Entrambi organizzano conferenze di questo tipo in giro per l’Italia, allo scopo di far conoscere il pericolo che questo fenomeno può comportare per la salute umana, soprattutto come causa di alcune malattie dell’apparato respiratorio. Le prossime si svolgeranno sabato 5 dicembre, alle ore 16, presso la Sala Polifunzionale “Palm Work e Project” in via Codisotto 8, a Buzzoletto – Viadana (MN); sabato 12 dicembre, alle ore 21, presso la Sala Croce Verde di via Mantova 8, a Cremona; sabato 19 dicembre, alle ore 17, presso la Libreria Alef in via Ravagnana 146/A, a Ravenna. Devo dire che non mi sono mai occupato di questo problema, per cui quando quel pomeriggio mi sono seduto tra il pubblico, non avevo alcun preconcetto nei confronti di questo argomento. Tuttavia, conoscendo bene la serietà e la competenza del dottor Pattera, mi aspettavo di uscire da quella sala con qualche conoscenza in più sul discorso delle scie chimiche. E non mi sbagliavo. La collaborazione Pattera – Azzone è stata illuminante per mettere a fuoco le circostanze che riguardano le cosiddette “irrorazioni artificiose antropiche”, comunemente conosciute come scie chimiche. Devo dire che il tema è così vasto e dettagliato da non poter essere sintetizzato in poche parole. Per cercare di rendere accessibili a chiunque i risultati di un lavoro portato avanti nei suoi quarant’anni presso il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica, il maresciallo Azzone ha scritto un libro di 451 pagine, intitolato GEO-INGEGNERIA ATMOSFERICA, che offre gratuitamente a chiunque sia interessato al fenomeno delle scie chimiche. Per la cronaca, si tratta di un ampio panorama scientifico e divulgativo che illustra tutti gli aspetti, conosciuti o meno, del problema. Chi volesse dargli un’occhiata, può scaricarlo in rete, senza alcuna spesa, cliccando sul seguente link:


Le lunghe e meticolose descrizioni tecniche del maresciallo Azzone, vengono poi appoggiate dalla parte più propriamente giornalistica e scientifico-informativa del dottor Pattera. Prima di tutto, come egli chiarisce fin dalle prime battute delle sue conferenze, stiamo parlando di un problema mondiale che investe praticamente ogni nazione. Ovunque, le domande dei ricercatori vengono eluse e nessuna autorità si sogna di dare neanche una pur pallida risposta ai quesiti che vengono posti dagli studiosi per cercare di fornire una qualunque spiegazione all’irrorazione di misteriose sostanze chimiche nell’atmosfera. Sostanze irritanti, detto per inciso, che lì non dovrebbero esserci. Gli esempi forniti da Pattera e Azzone sono molteplici e suscitano una naturale quanto ovvia curiosità. Date, per esempio, un’occhiata a questi filmati che vengono dagli Stati Uniti:


Di certo, visto che le sostanze sono state rilevate e analizzate, non si può dire che non fossero presenti quando il fenomeno è avvenuto. Ovviamente, le spiegazioni possono essere diverse e nessuna, visto che di studi ufficiali non se ne conoscono, può comunque ritenersi definitiva. Un altro esempio, sempre per chi volesse informarsi, è il seguente link:


E’ comunque un fatto che il 2 Ottobre 2001 il Congresso degli Stati Uniti ha approvato la legge H.R.2977 Space Preservation Act of 2001 (Legge sulla Salvaguardia dello Spazio del 2001) nella quale (Sezione 7) tra le altre cose si vietano esplicitamente le “chemtrials”, cioè le scie chimiche. Il concetto, dunque, non è poi così strampalato, né tanto meno astratto. A quale conclusione giungere, allora? Purtroppo, a nessuna. Anche se alcuni punti fermi ci sono. In determinati posti e circostanze (soprattutto in condizioni di caldo umido), è stata accertata l’irrorazione artificiosa di sostanze antropiche dannose per la salute umana. Analisi chimiche dimostrano la presenza di questi composti nell’aria. Nessuno, invece, afferma di sapere da dove provengano gli aerei accusati di rilasciare quelle sostanze. E le autorità civili e militari negano a priori che quegli aerei possano persino esistere. Di conseguenza, si continua a parlare del nulla, anche se il fenomeno risulta comunque presente. Per il momento, insomma, l’intera vicenda resta coperta da una cappa di scetticismo, disinformazione e ipocrisia, nell’ambito di un’incomprensibile censura.


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