IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

sabato 28 maggio 2016

LE ORIGINI DELLA VITA E ...OLTRE



SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

Da:

Scoperto un eucariote senza mitocondri

Definiti come le centrali energetiche delle cellule, i mitocondri sono una componente imprescindibile per gli organismi eucarioti (organismi costituiti da una o più cellule che, per definizione e in contrapposizione con quelle procariotiche, hanno un nucleo ben differenziato che contiene la maggior parte del DNA cellulare, racchiuso da un involucro poroso formato da due membrane. Il DNA viene perciò trattenuto in un compartimento separato dal resto del contenuto della cellula, il citoplasma, nel quale si svolge la maggior parte delle reazioni del metabolismo cellulare. Due tipi di corpuscoli caratteristici degli eucarioti sono i mitocondri, presenti in tutti gli organismi eucarioti e i cloroplasti, presenti solo nelle piante verdi - ndr) come piante, funghi e animali. Tuttavia, nel corso dell'evoluzione, il protista Monocercomonoides ha rinunciato a questi organelli, sostituendoli con meccanismi di origine batterica.
I mitocondri sono considerati le "centrali energetiche" della cellula perché al loro interno avvengono i processi che alimentano il metabolismo cellulare, sono organelli caratteristici della cellula eucariote (cioè dotata di nucleo), tanto da essere ritenuti una componente indispensabile per la vita degli organismi complessi come funghi, piante e animali. Uno studio, pubblicato su Current Biology, mette ora in dubbio questo assioma. Insieme ai colleghi, la botanica Anna Karnkowska, al momento della ricerca all'Università Carolina di Praga e oggi alla Università della British Columbia di Vancouver, ha infatti annunciato la scoperta di un organismo eucariote - il protista Monocercomonoides - privo di mitocondri. Originariamente, i mitocondri erano batteri che furono inglobati da una primordiale cellula eucariote, trasferendo parte delle proprie informazioni genetiche nel suo nucleo ma mantenendo un proprio DNA circolare. Questo processo, detto endosimbiosi, avvenne in tempi remoti, prima della grande radiazione evolutiva che portò alla diversificazione di tutti gli organismi eucarioti.

Micrografia del protista flagellato Monocercomonoides sp. (Cortesia: Naoji Yubuki)
“I flagellati sono un gruppo polifiletico di protisti. Nel sistema linneano venivano considerati una classe di protozoi caratterizzati dalla presenza di uno o più prolungamenti a forma di frusta chiamati flagelli”.


Per decenni i microbiologi hanno esplorato i gruppi più semplici di eucarioti alla ricerca di organismi privi di mitocondri ma con il passare del tempo, la loro esistenza è stata progressivamente esclusa.  "Negli ambienti poveri di ossigeno — spiega Karnkowska — i mitocondri degli eucarioti sono spesso regrediti a forme rudimentali ma si pensava che alcune delle loro funzioni fossero così essenziali da renderli indispensabili per la vita". Imparentato con i più noti parassiti dell'intestino umano Giardia e Trichomonas, Monocercomonoides è un genere di protisti unicellulari la cui esistenza è nota da almeno ottant'anni, ma sul quale nessuno aveva condotto approfonditi studi cellulari o genetici. Il sequenziamento del suo genoma ha riservato ai ricercatori una sorpesa: Monocercomonoides è il primo organismo eucariote a essere sprovvisto di qualsiasi proteina mitocondriale. Secondo i ricercatori, una catena di eventi evolutivi unici avrebbe spinto questo organismo a sacrificare i mitocondri. L'acquisizione di un meccanismo, mutuato dai batteri, che permette la mobilizzazione dello zolfo a livello citosolico, cioè nel fluido intercellulare, assolve in Monocercomonoides le funzioni energetiche normalmente svolte dai mitocondri, che per questo motivo sarebbero andati perduti. "Monocercomonoides è l'esempio di una cellula che si rifiuta di aderire ai principi scritti nei manuali di biologia - prosegue Karnkowska - e riteniamo che tra i protisti potrebbe non essere nemmeno l'unico". Secondo i ricercatori, infatti, è plausibile che tutti gli appartenenti dell'ordine Oxymonadida siano privi di mitocondri. La caratterizzazione di Monocercomonoides sarà oggetto di ulteriori studi, nella speranza di inserirlo, insieme a eventuali organismi affini, in un contesto evolutivo più ampio. I ricercatori sperano di scoprire quando e in che modo questi organelli fondamentali siano andati perduti.

Precisazione sui “protisti”:

I Protisti rappresentano il primo e fondamentale stadio evolutivo degli organismi eucarioti, prodotto dall'endosimbiosi tra organismi procarioti autotrofi ed eterotrofi (Batteri e Cianobatteri).Essi sono alla base di ogni evoluzione biologica, stadio da cui si sono sviluppati tutti gli altri organismi viventi, sono di fondamentale importanza nella comprensione della biologia e dell'evoluzione. Essi, infatti, a differenza degli organismi pluricellulari, sono costituiti da singole cellule, ma con caratteristiche da organismi autonomi e autosufficienti, con abilità ignote alle cellule dei Metazoi (organismi pluricellulari). In un “ipotetico” contesto di “panspermia” guidata o diretta (vedi Francis Crick e Leslie Orgel), potrebbero fornire molte delle spiegazioni che oggi stiamo cercando soprattutto in contesto astrobiologico.

MLR


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"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
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mercoledì 25 maggio 2016

"IL VELO MISTERIOSO TRA I MONDI: dalle Madonne del Velo ad Avalon"

(Le Nebbie di Avalon – Foto D. Fogar)

 di Daniela Fogar e Francesca Rebbelato

per gentile concessione di: ilpuntosulmistero


La “Madonna col Velo” che ci ha ispirato queste parole è un affresco all’interno della Cattedrale di Trani, nella regione della Puglia. Questo volto dolcissimo con il suo sacro Velo e le gestualità ci hanno davvero affascinato. La Madonna, con il gesto delle mani che sollevano il Velo sopra al Bambino, forma una particolare posizione delle dita chiamato “Mudra” nelle lingue orientali, molto conosciuto in Tibet o in India. L’affresco fa parte di una serie di Madonne dette col Velo e dipinte da artisti famosi come Raffaello, il Bergognone e molti altri, anche meno conosciuti dei primi. L’autore dell’affresco della Madonna della Cattedrale di Trani, non ci è noto, per questo non riportiamo il suo nome. Trani è una bella località pugliese, affacciata sul mare, e dal punto di vista storico è connessa alla storia dei Templari (come molte località pugliesi) che usufruivano del porto pugliese, per approdare nella Terra Santa e anche all’imperatore Federico II, il Re Illuminato- Stupor Mundi. La chiesa venne eretta a partire dal 1099, ed è considerata una delle più belle chiese della Puglia, nello stile architettonico estremamente particolare detto stile “romanico-pugliese”. Si trova nella piazza del Duomo, ed è dedicata a San Nicola Pellegrino. Edificata con il tufo bianco, possiamo assicurare che l’impatto visivo è notevole. La straordinaria bellezza di questi luoghi deve aver colpito anche l’imperatore Federico II, che non molto lontano da Trani costruì il palazzo di Castel del Monte, un luogo ricco di mistero e molto conosciuto. All’interno della chiesa di Trani, non meno bello delle facciate esterne, si trova l’altare dove primeggia l’affresco di questa Madonna del Velo.


 Altare con la Madonna del Velo

(Cattedrale di S Nicola Pellegrino a Trani; Madonna del Velo – Foto Daniela Fogar).

Il Velo bianco alzato delicatamente dalle sue mani, sembra nascondere o proteggere il Figlio Bambino dall’occhio profano e, con esso, il Mistero della sua nascita. Le interpretazioni, tuttavia, possono essere varie. 
Secondo molti ricercatori (tra cui lo scrittore Giancarlo Pavat), il Velo può ricordare anche la Sacra Sindone. E noi aggiungiamo anche il Velo della Veronica, il panno che la leggenda vuole di Santa Veronica su cui è impresso il viso del Cristo. Quindi, il Mistero della nascita come il Bambino ma al contempo quella della Morte come l’Uomo, il Cristo. La posizione delle dita della Madre, posizione che abbiamo trovato anche in altri dipinti è sicuramente un riferimento artistico ad un gesto sacro, molto simile al gesto sacro del Chin Mudra.


 Budda

(Il Budda con il gesto del Chin Mudra – Fonte Wikipedia)


 (Cattedrale di S Nicola Pellegrino a Trani; Madonna del Velo – Foto Daniela Fogar).

La dolcezza e la bellezza straordinaria dell’affresco vengono esaltate dal gesto delle mani. In alcune immagini la Madonna e altri Santi sono raffigurati mentre compiono uno di questi gesti sacri, che ritroviamo anche nelle raffigurazioni del Buddha, delle Dakini, e di altre divinità orientali, pensiamo soprattutto a quelle relative al ricchissimo e variegato pantheon induista. Ma cos’è un Mudra? Mudra, in sanscrito sta per “sigillo” e, significa creare un “gesto divino” per ottenere dei benefici, sia sul piano spirituale che su quello fisico. I Mudra vengono usati nello yoga, sia nelle varie posizioni (asana) che per varie forme di meditazione. Il Buddismo tibetano ne fa largo uso, si possono notare in varie iconografie e servono per pratiche che hanno come fine il raggiungimento dell’Illuminazione. Il Mudra, chiamato Chin Mudra, che è quello della nostra figura femminile, si realizza con un cerchio tra pollice ed indice. Questa particolare posizione rappresenta l’unione dell’uomo con la Natura, o meglio l’unione dello spirito dell’uomo ovvero il Sè individuale (rappresentato dal dito indice) con lo spirito universale (rappresentato dal dito pollice). Il Mudra si realizza con entrambe le mani: rivolgendo i palmi delle mani verso l’alto. Si uniscono le punte del pollice e dell’indice come a formare un cerchio, (nella nostra foto il cerchio è perfetto) mentre le altre tre dita sono unite ed allungate verso l’esterno della mano, con il medio adiacente alla parte non reclinata dell’indice ( esattamente come nel nostro caso).


Madonna del Velo, del Raffaello. fonte Wikipedia(Raffaello; Madonna del Velo o di Loreto – 1511/1512 – Musèe Condè, Chantilly Francia – Fonte Wikipedia).

Il pollice rappresenta il Sé profondo e l’indice il nostro ego: quando l’ego scompare e si fonde nel sé, l’essere è realizzato.


Quando i palmi sono rivolti verso l’alto nello Chin Mudra, l’area del torace si espande e il chakra del cuore si apre , ed è esattamente questa sensazione che si prova guardando la figura: una sensazione di pace e di profonda coscienza dell’Amore cosmico.


Inoltre il Mudra stesso controlla l’area del diaframma, usato nel canto e nella respirazione diaframmatica. Quello che ci ha particolarmente interessato è il fatto che anche nella danza si usano sia il Velo sia i Mudra. Non possiamo non collocare il Velo in un passato che si fa presente e giungono varie riflessioni. Noi, moderni occidentali, abbiamo un’idea del velo relegato a momenti religiosi. La convivenza con popoli che per motivi religiosi lo impongono, (anche se è meglio definirlo “capo coperto”), ci ha portato ad una riflessione sulla visione della donna e il suo ruolo all’interno della società. Il velo è per noi, poiché deriva da un’imposizione, un segno di sottomissione della donna, ma in antichità esso era un oggetto indossato da dee e donne elevate socialmente. Era quindi un segno di distinzione, tanto che nell’epoca greca e successivamente in quella romana, le nobildonne indossavano il velo per distinguersi dalle donne del popolo, mentre alle prostitute era addirittura vietato. È interessante quindi il cambiamento della valenza di questo oggetto nel corso dei secoli, al di là delle religioni. Le antiche dee velate, comuni a più tradizioni, rendevano evidente ma inafferrabile il mistero di cui erano portatrici. Dalla celtica Cailleach, il cui nome significa “velata”, a Iside, da Ishtar ad Afrodite e Armonia, il velo che le accomuna ci suggerisce che tutte loro rappresentavano il sacro Mistero della Vita, nei suoi momenti di Nascita, Morte, Rinnovamento. Ishtar scende negli Inferi per ritrovare il suo amato Tammuz e passa attraverso sette porte spogliandosi di abiti e gioielli. Alla settima porta rinuncia al suo velo e può entrare così al cospetto della Dea degli Inferi, sua sorella, e ritrovare Il suo sposo. Iside, nel noto “Inno”, si presenta con queste parole: “Io sono tutto ciò che è stato, che è, e che sarà; E finora nessun mortale ha mai sollevato il mio velo“. Queste parole suggeriscono al lettore rispetto per il Mistero sacro della Vita, nella manifestazione della divinità. Suggerisce inoltre il rispetto per la propria manifestazione vitale, sacra quanto quella della divinità. Il velo copre il grande mistero, e chi lo solleva deve andare oltre la sua individualità, annullare il proprio io e ri-connettersi alla Madre. Ma rappresenta anche le difficoltà a vedere oltre le illusioni delle nostre visioni. Chi riesce a sollevare il Velo di Maya, scorge la Realtà così com’è, ma non può più tornare indietro: la Natura si rivela nella sua verità. C’è un antico mito che narra di un luogo magico, l’isola di Avalon, ora un piccolo paese di nome Glastonbury, nella regione inglese del Sommerset. Si dice che questa terra una volta fosse un’isola abitata da alcune sacerdotesse devote ai culti della Dea Madre. La più famosa, la fata Morgana, era una di loro. L’isola era circondata da spesse Nebbie che la nascondevano e proteggevano da occhi indiscreti. Morgana, essendo un maga, aveva il potere di alzare o fare scendere queste Nebbie con un gesto. Queste Nebbie, erano come un Velo tra due mondi, in questo caso, uno in cui lo stile di vita era ordinario e l’altro, in cui il senso della vita era completamente legato al sacro. Di questa leggenda molto è stato scritto dalle scrittrici inglesi Marion Zimmer Bradley, nel suo famoso libro “Le nebbie di Avalon” e da Dion Fortune che a Glastonbury (Avalon) è vissuta e morta. Anche per i riti nel Giorno dei Morti, si parla di un Velo tra i mondi che si fa meno spesso fino a scomparire del tutto. Nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre, gli antenati incontrano i vivi e per un po’ il mondo dello Spirito e quello della Materia non sono così definitivamente divisi. Siamo nel periodo dello Scorpione (morte), in opposizione con il Toro (vita). Forse le immagini delle Madonne col velo, le statue velate, le nebbie e il mistero del velo che cela ma fa comunque intravedere qualcosa, come nel caso delle danzatrici, ci suggeriscono che sollevare e vedere oltre il velo è l’ultimo destino di noi comuni mortali? A noi suggerisce soprattutto il continuo passaggio fra sacro e profano, fra velare e svelare, fra Mistero, Vita e Morte.


(Il Bergognone; Madonna del Velo 1495/1515 circa Pinacoteca di Brera, Milano – Fonte Wikipedia).


per gentile concessione di: ilpuntosulmistero
http://www.ilpuntosulmistero.it/il-velo-misterioso-tra-i-mondi-dalle-madonne-del-velo-ad-avalon-di-daniela-fogar-e-francesca-rebbelato/


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venerdì 20 maggio 2016

30 ANNI DA CHERNOBYL


I vari Tg nazionali, sia pubblici che privati, hanno ricordato l’evento con “rapidi” servizi, liquidando così la notizia con qualche minuto utile solo a risvegliare la memoria (per un attimo) solo in coloro che allora (1986) erano in grado di comprenderne la portata. Niente di più. Un flash !! Nessun aggiornamento sulla situazione. Nessun approfondimento (alla faccia dell’informazione….)
E chi è nato più tardi, i nostri giovani ? Cosa avranno elaborato da queste notizie?
Poco o Niente.
Sembrerebbe, quindi, che oggi sia "tutto a posto", che di quell'episodio possa rimanere solo un "ricordo", che piano piano svanirà nel tempo, neanche buono per farci un film, meno interessante dell'affondamento del Titanic........ Ma l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità - WHO) cosa ci stà a fare? Perchè non divulgano le informazioni che sono state raccolte in questi lunghi anni, i dati epidemiologici relativi alle regioni contaminate? Che dipenda dall'accordo (omertoso) che nel lontano 1959 ha sottoscritto con l'AIEA - Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica? Ma pensate davvero che sia finita?


Yury Bandazhevsky, 59 anni, è stato il primo scienziato in Bielorussia a fondare un istituto per studiare l’impatto di Chernobyl sulla salute umana, in particolare sui bambini, vicino alla città di Gomel, a circa 200 chilometri dal confine con l'Ucraina. Venne arrestato in Bielorussia nel 1999 e condannato ad otto anni di carcere con l’accusa di aver preso tangenti da parte dei genitori degli alunni che cercavano di fare in modo che i loro figli venissero ammessi all' Università Statale di Medicina a Gomel. Ha sempre negato le accuse. L’ Accademia Nazionale delle Scienze ed Amnesty International dicono che venne arrestato per aver criticato apertamente le politiche bielorusse di sanità pubblica , conseguenti al disastro nucleare. E’ stato rilasciato nel 2005 e gli è stata conferita la cittadinanza francese, dopo che le associazioni per i diritti umani avevano portato il suo caso all’attenzione dell' Unione Europea, Gran Bretagna, Francia e Germania. Ora gestisce, fuori Kiev, un centro medico e di riabilitazione dedicato allo studio ed all’assistenza delle vittime di Chernobyl. Bandazhevsky non ha fatto più ritorno in Bielorussia per paura che la sua famiglia venisse perseguitata o lui arrestato dalle autorità.

Ecco le sue parole, qui di seguito riassunte:
KIEV – Ucraina. “Se siete convinti di ciò che hanno causato le conseguenze di Chernobyl in Ucraina e Bielorussia… bhè vi posso dire che vi state sbagliando. Come posso dire… è solo dopo trent'anni che stiamo iniziando a vedere l’impatto reale dell’incidente. Possiamo dire con certezza che la Bielorussia è stato il Paese più colpito, in quanto ha subito il maggior fallout radioattivo. Le dosi di radioattività a cui la popolazione è stata esposta erano enormi. Lo osservai già con i miei studenti e colleghi quando sono arrivato a Gomel nel 1990 per organizzare l’Istituto Medico (ora università). Per prima cosa studiavamo gli effetti delle grandi dosi di radiazioni perché Gomel era situata nell’epicentro di questo elevato livello di contaminazione. Poi abbiamo iniziato a guardare l’accumulo di elementi radioattivi negli organi interni, a basse dosi, nei bambini in particolare. Avevamo già scoperto una patologia complessa che colpiva il sistema endocrino (che produce gli ormoni), il sistema cardiovascolare e quasi tutti gli organi interni. Questo era un lavoro che non era mai stato fatto in Bielorussia e non ne fu più realizzato uno simile da allora. Quando sono arrivato in Ucraina, nel 2009, non ho trovato alcuna fonte oggettiva e seria di informazioni sullo stato di salute dei bambini e delle persone che vivono nelle  regioni di Ivankov  [Sede del Progetto Radinka di ProgettoHumus – Mondo in Cammino] e di Polesskiy (due aree prossime alla zona di Chernobyl). Non c’era alcun interesse. Ora abbiamo esaminato circa 4.000 bambini di seconda generazione e la maggior parte di loro hanno seri problemi al sistema cardiovascolare. Stavo iniziando a vedere la stessa cosa in Bielorussia, prima di partire. Sono particolarmente sorpreso dalle patologie che vedo negli adolescenti, in particolare nei maschi di età compresa tra i 12 e 17anni. Circa l’80%  ha un livello troppo alto di un amminoacido denominato omocisteina, che è un marker riconosciuto di malattie cardiache. Abbiamo trovato gravi modifiche ai livelli ormonali nel 45% dei bambini. Alcuni scienziati occidentali non sono d’accordo con queste ricerche perché, dicono, non è vi alcun indicatore specifico che possa dimostrare la correlazione dei risultati con l’impatto di Chernobyl. Eppure questi scienziati vengono qui, in piccole spedizioni, ma non possono accedere a tutte le fonti di informazione.


Diversi milioni di persone in Ucraina vivono su terreni contaminati da radiazioni, quindi abbiamo bisogno di valutare un gran numero di soggetti. Ma non ci sono progetti che trattano questo. Bisogna vivere tra la gente, qui, per capire veramente cosa sta succedendo, perché il problema è molto complicato. Ho anche cercato di inviare le persone interessate a questi problemi al cimitero di Ivankov in modo che potessero vedere da sole come tante tombe ospitano morti in età molto giovane. Niente di tutto questo è nelle statistiche ufficiali. Non ho alcuna informazione obiettiva su quanto sta accadendo ora alla salute dei bambini in Bielorussia. Tutto è chiuso. Il governo dice “tutto a posto, tutto a posto!”. Ma ho ricevuto molte telefonate da parte di persone di Gomel che mi dicono che alcuni dei bambini che curavo prima di partire sono morti. Erano di diverse età: 6, 12, 14 anni.
Non dimenticherò mai quando appaii in TV con l’attuale presidente, Lukashenko, e dissi che c’erano problemi molti seri  nei bambini a causa delle radiazioni, mentre lui ribadiva: “tutto a posto, tutto a posto!”. Ma adesso non posso tornare o lavorare lì. Per me, il problema di Chernobyl non è finito... è appena iniziato. Ho molta paura che possa coinvolgere due generazioni a partire da oggi, anche quando non ci saranno più i discendenti della popolazione bielorussa o russa direttamente colpita dal disastro. Ho molta paura… non voglio che i miei connazionali continuino a soffrire. E’ necessario l’aiuto della Comunità Internazionale con la stessa urgenza con cui si è mobilitata subito dopo l’incidente".

…CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO QUI:

 http://www.metododibella.org/it/notizie/2016-05-10/Il-Genocidio-Planetario-parte.html#.VzSCg01f2GQ


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martedì 17 maggio 2016

ALZHEIMER: UNA PROTEINA TOSSICA OSTACOLEREBBE LA FORMAZIONE DEI RICORDI



SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

Alzheimer, “ecco la proteina tossica che ostacola la formazione dei ricordi”

"Siamo eccitati perché pensiamo di avere messo le mani su uno dei collegamenti tra proteina tau e memoria - sottolinea Li Gan, la studiosa alla guida del team Usa -. Ma siamo anche cauti, perché sappiamo che questo potrebbe non essere l'unico link esistente"

Il mistero inizia a svelarsi”. Con queste parole la rivista londinese New Scientist presenta gli ultimi progressi compiuti dalla ricerca nella comprensione dell’esatto ruolo giocato nell’Alzheimer dall’accumulo di grovigli di fibrille proteiche, in particolare della proteina tau. Nelle persone colpite da questa diffusa forma di demenza – quasi 48 milioni, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), di cui 1 milione e 200mila in Italia – è dimostrata, infatti, la presenza di accumuli proteici, ma non è ancora noto come queste formazioni determino l’insorgenza della malattia, da sole o in relazione ad altre concause. Circa il 20% dei malati di Alzheimer non sviluppa, infatti, queste strutture. Adesso, uno studio pubblicato su Neuron condotto sui topi da un team di ricercatori del Gladstone institute of neurological disease di San Francisco, dimostra che la proteina tau indebolisce le connessioni tra i neuroni, ostacolando così la comunicazione tra le cellule nervose e la formazione dei ricordi. Il ruolo delle proteine tau è noto ai biologi: stabilizzare i microtubuli, i binari sui quali viaggiano i materiali trasportati all’interno delle cellule. I ricercatori Usa hanno ora scoperto che questo processo nei malati di Alzheimer è alterato da una forma tossica della proteina tau, che si accumula nelle sinapsi, le regioni di connessione tra i neuroni. “Siamo eccitati perché pensiamo di avere messo le mani su uno dei collegamenti tra proteina tau e memoria – sottolinea Li Gan, la studiosa alla guida del team Usa -. Ma siamo anche cauti, perché sappiamo che questo potrebbe non essere l’unico link esistente“. La rivista New Scientist sottolinea, inoltre, che occorre cautela, perché si tratta ancora di uno studio effettuato solo su modello animale e non sugli esseri umani. In base alle stime degli esperti dell’Oms, nel 2050 il numero di persone colpite dall’Alzheimer potrebbe balzare a 138 milioni, con pesanti ricadute anche economiche sui sistemi sanitari. Il costo mondiale della patologia è, attualmente, di circa 6 miliardi di dollari l’anno. Una buona pratica per contrastare il progresso della malattia, insieme alla diagnosi precoce, è riuscire a mantenere il cervello in continuo allenamento. Non è solo un modo di dire, ma un progetto con solide basi scientifiche, finanziato con 4 milioni di euro dalla fondazione Pisa. Si chiama “Train the brain”, ed è condotto dall’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Pisa. “Il cervello dell’anziano sano, e perfino quello nelle fasi iniziali della malattia, mantiene una sua plasticità, con una qualche capacità di recupero e riadattamento – spiega Lamberto Maffei, vicepresidente dell’Accademia nazionale dei Lincei e responsabile scientifico del progetto -. Questo rimodellamento favorevole può essere facilitato da un esercizio fisico regolare, rapporti sociali armonici, un’alimentazione mirata e tenendo la mente attiva. Gli stimoli esterni – conclude lo scienziato – rappresentano, infatti, strumenti indispensabili nel processo di rallentamento della demenza“.

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sabato 14 maggio 2016

IL PRINCIPIO DELL'IMMORTALITA', neo-eso-biologia - NUOVO LIBRO


DA OGGI E’ DISPONIBILE SU AMAZON IL NUOVO LIBRO SCRITTO A QUATTRO MANI DA ME E DAL DR. GIORGIO PATTERA:



IL PRINCIPIO DELL’IMMORTALITA’
neo-eso-biologia

di Marco La Rosa & Giorgio Pattera

<< La teoria del cosiddetto “creazionismo non religioso” è assai datata e periodicamente viene riproposta da diversi studiosi. L’intervento alieno sull’evoluzione biologica umana è tutt’ora considerato un concetto pseudoscientifico o fantascientifico; tuttavia il NOSTRO intento è quello di dimostrare, con l’ausilio dell’interdisciplinarità, che tale concetto ha comunque valenza teorica plausibile, fino a prova contraria; e come tale dev’essere considerato ed adeguatamente proposto anche nelle sedi accademiche. Gli studi pluriennali sull’origine della vita hanno portato i biologi ad un alto grado di conoscenza del DNA, permettendo di correlare adeguatamente gli aspetti dell’invecchiamento cellulare, la progressione tumorale e quindi il concetto di immortalità o, comunque, di “vita in salute” molto prolungata, anche rispetto agli attuali parametri. In questo studio multidisciplinare sono stati utilizzati anche testi storici antichi che, volutamente interpretati alla lettera, ci permettono di rafforzare il concetto di “intervento esobiologico” nel più ampio discorso di “panspermia guidata o diretta” >>.


A BREVE DISPONIBILE ANCHE IN EDIZIONE DIGITALE KINDLE


giovedì 12 maggio 2016

SONO VIVI ! I SITI MEGALITICI SONO MOLTO DI PIU' CHE SEMPLICI MUCCHI DI PIETRE !



Traduzione ed adattamento di Marco La Rosa

“Non ci vuole molto per stimolare il circuito elettro-magnetico del corpo umano, infatti un piccolo cambiamento nell'ambiente è sufficiente per innescare un cambiamento di coscienza”.

Le persone che visitano le antiche vestigia, i templi ed i siti megalitici spesso descrivono come “dirompenti” le emozioni e sensazioni che vengono scatenate nel momento dell’ingresso nel complesso monumentale. E’ ormai un’evidenza concreta che megaliti ed altri antichi luoghi sacri siano in grado di generare un proprio campo energetico, creando l’ambiente ideale per far entrare l’individuo in uno stato alterato di coscienza.

La generazione dei “campi di forza tellurici”:

Nel 1983 l’ Ingegner Charles Brooker ha compiuto un articolato studio scientifico per individuare il magnetismo in luoghi sacri. Il soggetto di prova è stato il circolo di pietre Rollright in Inghilterra. Un sondaggio effettuato con il magnetometro ha rivelato come un ampio spettro magnetico sia attratto nel cerchio di pietre principale attraverso una stretta apertura di pietre più piccole che agiscono proprio come un portale di ingresso. E’ stato evidenziato poi come le onde magnetiche spiraliformi  si concentrino verso il centro del cerchio. Inoltre, le misurazioni hanno scoperto come due menhir posti ad occidente “generino” una pulsazione magnetica ad anelli concentrici quasi a simulare il processo della corrente alternata,  il tutto visualizzabile sugli schermi degli apparecchi elettronici come increspature in uno stagno.

immagine Magnetomer degli Stones Rollright.  Adattato da Charles Brooker.  Magnetismo e Standing Stones, New Scientist, 13 gennaio 1983

L'analisi ha portato Brooker  a constatare come l'intensità media del campo geomagnetico nel cerchio fosse significativamente inferiore a quella esterna, come se le pietre agissero anche da scudo. Tali scoperte ci aiutano a comprendere meglio il grado di conoscenza e consapevolezza degli antichi edificatori dei siti megalitici, nonostante non fossero in possesso di una tecnologia avanzata. Nel Tempio di Edfu in Egitto è scolpita un’immagine geroglifica che equivale a una "ricetta" per la creazione di uno “spazio” che si differenzia energicamente dal paesaggio circostante - un tempio. Le immagini danno precise istruzioni per creare tale spazio ed identificano il “serpente” come l’energia da “imbrigliare” e canalizzare per permeare il nuovo ambiente appositamente creato. Il simbolo del serpente è sempre stata una metafora culturale condivisa per descrivere le linee di forza telluriche, anche definite ley lines o vene di drago.


Gli egizi sfruttavano l'energia del serpente.

Come controllare le leggi della natura:

Tutto ciò quindi evidenzia come gli antichi architetti avessero un buon livello di conoscenza e controllo sulle leggi della natura, perché un più recente studio sui campi di energia nel sito di Avebury, il più grande cerchio di pietre al mondo, mostra come i suoi megaliti siano progettati e posizionati per attirare un potente flusso di energia tellurica. Gli elettrodi utilizzati nella piana di  Avebury hanno rivelato come il fosso circolare scavato all’esterno del cerchio di pietre, interrompa la trasmissione della corrente di terra. Le misurazioni all’interno del cerchio hanno registrato un’energia più che doppia rispetto al terreno circostante. Di notte poi, le letture magnetiche si abbassano notevolmente, per rialzarsi ai livelli massimi con il sorgere del sole. Gli studi condotti dal compianto fisico John Burke avevano anche messo in luce come le pietre di Avebury siano deliberatamente collocate ed allineate in modo da indirizzare e concentrare le correnti elettromagnetiche in una direzione premeditata utilizzando un principio simile a quello dei moderni acceleratori di particelle atomiche.

Avebury cerchio di pietre.  Immagine di Freddy Silva

L'effetto  “energetico” di questi siti megalitici sacri, è anche il risultato di una specifica scelta della pietra. Infatti, la pietra utilizzata contiene grandi quantità di magnetite, rendendo i siti degli enormi magneti deboli.

Tecnologia spirituale:

Tutto ciò ha una profonda influenza sul corpo umano, in particolare sul ferro disciolto che scorre nei vasi sanguigni, per non parlare dei milioni di particelle di magnetite che galleggiano all'interno del cranio e sulla ghiandola pineale, che di per sé è molto sensibile ai campi geomagnetici, la cui stimolazione causa la produzione di sostanze chimiche come pinolene e serotonina, che a sua volta porta alla creazione della DMT (la dimetiltriptammina  che è una molecola psichedelica endogena). In un ambiente in cui  vi è ridotta intensità del campo magnetico terrestre, le persone sono portate a sperimentare stati psichici e sciamanici. Un'indagine esaustiva nella regione di Carnac  in Francia, dove sono concentrati oltre 80.000 megaliti,  ha rivelato la presenza di effetti elettromagnetici molto potenti che influenzano la vita organica circostante. Lo studio dell’Ing. Pierre Mereux  ha mostrato come i dolmen ed i menhir amplifichino e rilascino energia tellurica per tutto l’arco della giornata, con le letture più significative nelle ore prospicienti l'alba. La tensione e variazione magnetica segue un fenomeno noto come induzione elettrica . Secondo Mereux, "Il dolmen si comporta come una bobina o solenoide, in cui vengono indotte correnti, provocate dalle variazioni, più o meno forti, del campo magnetico circostante. Ma questi fenomeni sono prodotti con intensità  variabile a seconda che il dolmen sia costituito di rocce cristalline ricche di quarzo, come il granito ". Le letture effettuate sui  menhir rivelano un'energia che si alterna a intervalli regolari alla base, con pulsazioni positive e negative, fino a trentasei piedi da questi monoliti verticali, alcuni dei quali mostrano ancora sculture di serpenti. Mereux  ha anche notato come la tensione delle pietre verticali nell'allineamento del  Gran Ménec sia generata come in una sorta di condensatore o concentratore di energia.

Carnac menhir: Uno degli 80.000 menhir della regione di Carnac.  Immagine di Freddy Silva

La composizione delle pietre e la loro capacità di condurre energia è stata una delle prime cose analizzate da Mereux che ha spiegato come l’alta concentrazione di quarzo nelle rocce creava il cosiddetto effetto piezoelettrico quando le rocce sono compresse o sottoposte a vibrazioni. I megaliti di Carnac sono inoltre  posizionati su trentuno fratture della zona sismica più attiva in Francia, e quindi in un costante stato eccitativo, rendendo il tutto elettromagneticamente attivo. Ciò dimostra che i menhir non sono stati piantati in questa posizione per caso, sono stati trasportati da 60 miglia (97 km) di distanza, perché la loro presenza e l'orientamento è in relazione diretta con il magnetismo terrestre.

Luoghi sacri e portali magnetici:

Le antiche tradizioni di molte (se non tutte) le popolazioni del mondo contengono la conoscenza del potere energetico che si concentra in determinate zone del pianeta, ad esempio questi siti, sono chiamati dagli indiani Hopi: "punti di cerbiatto". Ciò che è interessante è che ogni cultura sostiene che questi luoghi speciali sono collegati con il cielo mediante un “tubo cavo o canna”, un corridoio, e da questa connessione ombelicale l'anima è in grado di collegarsi con un’altra dimensione. 
Nel 2008 la NASA potrebbe aver involontariamente dimostrato queste osservazioni, quando ha pubblicato i dettagli di un'indagine FTE, o eventi di trasferimento di flusso, in cui viene descritto come la Terra sia legata al Sole da una rete di portali magnetici che si aprono ogni otto minuti. Tali scoperte (o meglio “riscoperte” – ndr) aiutano a validare anche dal punto di vista scientifico, le convinzioni degli sciamani, dei sensitivi e dei rabdomanti che da sempre descrivono questi fenomeni in prossimità dei siti sacri di tutto il mondo. Certamente, anche  gli antichi sacerdoti egizi consideravano il tempio come molto più di un semplice conglomerato di pietre inerti. “Ad ogni sorgere del sole si risveglia la forza, il sacro tempio è come un organismo vivente che dorme di notte e si sveglia all'alba”.

Estratto basato sul libro di Freddy Silva; “Progetto divino: templi, luoghi di potere, e il piano globale per plasmare l'anima umana, Tempio invisibile - 2012.

Riferimenti:
Charles Brooker. Magnetismo e Standing Stones , New Scientist, 13 gennaio 1983
John Burke e Kaj Halberg . Seme della Conoscenza, Pietra of Plenty , Council Oak Books, San Francisco 2005
Pierre Mereaux. Carnac: Des Pierres Pour Les Vivants , Kerwangwenn, Natura & Bretagne 1992
Studi sulla pineale e DMT: Serena Roney-Dougal, Il Faery Faith, Green Magic, Londra, 2002; e CE maggio et al, revisione della ricerca psico condotta presso SRI International, SRI Rapporto Tecnico Internazionale, marzo 1988

Da:

traduzione ed adattamento di Marco La Rosa

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martedì 10 maggio 2016

PIU' LONGEVI ED IN SALUTE GRAZIE ALLA SOVRA ESPRESSIONE DEL GENE PARKIN?


In questa immagine, meno aggregati proteici (verde) si accumulano nel cervello del soggetto quando il gene parkin è sovra espresso: frame di dx (F-actina, proteina del citoscheletro, evidenziata in rosso mentre i  nuclei cellulari sono evidenziati in blu.) per gentile concessione: Anil Rana / UCLA Life Sciences

SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

Il gene (PARKIN) parkina, coinvolto nell'insorgenza di alcune forme della malattia di Parkinson, (pare rivestire – ndr) un ruolo cruciale anche nell'invecchiamento e nella determinazione della longevità nel moscerino della frutta (Drosophila melanogaster). A riferirlo in un articolo pubblicato sui "Proceedings of the National Academy of Sciences" sono David Walker e colleghi dell'Università della California a Los Angeles. Il risultato incrementa le conoscenze sui meccanismi fisiologici in cui è coinvolto il gene e in prospettiva potrebbe avere importanti implicazioni anche per la cura delle patologie correlate all'età anche nell'essere umano. “L'invecchiamento è il principale fattore di rischio per lo sviluppo e la progressione di molte malattie neurodegenerative”, spiega Walker commentando il risultato. “Riteniamo che i nostri risultati gettino una luce sui meccanismi molecolari che connettono questi processi”. I ricercatori hanno dimostrato che, incrementando l'espressione del gene parkina, la vita media dei moscerini, che normalmente non supera i due mesi, risulta più lunga del 25 per cento. “I moscerini del gruppo di controllo, cioè quelli non trattati, erano tutti morti al giorno 50”, aggiunge Walker. “Nel gruppo con parkina sovraespressa circa la metà della popolazione è ancora viva trascorso tale periodo: manipolando solo uno dei 15.000 geni del moscerino le conseguenze per l'organismo sono profonde”. Gli autori sottolineano che incrementando i livelli di parkina, gli insetti non solo vivevano più a lungo, ma rimanevano anche in salute, attivi e fertili.

Più longevi e più sani grazie al gene parkina

L'effetto dell'espressione del gene parkina può essere compreso considerando il complesso processo di formazione delle proteine. Queste molecole sono lunghe catene di amminoacidi che, per essere funzionali, devono essere ripiegate più volte fino ad arrivare alla loro conformazione definitiva. Quando questo processo avviene in modo non corretto, il macchinario cellulare cerca di riparare la proteina; a volte tuttavia la riparazione non va a buon fine, e la proteina mutata dev'essere scartata per non produrre danni. In questo quadro, le ricerche hanno dimostrato che il ruolo della parkina consiste nel “contrassegnare” le proteine che devono essere scartate. Col tempo, questa importante funzione d’individuazione e di scarto delle proteine danneggiate perde funzionalità, ed è per questo che il processo d'invecchiamento è associato all'accumulo di proteine danneggiate tossiche. “Il gene marca le proteine danneggiate, in modo che le cellule possano scartarle prima che diventino tossiche, ma è coinvolto anche nella rimozione dalle cellule dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule, quando sono danneggiate”, ha concluso Walker. “Il risultato della nostra ricerca sui moscerini porta a ipotizzare che il gene parkina possa essere un importante bersaglio terapeutico per le malattie neurodegenerative e forse anche per altre malattie legate all’invecchiamento, come Alzheimer, Parkinson, cancro, ictus, malattie cardiovascolari e diabete: invece di studiare queste malattie una per una, pensiamo che sia possibile intervenire sull'invecchiamento e ritardare così l’insorgenza delle malattie che sono correlate a questo processo”.

Da:

PRECISAZIONE:

“Attualmente sono disponibili in laboratorio test per due dei geni conosciuti, Parkin e PINK1. Purtroppo, la molteplicità dei geni associati a questa malattia neuro degenerativa rende ancora molto difficile lo studio e la determinazione del gene responsabile dato il grande numero di mutazioni che possono collegarsi ad essa e quindi anche lo studio sopra riportato, potrebbe non essere applicabile per gli umani.  L’unica cosa ormai abbastanza chiara è appunto il gene Parkin, trattandosi di un gene a trasmissione recessiva, per sviluppare la malattia è necessario essere portatori di due mutazioni nelle due copie del gene, le quali sono responsabili di quasi la metà dei casi familiari e di circa il 10-15% dei casi sporadici di malattia di Parkinson precoce. Tutto ciò rende difficile l’interpretazione dei dati genetici. Ad esempio, un test negativo di uno o due geni non esclude la diagnosi di morbo di Parkinson né il rischio per il soggetto di sviluppare in futuro la malattia”.

MLR

Rif.:

http://www.parkinsonitalia.it/genetica.htm


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