IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

sabato 30 gennaio 2016

GLI UFO SONO TORNATI A TORRIGLIA ! SI AVVERANO LE "PRE-VISIONI" DI ZANFRETTA ?


SEGNALATO DAL DR. GIORGIO PATTERA

da:


ENORME UFO SORVOLA LA ZONA DI MARZANO-TORRIGLIA, LUOGO DEGLI INCONTRI RAVVICINATI DEL CASO ZANFRETTA

di Rino Di Stefano

A Torriglia si torna a parlare di avvistamenti UFO. A 37 anni dalla prima avventura di Pier Fortunato Zanfretta, nella serata di Venerdì primo gennaio 2016,  un grosso disco volante che volava a bassa quota sulla direttrice Marzano-Rossi (entrambi luogo dei presunti incontri con alieni da parte dell’ex metronotte genovese), sarebbe stato visto chiaramente da due giovani donne. Il condizionale è d’obbligo, in quanto della vicenda si hanno soltanto le testimonianze. Dunque, nessuna foto o qualunque altra traccia obiettiva. Alcuni elementi, però, fanno pensare che anche questo ‎avvistamento rientri nella casistica tradizionale di Torriglia. Anche nel passato, infatti, e parliamo tra la fine degli anni ’70 e ’80, i testimoni dell’epoca parlavano di grossi ‎dischi volanti che volavano a bassa quota, intorno ai 20 metri d’altezza.  E’ dalla mia inchiesta sul caso Zanfretta che non mi occupavo più di avvistamenti ufologici. 


 La mia attività professionale mi aveva portato verso altri argomenti. Tuttavia, non appena ho sentito di questo ultimo evento, ho deciso di incontrare le testimoni per verificare quanto vero ci fosse nelle loro dichiarazioni. L’incontro si è svolto in casa di una delle due, alle ore 15,45 di domenica 24 gennaio 2016. Per ragioni anagrafiche, non si possono citare i nomi delle due testimoni. Chiamiamole dunque Paola e Marta, con nomi di fantasia, dicendo che l’incontro si è svolto in una casa dell’area di Marzano. Deve essere comunque chiaro che abbiamo le complete generalità delle testimoni. Insieme a me, all’incontro hanno partecipato anche il dottor Giorgio ‎Pattera, responsabile scientifico nazionale del Centro ‎Ufologico Nazionale (‎CUN) e la signora Emilia Ventura ‎Balbi, coordinatrice regionale del CUN per la ‎Liguria. Oltre, ovviamente, alle madri delle due testimoni. Ed ecco, dunque, il loro racconto. “Eravamo entrambe nella mia camera, sedute sul letto – spiega Paola – Marta stava inviando un messaggio col cellulare, che è partito alle 21,19. E’ per questo che ricordo bene l’ora. Improvvisamente, abbiamo sentito un rumore fortissimo, un rombo, come se un aereo stesse atterrando sul tetto. Non comprendendo di che cosa si trattasse, abbiamo aperto subito la porta finestra del balcone, per guardare fuori. E lo abbiamo visto. Era un grosso disco rotondo, a più piani, dalla forma che ricordava un boomerang, e girava su se stesso in senso antiorario. Si notava bene che c’era una cupola nella parte superiore e diverse luci rosse, verdi e azzurre lungo la larghezza del disco. Abbiamo visto chiaramente che c’era una struttura inferiore, anche se non ne abbiamo notato i dettagli”. “Infatti c’era molto buio e il tutto è durato pochi secondi – dice Marta – Non mi pare che ci fosse la luna. L’unica cosa che posso dire è che l’oggetto veniva dalle nostre spalle e si dirigeva verso il monte, dall’altra parte della valle. Ricordo che siamo rimaste pietrificate. Paola ha detto: ‘Quello non è un aereo’. E io ho risposto: ‘No, non lo è’. Nessuna di noi due ha pensato di scattare una foto col telefonino, eravamo troppo spaventate in quel momento. Se dovessi dire ciò che ho provato, è appunto una grande paura”.

Disegno realizzato dalle giovani donne testimoni dell’avvistamento ufologico nell’area di Marzano

Alle spalle della casa, a qualche centinaio di metri in linea d’aria, si trova la villa “Casa Nostra”, nei pressi della quale sarebbe avvenuto il primo incontro ravvicinato di Zanfretta con gli alieni. Di fronte alla casa, invece, leggermente a sinistra dall’altra parte della valle, si trova il Passo della Colla che porta all’abitato di Rossi, cioè la zona che ha visto diversi presunti incontri di Zanfretta. Ed è anche il posto dove, secondo il suo racconto, si troverebbe la famosa sfera che gli sarebbe stata affidata dai suoi interlocutori ‎extraterrestri. E’ anche vero che la sera del primo gennaio era particolarmente buia. La luna, al suo ultimo quarto, era tramontata alle 11,25 ed era sorta soltanto alle 23,55.
In seguito all’avvistamento, le due ragazze si sono lasciate prendere dal panico e sono tornate nel piano inferiore, di corsa lungo le scale interne, dove la madre di Paola stava rigovernando la cucina. “Io non ho visto né sentito nulla – racconta la signora – ero davanti al lavello col rubinetto aperto e ascoltavo musica ad alto volume. L’unica cosa che ho notato è stato l’abbaiare continuo del cane, che era fuori in giardino. E il nostro cane abbaia soltanto quando vede o sente qualcuno. Altrimenti è tranquillissimo. Dunque qualcosa lo aveva spaventato”. Anche le ragazze confermano che, dal momento in cui hanno sentito il rombo sopra le loro teste, il cane ha cominciato ad abbaiare e non ha smesso fino a quando l’oggetto non è scomparso alla vista. E’ curioso il fatto che il forte rumore sentito (lo descrivono come quello di un motore jet) è stato avvertito soltanto quando l’oggetto si trovava sopra la casa. Muovendosi verso la valle, invece, il rumore era scomparso. “E’ sparito il rumore e si sono spente le luci – aggiunge Paola – Noi lo vedevamo dal balcone e, guardando gli alberi che abbiamo di fronte, abbiamo potuto notare che volava poco sopra le loro cime. Poi, entrando nello spazio aereo della valle, si è come abbassato, continuando a volare in direzione del monte”.


Bisogna tener presente che la casa è alta 10 metri abbondanti dal suolo e gli alberi del giardino sono leggermente più alti. Ciò significa che, se le osservazioni delle ragazze sono corrette, in quel punto il presunto oggetto volava a non più di 17-18 metri d’altezza. Per quanto riguarda la grandezza del disco, le ragazze sostengono che, ponendo le braccia dritte davanti a loro, la visuale era contenuta in circa 65 centimetri. Di questa esperienza alle due ragazze è rimasto soltanto il momentaneo terrore di trovarsi di fronte a qualcosa di assolutamente sconosciuto. La madre di Paola dice che la figlia nei giorni successivi aveva paura di guardare fuori dalle finestre. E solo con il passare dei giorni il vissuto di quel momento è stato messo più a fuoco. “Un dettaglio al quale non avevamo dato molto peso – racconta Paola – è il fatto che dietro all’oggetto avevamo notato una specie di nuvola opaca, leggermente luminosa. Che cosa fosse, non lo so proprio”. In pratica, dice la giovane, era come se dietro al velivolo in movimento vi fosse un qualche tipo di rifrazione ottica. Questi sono i fatti, senza interpretazioni o commenti. Come ognuno può notare, si tratta di due testimonianze piuttosto accurate e, devo dire, molto spontanee. L’evento, comunque, ha avuto anche un piccolo risvolto misterioso. Anche se nessuno dei protagonisti di questa storia ne parla, qualcuno dice che le due ragazze e i loro genitori siano stati convocati in una riunione informale in quel di Torriglia. Pare che volessero sentirle ed appurare la genuinità delle loro testimonianze. Del resto, credere o non credere a queste due ragazze è un fatto puramente soggettivo. Coloro che credono agli ‎UFO, saranno più aperti e comprensivi verso il loro racconto. Chi non crede agli UFO per partito preso, parlerà invece di falsità e mistificazione. Nell’insieme, nulla di nuovo sotto il sole.

DA:



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LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs




                             http://marcolarosa.blogspot.it/p/come-fare-per.html 










venerdì 29 gennaio 2016

L'ENIGMA DI KIC 8462852



CON INSERIMENTI E PRECISAZIONI DI MARCO LA ROSA

KIC 8462852 è una stella di sequenza principale di classe F situata nella costellazione del Cigno distante circa 454 parsec (1 480 anni luce) dalla Terra.

I RICERCATORI DELL’UNIVERSITÀ DELLA LOUSIANA: «L’OCCULTAMENTO DELLA LUCE IN ARRIVO DA QUELLA STELLA E’ ANCORA SENZA SPIEGAZIONE»


I nuovi dati su una stella lontanissima da noi continuano a rendere inspiegabile il suo comportamento: salvo non abbia una gigantesca struttura cattura luce intorno.
Da qualche mese diversi astronomi sono alle prese con lo strano comportamento di KIC 8462852, una stella che si trova a 1.500 anni luce di distanza da noi e la cui brillantezza oscilla di continuo e in modi mai visti, tali da avere fatto ipotizzare ad alcuni ricercatori (con grandissima cautela) che la causa sia un’attività aliena di qualche tipo. Una nuova serie di dati sulla storia di questa stella ha aggiunto qualche altra stranezza. KIC 8462852 è stata osservata nell’ambito delle attività di Kepler, la missione della NASA per la ricerca di pianeti all’esterno del nostro Sistema solare. Uno dei modi per identificarli, indirettamente, consiste nell’osservare le stelle e valutare la loro temporanea riduzione di luminosità, che di solito si verifica periodicamente quando un pianeta orbita intorno oscurandole in parte (dal nostro punto di vista). KIC 8462852 non fa eccezione, ma a differenza degli altri casi la riduzione della sua luminosità non è periodica e lo stesso calo temporaneo è ogni volta differente. La riduzione è inoltre molto marcata e non può essere spiegata con il semplice passaggio di un pianeta dalle grandi dimensioni tipo Giove, o come si è ipotizzato a un certo punto da uno sciame piuttosto denso di comete che orbitano intorno alla stella. In estrema sintesi: sappiamo che la stella ha oscillazioni anomale e marcate nella sua luminosità, ma non riusciamo a capirne la causa. Negli ultimi mesi gli astronomi hanno escluso diverse ipotesi circa il comportamento della stella, formulandone anche di affascinanti e difficili da verificare, come la possibilità che le oscillazioni nella luminosità siano dovute ad attività aliene di qualche tipo. Decenni fa il fisico Freeman Dyson formulò un’ipotesi molto curiosa: che cosa accadrebbe se costruissimo migliaia di pannelli solari giganti, larghi chilometri, e li mettessimo in orbita intorno a una stella? Potrebbero catturare l’energia solare in modo molto più efficiente degli attuali sistemi, fornendo molta più energia:




“Nel suo articolo Search for Artificial Stellar Sources of Infrared Radiation ("Ricerca di sorgenti stellari artificiali di radiazione infrarossa"), pubblicato nel 1959 sulla rivista Science, Dyson teorizzò che delle società tecnologicamente avanzate avrebbero potuto circondare completamente la propria stella natia per poter massimizzare la cattura di energia proveniente dall'astro. Rinchiusa così la stella, sarebbe possibile intercettare tutte le lunghezze d'onda del visibile per inviarle verso l'interno, mentre tutta la radiazione non utilizzata verrebbe mandata all'esterno sotto forma di radiazione infrarossa. Da ciò consegue che un possibile metodo per cercare civiltà extraterrestri potrebbe essere proprio la ricerca di grandi fonti di emissione infrarossa nello spettro elettromagnetico”.

La “scala Kardasev”:

“La scala di Kardašëv è un metodo di classificazione delle civiltà in funzione del loro livello tecnologico, proposta nel 1964 dall'astronomo russo Nikolaj Kardašëv. Si compone di tre tipi, basati sulla quantità di energia di cui le civiltà dispongono, secondo una progressione esponenziale. L'esistenza delle civilizzazioni descritte è del tutto ipotetica, ma questa scala è stata utilizzata come base di partenza nella ricerca del progetto SETI ed è inoltre richiamata in varie opere di fantascienza.

Tipo I: civiltà in grado di utilizzare tutta l'energia disponibile sul suo pianeta d'origine (secondo i calcoli che Kardašëv aveva proposto inizialmente 4x1012 watt).

Tipo II: civiltà in grado di raccogliere tutta l'energia della stella del proprio sistema solare (4x1026 watt).

Tipo III: civiltà in grado di utilizzare tutta l'energia della propria galassia (4x1037 watt)

La civiltà umana sarebbe pertanto una civiltà ancora di "Tipo 0", in quanto utilizzerebbe solo una frazione dell'energia totale disponibile sulla Terra. Carl Sagan ha definito un metodo per calcolare, a partire dai tipi iniziali, anche i decimali, per mezzo della seguente formula: K = \frac{\log_{10}{W}-6} {10} nella quale K rappresenta il livello di civiltà della scala e W i watt utilizzati. Secondo questo metodo la civiltà umana sarebbe ad un livello di 0,7. Secondo Kardašëv la Terra nel 1964 avrebbe potuto percepire la presenza di una civiltà di tipo III sotto forma di emanazioni di onde radio o di fasci laser. Nel 1965 ritenne di aver intercettato uno di questi segnali nella radiogalassia CTA 102 e la notizia venne pubblicata con grande risalto dall'agenzia Tass, ma in seguito apprese che pochi giorni prima un astronomo olandese, Maarten Schmidt aveva identificato il segnale come l'emissione di un quasar. In seguito Iosif Šklovskij, principale collaboratore di Kardašëv, giunse alla conclusione che una civiltà di tipo III non potrebbe che autoestinguersi, secondo il concetto della singolarità tecnologica.” (Rif. Wikipedia e Cap. I Par. Coefficiente di civiltà pag. 22-24 de L’Uomo Kosmico di Marco La Rosa – Ed. OmPhi Labs. 2014).

Una civiltà avanzata potrebbe costruire milioni, forse miliardi, di pannelli intorno alla stella, che quindi si ritroverebbe in parte oscurata dalla megastruttura (Sfera di Dyson) per la raccolta dell’energia solare. L’ipotesi è che a 1.500 anni luce da noi stia accadendo, o sia accaduto, qualcosa di simile (la distanza implica che, osservando la stella oggi, vediamo ciò che le accadde 1.500 anni fa, il tempo che la luce ha impiegato per arrivare qui.) Come scrive l’astronomo e divulgatore Phil Plait su Slate, negli ultimi giorni una nuova serie di dati raccolti da Bradley Schaefer della Louisiana State University fornisce qualche elemento in più a riprova dello strano comportamento di KIC 8462852. Schaefer ha messo insieme tutte le osservazioni disponibili della stella dal 1890 al 1989, ricostruendo i suoi livelli di luminosità nel corso del tempo. La serie di dati rivela qualcosa di sorprendente: tra le prime e le ultime misurazioni, lungo quasi un secolo, la luminosità complessiva della stella è diminuita del 20 per cento.


Luminosità:

Si tratta di qualcosa di anomalo, considerato che KIC 8462852 è una stella di classe F V: più calda, massiva e grande del nostro Sole, ma tutto sommato placida e con un’evoluzione che richiede milioni di anni per compiersi, non certo secoli. Due stelle simili, valutate da Schaefer, nello stesso periodo sono rimaste sostanzialmente invariate, cosa che conferma che KIC 8462852 ha un comportamento diverso. I dati raccolti da Schaefer mostrano inoltre che la riduzione della luminosità non è costante: ci sono stati periodi nella storia in cui è diminuita pochissimo, altri in cui è tornata più intensa. KIC 8462852 cambia di continuo su scale temporali molto diverse, quindi: ore, giorni, settimane, decenni e secoli. Plait spiega che una cosa simile non era mai stata osservata e che pone grandi interrogativi cui è difficile dare risposta. È comunque improbabile che la causa delle oscillazioni nella luminosità siano attività aliene, ma per quanto ne sappiamo ora non possiamo escluderlo categoricamente e in maniera definitiva. I nuovi dati forniti da Schaefer rafforzano l’ipotesi, per quanto fantasiosa, di una Sfera di Dyson costruita intorno a KIC 8462852: man mano che vengono aggiunti pannelli solari in un’orbita intorno alla stella, la struttura ne oscura porzioni sempre più grandi così che a un osservatore molto lontano (noi) diventino evidenti le oscillazioni di luminosità. Assumendo per un momento che davvero ci sia l’attività degli alieni di mezzo, ci sono comunque alcune cose che non tornano. Negli anni Dieci del Novecento, per esempio, la stella perse molta della sua luminosità apparente per poi riguadagnarla qualche anno dopo: in quel periodo che cosa accadde all’ eventuale Sfera di Dyson in costruzione? Il cambiamento così netto nella luminosità della stella, inoltre, potrebbe essere solo causato da una struttura gigantesca, considerato che KIC 8462852 di suo ha un diametro che è 1,6 volte quello del Sole. Per bloccare il 20 per cento della sua luce emessa, gli alieni avrebbero dovuto costruire una porzione della Sfera con una superficie pari a 750 miliardi di chilometri quadrati, 1.500 volte l’area della Terra, calcola Plait. E questo se la sfera fosse molto vicina alla stella; nel caso in cui si trovasse in un’orbita più distante la sua area dovrebbe essere ancora più grande.



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lunedì 25 gennaio 2016

ASCLEPIO E LA BIOGENETICA: L'ARTE DEGLI DEI

Da:

CON INSERIMENTI E PRECISAZIONI DI  MARCO LA ROSA


Nella mitologia dell'antica Grecia, Asclepio era considerato un dio potente, signore della medicina con il potere di strappare le persone alla morte. Figlio del Dio Apollo, era raffigurato come un uomo barbuto con in mano un bastone con un serpente intrecciato. Rispetto alle altre divinità della mitologia greca, la figura e l'opera di Asclepio sembrano scrivere una pagina separata. Tutti noi abbiamo familiarità con la figura di Asclepio, dal momento che il simbolo internazionale che utilizziamo oggi per la medicina è il bastone con un serpente intrecciato:



mentre nella farmacopea utilizziamo la variante del caduceo di Ermes con due serpenti intrecciati:



QUESTO SIMBOLISMO E’ INDUBBIAMENTE UN RETAGGIO ANTICHISSIMO CHE RICHIAMA CONOSCENZE BIOGENETICHE AVANZATE CHE SI SONO DILUITE E CONFUSE NEL CORSO DEI MILLENNI:

Asclepio era figlio di Apollo e della principessa Coronide secondo Pindaro (Figlio di Apollo e di Arsinoe secondo Esiodo), Apollo si innamorò di Coronide mentre ella faceva il bagno in un lago e i due consumarono la loro passione, poi il dio andò via, lasciando un corvo a guardia della ragazza. Coronide decise di sposarsi con Ischys, e il corvo, quando li vide assieme, volò da Apollo per riferire. Quando Apollo scoprì che Coronide era incinta, decise di punire il corvo, tramutandogli le piume da bianche in nere, poiché non aveva allontanato Ischys da Coronide. Artemide uccise Coronide trafiggendola con un dardo, su richiesta del fratello disonorato. Apollo, però, decise di salvare il piccolo che Coronide aveva in grembo, e chiese ad Ermes (non a caso proprio ad Ermes viene chiesto di effettuare un "intervento" o "espianto" di feto ! ndr MLR) di prenderlo dal corpo della madre. Apollo decise di dare al piccolo il nome di Asclepio. Un’altra versione del mito racconta che Apollo stesso uccise Coronide e, compreso il suo errore, estrasse il feto di Asclepio. Asclepio è quindi un semi-dio (oggi diremmo un ‘ibrido’). Fu allevato da una misteriosa figura mitologica greca, il centauro Chirone, il quale istruì Asclepio nell’arte della medicina. Tuttavia, il dio dell’Ade si lamentò con Zeus, dato che Asclepio nella sua bravura era in grado di strappare un gran numero di persone alla morte. Il risultato fu che Zeus decise di mettere fine alla vita di Asclepio distruggendolo con un fulmine. Dopo la sua morte, Asclepio raggiunse la sua dimora presso la costellazione di Ofiuco (Colui che porta il serpente).


Una figura controversa:

Certamente, quella di Asclepio, in confronto alle narrazioni della mitologia greca sullo stile di vita delle divinità, è una figura in controtendenza. Rispetto ai suoi ‘simili’, Asclepio sembrava realmente interessato alla salute e al benessere dell’uomo, tanto da volergli fare addirittura il dono dell’immortalità. (E’ interessante a questo punto evidenziare come la mitologia Greca abbia molte similitudini con i miti sumero-accadici relativi alla genesi dell’Adam e ripresi anche nel testo biblico della Genesi, in relazione alla straordinaria longevità dei primi Patriarchi dopo i quali, per espresso volere di Dio, la salute e la durata della vita fu drasticamente ridotta: "Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini (  ) erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di 120 anni. C'erano sulla terra i giganti a quei tempi e anche dopo quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi." (Gen. 6,1-4). Il caduceo del dio Enki è indubbiamente un richiamo al DNA ed all’ingegneria genetica ante-litteram, come ampiamente esposto nel mio libro: “IL CADUCEO DORMIENTE, la vera genesi dell’ homo sapiens – Ed. OmPhi Labs 2015 (NDR -  MLR).
I templi dedicati al signore della medicina erano centri di culto, ma allo stesso tempo avevano anche la funzione di ospedali, i primi ad essere eretti nella storia occidentale. Si stima che nella Grecia antica si contassero circa 320 Asclepeion (ospedali). Ma ciò che più interessa è l’approccio olistico nelle cure tramandate e fatte discendere direttamente dall’insegnamento di Asclepio. Le malattie erano considerate il risultato di molteplici fattori sociali, ambientali, psicologici, spirituale, emotivi e fisici. In effetti, non si prendeva in considerazione solo il corpo del paziente, ma l’interezza della sua persona (medicina Olistica). La terapia aveva lo scopo di armonizzare e bilanciare tutti questi fattori. Come sottolinea John Black su Ancient Origins, i nostri antenati avevano sviluppato il perfetto equilibrio tra scienza e spiritualità. Nell’Asclepeion, il paziente veniva inizialmente posto in un ambiente piacevole a godere di teatro e musica; poi veniva sottoposto ad un regime dietetico più salutare; infine, venivano prescritte sedute di idroterapia e psicoterapia. Quando i terapeuti reputavano il paziente pronto, questi veniva portato al tempio per pregare e poi dormire al suo interno. La mattina dopo, il paziente raccontava al medico cosa aveva sognato e cosa aveva provato, in quanto si credeva che la visita in sogno di Asclepio fosse la chiave per curare tutte le malattie. Dall’interpretazione del sogno sarebbero arrivate la terapia che il paziente doveva eseguire per ottenere la completa guarigione.

L’Asclepeion di Pergamo:

Tra i centri di guarigione più importanti, forse il più conosciuto ed enigmatico è quello che si trova alla base dell’acropoli di Pergamo, in Turchia. La città fu fondata nel 4° secolo a.C., attorno ad una sorgente ritenuta sacra che scorre ancora oggi. Nel corso dei secoli è diventato uno dei centri di cura più conosciuti del mondo antico, secondo per importanza solo a Epidauro, in Grecia, considerato il primo ospedale psichiatrico del mondo. L’influente medico Galeno nacque proprio a Pergamo e qui vi praticò l’arte medica intorno al 2° secolo d.C., affermando la sua buona reputazione come guaritore di gladiatori. Il trattamento medico per eccellenza somministrato a Pergamo era garantito dalla sorgente sacra, la quale si è scoperto più tardi avere proprietà radioattive. Le sorgenti sacre sono state visitate da personaggi importanti come l’imperatore romano e filosofo Marco Aurelio, e innumerevoli altre persone comuni in cerca di cure per i loro disturbi fisici e mentali. I pazienti cominciavano la terapia percorrendo la Via Sacra, alla quale si accedeva attraverso un passaggio sotterraneo. Il tunnel era costellato di cubicoli su entrambi i lati, dove alcuni pazienti vi trascorrevano la notte per poi raccontare i loro sogni ai sacerdoti-medici, in modo da facilitare la diagnosi della loro malattia. Al mattino, una volta saliti al tempio, i pazienti percorrevano un sentiero circolare in modo da camminare in una sorta di processione senza fine. Dopo di che, si veniva sottoposti ad una serie di trattamenti che comprendevano la psicoterapia, massaggi, rimedi erboristici, fanghi e trattamenti balneari, interventi chirurgici e la somministrazione dell’acqua della sorgente sacra. All’interno dell’Asclepeion c’era anche un teatro, per intrattenere i pazienti che vi sarebbero rimasti per settimane. Tutto questo veniva fatto nella convinzione che la guarigione era un’arte sacra e che le anime delle persone avevano bisogno di essere curate, così come i loro corpi. Secondo le cronache del tempo, pare che i rimedi proposti a Pergamo avessero una grande efficacia nel guarire le malattie.

Ancora oggi, migliaia di persone si recano in pellegrinaggio all’antico sito di Pergamo nella speranza di ottenere la guarigione. Nei nostri ospedali moderni, dove per lo più impera la burocrazia e la spersonalizzazione delle cura, forse non sarebbe male recuperare lo spirito ‘olistico’ che animava l’arte medica dei greci antichi… e non solo.


L’arte degli dei:

E’ interessante sottolineare il fatto che tremila anni fa l’approccio alla malattia e alla guarigione era completamente differente rispetto ad oggi, e sicuramente molto più efficace. Da dove veniva questo valido approccio olistico, in cui il paziente veniva trattato con umanità e curato nell’interezza della sua persona? Anche in questo, parliamo di una disciplina insegnata agli esseri umani direttamente dagli dei, così come descritto bene anche dai testi cuneiformi sumeri.  Asclepio, ispirato dal desiderio di insegnare agli uomini l’arte medica, ha pagato con la vita l’ira di Zeus, il quale concepiva l’immortalità come appannaggio unico delle divinità, una diatriba tra dei ben descritta anche in altre mitologie, oltre quella greca. In una bizzarra trasposizione moderna, la storia di Zeus ed Asclepio ricorda tristemente il rapporto tra le case farmaceutiche, divinità che tengono nelle loro mani il monopolio delle cure mediche, e la ricerca di terapie mediche che sappiano guardare all’interezza della persona umana e che siano realmente efficaci.

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sabato 23 gennaio 2016

IL LATTE VACCINO: FORSE NON TUTTI SANNO CHE...


Più si beve latte e più calcio si perde dalle ossa: parola del British Medical Journal

di: Marcello Pamio


Non esiste alimento migliore. Il latte che sgorga dalle mammelle è da sempre raccomandato da medici e nutrizionisti per il fabbisogno proteico e soprattutto per l’apporto di calcio, minerale questo fondamentale per far crescere e mantenere in salute la struttura ossea. Fin qui nulla da eccepire se si trattasse del latte di mamma e se le mammelle fossero di una bella madre e non di una vacca ingravidata artificialmente. Questa premessa è obbligatoria perché ancora oggi c’è chi confonde le due cose. Si confonde il latte materno, vero e unico nutrimento basilare per il sano e corretto sviluppo del neonato d’uomo, con il latte di vacca, alimento predisposto esclusivamente per la crescita rapidissima dei vitelli. Confusione questa assai pericolosa per la salute umana, ma ormai incarnata nell’inconscio collettivo per la gioia delle lobbies alimentari e farmaceutiche. Per fortuna sempre più studi scientifici stanno evidenziando e sottolineando tale rischio, affermando che il latte vaccino non va bene per l’alimentazione umana. L’ennesima ricerca arriva dalla svedese università di Uppsala è ed stata pubblicata su uno dei giornali scientifici più accreditati al mondo, il British Medical Journal. Nello studio vengono presi in esame due grandi coorti composte da 61.433 donne (dai 39 ai 74 anni) e 45.339 uomini (dai 45 ai 79 anni), monitorati per ben 20 anni. Durante il follow-up medio di 20 anni, 15.541 donne sono morte e 17.252 hanno avuto una frattura ossea, delle quali 4.259 all’anca. Per gli uomini in un follow-up medio di 11,2 anni, 10.112 sono morti e 5.066 hanno avuto una frattura, dei quali 1.116 all’anca. Le conclusioni dello studio svedese non lasciano spazio a nessun dubbio: i ricercatori hanno scoperto che non solo non vi è stata alcuna riduzione delle fratture ossee nelle persone che hanno consumato latte, ma addirittura nelle donne il consumo stesso di latte è stato associato ad una maggiore probabilità di subire una frattura. Le persone che hanno bevuto tre bicchieri o più di latte al giorno avevano il doppio delle probabilità di morire presto rispetto a chi ne aveva consumato meno di uno. L’autore dello studio, il professor Karl Michaelsson, spiega che i loro risultati “possono mettere in dubbio la validità delle raccomandazioni su un consumo elevato di latte per prevenire le fratture da fragilità. Un maggior consumo di latte nelle donne e uomini non è accompagnato da un minor rischio di frattura. Invece può essere associato ad un più alto tasso di morte”. Ma non ci hanno sempre detto che per prevenire l’osteoporosi bisogna bere tanto latte e mangiare tanti formaggi? Questa cosa è risaputa da sempre in chi si occupa seriamente di nutrizione umana, mentre è ancora un’eresia da estirpare con ogni mezzo per coloro che studiano sui libri scritti dalle lobbies farmaceutiche e si basano sulle piramidi alimentari redatte dalle industrie alimentari! A parte le sterili diatribe sul latte sì o latte no, i dati parlano chiaro: nei paesi maggiori consumatori di latte e latticini vi è il maggior numero di fratture ossee. E questo è un dato di fatto assodato.
Come si spiega? Come la mettiamo?
Semplicissimo: da una parte l’elevato contenuto del lattosio, lo zucchero del latte che crea un ambiente acidificante dato che a livello intestinale viene degradato ad acido lattico, e tale ambiente fa aumentare le infiammazioni e lo stress ossidativo. Condizioni queste alla base di un maggior rischio di mortalità e paradossalmente di fratture ossee. Nella medesima ricerca tale associazione di rischio è stata osservata anche con l’assunzione dei derivati del latte come i formaggi, anche se in questo caso sono andati coi piedi di piombo per non andare a cozzare esageratamente contro interessi economici enormi (industria casearia). 
E’ bene ricordare che il latte di un mammifero è specie-specifico quindi adatto e perfetto per il cucciolo di quella specie. Il latte di donna per esempio è perfetto per il neonato dell’uomo, la cui crescita è molto lenta, mentre il latte di vacca è perfetto per far crescere molto velocemente il vitello. Un neonato in sei mesi raggiunge il peso di circa 7/8 kg, mentre nello stesso periodo il vitello oltre 300 kg. Quindi è normale che il latte vaccino contenga livelli spropositati di ormoni della crescita (estrogeni ma non solo), cosa che non ha il latte umano. Questo esubero di ormoni andrà a squilibrare in senso negativo la funzionalità delle ghiandole endocrine e tutto il delicatissimo asse ormonale umano (ipofisi, tiroide, seni, ovaie, testicoli, prostata, ecc.). Altre ricerche hanno riscontrato che il latte delle vacche da allevamento intensivo (tutto il latte venduto nella grande distribuzione) contiene un ormone, l’estrone solfato, in maniera 33 volte superiore a quello delle vacche che producono latte normalmente. L’estrone solfato è imputato di essere la causa di numerosi tumori ormono-sensibili: seno, prostata, testicoli e colon... Un altro fattore imputato nei tumori al seno e alla prostata è l’Insulin-like Growth Factor (IGF-1). Questo ormone, isolato nel latte vaccino, è stato ritrovato a livelli plasmatici elevati nei soggetti che consumano regolarmente latticini. Altri principi nutritivi che aumenterebbero i livelli di IGF-I sono pure presenti nel latte vaccino. La d.ssa Susan Hankinson di Harvard ha dimostrato che le donne sotto i 50 anni con i tassi di IGF-1 più elevati hanno un rischio 7 volte maggiore di contrarre il cancro al seno rispetto a donne con valori bassi. Stessa cosa per il cancro alla prostata, solo che in questo caso gli uomini con maggior IGF avevano un tasso di rischio fino a 9 volte maggiore. Infine il latte vaccino è un alimento difficilmente digeribile e assimilabile per il nostro metabolismo in quanto sempre più spesso l’uomo è privo dei due enzimi basilari imputati a questo compito: la rennina e la lattasi. L’intolleranza al lattosio colpisce il 95% dei soggetti asiatici, il 74% dei nativi americani, il 70% degli africani, il 53% dei messicani e il 15% dei caucasici. Non esiste al mondo una sostanza intollerante quanto il latte vaccino. Ci sarà un motivo oppure no? Senza questi enzimi o con una loro carenza, le proteine e gli zuccheri del latte non sono correttamente digeribili e possono creare nel tempo seri problemi all’organismo (problemi gastro-intestinali, diarrea, flatulenza, morbo di crohn, ecc.). La medicina naturale sa queste cose da sempre, mentre la medicina allopatica è ancora dell’idea che il latte vaccino sia l’alimento perfetto per l’essere umano, l’alimento che protegge le ossa dall’osteoporosi… E questo anche se, come dice l’oncologo Franco Berrino, “non esiste un solo studio che abbia documentato che una dieta ricca di latticini in menopausa sia utile ad aumentare la densità ossea e a prevenire le fratture osteoporotiche”. Invece ciò che è risaputo è che “la frequenza di fratture in menopausa è tanto maggiore quanto è maggiore il consumo di carne e di latticini”.
Esattamente il contrario di quello che ci viene detto.
Beata ignoranza…

Lo studio è pubblicato nel sito ufficiale del British Medical Journal www.bmj.com/content/349/bmj.g6015



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mercoledì 20 gennaio 2016

ANTICORPI AD AMPIO SPETTRO CONTRO LA MALARIA: RIVOLUZIONARIA SCOPERTA !




SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

Un nuovo meccanismo molecolare genera anticorpi ad ampio spettro contro la malaria che causa ogni anno miglia di vittime, precisamente 800.000 morti, di cui la maggior parte sono bambini africani sotto i 5 anni.

Una pubblicazione nella prestigiosa rivista scientifica Nature descrive un nuovo meccanismo molecolare che genera nell’uomo anticorpi ad ampio spettro contro la malaria. Lo studio è stato condotto all’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB) di Bellinzona affiliato all’Università della Svizzera Italiana (USI) in collaborazione con il KEMRI-Wellcome Trust Research Programme in Kenya e l’Università di Oxford. La ricerca è stata parzialmente finanziata dal Fondo Nazionale Svizzero (FNS) e dall’European Research Council (ERC).

Il contesto:

Per sfuggire alla risposta immunitaria, il parassita della malaria, il Plasmodium falciparum, ha sviluppato una strategia camaleontica che consiste nel cambiare continuamente il suo rivestimento proteico. Nei  primi anni di vita i bambini sono particolarmente suscettibili a sviluppare una forma grave dell’infezione, ma diventano progressivamente resistenti alla malattia via via che crescono, producendo una vasta collezione di anticorpi che sono in grado di riconoscere i diversi rivestimenti proteici del parassita. Anticorpi in grado di riconoscere contemporaneamente diversi parassiti potrebbero fornire un’adeguata protezione, ma finora non sono stati scoperti.

La scoperta:

Un team internazionale di ricercatori dell'Istituto di Ricerca in Biomedicina in Svizzera, del KEMRI-Wellcome Trust Research Programme in Kenya e dell’Università di Oxford ha isolato, da individui esposti alla malaria, un nuovo tipo di anticorpi che riconoscono diversi parassiti della malaria e ha identificato le proteine bersaglio come membri della famiglia RIFIN. I nuovi  anticorpi sono in grado di allertare il sistema immunitario per rimuovere e distruggere le cellule infettate dai parassiti e rappresentano quindi un nuovo strumento per combattere la malaria. Inoltre, i RIFIN riconosciuti rappresentano dei potenziali candidati per sviluppare un vaccino in grado di proteggere dalla malattia. Gli anticorpi descritti in questo studio sono eccezionali non solo per il loro ampio spettro, ma soprattutto per la loro nuova e particolare struttura che contiene un grande frammento che proviene da un altro cromosoma. Diversamente dagli anticorpi convenzionali che sono generati unendo segmenti di DNA presenti sul cromosoma 14, i nuovi anticorpi contengono un frammento aggiuntivo di DNA derivato da un gene, chiamato LAIR1, che si trova sul cromosoma 19. Sorprendentemente, questo frammento extra è da solo in grado di legare i parassiti della malaria. Lo studio illustra quindi, con un esempio biologicamente rilevante, un nuovo meccanismo di generazione di anticorpi che si basa sul trasferimento di DNA tra cromosomi diversi.

Commenti dei ricercatori:

Antonio Lanzavecchia, Direttore dell’IRB, Professore di Immunologia Umana al Politecnico di Zurigo e coordinatore dello studio dichiara: “È incredibile che, dopo più di 100 anni di ricerca, si riesca ancora a trovar un nuovo tipo di anticorpi. Ciò dimostra come le tecnologie di analisi della risposta immunitaria dell’uomo che abbiamo sviluppato all’IRB possano fare avanzare le nostre conoscenze sui meccanismi di base e aprire nuove vie per la terapia e la vaccinazione.” Joshua Tan, co-primo autore dello studio dichiara: “Considerando l’energia che il parassita impiega per sfuggire alla riposta immunitaria, è interessante vedere come il sistema immunitario sia in grado di passare al contrattacco creando anticorpi ad ampio spettro. Nella lotta contro il parassita sembra che il sistema immunitario abbia una nuova carta da giocare.”  
Kathrin Pieper, co-primo autore dello studio dichiara: “La struttura di questi anticorpi e il meccanismo con cui sono generati non hanno precedenti. Sarà importante capire quanti altri anticorpi usano questo meccanismo.” Luca Piccoli, co-primo autore dello studio dichiara: “È interessante che il frammento extra sia il solo elemento importante per riconoscere il parassita. In questo senso si può dire che gli anticorpi che abbiamo scoperto definiscano una nuova classe di anticorpi.” Peter Bull, ricercatore al KEMRI e autore senior dello studio dichiara: “Un vaccino contro la forma ematica del parassita è stato considerato poco pratico in vista della straordinaria diversità delle molecole del parassita presenti sulla superficie dei globuli rossi infetti. Con la scoperta che certi RIFIN sono espressi su diversi parassiti sarà importante testare queste proteine come candidati per un vaccino.”

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sabato 16 gennaio 2016

IL COMPUTER QUANTISTICO


SEGNALATO DAL DR. GIUSEPPE COTELLESSA (ENEA)

D-Wave, il computer quantistico di Google


SI CHIAMA D-Wave, appartiene a Google ed è ospitato allo Ames Research Center, di proprietà della Nasa. È uno degli oggetti più esclusivi, misteriosi e controversi al mondo. Si tratta - almeno a quanto sostiene l'omonima azienda che lo produce - di un computer quantistico, ovvero un dispositivo informatico che sfrutta i principi e le proprietà della meccanica quantistica, la branca della fisica moderna che descrive il comportamento di particelle microscopiche come fotoni, elettroni e quark. Dopo due anni di ricerca - Big G ha acquistato D-Wave nel 2013 e la sua versione aggiornata, D-Wave 2X, qualche mese fa - il colosso di Mountain View ha appena annunciato, in due articoli pubblicati sul Google Research Blog e su ArXiv (l'archivio online per bozze definitive, "pre-prints", di articoli scientifici in fisica, matematica, informatica, finanza quantitativa e biologia), che il proprio computer quantistico avrebbe risolto un problema matematico "100 milioni di volte più velocemente rispetto a quanto farebbe un computer 'tradizionale'". Un risultato niente male.

Dall'abaco al qubit: la storia dell'informatica per immagini


Il condizionale, in realtà, è d'obbligo. Anzitutto, perché i lavori pubblicati su ArXiv non sono sottoposti al processo di peer review, cioè di analisi e revisione da parte di esperti indipendenti, e dunque, in attesa di ulteriori valutazioni, vanno presi con le pinze. Ma anche, e soprattutto, perché la natura e le prestazioni di D-Wave sono da lungo tempo oggetto di dibattito all'interno della comunità scientifica. Per comprendere la natura della controversia, è bene fare un passo indietro. I processori tradizionali, basati sull'elettronica e sui semiconduttori (quelli presenti nei nostri laptop, smartphone e tablet, per intenderci), memorizzano ed elaborano i dati sotto forma di bit, unità minime di informazione che possono assumere i valori 0 e 1 e che codificano, rispettivamente, il passaggio o l'interruzione di corrente elettrica. I computer quantistici, invece, fanno uso dei cosiddetti "qubit" (ovvero bit quantistici, per l'appunto), che codificano lo stato quantistico di una particella e permettono di memorizzare molte più informazioni rispetto alle uniche due possibilità dei bit tradizionali. È per questo motivo che, almeno in linea di principio, i computer quantistici hanno profondità e velocità di calcolo molto maggiori rispetto a quelli basati sull'elettronica.

Computer quantistico di Google Vs computer tradizionale: il confronto


Per misurare le prestazioni di un processore, gli informatici lo mettono alla prova con un problema numerico la cui soluzione richiede, tipicamente, un gran numero di calcoli. In particolare, il supercomputer di Google si è misurato con il cosiddetto simulated annealing, un problema di ottimizzazione in cui il processore deve esaminare una sorta di "paesaggio numerico" complesso, fatto di montagne, colline, vallate e depressioni, e ricercarne il punto più basso. Mentre un dispositivo tradizionale viaggia "a caso" nel paesaggio, scalando e discendendo le colline fino alla scoperta della valle più profonda, un computer quantistico sfrutta il cosiddetto effetto tunnel, un principio che permette di "passare attraverso le colline anziché scalarle, un processo detto quantum annealing", come ha spiegato nel 2013 David Lidar, della University of Southern California, autore di una ricerca per scoprire, per l'appunto, se D-Wave fosse un "vero" computer quantistico. Arriviamo così finalmente al presente: Google ha dichiarato che il suo gioiellino è riuscito a eseguire calcoli secondo la tecnica del quantum annealing fino a 100 milioni di volte più veloce rispetto a un computer tradizionale.

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