IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

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Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

mercoledì 29 aprile 2015

"DNA, EVOLUZIONE E NOETICA" SUL GIORNALE DEI MISTERI N. 516 DI MAGGIO 2015




...A PAGINA 25, 26 E 27 L'ARTICOLO CHE SINTETIZZA I CONTENUTI DEL MIO NUOVO LIBRO: "IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE, LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS - ED. OmPhi Labs 2015.

S O M M A R I O GdM n. 516

MAGGIO 2015

 1 L’EDITORIALE
 2 LE VOSTRE LETTERE

Parapsicologia e medianità

5 UNO SGUARDO SUL MONDO a cura di Giulio Caratelli
7 GIULIANA: PERCHÉ I MIEI SOGNI DIVENTANO REALTÀ? di Isidoro Sparnanzoni
9 LA DONNA DELL’UFFICIALE di Giulio Caratelli
11 DAI BOSCHI ALLO STATO DI COSCIENZA di Vigilio Maule
14 EVOLVENZA. Domande e risposte a cura di Vitaliano Bilotta
15 DIARIO SPIRITUALE di “La Voce Interiore”

Scienza e Natura

16 LA PILA DI ALESSANDRO VOLTA di Massimo Corbucci
23 IL DETECTIVE DELLA SCIENZA a cura di Massimo Valentini
25 DNA, EVOLUZIONE E NOETICA di Marco La Rosa

Società

28 LA STORIA VERA DELLO STELLONE D’ITALIA di Luciano Gianfranceschi
30 CURARE LA PELLE di Elena Greggia
33 GABBAPENSIERI Rubrica sulla Lingua italiana a cura di Alkano
34 SATIRA E RELIGIONE di Isidoro Sparnanzoni
38 IL CORAGGIO DI CAMBIARE di Michele Manca
41 IN SIMBIOSI CON LA NATURA di N. Michele Campanozzi

Simboli e miti

44 MUNACIELLO, POLTERGEIST E GENI TUTELARI di Agnese Palumbo e Maurizio Ponticello
46 BLUE MOON. Simboli, misteri, leggende della Luna a cura di Stefano Mayorca
48 I VOLTI CELATI NELLE OPERE DI LEONARDO DA VINCI di Adriano Colangelo
54 LE STELLE NEL NOSTRO KARMA di Susanna Rinaldi

Ufologia

56 CARONIA: MISTERO RISOLTO? di Roberto La Paglia
59 FENOMENI INSPIEGABILI a cura di Solas Boncompagni
60 UFO NOTIZIE a cura di Autori Vari
--------------------------------------------------------

63 FRA GLI ALTRI LIBRI a cura di Autori Vari


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LA VERA "GENESI" DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA"
" IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: LA VERA GENESI DELL'HOMO SAPIENS"
DI MARCO LA ROSA
SONO EDIZIONI OmPhi Labs




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lunedì 27 aprile 2015

IL MITO PERDUTO DI LILITH, LA VERA PRIMA DONNA


di Marco La Rosa

“Lilith è una figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica, che potrebbe averla appresa dai babilonesi assieme ad altri culti e miti (come il Diluvio universale) durante la prigionia di Babilonia. Nella religione mesopotamica Lilith è il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazia, malattia e morte. La figura di Lilith appare inizialmente in un insieme di demoni e spiriti legati al vento e alla tempesta, come è il caso nella religiosità sumerica di Lilitu, circa nel 3000 a.C. Per gli antichi ebrei Lilith era la prima moglie di Adamo (quindi precedente ad Eva), che fu ripudiata e cacciata via perché si rifiutò di obbedire al marito.


 Sebbene alcuni studiosi datassero l'origine verso il VIII secolo a.C., le trascrizioni mesopotamiche accennano a questa figura già dal III millennio a.C. Lilith compare nell'insieme di credenze dell'Ebraismo come un demone notturno, ovvero come una civetta che lancia il suo urlo nella versione della cosiddetta Bibbia di re Giacomo. Secondo la tradizione della cabala ebraica, invece, è il nome della prima donna creata, prima compagna di Adamo e precedente a Eva. La sua figura, delineata nel Medioevo, risale a miti e leggende antiche della Mesopotamia. Nell'immaginario popolare ebraico è temuta come demone notturno capace di portare danno ai bambini di sesso maschile e caratterizzata dagli aspetti negativi della femminilità: adulterio, stregoneria e lussuria. Alla fine dell'Ottocento, in parallelo alla crescente emancipazione femminile nel mondo occidentale, la figura di Lilith diventa il simbolo del femminile che non si assoggetta al maschile e, rivalutata nelle religioni neopagane, viene posta a fianco di simboli come quello della Grande Madre”.

Comunque vogliamo interpretare questa figura, balza all’occhio la coerenza del racconto sumero-accadico della creazione dell’Adam (leggi : Homo sapiens) , inerente gli esperimenti di ingegneria genetica praticati dagli Elohim. Questa lunga serie di esperimenti , secondo quanto menzionato dalle tavolette cuneiformi, produce una serie di individui maschi e femmine (tutti geneticamente identici = cloni), che alla fine daranno origine al genere umano come lo conosciamo oggi.

Lilith quindi, è un “personaggio”  coerente con le cronache (che io non considero affatto miti – Cfr: IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE, la vera genesi dell’Homo sapiens – di Marco La Rosa  - Ed. OmPhi Labs 2015) sumero – accadiche e sarà uno dei primi (se non il primo) essere che abbandona “volutamente” il Gan Eden (Paradiso Terrestre), e che darà poi vita alle popolazioni “super evolute” che storicamente, antropologicamente e tecnologicamente non potranno mai essere spiegate con l’attuale paradigma scientifico – archeologico.

PER APPROFONDIRE LEGGI:

L’UOMO KOSMICO, teoria di un’evoluzione non riconosciuta – di Marco La Rosa – Ed. OmPhi Labs 2014

IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE, la vera genesi dell’Homo sapiens – di Marco La Rosa – Ed. OmPhi Labs 2015

Citazione  fonte per descrizione Lilith: Wikipedia


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giovedì 23 aprile 2015

SANTILLI FOOTAGE: VENT'ANNI E...QUALCOSA ANCORA NON MI TORNA...




di Marco La Rosa


Dalla primavera del 1995, quando le prime timide notizie venivano divulgate circa il filmato dell'autopsia dell'Alieno in mano al documentarista inglese Ray Santilli, sono appunto passati venti anni. Nonostante tutte le indagini possibili ed immaginabili che si sono svolte a tal proposito, ancora oggi non è stata messa la parola "FINE". Fine significa aver fatto piena e completa chiarezza per stabilire una volta per tutte: è una truffa, un imbroglio oppure no, qualcosa di vero alla fine c'è? Sostanzialmente ancora oggi nel 2015, pare che nonostante tutto, quel furbacchione di Ray Santilly qualcosa di "autentico" abbia avuto (e forse ha ancora) in mano. Deciderà di svelarlo prima o poi? Fino ad ora questa faccenda, prima confermata, poi negata e poi ancora riammessa, gli ha fruttato sicuramente molto denaro ed è certo che Santilli continuerà a "mungere la vacca" fino a che avrà latte...non credo la vorrà vendere prima. La mia sensazione è che qualcosa stia bollendo in pentola, come si suol dire, un inaspettato colpo di coda con qualcosa di tangibile che per oscure (o invece molto chiare per i veri addetti ai lavori) ragioni non è mai stato mostrato prima ? 

Siamo comunque alla vigilia di altre (forse) sensazionali rivelazioni, infatti il 5 Maggio prossimo, come già divulgato nel post:


"all’interno di un evento che andrà in onda dal New Mexico in diretta streaming mondiale, verranno divulgate alcune inedite  immagini che ritrarrebbero una o più creature umanoidi simili a quelle rinvenute nelle immediate vicinanze dell’UFO, che nel 1947, si schiantò a Roswell. Descritte dal alcuni ricercatori come le “slides di Roswell” le immagini sviluppate con tecnologia Kodachrome sono state autenticate da un gruppo di scienziati esperti che ha confermato l’origine e l’autenticità delle diapositive."




A suo tempo, anche il sottoscritto ha indagato a fondo sulla vicenda del Santilli Footage con un' analisi approfondita sulle dichiarazioni del fantomatico cineoperatore Jack Barnett. Ho pensato di riproporla di seguito, perchè ritengo che ancora oggi dopo oltre diciotto anni dalla sua prima pubblicazione sul web e poi su UFO Notiziario del CUN, ( N. 2 Giugno 1999: Jack Barnett: marionetta e finto traditore - pag. 28-29-30)


sia ancora attuale e metta in evidenza alcuni aspetti che sono sempre parsi marginali, ma alla luce delle dichiarazioni dei testimoni della vicenda, gli aspetti prettamente tecnici siano probativi di "cover-up" e "debunking" allo stesso tempo da parte di qualcuno che ovviamente doveva restare (ed è restato fino ad ora) nell'ombra. Quando tra il 1995 e il 1997 feci tutte le ricerche che portarono alla composizione della mia teoria, mi scontrai (amichevolmente) con Bob Shell, il fotografo-analista americano che venne chiamato in causa per avvallare o meno, le dichiarazioni di Jack Barnett. Con lo stesso Shell però convenimmo subito che alcuni dettagli "particolari" riguardo la pellicola meritavano più approfondite analisi.


foto: da sinistra Bob Shell, al centro il fisico americano-canadese Stanton Terry Friedman e Marco La Rosa (coperto al fianco di Friedman è seduto Maurizio Baiata- 5° Congresso Mondiale sugli oggetto volanti non identificati e fenomeni connessi - S. Marino 1997).



In quell'occasione, per altro, ribadii la mia ferma convinzione che la versione raccontata dal fantomatico cineoperatore Barnett, circa il procedimento di sviluppo della pellicola, non quadrava assolutamente. Lungi quindi dall'essere, ancora oggi, tutto chiarito, vi invito a leggere prima della mia breve inchiesta tecnica, il punto più aggiornato sulla questione scritto dall'amico giornalista e ricercatore Maurizio Baiata, che sicuramente è uno dei più qualificati (se non il più qualificato) a parlare del Santilli Footage:


Il filmato dell’Autopsia Aliena – Dopo 18 anni ancora nessuna verità


http://mauriziobaiata.net/2013/07/07/il-filmato-dellautopsia-aliena-18-anni-dopo-ancora-nessuna-verita/

Jack Barnett: marionetta e finto traditore

di Marco La Rosa





Assodato ormai che l’autopsia del "Santilli footage" non può essere considerata un falso ben architettato, esistono invece notevoli incongruenze, a mio avviso, nella testimonianza-intervista rilasciata da colui che asserisce di esserne stato il fantomatico cineoperatore.Innanzitutto egli sostiene di aver preso ordini diretti dal Gen. McMullen e di essersi recato, con altro personale militare, sul luogo dell’UFO-crash nei pressi di Soccorro (New Mexico) e di avere filmato tutte le fasi di recupero dell’oggetto volante, nonché la rimozione dei frammenti e le successive autopsie degli umanoidi rinvenuti sul luogo dell’incidente. L’attrezzatura adoperata sarebbe stata "presa in carico" a Washington D.C. : cinepresa Bell & Howell-70 dotata di torretta a 3 obiettivi e svariate bobine di pellicola 16 mm. <> (almeno un centinaio; forse più, in quanto una bobina aveva una durata di minuti 2,5). Come conseguenza di tale operazione, Barnett deve sicuramente aver firmato un registro per ritirare il materiale, che da quel momento passava sotto la sua diretta responsabilità. Non dimentichiamo, a tal proposito, la fiscalità dei depositi militari per qualsiasi tipo di materiale custodito e minuziosamente inventariato, il che prevedeva, non trattandosi di vettovagliamento, la riconsegna dello stesso numero di pezzi terminata la missione, con scarico su altro apposito registro, non necessariamente dello stesso deposito di partenza. Altro elemento importante da sottolineare è che il Gen. McMullen, avendo personalmente dato un’ "insolito" ordine, non di competenza di un così alto ufficiale, ma routine normalmente espletata dagli ufficiali subordinati (coordinanti le squadre di soccorso e recupero), era sicuramente e "impazientemente" interessato a visionare e custodire i filmati, essenziali per successivi studi e comparazioni, nonché per addestramento di squadre specializzate in "recupero, ricovero e smaltimento" (effettivamente istituite in seguito).

Come si spiega allora l’affermazione di Barnett "...Trattenni tutte le pellicole perché non avevo nessuno cui raccordarmi...". Non vale la scusa dell’estrema confusione, dovuta al fatto che in quel periodo i vari reparti dell’esercito erano sul punto di separarsi per una nuova riorganizzazione: lo strettissimo controllo effettuato dai "burattinai" su tutte le persone civili e militari che ebbero a che fare con la vicenda Roswell ne è una prova lampante; impossibile pertanto a Barnett poter gestire senza controllo materiale così importante. Altra affermazione palesemente contraddittoria è quella riguardante la fase di sviluppo della pellicola ed è proprio quella che ora andremo a verificare. <fui io stesso a sviluppare il film quando ritornai alla base>, dice Barnett; non è chiaro poi se venga anche affermato: <Parte di esse le sviluppai a casa>.

Tutto ciò è altamente improbabile, se non impossibile, in quanto un cineoperatore normalmente non aveva compiti di sviluppo; in particolare, per il tipo di pellicola usata nel nostro caso (Cine Kodak Super XX Panchromatic - Direct positive process), il processo non è assolutamente praticabile con il metodo dei secchi o delle vaschette, secondo quanto illustrato da Bob Shell al 5° Simposio Internazionale di San Marino. Lo stesso Shell, da me intervistato su questo punto, ha ribadito che > e che pertanto la mia perplessità <non aveva senso> (letteralmente). Su ciò dissento vivamente, illustrando con l’ausilio di manuali "Kodak" come dovevano essere trattate, dopo le riprese, le pellicole utilizzate da Barnett, punto che lo stesso non ha mai chiarito.


LO SVILUPPO:


TRATTAMENTO POSITIVO DIRETTO. Direct Positive (Reversal) Pocessing.


Alcune emulsioni fotografiche possono essere trattate in modo da produrre, senza una fase intermedia di stampa o di duplicazione, un’immagine aventi gli stessi rapporti di brillanza e le stesse relazioni tonali del soggetto originale. Cioè l’emulsione esposta al soggetto produce direttamente, al termine del trattamento, un’immagine positiva. Non esiste pertanto un negativo dal quale si possano stampare positivi e per ogni copia ricavata con questo metodo deve essere esposto un separato fotogramma (se è necessario stampare un elevato numero di copie può essere conveniente riprendere il soggetto originale su una pellicola negativa, oppure ricavare un negativo intermedio dall’immagine positiva). Un metodo per produrre direttamente un’immagine positiva è il trattamento di inversione, le cui fasi principali sono le seguenti :

Il materiale sensibile viene esposto a un soggetto o ad un’immagine positiva ;
Un primo sviluppo produce nell’emulsione un’immagine negativa ;
L’immagine negativa viene sbiancata in un bagno che elimina dall’emulsione l’argento metallico lasciando gli alogenuri d’argento residui ;
La parte non esposta e non sviluppata dell’emulsione, che corrisponde ad un’immagine positiva del soggetto, viene resa sviluppabile mediante esposizione a luce bianca (colpi di luce mirata e non necessariamente uguale per tutta la pellicola) oppure per via chimica ;
L’immagine positiva viene sviluppata e fissata.
Nelle pellicole da invertire le esposizioni sono più critiche che in quelle da trattare come negative, poiché le possibilità di effettuare correzioni durante il trattamento sono molto ridotte.

TRATTAMENTO DI INVERSIONE. Reversal Processing.

Il trattamento di inversione forma direttamente un’immagine positiva, cioè una riproduzione simile al soggetto originale. E’ usato per ottenere trasparenze positive in bianco e nero, riproduzioni positive al tratto per arti grafiche, nonché pellicole cinematografiche, diapositive e stampe a colori. Per ottenere un negativo di elevata qualità di norma è opportuno un accurato controllo dell’esposizione e dello sviluppo, tuttavia alcune variazioni in queste fasi non impediranno di ricavare dal negativo stampe accettabili, poiché le possibilità di variare l’esposizione di stampa permettono di correggere alcuni errori (non tutti) dei negativi. In altri termini, esiste una notevole latitudine nell’esposizione, nello sviluppo e nell’uso della maggior parte dei materiali negativi.
La situazione è diversa nel caso del trattamento di inversione, poiché si può ottenere un’immagine di elevata qualità soltanto se l’esposizione e il primo sviluppo sono equilibrati ; qualsiasi allontanamento da quest’equilibrio peggiorerà la qualità dell’immagine. A causa di questa dipendenza dall’equilibrio esposizione - sviluppo e a causa delle possibilità di decadimento dell’immagine nelle altre fasi del procedimento, il trattamento di inversione richiede controlli molto accurati."

Come spiegarsi dunque l’utilizzo da parte di Barnett di questo tipo di pellicola, così "severa" sia in fase di esposizione che di sviluppo, quando le normali procedure utilizzate dai cineoperatori militari (vedi combat-film) prevedevano l’utilizzo soprattutto di pellicole con successivo sviluppo di negativo ? Eppure la situazione così speciale ed insolita che gli era stato chiesto di documentare presentava molti aspetti difficili da gestire per ripresa ed esposizione.

Forse erano presenti "altri" cineoperatori con pellicole di diverso tipo ?

TRATTAMENTO SPECIFICO DELLE PELLICOLE CINEMATOGRAFICHE KODAK 16 MM IN BIANCO E NERO.

Le pellicole cinematografiche in lunghezza sino a 30 metri possono essere trattate su grandi rocchetti a spirale, oppure su un’apposita apparecchiatura a telai da usare in vasca.

AGITAZIONE: I metodi di agitazione raccomandati variano in funzione del tipo di attrezzatura impiegata.
Grandi rocchetti a spirale : si immerga il rocchetto nella soluzione impartedogli una rotazione sufficiente a farlo ruotare di ½ o 1 giro. Si sollevi e si abbassi il rocchetto circa di 1 centimetro (mantenendolo immerso nella soluzione) per i primi 15 secondi, battendolo sul fondo della tank per staccare dalla pellicola le bolle d’aria. Si agiti la pellicola ogni minuto sollevando il rocchetto fuori dalla soluzione, inclinandolo approssimativamente di 30° per farlo scolare per 10-15 secondi e immergendolo nuovamente con un vigoroso movimento di rotazione sufficiente a farlo ruotare di ½ o 1 giro entro la soluzione. Si alterni il senso di rotazione ogni minuto. Appena prima del termine del tempo di sviluppo, si faccia ruotare il rocchetto per 15 secondi.
Telaio e vasca : Si agiti la pellicola per 5 secondi sotto la soluzione subito dopo l’immersione. A intervalli di un minuto si sollevi il telaio completamente fuori dalla soluzione, lo si faccia sgocciolare per alcuni secondi e lo si immerga nuovamente. Con questa agitazione il tempo di sviluppo a 20° C sarà approssimativamente di 9 minuti. Con la minore agitazione normalmente impiegata nelle apparecchiature dei laboratori industriali il tempo di sviluppo sarà invece di circa 11 minuti.

E’ pertanto verosimile poter lavorare in questa maniera con i secchi di alluminio mostrati da Bob Shell ?

CONTROLLO DEL TRATTAMENTO DI INVERSIONE:

Per ottenere immagini positive dirette non può essere usata un’unica serie di soluzioni di trattamento per tutti i materiali fotografici e cinematografici. Ogni procedimento deve essere previsto in particolare per un determinato materiale, sia per quanto riguarda la composizione delle soluzioni, sia per i tempi di trattamento. Per applicazioni in bianco e nero sono fabbricate alcune speciali emulsioni invertibili e il trattamento consigliato dal fabbricante va scrupolosamente seguito.
Anzitutto l’esposizione deve essere corretta. Un’esposizione eccessiva produce un’immagine "leggera", nella quale si perdono i dettagli delle alte luci ; poiché l’immagine positiva viene formata dagli alogenuri d’argento lasciati nella pellicola dopo lo sviluppo dell’immagine negativa, è evidente che una sovraesposizione provocherà una eccessiva asportazione dell’argento necessario per l’immagine positiva. Analogamente, un’esposizione insufficiente lascerà troppo argento per l’immagine positiva, che pertanto apparirà eccessivamente scura.
Il primo sviluppo è critico ed è perciò essenziale che le istruzioni per il tempo di sviluppo e l’agitazione siano strettamente seguite. Sovrasviluppo e sottosviluppo forniscono risultati simili alla sovraesposizione e alla sottoesposizione. A causa delle differenze nell’agitazione effettiva, il tempo di trattamento ad una particolare temperatura potrà variare leggermente in funzione del sistema di trattamento.

A mio avviso, quanto sopra esposto porta ad una sola conclusione, peraltro già ribadita da altri: e cioè che il fantomatico Jack Barnett, non essendo stato in grado di gestire il lavoro di sviluppo nella maniera dallo stesso raccontata, altri non sia che una pedina manovrata ad hoc per divulgare materiale prevalentemente "autentico" (ma in realtà non custodito, a casa o in altro luogo, per più di 40 anni dallo stesso cameraman), al fine di studiare le reazioni dell’opinione pubblica messa di fronte ad una realtà che, "rivelata" in modo graduale e velato, a guisa di "vaccinazione", verrebbe assorbita senza particolari traumi, lasciando intatte le fondamenta dei poteri sia politico-economici che psicologico-religiosi.



CITAZIONI, FONTI BIBLIOGRAFICHE E CONSULENZE.



Notiziario UFO n° 12 (1997) "Ho tradito il mio paese" - di Maurizio Baiata.

Notiziario UFO n° 5 (1996) " E se non fosse un originale ?" di G. Lollino.

Notiziario UFO n° 5 (1996) "L’uomo senza volto" di Maurizio Baiata.
Notiziario UFO Settembre - Ottobre 1995 "La Nuova Realtà" Baiata-Pinotti.
Notiziario Ufo n° 7 (1996) "Santilleide" di M : Hesemann.
Notiziario UFO n° 6 (1996) " E la Kodak sta a guardare" di G. Lollino.
Notiziario UFO n° 3 (1995) "La Pellicola è del 1947" di Bob Shell.
Notiziario UFO n° 8 (1996) "La tela del ragno" di Forgione-Barbato.
Enciclopedia della Fotografia e della Cinematografia (1978) Kodak.
Feininger "La nuova tecnica fotografica" (Garzanti 1966)
Hedgecoe "Scuola di fotografia" (Mondadori 1991)
I. Bradshaw "Fotografia" (Rizzoli 1987)
Giuseppe La Rosa - Cineprese anni 1938-1970 - Tecniche di ripresa con cineprese a caricamento a molla. (Cons. CUN Sede di Parma - Resp. Tecnico CUN Sede di Parma).
Dott. Italo Preti - Documentarista, critico e storico cinematografico. (Cons. CUN Sede di Parma).
Graziano Fantuzzi - Fotografo e tecnico luci in cinematografia. (Cons. CUN Sede di Parma).
Gianmaria Pacchiani - Regista. (Cons. CUN Sede di Parma).
MEGAFILM - audiovisivi e documentari (PARMA). (Cons. CUN Sede di Parma).

martedì 21 aprile 2015

RICORDI DI UN FUTURO PASSATO


Di Marco La Rosa

19 Aprile 2015

Breve pensiero scaturito dopo la conferenza di Maurizio Baiata a Cremona il 18 Aprile 2015.

Il caso non esiste e gli eventi sincronici hanno fatto si che rivedessi un caro vecchio amico. Il tempo scorre in modo diverso se intraprendi vie sconosciute ai più. Ecco perché ho ritrovato una persona che non è invecchiata affatto nello spirito e neppure nel corpo. Vent’ anni fa le nostre strade hanno preso direzioni diverse e ieri, quando ci siamo rivisti,  è bastato un attimo per realizzare che la “visione” della realtà  che ci circonda è cambiata radicalmente per noi, ma non per il mondo attorno che scorre ancora ignaro di ciò che avviene dietro il velo a pochi millimetri (o forse meno) dai nostri sensi. Quello che abbiamo fatto in questi anni non ci ha fatto progredire materialmente nella ricerca che avidamente e spasmodicamente macinavamo insieme giorno dopo giorno, ma in realtà ci ha fatto crescere esponenzialmente e  a nostra insaputa, nell’affinamento dei sensi che permettono di guardare al di là del velo. Ecco che all’improvviso ti trovi, un giorno qualsiasi, magicamente catapultato dall’altra parte. Ti volti e guardi indietro, dove a pochi passi le immagini di un “futuro passato” scorrono come un nastro trasportatore e ti vedi lì,  inutilmente indaffarato ad inseguirti. E’ la consapevolezza che arriva come un pugno nello stomaco; ti fermi e  finalmente comprendi che cercavi nel posto sbagliato, lontano, troppo lontano da te stesso, confuso e distratto dal rumore e dal caos generato dalla “materia”. Ciò che invece è nascosto in bella vista sta dentro di te, talmente vicino da non dover nemmeno allungare la mano per toccarlo.

grazie Maurizio !


PER I LIBRI, GLI ARTICOLI E GLI STUDI DI MAURIZIO BAIATA:

http://mauriziobaiata.net/


lunedì 20 aprile 2015

L'ANIMA, LA COSCIENZA E LA VITA DOPO LA MORTE

IL PARERE DI UN IMPORTANTE CHIRURGO: NELLE ESPERIENZE DI PRE-MORTE C’È LA PROVA DEL DISTACCO ANIMA/COSCIENZA-CORPO



Lloyd William Rudy, importante cardiochirurgo morto nel 2012, ha riportato uno dei casi più emblematici di esperienza di pre-morte: un paziente, dichiarato morto da almeno venti minuti, ritorna alla vita raccontando in dettaglio tutto ciò che aveva visto. Il dottor Rudy pensa che questo caso, insieme a molti altri, sia la prova del possibile distacco dell'anima dal corpo al momento della morte. Nel corso degli ultimi anni, alcuni ricercatori olandesi hanno raccolto più di 70 casi sulle esperienze di pre-morte (Nde= Near Dead Experience), registrando i racconti di persone che avrebbero lasciato i loro corpi e osservato scene poi descritte con impressionante precisione.


 I dettagli di ciò che hanno visto (le azioni dei medici in ospedale, per esempio) si sono rivelate corrette, fornendo alcune delle prove più significative sull’esistenza  della  “vita cosciente dopo la morte”. Titus Rivas, Anny Dirven e Rudolf Smit hanno pubblicato una lunga serie di testimonianze corroborate da dati medico -scientifici in un libro in lingua olandese intitolato “Wat een stervend brein niet kan” (Ciò che un cervello morente non può fare). Come riporta The Epoch Times, in un caso riferito dal cardio-chirurgo di fama mondiale Lloyd W. Rudy (1934-2012), un paziente dichiarato morto da almeno venti minuti è incredibilmente ritornato in vita. Non solo è stato insolito il suo ritorno alla vita, ma anche il racconto del periodo in cui è stato morto sfida tutte le spiegazioni razionali. Il dottor Rudy si è laureato alla Scuola di Medicina dell’Università di Washington, è stato preside del “Programma Cuore” presso la Scuola di Medicina dell’Università della Georgia ed è stato membro del primo team di trapianti di cuore presso l’Università di Stanford. Il dottor Rudy e il suo assistente Roberto Amado-Cattaneo, avevano eseguito un intervento chirurgico per sostituire una valvola cardiaca infetta. L’infezione aveva causato al paziente un aneurisma e l’uomo poteva essere tenuto in vita solo tramite un respiratore automatico. Verso la fine dell’intervento, la situazione è precipitata e il paziente non ha dato più cenni di vita. Rammaricati, i chirurghi hanno quindi redatto il certificato di morte, hanno informato la moglie dell’uomo del suo decesso e hanno spento i macchinari. «Alla fine dell’intervento, i chirurghi avevano dimenticato di spegnere la macchina che misura alcune funzioni del corpo quali la pressione del sangue. Inoltre, poco prima che il paziente morisse, avevano introdotto nel suo corpo un lungo tubo con un sensore all’estremità per rilevare con precisione determinate funzioni, come il suo battito cardiaco», scrivono i ricercatori olandesi. «Rudy e il suo assistente si erano già tolti i camici, i guanti e le mascherine ed erano in piedi davanti alla porta aperta della sala operatoria. Stavano discutendo su cosa avrebbero potuto fare e su quali farmaci avrebbero potuto somministrare al paziente per salvarlo. Erano ormai trascorsi circa venti o venticinque minuti da quando il paziente era stato dichiarato morto. Improvvisamente è sembrato esserci come un’attività elettrica… Rudy e il suo assistente hanno pensato che potesse essere l’effetto di una sorta di convulsioni post mortem , tuttavia l’attività è aumentata fino a divenire un battito cardiaco, prima lento poi sempre più veloce». Nessuno aveva fatto niente per rianimare il paziente da quando era stato dichiarato morto: il risveglio era stato spontaneo. Ci sono voluti un paio di giorni perché il paziente riprendesse conoscenza, tuttavia il recupero è stato completo, senza alcun segno di danno cerebrale. «In passato, avevo sperimentato alcune situazioni in cui i pazienti si erano ripresi da uno shock lungo e profondo, tuttavia queste persone erano ancora in vita, in questo caso invece l’uomo era morto», ricorda il dottor Amado-Cattaneo. Come con molte persone che hanno riferito di aver lasciato il corpo durante una Nde (near dead experience), il paziente ha descritto una luce brillante alla fine di un tunnel. Tuttavia, sono gli avvenimenti che ha osservato all’interno dell’ospedale che incuriosiscono coloro che cercano di verificare scientificamente le esperienze di pre-morte.

Il paziente ha raccontato di aver visto i dottori Rudy e Amado-Cattaneo parlare, ha descritto con precisione la loro posizione nella stanza e il fatto che stessero con le braccia incrociate sul petto e ha visto l’anestesista entrare nella sala operatoria. Ancor più interessante, racconta di aver visto il monitor del computer nella postazione di una infermiera con dei post-it attaccati e allineati uno sopra l’altro. In effetti, l’infermiera aveva annotato sui foglietti adesivi alcuni messaggi telefonici per il dottor Rudy e li aveva disposti proprio in quel modo. «Rudy precisò che il paziente non avrebbe potuto vedere i foglietti degli appunti prima dell’operazione. Ovviamente, il modo in cui i post-it erano stati disposti sul monitor era differente da quello in cui erano collocati su altri computer e il paziente non avrebbe potuto indovinare l’ordine in cui erano stati attaccati», scrivono gli autori. Rudy concluse che il paziente doveva realmente essersi trovato fuori dal suo corpo, perché altrimenti non avrebbe potuto descrivere le circostanza in maniera così precisa. A suo avviso, la coincidenza o la semplice preveggenza non possono essere delle spiegazioni realistiche.

Anche il dottor Amado-Cattaneo non riusciva a spiegarsi il fenomeno. Ha confermato che il paziente ha descritto con precisione gli eventi e, dal momento che i suoi occhi erano tenuti chiusi con del nastro per proteggere la cornea durante l’operazione, non poteva aver visto niente. Le macchine che stavano monitorando i suoi segnali vitali funzionavano perfettamente, il suo cuore si era fermato e non ha mostrato segni di vita per almeno venti minuti. Rivas e Smit concludono affermando che la raccolta di tali prove aneddotiche stia rendendo sempre più difficile archiviare questo tipo di casi come semplice suggestione.

                   VIEDO INTERVISTA AL DR.  Lloyd William Rudy






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giovedì 16 aprile 2015

LE STRANE AFFERMAZIONI DI OBAMA E LA STRATEGIA DEL "NASCONDERE...IN BELLA VISTA"


Barack Obama: gli alieni ci controllano

Fonte: www.exopolitics.org 

di Michael Salla


Nell’ultima serata del Jimmy Kimmel Live, il Presidente Barack Obama ha fatto una strana ammissione sugli UFO. Ha detto che alieni controllano gli Stati Uniti e sono responsabili della segretezza di governo sugli UFO. Secondo il Los Angeles Times e il New York Magazine, l’ammissione di Obama non era altro che uno scherzo fatto in un comedy show in tarda serata, in cui ha dimostrato il suo asciutto senso dell’umorismo. Ma è davvero così? Una recente ammissione sulla segretezza in materia di UFO da parte di John Podesta, l’ex consigliere di Obama alla Casa Bianca per i Cambiamenti Climatici e le Politiche Energetiche, suggerisce che Obama fosse serio nel dire di non aver alcun controllo sulla situazione. Ecco cosa ha detto Obama in risposta a Kimmel, secondo il Los Angeles Times:
(Kimmel) voleva sapere se Obama aveva cercato di andare a fondo nei “files UFO” sulla misteriosa zona desertica nota come Area 51. Gli alieni non lo permettono”, ha scherzato Obama. “Si rivelerebbero tutti i loro segreti”. Loro esercitano uno stretto controllo su di noi”. Ma una volta il presidente Clinton ha detto di aver controllato e di non aver trovato nulla, ha protestato Kimmel. “Questo è quello che ci ordinano di dire”, ha risposto Obama.
I commenti di Obama arrivano appena un mese dopo le affermazioni di Podesta secondo cui il suo più grande fallimento nel 2014 è stato “Ancora una volta non aver ottenuto la divulgazione degli UFO files”.


Podesta avrebbe ricevuto un briefing informale da parte del fondatore del disclosure project Steven Greer nel gennaio 2009 sulle fonti energetiche alternative ricavate da scienza extraterrestre.  Se fosse vero, pare che quando Podesta venne nominato consigliere di Obama in materia di politica energetica nel 2014, cercò di ottenere informazioni classificate sull’energia e i sistemi di propulsione dei velivoli UFO. La franca ammissione sul fallimento di Podesta è stata interpretata come la prova che esistono potenti forze governative e/o corporative che impongono la segretezza UFO. I commenti di Obama sollevano un'altra possibilità. Gli stessi alieni, almeno alcuni di loro, svolgono un ruolo chiave nel mantenimento del segreto UFO. La possibilità che gli alieni possano essere qui sulla Terra e influenzare la politica pubblica di grandi nazioni come gli Stati Uniti non è così strana, visto ciò che hanno detto altri leader mondiali a riguardo. Ad esempio, il primo ministro russo Dmitry Medvedev ha dichiarato, il 7 dicembre 2012, che i presidenti russi vengono segretamente informati sugli extraterrestri che vivono tra noi e che è stata istituita un'agenzia top secret per monitorare le attività aliene.


 Le dichiarazioni di Medvedev implicano fortemente che alieni che vivono tra noi esercitano un qualche tipo di influenza sugli affari umani. Secondo Paul Hellyer, ex ministro della Difesa canadese, gli Stati Uniti hanno stipulato accordi con gli extraterrestri che vivono segretamente in strutture militari USA nella Nellis Air Force Base.


Hellyer sostiene di aver avuto conferma delle sue informazioni su UFO/alieni da alti funzionari militari della US Air Force. Le dichiarazioni di Hellyer sono state riportate in un servizio della Fars News Agency secondo cui gli Stati Uniti sono controllati dagli alieni Bianchi Alti. La storia è stata divulgata dal Washington Post e altri media importanti.
La strana affermazione di Obama sul controllo alieno potrebbe essere stata fatta in parte per scherzo in un comedy show in tarda serata. Tuttavia, questo non esclude la possibilità che dietro al suo asciutto umorismo vi sia un’inquietante verità. I presidenti degli Stati Uniti non possono dire la verità sugli UFO e la vita aliena - a meno che non lo facciano in un modo che permetta di mantenere una plausibile negazione, come nel Jimmy Kimmel Live.

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lunedì 13 aprile 2015

GRANDE PIRAMIDE: AGGIORNAMENTO SULLA VICENDA GOERLIZT & ERDMANN


Aggiornamenti sui prelievi di materiale nella Grande Piramide

Da:



Il testo che segue è il Comunicato Ufficiale da parte degli archeologi tedeschi Dominique Goerlitz & Stefan Erdmann, pubblicato l’8 marzo 2015, relativo a ciò che è stato chiamato lo "Scandalo della Grande Piramide". I due prelevarono alcuni campioni dalla Camera di Scarico in cui sono presenti il cartiglio di Cheope e altre iscrizioni poste sui blocchi interni, al fine di datare il monumento. I risultati hanno apportato delle interessanti novità in relazione alla tecnologia con cui fu eretta la Piramide. Nel dicembre 2013 il dottor Zahi Hawass, già Ministro dell'Antichità sotto l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak, accusò i tedeschi Dominique Goerlitz e Stefan Erdmann di aver danneggiato il famoso cartiglio del faraone Cheope all'interno della piramide. Il "Cartiglio di Cheope " è considerato il Santo Graal dell'egittologia, dal momento che rappresenta la "pistola fumante" del fatto che questo monumento apparterrebbe a tale faraone della IV Dinastia. Goerlitz ed Erdmann hanno però strenuamente negato di aver danneggiato il cartiglio di Cheope e hanno sostenuto di aver ricevuto un permesso ufficiale scritto per entrare nella Grande Piramide per alcune ore, così come il permesso implicito a raccogliere solo pochi milligrammi da un'altra iscrizione vicina al cartiglio e alcune piccole quantità di graffiti scuri posti nella stessa stanza, al fine di svolgere test scientifici in un laboratorio accreditato in Germania. 




Il prelievo dei campioni si è svolto sotto la supervisione di ispettori del Ministero delle Antichità egizie, nonché funzionari della sicurezza. Goerlitz ed Erdmann hanno poi debitamente restituito i campioni di vernice alle autorità egiziane, dopo i test in Germania. Nel frattempo, per difendersi dalle malevoli accuse mosse nei loro confronti da Zahi Hawass, i due ricercatori hanno ottenuto l’aiuto degli studiosi e nostri collaboratori Robert Bauval e Robert Schoch. Quest’ultimo ha fornito prove fotografiche e video, che mostrano che il Cartiglio di Khufu era già stato danneggiato tra il 2004 e il 2006. Ciò nonostante, le accuse di Hawass come direttore generale delle Piramidi di Giza ha portato a un’azione legale contro Goerlitz ed Erdmann. Tuttavia, il 15 Febbraio scorso la Corte Tedesca ha deciso di chiudere il caso, decidendo di infliggere ai due archeologi una pena minore per compensazione verso le autorità egizie. Se, come dimostrato da Robert Schoch e Robert Bauval, i campioni mancanti del cartiglio sparirono tra il 2004 e il 2006, quando Zahi Hawass, ex ministro per le antichità egizie, era in carica nella Piana di Giza, scagionando almeno in parte i due archeologi, chi è stato a portarli via? Nonostante la politica accusatoria condotta da Hawass e le conseguenti distrazioni, i campioni raccolti sono stati scientificamente testati in Germania e potrebbero aver risolto il mistero secolare di questo monumento, per quanto riguarda l'impiego di ferro e possibili altre tecnologie avanzate utilizzate dai costruttori dalle Piramidi di Giza. Goerlitz ed Erdmann possono infatti confermare la scoperta di 18 tracce nere di magnetite sul soffitto della camera del cartiglio e la piastra del ferro trovata da JR Hill nel 1883 (metallurgicamente indagato da El Gayar & Jones nel 1989). Possono anche fornire la prova fisica per l’impiego del ferro nella IV Dinastia. La presenza di magnetite e di «[...] le altre inclusioni di ferro non-ridotto hanno mostrato che le operazioni di fusione erano state maldestramente condotte a bassa temperatura, probabilmente tra i 1.000 ei 1.100 ° C [...]» (Gayar & Jones). Tutte queste prove archeo-metriche contraddicono fortemente le dichiarazioni ufficiali degli egittologi che nell'Antico Regno non si sapesse come produrre ferro, tantomeno come usarlo. Le prove scaturite dai test scientifici spiegherebbero anche il mistero di come gli enormi blocchi multi-tonnellate furono trasportati, sollevati e posizionati dai costruttori di Giza, suggerendo una tecnologia altamente avanzata e l'uso di strumenti in ferro nell’Egitto del III millennio a.C. Al Congresso di Lennestadt (22-23 Agosto, 2015), Goerlitz presenterà un esperimento, in cui cercherà di dimostrare come gli antichi Egizi impiegarono la loro attrezzatura in ferro.

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mercoledì 8 aprile 2015

I RACCONTI "GLOBALI" DELLA CREAZIONE: IL GIAPPONE...


MITI GIAPPONESI CHE RACCONTANO DI QUANDO LE DIVINITÀ CAMMINAVANO SULLA TERRA

Riadattamento e commenti di Marco La Rosa

Come nella maggior parte dei miti di “creazione” delle culture terrestri, anche il Giappone tramanda di un'epoca d'oro durante la quale gli dei “creatori” camminavano sul nostro pianeta e governavano le società umane. Chi erano questi dei? Forse visitatori di altri mondi scambiati per divinità?

La mitologia giapponese è raccolta in un’unica opera chiamata Kojiki (古事記, letteralmente “cronaca di antichi eventi”), un’opera in tre libri scritta in giapponese antico. E’ palese quindi che coloro i quali redassero gli scritti in questione, volessero tramandare e descrivere ciò che per loro erano “fatti” e non mitologie o scritti da interpretare. La redazione finale del testo è stata eseguita nel 712 d.C., raccogliendo in un’unica opera una serie di documenti che tramandavano appunto i fatti dell’epoca antica del Giappone. Ho già espresso in precedenti articoli il mio parere riguardo alle “cronache antiche” ( per esempio molti fatti raccontati nel vecchio testamento biblico), pertanto “voglio fare finta che” (per non urtare animi suscettibili) gli antichi cronisti volessero dire proprio ciò che hanno scritto e nulla altro.

Queste singole fonti, a loro volta, prima di essere fissate su documenti scritti, erano tramandate oralmente attraverso le generazioni. Il testo inizia con il racconto della creazione del Cielo e della Terra e la creazione dell’uomo. Inoltre, vengono raccontate le vicende di varie divinità che erano sulla terra all’alba dei tempi. Infine, vengono narrate le origini mitologiche del Giappone, della dinastia Yamato e delle maggiori famiglie nobili. Il primo tempo viene descritto come Jindai moji o Kamiyo moji (神代文字 “personaggi dell’Età degli Dei”), un’epoca in cui una Terra desolata vede la discesa di due entità, Izanagi e Izanami (oltre ad essere fratello e sorella, i due sono anche amanti), intenzionate a dare forma e vita al pianeta. Già da questo punto possiamo notare le sorprendenti analogie con i racconti Sumero-Accadici. Si narra che il primo gesto di Izanagi ed Izanami fu quello di far sorgere le terre dall’oceano e mescolarle con una lancia chiamata Ame-no-nuhoko. Con il fango che si ammassò colando dalla lancia ebbe origine la prima isola: Onogaro-Shima (il Regno Terreno). 


In seguito gli dei crearono altre otto grandi isole che divennero la terra di Yamato, il Giappone. Le due divinità  quindi abbandonarono il Regno del Cielo e stabilirono la loro nuova dimora sulla Terra. «Izanagi e Izanami scesero su quella piccola isola e là innalzarono un palazzo. Ma il loro lavoro era appena iniziato: a parte quel piccolo scoglio deserto, il mondo era ancora una massa di acqua senza forma. (cfr. Genesi Antico testamento: “La Terra era informe e deserta”).  Non vi era nulla: né piante né animali né creature viventi, e il paesaggio era piatto e spoglio. Izanagi e Izanami cominciarono a riflettere su come proseguire la loro opera di creazione». Dall’unione di Izanagi e Izanami nacquero il dio del mare O-Wata-Tsu-Mi, il dio delle montagne O-Yama-Tsu-Mi, il dio degli alberi Kuku-no-chi e il dio del vento Shina-Tsu-Hiko. La nascita dell’ultimo dio, quello del fuoco Kagu-tsuchi, costò la vita ad Izanami. Così si legge: «Purtroppo, nel dare alla luce il dio del fuoco, Izanami si ustionò il ventre e morì. La donne fu sepolta sul monte Hiba, nella penisola di Izumo. Izanagi molto si dolse della morte della moglie». È strano leggere della morte di una divinità, che per definizione dovrebbe essere immortale. Dunque, Izanagi e Izanami erano creature mortali. Se così, chi erano veramente e da dove venivano? Anche qui mi soffermo un istante per notare che, come narrato anche nell’Antico Testamento Biblico, le divinità (o meglio gli individui) descritti, hanno tutte bisogno di nutrirsi, riposarsi e sono assolutamente vulnerabili, invecchiano (molto più lentamente dell’uomo) ma alla fine muoiono anche loro.
«Allora Izanagi si mise in viaggio per il Profondo, lo Yomi-Tsu-Kumi, il paese dei morti che si trovava nel sottosuolo. Entrò in una caverna, e dopo aver percorso un lungo cunicolo, giunse a una strana costruzione che sprofondava ancor più nelle viscere della terra».

Izanagi, adirato, uccise il figlio (che aveva causato la morte della sua amata) e scese all’inferno con l’intento di condurre fuori la sua compagna dal mondo dei morti. Ma al suo arrivo, il dio scoprì che la sua sposa si era nutrita con il cibo infernale ed era diventata un demone malvagio. Izanagi fuggì in superficie ed Izanami restò nello Yomi-Tsu-Kumi divenendone la terribile regina. (cfr. racconti Norreni ecc…).I racconti mitologici giapponesi sono particolarmente interessanti perché trovano due paralleli decisamente notevoli: il primo è quello con la mitologia cinese, nella quale si racconta di esseri celesti discesi sulla terra in draghi volanti: costoro furono i primi sovrani che diedero inizio alla civiltà cinese e che sono conosciuti come i Tre Augusti: Fu Xi, Nüwa, Shen Nung. Nüwa era la sorella di Fu Xi e ne divenne anche la sposa.


Fu Xi e Nüwa venivano rappresentati sempre allacciati per la coda. Fu Xi tiene in mano una squadra, Nüwa invece un compasso. I due strumenti (ad oggi, ancora adoperati nella simbologia muratorio -  massonica) indicano che i due sovrani inventarono norme e regole e le insegnarono ai mortali. Altra interessante riflessione da fare a questo punto è lo spinoso concetto, più volte espresso, del cosiddetto accoppiamento “Inbred”, o meglio conosciuto come incesto. A tal proposito preferisco consigliare ai lettori di approfondire la questione sul mio nuovo libro: IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE, la vera genesi dell’Homo sapiens, Ed. OmPhi Labs 2015 (http://www.omphilabs.it/prod/Il-Risveglio-del-Caduceo-Dormiente.htm).

Il secondo parallelo notevole è con la mitologia egizia, nella quale si tramanda sempre di un fratello e di una sorella “sposi” (Osiride e Iside), dalla cui unione nacque Horus, il capostipite delle dinastie faraoniche.



   (“ La dea del cielo Nut e il dio della terra Geb generarono Osiride, Iside, Nefti e Seth. Iside, dea dell'amore, sin da quando erano insieme nel ventre materno amava Osiride e i due, dopo la nascita, divennero faraoni e civilizzarono il mondo”). Inoltre, come nello Kojiki, i Testi delle Piramidi parlano dello Zep Tepi, un periodo primordiale dal quale emerse l’ordine dal caos e nel quale gli dei governavano la Terra. Come interpretare queste corrispondenze presenti in culture tanto lontane nello spazio e nel tempo? Se si tratta solo di racconti mitologici, è possibile che una civiltà ormai perduta fosse presente anticamente su tutto il pianeta, condividendo un unica cultura? È se invece questi racconti, considerati mitologici, fossero il ricordo lontano di un evento che ha impressionato i nostri antenati fino a convincerli a tramandarlo alle generazioni future? È possibile quindi che antichi viaggiatori di altri mondi siano stati scambiati per divinità dai nostri antenati? (cfr. Il culto del “cargo”).  E se così fosse, in che modo hanno influenzato o alterato l’evoluzione biologica e culturale della specie umana?

Fonte e citazioni:
L’UOMO KOSMICO, teoria di un’evoluzione non riconosciuta  - di Marco La Rosa – Ed. OmPhi Labs 2014
IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE, la vera Genesi dell’Homo sapiens -  di Marco La Rosa – Ed. OmPhi Labs 2015.


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