IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens
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VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO

VIDEO SINOSSI DELL'UOMO KOSMICO
VIDEO SINOSSI DELL' UOMO KOSMICO
Con questo libro Marco La Rosa ha vinto il
PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO
ALTIPIANI DI ARCINAZZO 2014
* MISTERI DELLA STORIA *

con il patrocinio di: • Associazione socio-culturale ITALIA MIA di Roma, • Regione Lazio, • Provincia di Roma, • Comune di Arcinazzo Romano, e in collaborazione con • Associazione Promedia • PerlawebTV, e con la partnership dei siti internet • www.luoghimisteriosi.it • www.ilpuntosulmistero.it

LA NUOVA CONOSCENZA

mercoledì 30 ottobre 2013

IL "CRANIO" DELLA DISCORDIA


Molte volte su questo Blog ho parlato di evoluzione umana, anche detta « ANTROPOGENESI » oppure « OMINAZIONE ».
 Dopo la metà del 1700 d.C., pian piano viene abbandonata la teoria Aristotelica della « FISSITA DELLE SPECIE », secondo la quale gli organismi viventi attuali  e quindi luomo, sarebbero uguali a quelli creati allinizio della vita sulla Terra. Questa teoria era anche supportata dalle convinzioni religiose che trovavano nel primo libro della Bibbia (Genesi),  la conferma che tutte le specie fossero state create a opera di Dio.
Già prima del 1859, anno della pubblicazione dell Origine delle specie di Charles Darwin, le posizioni degli studiosi di scienze naturali erano divise in due grandi correnti di pensiero che vedevano, riguardo ai viventi, da un lato una natura dinamica ed in continuo cambiamento, dall'altro una natura sostanzialmente immutabile.
Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata”: Il Darwinismo si è evoluto nel Neo-Darwinismo e i  "diagrammi evolutivi" pare che da alberi, siano divenuti cespugli e poi ramoscelli, con buona pace di tutti coloro che credevano di aver già scoperto e spiegato tutto.

Buona Lettura

MLR


 IL CRANIO FOSSILE CHE STA RIVOLUZIONANDO LA STORIA DELL'UOMO


di : Marco Cattaneo
da : NATIONAL GEOGRAPHIC ITALIA



Un fossile ritrovato in Georgia accende il dibattito tra gli studiosi: gli ominidi di 1, 8 milioni di anni fa appartenevano tutti alla stessa specie?
Prima un albero, poi un cespuglio e adesso un ramoscello striminzito. Potrebbe essere questa l'ultima versione dell'abusata metafora che descrive il cammino dell'evoluzione umana. Come riferisce un articolo pubblicato oggi sulla rivista Science, infatti, David Lordkipanidze e i suoi colleghi che studiano i preziosi fossili umani di Dmanisi, in Georgia, risalenti a un milione e 800.000 anni fa, hanno avanzato una proposta che stravolgerebbe tutto lo schema della nostra evoluzione, almeno negli ultimi tre milioni di anni.


 Secondo l'idea del cespuglio avanzata da Stephen Jay Gould, il modello più accreditato dell'evoluzione umana vuole che molte specie siano convissute, lungo i 5-7 milioni di anni in cui ci siamo separati dalla linea evolutiva degli scimpanzé. In particolare, a partire da circa tre milioni di anni fa sarebbero stati presenti, più o meno contemporaneamente, tre nostri parenti, Homo habilis, H. rudolfensis e H. ergaster, vissuti tutti in Africa. A cui poco dopo, per i tempi dell'evoluzione, si sarebbe aggiunto Homo erectus.
Erano state le notevoli differenze morfologiche dei fossili più antichi, scoperti in luoghi distanti e riferiti a epoche diverse, a spingere gli antropologi ad attribuirle a specie differenti.
Lì in mezzo, tra i tre antenati più vecchi e H. erectus, si era collocato Homo georgicus, l'uomo di Dmanisi, dove Lordkipanidze e colleghi raccolgono reperti da più di vent'anni, cercando di ricostruire la storia di quella sorprendente popolazione umana, la più antica fuori dall'Africa, che abitava tra le montagne del Caucaso. La fortunata caccia al tesoro dei georgiani ha permesso di mettere insieme una collezione di cimeli senza uguali. Ci sono i crani di almeno cinque individui, diversi per sesso e per età ma decisamente contemporanei: un maschio anziano e privo di dentatura, due maschi maturi, una giovane donna e un adolescente di sesso ignoto.
Ed è l'ultimo cranio studiato, Skull 5, ad aver messo la pulce nell'orecchio agli studiosi georgiani e ai loro colleghi di Harvard, dell'Università di Tel Aviv e dell'Istituto di antropologia di Zurigo che firmano l'articolo pubblicato su Science. A differenza degli altri quattro, Skull 5 - il più completo cranio così antico del genere Homo mai scoperto - presenta caratteristiche primitive. Ha una scatola cranica piccola, il volto allungato, la mascella superiore quasi scimmiesca, grandi denti. Tutti elementi che rimandano alle antiche specie africane. Gli altri crani, invece, mostravano caratteristiche che richiamavano quelle del più moderno Homo erectus, asiatico.
Così, il gruppo di Lordkipanidze ha usato la TAC e sofisticati modelli tridimensionali al computer per confrontare i suoi fossili. E ne ha concluso che, per quanto quelle ossa appaiano molto diverse, le loro differenze non sono superiori a quante se ne troverebbero confrontando cinque esseri umani moderni, o cinque scimpanzé. Tanto basta a confermare che i cinque individui di Dmanisi appartengano alla stessa specie, come faceva pensare anche il fatto che siano stati scoperti nello stesso luogo e nello stesso strato, e dunque che fossero contemporanei.

Questo risultato riapriva la domanda fondamentale: dato che presentano caratteristiche antiche e moderne al tempo stesso, a quale specie vanno attribuiti gli umani di Dmanisi? Per risolvere l'enigma, gli studiosi hanno eseguito a stessa analisi statistica sui dati relativi a reperti di Homo erectus, H. rudolfensis e H. ergaster, per arrivare a una conclusione inquietante, almeno per le convinzioni radicate della comunità scientifica: le variazioni di quei fossili - non molto differenti da quelle dei "cinque di Dmanisi " - non indicano che appartenessero a specie diverse. Anzi, la loro variabilità è perfettamente compatibile con l'appartenenza a una stessa specie. Se questa ipotesi fosse accolta con favore, quest'unica specie prenderebbe il nome di Homo erectus, il primo a essere scoperto, nell'isola di Giava, nel lontano 1891. Mentre quello che oggi è chiamato H. ergaster ne sarebbe al massimo una sottospecie, H. erectus ergaster. E ancora più complicato sarebbe il destino dei fossili georgiani, la cui popolazione diventerebbe H. erectus ergaster georgicus.
Per il momento l'articolo di Science ha fatto scoppiare una bomba nel piccolo universo degli antropologi, come riconosce Philip Rightmire, uno degli autori dello studio. Secondo Ian Tattersall, dell'American Museum of Natural History di New York, sono i crani di Dmanisi che invece potrebbero corrispondere a più di una specie. E mentre Ron Clarke, altro paleoantropologo di fama dell'Università del Witwatersrand a Johannesburg, suggerisce che Skull 5 somigli a Homo habilis, Fred Spoor del Max-Planck Institut di Lipsia, sostiene che sia sensato chiamarlo Homo erectus. Non fa azzardi invece Tim White, che già una decina d'anni fa dall'Università della California aveva proposto dare dare una sforbiciata alle innumerevoli specie che andavano affollandosi sul cespuglio dell'evoluzione umana, limitandosi a sottolineare l'eccezionalità di una così ricca collezione di fossili antichi da un unico sito.
"I fossili di Dmanisi - spiega Giorgio Manzi, dell'Università di Roma "La Sapienza", il cui nuovo libro Il grande racconto dell'evoluzione umana sarà in libreria a giorni - portano con sé eredità del passato e caratteri di forme che si sarebbero evolute nel futuro. Quel sito è una specie di "ombelico del mondo" del Pleistocene. E la loro eccezionale variabilità rappresenta una specie di instabilità morfologica". Siamo passati, insomma, da una fase in cui i cambiamenti più evidenti riguardavano la postura bipede a una in cui riguardano il cervello, e le notevoli differenze dei crani di Dmanisi testimoniano soltanto una transizione.
Ma il dibattito è solo all'inizio, e purtroppo non potrà beneficiare dell'unico strumento che risolverebbe la questione una volta per tutte, l'analisi del DNA. "Con la sola morfologia - dice Gianfranco Biondi, dell'Università dell'Aquila - non è facile rispondere a questi interrogativi. E per il momento non siamo in grado di estrarre il DNA dalle ossa come è stato fatto per le forme antiche di Homo sapiens e i Neandertal. Per ora non abbiamo la tecnologia per andare oltre 150.000 anni fa". In altre parole, dobbiamo aspettare. A meno che altre scoperte non tornino a infiammare il dibattito tra gli antropologi.

di : di Marco Cattaneo


lunedì 28 ottobre 2013

TRIBUTO AD ERNESTO DE MARTINO NOSTRO ISPIRATORE

               Multidisciplinarietà e interdisciplinarietà
          Evoluzione del pensiero di Ernesto de Martino


La multidisciplinarietà è una delle sfide con cui la ricerca accademica dovrà prima o poi confrontarsi. A causa dellelevato grado di specializzazione del sapere odierno, la possibilità che un solo campo del sapere si consideri preminente è ormai sempre meno credibile. Linterdisciplinarietà si pone così come possibilità per far comunicare, ed a un tempo progredire, i numerosi punti di vista che si sono aperti sul mondo e lo studio delluomo.

di: Davide Balzano


 "Ernesto de Martino fu uno dei pionieri italiani di tale approccio. Lo studioso partenopeo, vissuto tra il 1908 ed il 1965, si impose sulla scena nazionale e marginalmente in quella internazionale negli anni immediatamente precedenti alla guerra, proseguendo poi gli studi fino al termine della sua vita; la sua opera intellettuale sta vivendo oggi una fase di rinnovato interesse e di continua rivalutazione. Laureatosi in lettere nel 1932 con un tesi in storia delle religioni, de Martino non faticò ad essere introdotto nella cerchia di Benedetto Croce, autore le cui tesi erano talmente diffuse (soprattutto in ambiente napoletano) da rendere impervia la strada per chiunque intendesse portare avanti idee eccessivamente discostanti dalle sue.
Fu proprio con questi, daltronde, che de Martino consumò la sua prima grande polemica, quando, in seguito alla pubblicazione del Mondo Magico (1948), opera che ipoteticamente avrebbe dovuto costituire il primo capitolo di unincompiuta storia del magismo, B. Croce bacchettò il suo discepolo, colpevole di essersi eccessivamente allontanato dallo storicismo dimpronta idealistica al tempo dominante in ambito universitario. Avendo trovato ben poco sostegno nel mondo accademico e soffrendo per le dure critiche dellancora stimato maestro, de Martino abbandonò lambiziosa impresa, preferendo dunque sfruttare le proprie energie per proporre uninterpretazione di quei fenomeni che erano sfuggiti alle maglie dellidealismo crociano, fatto che gli consentì di incontrare resistenze ben minori e al contempo di proporre punti di vista decisamente originali.

Fu tuttavia anche un ulteriore evento a patrocinare questa nuova fase della sua vita: limpegno politico militante assunto agli inizi degli anni 50 e perseguito per circa un decennio, prima con il Partito Socialista, quindi con il Partito Comunista Italiano, lo portò a viaggiare nel territorio scoprendo realtà a lui sconosciute. Si trovò così immerso in una società fragile e dai contorni sfumati in cui quella certezza tipicamente occidentale di vivere in un mondo già deciso subiva brusche sospensioni, di fronte alle quali credenze e ritualità finivano per assumere il ruolo di momenti regolatori dellesistenza, unici lampi di sfogo in una vita fatta di fatica e continue difficoltà: era questo il Mezzogiorno, il Sud più profondo e meno toccato dallIlluminismo, in cui la Chiesa era scesa a patti con il folclore, si era insinuata, più che imposta.

Fu proprio per questo che tale periodo venne in seguito ribattezzato il periodo meridionalista di Ernesto de Martino, ed è per via della molteplicità di innovazioni e proposte in esso contenute che mantiene tuttoggi un forte richiamo nei più disparati studi umanistici. Proprio nel corso di uno di questi viaggi, durante lesplorazione delle terre pugliesi nel tentativo di risolvere lenigma della taranta (La terra del rimorso, 1961), de Martino propose una metodologia assolutamente nuova per il panorama italiano, affiancando esperti di disparati settori, ed anzi promuovendo linterazione tra le scienze, sia umane sia naturalistiche, al fine di avere successo nelle indagini in campo etnologico.

Se già nel Mondo magico difatti erano apparsi i primi, timidi tentativi di incrociare filosofia, antropologia e psicologia, soprattutto nelle allora poco apprezzate derive parapsicologiche, in questo caso lapproccio multidisciplinare divenne quasi una premessa alla lettura dellopera, ed anzi agli occhi dellautore una proposta metodologica imprescindibile da qualsiasi futura ricerca di questo genere. Intrecciando abilmente medicina, storia della religione, musicologia, sociologia, etnologia, neuropsichiatria ed un lungo elenco di altre branche più o meno ampie dello scibile umano, de Martino presentò unimmagine del Sud ai tempi decisamente poco conosciuta, mostrandone punti deboli e qualità sotto una nuova luce, stimolando nuove riflessioni e dando il via a quello che è oggi denominata etnografia urbana, il tentativo di svolgere unindagine sulluomo anche allinterno di contesti cittadini, che essi siano particolarmente sviluppati o meno.

Nellintrodurre il suo studio sui tarantati e nel descrivere le fasi preparatorie in cui coinvolse gli esperti della sua equipe, de Martino mosse una critica che difficilmente passa inosservata a chi abbia analizzato lopera del pensatore napoletano:

In quelle riunioni si riflettevano, messe a fuoco dal concreto problema storico religioso da affrontare, le difficoltà derivanti dalla lunga desuetudine al dialogo fra umanisti e naturalisti, difficoltà che [] erano rese acute dalla più recente storia culturale del nostro paese, dove il Positivismo fu angusto più che altrove []. Riaffioravano, in quelle riunioni, esprimendosi per bocca dei diversi partecipanti, le varie chiusure corporative e gli opposti dogmatismi che erano i risultati di dialoghi da lungo tempo intermessi, o mai inaugurati (La terra del rimorso, Il Saggiatore, Milano, 2009, p. 58).

Nel corso dei suoi ultimi anni di vita, dopo aver parzialmente abbandonato anche questo sentiero, lautore proseguì lapprofondimento di quelle tematiche che spontaneamente si volgevano ad uno studio multidisciplinare, con levidente tentativo di fare in modo che esso divenisse in maniera più significativa interdisciplinare, cioè non il semplice accostamento di diversi saperi, bensì laccompagnarsi di questi nella ricerca di una medesima risposta, come a completare un mosaico usando pezzi di diversa natura materiale. Fu sullonda di questo spirito che iniziò le sue ricerche sulle apocalissi culturali, sui rituali antichi, sullinterpretazione delle immagini schizofreniche e di quelle sciamaniche, accumulando unimmensa mole di appunti rimasta tale e pubblicata in seguito allopera di raccolta svolta dal professor A. Brelich, venendo alla luce nel 1977 col titolo La fine del Mondo. Contributo allanalisi della apocalissi culturali.

Se la morte non fosse sopraggiunta, resta difficile tuttavia pensare che de Martino sarebbe riuscito a trovare molti altri autori disposti ad abbracciare il suo stile metodologico; certo, è sempre più diffusa, anche laddove a volte non sembri neanche troppo lecita, la tendenza a sfruttare saperi di varia provenienza nellanalizzare tematiche particolari, e ciò soprattutto in seguito a recenti acquisizioni in diversi campi, che siano derivanti dalle neuroscienze o dalla riscoperta di documentazioni sinora sottovalutate; appare tuttavia questa una propensione ancora poco presente in Italia, nazione forse ancora attanagliata dalleredità positivista, o forse imprigionata dalle medesime corporazioni di cui già accennava il de Martino, le quali tuttavia, nel difendere il loro oggetto di studio, ne sacrificano le possibilità di espansione, col rischio di renderlo sterile e di creare un linguaggio utile solo a loro stesse e dunque visto come inutile da chi non ne faccia parte.

È questo un pericolo che corrono soprattutto le scienze umanistiche, e sono proprio queste dunque che devono cercare con maggior ardore la collaborazione, stringendo legami, portando avanti letture più complesse, ma conseguentemente più complete e originali, avvalendosi dei nuovi strumenti dellera informatica, ed avvicinandosi, nei limiti del possibile, a quelle discipline scientifiche che potrebbero permettergli di creare nuovi modi di analizzare il mondo, come lecologia o le neuroscienze, per poi allargare lorizzonte a campi oggi ancora meno accessibili. Ed ancora una volta, probabilmente, Ernesto de Martino potrà dire la sua nel caso questa necessità venisse realmente colta fuori e (o) dentro il mondo accademico."



http://reti.ilcambiamento.it/doie/2012/02/10/multidisciplinarieta-e-interdisciplinarieta--evoluzione-del-pensiero-di-ernesto-de-martino/

giovedì 24 ottobre 2013

AZZORRE: ALLA SCOPERTA DELLA PIRAMIDE SOMMERSA


SONO LIETO DI DARE IL BENVENUTO AD UN NUOVO COLLABORATORE CHE, NEL SUO PRIMO POST SUL NOSTRO BLOG, CI ILLUSTRA UNA RECENTISSIMA SCOPERTA ARCHEOLOGICA. SE TALE SCOPERTA SARA' UFFICIALIZZATA, SI APRIRANNO NUOVI SCENARI "STORICI" CHE FINO AD OGGI ERANO CONSIDERATI ALLA STREGUA DI MITI E LEGGENDE.

BUONA LETTURA

MLR


Azzorre: alla scoperta della piramide sommersa

di: Giacomo Rossini



Le Azzorre, arcipelago portoghese di origine vulcanica bagnato dall'Oceano Atlantico, sono uno dei luoghi più affascinanti della terra. Un viaggio che merita di esser vissuto almeno una volta nella vita che necessita di poche accortezze come  una buona assicurazione per il viaggio prima di partire per una copertura garantita, pochi bagagli e pronti a scoprire i segreti di quel luogo affascinante e misterioso.

Vegetazione rigogliosa, laghi dalle acque cristalline, ortensie in fiore e tradizioni senza tempo. Questo, ma non semplicemente questo, sono le Azzorre. 

Azzorre significa anche mistero ed avventura.
Recentemente, infatti, nei pressi dell''isola di Terceira e dell'isola di San Miguel è stata scoperta una straordinaria 
Piramide Sommersa
Incredibile e sospesa tra mito e realtà, questa architettura rimasta per secoli nascosta negli abissi dell'Oceano è uno di quei luoghi magici ed incantati che si dovrebbero visitare prima che, per mano dell'uomo o della natura stessa, si perdano nuovamente.

Considerata una delle più straordinarie scoperte degli ultimi anni, la Piramide Sommersa è circondata da un alone di mistero. Si è anche arrivati ad ipotizzare, o meglio azzardare, che rappresenti una svolta nella storia della mitica e leggendaria città di Atlantide, sparita a causa di un catastrofico cataclisma dalla portata globale.

L'imponente piramide, alta ben 60 metri, presenta una base di 8 mila metri quadrati e risulta composta da quattro lati praticamente identici. A differenza delle altre piramide rivenute, però, questa non è stata né inglobata da una collina, né sepolta sotto tonnellate e tonnellate di sabbia. Si tratta di una piramide sommersa situata ad una profondità di 40 metri tra l'affascinante isola di Terceira (considerata la capitale culturale dell'arcipelago) e l'isola Sao Miguel (la più estesa e la più importante dell'arcipelago).

La scoperta di questa straordinaria e misteriosa struttura è stata del tutto casuale. L'architettura è stata individuata, qualche mese fa, da un certo Diocleciano Silva che, mentre navigava in quel tratto di Oceano, ha rilevato, grazie ad un sistema sonar digitale, la presenza una strana conformazione caratterizzata da forma inaspettatamente regolare.

Attualmente, la Piramide sommersa è monitorata e studiata dalla Marina Portoghese e da un'equipe di archeologici.
Il segretario regionale della Pubblica Amministrazione, Luiz Fagundes Duarte, non pensa che si tratti di un'opera realizzata dall'uomo.
Di parere del tutto opposto è, invece, Silva che esclude che si tratti di un'opera naturale. Non solo per via della struttura regolare e ben definita, ma anche e soprattutto perché appare perfettamente orientata rispetto ai quattro punti cardinali (proprio come la Piramide di Giza).
Che, dunque, le Azzorre, ospitassero in un tempo lontanissimo una fiorente città?
Questa curiosa tesi è appoggiata dagli studi condotti dalla APIA ("Associazione Portoghese della Ricerca Archeologica") che, in base agli ultimi ritrovamenti archeologici (perlopiù strutture rocciose di forma piramidali) ritiene che, con ogni probabilità, le Azzorre fossero abitate molto prima della loro scoperta ufficiale (avvenuta nel 1325).


SE TI E' PIACIUTO QUESTO POST NON PUOI PERDERE:

LA VERA STORIA EVOLUTIVA DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

"L'UOMO KOSMICO", TEORIA DI UN'EVOLUZIONE NON RICONOSCIUTA
DI MARCO LA ROSA
E' UN'EDIZIONE OMPHILABS
ACQUISTABILE DIRETTAMENTE DAL SITO OMPHILABS ED IN LIBRERIA

http://www.omphilabs.it/prod/L-UOMO-KOSMICO.htm

lunedì 21 ottobre 2013

INVENZIONI E APPLICAZIONI "7" - SCENA DEL CRIMINE E SPAZIO PROFONDO


di: Dott. Giuseppe Cotellessa (ENEA)

Anche nel campo della CSI (Crime Scene Investigation) l’utilizzo del brevetto può essere molto utile, cosi come  per l’elaborazione delle immagini acquisite durante le missioni scientifiche del Sistema Solare da parte delle sonde  .


Seeing Crime in a New Light

Seeing Crime in a New LightThe forensic services unit at the St. Paul, MN police department boasts $1 million in upgraded equipment, including a new Reflective Ultra Violet Imaging System (RUVIS) to detect fingerprints. The new imaging system allows investigators to lift prints from a wide variety of surfaces — plastic bags, sticky tape, glossy magazine paper, linoleum, and more — without damaging the object.
St. Paul police show off their crime lab's $1 million face-lift
Police showed off new processing equipment at Thursday open house.


St. Paul Police Officer Alta Schaffer showed how a superglue fuming cabinet is used to find latent fingerprints on demonstration evidence during a tour of the St. Paul crime lab.

The St. Paul police crime lab — now dubbed the forensic services unit — had a show-and-tell of sorts Thursday at an open house designed to show off its new equipment and also help it shed its tainted image.
The crime lab came under fire last year after two public defenders challenged its scientific credibility in several drug cases. Subsequent audits found widespread failings in staff skills, poorly maintained testing instruments and illegible lab reports.
“We did an extensive, extensive review of what we had, where we had some challenges, what we were doing right, what we were doing wrong and where we needed to make some changes,” said Mayor Chris Coleman, who toured the new unit Thursday with Police Chief Tom Smith.
The city invested $1 million to upgrade equipment and lab space and make improvements in the unit on the third floor of the Police Department’s main offices. The new forensic services unit, which opened in June, also got a new civilian manager — Rosanna Caswell, a certified latent print examiner — to oversee the lab.
Police hope the unit will become accredited within the next two years, Smith said.
“This was a tough challenge, and I said a year ago we’re going to unturn every stone, we’re going to take a look at what we need to change, and we’ve done just that,” the chief said.
Thursday’s tour offered attorneys and city officials demonstrations of how the new equipment is used.
One of the most promising new technologies is a reflective imaging system called RUVIS that uses ultraviolet light to detect fingerprints.
In one homicide case, it was visualized a fingerprint on a cellphone that was dropped at a crime scene. Examiners ran the fingerprint through a database and were able to report an ID to officers within a few hours.

Unlike other methods at the lab’s disposal, RUVIS didn’t damage the phone and police could still retrieve data from it, Caswell said. “It is something that adds a lot of functionality to this latent print unit,” she said.
The forensic services unit does general crime scene processing, fingerprint processing and comparison, and reconstructions of crash and crime scenes. The city pays for the state Bureau of Criminal Apprehension to conduct drug testing.
When asked if drug testing could return to St. Paul’s unit, Assistant Chief Kathy Wuorinen said the department may look at that at some point, but now it’s focused on accreditation for fingerprint comparison.
The forensic services unit has added two officers to crime scene processing to bring its total to four, Wuorinen said. It used to have three forensic scientists doing drug testing and only one doing fingerprint comparisons, but now there will be three doing the latter work, she said.
Street officers have been trained to help lab personnel when needed. Smith said the unit was also planning to hire more forensic scientists and a quality assurance manager.
“I am very confident. I want our public and our citizens to be confident in the capabilities we have in our forensic services unit,” Smith said.



Martian rover Curiosity's high resolution Mast Camera has taken the first-ever video of the larger of the two moons of Mars eclipsing the smaller. The moons, named Phobos and Deimos (fear and dread in Greek, respectively), are theorized to be captured asteroids. The video may shed light on that theory, as well as help scientists better understand the moons' orbits and how they affect the Martian surface.

GET SCIENCE NEWSLETTERS:

A spectacular new video from NASA's Mars rover Curiosity shows the Red Planet's two tiny moons eclipsing each other in an otherworldly skywatching first.
Curiosity snapped 41 images of the Mars moons in the night sky on Aug. 1, with rover scientists then stitching them together to make the final 30-second video. It is the first time a view of the two Martian satellites — called Phobos and Deimos — eclipsing each other has been captured from the vantage point of the planet's surface, NASA officials said.

The new Curiosity video has plenty of scientific value in addition to its gee-whiz appeal, officials said. For example, researchers are studying the images to refine their knowledge of the orbits of Phobos and Deimos, both of which appear to be captured asteroids.
"The ultimate goal is to improve orbit knowledge enough that we can improve the measurement of the tides Phobos raises on the Martian solid surface, giving knowledge of the Martian interior," Mark Lemmon of Texas A&M University said in a statement.
"We may also get data good enough to detect density variations within Phobos and to determine if Deimos' orbit is systematically changing," added Lemmon, who is a co-investigator for Curiosity's Mastcam instrument, which took the pictures using its telephoto lens.
Phobos' orbit is taking it closer to the surface of Mars very slowly, researchers said, while Deimos may gradually be getting farther and farther away from the planet.
mars moonsThis illustration provides a comparison for how big the moons of Mars appear to be, as seen from the surface of Mars, in relation to the size that Earth's moon appears to be when seen from the surface of Earth. Deimos, at far left, and Phobos, beside it, are shown together as they actually were photographed by the Mast Camera .
Phobos is just 14 miles (22 kilometers) wide on average, while Deimos is even smaller. But Curiosity was able to spot both of them because they orbit quite close to the Red Planet's surface — 3,700 miles (6,000 km) in Phobos' case and 12,470 miles (20,070 km) for Deimos.
Earth's moon is gigantic compared to Phobos and Deimos, with a diameter of about 2,160 miles (3,475 km). But our planet's natural satellite orbits much farther away — its average distance is 239,000 miles (384,600 km) — so Phobos appears half as big in the sky to Curiosity as Earth's moon does to human skywatchers, NASA officials said.

The 1-ton Curiosity rover landed on Mars on Aug. 5, 2012 to determine if the Red Planet could ever have supported microbial life. The six-wheeled robot has already achieved that mission goal, finding that a site called Yellowknife Bay was indeed habitable billions of years ago.
Curiosity is now embarked upon a long drive to the foothills of the huge Mount Sharp, whose many layers hold a record of the Red Planet's changing environmental conditions over time. Mission scientists want Curiosity to read that history like a book as it climbs up through the mountain's lower reaches.



venerdì 18 ottobre 2013

ITALIA: UN PAESE CHE HA ABOLITO LA CULTURA, UN PAESE ORMAI MORTO.



"Tra un muro alto e solido e un uovo che si rompe contro di esso, starò sempre dalla parte dell'uovo. Sì, non importa quanto il muro abbia ragione e quanto l'uovo abbia torto, io starò dalla parte dell'uovo. Qualcun altro dovrà decidere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato; sarà forse il tempo a farlo, o la storia. Ma se ci fosse un romanziere che, per qualsivoglia ragione, scrivesse stando dalla parte del muro, che valore avrebbero le sue opere?"

(Haruki Murakami - dal discorso di accettazione del Jerusalem Prize)


Di:  Sergio Di Cori Modigliani


…“La cultura umanistica sta scomparendo nella più totale indifferenza perchè è stato definitivamente assassinato "l'autore" sostituito dal "personaggio", come in un film surrealista di Louis Bunuel: a chi scrive, in Italia, infatti, l'editore non chiede né contenuto né sostanza né competenza, bensì qualità comunicativa nella sua capacità quantitativa di apparire in televisione nei talk show, in modo tale da spingere il telesionato voyeur ad acquistare il libro non per ciò che contiene al proprio interno, bensì per il fatto che il libro in questione è stato trasformato nel rivestimento esterno di un personaggio televisivo la cui faccia è nota, riconoscibile. L'italiano non è più attratto dall'insostituibile viaggio interiore che comporta l'incontro con personaggi immaginari, nati dalla fantasia creativa di qualcuno, bensì vuole leggere il libro del Signor Tizio visto da Fazio o da Floris per partecipare in maniera passiva e subliminale alla kermesse televisiva. In tal modo l'autore è costretto a diventare attore, a curare la propria immagine, a occuparsi del suo rapporto con il pubblico. Non contano più i personaggi che ha inventato, né tanto meno interessa al suo editore se quei personaggi sono in grado di diventare metafore immortali come Emma Bovary, perchè l'autore è diventato il personaggio. Non è più il libro al centro, bensì il tipo di spettacolo che l'autore è in grado di fornire. E' l'implacabile cifra che svela e rivela il declino di una nazione, ben lanciata verso la propria fine.”…
…”siamo immersi in questa gigantesca pozza di totale invisibilità" prodotta dalle multinazionali che hanno imposto una globalizzazione del gusto, dei sensi, delle percezioni, del sentimento, puntando a una unificazione omogeneizzata del pensiero per rendersi la vita più facile, e renderla a noi tutti più triste, meno interessante, meno misteriosa.”…
… Ritornare a valorizzare  le narrazioni esistenziali significherà privilegiare il ritorno dell'Essere Umano al centro dell'interesse generale.”Vorrà dire che si apre un piccolo pertugio che, forse un giorno, ci porterà a costruire una società dove la chiave della porta per l'uscita d'emergenza verrà chiesta a chi ce l'ha, a chi la conosce, a chi l'ha vista. E finalmente potremo fare a meno di ascoltare gli economisti ossessionati dai grafici e dalle cifre. Sono gli autori visionari quelli che conoscono le soluzioni, per rifondare una stagione di nuovi proverbi collettivi. Come dire. "Chi vedrà vivrà".

da: LIBERO PENSIERO, LA CASA DEGLI ITALIANI ESULI IN PATRIA.

Leggi  integralmente il post  di Sergio Di Cori Modigliani qui:







martedì 15 ottobre 2013

UN BOSONE, HIGGS, NOBEL E L’AVVOCATO DEL DIAVOLO.


di: Marco La Rosa

FINALMENTE CI SIAMO ARRIVATI. LE VOCI DI CORRIDOIO DEL NOBEL A PETER HIGGS PER IL SUO FAMIGERATO BOSONE, ERANO PIU’ CHE DELLE SEMPLICI VOCI. DICIAMO CHE ERA UN NOBEL GIA’ ASSEGNATO D’UFFICIO MA SI ASPETTAVANO I TEMPI OPPORTUNI.
NULLA DA DIRE SU UN RICONOSCIMENTO COSI PRESTIGIOSO, AD UN ALTRETTANTO PRESTIGIOSO E (SICURAMENTE) MERITEVOLE SCIENZIATO.

MA E’ LA MOTIVAZIONE A LASCIARMI DUBBIOSO E PERPLESSO.
CHI MI LEGGE DA TEMPO, SA COME LA PENSO RIGUARDO ALL ‘  “ORIGINE DELLA MATERIA”, PERTANTO NON MI DILUNGO.  PER CHI E’ NUOVO DICO:  LEGGETEVI I MIEI POST AL RIGUARDO SUL BLOG.(Dicembre 2011- Luglio 2012 ecc...)
FACCIO PER TUTTI COMUNQUE, UN RIASSUNTO DELLA QUESTIONE PARTENDO OVVIAMENTE DALLA NOTIZIA ATTUALE:

“Nobel Fisica al bosone, vincono Higgs e Englert”

Hanno previsto, indipendentemente, l'esistenza della particella grazie alla quale esiste la massa.
“ROMA - Il Nobel per la Fisica è stato assegnato al belga Francois Englert, della Libera Università di Bruxelles, e al britannico Peter W. Higgs, dell'università di Edinburgo. Entrambi, in modo indipendente hanno previsto l'esistenza della particella grazie alla quale esiste la massa.
Englert, 81 anni, e Higgs, 85 anni, hanno teorizzato l'esistenza del bosone di Higgs in modo indipendente nel 1964. Englert aveva pubblicato il suo articolo insieme all'americano Robert Brout, morto nel maggio 2011, pochi mesi prima dell'annuncio dei dati preliminari sulla scoperta, presentati nel dicembre 2011 al Cern di Ginevra. Vista la scelta di assegnare il premio ai fisici teorici fatta dalla Fondazione Nobel, il terzo dei premiati avrebbe potuto sicuramente essere Brout. Non è stato possibile però premiare anche Brout perchè il regolamento del Nobel non prevede l'assegnazione del premio a ricercatori deceduti. La teoria è stata confermata nel 2012 grazie agli esperimenti condotti nel Cern di Ginevra Cms e Atlas, guidati all'epoca dagli italiani Guido Tonelli e Fabiola Gianotti, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).
Il Cern di Ginevra ha immediatamente trasmesso un tweet di congratulazioni a Englert e Higgs, vincitori del premio Nobel di fisica. ''Congratulazioni dal Cern, esperimento Atlas e esperimento Cms a François Englert e Peter Higgs per il Premio Nobel di Fisica'', recita il breve testo.
Esperimenti Cms e Atlas citati in motivazione - C'è anche un riconoscimento agli esperimenti Atlas e Cms che hanno scoperto il bosone di Higgs, nelle motivazioni al Nobel per la Fisica 2012. Entrambi gli esperimenti sono stati condotti nell'acceleratore più grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra, e all'epoca della scoperta entrambi erano guidati dagli italiani Fabiola Gianotti e Guido Tonelli. E' sicuramente un premio dato ai teorici, ''per la scoperta teorica di un meccanismo che contribuisce alla nostra comprensione delle origini della massa delle particelle subatomiche e che recentemente è stata confermata attraverso la scoperta della particella prevista, dagli esperimenti Atlas e Cms con il Large Hadron Collider del Cern''. ''Credo che questo sia il massimo che la Fondazione Nobel possa fare, considerando che il suo statuto non prevede la premiazione di collaborazioni internazionali'', ha osservato il presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Fernando Ferroni. E' anche un segno dei tempi, ha aggiunto, in quanto ''all'inizio del '900, quando Alfred Nobel ha dettato le regole del Premio, la scienza era organizzata in modo molto diverso e le grandi collaborazioni internazionali non esistevano''.
Applausi e un brindisi dei fisici italiani per festeggiare il Nobel per la fisica al bosone di Higgs, la particella grazie alla quale esiste la massa teorizzata nel 1964 e scoperta nel 2012 da due esperimenti condotti nel Cern di Ginevra e guidati all'epoca dagli italiani Guido Tonelli e Fabiola Gianotti. La scoperta è stata possibile con l'acceleratore di particelle più grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc), nel quale l'Italia ha un ruolo di primo piano con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). ''Alle prossime particelle!'', hanno brindato oggi il presidente dell'Infn, Fernando Ferroni, e il vicepresidente Antonio Masiero. Lo spumante era davvero in fresco da giorni perchè ''se il premio quest'anno non lo danno a Higgs non vedo proprio a chi possano darlo'', come dicevano i ricercatori riuniti nella sede dell'Infn di Roma. C'è stato un brindisi virtuale anche con Tonelli e Gianotti, collegati in videoconferenza dal Cenr di Ginevra. ''Siamo felici: penso proprio che i ragazzi del '64 se lo meritino'', ha detto Tonelli. ''Sono molto emozionata per il Nobel dato alla fisica delle particelle e ad una scoperta che spiega la struttura dell'universo'', ha detto Gianotti. ''Indirettamente - ha proseguito la ricercatrice - è un premio anche alla scoperta sperimentale, che dopo 50 anni ha permesso di confermare la teoria. E' stato un risultato ottenuto grazie a tanti italiani. E' un momento bellissimo''.


MA ORA, FACCIAMO UN PASSO INDIETRO.
ANDIAMO A LEGGERE COSA SI ERA DETTO DELLA SCOPERTA FATTA AL CERN:

4 Luglio 2012

Il CERN: scoperta una nuova particella subatomica. Potrebbe essere il bosone di Higgs

Due esperimenti del CERN hanno osservato una nuova particella che presenta gran parte delle caratteristiche attese per il bosone di Higgs. Se fosse proprio lui, la cosiddetta particella di Dio che dà la massa a tutte le altre, sarebbe la conferma dell'esistenza di una particella finora solo ipotizzata e cercata per decenni. Se fosse una nuova particella, molto simile all'Higgs, si aprirebbe la strada a "una nuova fisica". In entrambi i casi, la scoperta è eccezionale e serviranno ulteriori ricerche ed elaborazione dei dati per avere una certezza definitiva.

4 Luglio 2012: Qualche ora fa i portavoce delle collaborazioni ATLAS e CMS, Fabiola Gianotti e Joe Incandela, hanno presentato al CERN i risultati preliminari delle ricerche sul bosone di Higgs. La sintesi di quanto detto è che i due esperimenti hanno scoperto indipendentemente una nuova particella con caratteristiche compatibili con quelle che ci si aspetta per il bosone di Higgs.

Bosone di Higgs o nuovo bosone?

Entrambi gli esperimenti hanno trovato le "tracce" della presenza di questo bosone attorno alla regione di massa compresa tra 125,3 GeV (in CMS) e 126 GeV (secondo i dati di ATLAS), con una significatività statistica di 5 sigma, cioè con una probabilità molto alta che si tratti dell'osservazione di una particella e non un "rumore di fondo".
Sappiamo che questa particella deve essere un bosone ed è il più pesante bosone mai trovato. Ma è il bosone di Higgs o qualcosa di molto simile?

I ricercatori del CERN non si sbilanciano. Non lo sanno. Questo risultato è abbastanza consistente con le attese per il bosone di Higgs previsto dal Modello Standard che i dati dell'esperimento CMS escludono per masse nell’intervallo 110-­122,5 GeV e 127-­600 GeV con un livello di confidenza del 95%. Ma dal momento che i dati sono ancora preliminari, serviranno nuovi scontri tra protoni nell'acceleratore Lhc e nuovi dati da analizzare.
Di fatto è estremamente probabile, ma non certo che l'analisi dei dati raccolti nel 2012 e la misura delle proprietà fisiche associate a questo eccesso confermino la scoperta del bosone di Higgs, così come lo avevamo immaginato e così come dovrebbe essere per il modello standard.
Se però questo non dovesse accadere si aprirà la strada verso la scoperta di una nuova famiglia di particelle simili o qualcosa di ancora completamente diverso.
Nei mesi a venire sarà tutto più chiaro ma quello di oggi rimarrà per sempre un giorno indimenticabile nella storia della fisica.

Gli esperimenti continuano

Proprio per avere ancora più dati da analizzare, il CERN ha deciso di ritardare di 3 mesi lo spegnimento dell'acceleratore Lhc, previsto per dicembre e per una manutenzione di almeno un paio di anni.

MA…

Il Cern ha trovato davvero il bosone di Higgs? Sarebbero infatti almeno altre due le particelle compatibili con i dati presentati a Ginevra, e che avrebbero potuto essere state osservate al posto della tanto ricercata ‘particella di Dio’. A dirlo è uno studio comparso su arXiv (archivio online per pubblicazioni scientifiche che consente di filtrare le proprie ricerche con criteri diversi, ndr) a prima firma di Ian Low dell’Argonne National Laboratory dell’Illinois. Questo mette in dubbio la scoperta annunciata solo qualche giorno fa?
“Questa notizia può sembrare un po’ strana, per i non addetti ai lavori, ma invece è normale. Ogni volta che si prova a stabilire una tesi è importantissimo che tutte le alternative vengano presentate, studiate, vagliate attentamente, in modo che alla fine, come in una specie di selezione naturale, la tesi venga messa alla prova e sopravviva (oppure no). Lavori come questo sono utilissimi per testare una ipotesi, e fanno parte della quotidianità del nostro lavoro” spiega Giovanni Amelino-Camelia, Fisico Teorico dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma.”
L’articolo americano illustra la possibilità che quello annunciato a Ginevra non sia necessariamente il bosone di Higgs così come atteso dal Modello Standard, ma che sia un Higgs ‘doppio’, o addirittura triplo, un misto di diverse particelle che hanno forme più ‘esotiche’ e lontane dalle predizioni del Modello Standard. “Al Cern si è detto che è stato scoperto qualcosa che è consistente con l’Higgs standard. E si tratta di una scoperta ancora giovane, che ha bisogno che i fisici sperimentali prendano altri dati e che i fisici teorici speculino sulle alternative, come ha fatto Low. E’ il tipico meccanismo che nella scienza entra in azione per irrobustire l’ipotesi: lo scetticismo, la proposta di altri scenari, contribuiscono a un percorso che poi, alla fine, conferma l’ipotesi di partenza. Anche se qualche volta non succede” aggiunge Amelino-Camelia. Nel caso del bosone, gli scienziati si sono sbilanciati, mostrando con grande entusiasmo la scoperta fatta perché “l’osservazione compiuta è stata estremamente robusta. Si è ottenuto un risultato di 5 deviazioni standard –“5 sigma”, un margine di confidenza statistica impressionante, anche se c’è da dire che ci si sente ancora più sicuri quando ce ne sono 6, o 7, di deviazioni standard.  (Ben diversi comunque i livelli di sicurezza di qua e di là dell'oceano. In Usa con la macchina per accelerare le particelle Tevatron, in Illinois, sarebbero sicuri a "3 sigma" - ndr)...



DIALOGO (DI FANTASIA) TRA SCONOSCIUTI …ALLA FONDAZIONE NOBEL…QUALCHE TEMPO FA:

N.1: “BENE. A QUESTO PUNTO LE DOMANDE ED I DUBBI SONO PIU’ CHE LECITI.
LA SCIENZA PER ANTONOMASIA DOVREBBE ESSERE “ESATTA” VERO ?”

 N.2: “NON LO E’ AFFATTO. E’ UN CONTINUO DIVENIRE E PROGREDIRE.”

N.1: “SI,  SIAMO D’ACCORDO, MA UNA SCOPERTA COME DEVE ESSERE PER POTERSI CHIAMARE TALE?”

N.2: “CERTA E PROVATA, RIPETIBILE ED INCONFUTABILE”.

N.1: “SE SOLO ESISTE UN MINIMO MARGINE DI ERRORE O DI DUBBIO COME SI DEVE CHIAMARE ? -SCOPERTA- OPPURE -NON SCOPERTA- ?"

N.2:  “HO CAPITO DOVE VUOI ARRIVARE …MAH !  IO NEL DUBBIO, PER CORRETTEZZA VERSO TUTTI GLI STUDIOSI CHE  “HANNO SCOPERTO” E SI SONO FATTI IL MAZZO, SENZA RICONOSCIMENTO ALCUNO, DIREI DI ASPETTARE A CANTARE VITTORIA. PERO’ SAI COME FUNZIONANO QUESTE COSE ANCHE QUI DA NOI. .. HIGGS E HENGLERT  HANNO 81 E 85 ANNI, NON SO PER QUANTO SARANNO ANCORA DI QUESTO MONDO. POI C’E’ LA QUESTIONE “CERN”, LO SAI CHE SONO SULLA GRATICOLA PER OTTENERE I NUOVI FINANZIAMENTI, LA CRISI  FINANZIARIA GLOBALE NON GIOCA DI CERTO A LORO FAVORE.”

N.1: “GIA’ E’ UNA QUESTIONE SPINOSA E LA PALLA E’ RIMBALZATA FIN QUA. COME POSSIAMO GIOCARCELA AL MEGLIO E RIBUTTARLA DALL’ALTRA PARTE?”

N.2: “SAI COSA TI DICO? IN FIN DEI CONTI HIGGS E ENGLERT SONO INDUBBIAMENTE STATI DUE GRANDI SCIENZIATI E HANNO DATO UN INCOMPARABILE CONTRIBUTO ALLA RICERCA. IL CERN CI HA MESSO DEL SUO… E NON DIMENTICHIAMO  NEMMENO GLI OTTO MILIARDI DI EURO SPESI IN QUESTA AVVENTURA!”

N.1: “QUINDI IL NOBEL SE LO MERITANO TUTTI ?”

N.2: “BEH…NO ! DIAMOLO PURE A HIGGS E ENGLERT, POI IL CERN VIVRA’ DI RIFLESSO. TANTO NOI NON NE CAPIAMO NULLA DI QUESTE DIAVOLERIE.  SE HANNO SBAGLIATO E FRA UN PO’ SALTA FUORI CHE IL BOSONE NON E’ QUELLO DI HIGGS, SARANNO CAVOLI LORO. LA NOTIZIA DELLA SCOPERTA E’ SOTTO LA LORO RESPONSABILITA’. NON E’ DI SICURO NOSTRA. NOI CI DOBBIAMO PER FORZA FIDARE.”

N.1: COSI, LA PALLA TORNA NELL’ALTRO CAMPO E NOI DORMIAMO SONNI TRANQUILLI.

N.2: SI DIREI CHE E’ IL MIGLIOR COMPROMESSO POSSIBILE. PREMIO ASSEGNATO E CERN SALVATO.

Marco La Rosa
11 ottobre 2012

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LA VERA STORIA EVOLUTIVA DELL'UOMO E' COME CI HANNO SEMPRE RACCONTATO? OPPURE E' UNA STORIA COMPLETAMENTE DIVERSA?

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