IL RISVEGLIO DEL CADUCEO DORMIENTE: la vera genesi dell'Homo sapiens

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LA NUOVA CONOSCENZA

sabato 22 ottobre 2011

FISICA QUANTISTICA E FILOSOFIE ORIENTALI

Intervista doppia a Massimo Teodorani e Vittorio Marchi




di Daniel Tarozzi

Con la fisica quantistica è finalmente giunto il momento di un nuovo confronto tra scienza e spiritualità, le quali possono per la prima volta incontrarsi percorrendo una via occidentale...

Tratto da The Quantum Activist - DVD (Macroticonzero, 2011).

Nel 1975 Fritjof Capra – fisico e teorico dei sistemi – pubblica Il Tao della Fisica, un libro destinato a fare la storia e continuamente ristampato in tutto il mondo, con grandissimo successo, ancora a distanza di 35 anni. Capra, nel suo libro, dimostra le straordinarie analogie tra quanto veniva predicato nelle antiche filosofie orientali e quanto veniva scoperto dalla moderna fisica quantistica. Mistica e scienza, in epoche diverse e in culture diverse, sembra arrivassero a conclusioni straordinariamente simili. Da quel momento, una serie di pensatori ha avuto uno strumento in più per cercare quell’incontro tra scienza e spiritualità che in passato costitutiva la norma, ma che nell’epoca moderna sembra inconcepibile. I grandi matematici, nell’antichità, erano infatti sempre grandi filosofi e i grandi filosofi erano grandi matematici. Non a caso, persino l’inventore del celebre teorema di Pitagora, che intimorisce da sempre i bambini sui banchi di tutto il mondo, viene poi riscoperto nei libri di filosofia. Nonostante questo, nel moderno occidente era probabilmente inevitabile e “sano” che la scienza si emancipasse dalla spiritualità. La “nostra spiritualità”, infatti, si era canalizzata, nei secoli, negli austeri dogmi delle religioni monoteistiche: ebraismo, cristianesimo, islamismo. Tre grandi religioni che, però, si sono spesso opposte alla scienza e che la scienza ha poi considerato come un nemico. Mentre l'incontro tra la spiritualità orientale, o quella dei greci, e la scienza tout court è stata in qualche modo naturale e forse inevitabile. Con la fisica quantistica, però, è forse finalmente giunto il momento di un nuovo confronto tra le due facce della medaglia. Scienza e spiritualità possono per la prima volta incontrarsi percorrendo una via occidentale. La fisica quantistica sta veramente rivoluzionando l’intera concezione della realtà. Le implicazioni delle scoperte degli ultimi decenni, tuttavia, non hanno ancora nemmeno cominciato a scalfire le nostre convinzioni. Ma, quando cominceremo ad intuire le implicazioni di quanto scoperto dagli scienziati, il mondo non potrà più essere lo stesso...

Daniel Tarozzi - Qual è il rapporto tra scienza e ricerca di “Dio”?

Massimo Teodorani - Non vedo nessun rapporto. Sono due strade diametralmente opposte, completamente inconciliabili, a mio parere. Ricercare Dio addormenta la ragione, spinge alla contemplazione, porta alla stasi, e si basa su una “fede”: per carità, io ammiro chi riesce a essere così forte da sostenersi con una fede. Ricercare il segreto della materia nasce esclusivamente dall’uso della ragione e, per chi lo sa o vuole fare, sotto la guida dell’intuizione. Chi usa solo la ragione ovviamente non può intravedere una coscienza nell’Universo; chi usa anche l’intuito – ovvero: quella specie di “radar” che guida la nave e il motore che la muove, per ricordare una delle tante metafore di David Bohm – non solo può percepire la coscienza, ma può anche asservire la ragione a scopi molto focalizzati specialmente con il sostegno della volontà. Ciò, però, non significa arrivare a Dio, significa forse solo diventare parte della sua mente. La mente di un ente non localizzato né nello spazio né nel tempo, e che probabilmente risiede nel vuoto e nelle particelle virtuali che ne nascono e muoiono. L’obiettivo è mentale. Trovare realmente Dio significa saper usare anche il cuore, ma questo, proprio per costituzione interna, non riguarda gli scienziati, che si accontentano di dire alla mente di fare cose che siano giuste (forse questo è guidato dal cuore? Non lo so e forse non lo saprò mai).

Vittorio Marchi - Il rapporto è una relazione complessa e, a tratti, addirittura conflittuale, tra due polarità competitive. Non dimentichiamo che la frattura tra scienza e religione si è consumata appena tre decenni fa, quando, – nel 1981 – la National Academy of Sciences degli USA ha emesso una sentenza di formale divorzio: “Religione e Scienza sono due dimensioni del pensiero umano distinte e reciprocamente esclusive”. In realtà, questa “incompatibilità” ha a che fare più con la competizione tra diversi dogmi che con un intrinseco conflitto tra Scienza e Dio. Dopo il divorzio, comunque, il risentimento tra le parti anziché attenuarsi si è acuito. Come ha osservato il premio nobel Joshua Lederberg, biologo molecolare presso la Rockefeller University, “lo spazio di cui Dio può disporre continua a ridursi progressivamente”.

Daniel Tarozzi - Dopo la pubblicazione del Tao della Fisica, si parla ormai da oltre tre decenni di incontro tra oriente e occidente, tra scienza e mistica. Cosa pensate di questo incontro?

Massimo Teodorani - Penso che sia un’occasione positiva di crescita sia per noi occidentali che per gli orientali stessi. Del resto il cervello umano è strutturato sia in maniera razionale che in maniera intuitiva. Non vedo perché le due funzioni non debbano interagire tra di loro. Un “uomo spezzato” è portato a spezzare il mondo impedendo, così, ogni forma di scambio o interazione, che invece potrebbe far evolvere entrambi i lati della medaglia. Io, però, continuo ad osservare il mondo dal versante razionalista. Credo profondamente nei metodi “classici” della Scienza, della Fisica in particolare, ma penso anche che una radio senza antenna possa funzionare male o per nulla. Una scienza razionalista senza l’antenna dell’intuizione, quindi, non solo non può portare da nessuna parte, ma può addirittura pervertire i suoi veri scopi. Una scienza senza coscienza è come una pistola carica nelle mani di un bambino immaturo che non pondera le sue decisioni e le sue azioni. L’unione tra creatività/intuizione e razionalità deve perciò avvenire (l’umanità ne ha un profondo bisogno), ma non attraverso una mera fusione tra le due qualità dello spirito umano. Un’antenna fusa assieme, e senza criterio logico, ad un amplificatore radio produrrebbe solamente un’accozzaglia inutile. Un’antenna mirabilmente asservita all’amplificatore può invece potenziare, anche grandemente, l’apparato radio stesso. Non dimentichiamo che la Ragione non serve solo a fare missili o computer, ma anche a vegliare sul nostro agire: e, per questo motivo, la Ragione stessa è un’altra attitudine fondamentale del nostro esistere. Se devolvessimo la nostra conoscenza al puro “sciamanesimo” usciremmo completamente fuori controllo: ciò lascerebbe spazio solo alla pazzia e a società totalmente derelitte. Ciò non toglie che il singolo debba raccogliersi ogni tanto in meditazione, come se ricorresse ad una specie di benefica doccia per scacciare le impurità. Ma deve poi passare subito all’azione, ovvero a gesti che richiedono l’effetto operativo della razionalità. Perché, pur avendo uno spirito, siamo fatti di materia e viviamo in un mondo di materia che non è per nulla un’illusione: è così che funziona la vita, e non possiamo sottrarci alle sue leggi. La razionalità ci deve aiutare a cavalcare l’onda senza cadere, mentre l’intuizione ci deve guidare in una direzione che sia giusta e corretta.

Vittorio Marchi - Penso che non ci possa essere nulla di più fecondo ed inevitabile. Oriente ed occidente sono per la Terra e per il suo mentale, quello che sono il lobo destro e quello sinistro per il cervello umano. Mistico, devozionale, contemplativo, spirituale, assoluto il primo. Logico, razionale, analitico, scientifico e relativo, il secondo. Come per i due lobi frontali della testa, (metà e metà a costituire l’unità) le due polarità oriente ed occidente (anch’esse una benedizione a metà del pianeta) hanno una funzione congiunta, equilibratrice ed indissolubile. Una qualsiasi “struttura” vivente, per funzionare, non può prescindere da questa inscindibile unità. Si spiega allora come oggi la fisica moderna (la fisica quantistica) ci porti ad una concezione del mondo che è sostanzialmente “mistica”. Ciò perché, a differenza della fisica meccanicistica occidentale, tutta concentrata sull’inerte, la concezione orientale del mondo è di tipo “organicistico”. Si tratta allora di incominciare a cambiare il significato degli opposti e a ridefinire il rapporto inevitabilmente integrativo esistente tra di essi e considerare la loro necessità di (co)esistere fino al punto di fondersi, poiché dal dinamismo delle due polarità dipende l’eterna tensione della vita, metà e metà di un’unica indissolubile Realtà. Proprio in quella diversità, infatti, i due mondi, l’occidentale e l’orientale, si fondono (e si fonderanno) fino a colmare l’”apparente” dualità; a quel punto la “diade” diventerà un tutt’unico: una, unica, assoluta ed indissolubile in tutti i suoi aspetti, nessuno escluso. È un’impresa, un incontro che i più ritengono impossibile in quanto sfida apertamente tutto ciò che agli esseri umani sia mai stato insegnato tramite quelle credenze assimilate che li mantengono in questa illusione, fissi al loro posto. Ciò perché gli uomini non hanno ancora capito quello che vorrebbe esprimere il simbolo del “Tao”, adottato anche dalla fisica di Niels Bohr e di Fritjof Capra: il mondo è ciò che è, una coesistenza di oriente e di occidente, proprio come il giorno (“dies”,”djos”, in sanscrito dio), che è una coesistenza del dì (dove nasce la luce d’oriente) e della notte (dove tramonta la luce d’occidente). La luce (pensiero Vivente), è sempre luce. Non ha una patria. Con un acronimo, si può definire come quella cosa che è La Unica Cosa Esistente.

lunedì 17 ottobre 2011

QUEL NIENTE DI UN NEUTRINO !

di Massimo Corbucci


Già nel lontano 2005, il fisico Massimo Corbucci teorizzava la possibilità che i neutrini viaggiassero più veloci della luce...

Tratto da Scienza e Conoscenza n. 12.

II neutrino è rappresentativo della materia e del “niente” che sembra essere la materia stessa. Perché è “privo” di massa? In che modo questo “fantasma” ha ispirato un modello di comunicazione istantanea che potrebbe rivelarsi epocale per le telecomunicazioni? Marte e la Terra possono comunicare istantaneamente?

Vorrei convincervi dell’inconsistenza” della materia, rispetto a ciò che la crea, che non abita in questo mondo, ma nella casa di Dio. (Ciò che crea il mondo al posto dei Bosone di Higgs, vedi n°8: L’origine della materia).

Non avrei mai pensato che preparando una dissertazione sul neutrino, avrei scoperto il modo per rivoluzionare le telecomunicazioni, nel settore spaziale; consentendo di mettere in contatto, per esempio la Terra con Marte a tempo zero. Lo stesso vale anche se riferito a distanze motto più lontane, che ora con questa rivoluzione concettuale diventano vicine, come non mai!

Semmai fosse un giorno possibile, utilizzando le “gallerie direttissime intergalattiche” (vedi n° 10) arrivare su un pianeta di un sistema solare, di una galassia distante dalla nostra miliardi di anni luce, potremmo in tempo “reale” interloquire con la Base a Terra e ricevere-inviare istantaneamente delle immagini! C'è un principio elementare della fisica che lo consente e io stesso, che ho scoperto il Vuoto Quantomeccanico ne ho colto l’importanza pratica, riflettendo sull’uso dei neutrini in telecomunicazioni, oggetto di un’importante ricerca che ha iniziato da poco la Pirelli in Italia. Infatti, quest’azienda italiana non produce solo pneumatici, ma ha, anche, un settore per l’informatica e si occupa di tecnologie innovative nelle telecomunicazioni via cavo e di recente ha allestito un settore di ricerca sui neutrini, stimolata dalla possibilità di divenire “pioniera” di un nuovo sistema per tele-comunicare, basato appunto sull’impiego di un “getto” neutrinico al posto delle classiche onde radio. L’idea geniale si basa sul fatto che i neutrini attraversano tutto, senza la minima attenuazione da “impatto”, pertanto sembra che possano servire a mettere in contatto due punti, qualunque ostacolo vi sia interposto e qualunque sia la distanza da coprire.

Ero già al corrente di esperimenti “top secret” che le Grandi Potenze stanno conducendo, tra sottomarini, per trovare un modo atto a comunicare da una faccia all’altra del Globo terrestre e, riflettendo sul programma di ricerca della Pirelli, estremamente costoso e irto di difficoltà tecniche da superare, ho avuto un’illuminazione (!) - di quelle che ti fermano il cuore per qualche secondo. Esiste un modo per mettere in comunicazione due punti, comunque lontani tra loro, senza irradiare alcunché; nè onde radio, tantomeno raffiche di neutrini.

Mi sono detto: «Qualora la Pirelli riesca a trovare il modo di “modulare” un fascio di neutrini e abbatta tutti i problemi legati alla “rivelazione” stessa di queste particelle fantasma, si aprirà un nuovo capitolo nel campo delle telecomunicazioni spaziali, poiché basterà orientare dei cannoni neutrinici, in modo che colleghino stazione terrestre e astronave e non costituirà più un problema il fatto che l’astronave si trovi coperta da un pianeta o da una fascia d’interferenza impenetrabile».

Dopodiché ho passato in rassegna tutti i vantaggi, rispetto all’impiego delle onde radio e non mi è sfuggito che si abbatterebbe persino l’attenuazione data dal quadrato della distanza, ma... restava pur sempre il tempo di propagazione dato dal limite della velocità della luce ... che invece sarebbe abbattuto se al posto dei neutrini si impiegasse... (!!!)

Volevo dimostrarvi l’inconsistenza della materia, per sollecitare la riflessione sulla possibilità che la “spiritualità” sia più realistica del “materialismo”e mi sono trovato improvvisamente ad avvertire la sensazione che se Dio bussasse sulle pareti dell’universo, il “toc toc” mi avrebbe subito rintuonato nell’orecchio.

Concedetemi questa enfatica espressione, perché direi, maggiormente rapito dalla straordinarietà di tutto ciò, che da quel giorno mi sembra che le pareti dell’universo si siano tanto avvicinate, che solo sporgendomi un poco, posso mettere la testa fuori, come nella “visione di Ezechiele” di Carl Von Stemberg!

Fatte queste premesse, dove sembra di parlare di metafisica, piuttosto che di Fisica Nucleare, entriamo subito nel cuore dell’atomo, anzi nella “pelle” dell’atomo, perché a dire il vero i neutrini rappresentano l’epidermide atomica. Mi perdonino i Dermatologi, ma dovrei chiedere scusa ai Fisici per questa licenza che mi prendo di metterla sempre sul piano dell’esemplificazione, per farmi capire anche da chi non ha avuto la “s-fortuna” (!) di farsi andare il cervello in fumo all’Università.

Il neutrino, questo sconosciuto

Già il fatto che nell’atomo ci siano elettroni e protoni, sarebbe più che sufficiente. Però c’è altro!

Leggendomi dal numero 8 avrete familiarizzato coi nomi tipo i barioni, i bosoni etc. State tranquilli che tra non molti numeri uscirà un articolo che parlerà di una visione d’insieme dell’atomo, il quale riporterà un prezioso quadro sinottico, utile a ricordare nomi e quantità di tutte le particelle sub-atomiche.

Per gli stessi Fisici è penoso prendere atto dell’esistenza di particelle, di cui si poteva benissimo fare a meno.

Pensate che nel 1936 il grande Fisico Isidor Rabi apprendendo della scoperta dell’elettrone pesante muone, commentò: “Ma chi l’ha ordinato?”

Il neutrino, invece, è una di quelle particelle, di cui si è sentito il bisogno che esistesse. In un certo senso è stata ordinata. Perché? Vi spiego bene la cosa.

C’è in Fisica un principio, che si chiama “di conservazione dell’energia”; secondo il quale i conti devono sempre tornare.

Quando cominciarono i primi esperimenti sulla radioattività, sembrò in prima analisi che la radioattività beta fosse misteriosamente caratterizzata da una stranezza inquietante: un nucleo si disintegra in un nucleo “figlio” e si libera un elettrone. Questi due dovrebbero a norma ripartirsi l’energia nello stesso modo.

Nel 1914 James Chadwick aveva notato qualcosa di strano sugli elettroni emessi nella radioattività beta: avevano una “gamma” di energia, piuttosto che un valore ben definito.

Perché si riscontrava una gamma di valori dell’energia, quando le particelle prodotte erano solo 2?

Il padre dell’atomo Niels Bohr era persino disposto a rinunciare alla legge di conservazione dell’energia, dentro “piazza atomo” pur di non impazzire.

Fu Wolfang Pauli a salvare il principio di conservazione e a trovare l’inghippo.

L’elettrone che si liberava nel decadimento beta, disse Pauli, era accompagnato da una particella invisìbile, con la quale divideva l’energia disponibile!

Pauli inizialmente aveva chiamato la particella neutrone, ma quando nel 1932 fu chiesto ad Enrico Fermi se questo fosse lo stesso neutrone che sta nel nucleo degli atomi, si ebbe come risposta:

«No!!! Il neutrone di Pauli è assai più piccolo!». «Allora è un neutrino?» «Si è così. Disse Fermi».

La particella “fantasma” di cui stiamo per parlare dettagliatamente, ebbe il suo battesimo dal nostro grande Fisico e da allora i misteri intorno alla sua natura non sono ancora stati chiariti. Vediamo di chiarirli.

Il mistero della massa

Bisogna premettere che le particelle sub-atomiche non sono come arance, piene di succo e di polpa, eppure hanno quella proprietà, che in fisica si chiama massa. Inoltre hanno un’altra proprietà che si chiama carica.

Non pensate che siano concetti facili da capire la massa e la carica. Nel mondo di tutti i giorni, quando prendiamo su la borsa della spesa, piena di bottiglie di birra e di scatolame, crediamo di comprendere...

Anche per la carica, ci hanno fatto vedere esperimenti dove strofinando la penna sulla lana, questa poi tira su pezzi di carta.

In fisica nucleare dovete immaginare le particelle come se fossero coccodrilli che vi possono venire addosso, mentre voi state immersi in acqua. Ebbene, è più pericoloso stare vicino a coccodrilli enormi, ma affatto aggressivi o a piccoli coccodrillini estremamente aggressivi?

Avete capito cos’è la carica, credo!

Ora vi spiego bene la massa: vi hanno regalato dei coccodrillini neonati e voi li avete gettati nella vostra vasca da bagno.

Poi vi siete dovuti assentare un mese da casa per lavoro. Rientrando a casa, c’è da temere che aprendo la porta del bagno vi imbattiate in enormi rettili, che vi possono mangiare in un boccone? Assolutamente no, se nessuno ha dato da mangiare a quegli “animaletti”. In mancanza di cibo, nessun animale diviene gigantesco.

Questa è una fondamentale lezione di fisica nucleare! La più importante. Pensate che Peter Higgs è divenuto il Fisico più famoso del mondo, per aver riflettuto sul fatto che in mancanza di massa da mangiare le particelle sub-nucleari non diventano piene di massa!

Due diverse correnti di pensiero sull’origine della massa

La prima e più accreditata è quella corrente di pensiero che fa capo alla “scuola” di Peter Higgs: l’atomo è come un convitto di frati, in mezzo ai religiosi si aggira un sant’uomo che dà da mangiare a tutti. Il sant’uomo per analogia è il Bosone di Higgs.

La seconda, meno accreditata, poiché fa capo alla mia personale scuola, è men che una corrente di pensiero, tuttavia dopo il mancato risultato della Particella di Dio a Ginevra è la più probabile: negli shell elettronici e nel cuore del nucleo atomico vi è una specie di “pozzo senza fondo”, da dove le particelle attingono la massa. (Quello che genericamente ha preso nome di Vuoto Quantomeccanico. C’ è il V.Q.M. leptonico da dove i “leptoni” o particelle “leggere” succhiano la massa, come con la cannuccia delle bibite, e il V.Q.M. adronico da dove gli “adroni” o particelle “massicce” succhiano come pompe idrovore, copiosamente, massa)

Il grande mistero epistemologico e fisico del neutrino “privo” di massa

Qualora io non avessi saputo che il termine “privo” deriva dal Latino “primus” = che sta avanti a tutti, avrei fatto solo la scoperta di fisica straordinaria, che dà ragione del comportamento “sfonda-materia” del neutrino, ma non avrei potuto spiegarvelo nel modo che lascia i Fisici esterrefatti, poichè per loro, abituati a correlazioni fisico-matematiche, non ci possono essere particelle sub-nucleari prive di massa, semmai con massa tendente a zero.

Del resto, ricordo quando il grande Gell-Mann espresse il desiderio di capire l’etimologia di tutte le parole e I’origine delle parole stesse in tutte le lingue dei mondo. Erano gli anni in cui gli fu conferito il Nobel per la scoperta dei quark.

(Colgo l’occasione per promettervi un articolo sulla ragione per cui si parlano diverse lingue nel globo-sferico terrestre, che non sarà di Fisica)

Ora, purché non vi impressioniate troppo, guardate quant’è inquietante la ragione del fatto che il neutrino debba essere privo di “m”.

Vi premetto cosa succede al neutrino, incontrando la materia. Pensate, che se tutto l’universo fosse di piombo, il neutrino l’attraverserebbe tranquillamente, senza il minimo “impatto”.

Normalmente, quando due atomi o due particelle si scontrano frontalmente, accade qualcosa. Nel caso di specie degli atomi, vi è una sorta di “air bag”, rappresentato dalla cosiddetta “barriera di Coulumb”, vale a dire da quella repulsione elettrostatica, che per effetto della stessa polarità di “carica”, fa da respingente, prima ancora che vi possa essere un impatto. Ovviamente, quando la velocità di impatto è tale, che la quantità di moto vince la “barriera di Coulumb”, avviene un “impasto”: gli elettroni e i protoni di un atomo s’impastano con quelli dell’altro e viene fuori un nuovo atomo avente per numero atomico la somma dei due. (Due atomi di alluminio n.a. 13 scontrandosi potrebbero dare un atomo di ferro n.a. 26)

Del pari, quando un protone si scontra con un elettrone, si forma un neutrone e l’impatto è accelerato anche dalla carica contraria che li fa attrarre ancor di più. E’ quello che accade nelle stelle, con la neutronizzazione.

Il bello è che quando si incontrano anche i quark, di cui è fatto un neutrone, sapete cosa viene fuori? (Quarkizzazione di una stella!)

Resta un buco nero. State per capire uno dei più grandi misteri del Creato!!!

Ma certo! Scontrando la vostra “panda” con un’altra utilitaria non viene fuori una “audi”, perché nel nostro mondo macroscopico le dimensioni non si impastano. (Rileggetevi il mio articolo sul n° 11).

Nel mondo sub-atomico è molto più evidente come funziona la realtà: ogni particella “vive” nella sua dimensione fermionica e l’incontro di particelle diviene il passaggio da una dimensione ad un’altra.

E il neutrino allora?

Ci siamo. Siamo arrivati al punto cruciale: il neutrino non “vive” in nessuna dimensione fermionica.

E’ “borderline” rispetto all’esistenza. Un fantasma, insomma!!! (I fantasmi attraversano porte, muri maestri, montagne e non si fanno niente… nei films…)

Dove s’indova il neutrino ?

La risposta risolve un annoso problema della fisica nucleare, che sembrava irrisolvibile. Uno di quelli che hanno fatto impazzire fisici da quasi un secolo, ormai. Da questo momento tutto quello che leggerete è da ritagliare e mettere via.

Era il lontano Dicembre 1976, quando uno studente di Fisica, che si chiamava come me, perché ero io circa 30 anni fa, prese carta e penna e si mise a disporre tutti gli elettroni intorno al nucleo, secondo un ordine molto diverso da come erano disposti sui libri. (V. Figura 1)

Il criterio seguito: dovetti tener conto del dato concettuale che, a partire dal nucleo, i livelli atomici dovevano essere tanti, quanti quelli funzionali a distribuire il numero di elettroni x. in cui l’ultimo si allineava con tutti gli ultimi orbitali a massimo livello energetico, contenenti l’elettrone con lo spin nello stesso verso.

Ne derivarono 8 livelli. Anche la dicotomia dei “gruppi” orbitali divisi per livello energetico s,p,d, veniva fuori perfetta. Orbitali tipo “s” e “p” fino al numero atomico 18, livello quantico n=3, dopodiché un salto al livello quantico n=4 per gli elettroni 19 e 20 e una bella “regressione” al livello 3 per collocare giustamente l’elettrone 21, che ha si regredito di livello, ma beneficia di un orbitale di tipo “d”.

E nel nucleo compare giustamente il primo barione a spin 3/2!

Sembrava la perfezione fatta rappresentazione grafica.

Avevo capito perfettamente il criterio dell’aufbau atomico. (Aufbau in tedesco significa nientepiù che edificio. Certo questa parola mi ha aiutato a concepire l’atomo come un palazzo dove c’è la scala A con 50 inquilini e la scala B con 62 inquilini, per un totale di 112 e dove gli scantinati sono 9 in meno degli appartamenti, dacché il Creatore ha dovuto scavarvi il “pozzo senza fondo” che serve ad attingere la massa di cui si nutrono le “unità abitative”, nonmeno per far “viaggiare” la gravità all’interno degli atomi, ovvero come wormhole).

Poi passai al ragionamento sui neutrini. Riflettei che le particelle neutre sono affiancate alle particelle cariche in un ordine che è diverso, se stiamo parlando del nucleo o degli shell elettronici.

Nel nucleo, dopo le particelle cariche + si affianca una neutra.

Infatti dopo il Protone viene il Neutrone.

Negli shell “prima” delle particelle cariche - si affianca una neutra.

Infatti prima dell’elettrone viene il neutrino.

Scrissi a quel tempo: “Per i leptoni (sono gli elettroni!) accade che le particelle neutre nel precedere quelle cariche (-), si ritrovino fuori dall’aufbau, sganciate così dal meccanismo di assorbimento della massa dal Vuoto Quantomeccanico”.

Scusate se me lo dico da solo, ma è un capolavoro concettuale, che permette finalmente di capire il dilemma della fisica del neutrino “privo” di massa. E’come se i neutrini fossero “ospiti” dei palazzo atomo, sfrattati dalle mura dell’edificio, che rimangono pertanto fuori, senza nessuna possibilità di attingere massa dal pozzo “leptonico”, rappresentato da quelle 4 caselle nere che si vedono nell’ordine di riempimento dei livelli atomici della figura 1.

E’ forse un modo ingenuo e semplice di spiegare la fisica, ma se serve a capirla, mi sia consentito di ricorrervi.

Come si “rivela” il neutrino?

Questa è una bella domanda, che persino un medico-legate, non competente di fisica, riuscì a formularmi, dopo aver letto l’articolo su Newton, dove si parlava del progetto della Pirelli di comunicare attraverso getti controllati e modulati di neutrini.

Debbo dire che, preso alla sprovvista, mi trovai sulle prime soverchiato dal paradosso particella-fantasma/possibilità di catturarla, perché quella domanda era emblematica di tutto il peso che sta sopportando il centro di ricerca diretto dal dottor Luca Gamberale, per far diventare realtà un sogno funzionante solo in teoria.

Poi, risposi con rigore tecnico: «Devi pensare che il neutrino, quando viaggia isolato, in quanto svincolato dall’edificio atomico, è una particella fantasma. Quando, invece, fa parte dell’edificio atomico, immagina che sia come un ladro che si aggrappa ad un appartamento (elettrone) e anche ad uno scantinato di pertinenza di quell’appartamento (protone, neutrone ecc...); lanciando due corde con i rampini (bosone Z e bosone W rispettivamente). Un getto di neutrini riconducilo all’immagine di un’orda di ladri in gran numero. Come si fa ad avvedersi di loro? C’è un modo infallibile. Scaraventarli dentro gli scantinati dell’atomo. Qualcuno di loro finisce tentato di afferrare quel sistema di corde a rampini a lui familiare, sollecitando la corda Z, da cui nel trambusto si libera un elettrone. L’elettrone liberato fa la spia che è arrivato un neutrino dentro il nucleo. Il problema è che è raro trovare un ladro stolto, che afferra il sistema di corde, e ne viene scovato uno ogni tanto, su una folla oceanica».

Questa esemplificazione rende comprensibili le proporzioni pantagrueliche dei rivelatori di neutrini. Non a caso il primo rivelatore di neutrini pesava 25 tonnellate e si chiamava Gargamelle, come la madre del gigante Gargantua, la quale diede alla luce il suo titanico pargoletto da un orecchio, dopo essersi ingozzata di trippa e essersi chiusa l’alvo, come dicono i medici molto educati.

Il dottor Gamberale mi ha spiegato che hanno trovato un’alternativa al rivelatore gigantesco e questo mi rende possibilista sul fatto che davvero la Pirelli inventi la trasmissione a getto di neutrini.

A questo proposito posso solo suggerire allo staff di Milano di esaminare attentamente il modello a 2 tipi di neutrini attaccati all’aufbau. Non sarei il solo fisico a pensare che i tipi di neutrini in gioco sono 2 e non 3. Anzi, è nota la difficoltà dei fisici a rivelare neutrini tauonici, che dovrebbero essere quelli più pesanti.

La logica farebbe supporre che, i 3 tipi di elettroni (ammesso che ci siano) sarebbero:

1) quelli leggeri lontani dal nucleo, che fanno parte dello shell esterno di atomi di alto numero atomico, es.: il Mercurio

2) quelli medi, mediamente lontani dal nucleo, che fanno parte dello shell medio di atomi come per es.: lo Zinco

3) quelli pesanti, vicini al nucleo, che fanno parte dello shell interno di atomi, come per esempio l’Idrogeno

Pertanto vi dovrebbero essere neutrini elettronici, neutrini muonici e neutrini tauonici.

I Fisici importanti impegnati nella ricerca dei neutrini tauonici, non me ne vogliano, se li invito a vagliare la possibilità che siano 2 i tipi di neutrini. Gli elettronici e i muonici.

Un’idea da “confini della realtà”

Tanto alla fine di questo articolo sui neutrini, ciò che conta davvero non è se siano di 2 tipi o di 3 tipi, ma quello che mi hanno ispirato: la comunicazione istantanea!

È a questo punto che per me è arrivato il momento della verità, che metterà la parola fine ad ogni dubbio sul fatto che accadrà o meno una rivoluzione epocale.

Pensate alle ricadute sulla visione dell’Universo di fronte alla constatazione che ciò che inquadra con la telecamera una sonda in esplorazione sulla superficie del pianeta Marte, è visibile sugli schermi della NASA “istantaneamente” !!!

Quando l’idea mi è balenata in mente, ne ho avvertito tutta la responsabilità. Non sto parlando di un’ipotesi teorica, ma di una cosa non solo fattibile subito, addirittura già sperimentata con esito totalmente positivo.

Il principio, concettualmente, è descrivibile cosi: avete presente una maniglia di una porta? Immaginate di prendere in mano una parte della maniglia e di portare l’altra parte su Marte e che, ruotando la maniglia, come per aprire la porta, possiate far ruotare la metà posta su Marte, come se vi fosse un quadrello lungo come la distanza Terra-Marte.

Quando l’esperimento fu eseguito tra Ginevra e Roma, al posto delle maniglie che si abbassano, c’erano elettroni che cambiano di spin. Girando lo “spin” di quello a Roma, istantaneamente girava lo spin di quello a Ginevra e viceversa. Quale “quadrello” analogo all’asse di ferro della maniglia, congiungeva Roma con Ginevra?

Avete riconosciuto la forma, a semi-T coricata, vero?

Già, è il mio Vuoto Quantomeccanico Adronico intra-nucleo, di tutti i nuclei, di tutti gli atomi dell’Universo.

Questa nozione mancava in fisica quando l’esperimento Roma-Ginevra fu compiuto e per questo fu “archiviato”. Lo so, è sconcertante! Basta ritirare fuori dai magazzini quegli invertitori di spin e quei rivelatori di spin, e il trasmettitore istantaneo per equipaggiare la prossima spedizione su Marte e il gioco è fatto. Con pochi accorgimenti le variazioni di spin diventano informazioni audio e video e “tele-comandi i s t a n t a n e i”, laddove la luce viaggerebbe per 40 lunghi minuti.

Pochi giorni dopo averla avuto l’idea ne ho parlato ai miei migliori amici. Il primo è stato il Professor Marco Tomaselli, del GSI di Darmstadt, che si occupa da anni di accoppiamento degli spin, con basi teoriche molto diverse dalle mie, ovviamente. Proprio perché l’accoppiamento degli spin in fisica resta un fatto ancora tutto da-chiarire vorrei che già domani fosse ripetuto l’esperimento Roma-Ginevra, con le distanze che la NASA può mettere a disposizione.

Nel caso in cui lo spin s’invertisse istantaneamente alla distanza Terra-Marte, si invertirebbe altrettanto istantaneamente a distanza intergalattica, anche di miliardi di anni luce.

Questo sancirebbe che l’Universo deve essere ridimensionato!


Tratto da Scienza e Conoscenza n. 12.

sabato 8 ottobre 2011

LO ZEN E L'ARTE DEL CAFFE'

UN PIZZICO DI RELAX:

Salve a tutti i nostri lettori, oggi vi propongo una conoscenza che riguarda un momento critico della giornata : il momento del ristoro e della “ricarica “ che si può incontrare nel caffè.

Lo ZEN E L’ARTE DEL CAFFE’


Chiunque sia un amante della bevanda si sarà cimentato nel corso degli anni nel trovare la giusta via al proprio gusto e il modo migliore per far uscire un buon caffè dalla Moka.

Nel corso del tempo ho incontrato varie persone e da ognuna osservavo e chiedevo le sequenze e i segreti derivati dalla sua famiglia per fare il caffè.

L’arte di rendere prezioso un momento della vita , anche attraverso una bevanda risale alla notte dei tempi. I cinesi sono maestri nell’arte della cerimonia del The’ , ove servire e gustare un thè può richiedere anche diverse ore, con buona pace di chi non ha tempo , si entra in un’altra dimensione temporale e cerebrale , correlata con il fatto che gli antichi avevano tempo a disposizione ...



Nella nostra cultura il caffè cela segreti che si tramandano dai nonni e dai padri.

L’ultimo segreto non potevo che scoprirlo a casa di un ricercatore di antiche civiltà, che è a sua volta ricercatore di segreti perduti . Anche nel caffè.

Probabilmente sarete già navigati avendo le vostre prassi, tuttavia

Vi svelerò alcuni passaggi che derivano dalla tradizione della mia famiglia e da altre acquisizioni:

- non lavare mai la caffettiera con il detersivo, solo con acqua ( nonna )

- bagnare la guarnizione della parte superiore e l’interno ( evita odore di gomma bruciata )

- posizionare il caffè nel filtro a piramide, smistare al centro e ri-completare la piramide senza schiacciare col cucchiaino

- tenere fuoco moderato

- spegnere prima che esca l’ultimo quarto


Il punto 3 serve in quanto in questo modo si aumenta la superficie di scambio e assorbimento tra particelle di caffè e acqua.

In realtà ho scoperto ancora un paio di trucchi che rendono il caffè una favola impareggiabile, ma questi ve li svelerò prossimamente.

Naturalmente il gusto è personale , perciò le variabili cambiano a seconda se lo si desidera leggero o “ carico”, questo è soggettivo pertanto ognuno si calibrerà nel dosare quantità e modi.

Se conoscete altre altre varianti o trucchi potete comunicarcelo tramite il sito e avremo modo di aggiungerlo alla lista delle operazioni.

Buona degustazione

Matteo Zavattaro


Tutti i diritti riservati- ( qualunque copia del testo può essere prelevata previa autorizzazione del sito )

martedì 4 ottobre 2011

CULTO DELLA TRINITA' & SESTO SENSO; ANTICHI PADRI E GRANDI POTERI MENTALI: LE FACOLTA' CHE ABBIAMO PERSO.


IL MISTERO DELLA TRINITA' RIEVOCA UN CULTO MOLTO PIU' ANTICO



Le rivelazioni di un nuovo libro appena edito.

Un nuovo studio che pretende di essere "devastante" per la religione cristiana tratta del mistero della Trinità: Dio Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, come una pallida eco di una grande religione dei "Tre in Uno", che era diffusa in tutta Europa nei tempi più antichi.

Il nuovo libro di Richard Cassaro "Written in Stone: Decoding the Secret Masonic Religion Hidden in Gothic Cathedrals and World Architecture" espone la religione cristiana come un paganesimo annacquato e parla di quella che definisce la "Grande Bugia della Trinità", che si sostituì alle tradizioni spirituali dell'antica Europa e mascherò le più importanti pretiche spirituali che erano in auge da millenni.

Gli storici riconoscono che i fondatori della Chiesa abbiano manipolato le tradizioni pagane per rendere la nuova fede cristiana più accettabile alle masse popolari. Ammettono che l'unità trinitaria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, come tre persone fuse in un'unica essenza divina, fosse un concetto inventato e adottato dal Concilio di Nicea nel 325 d.C., durante il regno dell'imperatore romano Costantino. La storia però ha nascosto il fatto che la nuova idea della "Santa Trinità", emersa da quel concilio, come interpretazione della vera natura divina, non fosse altro che un'altra credenza, molto più antica, appartenente alla potente religione trinitaria dei "Tre in Uno":


La religione dei Tre in Uno si ritrova nelle immagini sacre trovate delle rovine più antiche in tutto il continente europeo;

la religione dei Tre in Uno giaceva nel cuore profondo della fede pagana degli Europei;

la religione dei Tre in Uno aveva una tradizione legata a un grande potere magico;

la religione dei Tre in Uno era talmente forte che inizialmente impedì la crescita della religione cristiana.

Il principale apporto della Chiesa consistette nel pervertire quegli antichi simboli trinitari per creare una rete di superstizione e d'ignoranza che permettesse ai ricchi e ai potenti di sottomettere e dominare completamente i loro soggetti.

"L'antica religione europea dei Tre in Uno si può ritrovare in antichi simboli misteriosi come quello del 'Fleur-de-Lis' dell'Europa occidentale e la siciliana 'Triquetra' e sembra aver permesso alle grandi masse europee di possedere le leggendarie facoltà del sesto senso, " dice Cassaro, "dando ai credenti la mistica abilità di accedere ai loro poteri interiori, trasformare la volontà in azione, educare i sensi e perfezionare la loro costituzione fisica; in breve, dotando gli uomini del favoloso potere di padroneggiare la materia con la mente. Un popolo con tali capacità è difficile da condizionare e quasi impossibile da controllare; da questo nasceva il desiderio dei fondatori della Chiesa di conquistare l'egemonia sulle masse, eliminando l'antica sapienza magica dal continente, e usandone il ricordo per consolidare la nuova religione e le credenze ad essa connesse."

Per gli studiosi di archeologia, storia, architettura e religione comparata, il libro "Written in Stone" è un tour de force di spiegazioni esoteriche e simboliche che muta potenzialmente la visione consolidata delle antiche culture e delle loro interazioni. Il libro offre anche un contributo significativo al dibattito relativo alla vera origine delle tradizioni religiose, quali oggi le conosciamo.

Da: Antikitera.net

Fonte: Liutprand.it